venerdì 13 gennaio 2012

la libertà di opinione non è un diritto all’insulto

Manifestare è sacrosanto
di Francesco Agnoli

Ricordo ancora le vignette contro Maometto pubblicate alcuni anni orsono in Norvegia. L’effetto di quella trovata, e di analoghe successive, fu l’uccisione di alcuni cristiani. Ma anche a prescindere da quella reazione maledetta, personalmente mi indignai anche contro quell’ottuso giornalista occidentale che aveva voluto prendersi gioco, in quel modo, di una religione (che pure è, per un cattolico, falsa ed erronea). Penso che non si possa mai affrontare un dibattito, con qualsiasi avversario, ingiuriandolo in ciò che ha di più caro. Sputando sopra ciò in cui crede. Con un islamico, un buddista o quello che si vuole, si può discutere, argomentare, ma sempre usando la ragione e il rispetto.

Invece la cultura laicista, questo, non lo capisce.
Perché è profondamente intollerante, per natura. Non sopporta che vi sia nulla di sacro, di elevato, di metafisico.

La cultura laicista è quella che permette ad un Romeo Castellucci qualsiasi, in nome di una, di mettere in scena Gesù Cristo, una immagine del suo santo volto, del suo dolce sguardo d’amore, per renderla bersaglio di odio, di lancio di escrementi, di volgarità. Sul volto di Cristo sputavano già, duemila anni fa, i suoi persecutori. Per un credente è quasi una legge della fede: Cristo continua ad essere oggetto di odio dei malvagi, come aveva predetto.

Che Egli sia vittima, ostia per noi, non significa, però,
che si possa stare sempre a guardare. E’ giunta l’ora, per i cattolici, di far sentire la propria voce. I motivi sono tanti: il primo, ovviamente, è che Gesù Cristo è il Salvatore e che una ingiuria nei suoi confronti non può non ferirci profondamente, ben più che fosse rivolta a noi.

Il secondo è che tutti hanno diritto ad una voce che si alzi,
finalmente, contro la continua desacralizzazione in corso nella nostra civiltà, sempre più decadente e in decomposizione. Ogni giorno assistiamo a pseudo-artisti che, incapaci di bellezza, inventano presepi, crocifissi, dipinti blasfemi; di continuo vediamo derisi e svillaneggiati la famiglia, la vita, la paternità, la maternità…tutto ciò che vi è di più prezioso e di più sacro. Molti assistono instupiditi a questo spettacolo. Forse, se qualcuno alzasse la mano, per ribellarsi, non pochi prenderebbero coraggio, seguirebbero, e lascerebbero crescere in loro un urlo liberatorio: “Basta! Non ne possiamo più”.
Sì, la manifestazione del 28 gennaio, così come altre manifestazioni del genere, è profondamente giusta e doverosa. Plaudo a coloro che l'hanno convocata, sull’onda, forse, di quanto è già successo in Francia. Dove un gruppo di giovani è sceso in strada, ed ha espresso pubblicamente il proprio sdegno. Vedendo quei ragazzi dal volto pulito, che non rivendicavano né aborto libero gratuito, né spinello per tutti, ho pensato: che sia finito il 1968? Che stia cambiando qualcosa? Che quei giovani siano la speranza di domani? Non urlano, non spintonano, non odiano, non difendono i propri capricci o i propri interessi. Difendono il Volto stesso della Bontà, della Bellezza, della Verità. A costo di essere considerati dei reazionari, dei pazzi, degli intolleranti. Sì, perché la cultura laicista, intollerante, cari ragazzi che manifesterete, cercherà di far passare voi, i derisi, i vilipesi, per gli intolleranti, i nemici della libera espressione. Menzogne.
Certo, i pericoli ci sono. Se posso permettermi un consiglio, usate la massima prudenza, moderazione. Pregate, con lo stile composto dei cristiani; non urlate; non lasciatevi provocare da quei giornalisti alla ricerca di una frase un po’ forte, ad effetto. Cercheranno di impiccarvi ad un calzino spaiato, ad un rosario del colore sbagliato; ad una testa calva spacciata per altro… Tenete lontano qualsiasi movimento o partito politico, qualsiasi persona voglia fare approfittarne per fare il protagonista. Chiedete a chi viene con voi di portare con sé una sola bandiera, quella del battesimo; oppure, in mancanza di essa, un solo desiderio: quello di rivendicare il diritto al rispetto. Poi, poco importa se ci saranno cattolici più tradizionali o più progressisti (sarà il più sano degli ecumenismi); se ci sarà o meno l’appoggio di questo o di quel vescovo, di questo o di quel sacerdote…
C’è sempre bisogno di qualcuno che si fa forza e apre la strada… Magari, dopo di voi, sull’onda del vostro coraggio, della vostra compostezza, della vostra nobiltà di gesti e di azioni, del vostro contegno signorile, qualcuno avrà il coraggio di dire al suo edicolante di nascondere la pornografia esposta in bella vista; un altro oserà, in autobus, dire al vicino di non bestemmiare, “per favore”; qualcuno prenderà il coraggio di ricordare agli amici che quando l’umanità perde la capacità di porsi un limite, di riconoscere ciò che è sacro, finisce per ridurre ad escrementi non solo il cartellone di Castellucci, con il volto impresso di Cristo, ma anche la famiglia, la scuola, le strade, la vita di tutti i giorni. Auguri ragazzi, e siate, come voleva Cristo, serpenti e colombe; accorti e puri.
 
 

giovedì 12 gennaio 2012

c'è un Vescovo in Lombardia!

dal sito blog.messainlatino.it

Il Vescovo di Vigevano (Pv), Mons. Di Mauro

è contro lo "squallido spettacolo" di Milano.

Sul sito ufficiale della Diocesi "E' una perversa bestemmia"

Un nostro lettore, che ringraziamo, ci segnala che sul sito ufficiale della Diocesi di Vigevano (suffraganea dell'Arcidiocesi di Milano) è stato pubblicato un commento ufficiale, che illustra, con poche ma esplicite parole, "la squallida opera teatrale", definisce il regista Castellucci un "guitto", e condanna la "inaccettabile oltraggio" e la "perversa bestemmia".Complimenti per la coraggiosa (attesa e consolante) ed esplicita presa di posizione di condanna!Nel silenzio assordante e vergognoso, questo comunicato lascia intravdere un germoglio di speranza (e di credibilità nell'episcopato italiano).
Speriamo che avendo Mons. Di Mauro rotto gli indugi e dato l'esempio, sia imitato nel coraggio e nella fermezza da molti altri suoi confratelli di buona volontà e
cum firma fide.
Il sottolineato è nostro.
"SUL CONCETTO DI VOLTO NEL FIGLIO DI DIO", DEL GUITTO ROMEO CASTELLUCCI
Gentili Amici,

lo spettacolo teatrale "Sul concetto di Volto nel Figlio di Dio", che ha già suscitato scandalo e disgusto in Francia, tra poco approderà anche in Italia. E' infatti in programmazione al Teatro Franco Parenti di Milano, per le serate dal 24 al 28 gennaio.
In questa squallida opera teatrale viene consumato un inaccettabile oltraggio: il Volto di Cristo, che campeggia sullo sfondo, viene imbrattato con escrementi. Questa perversa bestemmia viene contrabbandata come "arte" dall'autore e regista Romeo Castellucci."

Santa Messa di riparazione


In occasione della rappresentazione a Milano dello spettacolo blasfemo di R. Castellucci, Sul concetto del volto di Cristo, la Fondazione Lepanto promuove

una S. Messa di riparazione

che sarà celebrata dal Rev. Don Giuseppe Vallauri all’altare della Madonna del Miracolo della basilica di

S. Andrea delle Fratte a Roma,
il 24 gennaio alle ore 16.

Fondazione Lepanto

Padre Serafino Lanzetta scrive all'Arcivescovo di Milano

A PROPOSITO DELLO SPETTACOLO BLASFEMO DI CASTELLUCCI
 PADRE SERAFINO LANZETTA SCRIVE ALL'ARCIVESCOVO DI MILANO
Al Rev.mo Signor Cardinale Angelo Scola,
Arcivescovo di Milano
Eminenza Reverendissima,
purtroppo nella sua città di Milano sarà inscenata una rappresentazione davvero blasfema contro il Volto e quindi la Persona di Nostro Signore Gesù Cristo.
La preghiamo caldamente di intervenire, levando la sua voce a nome di tutti i cattolici milanesi e italiani, perché Gesù Cristo sia rispettato da tutti, come noi rispettiamo gli altri.
A nulla vale camuffare il proprio dileggio per l'altrui fede, trincerandosi dietro i contorni evanescenti dell'arte contemporanea, il cui vero intento sarebbe noto solo all'artista, rimanendo ad altri (profani) sfuggevole e sempre al di là. No, si tratta di buon senso e, anche, di rispetto per le persone credenti in Gesù Cristo.
La libertà religiosa, come ci insegna Santa Madre Chiesa, è anzitutto un'esigenza del rispetto del diritto alla libertà religiosa e di conseguenza di tutto ciò che è contenuto sacro di una fede religiosa.
Eminenza, confidiamo pertanto in un suo intervento saggio e prudente, perché cessi davvero questo clima di cristianofobia che sempre più si alimenta. I nostri fratelli cristiani in altre parti del mondo vengono uccisi perché sono di Cristo. Uniamo la nostra voce al loro sangue e difendiamo la nostra identità.
L'occasione mi è anche gradita per formularLe sinceri e cordiali auguri di un Santo Anno nuovo.
p. Serafino M. Lanzetta
Francescani dell'Immacolata
parroco di Ognissanti-Firenze
Firenze, 9 gennaio 2012

mercoledì 11 gennaio 2012

dalla Cina luminosi esempi



Nel video si vede il vescovo cinese di Yong Nian, mons. John Han Ding Xiang, (1937-2007). Arrestato per ordine delle autorità comuniste, ha trascorso quasi 35 anni nel campo del lavoro, in carcere e agli arresti domiciliari. Testimone di Cristo fino alla fine. Autentico successore degli Apostoli, un vero cattolico e un vero Vescovo, rimasto fedele al Nostro Signore e alla Sua Chiesa fino alla fine dei suoi giorni. Preghiamolo perchè infonda un po' di coraggio anche ai nostri Vescovi.

dal sito: http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=3&id_n=6460
 
 
 

Morto in isolamento il Vescovo cinese John Han Dingxiang

di Enrico Leonardi
giovedì 13 settembre 2007

Se bastasse non sputare per terra, fare ordinatamente la fila o tenere puliti i taxi, i problemi di immagine per la Cina in vista dell’Olimpiade 2008 potrebbero essere facilmente risolti. Ma la situazione è ben diversa: alle campagne di bon ton e di politesse fa infatti tragico riscontro la pervicace sistematica violazione dei diritti umani, e in primis della libertà religiosa. Mercoledì 12 settembre 2007 il quotidiano Avvenire riportava (assieme all’allarme delle autorità cinesi per il timore “del terrorismo, del separatismo e dell’estremismo”, come a dire: mano libera sulla repressione interna) la notizia della morte di mons. John Han Dingxiang, vescovo sotterraneo di Yongnian. Tale avvenimento, diffuso dalla “Fondazione Kung” e ripreso dai siti di “Zenit” e di “Asianews” sorprendeva per le circostanze che lo caratterizzavano. “A poche ore dalla sua morte (avvenuta alle 11 di sera del 9 settembre scorso), al mattino presto, la salma è stata subito cremata e seppellita in un cimitero pubblico, senza possibilità per fedeli e sacerdoti di poterlo vedere, salutare e benedire. Per alcuni questo è il segno che la polizia “temeva la sua morte e voleva coprire delle prove”; per altri è solo un segno che la polizia voleva evitare celebrazioni pubbliche troppo vistose della Chiesa sotterranea” (da Asianews). Leggere la biografia del Vescovo Han fa venire i brividi: questa sepoltura frettolosa e quasi clandestina non è che l’epilogo di una serie di vessazioni delle autorità cinesi, causate semplicemente dalla sua fedeltà alla Chiesa. Nato nel 1936 aveva trascorso 35 anni della sua vita in assenza di libertà. Dal 1960 al 1979 le autorità cinesi lo avevano rinchiuso in un campo di lavoro. Ordinato sacerdote il 21 novembre 1986, Han Dingxiang aveva ricevuto l’ordinazione episcopale il 19 dicembre 1989. Da allora aveva subito undici detenzioni, l’ultima delle quali il 20 novembre 1999, mentre dirigeva un ritiro per alcune religiose. Trattenuto in varie località, dal 2005 se ne erano perse le tracce, fino a sabato scorso.
Joseph Kung, il Presidente della Cardinal Kung Foundation, aveva rilasciato il 4 gennaio 2006 questa dichiarazione a proposito della segregazione del vescovo Han: “È un fatto evidente che la campagna di terrore del governo cinese per costringere i sacerdoti e i fedeli della Chiesa sotterranea (clandestina) ad aderire alla chiesa patriottica è tuttora in corso e, addirittura, si sta intensificando. Faccio ancora una volta appello al Comitato Olimpico perché tenga conto di questi arresti e consideri l’ipotesi di annullare i Giochi olimpici in Cina nel 2008 per preservare il loro buon nome e il loro spirito”. Su una simile lunghezza d’onda si esprime Padre Bernardo Cervellera, che in occasione della presentazione del Rapporto 2006 di “Aiuto alla Chiesa che soffre” sulla libertà religiosa nel mondo, così ha affermato: “In Cina sta avvenendo una grande trasformazione di tipo non solo sociale ma anche religioso; chi pensa di salvare i rapporti economici con la Cina e con altri paesi, come l’Arabia Saudita, mettendo tra parentesi la necessità del rispetto della libertà religiosa andrà incontro ad un grande disastro. Ritenuto una minaccia per la stabilità del Paese, il rispetto della libertà di religione, invece, è condizione necessaria a garantire un reale sviluppo della democrazia e dell’economia in Cina, dove il disprezzo della vita umana genera pericolose tensioni sociali, destinate ad esplodere”. E, assieme a Magdi Allam, ha lanciato un appello: “Dire la verità, denunciare con coraggio e onestà gli episodi di persecuzione e violenza”, mantenendo alta l’attenzione sulla problematica, senza nascondersi dietro il politically correct. Per questo dedichiamo il nostro editoriale della settimana al piccolo eroico vescovo cinese, emblema di tutti i martiri oscuri della nostra epoca, nella preghiera e nella memoria per il loro sangue fecondo.

“I politici pensano alle prossime elezioni, gli statisti alle prossime generazioni” (A. De Gasperi)

Questa non voleva piangere per i sacrifici imposti dall'Europa!

Il Presidente della Commissione, Mr. Delors, ha detto in una conferenza stampa l'altro giorno che vorrebbe che il Parlamento europeo fosse il corpo democratico della Comunità, ha voluto che la Commissione sia l'esecutivo e vorrebbe che il Consiglio dei ministri fosse il Senato. No! No! No!. (dal Dibattito alla Camera dei Comuni, 30 ottobre 1990)

Per chi conosce l'inglese ecco il memorabile discorso del Primo Ministro Britannico Thatcher che più di vent'anni fa metteva in guardia contro il disastro cui sarebbero andati incontri i paesi europei decisi a fare una moneta comune, esprimendo un solenne triplice no no no al coinvolgimento della Gran Bretagna in tale follia. Memorabile davvero!

martedì 10 gennaio 2012

cosa avverrà alla vera consacrazione della Russia?

  Le misteriose

coincidenze di date

 legate a Fatima sono

davvero una casualità?

domenica 8 gennaio 2012

una macina da asino al collo

Se come si vede nella foto inserita nel volantino qui sotto a tirare le pietre contro il Sacro Volto di Nostro Signore Gesù Cristo sono chiamati dei bambini, lo scandalo e l'orrore sono raddoppiati, se possibile: è qualcosa di intollerabile, di intrinsecamente perverso e di satanico che merita solo la più ferma e totale condanna. Ma lo condanna non è solo nostra, ricordino bene questi fabbricatori d'odio e d'orrido: "Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato in mare" (Mc. 9, 37)

Qui sotto si vede meglio cosa fanno fare a dei poveri bambini: incredibile!
 Il sottofondo cacofonico conferma che sì si tratta proprio di cacolatria (culto del brutto), l'uomo sul letto conferma una visione disperata dell'esistenza, la lapidazione del Sacro Volto di Cristo conferma da parte di alcuni bambini l'ispirazione satanica di questa orribile messinscena.

«Haec est hora vestra, et potestas tenebrarum» (Lc 22,53).

E per lo "s-peccato-lo" di Castellucci offriamo una  recensione autorevole e profetica. Quella del Papa Paolo VI che nel settembre 1964 scriveva: "Innanzitutto voi non troverete più nel linguaggio della gente perbene di oggi, nei libri, nelle cose che parlano degli uomini, la tremenda parola che invece è tanto frequente nel mondo religioso, la parola 'peccato'. Gli uomini nei giudizi odierni, non sono più chiamati peccatori. Vengono catalogati come sani, malati, bravi, buoni, forti, deboli, ricchi, poveri, sapienti, ignoranti, ma la parola 'peccato' non si incontra mai. E non torna perché, distaccato l'intelletto umano dalla sapienza divina, si è perduto il concetto di peccato. Pio XII affermava: 'Il mondo moderno ha perduto il senso del peccato', che cosa sia, cioè, la rottura dei propri rapporti con Dio. Il mondo non intende più soffermarsi su tali rapporti. Cosa dice a volte la nostra pedagogia: 'L'uomo è buono: sarà la società a renderlo cattivo. Viene adottata, come norma, una indulgenza molto liberale, molto facile, che spiana le vie ad ogni esperienza, come se il male non esistesse. Ma come a contraddire tutto questo, guardate se c'è un filo ottimista nella produzione moderna; guardate se nei premi letterari, c'è un solo libro presentabile, che dichiari essere l'uomo buono, che esistono ancora delle virtù. Dilaga, al contrario, l'analisi del tanfo, della perversione umana, con la tacita, ma inesorabile sentenza che l'uomo è inguaribile. Ma Gesù vede e guarda a noi, che siamo povera gente, con tanti malanni, pronto a guarirci e ridarci quella veste del 'bambino' che è la vera grandezza nostra".



sabato 7 gennaio 2012

Dieu premier servi ! mobilitazione contro lo spettacolo blasfemo

All'assalto il nemico è debole!




DOPO
LA FRANCIA CATTOLICA

ANCHE
L'ITALIA CATTOLICA

SI MOBILITA CONTRO
LO SPETTACOLO BLASFEMO DI CASTELLUCCI
CHE ANDRA' IN SCENA A MILANO CON LA PRIMA
IL 24 GENNAIO 2012
Ci associamo all'iniziativa del Comitato San Carlo Borromeo,
che vi invitiamo a seguire,
per partecipare alla manifestazione fissata per


MARTEDI' 24 GENNAIO 2012
ALLE ORE 20,00
(scarica il volantino in formato pdf)

davanti al Teatro Franco Parenti
via Pier Lombardo, 14 Milano



contro la rappresentazione dello spettacolo blasfemo messo in scena da un tale Romeo Castellucci che, per fare soldi e conquistare un po' di fama moderna, ha pensato bene di usare il Volto di Cristo per imbrattarlo nel modo più volgare e schifoso possibile.



Quanti guai sta passando l'Italia, già culla del cattolicesimo!

Ci mancava solo un italiano a fare da agente del demonio contro la Chiesa e la Fede.
Crede forse costui che il suo ispiratore, il demonio, gli concederà chissà quali favori in quell'angolo dell'Inferno che gli ha promesso e riservato?

Povero illuso! L'unica cosa che otterrà è la misera e degradante fama in questo mondo che ha perso il ben dell'intelletto e corre sempre più velocemente verso la sua definitiva rovina.

Molti amici si sono mibilitati per esprimere pubblicamente la loro indignazione contro questa continua campagna di offese e di odio condotta dall'intero mondo laico contro Dio, contro Gesù Cristo, contro la Chiesa, contro i cattolici, contro ogni ordine e ogni giustizia e ogni ragionevolezza.


Il regno di Satana incombe, e percorre sempre più passi e sempre più speditamente!

Chi dice che tanto clamore alla fin fine non fa altro che amplificare l'attenzione per queste blasfemie che sempre più numerose vengono buttate in faccia al mondo cattolico, rispondiamo che il vero scopo di questi untori del male è di continuare indisturbati la loro opera di infezione morale e spirituale, al servizio delle mire del demonio.

Non si dimemtichi che il grande trucco del demonio è quello di cercare di far credere che non esista.
Il silenzio nei confronti di tanto fango montante contro Cristo e la Fede finisce col servire le mire del demonio, che si aggira famelico per divorare le nostre anime!

Occorre reagire
occorre ricordare a tutti che ci siamo anche noi cattolici
e che non intendiamo subire ancora in silenzio.

Dopo i cattolici francesi, ora tocca a noi!



Si ascolti la perorazione diffusa via internet dal Prof. Roberto de Mattei
http://www.corrispondenzaromana.it/roberto-de-mattei-contro-le-blasfemie-di-castellucci/

oppure

http://www.youtube.com/watch?v=CCZ35miAX24&feature=related

Si acceda ai diversi siti internet dell'area tradizionale e si comunichi la propria adesione alla manifestazione
http://www.unavox.it/link.htm#italiani

in particolare al sito del Comitato San Carlo Borromeo di Milano




ESPRIMIAMO LA NOSTRA INDIGNAZIONE AL MONDO LAICO

Teatro Parenti: Segreteria di Direzione, via Vasari, 15, 20135 Milano
tel.: 02.59995220 - martinamoretti@teatrofrancoparenti.it

Sindaco di Milano
: tel.: centralino unico 02.02.02- sindaco.pisapia@comune.milano.it

Ufficio Stampa del Comune di MIlano
. tel.: 02.88450150 - fax 02.88450568
posta elettronica: comunicazione.ufficiostampa@comune.milano.it

Dott. Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia: http://www.formigoni.it/

Consiglio Regionale della Lombardia
- Via Fabio Filzi, 22 - 20124 Milano - Tel. 02.67482.1



IMPORTANTE SOLLECITARE LA REAZIONE UFFICIALE
DEGLI ORGANI ISTITUZIONALI DELLA CHIESA CATTOLICA

DIOCESI DI MILANO (S. Em. Rev.ma Sig. Card. Angelo SCola)(Piazza Fontana, 2 -
Centralino: 02.85571 - posta elettronica: webmaster@chiesadimilano.it
Cancelleria: Tel.: 02/8556314-221 - Fax: 02/861396 - posta elettronica: Cancelleria@diocesi.milano.it)

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA,
Circonvallazione Aurelia, 50 - 00165 Roma - Tel. 06.663981
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SEGRETERIA DI STATO

(Palazzo Apostolico Vaticano, Citta del Vaticano 00120 - Tel.: 06.69.88.39.13 - Fax: 06.69.88.52.55)

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA CULTURA
(00120 Città del Vaticano - Tel.: +39-06.698.93811 - Fax: +39-06.698.87368, 87165 - posta elettronica: cultura@cultura.va)
PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
(00193 Roma, Via della Conciliazione, 5 - Tel.: 06.69.86.95.00 - Fax: 06.69.86.95.21)

venerdì 6 gennaio 2012

Dio benedica l'Ungheria

Corona di Santo Stefano d'Ungheria

Una nazione fatta si e' data un nuovo governo e una nuova costituzione: non vuole essere succube dei banchieri. L'Ungheria e' uno degli stati a cui l'Italia e l'Europa intera dovrebbe guardare e seguire l'esempio. Eppure qualche fariseo si straccia le vesti....Ecco in che cosa consiste il preambolo della suddetta Costituzione entrata in vigore a partire dal 1 gennaio 2012: leggiamo e gustiamo. 


Dio benedica l’Ungheria!
Noi, membri della Nazione ungherese, all’inizio del nuovo millennio, nella nostra responsabilità davanti a tutti gli Ungheresi, dichiariamo quanto segue:
Siamo fieri che il nostro re Stefano il Santo mille anni fa abbia fondato lo Stato ungherese su solide fondamenta e abbia reso la nostra patria parte dell’Europa cristiana.
Siamo fieri dei nostri antenati, che combatterono per la salvaguardia, la libertà e l’indipendenza della nostra patria.
Siamo fieri delle straordinarie opere spirituali degli uomini e delle donne ungheresi.
Siamo fieri che il nostro popolo abbia difeso per secoli l’Europa, combattendo per i suoi valori e accrescendoli con la propria dedizione e il proprio zelo.
Riconosciamo il Cristianesimo come forza che tiene insieme la nazione. Rispettiamo le diverse tradizioni religiose del nostro Paese.
Giuriamo di conservare l’unità spirituale e culturale della nostra nazione, più volte lacerata nelle tempeste del secolo appena concluso. (..)


Ed ecco due interessanti articoli di commento


Altro che Ungheria! In pericolo è la NOSTRA libertà !!!


Non mi piace (e mi preoccupa) l’andazzo del governo di Victor Orban, in Ungheria: penso che il Partito popolare europeo (di cui Orban è vicepresidente) dovrebbe discuterne subito.
Ma vedendo che Corriere della sera e Repubblica già lanciano la crociata contro il governo di Budapest, eletto da una maggioranza di due terzi, mi chiedo: siamo sicuri che noi italiani possiamo permetterci il lusso di dare lezioni all’Ungheria?
COMPAGNO NAPOLITANO
Temo che gli ungheresi possano dirci: cari signori italiani che volete insegnarci il liberalismo, voi avete eletto presidente della Repubblica, dunque simbolo morale di tutta la vostra nazione, e tutti i giorni incensate sui giornali (a cominciare da Corriere, Repubblica e Stampa), un uomo politico che fu dirigente del Partito comunista di Togliatti e di Stalin.
L’on. Napolitano, nel 1956, quando i carri armati sovietici schiacciarono nel sangue il nostro popolo che chiedeva libertà, si pronunciò così: “L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione ma alla pace nel mondo”.
Quell’invasione (“per la pace”) massacrò 2700 ungheresi, oltre alla libertà e all’indipendenza di quel Paese. Congelando un’evoluzione che poteva iniziare allora e non nell’89.
Noi replicheremo che Napolitano ha poi riconosciuto l’errore.
Ci mancherebbe! Volete che quarant’anni dopo, a comunismo crollato – ci diranno gli ungheresi – esaltasse ancora l’invasione?
Ma il passato conta e non può essere cancellato. Specie se uno non si ritira in pensione, ma diventa presidente della Repubblica. E specie se volete dar lezioni di libertà a noi.
D’altra parte, bisogna ammettere che se si legge l’ “autobiografia politica” di Napolitano intitolata “Dal Pci al socialismo europeo” (Laterza), uscita nel 2005, alla vigilia della sua elezione al Quirinale, la “revisione” sui fatti ungheresi sembra ancora il dibattito interno al Pci: dà ragione ad Antonio Giolitti e a Di Vittorio, riconosce che avevano ragione i dirigenti comunisti ungheresi che si opposero ai carri armati e furono spazzati via, ma non dà ragione agli anticomunisti.
Ed evita di fare i conti con tutta la verità storica.
RIVELAZIONI SU TOGLIATTI
Per esempio. Si era sempre scritto che il Pci avesse “solo” (sic!) applaudito sull’Unità i cingolati del tiranno e condannato gli operai che chiedevano pane e libertà come “controrivoluzionari”, “teppisti” e “spregevoli provocatori”.
Ma Togliatti non fece solo questo.  Lo si è scoperto alla fine del 1992, quando il presidente russo Eltsin consegnò al presidente ungherese i documenti riguardanti l’invasione dell’Ungheria che erano custoditi negli archivi segreti dell’ex Urss.
Da quella documentazione si è scoperto che il 30 ottobre 1956 il presidium del comitato centrale sovietico – in linea con la destalinizzazione di Kruscev – aveva deciso all’unanimità di evitare l’intervento armato in Ungheria. Invece il giorno dopo capovolse tutto e decise di “restaurare l’ordine in Ungheria”.
A cosa fu dovuta questa retromarcia?
Si è ipotizzato che a modificare la prima decisione sovietica – scrivono Zaslavskj ed Aga-Rossi – “contribuirono le prese di posizione di alcuni rappresentanti del blocco comunista a favore di un intervento. A questo proposito rimane da approfondire il ruolo avuto dal telegramma di Togliatti” dove costui “definì gli avvenimenti ungheresi ‘la rivolta controrivoluzionaria’ e sollecitò il governo sovietico a prendere una posizione chiara, per evitare che assumessero una ‘direzione reazionaria’ ”.
Questa è appunto la scoperta: una lettera (dura con gli ungheresi) di Togliatti spedita urgentemente, per telegramma, a Mosca proprio quel 30 ottobre tramite l’ambasciata sovietica.
Togliatti – essendo stato così vicino a Stalin – aveva allora un grosso peso nel mondo comunista internazionale, infatti “all’interno dell’Unione Sovietica la sua lettera fu utilizzata dall’apparato di propaganda per giustificare l’intervento” (Zaslavskj).
Dunque oggi si può dire che il ruolo del leader del Pci non fu solo quello di lodare i carri armati che invasero l’Ungheria per “sbarrare la strada al terrore bianco e schiacciare il fascismo nell’uovo”.
Di tutto questo Victor Zaslavskj ha scritto in due volumi del 1997 e del 2004, ma Napolitano nel suo libro del 2005 non ne fa alcuna menzione. E continua a sostenere che l’errore del Pci fu solo “la giustificazione del sanguinoso intervento”.  
E’ ANCORA COMUNISTA?
Del resto tutta la revisione di Napolitano appare indulgente e “continuista”. Mai una vera rottura.
Pur essendo approdato, come dice il titolo del libro, al “socialismo europeo”, da nessuna parte egli scrive che avevano ragione gli anticomunisti (come il cardinale Mindszenty o come Luigi Gedda e Pio XII).
Non mi pare che scriva che fosse immorale e ingiustificabile sostenere le disumane tirannie comuniste e propagarne le stomachevoli menzogne.  
Anzi. Si legge talora una sorprendete apologia del Pci degli anni Quaranta, proprio il periodo di Stalin. Ci si aspettava che almeno nel 2005 Napolitano riconoscesse l’enorme merito storico della Dc, di avere letteralmente salvato la libertà e l’indipendenza dell’Italia dalla minaccia (anche militare) comunista.
E invece scrive testualmente che “dopo le elezioni del 18 aprile 1948, la Democrazia cristiana (…) intraprese coi suoi alleati di governo una politica che risultò oscurantista e perfino liberticida rispetto ai valori della laicità dello Stato, ai diritti costituzionali dell’opposizione, alle espressioni culturali e artistiche non gradite”.
Poi sottolinea quanto fosse “persuasiva la strategia di opposizione del Pci” elogiando “il successo di una vigorosa e ben motivata azione politica del Pci, che lo qualificò come partito difensore della Costituzione repubblicana e della libertà della cultura, e che fu certamente benefica per il paese, per la democrazia italiana” (pagg. 16-17).
Dunque il Pci di Togliatti e di Stalin fu il salvatore della democrazia e della libertà, mentre la Dc di De Gasperi fu “liberticida” e “oscurantista”. Scritto nel 2005, alla vigilia dell’elezione al Colle.
Vogliamo oggi dar lezioni all’Ungheria?
NOI NON SIAMO PIU’ LIBERI
Bisognerebbe essere stati sempre liberaldemocratici e anticomunisti, come pure antifascisti (teniamo conto che questo Orban fu un oppositore del regime comunista ungherese). Ma in Italia pochi lo sono stati.
Fa bene il “Corriere” ad attaccare Orban  perché “la nuova Carta rende retroattivamente ‘responsabili dei crimini comunisti’ commessi fino al 1989 i dirigenti dell’attuale partito socialista (ex comunista)”, ma noi siamo stati sempre netti nella condanna del comunismo, senza amnesie e reticenze?
E’ sacrosanto criticare le decisioni del governo ungherese se limitano la libertà di stampa o altre libertà o i diritti delle minoranze. Ma perché condannare il riferimento a Dio nella Costituzione (“Dio benedica gli ungheresi”), un motto uguale a quello delle istituzioni americane o inglesi?
Il Corriere pone fra i capi di imputazione il fatto che la nuova Costituzione “stabilisce che l’embrione è un essere umano sin dall’inizio”.
E’ forse un crimine? Li condanniamo dall’alto di milioni di aborti legalizzati in Europa? Magari mentre digeriamo senza proteste la legge sugli aborti forzati in Cina che fa milioni di vittime?
Repubblica imputa a Orban di aver varato “una legge che toglie autonomia alla banca centrale, sfidando Bce e Fmi”. Ma la sovranità spetta ai popoli o a Bce e Fmi?
Siamo più liberi e liberali noi italiani che abbiamo consegnato la nostra sovranità a un ente privato come la Bce o alla Bundesbank, facendoci dettare da loro il programma di governo e il nuovo governo?
Siamo più liberi noi, ormai costretti a lavorare gratis per lo stato fino ad agosto e a consegnare alle banche i nostri stipendi, senza più neanche il diritto di prelevare liberamente i nostri soldi dovendo giustificare prima allo stato come intendiamo spenderli? Sarebbe questa la libertà che vogliamo insegnare all’Ungheria?
Antonio Socci
Da “Libero”, 5 gennaio 2012
Dittatura Europea. In Ungheria sono iniziate le manovre per eliminare un governo voluto dal popolo
(di Paolo Deotto su Riscossa Cristiana del 05/01/2012) Se qualche anima bella non ha ancora ben chiaro cosa succede in Europa, e cosa è appena successo in casa nostra, dove la burocrazia bancaria e massonica della UE è al comando, tramite il governo killer di Monti, andiamo a guardare cosa sta accadendo in questi giorni in Ungheria.
È bene premettere che in Ungheria nel 2010 è accaduto un fatto terribile: ci sono state le elezioni politiche e ha vinto, ampiamente, il partito Fidesz, guidato da Viktor Orban, che è così divenuto, per la seconda volta, Primo Ministro.
Il 18 aprile dello scorso anno il Parlamento ungherese, dove la maggioranza detiene i 2/3 dei seggi, ha approvato il testo della nuova Costituzione dell’Ungheria.
Fin qui, potremmo dire, che c’è di strano? Uno Stato sovrano – l’Ungheria – porta al Governo, con libere elezioni, chi più gli aggrada. Finché vogliamo continuare a parlare di democrazia, dobbiamo accettare che il popolo possa liberamente decidere il proprio destino.
Già, ma parlavamo di fatto terribile non a caso. Perché questa fantastica Unione Europea (proprio in questi giorni “celebriamo” il decennale dell’euro, che ci ha premesso di vivere tutti molto peggio di prima…) non si limita ad essere una potente organizzazione bancaria e finanziaria, ma si è anche autonominata custode delle coscienze e insindacabile giudice del Vero e del Falso, del Bene e del Male.
La UE insorse già nello scorso aprile, perché la nuova Costituzione ungherese diceva cose terribili e spaventose. A questo proposito pubblicammo un articolo dal titolo “Orrore, orrore. La nuova costituzione ungherese parla di Dio”. In questo articolo (che potete rileggere cliccando sul titolo) facevamo un’elementare previsione: “Non dubitiamo che le forze sane, laiche e democratiche, scenderanno al più presto in lotta. Però, per ora, sono annichilite dall’orrore, vetrificate dallo sdegno”.
Le novità introdotte in Ungheria dalla nuova Costituzione non rappresentano che il ritorno a una razionalità elementare, nonché il riconoscimento che la Nazione ungherese è una nazione cristiana, e altri particolari che potrete leggere nel comunicato stampa di Nino Sala, segretario del Partito Tradizional Popolare, pubblicato oggi anche su Riscossa Cristiana.
In particolare vorremmo sottolineare che in Ungheria viene introdotto (o meglio, ripristinato) il controllo statale sull’attività della Banca Centrale. Attenzione, signor Orban, in questo modo Lei rischia la pelle, perché tocca interessi enormi!
Ebbene, le forze sane laiche democratiche eccetera hanno iniziato a scendere in campo con manifestazioni di piazza, e col viatico eccellente della signora Clinton, segretario di Stato del Paese guidato dal bombarolo Obama. I commissari europei hanno gridato forte e alto il loro sdegno, e l’Ungheria ora rischia di subire sanzioni.
Salvo errore, non si è ancora pronunciato il vecchio comunista Napolitano (forse causa le festività natalizie), che in genere rilascia dichiarazioni su tutto per otto giorni alla settimana. Attendiamo, anche perché lui è un esperto su come rimettere in riga gli ungheresi che vogliano essere liberi e indipendenti.
Dunque la piazza ungherese è in agitazione. Vedremo il seguito. Vedremo se il signor Orban, che non ha ancora cinquant’anni, verrà a breve accusato di scandalosa vita (pro memoria: attualmente in Europa si parla di scandalo se a un uomo piacciono le donne. Se siete omosessuali, transessuali, chissacosasessuali andate tranquilli, non rischiate nulla). Non sappiamo se Viktor Orban sia ricco o povero, se abbia conflitti di interesse, o che altro. Ma sono dettagli. Le accuse si trovano sempre, basta inventarle. Possiamo solo augurarci, per il bene e la libertà dell’Ungheria, che in quel Paese ci sia una magistratura seria.
La piazza si agita, e anche un bambino scemo sa che le piazze si agitano quando sono ben organizzate e orchestrate. Nella fattispecie la “solidarietà” americana e UE è così smaccata da rendere superfluo ogni commento.
In casa nostra i mezzi di informazione (fatte sempre le solite debite, ma purtroppo scarse, eccezioni) si accodano disciplinatamente.
Il Corrierone ci informa che in piazza sono scesi ben 70.000 ungheresi, e forse si fa prendere un po’ la mano, visto che un altro foglio di regime, il “Fatto” parla di trentamila (ed evoca anche, chissà perché, lo spettro dell’antisemitismo…). Ma ecco che un altro giornale allineato, L’Unità, ci informa di un fatto terribile, agghiacciante, degno di una cooperativa tra Dario Argento ed Edgar Allan Poe: Viktor Orban è amico di Berlusconi!
Morale della favola: gli ungheresi si sono dati il Governo che hanno voluto, le elezioni politiche si sono tenute regolarmente, nessuno a suo tempo ha parlato di brogli elettorali, o simili faccende. A questo punto accade che la maggioranza nata dalle elezioni faccia il suo mestiere, ossia pretenda di governare il Paese.
Ma c’è un particolare: la democrazia in Europa è ormai in fase terminale. La volontà popolare non ha alcun peso. Se un Governo regolarmente eletto adotta una politica che non è ossequiente verso quel mix diabolico di banche, poteri forti, interessi finanziari, in buona parte tra loro legati dal comune grembiulino, quel governo è destinato a morire. Se poi, nel caso specifico dell’Ungheria, quel governo pretende al contempo di ricordare le radici cristiane del Paese e di limitare lo strapotere della grande finanza, riportando sotto il controllo statale l’attività della Banca Centrale, la catastrofe è totale.
Sono, purtroppo, prevedibili giorni molto duri per l’Ungheria. Il fuoco di artiglieria mediatico è già iniziato. Gli ungheresi, quella gran maggioranza che ha portato Orban al Governo, non i 30 o 70.000 che ora vengono inquadrati in piazza a urlare, saranno attaccati impietosamente, né sappiamo se potranno continuare ad avere il Governo che, lo ripetiamo, hanno liberamente scelto.
Ma le libere scelte dei popoli, i fatti lo dimostrano, non valgono nulla per il megapotere europeo.
QUESTO NUOVO SCHIFO DOVREBBE FARCI RIFLETTERE SU UN FATTO ELEMENTARE: E’ URGENTE USCIRE DA QUESTA CAMERA A GAS CHE SI CHIAMA “UE”. OGNI GIORNO E’ SEMPRE PIU’ CHIARO CHE SI MARCIA SULLA STRADA DEL “SUPERSTATO”, SULLA CANCELLAZIONE DELLE IDENTITA’ NAZIONALI, SULLA CREAZIONE DI UNA EUROPA FATTA DI DISCIPLINATI CONSUMATORI CHE, ZITTI ZITTI, DOVRANNO OBBEDIRE A UNA CASTA DI BUROCRATI CHE NON RAPPRESENTANO ALTRO CHE SE’ STESSI E GLI INTERESSI DEI GRUPPI PER CUI LAVORANO. IL GRANDE STATO EUROPEO: PRIMA TAPPA PER REALIZZARE IL GRANDE STATO MONDIALE VAGHEGGIATO DALLA MASSONERIA.
Dio aiuti l’Ungheria. E anche l’Italia