giovedì 17 novembre 2011

alcuni "hanno speso la loro intera vita investendo in una visione della Chiesa che non ha portato alcun frutto. Al contrario, non solo non ha prodotto frutti, ma ha quasi abbattuto l’albero". Ora "c’è bisogno di una nuova generazione di grandi santi che possano guidare la Chiesa indietro verso un futuro più luminoso"

Per le strade di Babele, coram Deo.

Inchiesta sul Vetus Ordo a New York

TRATTO DA :


NEW YORK. PER LE STRADE DI BABELE, CORAM DEO



un’inchiesta sull’ortodossia e la messa antica
nel cuore dell’ultimo impero d’Occidente:
Manhattan





Essere ri-convertiti al cattolicesimo da Mark Zuckerberg. A Midtown sulla 37ma e Broadway, capire di stare veramente “morendo a te stesso”. Quella sagoma di donna snella nel suo contegno atemporale, rivolta all’Essenziale. Sulle strade di Babele, lei, Augustina. Teddy; quel senso del sacro che oggi è inversamente proporzionale all’età. Eddy: “l’arcivescovo Dolan non sapeva”. Incontro con padre James; “I vecchi vescovi hanno i giorni contati”. Infine, diaologo con Mark, di fronte al Madison Square Garden


IN BREVE
 
Questo tempio posizionato in uno degli angoli più congestionati di Midtown sulla 37ma e Broadway, ad un passo da Times Square, a pensarci bene si erge come una stonatura, o meglio, come l’unica nota armoniosa nel Fashion District perennemente invaso da una folla invasata di dinamismo e frastuono. Entratovi, è infatti subito il silenzio la melodia che rompe la cacofonia dell’iperattivismo esterno. In assoluta contrapposizione al caos che spadroneggia là fuori, sulle strade di Babele. Gianni mi aveva consigliato il mercoledì in quanto giorno dove è ciclicamente prevista anche la Missa Cantata, ma, musicata o Bassa, mi aveva assicurato che comunque “mi avrebbe cambiato la vita”. Per lui, dice, “fu amore a prima vista”. Ci capito che viene officiata una Missa Lecta, e credo non avrei potuto pescare meglio. Già subito al Confiteor mi ritrovo immerso nell’Essenza. La voce del celebrante è quasi impercettibile per me e i circa venticinque fedeli presenti, eppure mi è già evidente quanto tutto sia naturalmente proiettato verso l’alto; un’elevazione in cui si viene come attratti contro la propria volontà, altro che necessità di “partecipazione”. Capisci di stare veramente “morendo a te stesso” in quei momenti: come puoi dunque pretendere di esercitare un qualsivoglia controllo, decidere di mettere bocca nel prodigio che ti è concesso di essere attirato a e da Lui? Non sono leciti che la dedizione, la quiete, l’abbandono e, paradossalmente, il controllo di ogni forma d’espressione dell’Io nelle sue sguaiate declinazioni quotidiane.


E’ interessante il fatto che il Concilio Vaticano II si occupò di accrescere il ruolo del laicato in chiesa e il movimento tradizionale sia quasi completamente formato da laici. E una parte del clero si oppone a ciò con furore. Quest’avversione feroce proviene in special modo da vescovi. E’ uno scandalo. Ma è solo una questione di tempo. Vedi, in America abbiamo quest’espressione: ‘La soluzione biologica’, che significa che alla fine…”


Sì, e quando ciò accadrà si avrà una popolazione ecclesiastica più giovane con una mente più aperta (curioso notare di nuovo, dopo l’analoga considerazione del sacerdote, come quest’idea dell’”apertura mentale” rifletta una rovesciamento dell’abituale accusa mossa in genere dai ‘novatori’ ai cultori della Tradizione, additati indistintamente come incapaci di “aprirsi” alla modernità. N.d.a.). La verità è: queste persone di una certa età, all’incirca tra i 55 e i 70 anni, hanno speso la loro intera vita investendo in una visione della Chiesa che non ha portato alcun frutto. Al contrario, non solo non ha prodotto frutti, ma ha quasi abbattuto l’albero!




Video tratto da: http://tradizionalistacattolico.blogspot.com/
Musica Cristiana - The Best of the Benedictine Monks of St. Michael's

 
 
dal nostro corrispondente da New York

Luca Dombrè

 
ESSERE RI-CONVERTITI AL CATTOLICESIMO DA MARK ZUCKERBERG

Quando si sta per intraprendere un viaggio, lo si può in genere affrontare con due diverse predisposizioni: raccogliere tutte le informazioni possibili da manuali, libri, internet e persone che sono state in quei luoghi, preparandosi così ad ogni tappa ed evenienza; oppure, ficcare in valigia gli effetti personali essenziali e partire senza sapere bene cosa ci aspetterà, spinti più dal fremito dei futuri imprevisti che non dalla consapevole eccitazione di chi sa cosa andrà a vedere.

Giunto il momento di iniziare il mio cammino nell’ignoto mondo della Messa Antica a New York, decisi di optare per il secondo approccio, in primis ignaro di come precisamente si svolgesse tale liturgia, sebbene dopo averne letto per mesi, specie nei termini del noto, velenoso dibattito “tradizionalisti vs modernisti”. Restituito alla vita da un ritorno al cattolicesimo tutto sommato recente, avevo aspettato a lungo di assistere al secolare rito, pregustando di vedersi riunire in un unicum coerente e scorrevole tutte quelle impressioni, covate per anni, di appartenenza a qualcosa di più grande di me. Qualcosa che mi precedeva nelle infinite forme di colline levigate e paesaggi definiti dall’ultramillenaria civiltà contadina cristiana; pievi nascoste tra pioppi e platani; croci d’ogni genere e stile come basi azotate a comporre l’identità del mio immaginario di ragazzo italiano ed europeo; cimiteri ed ossa viste sbucare da marmi divelti, e mille altre istantanee impresse fino all’anima. Volevo, dunque, che varcare la soglia di una chiesa dove si celebra l’antica liturgia sigillasse lo scrigno di tutte quelle inestimabili immagini, e mi confermasse pellegrino in una casa che, inspiegabilmente, sentivo allo stesso tempo di non aver mai lasciato. Eppure, già prima di mettervi piede mi riscaldava il pensiero che, in qualunque angolo della Terra ci si ritrovasse, per secoli e secoli milioni di uomini avevano adorato il Redentore sempre allo stesso modo. Una continuità, senza precedenti nella storia umana, fratturata pochi decenni fa per piccone di un pensiero che ne decretò la morte per fare spazio ad un ordine nuovo di idee, ideologie e prassi liturgiche da queste infettate. Le conseguenze di ciò sono storia, anche di questi giorni, che è superfluo rielencare. Andare a scoprire questo nuovo antico mondo nel Nuovo Mondo contemplava, dunque, sia aspetti personali che di interesse generale per capire meglio la direzione presa in America dalla Chiesa Cattolica. E dal sottoscritto.

C’è molto di curioso nel fatto che debba una parte alquanto consistente della mia (ri)conversione a Mark Zuckerberg. Senza Facebook, infatti, non avrei fatto certi incontri decisivi ad indirizzarmi sulla retta via, ultimo dei quali quello con Gianni, italo-americano della Tradizione che mi ha consigliato, essendone un frequentatore, la chiesa di The Holy Innocents a Manhattan per poter assistere alla Messa Tridentina. La creazione di un ebreo – sebbene nominale in quanto ateo, per quel che ne so- ha pesato nel riportarmi fra le braccia del cattolicesimo: e come fai a non credere che le vie del Signore siano davvero infinite?



A MIDTOWN SULLA 37MA E BROADWAY. CAPIRE DI STARE VERAMENTE “MORENDO A TE STESSO”


Questo tempio è l’unico nei cinque boroughs della città ad ospitare una celebrazione giornaliera della Santa Messa secondo il rito Tridentino, ogni pomeriggio alle sei. Posizionato in uno degli angoli più congestionati di Midtown sulla 37ma e Broadway, ad un passo da Times Square, a pensarci bene si erge come una stonatura, o meglio, come l’unica nota armoniosa nel Fashion District perennemente invaso da una folla invasata di dinamismo e frastuono. Entratovi, è infatti subito il silenzio la melodia che rompe la cacofonia dell’iperattivismo esterno. Gianni mi aveva consigliato il mercoledì in quanto giorno dove è ciclicamente prevista anche la Missa Cantata, ma, musicata o Bassa, mi aveva assicurato che comunque “mi avrebbe cambiato la vita”. Per lui, dice, “fu amore a prima vista”. Ci capito che viene officiata una Missa Lecta, e credo non avrei potuto pescare meglio. Già subito al Confiteor mi ritrovo immerso nell’Essenza. La voce del celebrante è quasi impercettibile per me e i circa venticinque fedeli presenti, eppure mi è già evidente quanto tutto sia naturalmente proiettato verso l’alto; un’elevazione in cui si viene come attratti contro la propria volontà, altro che necessità di “partecipazione”. Capisci di stare veramente “morendo a te stesso” in quei momenti: come puoi dunque pretendere di esercitare un qualsivoglia controllo, decidere di mettere bocca nel prodigio che ti è concesso di essere attirato a e da Lui? Non sono leciti che la dedizione, la quiete, l’abbandono e, paradossalmente, il controllo di ogni forma d’espressione dell’Io nelle sue sguaiate declinazioni quotidiane.



QUELLA SAGOMA DI DONNA SNELLA NEL SUO CONTEGNO ATEMPORALE, RIVOLTA ALL’ESSENZIALE


Dicevo della percezione lampante della verticalità in ogni aspetto di questo rito, un’esattezza formale e sostanziale che, d’improvviso, noto rispecchiarsi in una figura seduta poco più avanti, nella fila di panche a sinistra rispetto all’ingresso, mentre io siedo a destra. E’ una sagoma di donna snella, il capo coperto da un velo di pizzo nero ad avvolgere una chioma rossastra. Ogni suo movimento è dominato da una devozione cosciente di ogni passaggio della celebrazione, a cui risponde con una gestualità inappuntabile, direi geometrica, specie nell’atto di congiungere le mani in preghiera. Vi è in lei un’intera grammatica di gesti dettati da un contegno atemporale, in assoluta contrapposizione al caos che spadroneggia là fuori, sulle strade di Babele. La venerazione della Bellezza fa sì che questa si propaghi anche negli atteggiamenti necessari a celebrarla, e tale grazia non può non struggere del bisogno disperato che ne abbiamo in quanto esseri umani, specie in quest’epoca dove tutto è ‘post-’ senza che quasi ricordiamo cosa vi sia stato prima. Smemorati, sradicati, disorientati. Ma ecco che il decoro di quella donna pia e rivolta solo all’Essenziale ci ricollega al flusso vitale che guida e decide la storia. Diventa a questo punto evidente che è lei il primo “personaggio” che dovrò intervistare per iniziare a raccontare questa vicenda. E, non certo a caso, sarà proprio grazie a lei che potrò incontrare anche gli altri protagonisti animatori del Vetus Ordo newyorchese.



SULLE STRADE DI BABELE, LEI, AUGUSTINA


Al termine della Messa, esco sul sagrato in attesa che faccia lo stesso. Un minuto e la vedo venire fuori mentre si scioglie i capelli dal velo ricamato. La fermo spiegando di volerle fare qualche breve domanda e subito si mostra disponibile a dirmi qualcosa di sé e di come si sia avvicinata alla Messa Antica, il medesimo approccio che userò anche con gli altri. Augustina, questo il suo nome di cresima, ha circa trent’anni e viene dal Canada. E’ una studiosa di lettere classiche e questa sua preparazione accademica ha avuto un ruolo fondamentale nel percorso che l’ha portata dal protestantesimo (figlia di luterani nominali, ha frequentato una scuola luterana) al cattolicesimo. Come per tanti altri, incluso chi scrive, la sua conversione si evolve attraverso un processo innanzitutto intellettuale, una riflessione graduale che le mostra la grazia e la consistenza della fede cattolica in contrasto con quella disconnessa e nebulosa della United Church of Canada: “Lì praticamente non c’è neanche più la formula trinitaria, sono affondati nella pazzia”, dice. Il suo lavoro di latinista la porta, durante gli studi universitari, alla scoperta di Sant’Agostino e, progressivamente, incontra “la bellezza e la rettitudine nella liturgia cattolica, in cui intuivo qualcosa di irresistibile”, che sperimenta la prima volta che partecipa ad una messa della religione romana, della quale entrerà però a far parte definitivamente solo dopo tre anni. Lungo questo sentiero, oltre alle sconsideratezze canadesi, ha anche modo di assistere alle sciatterie “cattoliche” di una chiesa del New Mexico, dove ci si abbraccia al momento del Padre Nostro e al segno di pace, e il Sacramento è stato rimosso dal tempio per un non ben precisato motivo. Sono esempi pratici di questo tipo a mostrarle il dato conclamato per cui la scomparsa della solennità nella liturgia e la sua pessima amministrazione hanno una sola conseguenza possibile: lo svuotamento delle chiese. A riequilibrare lo spiazzamento di Augustina contribuirà, però, la costanza nel perseguire la strada intrapresa, anche grazie ad esempi di ortodossia e dedizione a cui guardare, come l’Oratorio di San Filippo Neri a Toronto, modello di eccellente apostolato, o la stessa parrocchia in cui ci troviamo, dove i frequentatori del Vetus Ordo animano il culto della Tradizione con incrollabile abnegazione.

E’ con la medesima laconica eloquenza che Augustina mi scrive un’email, qualche giorno dopo il nostro incontro, fornendomi un elenco di questi cattolici dell’intransigenza ai quali ha passato il mio contatto per segnalare l’inchiesta che sto conducendo. Cita, tra gli altri, Teddy (“giovane, piissimo servitore che affronterebbe volentieri il martirio per la più piccola rubrica della Santa Messa”), Eddy (“sa tutto di tutto riguardo alla messa Usus Antiquior. Imperturbabile.”) e Mark (“avvocato, servitore d’altare, PRINCIPALE promotore dei circoli cattolici tradizionali a NYC”).



TEDDY. QUEL SENSO DEL SACRO CHE OGGI È INVERSAMENTE PROPORZIONALE ALL’ETÀ


Fedeli (e non “pubblico”) alla messa antica a Manhattan

Col primo, diciannovenne di etnia filippino-thailandese, ho un colloquio breve, ma rivelatorio di un elemento già intuito con la mia amica canadese e poi confermato anche dagli altri: la devozione di questi fedeli è in rapporto inversamente proporzionale alla loro età. Più sono giovani, più la loro reverenza verso la sacralità della liturgia sembra aumentare. Teddy è un altro dei numerosi esempi di come anche la Provvidenza si sia buttata nella tecnologia e si sia messa a pescare uomini tra le pagine del web. Teddy, caratterizzato da una concisione mista a timidezza, ha infatti scoperto la Messa Antica circa due anni fa, spinto più che altro da curiosità. Dice di essere rimasto colpito dal suono della lingua latina e di aver trovato da subito il Vetus Ordoconcettualmente ricco”, perciò capace di “rafforzare la fede” a differenza del Novus Ordo che, afferma, si presta a molti abusi. Un punto di vista granitico, che mi si conferma ancor più tale quando consulto il suo blog (dal titolo e dai contenuti inequivocabili) che mi segnala via email il giorno successivo.



EDDY. “L’ARCIVESCOVO DOLAN NON SAPEVA”


L’arcivescovo di New York e presidente dei vescovi USA, Timothy Dolan

Con Eddy ci incontriamo la settimana successiva in sacrestia, al termine della Messa del mercoledì. Anche a lui, neanche a dirlo, la “notizia” dell’esistenza del Rito Antico giunge attraverso internet (su cui si tiene aggiornato leggendo blog in inglese, spagnolo e anche italiano). Mi racconta, infatti, che sta leggendo di storia della Chiesa, quando un giorno si imbatte in un link dove il Messale di Paolo VI viene paragonato a quello Tridentino. Approfondendo la ricerca, decide di andare a vedere questo rituale la cui elaboratezza, dice, “a volte scoraggia alcuni, ma a me non è accaduto. E poi mi è sembrato da subito più sereno, e faceva sembrare la Chiesa…più Chiesa!”, oltre a trasmettergli una certa familiarità con la lingua latina, essendo originario del Nicaragua. Laico neanche trentenne, serve messa dal 2003. Una lunga esperienza, insomma, che lo ha visto testimone di tempi duri per i devoti della Tradizione a New York. E’, infatti, solo dall’anno scorso che a The Holy Innocents si è riusciti a celebrare quotidianamente il Vetus Ordo, che in precedenza veniva celebrato in una chiesa dell’Upper East Side, da dove, a quanto pare, sono stati fatti traslocare col pretesto di una gestione caotica degli arredamenti della chiesa. Superfluo aggiungere che il bastone tra le ruote era impugnato da elementi del clero tendenzialmente avversi alla celebrazione in latino. Personaggi, c’è da supporre, variamente distribuiti nella gerarchia ecclesiastica cittadina, considerazione che risulta fondata e condensata in un episodio che Eddy mi racconta al termine del nostro colloquio. Nel 2010, padre James, sacerdote di origine polacca proveniente dal Bronx e che officia quando può a The Holy Innocents, si era occupato di una petizione inviata all’arcivescovado in cui si richiedeva di poter istituire una celebrazione giornaliera della Messa Antica. Tempo dopo la spedizione dell’istanza, che tardava a ricevere risposta, padre James si imbatte nell’arcivescovo Timothy Michael Dolan in persona chiedendogli ragguagli a riguardo. La risposta – inquietante ma tutto sommato pronosticabile in un contesto dove, parallelamente all’Europa, i tradizionalisti newyorchesi devono affrontare parecchie resistenze- è lapidaria: “Non ho mai ricevuto nessuna lettera”. Emerge così un altro elemento chiave, che troverà più accurata definizione ecclesiastica (nel senso di ‘Ecclesiaste’) nelle due successive interviste: la devozione viva e fervorosa di questi giovani e valorosi servitori della Fede cattolica deve scontrarsi con gli ostruzionismi e gli struzzonismi di un progressismo senescente che, di fronte alla speranza rappresentata dallo zelo dei primi, preferisce affondare la testa nel fango della propria tracotante supponenza. Il più delle volte, come vedremo, derivata dalla tabula rasa che le deviazioni post-conciliari hanno lasciato dietro di sé, anche in America. Niente di nuovo sotto il sole, appunto.



INCONTRO CON PADRE JAMES. “I VECCHI VESCOVI HANNO I GIORNI CONTATI”


Messa antica a Manhattan. Interno della chiesa The Holy Innocents

C’è anche un altro incontro, in questo caso non organizzato previamente, ed è proprio con il padre James della disavventura appena raccontata. Avviene, come ormai di consuetudine, alla fine della funzione. Presentatomi dalla mia “Virgilia” canadese, noto con ammirazione, anche stavolta, la giovane età di questo compito e lucidissimo pastore che mi dedica poco meno di dieci minuti di concentrata attenzione alle mie domande e altrettanta applicazione nelle risposte. E non vi è modo migliore di riportare la chiarezza del mio interlocutore della trascrizione del nostro dialogo:

Padre James, chi frequenta la Messa Antica a New York e da cosa è spinto a preferire questa liturgia a quella promulgata da Paolo VI?

Molti sono rimasti disgustati dalle modifiche nella Messa Nuova. Non necessariamente dalle modifiche in se stesse, ma dalla loro misera interpretazione e dagli abusi inseriti nella celebrazione. Cosa che nella Messa Antica non avviene. Qui si seguono delle direttive ben precise e non vi è spazio per innovazioni o l’inserimento di direttive personali. E’ molto chiaro ciò che si deve fare. E credo che questo sia ciò che desiderano i fedeli. Questa Messa in particolare mostra la sacralità del rituale, ed ogni tipologia di Messa è comunque sacra. Dunque non è una questione di validità o meno di essa, ma della bellezza e del rispetto che si deve a Dio. La Messa Antica inoltre fa risaltare la dignità del sacerdozio. Noti che lei non vedrà partecipare solo gente anziana, ma anche giovani. E sono convinto che queste persone esigano rispetto per il Mistero, rispetto per il culto e per il sacro, ecco le ragioni per cui questo seguito di persone sta crescendo”.



Messa antica a Manhattan

Cosa ci può dire sul dibattito negli Stati Uniti tra i cosiddetti ‘tradizionalisti’ e i liberal non solo nel laicato, ma anche all’interno della gerarchia?

Prima del Motu Proprio, negli USA il problema era con i vescovi più anziani. Quando avevi bisogno del nulla osta del vescovo, emergevano un sacco di difficoltà (in realtà qui usa una colorita espressione idiomatica che rende l’idea del malessere: “It was like pulling teeth getting the Mass”. N.d.a.), stipulazioni e problemi vari. Ti facevano sentire come se stessi facendo qualcosa di sbagliato chiedendo di celebrare questa Messa. I vescovi più giovani, invece, sono molto più aperti di mente perché, ritengo, non hanno investito nulla nelle modifiche liturgiche. Sa, molti di questi vecchi vescovi avevano un ruolo anche in Vaticano e avevano essi stessi investito in tutte queste innovazioni. Ma loro stessi non avevano personalità, erano vescovi deboli incapaci di porre un freno agli abusi liturgici nelle loro diocesi, e per questo sono convinto che non vogliano che glielo si ricordi. Sono stati ordinati sacerdoti e hanno ordinato a loro volta con la Messa Antica, e poi hanno abbandonato tutto. Credo che questa sia parte della ragione del loro comportamento, nel senso che le persone si autocondizionano ad accettare qualcosa e poi non vogliono ritornare alla situazione precedente. Mi intende: vengono cresciuti nella maniera tradizionale, poi quando arrivano le novità vi si adattano, punto. Ora che la maniera tradizionale sta ritornando, non ne vogliono sapere”.

Crede che in questo senso la tendenza migliorerà in un futuro non lontano?

Me lo auguro. Vì è ancora molta resistenza da parte di alcuni dei vescovi più anziani, ma, in tutta onestà, credo che abbiano i giorni contati (qui trattengo a stento, anzi no, una risata. N.d.a.). Credo che ci stiamo dirigendo in questa direzione: non necessariamente quella della Messa Antica, ma, come il Santo Padre ha detto, verso una ‘riforma della riforma’. Potrebbe trattarsi di una commistione tra Rito Tridentino e Novus Ordo, probabilmente nel giro di qualche anno, ma stiamo prendendo questa strada e chiunque la contesti va contro i desideri del Pontefice”.



Il fatto è che non si tratta di un’opposizione tra Messa Antica e Messa Nuova, ma di essere equilibrati, poiché non è che una rappresenti il ‘Bene’ e l’altra il ‘Male’.
Naturalmente. La Messa Nuova può essere celebrata con molta devozione ed essere molto tradizionale, senza tutte queste innovazioni. Capisce, quando si pensa a tutto questo polemizzare, l’animosità, se ci pensa sul serio in fondo… è una Messa! Ma perché te la devi prendere tanto per una Messa? Ecco a cosa siamo arrivati”.

INFINE, DIALOGO CON MARK, DI FRONTE AL MADISON SQUARE GARDEN


Interno della chiesa The Holy Innocents a New York. Corpus Christi.
Il mio viaggio alla scoperta del Vetus Ordo nel cuore di Manhattan termina con la conversazione più lunga ed articolata della serie, quella con Mark, avvocato sulla quarantina dall’eloquio appassionato e dalla profonda conoscenza delle tematiche, non solo liturgiche, dell’ortodossia. Originario del Midwest, di quell’America semplice, lontana dalle sofisticazioni e dai sofismi peculiari della Grande Mela, trasmette una spassosa affabilità e veracità nelle opinioni, dirette e senza diplomatismi di sorta. Papale papale come piace a noi, ecco. Sul sagrato ci coglie una tipica sera di tardo Ottobre, anticipazione dell’autunno incipiente: irritanti folate di vento che fanno cadere la pioggia a 180 gradi. Camminiamo così per qualche isolato fino a rifugiarci in un tipico diner sulla Nona Avenue, giusto di fronte al Madison Square Garden. Atmosfera americanissima, dunque adatta per cogliere meglio i dettagli della questione del cattolicesimo locale, ma, come vedremo, foriera di forti parallelismi con la situazione della Chiesa in Italia ed Europa. Come nel colloquio precedente, il modo migliore di lasciar parlare l’eloquenza di questo perspicace “mover and shaker” della scena tradizionalista newyorchese (definizione di Augustina) è riportare ampi sprazzi della nostra lunga conversazione. L’inizio vede Mark discutere alcuni aspetti della presenza della religione nel discorso pubblico americano:
Negli Stati Uniti, specie in posti come il Midwest dove la vita non è dominata da una visione secolare del mondo, le persone si trovano tuttora a proprio agio ad andare in chiesa. E’ un aspetto abituale della vita, sarebbe anormale non andarci. In questo paese vige ancora un convincimento per cui andare in chiesa non è affatto motivo di imbarazzo. Laddove, se si pensa all’Europa, vi è invece la convinzione che sia primitivo andarci e, se vuoi essere parte di una certa classe sociale, non puoi realisticamente essere un credente e magari anche praticante. Qui non va così. Puoi avere un alto livello di istruzione e allo stesso tempo promuovere valori religiosi. Puoi trovarti ad un livello piuttosto elevato nella società e tuttavia essere un fedele praticante. Il discorso politico poi fa spesso riferimento a valori religiosi, cosa che non è accettabile in Europa. C’erano persone che vedevano Barack Obama con sospetto perché le sue credenziali di cristiano sono estremamente inconsistenti e la sua storia religiosa inizia quando è nella trentina e coincide (cronologicamente) con la sua carriera politica. Cosa ci dice questo? Beh, qualcuno potrebbe dire di lui: “Ha capito che in America per avere una carriera politica non puoi non professare una religione”. E non è ben chiaro in che cosa consistano le sue credenze religiose. Sembra che la tipologia di cristianesimo che pare aver adottato abbia molto a che fare con la politica. A Chicago frequentava una chiesa dove il discorso sul cristianesimo è molto influenzato da logiche di pratica politica, cosa il governo dovrebbe fare per la gente. Si potrebbe dire, non a torto, che ciò non è affatto tutto quello di cui tratta il cristianesimo, che non è mai ciò che il governo dovrebbe fare, bensì è sempre ciò che tu ed io come individui dovremmo fare. Si tratta di una distinzione molto importante”.


“Corpus Christi!” nel cuore di Manhattan
Passando al discorso specifico sulla Messa Antica, che opinione ha sulla contrapposizione abituale con il Novus Ordo e la questione degli abusi liturgici?
E’ interessante il fatto che il Concilio Vaticano II si occupò di accrescere il ruolo del laicato in chiesa e il movimento tradizionale sia quasi completamente formato da laici. E una parte del clero si oppone a ciò con furore. Quest’avversione feroce proviene in special modo da vescovi. E’ uno scandalo. Ma è solo una questione di tempo. Vedi, in America abbiamo quest’espressione: “La soluzione biologica”, che significa che alla fine…”


E’ lo stesso che mi ha detto padre James! (dico io, anche qui incapace di trattenere il riso).
“Sì, e quando ciò accadrà si avrà una popolazione (ecclesiastica) più giovane con una mente più aperta (curioso notare di nuovo, dopo l’analoga considerazione del sacerdote, come quest’idea dell’”apertura mentale” rifletta una rovesciamento dell’abituale accusa mossa in genere dai ‘novatori’ ai cultori della Tradizione, additati indistintamente come incapaci di “aprirsi” alla modernità. N.d.a.). La verità è: queste persone di una certa età, all’incirca tra i 55 e i 70 anni, hanno speso la loro intera vita investendo in una visione della Chiesa che non ha portato alcun frutto. Al contrario, non solo non ha prodotto frutti, ma ha quasi abbattuto l’albero! La Nuova Messa abusata contiene nella propria interezza il vocabolario culturale dell’intrattenimento. Nella nostra società, i momenti in cui ci riuniamo come gruppo sono quasi esclusivamente per la chiesa e l’intrattenimento. Oggi il solco tra le due cose è stato cancellato, cosicché ora si ritiene che tutte quelle indicazioni sul come dire le cose, sul come comportarsi, ora esse sono le stesse che agiscono quando vai al cinema, a teatro o alla partita di baseball. In un qualche modo, vi è un palco, tutto è orientato in modo da favorire la visuale, gli altroparlanti, musica d’intrattenimento… è ridicolo! Invece di essere un’esperienza di venerazione.
Una volta frequentai una lezione di liturgia in cui si spiegava che quest’ultima dovrebbe ricordarti, quando vai alla Messa, che ‘quella’ è la tua casa, non la cultura esterna. Per cui, in un certo senso, nella Messa dovresti provare un senso di distanza, di discontinuità dalla cultura. Ciò che avviene ora è che la Messa semplicemente assorbe la cultura, ne diventa uno specchio. Invece di dirigerti in chiesa dicendoti: “Questo è ciò che non funziona nel mondo dal quale sono uscito”, ci entri rientrando di nuovo in quella cosa da cui cercavi di scappare! Allora a quel punto ti chiedi: “Ma perché pormi il problema di entrare qui, quando in questo modo non esco da quell’altra cosa?”. Ecco perché nessuno va in chiesa. Quei vescovi non sembrano capirlo. E’ così ovvio che non possono ammetterlo. Piuttosto, continuerebbero ad applicare sanguisughe sul paziente, invece che concludere che usare sanguisughe per curare un ammalato non funziona. Questo è il problema. Avevano una soluzione, pensavano che avrebbe risolto il problema facendoci credere a un problema che in realtà non esisteva e così hanno creato un problema che non sono in grado di risolvere!”.


The Holy Innocents, New York. Messa di sempre
Perché vi sono nel clero persone che sembrano essere maggiormente interessate a conservare la propria posizione piuttosto che trovare soluzioni realmente efficaci al problema liturgico? Per quale motivo, a suo avviso, sono così cocciuti?
“E’ lo stesso che nella scienza. I cambiamenti nei paradigmi scientifici non avvengono gradualmente, ma radicalmente, e tutti vi resistono finché non si devono arrendere ad essi. Proprio così, no? E perché resistono? Perché le loro carriere, le loro professioni, le loro dissertazioni, i loro articoli contribuiscono alla visione che verrà accantonata. E’ quello che sanno, quello che hanno studiato, è ciò di cui hanno scritto e ora sta per essere tutto abbandonato. E’ la natura umana, che combatte la ‘rivoluzione’. Parla con le persone: più sono giovani, più ti diranno: “Ma a che cosa stavano pensando?!”. Se leggi alcuni di questi progressisti senescenti, per loro il problema della riforma liturgica non è che si sono spinti troppo in là, ma che non si sono spinti abbastanza in là! E che vogliono fare di più. Cosa? Come è possibile andare più oltre di così?!


C’è poi il fatto che una volta la Chiesa preparava i preti ad essere preti, per cui uscivano dai seminari avendo studiato il latino per otto anni. Avevano coscienza di cosa gli era richiesto per poter svolgere il loro lavoro. Ora invece non sono istruiti per compiere il proprio lavoro. Ho comunque la convinzione che, nel lungo periodo, si guarderà a questi accadimenti con sconcerto: è stato fatto così tanto danno alla Chiesa dalle persone all’interno della Chiesa e gli è servito un così lungo tempo per ammettere che stavano compiendo danni e fermarsi. E’ sorprendente. C’è stato un crollo di convinzione sulla Presenza Reale, no? Non fanno nulla per ristabilire la fede della gente in Essa. Come, per esempio, l’idea che ogni briciola va considerata sacra. E quei gesti abituali, come genuflettersi di fronte al tabernacolo, rimettere il tabernacolo al centro delle chiese. Oggi la gente non ha la minima idea che dovrebbe inginocchiarsi quando passa il centro della chiesa. Tutte queste piccole cose erano il fulcro di ciò in cui crediamo. Se vuoi davvero ricostruire la fede delle persone, dovresti partire dal restaurare quelle pratiche, perché quelle pratiche rinforzano ciò in cui credi, ogni singolo giorno. Ma quella è gente concentrata unicamente sull’ideologia. Ad esempio, di recente sono stato a visitare un amico prete nel Midwest. E’ un uomo sulla cinquantina, infelice, pieno di risentimento. Si discuteva di morale e altro, e trovava strano che credessi essere un peccato mortale non andare a messa la Domenica. La trovava una cosa troppo estrema. Una volta ha addirittura amministrato un’assoluzione generale per un gruppo di persone che si trovavano quel giorno in chiesa, credo non avesse tempo di confessarli invididualmente. Ma la confessione generale è possibile solo in due casi: quando vi è un caso di grave necessità o quando vi è imminente pericolo di morte, tipo una nave che sta per affondare! Oppure quest’altro prete con cui pranzavo di recente in refettorio. Ottantadue anni, ha officiato ovviamente da sempre la Messa Antica e ne ha grande rispetto. E’ scioccato dal fatto che le persone abbandonino la Chiesa. Però poi abbiamo avuto un dibatttito molto acceso, perché metteva in dubbio la Reale Presenza nell’Eucaristia! Gli ho detto: “Ti rendi conto?! Tu sei il prete e io sono il laico, dovrebbe essere il contrario!”. Non capiscono che hanno la tutela delle persone che guidano in quanto pastori e che dovrebbero avere più attenzione ed accertarsi della correttezza di ciò che insegnano. Perché se stai sbagliando e loro agiscono seguendo quello sbaglio, il peso dell’errore è il tuo”.
Vescovo celebra a Manhattan in rito antico

Cosa mi può dire di questo ‘movimento della Tradizione’ a livello nazionale negli USA?
Credo sia una cosa emozionante, sta crescendo, non esponenzialmente, ma sta crescendo bene. Qui a New York fino a pochi anni fa non avevamo una Messa quotidiana, ora l’abbiamo. L’anno scorso per gran parte dell’anno abbiamo avuto i Vespri Domenicali, la Liturgia delle Ore, Messe Solenni, un calendario interessante. E questo in tutto il paese. Finora è stata una crescita vivace ed importante”.

Quando ho intervistato padre Tonelotto, responsabile della Radio Maria in lingua italiana qui a NYC, ha accennato al fatto che diversi frequentatori del Vetus Ordo in città vanno individuati tra professionisti della finanza, banchieri, ecc. E’ una realtà che mi conferma?
Non direi. Ci sono molti tra i ministri che servono all’altare che sono professionisti specifici: abbiamo un dottore di 28 anni, avevamo un ingegnere che è poi diventato domenicano, un avvocato, che sarei io, uno psicologo… Ma ci sono molti che amano la Messa Antica che non hanno un lavoro così ben remunerato. Non è un movimento dei più abbienti. Anzi, mettiamola così: quelli che frequentano la Messa Antica non sono ricchi. Se li vuoi vedere, devi andare nella chiese dell’Upper East Side, ecco dove sono. E quelle persone non vanno alla Messa Antica. Abbiamo anche persone con un bel lavoro, ma molte sono semplici signore, anziani uomini polacchi, ecc. E’ davvero difficile offrire una generalizzazione di chi siano. E’ una cosa che trascende le stereotipiche definizioni di classe”.

Dalle mie parti, la parola magica in genere utilizzata dagli oppositori del Rito Antico è partecipazione. “Nella Messa Antica non c’è partecipazione”. Sono ossessionati dall’idea che questa partecipazione sia qualcosa che decide il valore dell’intera liturgia, cosa che suona ridicola. Questa idea è popolare anche negli Stati Uniti?
Chi fa questo tipo di considerazioni non conosce molto della Messa Antica, perché in primo luogo c’è un messale. Anche se non conosci bene il latino, puoi seguire tutto nel messale. Una delle cose che mi affascinarono di più la prima volta che partecipai a una Messa Antica fu che potevo stringere nelle mani l’intera liturgia della Chiesa nella forma di un libro e potevo portarla con me dovunque. Pensavo che potevo seguire la Messa Tradizionale che mi trovassi a Praga, Budapest, Pretoria o Pechino, ovunque decidessi di andare. Il messale era la chiave di ciò. Come è stato possibile rinunciarvi? La sua perfetta universalità: da Tokyo a Buenos Aires era lo stesso. Non era solo il fatto che vi fosse la possibilità di prendere parte alla Messa allo stesso modo, bensì di poterlo fare allo stesso modo sempre! Ciò che trovo veramente affascinante è che la Chiesa aveva una visione molto più ampia dell’idea di partecipazione. Quello che invece succede adesso nel Novus Ordo è che la gente mette il cervello in modalità ‘pilota automatico’ e inizia a muovere la bocca. Nel Vetus Ordo le parole divengono così familiari che quasi perdi la tua capacità di partecipare perché in qualche modo è come se non vi prestassi attenzione. Anche se ti rechi alla Messa con differenti condizioni e bisogni spirituali, un differente livello di istruzione, puoi partecipare dicendo ad esempio il Rosario. E così non stai corrompendo la Messa, rimani partecipe. Quest’idea tirannica per cui l’unico modo in cui puoi partecipare è ripetere tutti le stesse parole ad alta voce è risibile. Qui il re nudo sta nel fatto che durante la Messa Nuova i fedeli passano la gran parte del tempo a sognare ad occhi aperti. Come dicevo, mettono la testa in modalità ‘pilota automatico’, quando sentono le parole chiave le ripetono e quella è la loro partecipazione”.



In molti casi, il Novus Ordo abusato funge da scusa per il sacerdote per esprimere le sue idee in fatto di politica, sociologia, ecc. Cosa ne pensa?
“Dici bene. Vi è questa idea che l’importante sia l’adesso, l’immanente. Ecco un altro difetto della Messa Nuova: è opprimente. Immagina di essere nella stessa parrocchia con lo stesso prete, anno dopo anno sempre la stessa persona, la stessa opinione. Nella Messa Antica il prete non era al centro. Potevi avere sempre lo stesso prete, ma non era così oppressivo perché non era concentrato su di sé. Oggi, al contrario, egli si mette al centro di tutto. Di recente ho letto un articolo dove si paventava l’ipotesi che in un futuro non lontano potremmo avere una fusione delle due liturgie. Al che la mia reazione è stata: “Beh, basta che la Messa Nuova rassomigli di più a quella Antica, a me sta bene”. Ma se dev’essere l’opposto, non mi sta bene. Come il papa ha sottolineato, una è il prodotto dell’uomo, di un comitato, di un circolo di persone che osserva se stesso, mentre l’altra è il prodotto di secoli di culto e si è sviluppata organicamente per centinaia e centinaia di anni e porta su di sé le impronte digitali di tutti i fedeli che hanno venerato attraverso di essa. L’idea che stessi adorando nella stessa maniera di, che so, Ignazio di Loyola, Teresa di Avila, Filippo Neri: tutti loro hanno visto la medesima Messa che vedevo io. Se entrassero oggi qua dentro, sarebbe assolutamente normale per loro, non troverebbero nessuna sorpresa”.



Mi pare che questa sia una delle differenze fondamentali tra la fede cattolica e le altre denominazioni cristiane, specie protestanti: per noi la Tradizione è quasi tutto, nel senso che non ci basiamo solo sul Libro. Ed è molto triste per un fedele riscontrare che molti esponenti del clero, i quali dovrebbero insegnare questo, non sembrano comprenderlo, appunto che noi, cioè la Chiesa, siamo il prodotto di un processo secolare.
Esatto. L’idea che ci sia stato sottratto il nostro patrimonio ereditario, la nostra Tradizione sotto così tanti aspetti è ciò che trovo più fastidioso nella Riforma. Papa Benedetto XVI, in un discorso credo del 2005, ha in sostanza detto che qualunque interpretazione del Concilio Vaticano II che implichi una rottura col passato piuttosto che una continuità, dev’essere considerata necessariamente errata. Credo sia la cosa più importante che ha compiuto finora: rafforzare la nozione che vi è un’unica, ininterrotta Tradizione. Come è possibile che il nostro rituale più sacro, che abbiamo seguito per secoli, diventi qualcosa da denigrare e ridicolizzare? Come è potuto accadere? Quando come istituzione fai questo a te stessa, stai commettendo un suicidio. Molti anni fa, un sociologo luterano qui negli USA ebbe a dire: “La Chiesa Cattolica si è messa in testa di autodistruggersi deliberatamente. Non avrebbe potuto farlo meglio di come l’ha fatto”. Aveva ragione. Allora tutto ciò che dobbiamo fare per cambiare la situazione è riconnetterci con la Tradizione, le nostre pratiche, le nostre abitudini. Tutte queste cose sono lì. E internet, il miracolo di internet! Non hai bisogno di un prete che ti dica della devozione al Sacro Cuore, i Primi Nove Venerdì, il Rosario, ecc. Sono tutte cose che puoi imparare su internet (il riferimento che qui fa Mark è, evidentemente, non ad internet come sostituto del ruolo del prete, ma a quei preti che omettendo tutte queste pratiche ai fedeli, sono in sostanza inutili e le cui omissioni si possono aggirare grazie alla risorsa telematica. Basti ripensare a come Teddy e Eddy hanno scoperto la Messa Antica. N.d.a.). Ecco perché abbiamo ragione di essere speranzosi. Durante il papato di Giovanni Paolo II ci fu un certo trend per cui in molti volevano tornare a queste devozioni, poi la cosa fu abbandonata. Un tempo, le persone sentivano davvero il bisogno di andarsi a confessare il sabato, le confessioni erano affollate e i preti erano indaffarati a confessare. Ora sono indaffarati a fare qualunque altra cosa! Tipo scrivere i loro sermoni politici. Sono molto arrabbiato per i danni che sono stati portati alla Chiesa, ma sono ottimista e prego che possa accadere una contro-Riforma all’interno della Chiesa. C’è bisogno di una nuova generazione di grandi santi che possano guidare la Chiesa indietro verso un futuro più luminoso ed eccitante”.

mercoledì 16 novembre 2011

Una buona notizia: promosso Nunzio in Italia mons. Adriano Bernardini che osa parlare anche di "ambienti modernisti interni alla Chiesa" ai tempi di Paolo VI.

NOMINA DEL NUNZIO APOSTOLICO IN ITALIA
E NELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO

Il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino S.E. Mons. Adriano Bernardini, Arcivescovo titolare di Faleri, finora Nunzio Apostolico in Argentina.
Del nuovo nunzio abbiamo memoria perchè nel febbraio di quest'anno un suo intervento a difesa del Papa ha fatto il giro del mondo. Ne diamo un resoconto tratto dal sito http://muniatintrantes.blogspot.com/2011_02_01_archive.html
Il nunzio in Argentina difende il papa dagli antipapi.
Senza un briciolo di diplomazia

Meno diplomatico di così non poteva essere, il nunzio apostolico in Argentina, l’arcivescovo Adriano Bernardini, 68 anni, nativo di una diocesi, quella di San Marino e Montefeltro, anch’essa governata da un vescovo dalla parola sferzante, Luigi Negri, oltre che prossima meta di una visita di papa Benedetto XVI
Il 22 febbraio scorso, festa della Cattedra di San Pietro, il nunzio ha infatti pronunciato a Buenos Aires un’omelia che ha scosso non solo i presenti, ma anche una fetta consistente di cattolici di tutto il mondo, in Italia grazie alla traduzione messa in rete dal blog messainlatino.it
Bernardini non ha esitato a denunciare quei sacerdoti, quei religiosi e persino quei vescovi che da anni remano contro i papi di oggi e di ieri, intrepidi difensori della verità, mentre invece loro sono “convinti che l’appartenenza alla Chiesa non comporta il riconoscimento e l’adesione a una dottrina oggettiva”.
Meno male, ha concluso il nunzio, che in difesa della verità ci sono tanti semplici fedeli, quelli che “continuano a pregare e ad andare a messa, frequentano i sacramenti e dicono il rosario. E soprattutto, sperano nel papa”.
Ecco il testo integrale dell’omelia.

“E ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e il potere della morte non prevarranno contro di essa” (Mt 16,18).
Il testo di Matteo contiene due elementi molto importanti: il primato di Pietro e dei suoi successori nella Chiesa che Cristo ha fondato, e pertanto del Santo Padre; l’assistenza di Gesù per la Sua Chiesa contro le forze del male.
Diamo per scontato il primo punto, fondamentale per la Chiesa, perché senza questo primato di Pietro e la comunione con lui, non c’è la Chiesa cattolica. Permettetemi, però, alcune riflessioni sul secondo punto: le forze del male, che Matteo chiama “il potere della morte”.
Assistiamo oggi ad un accanimento molto speciale contro la Chiesa cattolica in generale e contro il Santo Padre in particolare. Perché tutto questo? Qual è la ragione principale? Si può articolare in poche parole: perché è la Verità che ci dà il messaggio di Cristo!
Quando questa Verità non si oppone alle forze del male, tutto va bene. Invece, quando avanza la minima opposizione, insorge una lotta che utilizza la diffamazione, l’odio e persino la persecuzione contro la Chiesa e più specificamente contro la persona del Santo Padre.

Diamo un’occhiata ad alcuni momenti della storia, che è “maestra della verità”.

Gli anni immediatamente successivi al Concilio Vaticano II passano in un’euforia generale per la Chiesa e di conseguenza per il papa. Ma è sufficiente la pubblicazione dell’”Humanae vitae”, con cui il Santo Padre conferma la dottrina tradizionale per cui l’atto coniugale e l’aspetto procreativo non possono essere lecitamente separati, che esplode la critica più feroce contro papa Paolo VI, che fino a quel momento era nelle grazie del mondo. Le sue simpatie per Jacques Maritain e per l’umanesimo integrale avevano aperto le speranze degli ambienti modernisti interni alla Chiesa e al progressismo politico e mondano.

Lo stesso si è ripetuto più volte nel lungo pontificato di Giovanni Paolo II. Quando viene eletto, le élites culturali occidentali sono ammaliate dalla lettura marxista della realtà. Giovanni Paolo II non si adatta a questo conformismo culturale imbarazzante e intraprende col comunismo un duello duro, che lo porta sino ad essere un bersaglio fisico di un oscuro progetto omicida.

Lo stesso accadrà sempre a Giovanni Paolo II relativamente alla bioetica, con la pubblicazione dell’”Evangelium vitae”, nel 1995, un compendio solido e senza sconti sulle principali questioni della vita e della morte.

Ed ora, sempre per amore alla “Verità vera ed evangelica”, il bersaglio è diventato Benedetto XVI. Già marcato con disprezzo negli anni precedenti come il “guardiano della fede”, appena eletto, immediatamente è stato accolto da commentatori da tutto il mondo con una miscela di sentimenti, che vanno dalla rabbia alla paura, al vero e proprio terrore.

Ora, una cosa è certa: papa Benedetto XVI ha impresso al suo pontificato il sigillo della continuità con la tradizione millenaria della Chiesa e soprattutto della purificazione. Sì, perché all’insicurezza della fede segue sempre l’offuscamento della morale.

Infatti, se vogliamo essere onesti, dobbiamo riconoscere che è aumentato anno dopo anno, tra i teologi e religiosi, tra suore e vescovi, il gruppo di quanti sono convinti che l’appartenenza alla Chiesa non comporta il riconoscimento e l’adesione a una dottrina oggettiva.

Si è affermato un cattolicasimo “à la carte”, in cui ciascuno sceglie la porzione che preferisce e respinge il piatto che ritiene indigesto. In pratica un cattolicesimo dominato dalla confusione dei ruoli, con sacerdoti che non si applicano con impegno alla celebrazione della messa e alle confessioni dei penitenti, preferendo fare dell’altro. E con laici e donne che cercano di prendersi un poco per loro il ruolo del sacerdote, per guadagnare un quarto d’ora di celebrità parrocchiale, leggendo la preghiera dei fedeli o distribuendo la comunione.

Ecco, che qui papa Benedetto XVI, proprio a causa della sua fedeltà verso la “Verità”, fa una cosa che è sfuggita all’attenzione di molti commentatori: porta di nuovo, integralmente, il credo nella formula del Concilio di Costantinopoli, cioè nella versione normalmente contenuta nella messa. Il messaggio è chiaro: ricominciamo dalla dottrina, dal contenuto fondamentale della nostra fede. “Sì, perché – scrive il teologo e papa Ratzinger – il primario annuncio missionario della Chiesa oggi è minacciato dalle teorie di tipo relativistico, che intendono giustificare il pluralismo religioso, non solo de facto ma anche de jure”.

La conseguenza di questo relativismo, spiega il futuro Papa Benedetto XVI, è che si considerano superate un certo numero di verità, per esempio: il carattere definitivo e completo della rivelazione di Cristo; la naturalezza della fede teologica cristiana rispetto alla credenza nelle altre religioni; l’unicità e l’universalità salvifica nel mistero di Cristo; la mediazione salvifica universale della Chiesa; la sussistenza nella Chiesa cattolica romana dell’unica Chiesa di Cristo.
Ecco qui, pertanto, la Verità come la principale causa di questa avversione e direi quasi persecuzione al Santo Padre. Un’avversione che ha come conseguenza pratica il suo sentirsi solo, un po’ abbandonato.
Abbandonato da chi? Ecco la grande contraddizione! Abbandonato dagli oppositori alla Verità, ma soprattutto da certi sacerdoti e religiosi, non solo dai vescovi; però non dai fedeli.

Il clero sta vivendo una certa crisi, prevale nell’episcopato un basso profilo, ma i fedeli di Cristo sono ancora con tutto il loro entusiasmo. Accanitamente continuano a pregare e ad andare a messa, frequentano i sacramenti e dicono il rosario. E soprattutto, sperano nel papa.
C’è un sorprendente punto di contatto tra il papa Benedetto XVI e la gente, tra l’uomo vestito di bianco e le anime di milioni di cristiano. Loro capiscono e amano il papa. Questo perché la loro fede è semplice! D’altronde è la semplicità la porta di ingresso della Verità.

Durante questa celebrazione eucaristica chiediamo al buon Dio e alla Vergine di poter far parte, anche noi, di questo tipo di cristiani.


Buenos Aires, 22 febbraio 2011, festa della Cattedra di San Pietro

domenica 13 novembre 2011

l'ultima Messa di Padre Pio

I video dell'intervento di don Alberto Secci durante la serata di presentazione del libro di Mario Palmaro e Alessandro Gnocchi "L'ultima Messa di Padre Pio", organizzata dal Centro Culturale "J. H. Newman" di Seregno (25 febbraio 2011).

I PARTE



II PARTE


Per gentile concessione del Circolo Culturale "J. H. Newman"
da: http://radicatinellafede.blogspot.com

sabato 12 novembre 2011

sic transit gloria mundi


Di solito non trattiamo di politica ma il momento è grave: così grave che dobbiamo dare ragione anche ai comunisti come Ferrero; se volete sapere il perchè leggete solo la nota a piè pagina, se volete sapere perchè il momento è grave leggete tutto. I nostri politici hanno fallito e ora dicono è il momento di essere responsabili: ci chiediamo che cosa siano stati fino a ieri.  


Eccovi la buro-dittatura bocconiana


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E il bello è che tutti la applaudono: allegri, finalmente, gli italiani hanno un premier che non hanno votato loro! Nominato da un Quirinale dove siede un nominato, e che non deve temere le elezioni: che sollievo! Che gioia avere un governo sintetizzato in laboratorio! Mai un popolo s’è dato fino a questo punto dell’incapace a governarsi, mai ha espresso un simile disprezzo – purtroppo ben giustificato – per se stesso, oltre che per i politici che s’è scelto lui.

Da tempo questo popolo aspirava a una qualche forma di dittatura extralegale. Adesso ce l’ha. Ed è pronto ai sacrifici estremi da parte di uno scelto altrove.

Mario Monti sia. Tutti lo elogiano. Il mio parere personale – che non vale nulla – è che sia un solennissimo cretino: l’ho sentito con le mie orecchie rispondere durante un convegno, dietro precisa domanda, che non aveva previsto la crisi dei sub-prime (cosa che aveva previsto perfino il sottoscritto). Ciò dice che, per lui, le follie della finanza creativa non erano da deplorare, e nemmeno da sorvegliare con attenzione: la finanza è infallibile.

Infatti, Monti è un bocconiano, persino preside della Bocconi: il che significa che è un gran sacerdote del pensiero unico liberista sancito dal Washington consensus, la causa della nostra rovina. Inoltre è stato un Kommissario (alla concorrenza) in Europa, insomma è omologo alla tecnocrazia europeista, ossia alla mentalità di quel gruppetto gnostico di cooptati che ha creato di nascosto dai popoli europei i trattati che ci strangolano, e ci ha imposto una moneta unica disfunzionale, con il progetto che le crisi che essa produce avrebbero portato i popoli (o almeno i loro politici) a implorare di cedere la sovranità a lorsignori. Gli Stati Uniti d’Europa senza elezioni.

Per perfezionare il proprio profilo, Monti è stato in Goldamn Sachs dopo il mandato europeo. Come per caso, proprio Goldman Sachs, nel suo ultimo report sull’Italia, sconsigliava le elezioni e suggeriva il governo tecnico, il solo che può calmare i mercati (peccato che Napolitano sia troppo vecchio; ma dotato com’è di depolorevole longevità, mi aspetto che dopo il Quirinale vada anche lui in Goldman Sachs).

Tutti lo esaltano, il Monti, come europeista convinto. Il che significa che mai e poi mai farà fare al Paese default, nè farà uscire l’Italia dall’euro. Per scongiurare il ripudio del debito e l’uscita dall’euro, è pronto a farci fare tutti i sacrifici necessari. I più spietati. Portando l’Italia dalla recessione in cui già si trova, alla depressione anni ‘30.

Il problema non sono i sacrifici, i salassi tributari, i rincari, il saccheggio del patrimonio privato degli italiani, così florido, e che fa tanto gola ai banchieri. Il problema è che essi saranno imposti dal dottore in base ad una diagnosi sbagliata: la diagnosi secondo cui l’enorme debito deve essere pagato e servito, mentre è impagabile, e bisogna solo prenderne atto. La diagnosi secondo cui l’euro è la soluzione (di cosa?) mentre è la malattia, avendoci fatto perdere a favore della Germania il 40% della competitività del nostro lavoro, e pari quote di mercato.

La task force eurocratica e fondo-monetaria è già a Roma, ed ha annunciato nuove misure di rigore, secondo lo scenario immutabile che ha rovinato economie nel Terzo Mondo, e che ha buttato nell’abisso la Grecia. Tutto inutile: coi tassi dei titoli di Stato sopra il 7%, l’Italia è già nello stesso abisso.

I tagli di Monti saranno macro-economici: taglierà pensioni, tasse, sanità in modo che più orizzontale non si può. Nessuna speranza che faccia le cosiddette riforme, sani la corruzione, la burocrazia pubblica elefantiaca e parassitaria, il parassitismo delle Regioni, renda snelle ed efficaci e creative le università strapiene di baroni: non c’è tempo per guardare accuratamente dentro le piaghe italiane, è urgente servire il debito (impagabile) contentando i mercati.

In attesa che nell’abissso, dopo Grecia e Italia (troppo grossa per essere soccorsa) cadano anche la Francia (che è già sullo scivolo) e vi si avvicini la Germania. Allora, forse, Berlino accetterà le sole misure possibili, che fino ad oggi vieta: l’ordine alla Banca Centrale Europea di comportarsi finalmente da Banca Centrale, stampare moneta con cui comprare un trilione di titoli degli Stati in difficoltà, accettando un’inflazione del 4-5%, che non è una sciagura in questa atroce deflazione, e un indebolimento di fatto dell’euro.

O ancor meglio: rompere l’euro-area in due, Euro-Nord forte ed Euro-Sud svalutato. Sembra (lo suggerisce il Telegraph) che siano in corso «intense consultazioni» fra Parigi e Berlino per sfrondare il blocco monetario. Già la Merkel ha annunciato che si può uscire dall’euro senza necessariamente essere espulsi dalla UE... speriamo.

Speriamo nei governi altrui, visto che i nostri nulla fanno, e quello sintetico che ci ha dato il Quirinale non farà che farci soffrire senza sugo nè uscita. Vediamo il lato positivo: la classe politica italiana ha firmato il certificato della propria inutilità. Possiamo esimerci dallo strapagarla, per quel che serve.




L'evoluzione della specie

In faccia alla realtà

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«Fate avanzare larmata Wenck! », ordinava Hitler chino sulle carte coperte di frecce blu e rosse. Silenzio nel bunker, rotto dal fremito delle artiglierie sovietiche a tre isolati di distanza. Dopo un pò il Fuehrer tornava a chiedere impaziente, pestando i piedi: «Dovè Wenck? Chiamatelo al telefono». Nessuno degli alti esponenti in divisa osava dirgli che l’armata Wenck, ammesso non fosse già annientata come tutte le altre, era introvabile. Così sono le disfatte: non aver più pedine da muovere, nè mosse da fare per scongiurare la resa senza condizioni.tttttt ttttttttttttttttttttttttttttttttGli sc

Gli scontri all’interno del Pdl pro o contro l’appoggio al governo Monti hanno qualcosa di quel senso di irrealtà. Alla radio, ne ho sentito uno fra Scajola e Matteoli. No alle larghe intese con il PD per sostenere un oligarca dei poteri forti, dice quest’ultimo, meglio «elezioni subito», anche a Natale... Scajola, da vecchio volpone democristiano, obiettava che andare al voto «con questi sondaggi» significava perdere a vantaggio dei post-comunisti.

Nè l’uno nè l’altro però avevano la chiara consapevolezza di quanto gli ultimi mesi abbiano logorato, immerso nel ridicolo, consumato fino all’annientamento il movimento creato da Berlusconi quasi vent’anni fa. Di quanto disprezzo e disperazione l’opinione pubblica abbia accumulato contro la loro losca nullità, il loro dilettantismo inadempiente e furbastro. L’uno e l’altro credevano di avere ancora da qualche parte un’armata Wenck da mettere in linea, credevano di poter dettare qualche condizone ai mercati e ai poteri forti, di poter dire la loro in quanto rappresentanti della politica.

Lo stesso dicasi per le sinistre, per i no di Di Pietro e di Ferrero (1), vogliosi di tagliare qualche spazio a Bersani che invece pende per il sì... Insomma, da ogni parte l’ormai intollerabile gioco dei nostri politici, con in più la loro svergognata pretesa di insorgere in nome di una democrazia che hanno ridotto ad un tronco purulento e marcio, pullulante di vermi, ossia di clientele e di caste, irriformabile. Tutti incapaci di vedere che hanno sparato ormai tutti i loro colpi: e li hanno sparati contro di sè. E sono finiti.

Impressionante la faccia tosta con cui, qua e là nel verminaio politico, dalla Lega ai dipietristi ai rifondaroli, si chiama a raccolta il popolo contro l’uomo del Bilderberg, il delegato della Trilaterale, il commissario pignoratore dei banchieri, dei massoni, degli oligarchi. Ma quando mai lorsignori hanno contrastato i poteri forti?

Nel ‘92, quando gli amici del Movisol e poi il sottoscritto descrissero l’incontro segreto avvenuto sul Britannia, lo yacht della regina, fra i banchieri inglesi e i funzionari italiani in cui ordirono la svendita del settore produttivo italiano sotto l’IRI, non mi ricordo che nessuno di loro abbia promosso un’inchiesta penale contro Mario Draghi, che a quel tempo era funzionario del Tesoro e quindi aveva compiuto un atto di tradimento. Silenzio, anzi sorrisini contro i complottisti. E hanno firmato l’ascesa irresistibile di Draghi a Bankitalia ed ora alla BCE, con il placet di Berlusconi.


E da dove nasce questo virtuoso sdegno di essere messi sotto tutela dei poteri forti transnazionali? Come se fosse la prima volta, di queste celestiali verginelle. Eppure mi ricordo che nel 2001, quando Berlusconi con la Lega tornava al governo, si faceva mettere alle costole dal salotto buono agnellesco un uomo che nemmeno conosceva: Renato Ruggiero, a cui, per controllare il Cavaliere era stato fatto lasciare il posto di direttore del WTO (World Trade Organisation) ossia l’organo motore e il gendarme della globalizzazione, dove Ruggero aveva attuato «la liberalizzazione su scala mondiale delle telecomunicazioni, delle tecnologie informatiche e dei servizi finanziari», ossia posto le basi del disastro monetario-speculativo che ci ha travolto.

Mi aspettavo di vedere allora Berlusconi gonfiare il petto con orgoglio e proclamare che no, un leader eletto dal popolo non av rebbe risposto se non ai suoi cittadini, non a poteri transnazionali senza volto, e perciò non avrebbe dato un ministero a quel tizio che manco conosceva. Aspettai invano. Berlusconi nominò Ruggero suo ministro degli Esteri, come gli era stato chiesto, e gli aumentò perfino lo stipendio, dato che Ruggero si lagnava che guadagnava come ministro meno che alla poltrona del WTO. Poi, è chiaro, Prodi si accollò il Ruggero come consigliere per la Costituzione europea, dopodichè Ruggero (te pareva) è stato assunto da CitiGroup come presidente.

Vedo perfino che personaggi politici del centro-destra, Lega in testa, esprimono frementi sospetti su «questa Europa», sulla UE, su Barroso, sull’asse Merkel-Sarko. Adesso?! Ma allora chi ha firmato tutti i trattati, da Lisbona a Maastricht, chi ha accettato tutte le direttive, magari usandole come scusa per prendere decisioni politiche che non si osava prendere di persona in quanto impopolari («LEuropa ci costringe... »)? Chi si è rallegrato di una sempre più forte integrazione? Chi non ha mai alzato un sospiro contro l’allargamento ad Est, fino alle torme di zingari romeni diventati cittadini della UE?

Magari sì, qualche borbottìo e maldipancia della Lega c’è stato. Ma i borborigmi e i rutti di Bossi e dei suoi neanderthaliani non si sono mai tradotti in una azione politica coerente e costante.

In questi giorni, ricevo telefonate da leghisti che vogliono da me qualche cattiveria rivelatrice su Monti, uomo del Bilderberg e della Trilateral. È tardi, troppo tardi. Tornate alle vostre provincie padane, alle vostre ampolle del Po, ai vostri clientelismi ultra-locali, rurali e valligiani. Non siete adatti a questo secolo.

Lo dico anche ai lettori comprensibilmente angosciati. Non è la prima volta che l’Italia è governata da poteri forti, occulti, estranei. Anzi, è avvenuto ogni volta che una crisi grave e seria ha manifestato l’incapacità sediziosa delle nostre classi politiche, e l’incapacità della nazione non-nazione ad autogovernarsi, cessando la permanente guerra civile che è il suo passatempo politico unico e preferito. Abbiamo già avuto i governi Ciampi, e parte di noi lo hanno venerato mentre faceva la sua macelleria sociale e faceva guadagnare i miliardi a Soros con una difesa della lira che, se non fu incompente, fu criminale e degna di processi penali. I governi Amato. I governi del presidente Scalfaro, tutti per evitare il pericolo del voto popolare. E i governi Prodi, anche lui un tecnico, sulle cui svendite a Unilever e a De Benedetti molto è stato raccontato, come ai suoi favori a Goldman Sachs (Franco Nobili, che non aveva voluto servirsi di questa banca d’affari, era stato arrestato opportunamente da Di Pietro) presso cui poi è stato assunto.

E prima, quando il re arrestò il cavalier Benito Mussolini, chi nominò nuovo capo del governo? Il maresciallo Badoglio, riserva della massoneria. Ma che dico? La stessa Italia unita è stata fatta contro i suoi popoli, da Londra e da Parigi, e dalla massoneria internazionale in base al progetto di distruzione della alleanza fra Trono ed Altare.

Siamo il Paese dei ricorrenti 8 settembre, e questo in corso ne è un altro. L’occupazione straniera, a seguito della disfatta totale auto-inflitta per pressapochismo e dilettantismo, è qualcosa che abbiamo già vissuto.

Mario Monti ha promesso tagli ai «privilegi alle categorie sociali che ne hanno»: l’abolizione delle pensioni di anzianità care alla Lega, ma non potrà non cercare di tagliare anche i privilegi partitici, le mafie di sottogoverno e le pletore di parassiti. Vediamo se riuscirà (non credo: la larga intesa parlamentare dovrebbe votare per la propria castrazione), ma la domanda è un’altra: non era questo il programma del primo Berlusconi? E allora perchè i mal di pancia e la mezza rivolta dei pidiellini?

In realtà, il nuovo governo tecnico non potrà fare se non quello che lo stesso Berlusconi e Tremonti hanno promesso nella famosa letterina alla UE: se adesso il PDL è contro, vuol dire che aveva approvato un pacchetto di pie intenzioni, con la ferma intenzione di non realizzarne nessuna – come al solito.

In questa letterina c’erano:

Flessibilità e licenziabilità dei dipendenti pubblici: siete contrari?

Ammodernamento della pubblica amministrazione: se prova a farlo Monti, è un complotto della
Trilaterale?

Tasse: Berlusconi ha promesso di «ricalibrare il peso fiscale dal lavoro (di cui la rapina aumenta il costo) ai consumi». I commissari sono venuti a Roma a vedere se il governo lo farà davvero.

Scuola: la promessa è di riformarla, ma il Berlusconi non ha detto come. Adesso Bruxelles vuol sapere come «saranno ristrutturate le scuole con risultati insoddisfacenti, come saranno valorizzati gli insegnanti meritevoli, come sarà organizzata la competizione tra università». Dite, voi di centro-destra: vi fa schifo come programma?

Pensioni: la promessa berlusconiana è di alzare l’età pensionabile a 67 anni, come già in tutta Europa, però... dal 2026, quando Berlusconi non sarà più di questo mondo e Bossi in casa di riposo per non-autosufficienti. A Bruxelles vogliono che si faccia prima; una volta accettato il principio (e Berlusconi l’ha accettato) non pare una richiesta assurda.

Lavoro: la promessa è di «favorire loccupazione femminile e giovanile». I poteri forti vogliono sapere, concretamente, come s’intende fare. È una cospirazione contro l’Italia? Il governo testè dimissinario ha promesso di usare per bene e in tempo di fondi e finanziamenti europei, che le nostre regioni governate da truffatori incapaci, non sono nemmeno in grado di chiedere e di utilizzare. La UE vuol sapere come, nei fatti, la promessa sarà mantenuta.

Monti farà di sicuro una manovra aggiuntiva, ossia un altro super-prelievo fiscale, del resto necessario dopo che i traccheggi del governo testè defunto aveva fatto alzare il costo degli interessi sull’immane debito pubblico al 7 e passa per cento. Ma anche questa è una promessa scritta nella famosa lettera alla UE.

Monti farà privatizzazioni del patrimonio pubblico: ma anche questa era una promessa contenuta nella lettera, anzi già Tremonti ha messo a bilancio 5 miliardi dal ricavo delle privatizzazioni. Si farà iscrivere l’obbligo di pareggio di bilancio nella Costituzione: è una follia, ma non è altro che una delle tante promesse berlusconiane a Merkel-Sarkozy.

La lista delle domande che l’Europa ha stilato nella letterina riguarda addirittura la riforma della giustizia, e precisamente, come si intende «assicurare una giustizia civile efficiente». Chiede «la riduzione del numero dei parlamentari», con la illustrazione dei «risparmi che si intendono così realizzare». Siccome il cavaliere ha promesso a Bruxelles di tagliare i costi della politica, Bruxelles pretende di «capire concretamente i dettagli e limpatto dei tagli». È forse uno scandalo? Una forzatura dei poteri forti?

No, è il programma di Forza Italia. Se il PD di Bersani, per sostenere Monti, voterà un simile programma, si dissanguerà, perchè è il contrario di quel che le sinistre frazioniste e sediziose vogliono; ma il Pdl, se vota quel programma, non può che uscirne confermato e rafforzato. Perchè è in gran parte il programma dei sogni di quel governo che ha ricevuto un enorme numero di voti dagli italiani, perchè lo realizzasse.

E invece, Berlusconi aveva promesso di riformare scuola e giustizia, e non l’ha fatto. Di frenare il debito pubblico, e l’ha invece aumentato. Di tagliare i rami secchi, e invece ha salvato Alitalia con 500 miliardi di soldi nostri. Di snellire la pubblica amministrazione, ed ha fatto degli uffici della presidenza del Consiglio un superministero con migliaia di dipendenti. Aveva promesso di non mettere le mani nella tasche degli italiani, e invece ha aumentato la pressione fiscale in modo vergognoso. E da ultimo, si è ridotto a lanciare una campagna televisiva per «la lotta allevasione» – questa fantomatica armata Wenck delle sinistre – mettendo addirittura in bilancio i proventi della lotta, del tutto aleatori, anzi onirici.

Abbiate pazienza, pagliacci; sgombrate il campo, lasciate governare Goldman Sach e il Bilderberg, che sanno cosa fanno e perseguono uno scopo con costanza, e che voi avete già sottoscritto e servito, a volte perfino senza saperlo, perchè eravate distrati dalle tangenti, dal bunga-bunga, dalle quote-latte e da Santoro.

E’ un anno e mezzo di governo altrui, dopotutto. Uno dei tanti che già abbiamo vissuto. Magari riesce a fare qualcosa, che voi non avete mai fatto.



1) A Ferrero devo dare atto di aver saputo motivare, unico, il suo no al governo Monti: la BCE – ha detto – presta alle banche denaro all’1,5%. Perchè non lo presta agli Stati, e invece li costringe a finanziarsi sui mercati, dove quelle stesse banche chiedono, per il denaro che hanno ricevuto all’1,5%, il 7%, o, per la Grecia, il 120%? Qui c’è il nucleo di un programma alternativo ai poteri forti, in fondo al quale c’è il ripudio sovrano. Inutile dire che i berlusconiani e i bersaniani non l’hanno mai preso in considerazione.

Efesini 5,11: non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente

Lupi rapaci in cattedra
Vito Mancuso nelle sue opere –come riportato da “L’Osservatore Romano” e da “Civiltà Cattolica”- nega o svuota di contenuti circa una dozzina di dogmi, dal peccato originale alla resurrezione di Cristo, dall’eternità dell’infermo alla salvezza che viene da Dio. In un articolo ha respinto anche il dogma della Creazione e la dottrina proposta dall’”Humanae Vitae” sulla contraccezione.
Eppure negli ultimi due anni è stato invitato a parlare nelle Diocesi di Prato, di Gorizia, di Catania… Gherardo Colombo ritiene che il bene in sé e la giustizia in sé semplicemente non esistano: ciascuno potrebbe farsene un’idea personalissima, quindi relativa. Quanto alla virtù, nemmeno da prendere in considerazione….

Eppure ha parlato agli studenti del Seminario di Nola, nelle Diocesi di Foligno e Locri-Gerace, al Centro Pastorale di Cremona… Massimo Cacciari ha spiegato, nel Duomo di Milano, quanto bello sia vivere senza fede e senza certezze.
Eppure, oltre ad essere professore ordinario presso l’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano-, ha parlato nelle Diocesi di Livorno, Terni-Narni-Amelia, e Caserta, dove ha addirittura inaugurato l’attività dell’Istituto di Scienze Religiose “S. Pietro”,… E così via, l’elenco potrebbe continuare, includendovi altri “maestri del dubbio metodico”, come Beppino Englaro, che in una parrocchia di Verona ha presentato il suo libro pro-eutanasia.
Per questo, purtroppo, non stupisce, sebbene sempre amareggi, apprendere che -come ci viene segnalato dai nostri lettori- il Meic-Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale della Diocesi di Lodi abbia invitato per il 7 novembre uno come il citato Vito Mancuso quale relatore per una serie di incontri pubblici.
Senza alcuna ombra di dubbio, tutti costoro rientrano a pieno titolo nella categoria dei “falsi profeti” individuata dalla Scrittura, lupi rapaci vestiti da pecore, da cui il testo sacro invita a guardarsi: “Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt 7, 15-16), spiega. “Inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà. Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato” (Mt 24, 11-13).
 In effetti, in molti casi -complice il silenzio dei sacerdoti, per lo più presenti nella veste di moderatori, anche sui punti più delicati e sensibili- il pubblico, costituito in massima parte da cattolici comuni, supera le perplessità iniziali, ispirate dalla buona dottrina appresa sui banchi del catechismo, per giungere all’iniquo, scrosciante applauso finale.
Eppure, indipendentemente dalla gloria umana, “la loro condanna –assicura la Bibbia- è già da tempo all’opera e la loro rovina è in agguato” (2Pt 2,3). Il Catechismo della Chiesa Cattolica è molto chiaro contro chi tradisca o contribuisca a tradire la Verità, atto che, se “fatto pubblicamente, riveste una gravità particolare” (n. 2476), è un’“opera diabolica” (n. 2482), un’“offesa per indurre in errore” (n. 2483), “per sua natura condannabile” in quanto “profanazione della parola, mancanza in ordine alla giustizia ed alla carità”, ancora maggiore in caso di “conseguenze funeste per coloro che sono sviati dal vero” (n. 2485).
Ciò che stupisce non è, allora, che questi “maestri del dubbio” dicano quel che dicono: è, in un certo senso, il loro mestiere, la loro missione e cercano di portarla a termine nel migliore dei modi, ovunque ne sia data loro l’occasione. Ciò che davvero turba e sconcerta, piuttosto, è la remissiva accondiscendenza dei pastori d’anime, che –incuranti dei pericoli, cui espongono se stessi ed il gregge loro affidato- si portano il nemico in casa. Coi risultati, che –malauguratamente- sono sotto gli occhi di tutti. (M. F.)

mercoledì 9 novembre 2011

la culla dell'arte cristiana sarà trasformata in una moschea; il luogo della grande vittoria contro l'iconoclastia consegnato ai suoi epigoni

Nicea, chiesa trasformata in moschea
 di Marco Tosatti
Hagia Sophia di Nicea, il luogo in cui si svolse il settimo Concilio ecumenico nell'anno 787 sta per essere dichiarata una moschea dalle autorità turche

Hagia Sophia di Nicea, il luogo in cui si svolse il settimo Concilio ecumenico nell'anno 787 sta per essere dichiarata una moschea dalle autorità turche. Come la stampa turca riferisce la chiamata alla preghiera del muezzin è stata cantata giovedì scorso, per la prima volta dalla fondazione della Repubblica turca nel 1923. Il minareto è stato aggiunto alla Chiesa della città chiamata dai turchi Iznik durante il periodo ottomano. L'anno scorso fu restaurato. Con la preghiera celebrata all'inizio della festa islamica sacrificale domenica mattina, l'ex chiesa sarà pronta per le cerimonie religiose islamiche. La decisione dell'ufficio del Consiglio di amministrazione, l'autorità competente ha suscitato un dibattito feroce. Selcuk Mülayim dell'Università di Marmara, storico dell'arte ha sottolineato l'importanza dell'edificio nella storia del cristianesimo e ha avvertito che la mossa segnerebbe l’inizio di proteste da tutto il mondo. La camera di commercio di Iznik ha criticato la mossa come totalmente incomprensibile, dal momento che la piccola città vive di turismo. Controverso è anche il fatto se tocchi al Consiglio spiegare come la chiesa precedente sia stata convertita da un museo in una moschea. L'ufficio ha spiegato che l'edificio era stato segnalato da parte da parte della comunità “ingiustificatamente” come museo, dal momento che non era mai stato utilizzato come un museo prima. L'anno scorso in ogni caso, un cartello fu posto davanti alla struttura della chiesa restaurata con "Museo" scritto su di esso; un guardiano faceva pagare il biglietot di ingressoo. In Hagia Sophia di Nicea i vescovi dell'Impero romano furono riuniti nel 787, per decidere la controversia iconoclasta bizantina e per consentire la venerazione delle icone. Nicea fu anche il luogo di incontro del primo Concilio ecumenico nell'anno 325. Il palazzo in cui il Consiglio ha avuto luogo non esiste più. Hagia Sophia fu trasformata in una moschea dai musulmani nel 1331 quando conquistarono la città e dopo un incendio venne restaurata dall'architetto Mimar; fu poi distrutta nella battaglia di Bursa nella guerra d'indipendenza turca nel 1920. Le rovine vennero restaurate nel 2007 e hanno attirato turismo religioso cristiano.
tratto da: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=1459  

martedì 8 novembre 2011

La Bella Addormentata a Verbania



Dopo la I Giornata della Tradizione del 2010
dedicata alla figura del Beato Cardinale John Henry Newman

domenica 11 dicembre 2011
a Verbania, nell'Hotel "il Chiostro",

II Giornata della Tradizione, organizzata dalle chiese di Vocogno e di Domodossola
dove si celebra periodicamente la Santa Messa Tridentina.

Alle ore 15:00 si terrà una conversazione su
Perché dopo il Vaticano II la Chiesa è entrata in crisi. Perché si risveglierà,
con il Dottor Alessandro Gnocchi e il Professor Mario Palmaro,
autori del libro La Bella Addormentata, edito da Vallecchi .
Alle ore 17:30, dopo l'incontro sarà celebrata la
SANTA MESSA CANTATA nella Forma Extraordinaria del Rito Romano.


Sarà possibile fermarsi per la cena nel caratteristico Hotel, per tale esigenza è necessaria la prenotazione, entro il 4 dicembre, al numero telefonico: 349/28.48.054.


Le chiese di Vocogno e di Domodossola hanno un sito attivo di Fede e nella Fede: http://www.radicatinellafede.blogspot.com/

lunedì 7 novembre 2011

"l'autobus successivo!": parce nobis, Domine, parce populo tuo


Mentre esprimiamo la nostra solidarietà orante per la città di Genova e il nostro suffragio per coloro che sono periti in quella tragedia, offriamo una pausa di riflessione al Sindaco cui magari sono oggi imputate colpe antiche ma che non può negare di avere recentemente promosso e difeso la  pubblicità all'ateismo sugli autobus in circolazione a Genova. Ve li ricordate? Noi sì e ci ricordiamo anche che cosa con una certa prosopopea dichiarò il Sindaco Marta Vincenzi: "Chi è infastidito può sempre aspettare l'autobus successivo" ......



DELITTI E CASTIGHI
a cura di Rino Cammilleri


Il 16 marzo 2011, su RadioMaria, Roberto De Mattei ricordò che talvolta le calamità naturali sono castighi di Dio. E’ noto che un padre corregge i figli discoli perché vuol loro bene; segno che non se ne disinteressa (tutta la Bibbia è piena della sollecitudine, anche con mano pesante, di Dio nei confronti del suo popolo). Ma, poiché viviamo nell’epoca della «morte del padre», De Mattei fu subissato di improperi dal laicume nazionale, anche quello sedicente «moderato». Il 20 aprile De Mattei, sempre via radio, si spiegò meglio e ribadì il concetto.

Ricordò, tra le altre cose, le strisce apparse in Messina il 27 dicembre 1908, domenica. C’era scritto: «Gesù Cristo non è mai esistito». Nello stesso giorno, sul giornale anticlericale Il Telefono (Meucci era messinese) compariva la poesiola: «O Bambinello mio, vero uomo e vero Dio, per amor della tua croce fa sentir la nostra voce; Tu che sai, che non sei ignoto, manda a tutti un terremoto». La sera una processione parodistica di mangiapreti andava a buttare simbolicamente in mare un crocifisso. All’alba del lunedì 28 dicembre 1908 un terremoto del decimo grado Mercalli, seguito dal maremoto, rase al suolo Messina. Le vittime furono oltre 80mila. Il mondo intero rimase attonito.

A Messina l’unica cosa a rimanere in piedi fu l’orfanotrofio del messinese s. Annibale Maria Di Francia; tutti i piccoli restarono illesi. Il 16 novembre 1905 il santo aveva predicato in cattedrale e aveva avvertito che la città era «sotto la minaccia dei castighi di Dio». Ed era stato anche più esplicito: «Non posso nascondervi, fratelli miei, che appunto il terremoto è il flagello col quale io temo che il Signore voglia punirci».