martedì 22 febbraio 2011

"Tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Luca 22, 32).


"Credo del popolo di Dio"


Paolo VI mentre proclama il Credo del popolo di Dio


Tra il 1967 e il 1968, papa Paolo VI dedicò un anno di celebrazioni agli apostoli Pietro e Paolo, in occasione del diciannovesimo centenario del loro martirio. Lo chiamò "Anno della Fede". E lo concluse in piazza San Pietro, il 30 giugno 1968, pronunciando una solenne professione di fede, il "Credo del popolo di Dio". Il testo di questo Credo ricalcò quello formulato al Concilio di Nicea, che si recita in ogni messa, con importanti spiegazioni.
Ecco il testo integrale del Credo del popolo di Dio pronunciato solennemente da Paolo VI il 30 giugno 1968, nella traduzione ufficiale in lingua italiana:


"Νοi crediamo in un solo Dio..."

Νοi crediamo in un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, Creatore delle cose visibili, come questo mondo ove trascorre la nostra vita fuggevole, delle cose invisibili quali sono i puri spiriti, chiamati altresì angeli, e Creatore in ciascun uomo dell'anima spirituale e immortale.

Νοi crediamo che questo unico Dio è assolutamente uno nella sua essenza infinitamente santa come in tutte le sue perfezioni: nella sua onnipotenza, nella sua scienza infinita, nella sua provvidenza, nella sua volontà e nel suo amore. Egli è Colui che è, com'egli stesso ha rivelato a Mosè; e egli è Amore, come ci insegna l'Apostolo Giovanni: cosicché questi due nomi, Essere e Amore, esprimono ineffabilmente la stessa realtà divina di colui, che ha voluto darsi a conoscere a noi, e che abitando in una luce inaccessibile è in se stesso al di sopra di ogni nome, di tutte le cose e di ogni intelligenza creata. Dio solo può darci la conoscenza giusta e piena di se stesso, rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo, alla cui eterna vita noi siamo chiamati per grazia di lui a partecipare, quaggiù nell'oscurità della fede e, oltre la morte, nella luce perpetua, l'eterna vita. I mutui vincoli, che costituiscono eternamente le Tre Persone, le quali sono ciascuna l'unico e identico Essere divino, sono la beata vita intima di Dio tre volte santo, infinitamente al di là di tutto ciò che noi possiamo concepire secondo l'umana misura. Intanto rendiamo grazie alla bontà divina per il fatto che moltissimi credenti possono attestare con noi, davanti agli uomini, l'Unità di Dio, pur non conoscendo il mistero della Santissima Trinità.

Νοi dunque crediamo al Padre che genera eternamente il Figlio; al Figlio, Verbo di Dio, che è eternamente generato; allo Spirito Santo, Persona increata che procede dal Padre e dal Figlio come loro eterno Amore. In tal modo, nelle tre Persone divine, coeterne e coeguali, sovrabbondano e si consumano, nella sovraeccellenza e nella gloria proprie dell'Essere increato, la vita e la beatitudine di Dio perfettamente uno; e sempre deve essere venerata l'Unità nella Trinità e la Trinità nell'Unità.

Noi crediamo in nostro signore Gesù Cristo, Figlio di Dio. Egli è il Verbo eterno, nato dal Padre prima di tutti i secoli, e al Padre consustanziale, homoousios to Patri; e per mezzo di lui tutto è stato fatto. Egli si è incarnato per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria, e si è fatto uomo: eguale pertanto al Padre secondo la divinità, e inferiore al Padre secondo l'umanità, ed egli stesso uno, non per una qualche impossibile confusione delle nature, ma per l'unità della persona.

Egli ha dimorato in mezzo a noi, pieno di grazia e di verità. Egli ha annunciato e instaurato il Regno di Dio, e in sé ci ha fatto conoscere il Padre. Egli ci ha dato il suo comandamento nuovo, di amarci gli uni gli altri com'Egli ci ha amato. Ci ha insegnato la via delle Beatitudini del Vangelo: povertà in spirito, mitezza, dolore sopportato nella pazienza, sete della giustizia, misericordia, purezza di cuore, volontà di pace, persecuzione sofferta per la giustizia. Egli ha patito sotto Ponzio Pilato, Agnello di Dio che porta sopra di sé i peccati del mondo, ed è morto per noi sulla Croce, salvandoci col suo sangue redentore. Egli è stato sepolto e, per suo proprio potere, è risorto nel terzo giorno, elevandoci con la sua Risurrezione alla partecipazione della vita divina, che è la vita della grazia. Egli è salito al cielo, e verrà nuovamente, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, ciascuno secondo i propri meriti; sicché andranno alla vita eterna coloro che hanno risposto all'Amore e alla Misericordia di Dio, e andranno nel fuoco inestinguibile coloro che fino all'ultimo vi hanno opposto il loro rifiuto. E il suo Regno non avrà fine.

Noi crediamo nello Spirito Santo, che è Signore e dona la vita; che è adorato e glorificato col Padre e col Figlio. Egli ci ha parlato per mezzo dei Profeti, ci è stato inviato da Cristo dopo la sua Risurrezione e la sua Ascensione al Padre; egli illumina, vivifica, protegge e guida la Chiesa, ne purifica i membri, purché non si sottraggano alla sua grazia. La sua azione, che penetra nell'intimo dell'anima, rende l'uomo capace di rispondere all'invito di Gesù: Siate perfetti com'è perfetto il Padre vostro celeste.

Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine, del Verbo Incarnato, nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo, e che, a motivo di questa singolare elezione, essa, in considerazione dei meriti di suo Figlio, è stata redenta in modo più eminente, preservata da ogni macchia del peccato originale e colmata del dono della grazia più che tutte le altre creature.

Associata ai misteri della Incarnazione e della Redenzione con un vincolo stretto e indissolubile, la Vergine Santissima, l'Immacolata, al termine della sua vita terrena è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste e configurata a suo Figlio risorto, anticipando la sorte futura di tutti i giusti; e noi crediamo che la Madre Santissima di Dio, nuova Eva, Madre della Chiesa, continua in cielo il suo ufficio materno riguardo ai membri di Cristo, cooperando alla nascita e allo sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti.

Νοi crediamo che in Adamo tutti hanno peccato: il che significa che la colpa originale da lui commessa ha fatto cadere la natura umana, comune a tutti gli uomini, in uno stato in cui essa porta le conseguenze di quella colpa, e che non è più lo stato in cui si trovava all'inizio nei nostri progenitori, costituiti nella santità e nella giustizia, e in cui l'uomo non conosceva né il male né la morte. È la natura umana così decaduta, spogliata della grazia che la rivestiva, ferita nelle sue proprie forze naturali e sottomessa al dominio della morte, che viene trasmessa a tutti gli uomini; ed è in tal senso che ciascun uomo nasce nel peccato. Νοi dunque professiamo, col Concilio di Trento, che il peccato originale viene trasmesso con la natura umana, non per imitazione, ma per propagazione, e che esso è proprio a ciascuno.

Νοi crediamo che Nostro Signor Gesù Cristo mediante il Sacrificio della Croce ci ha riscattati dal peccato originale e da tutti i peccati personali commessi da ciascuno di noi, in maniera tale che, secondo la parola dell'Apostolo, là dove aveva abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

Noi crediamo in un solo battesimo, istituito da Nostro Signor Gesù Cristo per la remissione dei peccati. Il battesimo deve essere amministrato anche ai bambini che non hanno ancor potuto rendersi colpevoli di alcun peccato personale, affinché essi, nati privi della grazia soprannaturale, rinascano dall'acqua e dallo Spirito santo alla vita divina in Gesù Cristo.

Νοi crediamo nella Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica, edificata da Gesù Cristo sopra questa pietra, che è Pietro. Essa è il Corpo mistico di Cristo, insieme società visibile, costituita di organi gerarchici, e comunità spirituale; essa è la Chiesa terrestre, Popolo di Dio pellegrinante quaggiù, e la Chiesa ricolma dei beni celesti; essa è il germe e la primizia del Regno di Dio, per mezzo del quale continuano, nella trama della storia umana, l'opera e i dolori della Redenzione, e che aspira al suo compimento perfetto al di là del tempo, nella gloria. Nel corso del tempo, il Signore Gesù forma la sua Chiesa mediante i Sacramenti, che emanano dalla sua pienezza. E con essi che la Chiesa rende i propri membri partecipi del mistero della Morte e della Risurrezione di Cristo, nella grazia dello Spirito Santo, che le dona vita e azione. Essa è dunque santa, pur comprendendo nel suo seno dei peccatori, giacché essa non possiede altra vita se non quella della grazia: appunto vivendo della sua vita, i suoi membri si santificano, come, sottraendosi alla sua vita, cadono nei peccati e nei disordini, che impediscono l'irradiazione della Sua Santità. Perciò la Chiesa soffre e fa penitenza per tali peccati, da cui ha il potere di guarire i suoi figli con il Sangue di Cristo ed il dono dello Spirito Santo.

Erede delle promesse divine e figlia di Abramo secondo lo Spirito, per mezzo di quell'Israele di cui custodisce con amore le sacre Scritture e venera i Patriarchi e i Profeti; fondata sugli Apostoli e trasmettitrice, di secolo in secolo, della loro parola sempre viva e dei loro poteri di Pastori nel Successore di Pietro e nei Vescovi in comunione con lui; costantemente assistita dallo Spirito Santo, la Chiesa ha la missione di custodire, insegnare, spiegare e diffondere la verità, che Dio ha manifestato in una maniera ancora velata per mezzo dei Profeti e pienamente per mezzo del Signore Gesù. Noi crediamo tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio, scritta o tramandata, e che la Chiesa propone a credere come divinamente rivelata sia con un giudizio solenne, sia con il magistero ordinarlo e universale. Νοi crediamo nell'infallibilità, di cui fruisce il Successore di Pietro, quando insegna ex cathedra come Pastore e Dottore di tutti i fedeli, e di cui è dotato altresì il Collegio dei Vescovi, quando esercita con lui il magistero supremo.

Noi crediamo che la Chiesa, che Gesù ha fondato e per la quale ha pregato, è indefettibilmente una nella fede, nel culto e nel vincolo della comunione gerarchica. Nel seno di questa Chiesa, sia la ricca varietà dei riti liturgici, sia la legittima diversità dei patrimoni teologici e spirituali e delle discipline particolari lungi dal nuocere alla sua unità, la mettono in maggiore evidenza.

Riconoscendo poi, al di fuori dell'organismo della Chiesa di Cristo, l'esistenza di numerosi elementi di verità e di santificazione che le appartengono in proprio e tendono all'unità cattolica, e credendo all'azione dello Spirito Santo che nel cuore dei discepoli di Cristo suscita l'amore per tale unità, noi nutriamo speranza che i cristiani, i quali non sono ancora nella piena comunione con l'unica Chiesa, si riuniranno un giorno in un solo gregge con un solo Pastore.

Noi crediamo che la Chiesa è necessaria alla salvezza, perché Cristo, che è il solo Mediatore e la sola via di salvezza, si rende presente per noi nel suo Corpo, che è la Chiesa. Ma il disegno divino della salvezza abbraccia tutti gli uomini: e coloro che, senza propria colpa, ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, ma cercano sinceramente Dio e sotto l'influsso della sua grazia si sforzano di compiere la sua volontà riconosciuta nei dettami della loro coscienza, anch'essi, in un numero che Dio solo conosce, possono conseguire la salvezza.

Νοi crediamo che la Messa, celebrata dal sacerdote che rappresenta la persona di Cristo in virtù del potere ricevuto nel sacramento dell'Ordine, e da lui offerta nel nome di Cristo e di membri del suo Corpo Mistico, è il Sacrificio del Calvario reso sacramentalmente presente sui nostri altari. Noi crediamo che, come il pane e il vino consacrati dal Signore nell'ultima Cena sono stati convertiti nel suo Corpo e nel suo Sangue che di lì a poco sarebbero stati offerti per noi sulla Croce, allo stesso modo il pane e il vino consacrati dal sacerdote sono convertiti nel Corpo e nel Sangue di Cristo gloriosamente regnante nel cielo; e crediamo che la misteriosa presenza del Signore, sotto quello che continua ad apparire come prima ai nostri sensi, è una presenza vera, reale e sostanziale.



Pertanto Cristo non può essere presente in questo Sacramento se non mediante la conversione nel suo Corpo della realtà stessa del pane e mediante la conversione nel suo Sangue della realtà stessa del vino, mentre rimangono immutate soltanto le proprietà del pane e del vino percepite dai nostri sensi. Tale conversione misteriosa è chiamata dalla Chiesa, in maniera assai appropriata, transustanziazione. Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il Corpo e il Sangue adorabili del Signore Gesù ad esser realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino, proprio come il Signore ha voluto, per donarsi a noi in nutrimento e per associarci all'unità del suo Corpo Mistico.

L'unica ed indivisibile esistenza del Signore glorioso nel cielo non è moltiplicata, ma è resa presente dal sacramento nei numerosi luoghi della terra dove si celebra la Messa. Dopo il sacrificio, tale esistenza rimane presente nel Santo Sacramento, che è, nel tabernacolo, il cuore vivente di ciascuna delle nostre chiese. Ed è per noi un dovere dolcissimo onorare e adorare nell'Ostia Santa, che vedono i nostri occhi, il Verbo incarnato, che essi non posso no vedere e che, senza lasciare il cielo, si è reso presente dinanzi a noi.

Noi confessiamo che il Regno di Dio, cominciato quaggiù nella Chiesa di Cristo, non è di questo mondo, la cui figura passa; e che la sua vera crescita non può esser confusa con il progresso della civiltà, della scienza e della tecnica umane, ma consiste nel conoscere sempre più profondamente le imperscrutabili ricchezze di Cristo, nello sperare sempre più fortemente i beni eterni, nel rispondere sempre più ardentemente all'amore di Dio, e nel dispensare sempre più abbondantemente la grazia e la santità tra gli uomini. Ma è questo stesso amore che porta la Chiesa a preoccuparsi costantemente del vero bene temporale degli uomini. Mentre non cessa di ricordare ai suoi figli che essi non hanno quaggiù stabile dimora, essa li spinge anche a contribuire – ciascuno secondo la propria vocazione ed i propri mezzi – al bene della loro città terrena, a promuovere la giustizia, la pace e la fratellanza tra gli uomini, a prodigare il loro aiuto ai propri fratelli, soprattutto ai più poveri e ai più bisognosi. L'intensa sollecitudine della Chiesa, Sposa di Cristo, per le necessità degli uomini, per le loro gioie e le loro speranze, i loro sforzi e i loro travagli, non è quindi altra cosa che il suo grande desiderio di esser loro presente per illuminarli con la luce di Cristo e adunarli tutti in lui, unico loro Salvatore. Tale sollecitudine non può mai significare che la Chiesa conformi se stessa alle cose di questo mondo, o che diminuisca l'ardore dell'attesa del suo Signore e del Regno eterno.

Noi crediamo nella vita eterna. Noi crediamo che le anime dl tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo, sia che debbano ancora esser purificate nel purgatorio, sia che dal momento in cui lasciano il proprio corpo siano accolte da Gesù in Paradiso, come egli fece per il Buon Ladrone, costituiscono il Popolo di Dio nell'aldilà della morte, la quale sarà definitivamente sconfitta nel giorno della risurrezione, quando queste anime saranno riunite ai propri corpi.

Νοi crediamo che la moltitudine delle anime, che sono riunite intorno a Gesù ed a Maria in Paradiso, forma la Chiesa del cielo, dove esse nella beatitudine eterna vedono Dio così com'è e dove sono anche associate, in diversi gradi, con i santi Angeli al governo divino esercitato da Cristo glorioso, intercedendo per noi ed aiutando la nostra debolezza con la loro fraterna sollecitudine.

Noi crediamo alla comunione tra tutti i Fedeli di Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la propria purificazione e dei beati del cielo, i quali tutti insieme formano una sola Chiesa; noi crediamo che in questa comunione l'amore misericordioso di Dio e dei suoi Santi ascolta costantemente le nostre preghiere, secondo la parola di Gesù: Chiedete e riceverete. E con la fede e nella speranza, noi attendiamo la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.


Sia benedetto Dio santo, santo, santo. Amen.



Pronunciato davanti alla Basilica di San Pietro, il 30 giugno dell'anno 1968, sesto del Nostro Pontificato.



PAOLO PP. VI

lunedì 21 febbraio 2011

una testimonianza vibrante.....

I "criteri" smossi dalla pazientissima documentazione di Enrico e Redazione di Messainlatino ( su tutta la vicenda che da tempo accompagna il MP sulla Sacra Liturgia, nonchè di Summorum Pontificum del 2007), sono davvero sostanziosi, e altrettanto ragionevoli le ultime domande a chiusura del testo che, proprio perchè domande, ci lasciano sempre un barlume di speranza...

Io non so se davvero in internet possa leggere qualche Vescovo o qualcuno che lavora alla Santa Sede, ma affido ugualmente al mio Angelo Custode questa Testimonianza che si fa anche Supplica, affinchè raggiunga chi deve:
con fiducia in Cristo.... vorrei associare tale speranza a quella provata in questi giorni...

sposata da 27 anni il marito mi è diventato "non praticante"....

tuttavia ha lasciato a me di coltivare in famiglia quella speranza, rispettandola, di poter crescere i figli nella fede Cattolica praticante...e a me di poter realizzare quella forte Vocazione che sentivo nel divenire Catechista, esercitando così questa missione da ben 23 anni e di realizzare persino la vocazione domenicana con santa Caterina da Siena entrando nel Terz'Ordine da 18 anni...

Noi abbiamo "riscoperto" il così detto oramai "mondo della TRADIZIONE", (ben consapevoli di quanto sia errato l'uso di certe etichette) ... soltanto una decina d'anni fa, e soltanto dopo il Summorum Pontificum siamo andati alla Messa nella forma "straordinaria" per la prima volta a Trieste....

L'amico Don Camillo poi ci fece il più bel regalo di Natale due anni fa..... quando celebrò per noi questa Sacra Liturgia nel giorno in cui la Luce della Vita Vera cominciava ad irradiarsi nella nostra Famiglia....

In questo settimo trasferimento siamo approdati a Venezia e non ritengo un "caso" inutile il fatto che ci sia stata data l'opportunità di conoscere la FSSP (san Pietro) e di poter frequentare più "ordinariamente" ciò che viene ripetuto essere (incomprensibilmente) "straordinaria"....

Infatti, soddisfacendo ogni Domenica il Precetto Festivo con la Messa nella forma antica, come si può considerarla "straordinaria" se tale Precetto è nell'ordinarietà del dovere del Cattolico?

Non voglio neppure cercare risposta, la lascio al Buon Dio che a tutto vede e provvede soprattutto alle nostre necessità spirituali.

Venendo al dunque mio marito soffre da anni di attacchi di panico....

ci soffre dall'adolescenza ed è probabile, secondo lui stesso, che questi attacchi di panico invece di avvicinarlo al Signore, lo hanno allontanato e questo perchè, seppur lui stesso ammette la sua pigrizia, non ha trovato nella Liturgia qualche stimolo o qualcosa che potesse aiutarlo....non ha trovato in quelle, seppur rare volte che ha consultato un sacerdote, una soddisfacente risposta, stimolo, che potesse aiutarlo a superare i tanti ostacoli che si sono accumulati lungo il suo cammino.

Quando partecipò a questa prima Messa celebrata da Don Camillo, mi confessò che non c'aveva capito nulla, ma tuttavia quell'amore per il LATINO conosciuto con gli studi classici, lo avevano in qualche modo "risvegliato" se non altro ad una attenzione mai più provata... e per la prima volta si era reso conto che il "protagonista" di quella celebrazione non era l'amico Don Camillo, ma Qualcun Altro che egli rendeva Presente.

Mio marito segue con me spesso le letture qui in internet, e di recente parliamo in casa anche di questi temi ecclesiali, ed ho notato una crescente partecipazione.

Ieri il "miracolo"!

Dopo l'ennesimo attacco di panico ha accettato di venire con me alla Messa celebrata da Padre Konrad....

Al termine della Messa, ringraziando e salutando il reverendo Padre, gli ha detto: "Io non ci capisco molto, ma una cosa è certa! Finalmente una Messa come Cristo comanda!!"

Nel sondare le sue impressioni ha detto esplicitamente che descrivere cosa si prova durante questa Liturgia è impossibile perchè "ti smuove dentro qualcosa che riguarda il senso del sacro fino in fondo, fino a provare quella sensazione che Dio esiste davvero...."

Mio marito ha tenuto subito a dire che non si tratta di emozionalismo (mi è piaciuto questo immediato chiarimento ), tanto meno di sensazionalismo, ma di VERO CULTO...

Lui è "obbligato" istituzionalmente a partecipare, ogni tanto soprattutto nei Precetti Festivi come il Natale, Pasqua, la Festa di san Matteo, ecc... a delle Messe per lavoro....come rappresentante della divisa che indossa....e mi spiegava ieri, appunto, come la Messa moderna sia diventata, a questo punto, una sorta di "obbligo creativo" dove il protagonista è sia il prete che celebrando assume di se ogni attenzione, sia l'assemblea la quale deve rispondere ad una sorta di programma prestabilito, altrimenti la Messa "non fa il suo effetto"....

al contrario, alla Messa nella forma straordinaria ha avvertito che il Protagonista non era Padre Konrad, ma Qualcun'Altro che pur non vedendo, ne "sentiva una Presenza Sacra, MISTICA", una Presenza rivelata dai gesti e DAL SILENZIO del Celebrante che interagiva con l'Assemblea non in quanto protagonista, ma in quanto lì ad ACCOGLIERE il Mistero....

Le sue non sono state semplici "impressioni" ma potrei dire "apprensione" nel senso più positivo possibile.

Un uomo che nella sua vita ha raggiunto i massimi livelli di grado.... che ha messo su una famiglia Cattolica, che combatte la "buona battaglia" non solo per le Istituzioni e per i cittadini, ma anche verso se stesso per placare gli attacchi di panico e per vincere la sua scommessa con la vita per comprendere cosa ci sia davvero dopo la morte, ha saputo riconoscere il valore e la ricchezza del Summorum Pontificum per il quale mi dice: " è un ATTO storico che senza dubbio è stato fatto anche per quelli come me, lontani dall'essere praticanti, ma non senza speranza...".

E' incredibile come, pur senza essere liturgisti, il vero ed autentico DIALOGO (specialmente in casa) su questi argomenti, abbia suscitato in noi ed in particolare in mio marito, non semplicemente un interesse legato come spesso si dice negativamente ai "pizzi e merletti", ma bensì associato ad una vera COMPRENSIONE della Liturgia Cattolica, del Culto a Dio, della Tradizione autentica.... è lui che niente meno mi spiegava ieri di come avesse compreso perfino il perchè Benedetto XVI si stia occupando così energicamente "di una Riforma Liturgica che solo apparentemente potrebbe interessare esclusivamente piccoli gruppi interni alla Chiesa!"

Infatti, mi spiegava: non può interessare solo piccoli gruppi, la "Forma" è fondamentale già di per se in ogni Istituzione, a maggior ragione è fondamentale per la Chiesa e non semplicemente per "piccoli gruppi".

Lui che di Istituzioni non solo se ne intende, ma ha dato la sua vita ricoprendone alti incarichi, comprende perfettamente l'importanza dell'Obbedienza, della Fedeltà, della corretta interpretazione, ma soprattutto il valore della TRADIZIONE senza la quale il ruolo stesso che lui ricopre a servizio dello Stato, perderebbe ogni attrattiva, ogni buon senso e perfino la credibilità.

In tal senso la distinzione autentica fra Stato e Chiesa non può che trovare un punto di vero incontro proprio nella Tradizione e per loro, militari che obbediscono e partecipano anche a delle iniziative della Chiesa, non può che trovare un punto di incontro davvero efficace che quello della Liturgia, nella quale si NUTRE il laico che messo nel mondo opera nelle Istituzioni dello Stato le quali, come afferma lo stesso Cristo: ricevono perfino il loro potere da Dio stesso al quale non devono far altro che lasciarGli il sacrosanto diritto di operare nel mondo...

In tutto ciò, mi spiegava, il valore della Liturgia e le discussioni che si sono accese attorno ad essa, non sono altro una legittima azione della Chiesa di riappropriarsi di quel "senso del Sacro" che si è perduto, e se un laico che è anche praticante Cattolico, non trova più i legami con la propria Tradizione, difficilmente potrà essere di vero aiuto allo Stato, in poche parole è quella connaturale situazione che si è venuta a creare e che identifichiamo nel "catto-progressismo" ....

La Liturgia, in questa sua Forma nella Tradizione, mi spiegava: "consente al laico che vive nel mondo, di staccare davvero la presa con il mondo, e di vivere un momento "mistico" e di Preghiera dalla quale ne esci davvero ricaricato e pronto per ritornare al lavoro quotidiano...."

E infine mi spiegava quanto segue: " tanto per fare un esempio, ogni tanto mi capita di dover andare a rapporto dai miei superiori, oppure, in quanto superiore io stesso, devo ricevere altri a rapporto, in questo contesto si ascolta il "capo", si memorizzano le sue richieste, si obbedisce agli ordini impartiti....

Con la Messa moderna ciò non mi sovviene! senza dubbio che sono cosciente che il sacerdote che ho davanti mi dice ciò che il "Capo" vuole dirmi, ma è anche vero che manca tutto il contesto nel quale questo "incontro mistico" deve avvenire trattandosi, in questo caso, di Dio, di un evento soprannaturale che la grazia rende palese e reale. Nella Messa antica infatti sembra di vivere un "rapporto personale" un "Tu" fra me e Dio, e se è vero che l'incontro comunitario è importante, è assai più importante che ci sia però anche quel "Tu" nel quale il mio "io" si fa da parte, almeno una volta la settimana, per imparare che esiste quel "TU" al quale devo obbedienza, fedeltà, credibilità, ma soprattutto visibilità.

Nel mio lavoro io non do mai visibilità a me stesso, così dovrebbe essere e così spero che sia, la divisa che porto non solo mi rammenta che io sto lavorando per un "Altro", ma da ai cittadini la garanzia che quello che faccio con tutto il contorno del lavoro, è per loro che hanno il diritto di ricevere il miglior servizio!

Compito del cittadino non è certo quello di organizzare il mio lavoro, ma di riceverlo dignitosamente!

Così credo sia per un Sacerdote, o così almeno dovrebbe essere.

La Messa che celebra è a mio parere l'incontro fondamentale con questo "Tu" dove il mio "io" arriva a piegare le proprie ginocchia di fronte al Mistero, dove forse è l'unico momento soprannaturale attraverso il quale la grazia insegna la vera umiltà e dove il mio "io" finalmente TACE, trova ristoro, impara qualcosa di essenziale, e spera ancora di convertirsi a ciò che il mondo ci ha fatto credere di non esistere...

Ma per giungere a questo io credo davvero che la Messa nella Forma antica, sia davvero più efficace e più eloquente di tanti mille discorsi, o di tanti progetti di evangelizzazione, se infatti un uomo, perfino prosaico come mi ritengo, non riesce a piegarsi o a provare sensibilità soprannaturale di fronte a questa forma di Liturgia, allora si che ogni speranza sarebbe davvero conclusa.... tuttavia il fatto che proprio questa Messa e non altre forme, ha saputo risvegliare in me quel seme, come voi dite, piantato da Dio dentro ognuno di noi, allora significa che c'è speranza e questa speranza alla Messa di ieri si è riaccesa...."

APPELLO AI VESCOVI

Amati Vescovi, carissimo Santo Padre, non abbandonateci!

Non abbandonate questa strada intrapresa, non uccidete la Speranza! Non vogliate imporre l'ingiustizia! Se è vero che si prendono più mosche con il miele, la Messa nella forma antica è quel MIELE, quel nettare che attira molte anime che seppur stordite dai veleni del mondo, non hanno ancora perduto la speranza di salvarsi e di trovare ciò che cercano....

A Voi, amati Vescovi, non si chiede l'obbligo di celebrare con quella Forma, ma lasciate davvero che Anime come queste possano ritornare a Dio attraverso LA BELLEZZA di una Tradizione che essendo anche una forma "istituzionale" può smuovere oggi anche i cuori più induriti e difficili che non vogliono "concelebrare una Messa" ma desiderano solo ASSAPORARNE IL MISTERO IN SILENZIO MEDITATIVO....

Invochiamo san Giuseppe e san Michele Arcangelo a difesa della Chiesa Orante attraverso questa Liturgia Sacra, e l'Angelo Custode affinchè si faccia postino Celeste di queste speranze del "piccolo gregge"...

In Cristo Nostro Signore, Gesù Cristo +

e Maria santissima!

LDCaterina63









domenica 20 febbraio 2011

intervista a Mons. Fellay: "In termini di diritto, il fatto di aver riconosciuto che l’antica legge, quella della Messa tradizionale, non è mai stata abrogata è un passo capitale per ridare il suo posto alla Tradizione"

Pubblichiamo la prima parte dell'intervista concessa da Mons. Fellay al Distretto degli Stati Uniti della FSSPX, il 2 febbraio 2011, nella quale sono affrontate tutte le questioni relative alla vita della Chiesa e a quella della Fraternità San Pio X.



I – I colloqui dottrinali

1. Monsignore, Lei ha scelto di intraprendere dei colloqui dottrinali con Roma. Ce ne può ricordare lo scopo?

Occorre distinguere lo scopo romano dal nostro. Roma ha indicato che esistevano dei problemi dottrinali con la Fraternità e che bisognava chiarirli prima di un riconoscimento canonico, - problemi che chiaramente sarebbero da parte nostra, trattandosi dell’accettazione del Concilio. Ma per noi si tratta di altra cosa, noi desideriamo dire a Roma ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e, per ciò stesso, intendiamo evidenziare le contraddizioni che esistono fra questo insegnamento plurisecolare e ciò che si pratica nella Chiesa da dopo il Concilio. Per quanto ci riguarda, è questo il solo scopo che perseguiamo.

2. Qual è la natura di questi colloqui: negoziati, discussioni o esposizione della dottrina?

Non si può parlare di negoziati. Non si tratta affatto di questo. Vi è, per un verso, un’esposizione della dottrina, e per l’altro una discussione, poiché abbiamo effettivamente un interlocutore romano col quale discutiamo su dei testi e sul modo di comprenderli. Ma non si può parlare di negoziati, né di ricerca di un compromesso, poiché si tratta di una questione di Fede.

3. Ci può ricordare il metodo di lavoro utilizzato? Quali sono i temi che sono già stati affrontati?

Il metodo di lavoro è quello dello scritto: vengono redatti dei testi sui quali si baserà il colloquio teologico ulteriore. Sono già stati affrontati diversi temi. Ma per adesso lascio questa domanda in sospeso. Posso dire semplicemente che siamo alla conclusione, poiché abbiamo fatto il giro delle grandi questioni poste dal Concilio.

4. Può presentarci gli interlocutori romani?

Sono degli esperti, cioè dei professori di teologia che sono anche consultori della Congregazione per la Dottrina della Fede. Si può dire dei «professionisti» di teologia. Vi è uno svizzero, il Rettore dell’Angelicum, il Padre Morerod; un gesuita, un po’ più anziano, il Padre Becker; un membro dell’Opus Dei, nella persona del suo Vicario generale, Mons. Ocariz Braña; poi Mons. Ladaria Ferrer, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, e infine il moderatore, Mons. Guido Pozzo, Segretario della Commissione Ecclesia Dei.

5. Vi è un’evoluzione nel pensiero dei nostri interlocutori, dopo che hanno letto le esposizioni dei teologi della Fraternità?

Non penso che si possa dirlo.

6. Mons. De Galarreta, nel corso dell’omelia per le ordinazioni a La Reja, a dicembre 2010, ha detto che Roma aveva accettato che il Magistero anteriore al Vaticano II fosse assunto come «unico criterio comune e possibile» in questi colloqui. Vi è qualche speranza che i nostri interlocutori rivedano il Vaticano II o si tratta di una cosa impossibile per loro? Il Vaticano II è veramente una pietra d’inciampo?

Penso che bisogna porre la domanda in altro modo. Dalle distinzioni fatte da Papa Benedetto XVI nel suo discorso del dicembre 2005, si capisce molto bene che una certa interpretazione del Concilio non è più permessa e dunque, senza parlare direttamente di una revisione del Concilio, vi è malgrado tutto una certa volontà di rivedere il modo di presentare il Concilio. La distinzione può sembrare sottile, ma è proprio su questa distinzione che si basano coloro che non vogliono toccare il Concilio e che nondimeno riconoscono che, a causa di un certo numero di ambiguità, vi è stata un’apertura in direzione di strade proibite, di cui bisogna ricordare che sono proibite. – Il Vaticano II è una pietra d’inciampo? Per noi sì, senza alcun dubbio!

7. Perché è così difficile per loro ammettere una contraddizione tra il Vaticano II e il Magistero anteriore?

La risposta è molto semplice. Dal momento in cui si riconosce il principio secondo il quale la Chiesa non può cambiare, se si vuole fare accettare il Vaticano II si è obbligati a dire che esso non ha cambiato niente. È per questo che non accettano di riconoscere delle contraddizioni tra il Vaticano II e il Magistero anteriore. E tuttavia sono a disagio nello spiegare la natura del cambiamento che è effettivamente accertato.

8. Al di là della testimonianza della Fede, è importante e vantaggioso per la Fraternità recarsi a Roma? È pericoloso? Pensa che questo possa durare a lungo?

È molto importante che la Fraternità porti questa testimonianza, è anche la ragione di questi colloqui dottrinali. Si tratta veramente di far risuonare a Roma la fede cattolica e – perché no? – ancor meglio farla risuonare in tutta la Chiesa.

Un pericolo esiste, ed è quello di nutrire delle illusioni. Si capisce che certi fedeli hanno potuto nutrire delle illusioni. Ma gli ultimi avvenimenti hanno provveduto a dissiparle. Penso all’annuncio della beatificazione di Giovanni Paolo II o a quello di una nuova Assisi nella linea delle riunioni interreligiose del 1986 e del 2002.

9. Il Papa segue da vicino questi colloqui? Li ha già commentati?

Penso di sì, ma non so nulla di preciso. Li ha commentati? In occasione della riunione dei suoi collaboratori, a Castel Gandolfo, ha detto che era soddisfatto. È tutto.

10. Si può dire che il Santo Padre, che da più di venticinque anni ha trattato con la Fraternità, oggi si dimostri nei suoi confronti più favorevole che nel passato?

Non ne sono sicuro. Sì e no. Penso che in quanto Papa egli abbia il fardello di tutta la Chiesa, la preoccupazione per la sua unità, il timore di vedere dichiarato uno scisma. Lui stesso ha detto che erano questi i motivi che lo spingevano ad agire. Oggi egli è il capo visibile della Chiesa ed è questo che può spiegare perché agisce così. Questo significa che manifesta una maggiore comprensione per la Fraternità? Io credo che egli abbia una certa simpatia per noi, ma con dei limiti.

11. Riassumendo, che direbbe oggi di questi colloqui?

Se occorresse rifarli, li rifarei. È molto importante. È capitale. Se si spera di correggere tutto un movimento di pensiero, non si può fare a meno di questi colloqui.

12. Da qualche tempo si fanno sentire le voci di ecclesiastici, come Mons. Gherardini o Mons. Schneider, che nella stessa Roma pronunciano delle vere critiche sui testi del Vaticano II, non solo sulla loro interpretazione. Si può sperare che questo movimento si amplifichi e penetri all’interno del Vaticano?

Io non dico che lo si può sperare, ma che bisogna sperarlo. Bisogna veramente sperare che questi inizi di critiche - diciamo: obiettive, serene – si sviluppino. Fino ad oggi si è sempre considerato il Vaticano II come un tabù, e questo rende quasi impossibile la guarigione da questa malattia che è la crisi nella Chiesa. Occorre poter parlare dei problemi e andare al fondo delle cose, altrimenti non si arriverà mai ad applicare i rimedi giusti.

13. La Fraternità può svolgere un ruolo importante in questa presa di coscienza? Come? Qual è il ruolo dei fedeli in questo contesto?

Da parte della Fraternità sì, essa può svolgere un ruolo, e precisamente quello di presentare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e di porre delle obiezioni sulle novità conciliari. Il ruolo dei fedeli consiste nel dare una prova con l’azione, poiché essi sono la prova che oggi la Tradizione è vivibile. Ciò che la Chiesa ha sempre chiesto, la disciplina tradizionale, è non solo attuale, ma realmente vivibile anche oggi.

II – L’effetto Motu Proprio

14. Monsignore, pensa che il Motu Proprio, malgrado le sue deficienze, sia un passo in favore della restaurazione della Tradizione?

È un passo capitale. È un passo che si può chiamare essenziale, anche se fino ad oggi praticamente non ha avuto effetto, o molto poco, perché vi è un’opposizione massiccia dei Vescovi. In termini di diritto, il fatto di aver riconosciuto che l’antica legge, quella della Messa tradizionale, non è mai stata abrogata è un passo capitale per ridare il suo posto alla Tradizione.

15. Concretamente, a partire dal Motu Proprio, Lei ha visto nel mondo degli importanti cambiamenti da parte dei Vescovi sulla Messa tradizionale?

No. Qui o là alcuni obbediscono al Papa, ma sono rari.

16. E per quanto riguarda i sacerdoti?

Sì, vedo un grande interesse da parte loro, ma molti di essi sono perseguitati. Occorre un coraggio straordinario per osare semplicemente applicare il Motu Proprio così com’è stato emanato. Certo, vi sono sempre più sacerdoti che si interessano alla Messa tradizionale, soprattutto tra le giovani generazioni. E questo è consolante!

17. Vi sono delle comunità che hanno deciso di adottare l’antica liturgia?

Forse ve ne sono diverse, ma ve n’è una che si conosca, in Italia, quella dei Francescani dell’Immacolata, che ha deciso di ritornare all’antica liturgia. Per il ramo femminile questo è già stato fatto. Per i sacerdoti che sono implicati nella vita delle diocesi la cosa non è sempre facile.

18. Cosa consiglia ai fedeli che, a partire dal Motu Proprio e grazie ad esso, hanno una Messa tradizionale più vicina per loro di quanto lo sia una cappella della Fraternità San Pio X?

Per prima cosa io consiglio di chiedere il parere dei sacerdoti della Fraternità, di non andare alla cieca a qualunque Messa tradizionale celebrata vicino a loro. La Messa è un tesoro, ma vi è anche il modo di dirla e tutto quello che l’accompagna: l’omelia, il catechismo, il modo di amministrare i Sacramenti… Ogni Messa tradizionale non è automaticamente accompagnata dalle condizioni richieste perché porti tutti i suoi frutti e protegga l’anima dai pericoli della crisi attuale. Dunque, si chieda prima consiglio ai sacerdoti della Fraternità.

19. La liturgia non è l’elemento di fondo della crisi nella Chiesa. Lei pensa che il ritorno della liturgia sia sempre l’inizio di un ritorno all’integrità della Fede?

La Messa tradizionale ha una potenza di grazia assolutamente straordinaria. Lo si vede nell’azione apostolica, lo si vede soprattutto nei sacerdoti che ritornano ad essa, è veramente l’antidoto alla crisi. Essa è realmente molto potente, a tutti i livelli, quello della grazia, quello della fede… Penso che se si lasciasse una vera libertà alla Messa antica la Chiesa potrebbe uscire assai presto da questa crisi, ma nondimeno questo comporterebbe parecchi anni!

20. Da lungo tempo, il Papa parla della «riforma della riforma». Lei pensa che egli voglia tentare di conciliare la liturgia antica con la dottrina del Vaticano II, in una riforma che sarebbe una via di mezzo?

Ascolti, per adesso non se ne sa niente! Si sa che egli vuole questa riforma, ma fin dove andrebbe? E alla fine tutto sarebbe fuso insieme, «forma ordinaria» e «forma straordinaria»? Non è quello che troviamo nel Motu Proprio, che chiede che si distinguano bene le due «forme» e che non le si mischi: il che è molto saggio. Occorre aspettare e vedere, per adesso atteniamoci a ciò che dicono le autorità romane.

III – Assisi 2011

21. Il Santo Padre ha annunciato la prossima riunione di Assisi. Lei ha reagito nella sua omelia a Saint-Nicolas, del 9 gennaio 2011, e ha fatto sua l’opposizione che fu di Mons. Lefebvre in occasione della prima riunione di Assisi, 25 anni fa. Pensa di intervenire direttamente presso il Santo Padre?

Se me ne sarà data l’occasione e se essa potrà portare dei frutti, perché no?

22. È così grave chiamare le altre religioni ad operare per la pace?

Sotto un certo aspetto, e solo sotto tale aspetto, no. Chiamare le altre religioni ad operare per la pace – una pace civile – non è un problema; ma in questo caso non si tratterebbe del livello religioso, ma di quello civile. Non sarebbe un atto di religione, ma molto semplicemente l’atto di una società religiosa che opera civilmente in favore della pace. E non sarebbe la pace religiosa ad essere ricercata, ma la pace civile tra gli uomini. Invece, chiedere che in occasione di questa riunione si pongano degli atti religiosi è un’assurdità, perché tra le religioni vi è un’incomprensione radicale. In queste condizioni non si capisce cosa significhi tendere alla pace, quando non si è neanche d’accordo sulla natura di Dio, sul significato che si dà alla divinità. Ci si chiede veramente come si possa giungere a qualcosa di serio.

23. Si può pensare che il Santo Padre non intenda l’ecumenismo alla stessa maniera di Giovanni Paolo II. Non si tratterebbe di una differenza di grado nello stesso errore?

No, io credo che egli l’intenda alla stessa maniera. Egli dice proprio: «È impossibile pregare insieme». Ma bisogna vedere cosa intenda con questo esattamente. Ne ha data una spiegazione nel 2003, in un libro intitolato «La fede, la verità, la tolleranza, la cristianità e le religioni del mondo». Trovo che egli tagli il capello in quattro. Cerca di giustificare Assisi. Ci si chiede proprio come questo sarà possibile il prossimo ottobre.

24. Degli intellettuali italiani hanno manifestato pubblicamente la loro inquietudine sulle conseguenze di una tale riunione. Conosce altre reazioni all’interno della Chiesa?

Hanno ragione. Vediamo altre reazioni all’interno della Chiesa? Negli ambienti ufficiali, no. Da noi, evidentemente sì.

25. Vi sono state delle reazioni dalle comunità Ecclesia Dei?

Che io sappia, no.

26. Come spiega che il Santo Padre che denuncia il relativismo in campo religioso e che si era anche rifiutato di assistere alla riunione di Assisi del 1986, possa voler commemorare tale riunione reiterandola?

Per me è un mistero. Non lo so. Penso che forse egli subisca delle pressioni o delle influenze. Probabilmente è spaventato per le azioni anticristiane, le violenze anticattoliche: le bombe in Egitto, in Iraq. Forse è questa la ragione che lo ha spinto ad attuare quest’atto di una nuova Assisi, atto che non voglio chiamare disperato, ma che è stato posto in maniera disperata… Prova a fare qualcosa. Non mi stupirei se fosse così, ma non so niente di più.

27. Vi è la possibilità che il Santo Padre rinunci a questa manifestazione religiosa?

Non si sa molto bene come verrà organizzata. Bisognerà vedere. Suppongo che cercheranno di provare a minimizzarla, poiché, ancora una volta, per l’attuale Papa è impossibile che dei gruppi differenti possano pregare insieme quando non riconoscono lo stesso Dio. Ci si chiede quindi ancora e sempre cos’è che possano fare insieme!

28. Che devono fare i cattolici di fronte a quest’annuncio di un’Assisi III?

Pregare che il Buon Dio in un modo o in un altro intervenga perché la cosa non avvenga, e in ogni caso incominciare già a riparare.


venerdì 18 febbraio 2011

"L'ultima Messa di Padre Pio" a Seregno


Il 25 febbraio, invitati dal Circolo culturale John Henry Newman, Alessandro Gnocchi e don Alberto Secci presenteranno «L’ultima Messa di Padre Pio. L’anima segreta del santo delle stigmate». L’iniziativa rappresenta la naturale prosecuzione dell’incontro precedente, dedicato al rapporto tra il Beato Newman e la Messa di sempre. Non si possono infatti comprendere il cardinale inglese e il frate di Petralcina se non a partire dalla Messa di san Pio V. Padre Pio: il santo delle stigmate, ma anche il santo della Messa di sempre. Il frate cappuccino amava celebrare Messa perché essa rappresentava «un completamento sacro con la passione di Gesù» e, in essa, il frate subiva i patimenti provati da Cristo durante la Passione. Dal rosso delle piaghe che si formavano sul corpo del padre si innalzava la gloria a Dio e la salvezza dei fratelli.


L’incontro si svolgerà a Seregno, alle ore 21.00, presso la Sala Civica Mons. Gandini, via XXIV maggio.

giovedì 17 febbraio 2011

non perdiamo la trebisonda

Una specie di panico si sta diffondendo oltremodo. Nei siti tradizionalsti si è lanciato l'allarme per ciò che potrebbe accadere al Motu Proprio Summorum Pontificum a causa dell'entrata in vigore di norme restrittive al riguardo.
Ci permettiamo di invitare tutti ad una maggiore riflessione: vedere dappertutto nemici e ostilità, ovunque la "reazione in agguato", fa perdere la trebisonda. Certo non è piacevole sentirsi smarriti, disorientati o confusi. Trebisonda (Trabzon), per chi non lo sapesse, è una città turca di origini antichissime che si affaccia sul Mar Nero. Da sempre costituisce un importantissimo punto di riferimento visivo per le navi che attraversano il tratto di mare antistante la città. Anticamente, quando non c'erano i moderni strumenti di aiuto alla navigazione, perderne la localizzazione poteva voler dire andare incontro a naufragi o collisioni sulle coste circostanti. Da qui si diffuse il famoso detto: perdere la trebisonda. Se non stiamo attenti rischiamo anche noi di perdere la trebisonda, la collisione con le navi vicine e il naufragio; niente è da temersi maggiormente del naufragio nella fede. Se non ritroviamo la trebisonda della Fede, lo rischiamo davvero; riflettiamo un attimo alla luce della Fede: se il Signore tramite il Santo Padre ha fatto ritornare in vita il Rito Romano tradizionale e antico (chiamiamolo così), con grande scandalo di chi modernisticamente era ed è prigioniero del binomio vita=verità e morte=falsità, per cui il ritorno fra noi del Rito tradizionale e antico ha fatto loro lo stesso effetto della risurrezione di Lazzaro sui giudei (i quali per mettere tutto a tacere "deliberarono di uccidere anche Lazzaro,  perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù", Gv 12, 10-11), se noi crediamo dunque che hic est digitus Dei, non dobbiamo temere (ricordiamoci di Gamaliele "Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!"). E hic est digitus Dei et Mariae. Dunque come ha invitato Padre Z. preghiamo e digiuniamo perche questa "razza di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno” (Mt 17,21). Eppoi, scusate, è vero che purtroppo già è sembrato che il Magistero si contraddicesse, ma almeno finora questo, se è successo,  non è successo nel medesimo Pontificato. Preghiamo dunque e sacrifichiamoci. Preghiamo e sacrifichiamoci per il Santo Padre. Preghiamo e sacrifichiamoci per l'onore di Nostro Signore Gesù Cristo. Preghiamo e sacrifichiamoci per la salvezza delle anime (e dell'anima nostra in particolare). Non temiamo dunque: Maria ce l'ha promesso, "Il Mio Cuore Immacolato trionferà".

un errore si estende come trappola mortale su tutta la terra

Il Beato Newman parteciperebbe all’incontro di Assisi?

Sua Santità Benedetto XVI ha restituito alla Cattolicità tutta preziosissime gemme di identità, come, per esempio, il Rito romano straordinario della Santa Messa, con il Motu Proprio Summorum Pontificum del 2007; come il modello, il Santo Curato d’Ars, indicato ai preti per l’Anno Sacerdotale 2009-2010; come l’aver precisato, il 13 maggio 2010 in Portogallo: "Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa"; ; come l’identificazione della "dittatura del relativismo"; come la Costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus, tesa a favorire la conversione degli Anglicani, al Cattolicesimo; oppure, come la beatificazione del Cardinale John Henry Newman (1801-1890), che si è svolta a Birmigham il 19 settembre 2010.

I frutti della provvidenziale "politica" missionaria del Romano Pontefice, tesa a ricondurre tutti all’unico ovile di Cristo, del resto, non si sono fatti attendere e alcuni Vescovi, come John Broadhurst, Vescovo di Fulham; Andrew Burnham, Vescovo di Ebbsfleet; Keith Newton, Vescovo di Richborough; il suo predecessore Edwin Barnes, hanno intrapreso il "cross the Tiber", come si dice in Inghilterra, cioè sono approdati a Roma, seguiti, logicamente, da sacerdoti, religiosi e fedeli… si tratta di conversioni vere e proprie. In Inghilterra è chiaro che si sta realizzando un terremoto spirituale di portata storica: l’Anglicanesimo sta morendo e le sue parti di più elevato sentire spirituale e meno contaminate da letture socio-politiche della religione, vale a dire la cosiddetta Chiesa Alta d’Inghilterra stanno ritornando in massa al Cattolicesimo. È evidente che in questo fenomeno sta il compimento naturale dello spirito e degli obiettivi che hanno caratterizzato il Movimento di Oxford, preludio della conversione del grande Beato John Henry Newman, tanto amato da Benedetto XVI, che nel 1990, quando era ancora Cardinale, di lui disse: "Newman appartiene ai grandi dottori della Chiesa, perché egli nello stesso tempo tocca il nostro cuore e illumina il nostro pensiero".

Ebbene, Newman come avrebbe visto un incontro interreligioso? Parteciperebbe all’evento di Assisi? È sufficiente leggere i suoi scritti e le risposte diventano ovvie. Newman fu un "martire" del pensiero pur di giungere all’agognata Verità e a 44 anni, quando vi approdò, smise di ricercare, avendo trovato la patria definitiva, avendo coniugato perfettamente Fede e ragione. Egli aveva utilizzato le geniali doti ricevute per avvertire il mondo e la stessa Chiesa dei pericoli incombenti sull’Europa: invitava a vigilare e vegliare perché vedeva premesse e bagliori di un orizzonte carico di inquietanti prove e di tempeste: temeva il sincretismo religioso che, mettendo tutti i credi sullo stesso piano insulta il sangue dei martiri e pone le premesse per nuove persecuzioni. Nello straordinario documento, chiamato Biglietto Speech, redatto da Newman in occasione della consegna della berretta cardinalizia (1879) egli scrisse accoratamente:

"Per trenta, quaranta, cinquant’anni ho cercato di contrastare con tutte le mie forze lo spirito del liberalismo nella religione. Mai la santa Chiesa ha avuto maggiore necessità di qualcuno che vi si opponesse più di oggi, quando, ahimé! si tratta ormai di un errore che si estende come trappola mortale su tutta la terra; e nella presente occasione, così grande per me, quando è naturale che io estenda lo sguardo a tutto il mondo, alla santa Chiesa e al suo futuro, non sarà spero ritenuto inopportuno che io rinnovi quella condanna che già così spesso ho pronunciato. Il liberalismo in campo religioso è la dottrina secondo cui non c’è alcuna verità positiva nella religione, ma un credo vale quanto un altro, e questa è una convinzione che ogni giorno acquista più credito e forza. È contro qualunque riconoscimento di una religione come vera. Insegna che tutte devono essere tollerate, perché per tutte si tratta di una questione di opinioni. La religione rivelata non è una verità, ma un sentimento e una preferenza personale; non un fatto oggettivo o miracoloso; ed è un diritto di ciascun individuo farle dire tutto ciò che più colpisce la sua fantasia. La devozione non si fonda necessariamente sulla fede. Si possono frequentare le Chiese protestanti e le Chiese cattoliche, sedere alla mensa di entrambe e non appartenere a nessuna. Si può fraternizzare e avere pensieri e sentimenti spirituali in comune, senza nemmeno porsi il problema di una comune dottrina o sentirne l’esigenza. Poiché dunque la religione è una caratteristica così personale e una proprietà così privata, si deve assolutamente ignorarla nei rapporti tra le persone. Se anche uno cambiasse religione ogni mattina, a te che cosa dovrebbe importare?".

L’errore del liberalismo, quindi del relativismo, Newman lo considerava come una "trappola mortale" per tutta l’umanità, mentre il coevo Cardinale Guglielmo Massaja (1809–1889), grande ed eroico missionario in Etiopia, lo definiva "malattia mortale". "Abbiamo paura che, qualunque discorso sia letto e pronunziato (tanto lo leggeranno in pochissimi); qualsiasi gesto sia compiuto (tanto i media selezioneranno solo i più clamorosi); qualsiasi precisazione sia fatta dalla - per giunta non impeccabile - macchina di comunicazione vaticana, il messaggio [di Assisi] che passerà nella mente di milioni sarà quello che espresse la suora intervistata alla morte di Giovanni Paolo II: "sono grata a Papa Woityla perché ci ha insegnato che tutte le religioni sono uguali"" .

La Chiesa è sempre stata ricca di dispute e di confronti, è un corpo vivo, non stagnante, per questo la disputa, finalizzata alla conversione dell’interlocutore alla Verità, non per il dialogo fine a stesso (che poi logicamente finisce per incancrenirsi), è una sana palestra per guardare alla rigenerante Fonte, Cristo: unica Via, unica Verità, unica Vita. I dibattiti, per decenni, sono stati condotti prevalentemente dai cattolici progressisti; ma chi ama fedelmente il Sommo Pontefice - il "dolce Cristo in terra", come lo definiva santa Caterina da Siena, nel momento stesso in cui lo invitava a fare "virilmente" il suo dovere, che egli tardava ad adempiere - e non ha posizioni intrise di relativismo e di unta piaggeria, è chiamato a professare pubblicamente la propria Fede, quella che si dipana lungo i secoli, quella dal filo continuo, non spezzato, perché facente parte di un esclusivo gomitolo, chiamato Tradizione, il cui bandolo parte dalla Vite: "Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. […]. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. […]. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena" (Gv 15,1-11).

Ha scritto il Professor Roberto de Mattei per "Messainlatino" del 4 febbraio: "Nel corso della storia della Chiesa il sensus fidei dei semplici fedeli è stato talvolta più conforme alla Tradizione apostolica di quello dei Pastori, come accadde durante la crisi ariana del IV secolo, quando la fede fu mantenuta da una minoranza di santi e indomiti vescovi, come Atanasio, Ilario di Poitiers, Eusebio di Vercelli e soprattutto dal popolo fedele, che non accompagnava le diatribe teologiche ma conservava, per semplice istinto soprannaturale, la buona dottrina".

Il Beato Newman, eccelso faro per la nostra epoca confusa e frastornata, comprese che nel Cristianesimo, lungo la sua storia, esistono due modi di concepirlo e lo apprese proprio studiando l’Arianesimo: da una parte i presuntuosi, più attenti al proprio intelletto che all’essenza della Fede con i suoi dogmi, disposti a piegarsi al mondo, e dall’altra gli umili aderenti a Cristo, quelli senza se e senza ma. Infatti il Cristianesimo "gli ariani lo concepiscono come la rivelazione di una verità che si rivolge soprattutto alla intelligenza, mentre gli ortodossi [la Tradizione] lo concepiscono come una forza rigeneratrice che si rivolge all’uomo in tutte le sue facoltà, e innanzitutto al cuore. Questo diverso modo di concepire il cristianesimo comporta un modo diverso di accostarlo: gli ariani accostano la rivelazione con la preoccupazione di comprenderla, come qualcosa che parla innanzitutto alla intelligenza, per cui i concetti e le categorie scritturistiche ed ecclesiali sono interpretate secondo le esigenze della intelligenza che ragiona. Così la unità di Dio viene interpretata alla luce del concetto di unità che si ricava dalla esperienza […]. I cattolici, invece, accostano la rivelazione innanzitutto per ammirare ciò che Dio compie nella storia e nell’uomo. La loro prima preoccupazione è quella di contemplare la profondità e il carattere straordinario di ciò che Dio ha compiuto […]. Mentre l’ariano accosta la rivelazione per appagare la sua sete di verità, se non addirittura la sua curiosità, e quindi ripone molta fiducia nell’addestramento dialettico, il cattolico l’accosta per esprimere la sua gratitudine e con la chiara coscienza che le parole e i concetti umani sono inadeguati ad esprimere il dono di Dio: l’accosta con pietà (eusebeia) e precauzione (eulabeia). E se talvolta la necessità di salvaguardare il mistero gli impone di impegnarsi nella discussione con i nemici, lo fa per così dire a malincuore" (J.H.Newman, Gli Ariani del IV secolo, Jaca Book-Morcelliana, Milano 1981, p.XXI) e, ci permettiamo di aggiungere, con estremo dolore.

Cristina Siccardi

martedì 15 febbraio 2011

«Deus virtutem suam non alligavit sacramentis»


Messainlatino ha pubblicato questa bellissima lettera che un giovanissimo lettore francese, Jeffrey Berland, le ha inviato tramite FaceBook. "Ora voglio farmi battezzare"
Grazie Jeffrey: pregheremo per te.

A 16 anni scopre la Messa tridentina:
di Jeffrey Berland
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Di origine, la mia famiglia è cattolica, e i miei nonni sono religiosi, ma diciamo che la fede ha saltato la generazione dei miei genitori e zii... La grande parte dei miei zii sono anticlericali! Mia madre è divorzata 3 volte, e mio padre (morto da un anno) aveva i raggiomenti dei protestanti sulla Chiesa.

Ma io da piccolo ho sempre creduto! Dio mi ha fatto il regalo della grazia e della fede!

Ho sempre avuto la coscienza di Dio. E anni fa ho deciso che mi volevo fare battezzare. Ma si deve capire che nella mia famiglia non si parlava mai di Dio, di religione, ecc.

I miei genitori erano ignoranti per quanto riguarda la religione... mentre a me ha sempre interessato.

Già da bambino scrivevo delle poesie su Dio, e quasi tutte le mie poesie avevano un legame colla fede. E infatti io non conoscevo niente sulla messa tridentina.

Mi volevo dunque fare battezzare, ma non so come spiegare, io ho sempre incontrato dei sacerdoti "modernisti" che non mi hanno mai dato la voglia di continuare il mio progetto... poi la messa in francese non mi piaceva molto. Ma sapevo qual'era la religione vera, e volevo continuare il mio camino spirituale.

Un giorno (avevo 16 anni), che avevo scelto per dovere cattolico di andare alla messa alla cattedrale e che ero in ritardo mi sono rimasto [forse intendeva dire "ricordato", n.d.r.] che c'era una messa un po' più tardi, in una piccola chiesa vicina alla cattedrale... ci sono andato, ho scoperto la messa tridentina che mi ha incantato.

Ma mio padre non voleva che io frequentassi gli "estremisti". Per forza, ho iniziato la procedura di battesimo coi modernisti... Ma c'era sempre un problema, non mi insegnavano niente, e non c'era nessun progresso verso il battesimo. Le parole erano "non preoccuparti hai tutto il tuo tempo, Dio poi aspettare ancora anni e anni..."

Poi, arrivato per i miei studi a Bordeaux, ho scelto di seguire la messa in latino, e di farmi insegnare la religione qua.

I sacerdoti, la gente, la messa, i canti, tutto mi è piaciuto. Ho sentito che con la messa tridentina, c'era un vero rispetto della liturgia, del sacrificio divino, della tradizione, ecc.

Fa 1 anno e mezzo che preparo il mio battesimo, e normalmente mi farò battezzare alla notte di Pasqua.

Ma un esempio del rigetto della mia famiglia: nessun vuole essere il mio padrino; aveva accettato un cugino, ma poi ha rifiuto perché a avuto delle pressioni dei miei zii. Mia madre dice che non è normale di andare alla messa ogni domenica: ha "paura" che io divenga pretre (che certo sono tutti dei pedofili). Ora, cerco a condurre mia sorellina nella fede, che anche lei ha avuto il miracolo di credere, mentre nè la madre, nè il padre (non abbiamo lo stesso padre) credono nè si interessano alla Chiesa.

lunedì 14 febbraio 2011

Interessante discorso di un vescovo zelante

«Non posso dimenticare quelle scene commoventi dai tempi della persecuzione della Chiesa, quando in piccolissime stanze riempite di fedeli durante la S. Messa, bambini, anziani e malati si mettevano in ginocchio ricevendo con riverenza edificante il corpo del Signore. Tra le innovazioni liturgiche apportate nel mondo occidentale, ne emergono specialmente due che oscurano in un certo modo l'aspetto visibile dell'Eucaristia riguardante la sua centralità e sacralità; queste sono: la rimozione del tabernacolo dal centro e la distribuzione della comunione sulla mano. Quando si rimuove il Signore eucaristico, "l'Agnello immolato e vivo", dal posto centrale e quando nella. distribuzione della comunione sulla mano si aumenta innegabilmente il pericolo della dispersione dei frammenti, delle profanazioni e dell'equiparazione pratica del pane eucaristico con il pane ordinario, si creano condizioni sfavorevoli per una crescita nella profondità della fede e nella devozione. La comunione sulla mano si sta divulgando e persino s'imponendo maggiormente come una cosa più comoda, come una specie di moda. Non siano in primo luogo gli specialisti accademici, ma l'anima pura dei bambini e della gente semplice che ci potrebbe insegnare il modo con cui dovremmo trattare il Signore eucaristico. Vorrei fare quindi umilmente le seguenti proposizioni concrete: che la Santa Sede stabilisca una norma universale motivata, secondo la quale il modo ufficiale di ricevere la comunione sia quello in bocca ed in ginocchio; la comunione sulla mano sarebbe riservata invece al clero. Che i vescovi dei luoghi, dove è stata introdotta la comunione sulla mano, si adoperino con prudenza pastorale a ricondurre gradualmente i fedeli al rito ufficiale della comunione, valido per tutte le chiese locali.»

[Brano tratto dal discorso pronunciato il 4-10.2005 da Mons. Jan Paweł LENGA, M.I.C., Arcivescovo di Karaganda (Kazakistan) al Sinodo dei Vescovi sull'Eucarestia]

mercoledì 9 febbraio 2011

Insomma, piantatela con le chiacchiere, e ridateci la nostra Messa, perché lì sì che c'è il nostro Signore!

Mentre stavamo pensando come commentare la dichiarazione dall'inconfondibile  retrogusto gesuistico di Padre Lombardi ecco che l'ottimo Dott. Colafemmina ci ha preceduto: qui a lato uno dei molteplici e sacrileghi esempi promossi senza alcuna restruzione sulla scia del rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II. Titolo dell'opera "il focaccione di Linz": ci permettiamo di usare questo linguaggio perchè siamo moralmente certi dell'invalidità di tale "eucaristia". Insomma, vorremmo sempre più gridare a chi di dovere: piantatela con le chiacchiere, e ridateci la nostra Messa, perché lì sì che c'è il nostro Signore!

"RIFORMA DELLA RIFORMA" ANNUNCI E SMENTITE: IL PRECEDENTE NEL 2009
di Francesco Colafemmina

Nell'agosto del 2009 Andrea Tornielli annunciò dalle colonne del Giornale che il Santo Padre aveva approvato le proposte votate dalla Plenaria del Culto Divino il 14 marzo 2009:

"Quasi all’unanimità i cardinali e vescovi membri della Congregazione hanno votato in favore di una maggiore sacralità del rito, di un recupero del senso dell’adorazione eucaristica, di un recupero della lingua latina nella celebrazione e del rifacimento delle parti introduttive del messale per porre un freno ad abusi, sperimentazioni selvagge e inopportune creatività. Si sono anche detti favorevoli a ribadire che il modo usuale di ricevere la comunione secondo le norme non è sulla mano, ma in bocca. C’è, è vero, un indulto che permette, su richiesta degli episcopati, di distribuire l’ostia anche sul palmo della mano, ma questo deve rimanere un fatto straordinario."

Aggiungeva Tornielli:

"le «propositiones» votate dai cardinali e vescovi alla plenaria di marzo prevedono un ritorno al senso del sacro e all’adorazione, ma anche un recupero delle celebrazioni in latino nelle diocesi, almeno durante le principali solennità, così come la pubblicazione di messali bilingui - una richiesta, questa fatta a suo tempo da Paolo VI - con il testo latino a fronte."

Due giorni dopo la pubblicazione dell'articolo di Tornielli, arriva la smentita da parte di P. Ciro Benedettini, vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede. Benedettini precisa in particolare che "al momento non esistono proposte istituzionali riguardanti una modifica dei libri liturgici attualmente in uso". La smentita fu considerata una "non smentita" della Riforma della riforma, ma effettivamente il tumulto seguito a quella anticipazione del Giornale nei Sacri Palazzi, fece abortire il progetto di Canizares.

Oggi, a distanza di quasi due anni ci risiamo!

Tornielli pubblica stamane un articolo interessantissimo nel quale parla di un Motu Proprio papale, dedicato alla riorganizzazione della Congregazione per il Culto Divino: "affidandole il compito di promuovere una liturgia più fedele alle intenzioni originarie del Concilio Vaticano II, con meno spazi per i cambiamenti arbitrari e per il recupero di una dimensione di maggiore sacralità."

Aggiunge Tornielli, rammentando la sua intervista a Canizares del dicembre scorso che: "La Congregazione del culto divino – che qualcuno vorrebbe anche ribattezzare della sacra liturgia o della divina liturgia – si dovrà quindi occupare di questo nuovo movimento liturgico, anche con l’inaugurazione di una nuova sezione del dicastero dedicata all’arte e alla musica sacra."

Avrei voluto parlarne anch'io su Fides et Forma di questa notizia... ma ero quasi certo che sarebbe arrivata la smentita. Non perché Andrea Tornielli non abbia detto il vero, bensì perché il Cardinal Bertone avrà certamente tempestato di telefonate Padre Lombardi per chiedergli di smentire il contenuto dell'articolo di Tornielli.

Ecco dunque la smentita di Lombardi riportata da Radio Vaticana alle 13.41 di oggi:

"Padre Lombardi ha confermato “che è da tempo allo studio un Motu Proprio per disporre il trasferimento di una competenza tecnico-giuridica - come ad esempio quella di dispensa per il matrimonio ‘rato e non consumato’ - dalla Congregazione per il Culto Divino al Tribunale della Sacra Rota. Ma – ha affermato - non vi è alcun fondamento né motivo per vedere in ciò un’intenzione di promuovere un controllo di tipo ‘restrittivo’ da parte della Congregazione nella promozione del rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II”.

Come al solito l'intento è intimidatorio: sia nei riguardi di Tornielli che nei riguardi di coloro che vorrebbero promuovere una "riforma della riforma". Nell'articolo di Tornielli non si parla infatti di alcun "controllo restrittivo nella promozione del rinnovamento liturgico". Si parla al contrario di "cambiamenti arbitrari" della liturgia e quindi di abusi liturgici. Così Padre Lombardi, volutamente interpreta pro domo sua (o di chi lavora alla terza loggia) un passo dell'articolo di Tornielli e naturalmente va oltre, lasciando intravvedere il timore di una "Chiesa punitiva" in ambito liturgico. Al contrario - a distanza di 60 anni dal rinnovamento liturgico del Concilio" (più di Bugnini e Lercaro che del Concilio!) padre Lombardi ha il coraggio di riproporci le solite menate sulla "promozione" di questo benedetto rinnovamento liturgico!

Domanda: padre Lombardi ma in questi 60 anni lei dove ha vissuto? Non si è accorto di nulla? Non le sembra che la Chiesa si sia fin troppo rinnovata liturgicamente? E non le sembra che fin troppi altari siano stati distrutti e troppe chiese deturpate in nome della "promozione" del rinnovamento liturgico del Concilio? Tanto nuovo da essere vecchio, datato, stantio, insopportabilmente retorico e francamente ripetitivo?

lunedì 7 febbraio 2011

modernismo di massa

L’«ESPERIENZA RELIGIOSA» O
«MODERNISMO» DI MASSA

Gli attuali cosiddetti “movimenti” religiosi, sui quali insipientemente alcuni membri della Gerarchia pongono le loro speranze per il futuro della Chiesa, sono in realtà forme di modernismo popolare, fondati come sono su una falsa “esperienza religiosa” nella quale le virtù teologali sono soppiantate da un sentimentalismo emozionale ed illusorio.

La vera esperienza religiosa

Padre Cornelio Fabro (+1999) nella “Enciclopedia Cattolica” (Città del Vaticano, 1950, voce “Esperienza religiosa”, vol. V, coll. 601-607) spiega che l’esperienza religiosa è un certo “contatto” che la coscienza umana cerca di avere con Dio. Vi è, però, una nozione di esperienza religiosa ortodossa e conforme alla sana teologia ed altre eterodosse.

La nozione ortodossa di esperienza religiosa coincide con la mistica o terza via dei ‘perfetti’, studiata dalla patristica[1], poi dalla scolastica[2] ed infine dai dottori mistici per eccellenza: S. Teresa d’Avila (+1582) e S. Giovanni della Croce (+1591). In tempi recenti il p. Reginaldo Garrigou-Lagrange (+1964) in Perfezione cristiana e contemplazione[3] e ne Le tre età della vita interiore preludio di quella del cielo: trattato di teologia ascetica e mistica[4] ha sistematizzato e sintetizzato la dottrina cattolica sulla natura della vera mistica[5]. La vera esperienza religiosa supera ogni falsa ‘immanenza’, qualsiasi tecnica esoterico-gnostica o filosofia orientaleggiante, per la quale l’uomo si illude di poter giungere all’auto-divinizzazione tramite le proprie forze. Dio, infatti, è Trascendente e quindi naturalmente irraggiungibile perché infinitamente distante da ogni capacità creata, sia angelica che umana. Egli è Creatore libero e Redentore per sua spontanea volontà, da nulla obbligato o necessitato. Dio è ‘presente’[6] in ogni luogo, dunque anche nell’uomo, e non viceversa, come vorrebbe la concezione antropocentrica o immanentistica (v. sì sì no no, 15 febbraio 2010, “teocentrismo o antropocentrismo”), secondo la quale l’uomo è in Dio e coincide necessariamente con Lui.

Oltre la ‘presenza naturale’ di Dio o Onnipresenza (per essenza, potenza e saggezza)[7], vi è una ‘presenza spirituale’ o razionale di Dio nell’intelletto dell’uomo, che, partendo dalle creature, mediante un sillogismo, risale al Creatore come Causa prima e Lo ama di amore naturale. Infine vi è la ‘presenza soprannaturale’ di Dio nell’anima dei giusti, tramite la grazia santificante[8], la quale rende l’uomo realmente partecipe della vita divina. Dio si è Incarnato e ci ha redenti per pura misericordia, la quale esclude ogni tecnica catartica o purificazione iniziatica da parte dell’uomo (v. sì sì no no, “Modernismo e occultismo”, luglio 2009, pp.1-3). Inoltre Dio, essendo Persona, vive una relazione personale ad intra e vuole, ad extra, far partecipare della sua vita le creature ragionevoli.

Ad intra il Padre, conoscendosi, genera il Figlio, Verbo o Idea del Padre; il Verbo a sua volta conosce il Padre e da tale mutua conoscenza nasce un Amore sostanziale e vicendevole, che è lo Spirito Santo, il quale procede (o spira) dal Padre e dal Figlio[9].

Ad extra, mediante la grazia santificante, Dio si rende realmente o fisicamente presente in maniera soprannaturale nell’anima del giusto, il quale conosce Dio tramite la virtù infusa della Fede e Lo ama tramite la virtù soprannaturale della Carità. Dalle virtù teologali di Fede, Speranza e Carità rafforzate dai sette Doni dello Spirito Santo[10] l’uomo può giungere alla mistica o vita unitiva, che è l’unica vera esperienza religiosa. Inoltre Dio Redentore ci offre i mezzi (sacramenti e preghiera) sufficienti per raggiungere l’ unione partecipata e creata (e quindi limitata) con Lui, dandoci la capacità reale di osservare i 10 Comandamenti, dacché “la Fede senza le opere è morta” (S. Giacomo, Epistola, II, 26).

La mistica è lo sviluppo ordinario della vita spirituale, cui tutti i battezzati sono chiamati. Mentre i fenomeni mistici straordinari (visioni, stigmate, levitazioni…) sono del tutto accidentali e non costituiscono la natura della perfezione o santità.

Di per sé la vita soprannaturale o presenza di Dio nell’anima dei giusti non cade sotto la coscienza umana naturale, ma può accadere che, grazie al Dono di Sapienza, si sperimenti la presenza di Dio nell’anima: “Gustate et videte quoniam suavis est Dominus” (Ps. XXXIV, 9); “Jesu dulcis memoria […] sed super mel et omnia Eius dulcis presentia […] expertus potest dicere quid sit Jesum diligere” (S. Bernardo di Chiaravalle). Tuttavia sarebbe un grave errore fare dell’esperienza religiosa un criterio necessario e assoluto della vita spirituale.

Falsa esperienza religiosa

La concezione eterodossa di esperienza religiosa è soprattutto quella del soggettivismo protestantico e modernista.

In religione il Protestantesimo, con Lutero (+1546), ha introdotto il soggettivismo nel rapporto con Dio, così come Cartesio (+1650) lo introdurrà nella filosofia[11] e Rousseau (+1778) nella politica[12]. Martin Lutero rinnegò la ragione e quindi la fede come atto soprannaturale dell’intelletto e della volontà appellandosi alla soggettività della ‘sola Fides’, che non è la virtù teologale quale atto di adesione intellettiva e volontaria alla verità oggettiva da Dio rivelata, ma è una “fede fiduciale”[13], cioè la fiducia soggettiva di salvarsi per sola fede, che in realtà è “presunzione di salvarsi senza meriti”. La fede fiduciale e il ‘testimonium Spiritus Sancti’ coincidono – secondo Lutero – con il sentimento individuale e soggettivo, che per lui è l’unico criterio ed oggetto (che coincide e si perde nel soggetto) della religiosità. Padre Fabro definisce tale teoria come «dissociazione della coscienza dal contenuto oggettivo della Fede» (ivi, col. 603).

In filosofia l’esperienza religiosa è stata elevata a criterio assoluto e indipendente da ogni dato oggettivo dalla modernità laica. Il caposcuola è Kant (+1804), per il quale Dio stesso non è un Ente reale e oggettivo, indipendente dal soggetto umano, ma è solo un postulato della “Ragion pratica”, che sente il bisogno di un’esperienza religiosa della divinità, alla quale la “Ragion pura” o teoretica non può giungere.

 
Da Kant nasce un duplice indirizzo di pensiero. Uno più filosofico e razionalista: l’idealismo-trascendentale di Fichte (+1814), Schelling (+1854) ed Hegel (+1831), che, seguendo Kant cerca di subordinare la religione alla filosofia soggettivistica; l’altro piuttosto spirituale e misticoide: l’irrazionalismo fideistico di Schleiermacher (+1889) (v. sì sì no no, “Ermeneutica” o pietra d’ inciampo?”, 15 giugno 2009, pp. 6-8)[14] il quale segue Kant specialmente nel privilegiare il sentimentalismo soggettivistico religioso; anzi per Schleiermacher il «sentimento è l’unico criterio della verità» (ivi, col. 603) onde «la Fede è puro sentimento immediato» (ivi).

Tale concezione soggettivistica e sentimentalistica, come vedremo più dettagliatamente nella seconda parte del presente articolo, comincia a prendere con il Modernismo[15] un indirizzo sempre più irrazionalista e l’esperienza religiosa si sostituisce totalmente sia alla retta ragione che alla divina Rivelazione e alla Fede teologale.

Auguste Sabatier (1839-1901) con la sua opera Esquisse d’une philosophie de la religion, (Parigi, 1879) e il protestantesimo francese sono stati la punta di diamante della teoria soggettivistico-irrazionalista, che insiste sul primato della vita e dell’ esperienza religiosa soggettiva sulla ragione speculativa e la Fede oggettiva. L’influsso del Sabatier è stato talmente forte che la teologia evangelico-protestante è stata negli ultimi centocinquanta anni essenzialmente una fenomenologia dell’ esperienza[16].

Maurice Blondel (1861-1949) (v. Sì sì no no, 31 gennaio 1993, pp. 1 ss.) ha introdotto in campo cattolico il soggettivismo e il primato dell’ esperienza religiosa con la nuova definizione di verità quale “adequatio rei et vitae” e non più “rei et intellectus”. Il vitalismo di Henri Bergson (+1941) ha risolto la religione in una esperienza psicologica intima, mentre il pragmatismo, con William James[17] (1842-1910) e l’ americanismo (v. Sì sì no no, 30 aprile 1987 e 31 ottobre 1997) o modernismo ascetico, ha ridotto la religione a sentimento soggettivo erompente dalla ‘subcoscienza’, sprofondando sempre più nell’immanentismo sentimentalista o razionalista e spalancando le porte alla psicoanalisi cabalistico-freudiana[18], resa fenomeno di massa dalla Scuola di Francoforte (v. Sì sì no no, agosto 2009, pp. 1ss.).


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[1] Specialmente da S. Ireneo da Lione +202; S. Basilio +379; S. Gregorio Nisseno +395; S. Ambrogio +397; S. Girolamo +420; S. Agostino +430; S. Cirillo d’Alessandria +444; S. Leone Magno +461; lo Pseudo Dionigi +500 circa; S. Gregorio Magno +604 e S. Bernardo di Chiaravalle +1153.

[2] S. Tommaso d’Aquino + 1274, S. Bonaventura +1274.
Secondo l’Angelico il giudizio più alto sulle cose divine è “per modum inclinationis seu connaturalitatis”, che è proprio del settimo e supremo Dono dello Spirito Santo, quello di Sapienza, il quale ci fa sperimentare e gustare la presenza di Dio in noi (cfr. S. Th., I, q. 1, a. 6, ad 9; ivi I- II, q. 68, a. 2, ad 3; ivi, II-II, q. 45, a. 2; In Sent., lib. III, dist., 34-36; Leone XIII, Divinum illud). Tuttavia occorre tener ben fermo che tale esperienza del divino (la quale sarà perfetta solo in Cielo, grazie al Lumen gloriae che ci permette la Visio beatifica Deitatis) non precede la conoscenza razionale dell’esistenza di Dio e di alcuni Suoi Attributi nè la conoscenza soprannaturale per fede di Dio Trino sub ratione Deitatis. Al contrario presuppone la Fede e la perfeziona dopo una lunga vita ascetica (prima via purgativa dei ‘principianti’; seconda via illuminativa dei ‘proficienti’), grazie al Dono di Sapienza. L’esperienza del divino è oggettiva essendo Dio un oggetto reale (ob-jectum) posto innanzi al soggetto umano e quindi indipendente da esso, che l’uomo può conoscere ed amare naturalmente ed anche soprannaturalmente con la Sua grazia. Senza questa oggettività di Dio, della Fede e della conoscenza umana, si cade nel “sentimentalismo emozionale e illusorio” (cfr. C. Fabro, cit., col. 605).

[3] Parigi, 1923, tr. it., Torino, Marietti, 2 voll., 1933, di cui è in corso la ristampa da parte dell’editrice ‘Vivere in’ di Roma-Monopoli. Cfr. G. M. Paparone, La teologia mistica in padre Garrigou-Lagrange, Bologna, ESD, 1999.

[4] Parigi, 1938-39, tr. it., Torino, LICE, 1949, 4 voll., ristampa Roma-Monopoli, ‘Vivere in’, 2a ed., 1989. Le due opere del padre Garrigou-Lagrange sono state riprese e fuse in un ottimo manuale di Teologia della perfezione cristiana dal p. Antonio Royo Marìn, (Roma, San Paolo, 1960, con ristampa anastatica recente). Per finire si può consultare L. Borriello, Dizionario di Mistica, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1998.

[5] Si potrebbe usare anche il termine “immanente”, che è equivalente ad “essere presente in” specificando però che non si tratta di immanentismo panteista e che la presenza divina nel mondo non implica confusione o coincidenza tra Dio e il mondo, né presenza dell’uomo in Dio, ma rinvia alla Trascendenza assoluta dell’Essere infinito sul mondo creato e finito.

[6] Si potrebbe usare anche il termine “immanente”, che è equivalente ad “essere presente in” specificando, però, che non si tratta di immanentismo panteista e che la presenza divina nel mondo non implica confusione o coincidenza tra Dio e il mondo, né presenza dell’uomo in Dio, ma rinvia alla Trascendenza assoluta dell’Essere infinito sul mondo creato e finito.

[7] Dio è presente dappertutto ‘per essenza’ in quanto conserva il creato nell’essere, ‘per potenza’ in quanto aiuta col suo concorso ogni ente ad agire e ‘per saggezza’ in quanto vede tutto, anche le cose più nascoste. Cfr. S. Th., I, q. 8 e q. 43, a. 3 e 6.


[8] Cfr. S. Th., I-II, qq. 110-111; Concilio di Cartagine (418) in DB, 101 ss.; II Concilio di Orange (529) in DB, 174 ss.; Concilio di Trento in DB, 793-843; S. Pio V condanna le ‘Proposizioni di Bajo’ in DB, 1001 ss.; Innocenzo X condanna le ‘Proposizioni di Giansenio’, in DB, 1902 ss.; L. Billot, De gratia Christi, Roma, Gregoriana, 1923; R. Garrigou-Lagrange, La prédestination des saints et la grace, Parigi, 1935; N. Del Prado, De gratia et libero arbitrio, Friburgo, 1907, 3 voll.

[9] Cfr. S. Th., I, q. 27; L. Billot, De Deo Trino, Roma, Gregoriana, 1920, R. Garrigou-Lagrange, De Deo Uno, Parigi, 1938; Id., De Deo Trino et Creatore, Torino, Marietti, 1943; Id., De Christo Salvatore, Torino, Marietti, 1945; Id., Dieu son existence et sa nature, Parigi, 1915, 2 voll; A. Zacchi, Dio, Roma, 2 voll., 1925; M. Daffara, Dio, Torino, 1938; C. Fabro, L’uomo e il rischio di Dio, Roma, Studium, 1967.

[10] Il miglior commentatore di S. Tommaso concernente i Doni dello Spirito Santo è reputato comunemente Giovanni da S. Tommaso (+ 1634), In I-II, q. 68, tr. francese a cura di Raissa Maritain, Les Dons du Saint-Esprit, Parigi, Tequi, 2a ed. 1950.

[11] Cfr. M. Cordovani, Cattolicismo e Idealismo, Milano, Vita e Pensiero, 1928; G. Mattiussi, Il veleno kantiano, Monza, 1907.

[12] Cfr. J. Maritain, I tre riformatori, [1925], tr. it. Brescia, Morcelliana, 1928.

[13] Secondo Lutero per salvarsi occorre aver fiducia di salvarsi e questa sola fiducia, senza le buone opere ci rende predestinati. Di qui il suo “pecca fortiter, sed fortius crede”. Tale convinzione tutta soggettiva di potersi salvare nonostante il male morale e senza il pentimento è in realtà un “peccato contro lo Spirito Santo”, che non può essere rimesso, poiché porta alla “impenitenza finale”, ossia a non voler chiedere perdono a Dio, il quale perciò non ci potrà perdonare e ci condannerà eternamente. Cfr. C. Crivelli, Protestanti e cristiani orientali, Roma, La Civiltà Cattolica ed., 1944; Id., Piccolo Dizionario delle sette protestanti, Roma, La Civiltà Cattolica ed., 1945; Id., I protestanti in Italia, Roma, La Civiltà Cattolica ed., 2 voll., 1940.

[14] F. Scheleirmacher, Dialekitik, Lipsia, Oldebrecht, 1942, § 215, p. 289 sg.

[15] Cfr. C. Fabro, voce “Modernismo”, in “Enciclopedia Cattolica”, Città del Vaticano, 1952, vol. VIII, coll. 1188-1196.

[16] Cfr. F. Ménégoz, Réflexions sur le problème de Dieu, Parigi, 1931.

[17] The varieties of religious experience, Londra, 1902.

[18] Cfr. Ernest Jones, Vita e opere di Sigmund Freud, Milano, Il Saggiatore, 3 voll., 2000; D. Bakan, Freud e la tradition mystique juive, Parigi, Pavot, 1964, tr. it. Milano, 1977; E. Innocenti, Critica alla psicoanalisi, Roma, 4a ed., 1991.