martedì 27 marzo 2012

quando i direttori di giornali si impalcano a teologi censori si beccano un "sutor, ne ultra crepidam!"

 
Lettera aperta di Mons. Livi a Tarquinio, Direttore dell'Avvenire, sul "Caso Enzo Bianchi"



A completamento del discorso avviato da Mons. Livi che si è visto inopinatamente attaccare dal Direttore di Avvenire e che qui sotto si difende per bene, visto che siamo un po’ stanchi di essere attaccati da “Avvenire” che vorremmo sentire nostro e vorremmo poter difendere quando un guitto si permette di invocarne la chiusura (e invece ci tocca tacere, perché sennò gli diamo ragione!), ecco alcune tra le più clamorose e per nulla condivisibili prese di posizione del giornale diretto da Tarquinio. Inoltre  bisogna anche pur dire che con Boffo il giornale non era mai caduto così in basso:
1)   Sul referendum svizzero sui minareti si linciarono gli elettori svizzeri e disse che "per noi i minareti sono come campanili!".
2)   Il violento attacco contro il prof. De Mattei  dopo il suo discorso sui terremoti e castighi di Dio. Nel fare questo una seria reprimenda ci fu anche per il pur moderato padre Cavalcoli o.p. che aveva difeso il professore.
3)   Sostegno incondizionato al progetto di legge sul "testamento biologico" senza capire che è il cavallo di Troia per l'eutanasia.
4)   In tema di aborto, pur dichiarandosi contro, chiaro è il il sostegno alla legge 194, "per applicarla bene".
5)   Esaltazione acritica del Convegno di Todi , salvo poi fare una bella capriola dopo l'intervento chiarificatore del card. Bagnasco.
6)   Esaltazione acritica del governo Monti e dei ministri "cattolici" (i quali, se “Avvenire” non se ne fosse accorto con la legge sull’Imu hanno denunciato de facto il Concordato, giacché, se i calcoli già fatti da qualcuno sono giusti, se la Chiesa deve sborsare esattamente quello che riceve dallo Stato, oltre quello che già sborsava prima nell’ordine di milioni di euro, siamo di nuovo alle Leggi Siccardi, ma tutto va bene, madama la marchesa!, perché Monti è sobrio e non un becero  fornicatore come avevamo prima).
7)   Silenzio totale sul divorzio breve.
8)   Silenzio (o quasi) sull'abolizione della domenica e sulla cancellazione della festa del Santo patrono.
9)   Adesione incondizionata alle celebrazioni del risorgimento.
10)  Sostegno di tipo dogmatico alle tesi darwiniste in modo acritico e sberleffi nei confronti dei creazionisti o dei sostenitori dell' Intelligent Design.
11)  In occasione dello spettacolo blasfemo di Castellucci, ben 3 editoriali di sostegno per l'assurda tesi di Socci e critiche per i cattolici che protestavano e pregavano in riparazione.
In tutto questo rimane una sola consolazione: sapere che “Avvenire” è la voce ufficiosa, non ufficiale della CEI! ma ora veniamo alla dignitosa risposta di Mons. Livi al Direttore di Avvenire (tratto da: Messainlatino)

A seguito delle dichiarazioni del Direttore di Avvenire, Tarquinio, l'autore dell'articolo "Falsi Profeti" che ha destato tanta indignazione-delusione tra gran parte dei Cattolici (forse perchè ha aperto loro gli occhi sugli errori ideologici - eresie di Enzo Bianchi) scrive una lettera aperta a Tarquinio e LaBussolaQuotidiana la pubblica il 27.03.2012.
A.C.


"Sig. Direttore,

Il 23 marzo scorso Lei sul Suo giornale mi ingiunge di vergognarmi per quello che avevo scritto su La Bussola Quotidiana a proposito di Enzo Bianchi, accusandomi di aver orchestrato squallide manovre diffamatorie basate sulla menzogna. Siccome alcuni lettori (anche se non tutti) e i cattolici italiani in generale possono aver pensato che queste accuse (che costituiscono – queste sì – denigrazione e diffamazione nei miei confronti) siano fondate, mi vedo costretto a fornire loro pubblicamente alcune spiegazioni.

1. Io non ho scritto contro Enzo Bianchi come persona ma contro la sua “fama di santità”, ossia contro la presentazione che se ne fa come di un vero mistico, di un autorevole interprete della Scrittura, di un venerato maestro di dottrina cristiana, di un eroico combattente per la riforma della Chiesa e per l’ecumenismo. Io vorrei invece richiamare l’attenzione di chi ha responsabilità pastorale sul fatto che i suoi scritti e i suoi discorsi – che certa stampa utilizza come se potessero essere dei validi sussidi per la catechesi ? sono inficiati di un’ideologia neognostica, incentrata sul progetto di una religione universale a carattere etico (la Welthethik), secondo la prospettiva del suo autore di riferimento, che è Hans Küng.

2. Per questo preciso motivo ho deprecato lo spazio e il rilievo che il Suo giornale ha dato a una meditazione biblica di Bianchi, pubblicandola in un paginone a colori di “Agorà” della domenica. Io l’ho visto distribuito in alcune chiese di Roma assieme ai foglietti della Messa, e mi è sembrato assurdo che quel commento di Bianchi al Vangelo della prima domenica di Quaresima fosse presentato ai fedeli quasi come un sussidio per la pastorale liturgica. Quale approfondimento della dottrina cristiana e quale edificazione nella fede eucaristica – mi domandavano – possono venire da discorsi che presentano Gesù come un modello (umano) di quella morale umanitaria che ritiene di poter prescindere dalla grazia del Redentore? Il modo è pieno di gente che parla di Gesù in termini che sono più propri dell’umanesimo ateo che del dogma cattolico: non è questo che mi turbava: mi turbava i fatto che ancora una volta fosse presentato come un autorevole maestro della fede, con l’autorevolezza che può conferire il “giornale dei vescovi italiani”, un personaggio che, a mio avviso, la vera fede non contribuisce affatto a diffonderla. Non si tratta di un problema personale o ideologico, ma di un problema esclusivamente pastorale, e io come sacerdote lo considero l’unico problema importante.

3. Lei, Direttore, non ha ragione quando scrive che io avrei potuto criticare Bianchi o altri collaboratori di Avvenire «su ciò che è opinabile: valutazioni storiche e socio-culturali, opinioni artistiche, scelte lessicali, giudizi politici…», mentre invece mi sarei «azzardato» a «porre in dubbio la fede altrui e l’altrui indiscutibile adesione alla buona dottrina cattolica su ciò che è opinabile non è». Lei non ha ragione perché io critico appunto il modo di commentare il Vangelo in un giornale ufficialmente cattolico, e in questa materia nella Chiesa c’è sempre stata e sempre ci sarà il diritto di critica (la teologia cattolica e lo steso dogma nascono dal confronto critico con i diversi modi di presentare il contenuto della rivelazione divina). Ciò che per un cattolico «opinabile non è» è solo il dogma enunciato dalla Chiesa con il suo magistero solenne. Le interpretazioni del dogma e la sua presentazione catechetica, così come le scelte pastorali, sono invece materia di libera discussione. Non c’è nulla di criminoso e di vergognoso nel fatto di aver voluto manifestare la mia opinione circa l’inopportunità pastorale di presentare alla meditazione dei fedeli dei discorsi, come quelli di Bianchi, così ambigui rispetto al dogma cattolico. Da quando è diventato «indiscutibile» il fatto dell’«adesione alla buona dottrina cattolica» da parte dei collaboratori dell’Avvenire? Basta la parola del Direttore? È un nuovo caso di «Roma locuta, quaestio finita»?

4. Nel fare quei rilievi dottrinali e pastorali, peraltro, io non ho minimamente voluto «porre in dubbio la fede altrui», cioè di Enzo Bianchi. Sembra che Lei, dottor Tarquinio, non abbia presente la fondamentale distinzione tra la fede come atto interiore del soggetto che aderisce con tutto se stesso a Cristo e alla sua dottrina (e di questo atto interiore è consapevole solo il soggetto stesso) e la fede come enunciazione esteriore (professione di fede, proclamazione della fede, catechesi, evangelizzazione, teologia); io so bene di non dover giudicare la sincerità e la fermezza della fede egli altri (della coscienza di ciascuno di noi è giudice solo Dio, il quale «scruta i reni e il cuore» degli uomini), ma so anche che ho il dovere di giudicare la rispondenza di un discorso sul Vangelo alle verità fondamentali contenute nella dottrina della Chiesa: è un dovere che in primis spetta al collegio episcopale, con a capo il Papa, ma spetta, per partecipazione sacramentale, anche a un semplice sacerdote come me, impegnato da sempre nella formazione cristiana dei fedeli con il mio lavoro pastorale e con la docenza nell’«Università del Papa». Certo, il mio giudizio – di approvazione o di critica – è soggetto a errore dal punto di vista dottrinale, e anche dal punto di vista della prassi può risultare meno opportuno o conveniente: ma è pur sempre un atto legittimo, anzi doveroso, quando uno come me ritiene in coscienza che il bene comune della comunità ecclesiale lo richieda.

5. Lei scrive che il mio è «un testo feroce, nel quale si procede con metodi degni della peggiore “disinformatsja”: estrapolando frasi, selezionando concetti, amputando verità, distillando veleni». In realtà, le frasi dello scritto di Bianchi che ho citato sono testuali, e in un breve scritto non potevo certamente riprodurre tutto il testo pubblicato nel paginone di Avvenire (chi no crede alla sintesi che io ho fatto potrà confrontarla con l’originale); sono però frasi emblematiche, che nemmeno il contesto può contribuire a “salvare” (anzi, a me sembra che tutto il discorso che Bianchi fa sul potere e sul denaro ha senso solo presupponendo che Gesù sia solo un modello morale, un uomo esemplare). Nessuno scrittore dei primi secoli, nessun letterato cristiano moderno, nessun teologo intenzionato a rispettare il dogma si è mai sognato di parlare di Gesù come di una «creatura», di un uomo cioè che insegna agli altri uomini come si deve rispettare Dio, che è il Creatore. Bianchi è un biblista: ma dove mai si trova nella Bibbia la definizione di Gesù come «creatura»? Che cosa avranno pensato quei fedeli che hanno letto il testo di Bianchi sull’Avvenire e poi a Messa hanno recitano il Credo, dicendo di Gesù che Egli è «Dio da Dio» e che è «generato, non creato»? Devono pensare che la professione di fede della Chiesa è una formula antiquata e che è meglio credere alle spiegazioni moderne e aggiornate di Bianchi? Questo è il vero problema: un problema che interessa necessariamente chi ha sensibilità pastorale e si sente responsabile dei messaggi dottrinali che vengono proposti da personaggi che (non sempre meritatamente) godono di credito presso i fedeli, soprattutto se sono veicolati dalla stampa che si presenta come la voce (almeno ufficiosa) della Chiesa italiana.


Antonio Livi"
fonte: la Bussola Quotidiana del 27.03.2012

lunedì 26 marzo 2012

Le porte restano aperte. Preghiamo per una soluzione revciprocamente soddisfacente per il bene della Chiesa


In Francia Riposte Catholique e in Italia chiesaepostconcilio.blogspot.it riportano la notizia che il Superiore del distretto tedesco della FSSPX ha chiesto di intensificare la preghiera: ci uniamo anche noi alle preghiere.   
 

Domenica, in una lettera letta in tutte le cappelle e luoghi di culto serviti dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X in Germania, don Franz Schmidberger, superiore del distretto tedesco della FSSPX, ha ricordato la portata delle richieste di Roma a Mons. Fellay durante il suo ultimo incontro col card. Levada e la risposta che deve esser data dalla Fraternità entro il 15 aprile prossimo.
Nonostante gli aspetti sgradevoli della procedura, padre Franz Schmidberger ritiene che possa essere trovata una soluzione soddisfacente. Egli ritiene che se questa effettivamente si realizzasse, rinforzerebbe considerevolmente coloro che, oggi nella Chiesa, si adoperano per la sua restaurazione. Nel caso contrario, essi sarebbero piuttosto indeboliti. Don Schmidberger conferma l'importanza dell'accordo tra Roma e la FSSPX, non solo per essa stessa, ma per tutta la Chiesa cattolica.
Per questo si chiede ai fedeli tedeschi delle cappelle della FSSPX - richiesta che ben può essere estesa al di là delle frontiere tedesche e oltre la stessa Fraternità San Pio X -, di pregare con insistenza per liberare la Chiesa dalla crisi nella quale oggi essa permane.

Questa analisi si riallaccia in definitiva a quelle che avevamo espresso lo scorso 16 marzo dopo l'incontro tra Mons. Fellay e il card. Levada, analisi condivisa da Jean-Marie Guénois, rinforzata dalle conferme di Mons. Bonfils e dalla lettera aperta di don Nicola Bux. Da entrambe le parti restano dunque aperte le porte e, per la Chiesa, un'autentica speranza di restaurazione.

domenica 25 marzo 2012

un guscio vuoto


Ci permettimo di rilanciare quest'intervista molto bella ed interessante che è passata un po' in sordina ma che ci pare davvero molto importante far conoscere. Si tratta di un punto di vista che condividiamo in pieno e che sintetizza, pensiamo, l'esperienza e il pensiero di molti dei nostri lettori. Ne ringraziamo chi l'ha realizzata, chi l'ha pubblicata e soprattutto il dott. Gnocchi.
Intervista
(concessa in esclusiva alla CORSIA DEI SERVI)
ad ALESSANDRO GNOCCHI*   
Bergamo, gennaio 2012
1- Qual è, secondo lei, lo stato di salute della Chiesa al giorno d’oggi? Sono questi i tempi in cui la profezia di Papa Paolo VI (anche nella Chiesa è entrato il fumo di Satana…può succedere che nella Chiesa prevalga un pensiero di tipo non cattolico…) trova il suo pieno compimento?
Io credo che oggi stiamo vedendo gli effetti di quanto Papa Paolo VI aveva preconizzato; per la verità a mio avviso tali effetti erano presenti già allora, perché tali profezie furono dette in più occasioni: “anche nella Chiesa è entrato il fumo di Satana” fu detto in un discorso pubblico, l’idea che “nella Chiesa prevalga un pensiero di tipo non cattolico…” fu contenuta in un’ intervista con Jean Guitton; quindi non si tratta di parole estemporanee ma meditate e sofferte. Sicuramente già allora c’era questo problema. Oggi vediamo le conseguenze di tutto quello. Ho preparato un articolo con Mario Palmaro riguardo il verbale della Consulta liturgica della regione Lombardia (risalente al 31 marzo 2011) nel quale i delegati di tutte le diocesi lombarde fanno il punto della situazione; al fondo di ogni intervento si parla del “Summorum Pontificum” (SP).
Ebbene, il delegato di Milano e presidente della Consulta dice: “un breve accenno al caso della SP, rigurgiti di tradizionalismo liturgico si manifestano in diocesi senza destare troppe preoccupazioni”, quello di Pavia dice: “per quanto riguarda l’SP, in diocesi la cosa è sotto controllo”, quello di Vigevano dice: “nessun caso di SP”, quello di Cremona dice “la richiesta per la SP è stata fatta d una sola parrocchia, il tutto è sotto controllo”, quello di Crema dice: “nessun problema riguardo alla SP”, quello di Bergamo denuncia 80 casi di SP ma “la cosa è sotto controllo”.
Alla luce di queste dichiarazioni, se in una Consulta liturgica si arriva a trattare in questo modo un provvedimento del Papa, è evidente dove siamo arrivati! Del resto Chiesa che vai messa che trovi! Si trova veramente di tutto: nelle predicazioni si possono sentire le eresie più totali, la morale non esiste più, della liturgia abbiamo accennato, l’obbedienza non c’è…io credo che, pur estrapolando i casi in cui l’abbiamo giustamente difesa, tutte le questioni che riguardano i problemi che stanno investendo la Chiesa (ad esempio la pedofilia) sono la spia di un malessere che è tremendo. Quindi la situazione della Chiesa oggi è paragonabile o al periodo della crisi ariana (dove anche il Papa stava vacillando e grazie alla fede e alla fermezza di sant’Atanasio la Chiesa si è ripresa), oppure al periodo che conosco meglio, quello della riforma protestante che ha rischiato di devastare tutto. Più precisamente, il tipo di problematica che vedo oggi nella Chiesa è più simile a quella di derivazione protestante che non a quella di derivazione ariana; credo che sia evidente quanto il problema della Chiesa oggi sia l’avviarsi verso la protestantizzazione definitiva.
Questo è uno dei punti finali dove si vuole arrivare e la riforma liturgica, a mio avviso, è stata fatta con questo criterio: è stato proprio Papa Paolo VI a sottolineare che la riforma liturgica è stata realizzata per ottenere un rapporto migliore con i protestanti. Il problema però è che il rapporto migliore con qualcuno non ce l’hai se indebolisci la tua identità, ma ce l’hai solo se la rafforzi.
La situazione è questa: il ruolo del sacerdozio viene scientificamente distrutto per lasciare spazio e rilievo a dei laici che non si sa bene che cosa potranno fare, si vuol realizzare una vera e propria ristrutturazione del ruolo sacerdotale, si assiste a episcopati interi che sono acefali, cioè non fanno riferimento a Roma (mi raccontava un amico sacerdote di Gubbio che il parroco di una vicina parrocchia non recita più il Credo alla Messa, “tanto non ci crediamo quindi è inutile che lo diciamo”!).
Altra cosa che mi fa veramente paura perché nasconde il disegno satanico finale è il costatare che la maggior parte dei sacerdoti oggi non crede più alla Presenza reale di Cristo nella Consacrazione durante la Messa; sono convinto di questo perché ho delle prove…se nessun sacerdote credesse più nella Presenza reale di Cristo e però consacra, volendo fare ciò che fa la Chiesa, la consacrazione è valida…ma se un sacerdote non ci crede e non vuol fare espressamente quello che vuol fare la Chiesa, la consacrazione non è valida: quindi se tutti i sacerdoti fossero così non ci sarebbe più la Messa nel mondo. Non succederà, ma il disegno diabolico è questo: noi (A. Gnocchi e M. Palamaro – ndr) lo abbiamo raccontato nel libro su Padre Pio, -La Messa di Padre Pio-: studiando quello che Padre Pio aveva detto e fatto sulla Messa, devo dire che anche nel nostro tempo il disegno è ancora quello.
2- Il ruolo del Papa e i lupi voraci (come lo stesso Santo Padre ha rivelato) contro il suo magistero: pare che sia opinione diffusa tra tanti, troppi, cattolici che in fondo, ciò che dice il Papa, non sia un insegnamento da seguire ma è tutto sindacabile…il Papa è solo il vescovo di Roma, è il solo vescovo vestito di bianco, è un vescovo, tra tanti…
Uno degli aspetti fondamentali della crisi della Chiesa è il declino del ruolo del principio di autorità. Qui bisogna parlarsi chiaro: uno dei fattori di ripresa può essere soltanto il fatto che Roma riprenda a fare Roma.
Sicuramente c’è la necessità che da parte della base si riformi una vita cattolica sana - e va bene - però tutto questo non avrà compimento sino a quando l’autorità non sarà pienamente reintegrata. A mio avviso oggi è evidente che l’autorità praticamente non esiste più. Per cui questo è uno degli aspetti problematici veramente grossi: nel libro -La bella addormentata- è stato adombrato come uno dei principali fattori di ripresa il ruolo del principe azzurro. Chi è il principe azzurro? È il popolo cristiano che si ricostituisce nella forma cattolica…Tuttavia questo in sé non è un procedimento essenzialmente cattolico perché il cattolicesimo prevede un’autorità che governi il popolo, non un popolo che ricostituisce l’autorità. Attualmente questa autorità non riesce, diciamo così, a trovare compimento perché non c’è la volontà, si ha paura, si è alle prese con una difficoltà insormontabile. Materialmente è impossibile farlo; io credo che questa impossibilità abbia generato anche il timore nell’autorità, nell’esercitare il governo… Bisogna dirlo: è evidente che Roma teme nell’esercitare l’autorità perché teme la ribellione aperta alla quale non saprebbe come rispondere. Non solo non saprebbe cosa rispondere ma nemmeno come rispondere.
Però bisognerebbe anche pensare a questo: se c’è un vescovo che, nonostante il suo giuramento di fedeltà e obbedienza al Papa, non obbedisce, va cacciato: si metta in un monastero a pregare per l’anima sua e le anime di chi si vuole… forse provare a riprendere in mano la situazione potrebbe essere una soluzione: io frequento abbastanza Roma e alcuni ambienti sani vaticani (ce ne sono più di quanti si potrebbe immaginare); però tali ambienti sono tutti timorosi: “…si però il Papa deve stare attento…, noi non possiamo fare questo, fare quello perché…”. Fin quando sarà così, io credo che non succederà assolutamente mai niente: da questo punto di vista, ricorrendo ad un paragone storico, ci troviamo come nel periodo della Vandea dove erano i contadini che andavano a prendere i nobili per costringerli a combattere.
Noi siamo costretti a fare lo stesso: a parte il Papa, quanti vescovi in Italia fanno il vescovo cattolico? Io credo di contarne una decina o poco più: Caffarra, Negri, Crepaldi, Riveri, Moraglia, Betori… ma alla maggior parte dei vescovi non frega letteralmente niente di Roma. Se ci fate caso, adesso non si dice più -diocesi di Bergamo-, -diocesi di Milano-…ma -chiesa di Bergamo-, -chiesa di Milano-… anche dal punto di vista lessicale è importante tenere presente queste differenze perché significa che alla fine quelle diocesi si ritengono un qualcosa di completamente sganciato dal resto.
Quindi il problema dell’autorità è fondamentale, anche perché ne deriva un altro consequenziale: il cattolico ordinario ovviamente finisce poi nell’assimilare il pensiero del curato, del parroco, del vescovo, non curandosi se tale pensiero sia o meno in linea con quello del Papa, Capo dei vescovi.
Io penso che una delle cause del problema che stiamo vivendo va ricondotto anche al pontificato di Giovanni Paolo II: dal punto di vista mediatico esso ha nuociuto all’immagine dell’autorità e al suo esercizio. L’aspetto mediatico, che è uno dei settori che riguardano il mio lavoro, produce proprio questo effetto: l’aspetto mediatico porta tutti sotto lo stesso cappello e tutti allo stesso livello, dove la star, in questo caso il Papa Giovanni Paolo II, non è l’autorità; la star è il divo, che è altra cosa. Questo non è connaturale alla vita cattolica. Oltre tutto l’impatto mediatico prolungato ha dato l’idea in quel periodo di una Chiesa che in realtà non esisteva e di una presa della Chiesa sul mondo che in realtà non c’era e non c’è. In altre parole, questa immagine mediatica dava idea di una penetrazione della fede cattolica che in realtà non esisteva, anzi era l’esatto contrario. A suo tempo avevo parlato di questo argomento con Vittorio Messori , il quale sosteneva una cosa giustissima: “quando non ci sarà più Giovanni Paolo II ci troveremo davanti a un guscio vuoto”. Questo è il problema: la crisi dell’autorità, tenuto conto anche che scientemente la si è voluta minare, in quanto il collegialismo, il conciliarismo.. sono stati certamente reintrodotti dagli anni 60 in poi proprio con questo scopo, per mettere in minoranza Roma.
Certo questo Papa che ha il suo temperamento ben noto, che è molto caritatevole ma molto fermo su determinate questioni, si troverà in una situazione di sofferenza…
È così, anzi, non riusciremo neanche ad immaginare la sofferenza di questo Papa perché essere a capo di una situazione di questo genere, avendo la responsabilità del destino di tutti, penso sia alquanto pesante. Poi è un uomo anziano, sofferente, malato…io credo che a causa di questa grande sofferenza che sta passando adesso, il Papa stia purgando tanto di quello che eventualmente ha da purgare…Questo è l’aspetto più tremendo dell’essere successore di Pietro in questo periodo: non tanto la solitudine quanto la costatazione dell’impossibilità di intervenire (e la situazione di tutto il mondo è conosciuta perfettamente da questo Papa perché egli viene, quando era Cardinale, da un dicastero dove aveva sott’occhio proprio tutta la situazione generale del mondo e della Chiesa).
3- Molti cristiani, soprattutto i giovani, sono molto critici nei confronti della Chiesa e anche quando si parla della dottrina cristiana appaiono infastiditi, rancorosi…quali le cause di un simile atteggiamento e quali le eventuali soluzioni per scardinare tale ritrosia?
Sicuramente la crisi del principio d’autorità porta irrimediabilmente a una crisi dell’educazione: se non c’è autorità, non c’è autorevolezza…non si può educare. Ci si è tolti lo strumento fondamentale per parlare ai giovani.
Il giovane quand’anche fa il ribelle in realtà cerca qualcuno di più forte. Se tu questo qualcuno di più forte non glielo dai, distruggi il giovane. Per cui questo è uno degli strumenti utilizzati per devastare i giovani e le nuove generazioni.
L’altro aspetto è che sicuramente si è tolto di mezzo anche il fatto che la vita cattolica e la fede cattolica sono fatte di due assi fondamentali dal punto di vista dell’insegnamento ma anche della pratica: la dottrina e la morale. Mi spiego. Per amare Gesù Cristo, devi conoscerlo; lo conosci ordinariamente attraverso quello che ti viene insegnato, cioè attraverso la dottrina. Questo comporta un modo di vita conseguente: la morale. La morale dipende sempre dalla dottrina. Tolti questi due aspetti il giovane ha di fronte o il niente oppure un approccio soggettivistico, sentimentale (è il senso religioso che ognuno di noi ha dentro di sé e che emerge in qualche modo. Non essendo formato da nessuno, perché si è deciso di non formarlo, tale senso religioso va dove vuole: può così sfociare nella Messa tradizionale, come allo sballo in discoteca… tutto è uguale, livellato: questa è la risposta a delle domande che si hanno dentro ma alle quali nessuno ha dato lo strumento per rispondere).
Mancano gli esempi: noi adesso siamo qui alle 11 di mattina a parlare di queste cose ma ordinariamente gli adulti non fanno quello che stiamo facendo noi…io lavoro a Milano, vado in giro per Milano e guardo le persone della mia età…mi spavento! Perché vedi veramente il vuoto! Questi sono genitori, sono zii, nonni…e cosa danno? Niente! Ordinariamente il mondo è questo: tanto è vero, parlando dei giovani, che la solita obiezione è: -ma i genitori dei miei amici non fanno così, non dicono niente, siete solo voi che censurate…-.
Questa è la relazione più normale perché il ragazzo tende a fare quello che fanno i suoi amici, ad inserirsi giustamente in un gruppo: questa è la natura umana. Fino a quando hanno 8/10 anni, i ragazzi guardano come modello i genitori...e va bene. Poi i genitori giustamente non attirano più da questo punto di vista e i ragazzi guardano se ci sono attorno altre figure: attorno vedono che non c’è nessuno che assomigli al papà e alla mamma, quindi: o il papà e la mamma sono stati bravi, hanno pregato tanto, sono fortunati e i loro figli grossomodo seguono quanto è stato loro educato, oppure essi appaiono agli occhi dei figli come due poveri deficienti perché il mondo è un’altra cosa.
Del resto, guardando la tv, vedendo il grande fratello, o Maria de Filippi o Beautiful o qualsiasi altra cosa possano vedere (tranne il calcio e i film di Totò!), cosa devono pensare? che i genitori sono dei poveri deficienti non al passo con i tempi!
Cosa fare? Questa è la domanda più difficile! Per quanto riguarda casa mia, io e mia moglie cerchiamo di essere martellanti e presenti in tutti i modi, dovunque, nel senso che io dico ai miei figli: finché voi siete in questa casa, qui funziona così.
Devo dire che fortunatamente non ho grossi problemi perché guardandomi intorno e osservando quelli che sono i giovani di oggi, assicuro che c’è da baciarsi i gomiti nell’avere ragazzi normali…ma per avere ragazzi normali bisogna fare uno sforzo tremendo. Io non faccio lo sforzo che hanno fatto i miei genitori con me: ne faccio molto molto di più! Questo perché il mondo, allora, era un’altra cosa. Per cui mancano sicuramente gli esempi: credo che sia fondamentale da parte degli adulti pregare tanto dove per pregare tanto intendo anche sacrificarsi tanto; offrire in sacrificio le fatiche perché ciò che ci porterà fuori da questo pantano in cui la società è sprofondata sarà la nostra riforma personale. Prima citavo la crisi luterana: io amo molto il periodo della controriforma cattolica perché ciò che mi ha sempre colpito è che in quei tempi si sono visti non solo i grandi santi ma anche i cattolici ordinari rimontare la china, riformando se stessi. La cosa straordinaria di quel periodo è che ci sono stati tanti santi e tante persone ordinarie che hanno detto: cambio me stesso!...alla fine quello ha riformato la Chiesa. Del resto, trovandoci di fronte al Padre Eterno, Egli si commuoverà di più se scrivo un bel libro o se sto 4 ore in ginocchio di notte davanti al Santissimo? Penso la seconda ipotesi. Credo che per i figli vedere i genitori che pregano può anche, diciamo, infastidirli (ma se sono abituati no!), ma l’effetto prima o poi sui figli c’è. Il problema è che ci sono pochi genitori che pregano. Pochi genitori cattolici, intendo, cioè tra quelli che dovrebbero sapere che devono farlo.
4- Il valore della Tradizione: molti preti, chiamiamoli modernisti, sembra non vogliano riconoscere adeguatamente il valore della Tradizione, ma il loro obiettivo,dicono, è quello di costruire una Chiesa, al passo coi tempi, e quindi di uscire dagli schemi, spesso ideologici, che portano la Chiesa a conservare il passato per difendersi dal presente…Qual è la sua risposta?
Basta vedere il risultato: quando si parla della crisi della chiesa facciamo riferimento a questa ideologia che rappresenta la cultura comune del sacerdote di oggi; cioè ordinariamente il sacerdote cattolico di oggi ha questa concezione della Chiesa.
Ma preti del genere non sono cattolici!
San Tommaso diceva che basta non credere in una delle verità cattoliche per non essere cattolico, cioè in un solo elemento della dottrina cattolica per non esserlo: immaginiamo come è conciata la Chiesa di oggi. Io ho un amico salesiano (costretto a migrare per tutto il nord Italia perché non si adegua ad una serie di “cose”) il quale mi confidava che a Venezia c’era il Superiore della sua casa che gli nascondeva il crocefisso per non farglielo usare durante la Messa, per impedirgli di porlo sull’altare; oppure che il Superiore usava le candele nere sull’altare…questi sono esempi di ciò che sta accadendo nella Chiesa.
Di alcuni accadimenti non abbiamo mai dato forma pubblica perché sono veramente gravi (alcuni addirittura demoniaci) e, se non è possibile intervenire per farli cessare, è bene non denunciarli in quanto si finirebbe soltanto per scandalizzare e inquietare inutilmente le persone… Io ho risposto a quell’amico salesiano: “noi e loro appartiamo a due religioni diverse”. Ormai non formalmente ma nella pratica io, con chi sostiene che “bisogna costruire una Chiesa al passo coi tempi, e quindi uscire dagli schemi, spesso ideologici, che portano la Chiesa a conservare il passato per difendersi dal presente”, non ho niente a che fare: apparteniamo a due religioni diverse, a due chiese diverse, a due dottrine diverse, a due punti di vista diversi.
lo sai” mi a detto quel frate “io ho sofferto per anni e anni perché non riuscivo a capire come mai i miei confratelli mi aggredissero…adesso che ho metabolizzato tali comportamenti ho capito e mi sono messo il cuore in pace. Ora capisco il motivo per cui mi aggrediscono nonostante siamo tutti salesiani, nonostante siamo nella stessa casa, e dovremmo lavorare, pensavo, per la stessa causa: apparteniamo a due chiese diverse!”.
Il suo Superiore gli impediva persino di celebrare tutti i giorni la Messa all’oratorio estivo, salesiano! Cioè i salesiani, che hanno come scopo ultimo la formazione cattolica dei giovani, gli impedivano di celebrare la Messa!
Quando il suo Superiore ha visto nel volantino dell’oratorio estivo il programma delle messe, l’ha chiamato e l’ha redarguito. Irritato e in piena collera gli diceva: “ma cosa vuoi fare, vuoi farli diventare santi?” …In realtà quello dovrebbe essere l’obiettivo!... Siamo a questi livelli, lo capite?
Vi assicuro di sacerdoti e vescovi che al solo nominare la messa tradizionale si trasformano, persino fisicamente: tutto ciò è veramente inquietante; ragion per cui io non credo di appartenere alla stessa Chiesa a cui appartengono loro.
Mons. Crepaldi, arcivescovo di Trieste, ha parlato espressamente dell’esistenza di due chiese, ed è proprio così. Ma questa cosa sembra non si possa dire perché in realtà comanda quella chiesa che c’è all’interno della Chiesa. I componenti di questa chiesa eretica, ed è un fatto unico, sono riusciti a mettere in pratica ciò a cui hanno mirato di realizzare la maggior parte delle eresie nascenti da quando esiste la Chiesa: fino a ora è successo che in qualche modo queste eresie avevano sempre dovuto creare delle chiese al di fuori della Chiesa (i protestanti, gli ariani, i vari scismi); per la prima volta ora ci troviamo di fronte qualcuno che ha fatto una chiesa all’interno della Chiesa, con l’idea di farne una più bella. Se andiamo a ritroso nel tempo e guardiamo quanto accaduto nel 900 e tutto quello che ha preparato la venuta del Vaticano II, emerge con chiarezza il tentativo di affossare in modo definitivo quella Chiesa ritenuta cattiva che era la Chiesa preconciliare.
Per cui è chiaro che il concetto di Tradizione è quanto di più gli possa essere alieno, perché loro nascono per cancellare il passato, così come è curioso notare che tutte le dittature nascono per cancellare il passato. Non possono vivere se c’è un legame col passato.
La crisi dentro al mondo cristiano nasce nel rinascimento, e tutto poi trova compimento in Lutero che è il paradigma della rivoluzione sebbene non sia riuscito a creare la chiesa dentro la Chiesa come invece è stato fatto adesso.
Ora, va detto che qui ci sono gradi diversi di consapevolezza e quindi gradi diversi di responsabilità: si trovano anche sacerdoti che pensano in siffatto modo perché sono stati formati in siffatto modo. Però quelli che hanno un minimo di vocazione vera, soprattutto quelli più giovani (perché la generazione tra i 50/55 in su è persa, completamente persa perché è quella che ha fatto il cambiamento), cominciano a riflettere e notare alcune cose…
Quando passerà tutto questo? Ci vorrà qualche generazione, se non c’è un intervento provvidenziale. Il problema va indirizzato nella formazione fatta in questo modo eretico nei seminari (per fortuna non in tutti). Ci sono persino seminaristi che vengono allontanati perché ritenuti non in linea con quanto si insegna in seminario. Una volta ho incontrato due ragazzi di Cagliari, usciti dal seminario, perché si era ritenuto segno che non avessero la vocazione il fatto che si inginocchiassero alla consacrazione! A Bergamo ci sono due giovani che sono andati al seminario di Albenga in quanto ritenuti dal seminario bergamasco non idonei (uno frequentava anche la messa tradizionale, immaginatevi!)…da quando è stata liberalizzata la Messa in rito antico, su 100 persone che frequentano la Messa tradizionale, ci sono state già tre vocazioni mentre quest’anno nel seminario di Bergamo sono entrate soltanto tre nuove persone. Quindi il rapporto è 3 a 3. Una diocesi intera contro 100 persone che vanno alla Messa tradizionale!
Da questo si evince, e ne sono assolutamente convinto, che il calo di queste vocazioni sia un segno della Provvidenza perché quei seminaristi nascono, forse, anche buoni, ma vengono formati per autodistruggersi e per distruggere il sacerdozio. È chiaro che arriveremo anche al punto in cui ci sarà un sacerdote per 20 parrocchie, però sarà un sacerdote cattolico? Ebbene, piuttosto che avere 20 sacerdoti protestanti è meglio averne uno solo, ma cattolico. La situazione può ordinariamente soltanto peggiorare, ancora adesso, anche se, girando l’Italia, da quando è diventato Papa Benedetto XVI, qualche segno, anche timido, di risveglio c’è.
5- Molti fedeli, per semplice ignoranza o perché assuefatti dalla mentalità progressista, contestano il valore della messa col rito antico, poiché il latino, ad esempio, impedirebbe di comprendere quanto accade in quella celebrazione. Qual è quella specialità che in realtà contraddistingue proprio la messa in latino?
Intanto, punto primo, basterebbe andare in una Messa qualsiasi col rito nuovo, prendere una persona qualsiasi e chiederle: adesso cosa sta succedendo? Non saprebbe rispondere.
Secondo, la Messa non è una conferenza, bensì un atto di adorazione. Per quanto riguarda la lingua quindi, se non si comprende tutto, non è un problema (ci sono anche i libretti con la traduzione, quindi anche in questo caso il problema non sussiste).
Terzo, l’utilizzo della lingua latina realizza un senso sacrale e immutabile a quello che viene fatto, cosa che la lingua vernacolare non offre; prova ne è che le traduzioni in lingua vernacolare continuano ad essere cambiate: se fosse vero che la traduzione in lingua vernacolare è la panacea di tutti i mali, dovremmo avere le chiese piene, in realtà le chiese si sono svuotate.
Quarto, ed è l’altra obiezione che mi manda su tutte le furie, è l’ammonimento di non recitare il rosario durante la celebrazione. Mia nonna andava alla Messa in latino e invece di seguirla recitava il rosario; io personalmente durante la Messa dico una corona del rosario, e purtroppo non ho la fede di mia nonna e di quelle nonnine del suo tempo. Sputare sulla fede di quelle donne che andavano a Messa alle 4 di mattina, in genere tutti i giorni, che recitavano il latino storpiato, che tornavano a casa e forse le prendevano persino dal marito, significa sputare sulla fede, perché tutto ciò che facevano in quella vita dura e di sacrificio era sorretto dalla fede… nella - mediator dei- c’è un punto (90) dove PIO XII spiega che non solo è possibile ma è bene dire il rosario durante la Messa: “…chi dunque potrà dire spinto da tale preconcetto -(cioè il fatto che non si deve pregare durante la messa)- che tanti cristiani non possano partecipare al principio eucaristico e goderne i benefici? Questi possono certamente farlo in altra maniera che ad alcuni riesce più facile; come, per esempio, meditando piamente i misteri di Gesù Cristo, o compiendo esercizi di pietà e facendo altre preghiere che, pur differenti nella forma dai sacri riti, ad essi tuttavia corrispondono per la loro natura”. Io seguo anche le preghiere del sacerdote, le cosiddette segrete, che sono di una bellezza straordinaria e assoluta: la Messa antica è tutto un salmo! E se recito poi il rosario partecipo di più alla Messa.
6- Demonio, azione del maligno, cultura della morte, la salvezza dell’anima come il fine della vita, l’esistenza dell’inferno, il giudizio a cui saremo sottoposti…sono termini e concetti che tanti sacerdoti e prelati in genere non vogliono trattare, nemmeno menzionare…ma così facendo il senso del peccato viene dimenticato, la fede si annacqua, il cattolicesimo si sminuisce esaurendosi in un messaggio solidaristico e forse anche alquanto banale… Se si affrontano tali concetti si è bollati come pessimisti, remissivi, persone tristi… non si tratta invece di decapitare o comunque privare il messaggio cristiano di una parte importantissima se non fondamentale? Programmaticamente non si vuol più parlare di questi aspetti, prima di tutto del demonio. Ma il fatto di non parlare del demonio è la vittoria fondamentale di satana: il demonio vince quando non si parla più di lui così può fare tutto quello che vuole.
Altro aspetto importante è che non c’è più il senso del peccato, non si parla più del peccato. In buona sostanza, se si nega il peccato si nega l’uomo, perché la nostra condizione è quella di essere peccatori dal momento che siamo segnati dalla ferita del peccato originale. Anche per questo è difficile educare: se non ho più questi concetti scolpiti in testa, non parlo più della realtà vera circa l’uomo ma parlo di qualcosa che non esiste. Io non posso far trasformare un uomo in qualche cosa che non c’è, semplicemente lo rovino. Questo si traduce e si vede anche nella liturgia poiché l’attuale concezione della liturgia (una festa motivata dal fatto che noi siamo redenti) si contrappone alla liturgia antica, che è la liturgia del sacrificio. Nel nostro ultimo libro, mio e di Palmaro, abbiamo trattato questo aspetto evidenziando la differenza tra il culto del fariseo e quello del pubblicano: Il culto del fariseo è la liturgia nuova dove non ho niente da chiedere a Gesù perché sono già “guarito” definitivamente, e quindi siccome sono già “guarito” faccio festa. Il culto del pubblicano invece, che è quello del sacrificio, poggia sulla consapevolezza che l’uomo sa di non essere degno di non fare niente e di avere niente se non c’è qualcuno che è più grande di lui, cioè Gesù Cristo, morto in croce per lui. Tra questi due concezioni non c’è possibilità di incontro e aggiustamento: so che è difficile da dire e trangugiare perché ordinariamente il cattolico non è un rivoluzionario, tuttavia il cattolico è colui che in ogni caso deve combattere sempre perché, da quando è stata istituita, la Chiesa è militante e combattente… qui purtroppo si deve combattere con qualcuno che hai di fianco e questo è sicuramente problematico e doloroso.
7- Lei è considerato il maggior studioso di Giovannino Guareschi, al quale ha dedicato una decina di saggi. Come nasce questo suo interesse per lo scrittore di Fontanelle? Nella sua vita ha incontrato qualche prete come don Camillo?
Io sono andato alla ricerca di preti alla “don Camillo”. In realtà se uno pensa al passato, non dico tutti ma quasi tutti, i preti erano pressappoco così. Anche oggi, specialmente tra i giovani, ce ne sono che si avvicinano a quel modello. Per quanto riguarda il mio interesse per Giovannino Guareschi, esso è nato quand’ero piccolo: don Camillo è il mio primo e unico libro che mi ha regalato mio padre, quando avevo 14/15 anni. In realtà avevo già iniziato a leggere alcuni racconti familiari di Guareschi: mio papà, che era un vecchio lettore di Candido, avendomi visto maneggiare tali letture, mi regalò il libro la cui lettura è per me stata letteralmente folgorante… ho trovato tutto quello che cercavo. Guareschi è strepitoso e nonostante morì nel 68, già allora aveva detto e scritto quello che avremmo visto oggi. Ha dimostrato di essere un visionario, un profeta e rappresenta senza dubbio uno degli antidoti alla deriva di oggi. Lui al pari di Chesterthon, l’altro personaggio a cui devo molto.
8- La bella addormentata, libro bellissimo pubblicato da Vallecchi, tratta le tematiche riguardanti il Concilio vaticano II e la neolingua del post/concilio… Molti cattolici sembrano ignorare il tema Vaticano II, non si percepisce la volontà di approfondire quanto successo in questo Concilio né si comprende quanto tale Concilio abbia segnato il futuro della Chiesa… insomma vi è la sensazione che la fede venga vissuta solo in superficie non riuscendo poi a cogliere l’essenziale, ciò che c’è di più vero e bello dell’essere cristiani cattolici. È necessario e auspicabile un risveglio, come cita il sottotitolo del libro, un risveglio “provocato” dalla delicatezza di un bacio, non da uno schiaffo. Eppure, non sarebbe salutare anche uno scossone?
Abbiamo parlato di bacio e non di uno schiaffo perché ci troviamo di fronte al corpo mistico di Cristo: la Chiesa; se invece parliamo della componente umana, lì c’è bisogno ben più di uno scossone ma di vere e proprie mazzate!
È necessario veramente risvegliare la maggioranza dei cattolici da quel torpore tremendo in cui è caduta. Oltretutto l’effetto mitologico del Vaticano II che ha prodotto una sorta di sentire comune (che per la verità non è neanche un pensiero) che poi si traduce in ciò che di eretico viene fatto e compiuto, necessita sicuramente di uno scossone.
Anche perché se si porta qualcuno a ragionare e riflettere su quanto sta accadendo, se non è avvinghiato da preconcetti, capisce che stava dormendo e sognando qualcosa che non esiste. Se ci si pone davanti alla realtà si è poi costretti in qualche modo a svegliarsi…un prete giovane, che magari arriva in un posto e vede che la pratica religiosa è quella che è , che la frequenza è quella che è, che il calore della fede è quello che è… o questo giovane prete si rivela un piccolo burocrate e, allora, nulla cambia, ma se è un sacerdote che ha un minimo di amore al suo ministero, comincia necessariamente a porsi qualche domanda: o molla o cerca di capire cosa è successo. Io ho veramente tanta compassione per quei sacerdoti modernisti, che, per intenderci, appartengono all’altra chiesa, ma che erano partiti bene… poveretti: cosa fanno? Il bollettino parrocchiale, la caritas, devono seguire le ristrutturazioni dell’oratorio…e poi non sanno mettersi in ginocchio a pregare un momento. Il sacerdote che non prega è veramente mal messo.
9- In Cronache di babele, viaggio nella crisi della modernità, libro pubblicato da Fede&cultura, il titolo di un capitolo recita: chi lavora per il bene della Chiesa non deve mai avere paura. Si tratta di un’intervista a mons. Fellay, superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X (i cosiddetti lefebriani). Padre Giovanni Cavalcoli ha scritto che una tentazione che si è verificata nella storia del cristianesimo è stata quella di crearsi la convinzione che per sapere infallibilmente che cosa Cristo ci ha insegnato non c’è bisogno di stare agli insegnamenti o all’interpretazione del Magistero vivente ed attuale – per esempio quello di un Concilio -, ma è sufficiente porsi a contatto diretto e personale o con la Scrittura o con la Tradizione. Il primo è stato l’errore di Lutero ed oggi dei modernisti, soprattutto in campo esegetico; il secondo è l’errore dei lefevriani.
Il sociologo cattolico Massimo Introvigne ha osservato che i protestanti da sempre hanno apertamente dichiarato la loro opposizione al cattolicesimo, i modernisti fingono di essere cattolici, ma in realtà sono protestanti, e i lefevriani stranamente vogliono considerarsi cattolici ed addirittura paladini dell’ortodossia cattolica ancor meglio dei Papi del postconcilio e delle dottrine del Concilio Vaticano II, che essi accusano di aver falsato o abbandonato la “Tradizione”. Qual è il suo punto di vista?
C’è un modo abbastanza semplice per rispondere a un tema piuttosto complesso come questo. Una premessa: io non appartengo né rappresento la comunità di San Pio X… posso dire di conoscerla molto bene (e di nutrirle affetto) tanto che, con Palmaro, ho cercato di farla conoscere meglio per quello che vale dal momento che siamo convinti sia una risorsa molto importante.
La comunità di San Pio X,a mio avviso, è nata da un problema che è la crisi nella Chiesa di cui abbiamo parlato. Non si può negare che ci sia stata una ragione per cui i sacerdoti appartenenti a quella Comunità hanno preso le distanze dal Concilio Vaticano II.
Mons. Lefevre ( appartenente alla schiera di coloro che si erano opposti a tutte le innovazioni del Vaticano II) ha fondato la fraternità San Pio X “su richiesta” di alcuni giovani sacerdoti che erano andati da lui per ricevere una formazione sacerdotale che rimanesse legata a quello che la Chiesa aveva sempre fatto.
Tanto è vero che quando venne sospeso a divinis, mons. Lefrevre diceva: “facendo per 20 anni quello che ho sempre fatto fino adesso, mi hanno fatto diventare vescovo, ora continuo a fare quello che avevo sempre fatto e mi sospendo a divinis e forse mi scomunicheranno”. Questo, in sintesi, il panorama nel quale ci si muoveva.
Il problema è che le posizioni di critica nei confronti della comunità di San Pio X (che, per inciso, non è sicuramente la perfezione perché è gravata da alcuni punti problematici) sono non solo materialmente ma anche formalmente inesatte e ingiuste, perché quando si dice “è il magistero vivente e attuale che giudica la tradizione” si sta compiendo proprio un errore dal punto di vista dottrinale. Non è il magistero che giudica la Tradizione ma la Tradizione che giudica il magistero. Il magistero la interpreta e, per di più, ci sono gradi diversi di magistero. Non è che il Papa se dice -mangio la pastasciutta- comporta che tutti i cattolici devono mangiare la pastasciutta.
Il Vaticano II è il primo concilio nella storia della chiesa che presenta forti problemi dal punto di vista dell’interpretazione magisteriale e del tipo di magistero che viene esercitato (se è infallibile, autentico, pastorale…). Ci sono punti molto diversi che vanno analizzati… Il problema della Fraternità San Pio X è quello che si possa correre il rischio di considerarla come la comunità di coloro che in blocco rifiutano il Vaticano II, cosa che in realtà non è (infatti a suo tempo, nel 1988 quando mons. Lefevre e l’allora card. Ratzinger conclusero le trattative in atto, il testo proposto da mons. Levefre recitava: -accettiamo tutto quello che corrisponde alla tradizione, quello che è ambiguo viene interpretato alla luce della tradizione, quello che è palesemente contrario alla tradizione noi non possiamo prenderlo per buono- cosa che a me sembra una soluzione normalissima).
Per cui la critica di Cavalcoli è pregiudizievole, preconcettuale e sbagliata. Io credo che la cosa peggiore che si possa fare in generale nel mondo cattolico, in particolare nella parte cattolica che si oppone alla deriva progressista, è quella di screditare uno piuttosto che l’altro. Questa è una posizione sbagliata mentre invece soprattutto per quanto riguarda il magistero post conciliare, è necessario impegnarsi nella ricerca di quali siano i gradi di autorevolezza e stabilire dove si può eventualmente intervenire e correggere; questo lo sostengono, ad esempio, mons. Oliveri, vescovo di Albenga e Imperia, mons. Gherardini, un grandissimo teologo, il teologo padre Serafino Lanzetta di Firenze della scuola dei Francescani dell’Immacolata (istituto nato negli anni 70 fondato da padre Stefano Manelli, figlio spirituale di pade Pio, e padre Pellettieri. Insieme si ritirarono in Irpinia e seguendo la spiritualità di san Massimiliano Kolbe -con il quarto voto di fedeltà all’immacolata- fondarono la loro “casa” abitata da molte vocazioni ; nel 90, di fronte al tentativo dell’ordine francescano di raderli al suolo, si appellarono a Giovanni paolo II il quale, staccandoli dalla galassia francescana, li fece diventare Istituto di diritto pontificio).
Sottolineo anche la convinzione di Padre Stefano Manelli secondo cui il motu proprio Summorum Ponificum conserva anche un invito particolare agli ordini religiosi; io credo proprio che la rinascita della Chiesa partirà dagli ordini religiosi nuovi, perché nelle parrocchie, vista la situazione, non può rinascere niente, mentre nelle giovani vocazioni di questi nuovi ordini religiosi si assiste a persone che pregano, si sacrificano e celebrano la messa, e poi ancora, pregano, si sacrificano e celebrano la messa … Il problema, si badi bene, non è quello di dire: il Concilio Vaticano II fa acqua da tutte le parti e lo buttiamo via… innanzitutto perché è un concilio della Chiesa, tuttavia è un concilio che nella storia della Chiesa è particolare, che possiede sicuramente dei punti problematici sulle sue enunciazioni: andiamo perciò a vedere che autorevolezza hanno tali enunciazioni e che forza cogente hanno questi passaggi e vediamo come è possibile risolvere i problemi; è evidente del resto che quei punti e quel periodo storico della chiesa hanno creato dei problemi perché altrimenti non saremmo qui a parlarne adesso. O li risolviamo oppure non ne verremo fuori ma non possiamo scadere in posizioni come quelle di Cavalcoli o Introvigne che, ad esempio, per aggredire la fraternità di San Pio X, sostengono posizioni teoriche non praticabili. Perché se costato che c’è un problema devo trovare la causa; loro sostengono che il Vaticano II non è stato applicato integralmente o è stato travisato… ma in realtà è dimostrato che non è così e a tal proposito consiglio di leggere il libro del prof. De Mattei sul Concilio Vaticano II.
Infatti, nel mondo non progressista (cioè cattolico) ci sono due scuole che si stanno confrontando/affrontando: quella rappresentata da Cavalcoli, Introvigne e via discorrendo e quella dove ci sono De Mattei, io, Gherardini , i Francescani dell’Immacolata… sia chiaro che non ho animosità nei confronti di nessuno ma l’esistenza di queste due scuole di pensiero è palese: la prima sostiene che il Vaticano II è strepitoso, è stato interpretato male….noi riteniamo che invece ci siano dei problemi oggettivi: come risolverli per il bene della Chiesa? lo scopo non è quello di buttar via il Vaticano II ma quello di fare in modo che i nostri figli e i figli dei nostri figli possano crescere in una Chiesa dove ordinariamente ci si santifica. Se vedo che ci sono problemi a questo scopo (che è quello di santificarci), mi piacerebbe fare in modo che in qualche modo si possano affrontare e risolvere.
La situazione di oggi è dettata anche da questo problema: se a 50anni di distanza stiamo parlando ancora di come vanno interpretati i documenti del Vaticano II, l’ha detto il Papa non io, vuol dire che un problema c’è.
Se il Papa è costretto a invocare l’ermeneutica della continuità per interpretare il Concilio vuol dire che dentro il Vaticano II quel criterio non c’è, ce lo devi mettere tu. Allora La chiave più intelligente e fruttuosa per parlare di queste cose, non è quella della fraternità San Pio X, che si è come cristallizzata in un ghetto (anche se mi rendo conto che quella è una posizione che in qualche modo è di testimonianza) ma la strada è quella tracciata dal Papa, sfruttando la sua l’indicazione.
Ripeto, parlare di magistero vivente, che vuole significare la possibilità che esso possa sempre mutare, e che giudica la tradizione, significa esattamente capovolgere la verità perché il magistero non potrà mai dire qualcosa di suo che sia contrario alla verità, e la tradizione è una fonte della rivelazione (insieme alla scrittura). Per cui il magistero non potrà mai dire qualcosa che va contro la tradizione o che la modifica, può solo spiegarla, ma non interpretarla a modo suo, può renderla più esplicita ma ciò significa che non può dire cose contrarie a quello che si diceva prima.
10- Quali saranno le sfide che avranno dinanzi i cattolici nel prossimo futuro?
All’interno del mondo cattolico la sfida è questa: ci troviamo di fronte alla chiesa divisa in 2 parti: una è quella più grande e che è quella modernista (continua ad avere potere, soldi, tutti gli spazi possibili, ma non produce un’idea che sia una perché il progressismo cattolico o modernismo sono finiti dal punto di vista dell’elaborazione intellettuale, teorico, culturale: non producono niente), l’altra è quella più piccola ma autentica, a sua volta divisa nei due tronconi che dicevo precedentemente.
Il mio timore, riferendomi alla Chiesa autentica, è che possa prevalere quella parte che dica (anche a fin di bene per evitare scossoni) di congelare le cose così come sono adesso: il Vaticano II è stato interpretato male, vediamo di riassettarci ma va bene così. Questo però replicherebbe la situazione attuale perché una posizione di questo genere teoricamente ti porta sempre a giustificare il presente: tra 20 anni se sarà peggio di adesso, andrà bene cosi come sarà.
La sfida starà nel rimettere in circolazione il pensiero cattolico che è quello di cui parlava Paolo VI all’inizio. Bisogna fare questo attraverso il passaparola, attraverso la ricostituzione dal basso, attraverso la reintroduzione della messa (passaggio fondamentale). Questo per quanto attiene l’interno.
All’esterno vedo due forme tremende che potranno portare anche alle persecuzioni: i rapporti con le religioni montanti (ad esempio l’islamismo), il rapporto con l’etica e bioetica, quindi: aborto, eutanasia, omosessualità; su questi ultimi temi ci sarà uno scontro tremendo il cui culmine sarà lo scontro con la cultura omosessualista perché lì dentro vengono veramente sunteggiati quasi tutti i problemi che ci sono nei rapporti con il mondo moderno e io sono convinto che da lì verranno anche le persecuzioni.
Il card. Caffarra è intervenuto proprio su questo tema dell’omosessualità definendola il culmine della cultura della morte.
Si, sono convinto di questo: non c’è nulla di più contrario al cattolicesimo dell’omosessualismo poiché è la materializzazione del nichilismo: il terreno di scontro finale non sarà l’islam, ma quello dell’etica, bioetica e omosessualismo; questi saranno i temi sui quali ci sarà veramente da scontrarsi e da lì io sono convinto che verranno le persecuzioni contro noi cristiani, perché ci saranno sicuramente le legislazioni che man mano diventeranno sempre più restrittive nei nostri confronti quindi si potrà procedere legalmente contro i cattolici.
Per questo penso che ci si debba attrezzare per avere (seppur piccoli) gruppi di autoriforma e che abbiano la Messa come cardine perché è la Messa il punto più forte, il fulcro sul quale ruotare per combattere soprattutto la deriva bioetica… prendiamo ad esempio l’aborto che è sostanzialmente una messa nera, un sacrificio umano offerto al demonio. Quanti sono gli aborti che si praticano in un anno? Una messa nera planetaria alla quale si può contrapporre solamente la Messa vera.
Sono convinto che verranno momenti difficili, sul piano legislativo con tappe sempre più veloci, una legislazione che ci metterà sicuramente in difficoltà e ci impedirà di dire la Verità. A quel punto o uno dice la Verità o non la dice, ma se non la dice non è più cattolico.
Con l’Islam ad esempio puoi fare una guerra di religione e chi vince sta in piedi. In questo caso il nemico lo vedi; ma nei confronti dei temi bioetici, ci si scontra con una cultura che mira al lavaggio del cervello, ci si scontra con il nichilismo, con gente che, appunto, vuole annichilire… Bioetica/omosessualismo contro Messa: io vedo questo scenario, questo è il futuro prossimo che ci attende.
* Alessandro Gnocchi, laureato in storia e filosofia, è giornalista professionista e saggista. Studia da anni la vita e l'opera di Giovannino Guareschi (di cui è considerato il maggior studioso e su cui ha scritto diversisaggi). E' autore di numerose pubblicazioni (spesso insieme a Mario Palmaro).


 

venerdì 23 marzo 2012

per uscire dall'impasse, consacrare la Russia al Cuore Immacolato di Maria

Risposta pubblica alla lettera aperta di Mons. Nicola Bux
di S. Ecc. Mons. Richard WilliamsonVescovo della Fraternità Sacerdotale
San Pio X
Londra, 22 marzo, 2012.

Monsignore,
nella lettera aperta del 19 marzo, indirizzata a Mons. Fellay e a tutti i sacerdoti della Fraternità San Pio X, Lei ci chiede di accettare la sincera e calorosa offerta di riconciliazione che il Papa Benedetto XVI sta facendo alla Fraternità per sanare l’annosa spaccatura fra Roma e la FSSPX. Essendo uno dei sacerdoti della FSSPX ai quali Lei si è rivolto, mi permetta di esprimerLe la mia opinione, su come, secondo me, avrebbe potuto rispondere quel “grande uomo di Chiesa” che fu Mons. Marcel Lefebvre.

La sua lettera inizia con un appello a fare “ogni sacrificio per l’unità”. Ma non può esserci vera unità cattolica che non sia fondata sulla vera Fede Cattolica. Il grande Arcivescovo fece ogni sacrificio per l’unità nella vera dottrina della Fede. Ahimè, i colloqui dottrinali del 2009-2011 hanno dimostrato che la spaccatura dottrinale fra la Roma del Vaticano II e la FSSPX è quanto mai ampia.

Riferendosi a questa spaccatura, Lei, il 19 marzo, parla solo di rimanenti “perplessità, punti da approfondire, da meglio chiarire”, ma il 16 marzo il Card. Levada è stato categorico dichiarando che la posizione assunta da Mons. Fellay il 12 gennaio “non è sufficiente a superare i problemi dottrinali”. Una volta Mons. Fellay ha osservato che per quanto gli uomini di Chiesa di Roma possano differire tra loro, sarà la loro unità a contare, ma in ogni caso sacrificare la Fede per l’unità equivarrebbe ad una unità infedele.

Certo, come Lei ci ricorda, la Chiesa è un’istituzione insieme divina e umana; e come è certo che l’elemento divino non può fallire, così in definitiva è la Chiesa stessa che non può fallire e il sole sorgerà di nuovo. Ma quando Lei dice che “già si intravede l’alba”, mi permetta di dissentire, perché la vera Fede che la FSSPX ha apportato nei colloqui dottrinali, non la si vede splendere nella Roma del Vaticano II, dove di conseguenza la FSSPX non può essere al sicuro. Essa non potrebbe apportare della luce se adottasse le tenebre conciliari.

La sincerità del Papa nel suo desiderare il ritorno della FSSPX alla “piena comunione ecclesiale”, com’è dimostrato da una serie di gesti di buona volontà, è fuori dubbio, ma “una comune professione di fede” fra la FSSPX e coloro che credono nel Vaticano II non è possibile, tranne che la FSSPX non venga meno alla Fede da essa difesa nei colloqui dottrinali. E quando al cospetto di ogni cedimento la FSSPX grida “Dio non voglia!”, questo grido, tolto là dov’è soffocato, viene compreso dovunque nel mondo e apporta alla Chiesa Cattolica quei frutti che oggi sono l’eccezione piuttosto che la regola.

Certamente, “questo è il momento opportuno”, è “l’ora favorevole” per una soluzione degli agonizzanti problemi della Chiesa e del mondo. Tuttavia, la soluzione sta in ciò che la Madre Celeste ha chiesto da lungo tempo, e questa soluzione dipende solo dal Santo Padre. Infatti, quando Nostro Signore affidò tale soluzione a Sua Madre, lei disse che si trattava dell’unica soluzione idonea, così che Egli non potrebbe permettere una soluzione diversa senza far passare Sua Madre per bugiarda! Cosa inconcepibile!

Pur essendo da tempo nota questa soluzione, com’è possibile che il Cielo abbia lasciato il mondo in un’angoscia come quella degli ultimi 100 anni, senza provvedere ad un rimedio come quello fornito tramite il profeta Eliseo per la lebbra del generale siriano Naaman? Umanamente parlando, bagnarsi nel Giordano sembrava ridicolo, ma nessuno poteva dire che fosse impossibile. Bastava solo un po’ di fede e di umiltà. Il generale pagano mise insieme la fede e la fiducia nell’uomo di Dio e fece ciò che aveva chiesto il Cielo, e ovviamente fu istantaneamente guarito.

Sia il Santo Padre a mettere insieme bastanti fede e fiducia nella promessa della Madre Celeste! Sia lui a cogliere questo “momento opportuno”, prima che l’intera economia mondiale crolli in rovina e prima che dei pazzi scatenino la terza guerra mondiale nel Medio Oriente! Sia lui, lo preghiamo, lo imploriamo, a salvare la Chiesa e il mondo, facendo semplicemente ciò che ha chiesto da tempo la Madre Celeste. Non è impossibile. Lei supererebbe tutti gli ostacoli a suo modo. Facendo ciò che lei chiede da tempo, solo il Papa potrà salvarci oggi da inimmaginabili – e inutili – sofferenze.

E se egli ritiene che un qualche apporto in preghiera e in azioni da parte dell’umile FSSPX, possa aiutarlo a consacrare la Russia al Cuore Immacolato di Maria, in unione con tutti i vescovi del mondo, che la Madre Celeste vuole radunati, egli sa che può contare in primo luogo sul sostegno di Mons. Fellay e degli altri tre vescovi della FSSPX,
l’ultimo dei quali è

il suo devoto servitore in Cristo
+ Richard Williamson

tratto da: http://www.unavox.it/Documenti/Doc0367_Williamson_22.03.2012.html

giovedì 22 marzo 2012

falsi miti e ....

...falsi profeti

di Antonio Livi
Enzo Bianchi si presenta come il priore della Comunità di Bose, che i cattolici ritengono essere un nuovo ordine monastico, mentre canonicamente non lo è, perché non rispetta le leggi della Chiesa sulla vita comune religiosa. I cattolici lo ritengono un maestro di spiritualità, un novello san Francesco d’Assisi capace di riproporre ai cristiani di oggi il Vangelo sine glossa, ma nei suoi discorsi la Scrittura non è la Parola di Dio custodita e interpretata dalla Chiesa ma solo un espediente retorico per la sua propaganda a favore di un umanesimo che nominalmente è cristiano ma sostanzialmente è ateo.

Ecco, ad esempio, come Enzo Bianchi commentava il racconto evangelico delle tentazioni di Gesù nel deserto: «Gesù non si sottrae ai limiti della propria corporeità e non piega le Scritture all’affermazione di sé; al contrario, egli persevera nella radicale obbedienza a Dio e al proprio essere creatura, custodendo con sobrietà e saldezza la propria umanità» (Avvenire, 4 marzo 2012). Insomma, un’esplicita negazione della divinità di Cristo, il quale è ridotto a simbolo dell’etica sociale politically correct, l’etica dell’uomo che – come scriveva Bianchi poco più sopra – deve «avere il cuore e le mani libere per dire all’altro uomo: “Mai senza di te”» (ibidem).

Grazie al non disinteressato aiuto dei media anticattolici, Enzo Bianchi ha saputo gestire molto bene la propria immagine pubblica: quando si rivolge a quanti si professano cattolici, Enzo Bianchi veste i panni del “profeta” che lotta per l’avvento di un cristianesimo nuovo (un cristianesimo che deve essere moderno, aperto, non gerarchico e non dogmatico, cioè, in sostanza, non cattolico); quando invece si rivolge ai cosiddetti “laici” (ossia a coloro che hanno smesso di professarsi cattolici oppure non lo sono mai stati ma desiderano tanto vedere morire una buona volta il cattolicesimo), Enzo Bianchi si presenta simpaticamente come loro alleato, come una quinta colonna all’interno della Chiesa cattolica (se non piace la metafora di “quinta colonna” posso ricorrere alla metafora, ideata da Dietrich von Hildebrand, di “cavallo di Troia nella Città di Dio”).

Ora, che i media anticattolici (il Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, L’Espresso) ospitino volentieri i sermoni del profeta della fine del cattolicesimo (così come ospitano i sermoni di tutti i piccoli e grandi intellettuali, cattolici e non, che auspicano una Chiesa cattolica senza più dogma, senza morale, senza sacramenti, senza autorità pastorale) non desta meraviglia, visto che si tratta di gente che porta acqua al loro mulino; invece, che i media ufficialmente cattolici si prestino (da almeno dieci anni!) a operazioni del genere fa comprendere fino a qual punto di confusione dottrinale e di insensibilità pastorale si sia arrivati nella Chiesa, almeno in Italia (anche se forse negli altri Paesi di antica tradizione cristiana le cosa stanno pure peggio).

Ho parlato di “insensibilità pastorale”, perché è evidente che organi di informazione che sono istituzionalmente al servizio della pastorale (penso a Famiglia Cristiana, che fu fondata da chi voleva promuove l’apostolato della “buona stampa” e che per decenni è stata diffusa soprattutto nelle chiese; penso ad Avvenire, quotidiano voluto da Paolo VI e gestito dalla Conferenza episcopale) non dovrebbero contribuire alla diffusione di ideologie che sono per l’appunto l’ostacolo massimo che oggi la pastorale si trova davanti. La pastorale infatti è costituita essenzialmente dalla catechesi e dall’evangelizzazione, ossia dall’offerta della verità e della grazia di Cristo a chi già crede e a chi ancora deve arrivare alla fede. Come si fa a portare la verità e la grazia di Cristo agli uomini (quelli di oggi, non diversamente da quelli di ieri) se si nasconde loro che Cristo è il Salvatore, cioè Dio stesso fatto Uomo per redimerci dal peccato e assicurarci la salvezza eterna? Come si fa ad avvicinare gli uomini all’Eucaristia, fonte della vita soprannaturale, se agli uomini di oggi si nasconde il mistero della Presenza reale, se non li si educa allo spirito di adorazione, se si annulla la differenza tra l’umano e il divino, se la “comunione” di cui si parla non è principalmente con Dio ma esclusivamente con gli altri uomini (e “comunione” vuol dire solo solidarietà, accoglienza, “fare comunità”)?

Come si fa a far amare la Chiesa di Cristo, «colonna e fondamento della verità», se viene messo in ombra il carisma dell’infallibilità del magistero ecclesiastico, se viene esaltato lo spirito di disobbedienza e la critica demolitrice della legittima autorità stabilita da Cristo stesso? Insomma, non è certo segno di sensibilità pastorale orientare il criterio dottrinale dei propri lettori (per definizione si suppone che siano cattolici) con i discorsi bonariamente eretici di Enzo Bianchi. Il quale, peraltro, non fa mistero della sua piena condivisione delle proposte riformatrici di Hans Küng, che con il linguaggio tecnico della teologia dogmatica ha enunciato e continua a enunciare le medesime eresie che Bianchi enuncia con il linguaggio retorico della saggistica letteraria. Nessuno si è sorpreso infatti leggendo sulla Stampa di Torino un recente articolo di Enzo Bianchi (13 marzo 2012) nel quale il priore di Bose ribadisce il suo sostegno alle tesi di Hans Küng, prendendo occasione da una nuova edizione italiana del suo Essere cristiani.

Hans Küng, che è il più famoso (meglio si direbbe famigerato) di tutti i falsi teologi che hanno diffuso nella Chiesa cattolica, a partire dalla seconda metà del Novecento, le ideologie secolaristiche che oggi costituiscono quell’ostacolo alla pastorale del quale parlavo. Lo esalta presentandolo come una specie di “dottore della Chiesa” ingiustamente inascoltato, guardandosi bene dal ricordare (ma lo sanno persino molti lettori della Stampa) che il professore svizzero ha sempre negato la verità dei dogmi della Chiesa e il fondamento teologico della morale cattolica, disconoscendo sempre la funzione del magistero ecclesiastico (a partire dal libro intitolato Infallibile?). Küng non è stato scomunicato né è stato messo a tacere (peraltro, tutti gli editori più importanti dell’Occidente scristianizzato hanno pubblicato e diffuso le sue opere), e non c’è ragione alcuna per la quale egli debba presentarsi ed essere presentato come una vittima della repressione da parte della gerarchia ecclesiastica.

Per disegnargli intorno alla testa l’aureola della santità, Enzo Bianchi parla di Küng come di un protagonista del Vaticano II, facendo finta di ignorare che un concilio ecumenico è un’espressone solenne del magistero ecclesiastico (protagonisti ne sono soltanto i vescovi, e i documenti approvati al termine dei lavori hanno un eminente valore per la dottrina della fede in quanto convocato, presieduto e convalidato dai Papi) e non un convegno internazionale di teologi (Hans Küng, come “perito”, non ha avuto nel Concilio né voce né voto). Insomma, Enzo Bianchi vorrebbe far credere che Küng, malgrado i suoi meriti teologici, non avrebbe ottenuto dall’autorità ecclesiastica la benevolenza e i riconoscimenti che gli spettavano; addirittura, insinua Bianchi, alla Chiesa conveniva mettere Küng, piuttosto che il suo collega Ratzinger, a capo della congregazione per la Dottrina della fede.

Sono assurdità che possono andar bene solo per i lettori della Stampa (quotidiano di collaudata tradizione massonica), ai quali non importa nulla della fede cristiana ma sono ben contenti di vedere la Chiesa cattolica in preda a una profonda crisi dottrinale e disciplinare, sperando che tutto ciò affretti la sua definitiva scomparsa dalla scena sociale e politica. Ma Bianchi è ospitato anche dalla stampa cattolica, e in quella sede l’assurdità di cui parlavo dovrebbe essere percepita da qualcuno.

Qualcuno dovrebbe rinfacciare a Bianchi l’ipocrisia di presentare come vittima del potere ecclesiastico senza dire che il teologo svizzero non ha mai voluto riconoscere la legittimità (cioè l’origine divina) di questo potere, che ad altro non serve se non alla custodia fedele e alla interpretazione infallibile della verità che salva. Bianchi si guarda bene dal riferire tutte le contumelie e gli insulti che Hans Küng è solito scrivere (anche in italiano, sul Corriere della Sera) contro quei papi (soprattutto Paolo VI e Giovanni Paolo II) che non gli hanno dato ragione (e come avrebbero potuto?).


mercoledì 21 marzo 2012

"Il cuore del Santo Padre palpita: Egli vi attende con ansia, perché vi ama, perché la Chiesa ha bisogno di voi per una comune testimonianza di fede in un mondo sempre più secolarizzato e che sembra volgere le spalle al Suo Creatore e Salvatore. "

Lettera di don Nicola Bux
al Superiore della Fraternità S. Pio X
 


A Sua Eccellenza Mons. Bernard Fellay
e alla Fraternità sacerdotale san Pio X

Eccellenza Reverendissima,
cari Fratelli,

la fraternità cristiana è più potente della carne e del sangue, perché in essa si anticipa, grazie alla Divina Eucaristia, la vita del Paradiso.

Gesù Cristo ci ha chiamati a fare l'esperienza della comunione: è in questa che il nostro io consiste. Comunione è stima a priori per l'altro, perché abbiamo in comune l'unico Signore. Perciò la comunione è disponibile ad ogni sacrificio per l'unità: una unità che deve essere visibile, secondo l'anelito finale di nostro Signore nella preghiera al Padre: “ut unum sint, ut credat mundus”; visibile, perché è la testimonianza decisiva degli amici di Cristo.

È indubbio che non pochi fatti del Concilio Ecumenico Vaticano II e del periodo successivo, legati all’elemento umano di questo avvenimento, abbiano rappresentato vere calamità ed addolorato grandi uomini di Chiesa. Ma Iddio non permette che la Sua Chiesa giunga all’autodistruzione.

Non possiamo considerare la durezza dell’elemento umano senza avere fiducia in quello divino, cioè nella Provvidenza che, pur nel rispetto della libertà umana, guida la storia, e in particolare la storia della Chiesa.

La Chiesa è istituzione divina, divinamente garantita ed è pure un fatto umano. L’aspetto divino non nuoce all’elemento umano – personalità e libertà - e non lo inibisce necessariamente; l’aspetto umano, rimanendo integro, ed anche compromettente, non nuoce mai all’aspetto divino.

Per motivo di Fede, ma anche per le conferme che, sia pur lentamente, si manifestano sul piano della storia, crediamo che Dio, in questi anni, abbia preparato e prepari uomini degni per rimediare ai tanti errori ed ai tanti cedimenti che tutti deploriamo, che già spuntino e sempre più spunteranno opere sante, secondo una strategia divina che collega l’opera di anime lontane e che neppure si conoscono, ma il cui agire costituisce un disegno, come è meravigliosamente accaduto nel secolo in cui si ebbe la dolorosa rivolta di Lutero.

Si tratta di divini interventi che pare si moltiplichino quanto più si intorbidano i fatti. Di tutto questo parlerà soprattutto l’avvenire. Ma noi ne siamo già certi e di tutto questo si vede l’alba.

Per qualche tempo l’incertezza dell’alba combatte con le tenebre, lente a ritirarsi, ma quando si vede l’alba si sa che c’è il sole e che il sole continua ad incedere nei Cieli!

Con le parole di Santa Caterina da Siena, possiamo quindi dirvi: “Venite sicuramente a Roma”, presso la casa del Padre comune, che ci è stato donato come perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità cattolica.

Venite a partecipare di questo benedetto avvenire, di cui, pur in mezzo a tenebre persistenti, già si intravede l’alba.

Il vostro rifiuto aumenterebbe lo spazio delle tenebre, non quello della luce. Molteplici sono gli sprazzi di luce che già ammiriamo, primo fra tutti il delinearsi della grande restaurazione liturgica, operata dal Motu Proprio “Summorum Pontificum”, che sta suscitando in tutto il mondo un ampio movimento, di cui fanno parte soprattutto giovani, che intendono zelare il culto del Signore.

Come dimenticare però altri gesti concreti e significativi del Santo Padre, come la remissione delle scomuniche ai Vescovi ordinati da Mons. Lefebvre, l’apertura di un confronto aperto sulla interpretazione del Concilio Vaticano II alla luce della Tradizione, e per questo anche il rinnovamento della Commissione Ecclesia Dei?

Certamente possono restare ancora perplessità, punti da approfondire, da meglio chiarire, come il discorso sull’ecumenismo e sul dialogo interreligioso (che ha già comunque ricevuto un’importante precisazione dalla dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, Dominus Jesus del 6 agosto 2000), e quello sulla maniera in cui intendere la libertà religiosa.

Anche su questi punti, la vostra presenza, canonicamente garantita, nella Chiesa aiuterà a portare maggiore luce.

Come non valutare l’apporto che potrete dare, grazie alle vostre risorse pastorali e dottrinali, alle vostre capacità e sensibilità, al bene di tutta la Chiesa?

Questo è il momento opportuno, questa è l’ora favorevole per ritornare: Timete Dominum transeuntem: non lasciatevi sfuggire l’occasione di grazia che il Signore vi offre, non lasciate che passi accanto a voi e non la riconosciate.

Potrà il Signore concederne un’altra?

Non dovremo tutti un giorno comparire di fronte al Suo Tribunale, e rispondere non solo del male compiuto, ma anche di tutto il bene che avremmo potuto fare e che non abbiamo fatto?

Il cuore del Santo Padre palpita: Egli vi attende con ansia, perché vi ama, perché la Chiesa ha bisogno di voi per una comune testimonianza di fede in un mondo sempre più secolarizzato e che sembra volgere le spalle al Suo Creatore e Salvatore.

Nella piena comunione ecclesiale con la grande famiglia, che è la Chiesa cattolica, la vostra voce non sarà disprezzata, il vostro impegno non sarà né trascurabile né trascurato, ma potrà portare, con quello di tanti altri, frutti abbondanti; al di fuori verrebbe invece disperso.

L'Immacolata ci insegna che troppe grazie si perdono perché non vengono richieste: siamo convinti che con una risposta favorevole alla proposta del Santo Padre, la Fraternità Sacerdotale San Pio X diventerà uno strumento per accendere nuovi raggi alle dita della nostra Madre celeste.

In questo giorno a Lui dedicato, voglia San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria, Patrono della Chiesa Universale, ispirare e sostenere i vostri buoni propositi: “Venite sicuramente a Roma”.

Roma, 19 marzo 2012
Solennità di San Giuseppe
d. Nicola Bux
_________________________
[Fonte: Scuola Ecclesia Mater]

Don Nicola Bux è di certo un ratzingeriano, lui stesso promotore della Riforma della Riforma su cui ha scritto La Riforma di Benedetto XVI, che ha suscitato l'attenzione della Fraternità, che - attraverso una lettera aperta - gli ha fatto alcune puntualizzazioni.
Celebra secondo l'antico rito ed è professore di liturgia orientale presso la Facoltà teologica delle Puglie. È anche consultore presso la CDF, l'ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Papa e la Congregazione per il Culto Divino.

lunedì 19 marzo 2012

preghiere a san Giuseppe in preparazione alla Santa Messa

Preghiera a San Giuseppe
Preces ad Sanctum Joseph


O felicem virum, beatum Joseph, cui datum est Deum, quem multi reges voluerunt videre et non viderunt, audire et non audierunt, non solum videre et audire, sed portare, deosculari, vestire et custodire!


O felice S. Giuseppe, cui fu dato non solo di vedere ed ascoltare quel Dio che molti re vollero vedere e non videro, ascoltare e non ascoltarono, ma di portarlo altresi, baciarlo, vestirlo e custodirlo!


Ora pro nobis, beate Joseph.
Prega per noi, San Giuseppe


Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Affinché siamo resi degni delle promesse di Gesù Cristo.

OREMUS
Deus, qui dedisti nobis regale sacerdotium: præsta, quæsumus; ut, sicut beatus Joseph unigenitum Filium tuum, natum ex Maria Virgine, suis manibus reverenter tractare meruit et portare, ita nos facias cum cordis munditia et operis innocentia tuis sanctis altaribus deservire, ut sacrosanctum Filii tui corpus et sanguinem hodie digne sumamus, et in futuro sæculo præmium habere mereamur æternum. Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.


PREGHIAMO
O Dio, che ci rivestisti d'un regale sacerdozio, fa che, come il beato Giuseppe meritò di trattare con le sue mani e di portare il tuo Figlio unigenito, nato da Maria Vergine, così noi possiamo servirti con tale mondezza di cuore e santità di opere, da poter oggi ricevere degnamente il sacrosanto Corpo e Sangue del tuo Figlio e meritare di conseguire nella vita futura il premio eterno. Per lo stesso Gesù Cristo Nostro Signore. Amen