venerdì 20 maggio 2011

dalla Messa di sempre ai principi di sempre


VERO E FALSO CRISTIANESIMO
d. Curzio Nitolglia

● La vera vita non consiste solo e unicamente nel mangiare e bere, nel divertirsi e provare emozioni e piaceri. Tutto ciò da solo non ha sbocco, non ha fine né ideale: porta alla morte senza speranza di resurrezione. È una vita puramente animale alla quale manca l’essenziale di ciò che ci rende uomini: il “razionale”, ossia conoscere la Verità e amare il Bene con una prospettiva soprannaturale ed eterna. L’uomo, infatti, è un “animale razionale” (Aristotele). Il cristiano oltre che uomo ha in sé l’ordine soprannaturale, Dio, presente nella sua anima, tramite la Grazia santificante, ma in maniera limitata e finita.

● Il cristianesimo integrale è una cosa seria, non conosce le mezze misure, i compromessi, gli accomodamenti, le mescolanze dei princìpi. Da princìpi assolutamente certi (Fede e Morale) tira conclusioni logiche, che portano ad una vita fatta di Conoscenza della Verità (Fede) ed amore del Bene (Carità). Ma non si può conoscere il Vero senza combattere il falso e l’errore; non si può amare il Bene senza odiare o separarsi dal male. “Militia est vita hominis super terram” (Giobbe). Occorre essere assolutamente integri e intransigenti nei princìpi, anche se “elastici”, misericordiosi e comprensivi della umana fragilità e limitatezza nelle questione di mezzi e di pratiche.

● “La Grazia non distrugge la natura, la presuppone e la perfeziona” (San Tommaso D’Aquino). Perciò dobbiamo prima essere veri uomini e poi buoni cristiani. Infatti La vita naturale è l’unione dell’anima col corpo, la vita soprannaturale o cristiana è l’unione dell’anima con Dio. La morte è la separazione dell’anima dal corpo, la dannazione è la separazione dell’anima da Dio a causa del peccato.

● Essere vero e integrale cristiano significa camminare verso una meta che è Dio, senza deviare a destra o a sinistra, per quanto umana limitatezza possa permetterlo. Una delle raccomandazioni principali che dobbiamo farci sempre è quella di non mentire mai a noi stessi e a Dio che vede ogni cosa anche i pensieri più reconditi. Bisogna aderire alla Verità anche se non ci piace e se ci ripugna.

● Il vero cristianesimo è il contrario del modernismo (“la cloaca in cui confluiscono tutte le eresie”, San Pio X) per il quale non esiste una Verità assoluta, oggettiva, stabile, ma tutto è prodotto dalle esigenze o dal capriccio umano. Dio è il prodotto dell’uomo! Che assurdità, depravazione, degenerazione! Il modernismo è una religione rovesciata, infera, degenerata e invertita. Invece il vero cristianesimo integrale ha un unico Fine, oggettivo, per cogliere il quale bisogna essere disposti a tutto anche a rinnegare o dire no a noi stessi, ai nostri capricci, interessi, gusti e piaceri, in breve all’io corrotto dal peccato originale che invece è idolatrato dal modernismo soggettivistico. Ecco la contrapposizione irreconciliabile tra cristianesimo e modernismo, tra Cristo e Satana, tra luce e tenebre, tra “io” falso e ferito e Dio.

● Questa è la nostra Fede, ma “la Fede senza le opere è morta” (Giac. II, 20). Quindi bisogna tirarne delle conclusioni e applicarle alla vita pratica e quotidiana. Sapere e volere debbono camminare assieme, la sola conoscenza “gonfia”, la sola volontà è cieca. Noi siamo fatti per “conoscere, amare e servire Dio e mediante questo salvare la nostra anima” (Catechismo di San Pio X).

● Il buon uso delle creature è indispensabile per la vera e buona vita cristiana. Le creature (noi compresi) sono mezzi e strumenti atti a farci cogliere il Fine ultimo che è uno solo: Dio. Quindi non dobbiamo servirle ma servircene (nel senso buono e non utilitaristico del termine). Ossia, le si impiega “tanto quanto ci aiutano a cogliere il Fine, né più né meno” (S. Ignazio da Loyola). Anche noi siamo creature e mezzi per gli altri. Non dobbiamo scambiarci per il Fine. Questo è narcisismo disordinato non cristianesimo. L’ordine è il mezzo ordinato al Fine.

● Il disordine è quando l’uomo si mette al posto di Dio. Tutti i mali derivano da questo disordine, che è il ribaltamento dell’ordine divino. Il Modernismo è essenzialmente questa rivoluzione antropocentrica. Non è un peccato di debolezza o fragilità, ma dello spirito e di fermo proposito, scientificamente studiato e fermamente voluto. Dio non è il primo o il Fine né nell’intelletto, né nella volontà e neppure nella sensibilità dell’uomo, ma l’Uomo è “Fine” a se stesso (Gaudium et spes, 24) e Dio una sua produzione!

● “Et ab occultis meis munda me”, infatti ognuno di noi anche se non è modernista può, per debolezza, mettere Dio al secondo posto, anche non esplicitamente o non pienamente cosciente ma praticamente nel bene che fa o crede di fare. Queste sono le imperfezioni che non vediamo pienamente o non vogliamo vedere, cercando di occultarle ai nostri occhi. Ma non possiamo nasconderle agli “occhi” di Dio. Facciamo il bene per “glorificare” il nostro amor proprio più che per dar gloria a Dio solo. È mancanza di purezza d’intenzione. Occorre fare attenzione, poiché “l’uomo guarda all’azione, ma Dio all’intenzione” (Imitazione di Cristo) e il giorno del Giudizio ci troveremo a mani vuote di fronte Dio, avendo fatto il bene per noi stessi e per la nostra “gloria” tramite una segreta e impercettibile compiacenza nelle nostre capacità e azioni. Dobbiamo far caso solo allo sguardo di Dio e al suo Giudizio. Se ci lasciamo influenzare dall’occhio e dal “giudizio” dell’uomo significa che Dio non ha praticamente e realmente il primo posto in noi. Dobbiamo solo pensare a ciò che avviene in noi di bene per ringraziare Dio o di male per correggercene e non a ciò che avviene attorno a noi: sarebbe rispetto umano. Quando ci mettiamo al primo posto, in pratica anche se non a parole, viviamo nella menzogna. “Tutti i mali della nostra vita derivano dall’eccessivo timore di dispiacere agli altri o dal desiderio disordinato di essere apprezzati da loro” (Imitazione di Cristo). Dobbiamo chiedere a Dio la luce e la forza per raddrizzare questa stortura, che sussiste nel profondo della nostra anima. Solo quando Dio sarà il primo nella nostra vita, non solo a parole ma anche nei fatti, allora saremo veramente cristiani.

● Orgoglio e Umiltà. La vera umiltà di cuore e non di sole parole consiste nella verità. La nostra vita è creata
e ci è data da Dio per Dio. La falsità è pensare che la nostra vita è diretta da noi e per noi.

● Dolcezza e Fortezza sono le due virtù che occorrono al vero cristiano per sopportare, accettare e per agire. Docilità nell’accettazione e virilità nell’azione. Senza docilità la fortezza si tramuterebbe in crudeltà e senza fortezza la dolcezza in codardia. Dobbiamo unire queste due virtù, come l’intelletto e la volontà. Per fare un esempio: abbiamo amici, ma anche nemici. È facile vivere con gli amici (anche se uno solo è il vero amico che non tradisce mai: Gesù Cristo). “Il nemico di oggi forse sarà l’amico di domani e l’amico di oggi sarà il nemico di domani” (Imitazione di Cristo). È difficile umanamente parlando vivere con i nemici. Allora bisogna saper far tesoro, soprannaturalmente, delle gioie degli uni e delle pene degli altri per esercitare la virtù di pazienza e di fortezza. Pene e gioie sono mezzi che debbono aiutarci a raggiungere il Fine che è Dio. Tutto deve servire al nostro sviluppo: lodi e affronti. Se viviamo solo per il nostro piacere non mettiamo Dio al primo posto. Invece se Dio è realmente il Fine ultimo della nostra vita allora le gioie degli amici e le pene dei nemici ci aiuteranno come strumenti per unirci a Dio. Chiediamogli la grazia di “saper sopportare chi ci avversa e di evitare chi ci adula e lusinga” (Imitazione di Cristo).

● Accettare e Fare. Questa è la vita cristiana. Accettare tutto quel che Dio permette, anche ciò che ci ripugna, per fare la Volontà di Dio, anche se è crocifiggente. Croce deriva dal latino cruciari ossia essere tormentato. Chi rifiuta di essere tormentato rifiuta la Croce e Gesù e quindi si preclude il Paradiso. La vera unione con Dio è l’unione morale o della Volontà, è l’uniformità alla Volontà di Dio. Sono realmente in comunione o in unione di vita comune con Dio se accetto la Sua Volontà in tutto ciò che mi accade e faccio il mio dovere anche se mi pesa e non mi piace.

● Ancora una volta ci si trova di fronte alla opposizione per diametrum tra Cristianesimo e Modernismo. Il primo accetta dalle mani di Dio tutto, gioie e dolori: “Dio ha dato, Dio ha tolto, sia benedetto il Nome del Signore!” (Giobbe). Il secondo ci dice che “Dio” è un prodotto dei bisogni del subconscio umano, per rendere l’uomo felice e soddisfatto di sé nell’esperienza o nel sentimentalismo religioso. Dio è un’escrescenza dell’egoismo umano per saziarsi maggiormente di sé, è qualcosa che l’uomo si dà per essere ancora più realizzato come Uomo. Che stravolgimento totale del cristianesimo!

● Apparenza e Realtà. Scorza e sostanza. Tutto ciò che l’egoismo chiama avversità o felicità è l’apparenza, la superficie, sotto la quale si cela la sostanza: la Volontà di Dio, come Gesù è realmente presente sotto le apparenze o specie dell’ostia di pane. Ebbene se vogliamo fare la Volontà di Dio dobbiamo accettare dalle sue mani tutto: le gioie e i dolori. La Volontà di Dio è dappertutto e noi dobbiamo essere felici in ogni occasione, anche nelle apparenze dell’avversità, vedendo la sostanza della divina Volontà, che sola può darci la vera pace dell’anima. Certamente questa pace, imperturbabilità del cuore, che nulla altera nel fondo dell’anima, anche se la sensibilità ne risente, non è frutto dei nostri sforzi, ma della Grazia di Dio. Chiediamola a Dio: è il dono più prezioso che possiamo ottenere: calmi e composti nella gioia, calmi e sereni nel dolore.

● La Vera Pace Sociale. “Non esistono mestieri bassi, esistono solo uomini bassi”. Qualsiasi mestiere, qualsiasi condizione sociale è voluta da Dio. Come nel corpo umano vi sono i piedi, le gambe, il cuore e la testa, così è nel corpo sociale. E come i piedi non possono fare a meno della testa, così la testa non può disprezzare i piedi, perché sono “bassi” (Apologo di Menenio Agrippa).

● la Meditazione non serve a piegare Dio a fare la nostra volontà, ma ad ottenerci la forza per fare la Sua volontà. Pregare soprattutto mentalmente significa avvicinarsi a Dio, entrare in comunione di pensiero e di volontà con Lui. Se tutti i nostri pensieri e le nostre riflessioni diventano orazione allora troveremo la vera unione con Dio e la vera pace dell’anima.

Conclusione.

● Tutto ciò sembra esagerato e impossibile. Dal punto di vista puramente naturale lo è ma: “tutto posso in Colui che mi fortifica” (San Paolo). Tuttavia l’egoismo, il proprio comodo, il capriccio sono quasi onnipresenti nelle nostre opere e nella nostra natura ferita dal peccato originale. Occorre sempre rifarci a princìpi del cristianesimo, decisi a seguirli sin nelle loro ultime conclusioni, senza accomodarli ai nostri capricci. I princìpi non conoscono accomodamenti: 2 + 2 = 4, sempre 4 non quasi 4 o 4 e qualcosa. Invece quando si tratta di metodo, di come adoperare i mezzi possiamo essere elastici e concreti. Fermezza nei princìpi perché si crede, dolcezza nei mezzi perché si ama. Se ci lasciamo sopraffare dai capricci nel campo di princìpi siamo “canne agitate dal vento”. I capricci per definizione mutano continuamente e senza un perché. Se mancano i princìpi o si annacquano, vengono meno i veri cristiani per dar luogo ai mezzi-cristiani. Il cristiano deve sforzarsi di essere un alter Christus.

Ora,

1°) Cristo è Dio e come Dio non muta, così il cristiano deve cercare di non cambiare continuamente i princìpi del suo agire.

2°) Cristo è vero uomo, quindi non dobbiamo distruggere la natura umana in noi, ma educarla ed elevarla soprannaturalmente.

3°) In Cristo la natura umana e quella divina sono unite nella Persona del Verbo, ma non sono mescolate, confuse, sono mantenute nella loro integrità dalla Persona divina. Così il cristiano deve cercare di subordinare e unire la natura alla Grazia, ricorrendo al Verbo divino.

4°) Cristo non ha persona umana, vi è una sola Persona divina che fa sussistere in Sé la natura divina e quella umana. Così il cristiano dovrebbe cercare di perdere la sua falsa personalità umana ferita dal peccato originale, per far vivere in sé la Persona di Cristo. “Vivo, iam non plus ego, sed Christus vivit in me”; “Mihi vivere Christus est et mori lucrum” (San Paolo). Solo i santi, che hanno fatto vivere perfettamente Cristo in sé ed hanno perso la loro vecchia personalità ferita e disordinata, sono uomini normali e cristiani perfetti e integrali, poiché hanno annientato l’indipendenza del falso “io” di fronte all’Io di Cristo.

Perciò,

1°) dobbiamo lavorare al perfezionamento dell’elemento divino in noi, mediante la Grazia santificante;

2°) dell’umano mediante l’educazione e la sottomissione della sensibilità all’intelletto e alla volontà;

3°) dobbiamo poi unire la nostra persona umana a quella divina, allontanando ogni ostacolo tra Lui e noi;

4°) ed infine perdere o uniformare totalmente la nostra volontà o personalità alla Volontà divina, facendoci condurre da Lui.

● San Paolo ci invita “Siamo forti nel Signore, affidiamoci alla sua potenza. Rivestiamoci dell’armatura di Dio per resistere agli assalti del diavolo. Poiché la lotta che dobbiamo sostenere non è contro gli esseri fatti di carne e sangue, ma contro i prìncipi delle tenebre, contro gli spiriti maligni. Ai reni la cintura della verità; al petto la corazza della giustizia; ai piedi la calzatura del Vangelo; al braccio lo scudo della fede; al capo l’elmo della speranza; alla mano la spada dello spirito” (Efes., IV, 10-17).

● Non possiamo restare indifferenti agli assalti contro ciò che per noi vi è di più prezioso: la nostra Fede, la nostra Religione, il nostro Dio e la Sua Chiesa. Se riusciremo ad essere fedeli alla severità dei princìpi e della disciplina tracciata, nulla potrà atterrirci e la vittoria finale sarà nostra e soprattutto di Dio con noi. Se abbiamo idee vere e non annacquate in testa, amore soprannaturale nel cuore e nella volontà, sangue rigenerato dal Sacrificio di Cristo nelle vene, potremo fare qualcosa di piccolo anche nel mondo presente. Infatti vi è una potenza, che non è nostra ma alla quale possiamo partecipare, in questo mondo che trionfa su tutto e questa è la nostra Fede (I Gv., V, 4).

14 maggio 2011









sabato 14 maggio 2011

Universae Ecclesiae: una speranza per tutta la Chiesa

È stato pubblicata finalmente l'istruzione applicativa Universae Ecclesiae per quel che riguarda il Motu Proprio più famoso degli ultimi secoli.

Tutto sommato ottimo, ma prevedibilmente c'è qualche nota dolente. Per esempio al punto 21, quando si dice che gli ordinari diocesani sono pregati... (non "obbligati"); nei seminari si dovrebbe... (non "si deve"); eccetera. Dunque le persecuzioni contro la Messa "tridentina" continueranno.

Inoltre dice ai punti 30-31 che si potranno conferire gli ordini minori e maggiori secondo il rito tradizionale solo negli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica dipendenti dalla pontificia commissione Ecclesia Dei.

Come al solito tace della diocesi ambrosiana (che, quando si vedrà piovere addosso il cardinal Meforio, potrà dire addio per sempre al latino).

Ma vediamo finalmente le cose buone dell'Universae Ecclesiae... in sintesi:

- dice che il Summorum Pontificum è per tutti i fedeli, non solo per nostalgici e lefebvriani, e non pone limitazioni alla quantità di messe "straordinarie"

- dice che il Summorum Pontificum è "espressione del Magistero del Romano Pontefice", ossia che non è un semplice documento disciplinare

- i vescovi dovranno far rispettare il Summorum Pontificum e non potranno dare disposizioni per contraddirlo (resta da vedere se e come verranno puniti quando sicuramente lo faranno)

- non c'è bisogno di un "numero minimo" di fedeli per costituire un gruppo stabile, e non c'è bisogno che appartengano alla parrocchia o diocesi, e neppure devono essere "legati da tempo" alla forma Straordinaria. In pratica, qualsiasi gruppo di persone che frequenta una chiesa può essere identificabile come gruppo stabile

- per il sacerdote che la dovrà celebrare sarà sufficiente pronunciare il latino e capire cosa significa; se ha già celebrato "spontaneamente" qualche volta, allora è già da considerarsi idoneo

- i parroci, amministratori parrocchiali, rettori, etc, non potranno proibire celebrazioni in latino

- le letture possono essere fatte: o solo in latino, o in latino seguite dall'italiano, oppure (nelle messe basse) solo in italiano

- i chierici potranno usare i Breviarium del '62 ma "solo per intero" e "solo in latino"

- si potrà celebrare il Triduo in forma straordinaria perfino nelle parrocchie dove si celebra già in forma ordinaria

- dice che il Summorum Pontificum deroga alle leggi successive al '62, per cui le innovazioni successive (comunione "alla mano", chierichette, ministri straordinari, etc) che confliggano col rito del '62, non sono da applicarsi alla forma straordinaria

***

Ecco il testo con le traduzioni in varie lingue:

 
 
tratto da letturine

venerdì 13 maggio 2011

Consacrare la Russia per "affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità"

O Maria Vergine potente  
Tu grande ed illustre presidio della Chiesa,
Tu aiuto meraviglioso dei cristiani,
Tu terribile come esercito schierato a battaglia,
Tu solo hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo,
Tu nelle angustie, nelle lotte,
nelle strettezze difendici dal nemico
e nell'ora della morte accoglici in paradiso.
Amen.

Invochiamo la Madonna  nel giorno della ricorrenza della prima Sua Apparizione a Fatima perché voglia risollevare con la sua Materna intercessione le sorti della Santa Chiesa travagliata, disgregata dal caos dottrinale, morale, pastorale e liturgico, e oppressa dalla cappa di piombo del regime modernista. A questo proposito facciamo memoria ancora una volta delle parole pronunciare da Papa Benedetto XVI a Fatima il 13 maggio 2010:

“Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9)”.

“Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora «venuta dal Cielo», come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana. (…) Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità.”


sabato 7 maggio 2011

"Consacrazione subito!”

Associazione FATIMA onlus (http://www.fatima.it/)
organizza una
Conferenza su Fatima
9-13 maggio 2011


La Conferenza "Consacrazione subito!” che si terrà a Roma tra il 9 ed il 13 maggio 2011 è la più recente delle nostre conferenze internazionali. Questo evento fungerà da continuazione alla storica conferenza The Fatima Challenge che si è tenuta a Roma nel maggio 2010, e che ha portato a risultati straordinari. Per ottenere maggiori informazioni sui temi della conferenza e sui relatori.

La Conferenza "Consacrazione subito!” che si terrà a Roma tra il 9 ed il 13 maggio 2011 è la più recente delle nostre conferenze internazionali.

Questo evento fungerà da continuazione alla storica conferenza The Fatima Challenge che si è tenuta a Roma nel maggio 2010, e che ha portato a risultati straordinari.

Come il vicino insistente nella parabola di Gesù, che continuava a bussare a mezzanotte finché non vennero esaudite le sue richieste (Luca 11:5-8), il nostro dovere qui al Centro di Fatima è quello di continuare a bussare, ricordare e insistere sul fatto che l’unico modo per ottenere la pace nel mondo è attraverso la Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria.

La nostra civiltà si trova sull’orlo dell’abisso, e la Beata Vergine Maria è la nostra unica speranza per evitare un periodo d’oscurità che si preannuncia ogni giorno più vicino.

La Madonna di Fatima ci ha assicurato solennemente che quando questa Consacrazione sarà compiuta nel modo appropriato, la Russia sarà convertita alla Fede Cattolica ed un periodo di pace verrà concesso a tutto il mondo. Nessun’altra soluzione può funzionare.

Oggigiorno assistiamo a guerre incessanti e ad un’immoralità ormai senza più freni, e le uniche soluzioni che vengono proposte per la pace nel mondo sono praticamente inutili.

I Progetti umani per ottenere la pace non portano alcun risultato

Per quanto riguarda la guerra in Afghanistan, che sta causando sempre più vittime tra soldati e civili, il Generale David Petraeus, comandante delle Forze americane in Afghanistan, ha offerto ben poche speranze di pace.

In un libro pubblicato recentemente dal giornalista Bob Woodward, un famoso esperto di politica Americana, intitolato Obama Wars, il Generale Petraeus afferma che:

“Non penso che potremo mai vincere questa guerra. Credo che continueremo a combattere, un po' come in Iraq... Sì, ci sono stati progressi enormi in Iraq, ma anche lì continuiamo a subire attacchi spaventosi, e dobbiamo rimanere all’erta. Dovremo restarci, dopo aver vinto. È un tipo di guerra in cui rimarremo impegnati per tutta la nostra vita, e forse pure per quella dei nostri figli.”

Si tratta di ottenere la Pace per mezzo di una guerra eterna. è una proposta disperata e inaccettabile. Malgrado le sue buone intenzioni, Petraeus è costretto ad ammettere che pur con tutta la sua potenza militare, gli Stati Uniti non sono in grado di portare la pace nel mondo.

Peggio ancora, altri rimedi per ottenere la pace, del tutto falsi e inutili, abbondano oramai persino all’interno alla Chiesa. Si tratta di un altro elemento che ci porta più vicini al disastro assoluto, cioè allo scatenarsi dell'ira del Signore, come diversi grandi uomini di Chiesa del passato hanno già avvertito l’umanità.

Nel 1918, una lettera pastorale del famoso Cardinale Belga Mercier, intitolata “La lezione degli eventi”, insegnava formalmente che la Prima Guerra Mondiale era stata un castigo per le nazioni che avevano posto l’unica vera Chiesa Cattolica sullo stesso livello delle altre religioni umane. Ecco cosa scrisse:

“In nome del Vangelo e alla luce delle Encicliche degli ultimi quattro Papi, Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII e Pio X, non esito ad affermare che quest’indifferenza nei confronti delle religioni, che pone sullo stesso livello la religione dall’origine divina con quelle inventate dall’uomo, includendole tutte nello stesso scetticismo, è una bestemmia che invoca il castigo contro la società, assai più dei peccati dei singoli o delle famiglie."

La nostra conferenza “Consacrazione subito!” parlerà di quest’unico modo per ottenere la pace nel mondo, e cioè grazie all’obbedienza delle semplici richieste della Madonna di Fatima. Analizzeremo, inoltre, smascherandoli come falsi ed inutili, tutti i tentativi che vengono improvvidamente tentati dai leader della Chiesa e dai governi mondiali per ottenere una pace con mezzi umani.

Basandosi sul Vangelo, sugli insegnamenti tradizionali della Chiesa e sul Messaggio della Madonna di Fatima, la conferenza esaminerà dettagliatamente le terribili conseguenze che derivano dall’ignorare le richieste della Madonna.

Relatori di fama internazionale

Abbiamo invitato autori e giornalisti Italiani di primissimo piano, alcuni dei quali hanno già confermato la propria partecipazione, per discutere l’urgenza del Messaggio di Fatima.

Altri famosi relatori e studiosi di Fatima, provenienti da tutte le parti del mondo, hanno anch'essi confermato la loro presenza.

Esperti internazionali su Fatima, come Padre Paul Kramer, Padre Patrick Perez, Christopher Ferrara, Peter Chojnowski, Michael Matt, Michal Semin, John Salza, Edwin Faust, John Vennari, Cornelia Ferreira e altri ancora che saranno annunciati a breve, si uniranno a Padre Nicholas Gruner nel pronunciare discorsi dettagliati e approfonditi sull'importanza del Messaggio di Fatima.

Anche voi potete Partecipare!

• Potete unirvi a noi in quello che promette d’essere un evento di primaria importanza per Roma e per tutta la Chiesa. “Consacrazione subito!” avrà inizio lunedì 9 maggio e avrà termine venerdì 13 maggio 2011.

I posti a disposizioni nella sala conferenze sono limitati. Vi invitiamo ad iscrivervi su questo sito usando l'apposito modulo d'iscrizione. Potete contattarci al nostro numero verde 800 98 4646 o inviarci una vostra richiesta a info@fatima.it per qualsiasi ulteriore informazione.

• Pregate per noi per il successo della conferenza. Senza la preghiera, le nostre migliori iniziative porteranno a ben poco. Grazie alle vostre preghiere potrete prendere parte in modo attivo e cruciale per il successo della nostra conferenza.

• Aiutateci con un piccolo sostegno economico. I costi dell’organizzazione di questa conferenza sono astronomici, malgrado il nostro staff di volontari lavori giorno e notte al fine di ridurre le spese il più possibile.

Vi invitiamo quindi a contattarci, a pregare per noi, partecipare gratuitamente e, se lo riterrete gradito, ad effettuare una donazione.

Il Centro di Fatima a Roma- Associazione Madonna di Fatima Onlus.

Piazza del Risorgimento, 14

00192 Roma

info@fatima.it

giovedì 28 aprile 2011

"Man mano che la Chiesa rinuncia a ribadire opportune et importune soprattutto le verità più scomode, il mondo moderno erode il territorio della libertas Ecclesiae e la riduce al silenzio" (Mario Palmaro)

Se l'assoluzione diventa un diritto civile
di Mario Palmaro

Un sacerdote cattolico può negare l’assoluzione a un penitente?

Sembrerebbe di no, almeno a leggere certa stampa laica. A Treviso una donna, determinata a sposare civilmente un uomo divorziato, si è vista rifiutare l’assoluzione dal confessore. Apriti cielo: la Repubblica, usando le tinte fosche del dramma, descrive la signora che esce “dal confessionale con le lacrime agli occhi”, e parla di “fedele trevigiana messa alla porta”.

Il superiore del convento, da un lato, e il reggente della penitenzieria apostolica, dall’altro, hanno spiegato che il comportamento del religioso non ha nulla di anomalo, e che anzi «quel sacerdote non poteva comportarsi diversamente». Normale amministrazione dei sacramenti, insomma. Ma allora, come è possibile che la Chiesa venga processata in pubblica piazza mediatica, per aver agito in coerenza con ciò che continua a fare da secoli? Lo “scandalo” del mondo secolarizzato ha i suoi perché, e converrà provare a metterli in fila.

In primo luogo, l’uomo moderno è stato abituato a ragionare con le categorie dei diritti, abolendo completamente la prospettiva dei doveri. In questa visione distorta, Dio non ha diritti, mentre l’uomo detiene i cosiddetti diritti civili, che implicano la perfetta sovrapposizione tra desiderio e sua realizzazione. Se un fedele desidera confessarsi, significa che desidera l’assoluzione: ergo, qualcuno gliela deve dare. Il fedele è come un consumatore, la Chiesa eroga un servizio a richiesta. Il fedele è un cliente, che com’è noto, ha sempre ragione anche quando a torto. Ovviamente, questa non è più la Chiesa, ma la sua caricatura; e tuttavia, i maitre à penser della cultura laica esigono dal Papa e dai preti questa “attualizzazione” del cattolicesimo alle esigenze della modernità.

Seconda osservazione: quando parlano di dottrina cattolica, i giornali laici dimostrano un’ignoranza enciclopedica, alimentata da un atteggiamento pretestuoso: tutto serve per gettare una cattiva luce sul cattolicesimo e, soprattutto, sulla sua esigente morale in materia sessuale e familiare. Se il confessore avesse rifiutato l’assoluzione a un evasore impenitente, quelli di Repubblica l’avrebbero portato in trionfo, perché per loro “divorziare è bello”, mentre non pagare le tasse è imperdonabile.

Terza, fondamentale considerazione: se questi falsi scandali contro la Chiesa stanno diventando sempre più frequenti, lo dobbiamo all’esistenza di un “cattolicesimo senza dottrina”. Un cattolicesimo che ha deciso di abolire alcuni spezzoni delle verità insegnate della Chiesa, con la scusa che “tanto queste cose la gente le sa”, argomento perfetto per fare in modo che la gente smetta di saperle. Ma ogni volta che una verità cattolica viene taciuta o non viene testimoniata, lo spazio di libertà della Chiesa si riduce. Se, ad esempio, per decenni si abolisce la categoria teologia del “castigo di Dio”, quando poi un buon cattolico la rispolvera, subisce il linciaggio mediatico. Se si ripete per decenni che l’inferno è vuoto, quando poi qualcuno torna a parlare della salvezza delle anime viene chiesta la sua perizia psichiatrica.

Se taluni sacerdoti sviliscono la confessione, trasformandola in una chiacchierata dal lieto fine garantito, ecco che il prete che rifiuta l’assoluzione per mancanza del proposito di non più peccare viene messo in croce dai media. Man mano che la Chiesa rinuncia a ribadire opportune et importune soprattutto le verità più scomode, il mondo moderno erode il territorio della libertas Ecclesiae e la riduce al silenzio.


Come sempre, insomma, l’apologetica fronteggia due minacce: da un lato, l’animosità dei nemici della Chiesa; dall’altro, lo stato confusionale interno al mondo cattolico, incarnato da quei cattolici che hanno pensato fosse buona cosa sostituire – metaforicamente – i tarallucci al pane azzimo delle ostie. Come se la Chiesa fosse statafondata da Cristo perché tutto finisse, appunto, a tarallucci e vino.

Come se i cristiani fossero stati chiamati a portare nel mondo zucchero piuttosto che sale. Una religione dell’amore, ma senza il sacrificio.

Un cattolicesimo rappresentato, più che da Roma, da Woodstock, dove i confessori assolvono tutti, a prescindere. E dove Gesù perdona la peccatrice, ma le raccomanda di tornarsene a peccare come e più di prima. Per fare contenta Repubblica.

lunedì 25 aprile 2011

Surrexit Dominus ΧΡΙΣΤΟΣ ΑΝΕΣΤΗ

I Canti della Resurrezione








sabato 23 aprile 2011

"Forse un giorno sarà necessario ripeterlo...." (Benedetto XVI a proposito dell'affidamento a Maria)


Dall'intervista al Santo Padre
in occasione del Venerdì Santo 2011

D. Santo Padre, l’ultima domanda è su Maria. Sotto la croce, assistiamo ad un dialogo toccante tra Gesù, sua madre e Giovanni, nel quale Gesù dice a Maria: “Ecco tuo Figlio”, e a Giovanni: “Ecco tua madre”. Nel suo ultimo libro, “Gesù di Nazaret”, Lei lo definisce “un’ultima disposizione di Gesù”. Come dobbiamo intendere queste parole? Che significato avevano in quel momento e che significato hanno oggi? E in tema di affidamento, ha in cuore di rinnovare una consacrazione alla Vergine all’inizio di questo nuovo millennio?

R. "Queste parole di Gesù sono soprattutto un atto molto umano. Vediamo Gesù come vero uomo che fa un atto di uomo, un atto di amore per la madre e affida la madre al giovane Giovanni perché sia sicura. Una donna sola, in Oriente, in quel tempo, era in una situazione impossibile. Affida la mamma a questo giovane e al giovane dà la mamma, quindi Gesù realmente agisce da uomo con un sentimento profondamente umano. Questo mi sembra molto bello, molto importante, che prima di ogni teologia vediamo in questo la vera umanità, il vero umanesimo di Gesù. Ma naturalmente questo attua diverse dimensioni, non riguarda solo questo momento, ma concerne tutta la storia. In Giovanni Gesù affida tutti noi, tutta la Chiesa, tutti i discepoli futuri, alla madre e la madre a noi. E questo si è realizzato nel corso della storia: sempre più l’umanità e i cristiani hanno capito che la madre di Gesù è la loro madre. E sempre più si sono affidati alla Madre: pensiamo ai grandi santuari, pensiamo a questa devozione per Maria dove sempre più la gente sente “Questa è la Madre”. E anche alcuni che quasi hanno difficoltà di accesso a Gesù nella sua grandezza di Figlio di Dio, si affidano senza difficoltà alla Madre. Qualcuno dice: “Ma questo non ha fondamento biblico!”. Qui risponderei con San Gregorio Magno: “Con il leggere - egli dice - crescono le parole della Scrittura”. Cioè, si sviluppano nella realtà, crescono, e sempre più nella storia si sviluppa questa Parola. Vediamo come tutti possiamo essere grati perché la Madre c’è realmente, a noi tutti è data una madre. E possiamo con grande fiducia andare da questa Madre, che anche per ognuno dei cristiani è sua Madre. E d’altra parte vale anche che la Madre esprime pure la Chiesa. Non possiamo essere cristiani da soli, con un cristianesimo costruito secondo la mia idea. La Madre è immagine della Chiesa, della Madre Chiesa, e affidandoci a Maria dobbiamo anche affidarci alla Chiesa, vivere la Chiesa, essere la Chiesa con Maria. E così arrivo al punto dell’affidamento: i Papi – sia Pio XII, sia Paolo VI, sia Giovanni Paolo II – hanno fatto un grande atto di affidamento alla Madonna e mi sembra, come gesto davanti all’umanità, davanti a Maria stessa, era un gesto molto importante. Io penso che adesso sia importante di interiorizzare questo atto, di lasciarci penetrare, di realizzarlo in noi stessi. In questo senso, sono andato in alcuni grandi santuari mariani nel mondo: Lourdes, Fatima, Czestochowa, Altötting…, sempre con questo senso di concretizzare, di interiorizzare questo atto di affidamento, perché diventi realmente il nostro atto. Penso che l’atto grande, pubblico, sia stato fatto.

Forse un giorno sarà necessario ripeterlo, ma al momento mi sembra più importante viverlo, realizzarlo, entrare in questo affidamento, perché sia realmente nostro.

Per esempio, a Fatima ho visto come le migliaia di persone presenti sono realmente entrate in questo affidamento, si sono affidate, hanno concretizzato in se stesse, per se stesse, questo affidamento. Così esso diventa realtà nella Chiesa vivente e così cresce anche la Chiesa. L’affidamento comune a Maria, il lasciarsi tutti penetrare da questa presenza e formare, entrare in comunione con Maria, ci rende Chiesa, ci rende, insieme con Maria, realmente questa sposa di Cristo. Quindi, al momento non avrei l’intenzione di un nuovo pubblico affidamento, ma tanto più vorrei invitare ad entrare in questo affidamento già fatto, perché sia realtà vissuta da noi ogni giorno e cresca così una Chiesa realmente mariana, che è Madre e Sposa e Figlia di Gesù".
 
Forse un giorno sarà necessario ripeterlo....
 
A Rianjo in Spagna, nell'agosto del 1931, Nostro Signore rese nota a Suor Lucia la sua insoddisfazione verso il Papa ed i vescovi Cattolici, perché essi non avevano obbedito al Suo ordine di consacrare la Russia. Egli disse:

Fate sapere ai Miei ministri, dato che essi seguono l'esempio del Re di Francia nel ritardare l'esecuzione delle Mie richieste, che essi lo seguiranno nella sciagura. Non sarà mai troppo tardi per ricorrere a Gesù e Maria.

In un altro testo, Lucia scrisse che Nostro Signore si era lamentato con lei:

Non hanno voluto ascoltare la Mia domanda! Come il Re di Francia se ne pentiranno e lo faranno, ma sarà tardi. La Russia avrà già diffusi nel mondo i suoi errori, provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa: il Santo Padre dovrà soffrire molto.

Il riferimento fatto da Gesù alla disobbedienza ed al castigo del Re di Francia è la seguente:

Il 17 giugno 1689, il Sacro Cuore di Gesù si era manifestato a Santa Margherita Maria Alacoque, e le aveva comunicato il Suo ordine verso il Re di Francia, ovvero che il Re consacrasse la Francia al Sacro Cuore. Per esattamente 100 anni i Re di Francia non obbedirono, ritardando la consacrazione.

Quindi il 17 giugno 1789 il Re di Francia fu spogliato della sua autorità legislativa dall'emergente Terzo Stato, e quattro anni dopo i soldati della Rivoluzione Francese uccisero il Re di Francia come fosse un criminale.

Nel 1793 la Francia inviò il suo Re, Luigi XVI, alla ghigliottina. Egli, come i suoi predecessori, non aveva obbedito alla richiesta di Nostro Signore affinché la Francia fosse consacrata al Sacro Cuore di Gesù, e per questo la sciagura era caduta sul Re ed il suo paese.

venerdì 22 aprile 2011

PROMESSE DI GESU' AI DEVOTI DELLA VIA CRUCIS

Promesse fatte a fratello Stanìslao (1903-1927). All'età di 18 anni entrò a far parte dei novizi dei padri Scolopi a Bugedo. Pronunziò regolarmente, i voti e si distinse per perfezione e amore. Nell'ottobre del 1926 si offrì vittima a Gesù attraverso Maria. Subito dopo questa eroica donazione, cadde e rimase immobilizzato. Morì santamente nel marzo del 1927. Egli fu anche un'anima privilegiata che ricevette messaggi dal cielo. Il suo direttore gli chiese di scrivere le promesse fatte da Gesù a quelli che praticano assiduamente la VIA CRUCIS. Esse sono:

1. Darò ogni cosa che Mi viene richiesta con fede, durante la Via Crucis

2. Prometto la vita eterna a tutti coloro che pregano, di tanto in tanto, la Via Crucis con pietà.

3. Li seguirò ovunque in vita e li aiuterò specialmente nell'ora della loro morte.

4. Anche se essi hanno più peccati dei granelli di sabbia del mare, tutti saranno salvati dalla pratica della Via Crucis. (ciò non toglie l'obbligo di evitare il peccato e confessarsi regolarmente)

5. Quelli che pregano la Via Crucis frequentemente, avranno speciale gloria in cielo.

6. Li libererò dal purgatorio (sempre se essi ci vadano) al primo martedì o sabato dopo la loro morte.

7. Lì benedirò ad ogni Via Crucis e la Mia benedizione li seguirà ovunque sulla terra, e dopo la loro morte, anche in cielo per l'eternità.

8. 8 Nell'ora della morte non permetterò al demonio di tentarli, lascerò ad essi ogni facoltà, affinchè essi possano riposare tranquillamente nelle Mie braccia.

9. Se essi pregano la Via Crucis con vero amore, trasformerò ognuno di essi in ciborio vivente nel quale Io Mi compiacerò di far sgorgare la Mia grazia.

10. Fisserò il Mio sguardo su quelli che pregheranno spesso la Via Crucis, le Mie mani saranno sempre aperte per proteggerli.

11. Dato che io sono crocifisso alla croce sarò sempre con coloro che Mi onoreranno, pregando la Via Crucis frequentemente.

12. Essi non potranno mai più separarsi (involontariamente) da Me, poichè Io darò loro la grazia di non commettere mai più peccati mortali.

13. Nell'ora della morte Io li consolerò con la mia Presenza e Noi andremo assieme al Cielo. LA MORTE SARA' DOLCE PER TUTTI COLORO CHE MI HANNO ONORATO, DURANTE LA LORO VITA, PREGANDO LA VIA CRUCIS.

14. Il mio spirito sarà un drappo protettivo per essi ed Io li soccorrerò sempre ogni qualvolta ricorreranno ad esso.

"Desidero che tu conosca più a fondo l'amore di cui arde il Mio Cuore verso le anime e lo comprenderai quando mediterai la Mia Passione. Non negherò nulla all'anima che Mi prega In nome della Mia Passione. Un 'ora di meditazione sulla Mia dolorosa Passione ha un merito maggiore di un anno intero di flagellazioni a sangue." Gesù a S. Faustina Kovalska.

giovedì 21 aprile 2011

crociata del Rosario


Il Superiore generale della Fraternità San Pio X invita ad una nuova "crociata del Rosario", "crociata di preghiera e di penitenza"
Un bouquet spirituale
di 12 milioni di corone del Rosario


Nella Lettera agli amici e benefattori n°78 Mons. Fellay ci invita a pregare di nuovo dalla Pasqua 2011 alla Pentecoste 2012.

"Contiamo sulla vostra generosità per riunire nuovamente un mazzo di almeno dodici milioni di rosari:
- perché la Chiesa sia liberata dai mali che la opprimono o che la minacciano in un prossimo futuro;
- perché la Russia venga consacrata e giunga presto il Trionfo dell'Immacolata".
Precisa le sue intenzioni con queste parole:
"- affinché questa prova terribile sia abbreviata;
 - la cappa modernista che circonda la Chiesa – almeno dal Vaticano II – venga strappata;
 - le Autorità svolgano il loro ruolo salvifico presso le anime;
 - la Chiesa ritrovi il suo splendore e la sua bellezza spirituale;
 - le anime del mondo intero possano udire la Buona Novella che converte, ricevere i Sacramenti che salvano ritrovando l'unico ovile".

Scaricate il foglio per segnare le vostre corone recitate: da Pasqua al 31 agosto 2011

Da agosto sarà diffuso un nuovo foglio utilizzabile fino al 31 dicembre 2011

Mandate i vostri risultati direttamente per mail: info@sanpiox.it

martedì 19 aprile 2011

"la situazione della Chiesa e del mondo ci suggerisce di chiedervi insistentemente di non fermare questo movimento di preghiera per il bene della Chiesa e del mondo, per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria" (mons. Fellay)

Lettera agli amici e benefattori n°78

Cari amici e benefattori,

Il nuovo anno ci ha riservato molte sorprese piuttosto spiacevoli, per non dire drammatiche. Naturalmente parliamo degli avvenimenti che riguardano la Chiesa, e non delle catastrofi a catena che colpiscono il Giappone e neanche dei disordini nei paesi arabi o in Africa che pure dovrebbero servire a tutti da avvertimento! Ma chi li interpreta ancora così?

Sì, assai più dannose di tutte queste catastrofi naturali con i loro morti e le loro tragedie e sofferenze dolorosissime, sono le catastrofi che feriscono o uccidono le anime. Se gli uomini si preoccupassero altrettanto delle loro anime che del loro corpo, la faccia della terra cambierebbe. Ma ciò che a buon diritto fa ricercare la guarigione a livello corporeo a causa del dolore immediato provato, ahimè non esiste quasi più a livello spirituale. Il peccato che causa tanto male a tutta l'umanità e ad ogni essere umano, è avvertito assai poco, ed è per questo che non si cercano i rimedi adeguati. Parliamo di catastrofe spirituale: in effetti, quale altro nome potremmo dare ad un avvenimento che fuorvia una moltitudine di anime? Che mette in pericolo la salvezza di milioni, di miliardi di anime? Ora, sono almeno due i fatti suscettibili di provocare la non–conversione, e dunque la perdita eterna delle anime, annunciati a Roma all'inizio di quest'anno: la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II e la reiterazione della giornata di preghiera di Assisi, in occasione del 25° anniversario del primo incontro di tutte le religioni organizzato ad Assisi dallo stesso Giovanni Paolo II.

Per chi avesse difficoltà a capire il significato di questi due eventi, citiamo semplicemente ciò che scrisse don Franz Schmidberger, primo successore di Mons. Marcel Lefebvre a capo della Fraternità San Pio X, venticinque anni fa in questa stessa Lettera agli amici e benefattori. Egli faceva una lista non esaustiva degli atti compiuti dal papa Giovanni Paolo II, che sarà beatificato:

“Il 25 gennaio 1986, il Papa, in un discorso pronunciato nella basilica di san Paolo fuori le Mura, invita tutte le religioni ad Assisi per pregare insieme per la pace.

Basta dare uno sguardo agli eventi degli ultimi tre anni per vedere a che punto adesso ci avviciniamo alla istituzione di una grande religione universale sotto l'egida del Papa, con l'unico dogma della libertà, uguaglianza e fratellanza della rivoluzione francese e delle logge massoniche.

1. Il nuovo Diritto Canonico, promulgato dallo stesso Papa il 25 gennaio 1983, abolisce lo stato clericale. D'ora in poi, la Chiesa è il “popolo di Dio” in senso protestante ed egualitario, senza subordinati e senza capi. La gerarchia non è che un “servizio”: secondo l'esposto di Giovanni Paolo II nella sua Costituzione, la Chiesa si definisce come una “comunione” e in rapporto alla sua “preoccupazione per l'ecumenismo”. Il canone 844 permette espressamente la comunione reciproca, il canone 204 confonde il sacerdozio del prete col sacerdozio spirituale dei laici, ecc.

2. Domenica 11 dicembre 1983, il Papa predica in una chiesa protestante di Roma, e questo dopo esservisi più o meno invitato da solo.

3. Il Vescovo di Sherbrooke in Quebec (Canada) ha invitato a più riprese i protestanti nella sua cattedrale per la cerimonia della loro falsa ordinazione. Ha partecipato egli stesso a una delle cerimonie ed ha ricevuto la “comunione” dalle mani di una pastora ordinata da poco.

4. Il 18 febbraio 1984, viene concluso un nuovo concordato tra la Santa Sede e l'Italia: ormai in applicazione della dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa, l'Italia non è più uno Stato cattolico, ma uno Stato laico, cioè ateo; secondo il medesimo documento, Roma non è più la Città santa!

5. Il 10 maggio 1984, il Papa visita un tempio buddista in Thailandia, si toglie le scarpe e si siede ai piedi del bonzo buddista, seduto egli stesso davanti all'altare in cui si trova una grande statua di Budda.

6. Nella loro lettera pastorale del 16 settembre 1984, i Vescovi svizzeri giungono a questa importante conclusione, che “Il desiderio di ricevere insieme lo stesso pane alla stessa tavola, cioè il desiderio che la messa e la cena non siano celebrate separatamente, proviene da Dio”. “Occorre tuttavia considerare con prudenza il momento in cui realizzeremo questo desiderio”, aggiungono i Vescovi. Inoltre hanno sostenuto un progetto di legge mirante a cambiare il diritto matrimoniale e che distrugge, né più né meno, il matrimonio e la famiglia. Ebbene, grazie al loro sostegno, questo nuovo diritto matrimoniale è stato accolto in Svizzera il 22 settembre 1985. Ancora una volta, i Vescovi risultano essere non soltanto gli affossatori dell'ordine soprannaturale, ma anche dell'ordine naturale stabilito da Dio.

7. L'episcopato francese continua ad imporre il catechismo eretico Pierres vivantes per l'istruzione religiosa, con gran danno dei bambini. “Ma colui che scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli venisse legata al collo la mola girata dall'asino, e fosse gettato in fondo al mare” ( Mt. 18, 6).

8. Una dichiarazione comune del Cardinale Höffner e di M. Lohse, presidente del consiglio della Chiesa Evangelica Tedesca firmata il 1° gennaio 1985, concede, per i matrimoni misti, la libertà di sposarsi, di far battezzare i propri figli e di educarli nell'una o nell'altra Chiesa. Ora, il Diritto Canonico del 1917, canone 2319, punisce ciascuno di questi tre crimini con una scomunica speciale.

9. Nel suo libro Rapporto sulla Fede (1985), il Cardinale Ratzinger pretende che le altre religioni siano, al limite, dei mezzi “straordinari” di salvezza. No, Eminenza, Gesù Cristo solo, solo Lui, è la Via, la Verità e la Vita; nessuno va al Padre senza di Lui!

10. In una nota sulla presentazione del giudaismo nella catechesi, pubblicata il 24 giugno 1985, il Cardinale Willebrands sostiene che noi aspettiamo il Messia con gli Ebrei! E fa riferimento al Papa stesso, che ha dichiarato davanti agli Ebrei, il 17 novembre 1980 a Mayence, che la Vecchia Alleanza non è stata ancora abolita.

11. Nell'estate 1985, il Vaticano invia un delegato ufficiale alla posa della prima pietra di una nuova gigantesca moschea a Roma.

12. Nell'agosto 1985, a Casablanca il Papa proclama ai giovani musulmani che noi cristiani, adoriamo il loro stesso Dio – come se nell'Islam ci fosse una Santissima Trinità ed una Incarnazione di Dio! – Pochi giorni dopo, egli si reca, con dei preti animisti e la loro scorta, alla periferia di Lohomay, a un culto nella “foresta santa” in cui si evoca “la forza dell'acqua” e le anime divinizzate degli antenati. E almeno due volte, a Kara e a Togoville – a Kara prima della santa Messa! – versa dell'acqua e getta della farina di mais in fondo ad una buccia secca di zucca, gesto con cui si professa una falsa credenza religiosa.

13. Una commissione cattolico-evangelica, costituita per chiudere la visita del Papa in Germania nel 1980, dichiara nel suo rapporto finale, pubblicato il 24 gennaio 1986, che non vi è più divergenza fra le due confessioni in ciò che concerne la giustificazione, l’eucaristia, il sacerdozio ed il papato. Ad un attento osservatore non sfugge che si proclama qui apertamente la religione ecumenica unificata.

14. Ed ora, il 25 gennaio 1986, il Pontefice chiama tutte le religioni a riunirsi ad Assisi per una preghiera di pace in autunno. (…) – “Quale Dio pregheranno quelli che negano espressamente la divinità di Nostro Signore Gesù Cristo? Questa è una vera e propria insinuazione del diavolo”, commenta Monsignor Lefebvre.

15. Infine, durante il viaggio in India, il Papa non parla che di dialogo, di comprensione reciproca delle religioni, per promuovere in comunione la fratellanza umana ed il benessere sociale.

Cari amici e benefattori, pensate che questa esposizione sia per noi una buona notizia? L'abbiamo scritta pieni di dolore, con l'unica preoccupazione del bene della santa Chiesa. Allo stesso modo, lungi da noi voler giudicare il Papa. – Lasciamo volentieri questo delicato compito ad un ulteriore giudizio della Chiesa. Non facciamo parte di quelli che dichiarano affrettatamente vacante la sede papale, ma ci lasciamo guidare dalla Storia della Chiesa. Papa Onorio fu anatematizzato dal VI Concilio ecumenico a causa dei suoi falsi insegnamenti, ma non si è mai preteso che Onorio non fosse Papa. Tuttavia, ci è impossibile chiudere gli occhi di fronte ai fatti. E le istruzioni segrete dei Carbonari così come la loro corrispondenza, verso il 1820, sono anch'esse dei fatti! Vi leggiamo: “Il lavoro che stiamo per intraprendere (…) può durare parecchi anni, forse un secolo (…). Quello che dobbiamo cercare e aspettare, come gli Ebrei aspettano il Messia, è un Papa secondo i nostri bisogni (…). Così, per spezzare la roccia su cui Dio ha costruito la sua Chiesa, (…) abbiamo il successore di Pietro inserito nell'ingranaggio del complotto (…). Per garantirci un Papa secondo il nostro cuore, si tratta innanzitutto di formare (…) una generazione degna del regno che vogliamo noi (…). Fatevi una reputazione di buon cattolico (…). Questa reputazione aprirà alle nostre dottrine il cuore del giovane clero (…). Tra qualche anno, questo giovane clero avrà, per forza di cose, invaso tutte le funzioni (…); sarà chiamato a scegliere il Pontefice (…) e quel Pontefice, come la maggior parte dei contemporanei, sarà necessariamente (…) imbevuto dei principi (...) umanitari che stiamo per mettere in circolazione”.

“Noi dobbiamo (…) arrivare, con modi molto graduali (…) al trionfo dell'idea rivoluzionaria tramite un Papa (…). Questo progetto mi è sempre parso di un calcolo sovrumano”.

Inoltre, leggiamo nel piccolo esorcismo di Leone XIII, nella sua versione originale: “Ecco che dei nemici molto astuti hanno riempito di amarezza la Chiesa, sposa dell'Agnello immacolato, l'hanno abbeverata d'assenzio, hanno allungato le loro mani empie su tutto ciò che di desiderabile vi è in essa. Laddove il Trono del beato Pietro e la Cattedra della verità venne stabilita come una luce per le nazioni, là hanno posto il trono dell'abominazione della loro empietà; affinché, una volta colpito il pastore, possano disperdere il gregge”.

Che fare, di fronte a questa situazione, umanamente parlando, disperata? Pregare, lavorare e soffrire con la Chiesa.”

Venticinque anni dopo, queste parole hanno forse perso la loro forzà? Si è potuto sperare, con l'avvento di Benedetto XVI, in un risanamento della situazione, dato che egli stesso riconosceva che la Chiesa si trovava in una situazione drammatica. E di fatto ha posto parecchie basi che possono servire ad una restaurazione, in mezzo a molta ostilità. Gli atti benevoli che ha compiuto in favore della nostra Fraternità sono molto presenti alla nostra memoria riconoscente. Ma la reiterazione di Assisi, anche edulcorata, anche modificata, come pare essere nelle sue intenzioni, ricorderà inevitabilmente la prima Assisi che fu scandalosa sotto tanti aspetti, di cui uno dei più notevoli fu lo spettacolo pietoso e penoso del vedere fianco a fianco il Vicario di Cristo ed una moltitudine variopinta di pagani che invocavano i loro falsi dei e idoli, – di cui la posa della statua di Budda sul tabernacolo della chiesa di san Pietro d'Assisi resta la più agghiacciante e spaventosa illustrazione. Ora, quando si intende festeggiare l'anniversario di tale riunione, per ciò stesso ci si vieta di biasimarne il promotore. Benedetto XVI ha scritto ad un pastore evangelico che protestava contro questa nuova Assisi, che avrebbe fatto di tutto per evitare il sincretismo. Ma si dirà ai partecipanti provenienti da altre religioni che ce n'è solo una vera capace di salvare? Si dirà loro che non c'è nessun altro nome sotto il cielo da cui si può essere salvati se non il nome di Gesù, come ha insegnato san Pietro, il primo Papa? (cf. Atti, 4, 12). Eppure sono dogmi di fede.

Se si tacciono loro delle verità così essenziali, li si inganna! Se si nasconde loro l'unico necessario, unum necessarium, facendo credere loro che va bene così, perché lo Spirito Santo si serve anche delle altre religioni come mezzi di salvezza, anche se si parla di mezzi straordinari, secondo il nuovo magistero del Concilio Vaticano II, li si induce in errore, privandoli del mezzo per salvarsi.

Quanto alla beatificazione di Giovanni Paolo II, avrà come effetto immediato di consacrare l'insieme del suo pontificato, tutte le sue iniziative, anche le più scandalose, quelle descritte sopra e le altre, come il bacio del Corano e le molteplici cerimonie di mea culpa che lasciano pensare che la Chiesa sia colpevole di scismi che hanno visto perdersi tante anime cristiane per la separazione dalla nostra Santa Madre Chiesa, e per l'adesione all'errore e all'eresia. In pratica, tutto questo porta all'indifferentismo nella vita quotidiana, e i pochi sforzi di Roma per far cambiare un poco una rotta così nociva alla Chiesa non offrono che magri risultati: la Chiesa stessa è esangue.

Ci diranno che esageriamo, che drammatizziamo o che usiamo della retorica di circostanza, tuttavia questa drammatica constatazione la troviamo sulla bocca stessa dei papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Ma appare come una stella cadente nel firmamento, dimenticata in fretta e che lascia totalmente indifferente la moltitudine che non si cura di guardare in alto, verso il Cielo. Che fare? Che possiamo fare da parte nostra, carissimi amici? “Preghiera e penitenza” era la parola d'ordine della nostra buona Madre del Cielo, la santissima Vergine Maria sia a Lourdes che a Fatima; queste direttive celesti valgono sempre e perfino ancora di più del momento in cui furono pronunciate. Molti di voi si chiedono che effetto ha avuto la nostra Crociata del Rosario finita l'anno scorso. Ne abbiamo comunicato il risultato accompagnato dalla nostra richiesta al Sommo Pontefice che non si è degnato di rispondere, non fosse altro che con un avviso di ricevimento. Tuttavia ciò non deve scoraggiarci. La nostra preghiera si è involata verso il Cielo, verso la Madonna, la nostra Madre tanto buona e misericordiosa, e verso il Dio delle Misericordie; non abbiamo quindi il diritto di dubitare di essere esauditi, secondo le disposizioni infallibili della divina Provvidenza. Fidiamoci del buon Dio. Tuttavia, la situazione della Chiesa e del mondo ci suggerisce di chiedervi insistentemente di non fermare questo movimento di preghiera per il bene della Chiesa e del mondo, per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. L'intensità della crisi, il moltiplicarsi di ogni tipo di disgrazie che colpiscono o minacciano l'umanità, richiede da parte nostra un atteggiamento corrispondente: “Bisogna sempre pregare e non smettere mai, oportet semper orare et numquam deficere” (Lc 18, 1).

Per questo ci sembra urgente e più che opportuno, visto il raddoppiare d'intensità dei mali che sommergono la santa Chiesa, di lanciare ancora una volta una crociata del Rosario, una crociata di preghiera e di penitenza. Vi invitiamo ad unire tutti i vostri sforzi, tutte le vostre forze per formare a partire da Pasqua di quest'anno e fino alla Pentecoste 2012 un nuovo mazzo di fiori spirituale, una nuova catena di quelle rose così gradite dalla Madonna, per supplicarla d'intercedere in favore dei suoi figli presso il suo Figlio Divino e il Padre Onnipotente. La confusione non fa che aumentare tra le anime, abbandonate ai lupi rapaci fin dentro all'ovile. La prova è così forte che si perderebbero perfino gli eletti, se essa non fosse abbreviata. I pochi elementi riconfortanti di questi ultimi anni non sono sufficienti per osare dire che le cose sono davvero cambiate in profondità. Lasciano grandi speranze per il futuro, ma come il chiarore che si scorge quando ci si trova ancora in fondo al tunnel. Così domandiamo con tutto il cuore l’intervento della nostra Madre celeste affinché questa prova terribile sia abbreviata; la cappa modernista che circonda la Chiesa – almeno dal Vaticano II – venga strappata; le Autorità svolgano il loro ruolo salvifico presso le anime; la Chiesa ritrovi il suo splendore e la sua bellezza spirituale; le anime del mondo intero possano udire la Buona Novella che converte, ricevere i Sacramenti che salvano ritrovando l'unico ovile. Ah! Quanto vorremmo poter usare un linguaggio meno drammatico, ma sarebbe una menzogna ed una colpevole negligenza da parte nostra tranquillizzarvi lasciandovi nella speranza che le cose miglioreranno da sole.

Contiamo sulla vostra generosità per riunire nuovamente un mazzo di almeno dodici milioni di rosari perché la Chiesa sia liberata dai mali che la opprimono o che la minacciano in un prossimo futuro; perché la Russia venga consacrata e giunga presto il Trionfo dell'Immacolata.

Affinché le nostre preghiere siano ancora più efficaci e ciascuno possa trarne un beneficio maggiore, vorremmo terminare ricordando che quando si recita il Rosario, la cosa più importante non è il numero delle Ave Maria, ma il modo in cui le recitiamo. Il rischio della monotonia o della distrazione può essere combattuto efficacemente recitando il Rosario secondo le indicazioni della Madonna stessa: sgranando la corona, si tratta di meditare sulle scene della vita e sui misteri di Nostro Signore e della sua santa Madre. La cosa più importante è quel contatto con la vita del Salvatore che si stabilisce quando si pensa amorevolmente agli avvenimenti enunciati ad ogni decina, i “misteri” del Rosario. Le decine di Ave diventano come una melodia di fondo che accompagna e sostiene questo potente e dolce contatto con Dio, con Nostro Signore e con la Madonna. Suor Lucia di Fatima ha potuto dire, dopo i Papi, che Dio ha voluto conferire a questa preghiera una potenza tutta speciale, in modo tale che non esiste nessun problema che non possa essere risolto da questa magnifica orazione. Ci permettiamo d'insistere sulla preghiera in famiglia, che dà prova ogni giorno della sua efficacia proteggendo i bambini ed i giovani dalle tentazioni e dai pericoli spaventosi del mondo moderno e protegge l'unità familiare in mezzo ai tanti pericoli che la minacciano. Non lasciamoci scoraggiare dal silenzio apparente della divina Provvidenza dopo la nostra ultima crociata. Non è forse così che Dio vuole che gli proviamo, nelle cose importanti, che sappiamo stimare nel suo giusto valore quello che domandiamo e che siamo pronti a pagarne il prezzo?

Nel momento in cui ci avviciniamo alla Passione di Nostro Signore, alla Settimana Santa ed alla gloriosa Resurrezione del Salvatore, domandiamo alla Madonna che degni benedire la vostra generosità, prendervi sotto la sua benevola protezione ed esaudire le vostre insistenti preghiere.

Menzingen, 1ª Domenica di Passione

+ Bernard Fellay, Superiore generale