venerdì 13 giugno 2014

la grande crisi della Chiesa






Mons. Athanasius Schneider:
Siamo nella quarta
grande crisi della Chiesa'

 
Recentemente, prima di conferire le ordinazioni presso la FSSP di Omaha, Mons. Athanasius Schneider ha tenuto una serie di allocuzioni e conferenze in giro per l'Inghilterra, riconoscendo che oggi la chiesa sta vivendo una «confusione tremenda» tanto che stiamo attraversando la sua «quarta grande crisi».
Il Catholic Herald [qui] ha pubblicato le sue affermazioni in occasione di un'intervista, che ho tradotto e inserisco di seguito. Colpisce la chiarezza e la precisione del vescovo ausiliario soprattutto se la si paragona con l'imprecisione e la confusione dei discorsi cosiddetti «pastorali» della maggior parte dei vescovi di oggi. In precedenza abbiamo pubblicato il suo intervento in occasione del Convegno sul Concilio Vaticano II organizzato dai Francescani dell'Immacolata nel 2010 [qui] e una sua vibrante relazione sulle Cinque piaghe del corpo mistico e liturgico [qui]. Ogni volta che l'ho incontrato, ho trovato un punto di riferimento saldo e corroborante. Il Signore lo benedica lo custodisca e ce lo conservi. Dovrebbero leggere e meditare i "normalisti" che crescono come funghi, persino tra i tradizionisti oggi voltagabbana.
Nulla di nuovo rispetto a quanto andiamo sostenendo da tempo. Ma almeno abbiamo una conferma da parte di un autorevole membro della gerarchia ecclesiale, che non teme di esprimersi in pubblico.




Siamo nella quarta grande crisi della Chiesa
Mons. Athanasius Schneider

Mons. Athanasius Schneider, specialista in liturgia, sta portando avanti una lotta di retroguardia contro gli "abusi" nella Chiesa. Egli afferma che i liberali, collaborando con il "nuovo paganesimo", stanno guidando la Chiesa cattolica verso una scissione.
I problemi sono così gravi, che questa è la quarta grande crisi nella storia della Chiesa, paragonabile alla eresia ariana del IV secolo nella quale è stata coinvolta una grande parte della gerarchia della Chiesa.

Se non avete sentito parlare del vescovo nato in unione Sovietica, ora lo conoscete. Sacerdote studioso e schietto, egli è vescovo ausiliare della lontana Arcidiocesi di Santa Maria in Astana, Kazakistan. Ma questo mese ha ricevuto un'accoglienza da rock star da parte di congregazioni di tutto il paese per il suo tour in Inghilterra e ha abbracciato il cyberspazio per collocarvi una tagliente difesa della Chiesa tradizionale. Ha detto: "Grazie a Dio, internet esiste".

Le sue vedute non sono popolari presso tutti, soprattutto presso alcuni dei suoi colleghi liberali, oppure, dice, presso i media di regime del mondo secolare. Ma chi lo ascolta e lo segue racconta un'altra storia.

 Mons. Schneider è meglio conosciuto per il fatto che sostiene che la Santa Comunione dovrebbe essere ricevuta sulla lingua in ginocchio. Egli ripete che è il modo più efficace per favorire il rispetto del Sacramento e per prevenire l'abuso sulle Sacre Specie. Il vescovo 53enne ha anche chiesto chiarimenti (un nuovo Sillabo), rivolto ai sacerdoti, per porre fine alla deriva liturgica e dottrinale su una serie di questioni nello "spirito del Concilio Vaticano II" [qui].

Nella sua intervista, Mons. Schneider ha detto che il trattamento "banale" e casuale del Santissimo Sacramento è parte di una grave crisi nella Chiesa nella quale alcuni, sia tra i laici che tra il clero, non escluse posizioni di autorità, risultano schierati con la società laica. Egli crede che al cuore dei problemi, ci sia l'introduzione strisciante di un'agire centrato sull'uomo, mentre in alcune chiese Dio, nel tabernacolo, in realtà è materialmente messo in un angolo, mentre il sacerdote prende il centro della scena. Mons. Schneider ha sostenuto che questa situazione sta ora venendo al pettine. "Direi che siamo nella quarta grande crisi [della Chiesa], in una confusione tremenda sulla dottrina e la liturgia. Ci siamo già da 50 anni. "

Quanto durerà ancora? «Forse Dio sarà misericordioso verso di noi in 20 o 30 anni."
In autunno, il Sinodo dei Vescovi si riunirà in sessione straordinaria per discutere sula famiglia, alla luce del questionario che Papa Francesco ha invitato i fedeli a compilare, dando loro punti di vista sul matrimonio e sulla sessualità. Si fanno sempre più strada aspettative sul rilassamento delle regole intorno ad una serie di questioni sessuali e riguardo alle persone divorziate che ricevono la Comunione come un segno di "misericordia" dalla Chiesa.

Tali visuali, secondo il vescovo Schneider, rivelano la profondità del problema. "Penso che la questione della ricezione della Santa Comunione da parte dei risposati farà saltare in aria e mostrerà la vera crisi della Chiesa. La vera crisi della Chiesa è l'antropocentrismo e l'abbandono del Cristo-centrismo...

"Questo è il male più profondo: l'uomo, o il clero, ponendosi al centro quando si celebra la liturgia e quando si cambia la verità rivelata da Dio, ad esempio, per quanto riguarda il sesto comandamento e la sessualità umana".

Anche se sostiene che i discorsi di cambiamento vengono principalmente da "media anti-cristiani", egli vede clero e laici cattolici "collaborare" con quello che lui chiama il nuovo paganesimo. Mons. Schneider è particolarmente critico con l'idea che questi cambiamenti devono essere fatti in modo da essere misericordiosi verso coloro ai quali attualmente è vietato ricevere i Sacramenti. È "una sorta di sofisma", egli ha detto. "Non è misericordia, è crudeltà."

 Ha suggerito quindi che si tratta di "un falso concetto di misericordia", dicendo: "È paragonabile a un medico che dà dello zucchero ad un paziente [diabetico], anche se sa che lo ucciderà"

Il vescovo ritiene che vi siano evidenti parallelismi con le grandi crisi del passato, quando i sacerdoti erano complici con eresie. Durante l'eresia ariana, ha detto, solo una manciata della gerarchia, da contare sulle dita, ha resistito. "Noi [i cristiani] siamo una minoranza. Siamo circondati da un mondo pagano molto crudele. La tentazione e la sfida di oggi possono essere confrontati con i primi secoli."

Ha aggiunto: "Purtroppo ci sono stati ...membri del clero e persino vescovi che hanno bruciato grani di incenso di fronte alla statua dell'imperatore o di un idolo pagano o che hanno consegnato i libri della Sacra Scrittura, perché fossero bruciati. Tali cristiani collaborazionisti e chierici sono stati chiamati in quei tempi thurificati o traditores".[1]

E anche oggi, ha confermato, abbiamo coloro che collaborano, i nostri "traditori della Fede".

Si ha la percezione che Papa Francesco sia in prima linea in un nuovo atteggiamento liberale proveniente da Roma. Ma Mons. Schneider dice: "Grazie a Dio, Papa Francesco non si è espresso nel modo in cui i mass media si aspettano da lui. Fino ad ora, nelle sue omelie ufficiali, ha espresso cose molto belle della dottrina cattolica. Spero che continuerà a insegnare con chiarezza la dottrina cattolica".

Il vescovo ha detto che spera che "la maggioranza dei vescovi abbia ancora abbastanza spirito cattolico e fede per respingere quanto proposto e non accettarlo".

Tuttavia, si può prevedere una imminente divisione, che porti ad un eventuale rinnovamento della Chiesa sulle linee tradizionali. Ma, egli crede, questo non avverrà prima che la crisi getti la Chiesa ulteriormente nel caos. Alla fine, pensa, il sistema clericale "antropocentrico" ​​crollerà. "Questo edificio ecclesiale liberale crollerà perché non ha radici e non dà frutti", ha detto.

Nel tumulto, il vescovo Schneider, teme che i cattolici tradizionali possano, per un certo tempo, essere perseguitati o discriminati, anche per volere di coloro che hanno "potere nelle strutture esterne della Chiesa". Ma secondo lui avverrà che coloro che sono coinvolti con l' "eresia non prevarranno contro la Chiesa". E, nella speranza, il vescovo ha detto: "Certamente il Supremo Magistero rilascerà una dichiarazione dottrinale inequivocabile, rifiutando ogni collaborazione con le idee neo-pagane."

A questo punto, il vescovo Schneider ritiene che, i moderni thurificati e traditores lasceranno la Chiesa. Ha detto: "Posso presumere che tale separazione interesserà ogni livello di cattolici: laici senza escludere l'alto clero".

Tali osservazioni rendono improbabile che Mons. Schneider possa acquistare popolarità in alcuni ambienti, ma lui sostiene: "È insignificante essere popolari o impopolari. Il primo interesse di ogni membro del clero dovrebbe essere quello di essere popolare agli occhi di Dio e non agli occhi dell'oggi o dei potenti. Gesù ha dato un avvertimento: 'Guai a voi quando gli uomini diranno bene di voi.' "

Ha aggiunto: "La popolarità è falsa ... grandi santi della Chiesa, come Thomas More e John Fisher, hanno respinto la popolarità ... quelli che oggi sono preoccupati per la popolarità sui mass media e nell'opinione pubblica ... saranno ricordati come codardi e non come eroi della Fede".

Mons. Schneider osserva con rammarico che ci sono molti, i cui punti di vista coincidono con quelli del mondo pagano, che "si dichiarano cattolici e anche fedeli al Papa", mentre "coloro che sono fedeli alla fede cattolica o chi promuove la gloria di Cristo nella liturgia sono etichettati come estremisti".

Tali critici potrebbero affermare che la preoccupazione del Vescovo Schneider sulla Santa Comunione equivale a preoccuparsi del numero degli angeli su una capocchia di spillo. Ma il vescovo insiste sul fatto che il trattamento riservato all'Eucaristia è al centro della crisi. "L'Eucaristia è il cuore della Chiesa", ha detto. "Quando il cuore è debole, tutto il corpo è debole."

Egli ha sostenuto che ricevere la Comunione in mano "contribuisce progressivamente alla perdita della fede cattolica nella presenza reale e nella transustanziazione".

Mons. Schneider ha anche respinto l'idea che la preoccupazione per la liturgia è meno importante, o addirittura separata, dalla preoccupazione per i poveri. "Questo è falso. Il primo comandamento che Cristo ci ha dato è stato quello di adorare Dio solo. La liturgia non è un incontro di amici. È nostro compito prioritario adorare e glorificare Dio nella liturgia e anche nel nostro modo di vivere. L'amore per i poveri e il nostro prossimo cresce da una vera adorazione e amore di Dio. È una conseguenza. "

Le convinzioni del vescovo sono state plasmate dalla sua prima infanzia: è cresciuto come un perseguitato nella comunità cattolica tedesca in Unione Sovietica, dove ha anche dovuto frequentare lezioni di ateismo a scuola. Il suo libro Dominus Est [qui] rivela come la comunità cattolica tedesca abbia mantenuto viva la propria fede nonostante le gravi difficoltà e persecuzioni. Nella sua esperienza, la madre e la prozia hanno corso grandi rischi per la loro fede e per sostenere altri nella comunità. Così il vescovo Schneider e la sua famiglia erano inorriditi degli atteggiamenti e delle pratiche liberali in Occidente, soprattutto per quanto riguarda la Santa Comunione, che era stata così rara e così preziosa per i cattolici tedeschi perseguitati dell'Unione Sovietica.

Similmente al ragazzino della storia de I vestiti nuovi dell'imperatore, il vescovo ora si sente in dovere di parlare e lui non riesce a capire perché gli altri non fanno lo stesso. "Sembra che la maggioranza del clero e dei vescovi siano contenti di questo uso moderno della Comunione in mano... Per me questo è incredibile. Come è possibile, quando Gesù è presente nelle piccole Ostie?"[2]

Ha continuato: "C'è il fatto grave della perdita dei frammenti eucaristici. E i frammenti dell'Ostia consacrata sono calpestati. Questo è orribile! Il nostro Dio, nelle nostre chiese, è schiacciato sotto i piedi! "

 Mons. Schneider ha ammesso che è "molto triste che mi sento come uno che è grida nel deserto".

Egli ha detto: "È ora che i vescovi alzino la voce per Gesù Eucaristia che non ha voce per difendersi. Ecco, un attacco al Santissimo, è un attacco alla fede eucaristica ".
 
Ma nonostante le sue preoccupazioni, il vescovo Schneider non è pessimista e ritiene che vi sia già una ondata di sostegno per i valori tradizionali che, nel tempo, rinnovino la Chiesa: "i piccoli nella Chiesa sono state tenuti in basso e trascurati", ha detto. "[Ma] hanno mantenuto la purezza della loro fede e sono loro che rappresentano il vero potere della Chiesa agli occhi di Dio, non quelli che gestiscono.
 
"Ho parlato con i giovani studenti di Oxford e sono stato molto impressionato da questi studenti. Ero così felice di vedere la loro purezza di fede e le loro convinzioni, e la loro chiara mente cattolica. Questo rinnoverà la Chiesa. Quindi io sono fiducioso e pieno di speranza anche nei confronti di questa crisi nella Chiesa. Lo Spirito Santo vincerà questa crisi con questo piccolo esercito. "

 Ha poi aggiunto: "Io non sono preoccupato per il futuro. La Chiesa è la Chiesa di Cristo e Lui è il vero capo della Chiesa, il Papa è solo il vicario di Cristo. L'anima della Chiesa è lo Spirito Santo ed Egli è potente ".
 
Il Libro “Dominus Est - Riflessioni di un Vescovo dell'Asia Centrale sulla sacra Comunione”, scritto da Mons. Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare di Astana (Kazakhstan), è stato stampato dalla Libreria Editrice Vaticana, con prefazione del Segretario della Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti, Mons. Malcolm Ranjith. [qui]

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1. Termini anticamente usati per designare i cristiani che, nelle persecuzioni, cadevano nell'apostasia. I cosiddetti Lapsi (letteralmente "scivolati"), termine latino usato, nel III e IV secolo, per indicare i cristiani che, sotto la minaccia delle persecuzioni, compirono atti di adorazione verso gli dei pagani. Vigeva la seguente distinzione:

  • Turificati, coloro che avevano bruciato l'incenso agli dei.
  • Sacrificati, coloro che avevano offerto sacrifici agli dei.
  • Libellatici, coloro che si erano procurati documenti falsi che, pur non avendolo fatto, attestavano il loro sacrificio agli dei.
  • Traditores, termine riferito a vescovi e presbiteri che avevano consegnato le Sacre Scritture alle autorità romane. Il termine trae la sua radice dal verbo latino tradere che significava "consegnare" e assunse poi il significato di "tradire", in riferimento a Giuda che aveva consegnato Gesù al sinedrio.

2. Naturalmente si tratta di un uso che deriva da tutto un atteggiamento di fondo sulla liturgia trasformata da Sacrificio che rende possibile il banchetto escatologico, in convito fraterno: da sacrificio di espiazione, di lode, comunione e ringraziamento - protagonista il Signore per il Padre e noi in Lui -, in festa e agape dell'Assemblea. L'uomo e non Dio, al centro.

 [Traduzione e note a cura di Chiesa e post concilio]

giovedì 12 giugno 2014

per gli uomini mediocri tutto è normale....

La Chiesa Cattolica
è alla vigilia di uno scisma?

È disponibile il dvd della conferenza del prof. Roberto de Mattei, tenuta mercoledì 4 giugno presso la Fondazione Lepanto.

Redazione

Mercoledì scorso, 4 giugno, il prof. Roberto de Mattei ha tenuto a Roma, presso la Fondazione Lepanto, l’attesa conferenza su “La Chiesa Cattolica è alla vigilia di uno scisma?”.


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È ora possibile per tutti ascoltare la conferenza, di drammatica attualità, richiedendo alla Fondazione Lepanto il dvd che contiene il video completo.Per richiedere il dvd è sufficiente compilare il form apposito sul sito della Fondazione Lepanto, a cui potete accedere CLICCANDO QUI. Per l’invio del dvd è richiesta un’offerta libera (minimo euro 10,00), che può essere effettuata con le consuete modalità: con bonifico, con ccp, o con PayPal/Carta di credito, come indicato in calce al form.

Nella stessa pagina si trova anche un video con un breve estratto della conferenza.

L’importanza dell’argomento, trattato da Roberto de Mattei con la consueta profondità e lucidità, fa di questo dvd uno strumento utilissimo per inquadrare in modo corretto la situazione attuale della Chiesa e per potere, in conseguenza, vivere in modo equilibrato e proficuo un periodo storico che è, sotto tutti gli aspetti, eccezionale.




martedì 10 giugno 2014

una chiesa senza frontiere... sotto il sole di satana

      Sotto il sole di satana

Sviati dalla chimera di voler scoprire i mezzi agevoli ed infallibili per realizzare finalmente l'unità religiosa del genere umano, alcuni prelati che occupano le cariche più importanti lavorano ad inventare una Chiesa senza frontiere, nella quale tutti gli uomini, dispensati in anticipo dal rinunciare al mondo e a Satana, non tarderebbero a ritrovarsi nella libertà e nella fraternità.
Dogmi, riti, gerarchia, persino ascesi, se ci si tiene, tutto sussisterebbe della Chiesa precedente, ma tutto sprovvisto delle dovute protezioni volute dal Signore e precisate dalla Tradizione e, per ciò stesso, tutto privato della linfa cattolica, cioè della grazia e della santità. 
Gli adepti delle confessioni religiose più eteroclite e anche coloro che rifiutano ogni confessione religiosa, non avrebbero allora difficoltà ad entrare in questa Chiesa, ma entrerebbero agevolmente in una Chiesa-miraggio. 
È questo il tentativo odierno del supremo Maestro della menzogna e delle illusioni. Ecco la grande opera, d'ispirazione massonica, alla quale egli fa lavorare i suoi ministri: preti senza Fede, promossi “teologi eminenti”, Vescovi incoscienti o traditori, se non apostati camuffati, assurti rapidamente al vertice degli onori, investiti delle più alte cariche. Essi consumano la loro vita e perdono le loro anime per edificare una Chiesa postconciliare, sotto il sole di Satana. 
I dogmi, decisamente relativizzati dalla nuova pastorale che non condanna nessuna eresia, non propongono più un oggetto preciso e soprannaturale; d'altronde per accertarli, supponendo che la parola abbia in tal caso ancora un senso, non occorre né piegare l'intelligenza né purificare il cuore. 
I Sacramenti sono messi alla portata di coloro che non credono; quasi più niente impedisce che vi accostino gli increduli e gli indegni, a tal segno i nuovi riti ecclesiastici sono divenuti estranei, a motivo della loro instabilità e mobilità, al segno sacramentale di per sé efficace, divinamente fissato dal Salvatore una volta per sempre e finché Egli non torni. 
La gerarchia si dissolve insensibilmente nel popolo di Dio, del quale tende a divenire un'emanazione democratica, eletta a suffragio universale per una funzione provvisoria. 
Ci si rallegra di aver abbattuto, grazie a queste innovazioni senza precedenti, le barriere che trattenevano fuori della Chiesa chi ancora ieri, nel vicinissimo periodo preconciliare, rigettava i dogmi, rifiutava i Sacramenti e non si sottometteva alla gerarchia. 
Certo, così com'erano intesi prima del Concilio [Vaticano II - ndr], dogmi, Sacramenti, governo, esigenza di conversione interiore davano alla Chiesa l'aspetto di una città fortificata […] con porte ben custodite e bastioni inespugnabili. Nessuno che non fosse convertito era ammesso ad oltrepassarne la soglia divina. Oggi, invece, le cose cambiano sotto i nostri occhi: dottrine, riti, vita interiore sono sottoposti ad un processo di liquefazione universale così radicale e così perfezionato che non permettono più di distinguere tra cattolici e non cattolici. 
Poiché il sì e il no, il definito e il definitivo sono considerati sorpassati, ci si domanda che cosa impedisca alle religioni non cristiane di far parte anche loro della nuova Chiesa universale, continuamente aggiornata dalle interpretazioni ecumeniche. 
Ce lo si domanda, se almeno si accetta il punto di vista che si lasciarono imporre tanti e tanti Padri circuìti dal Vaticano II: forgiare un sistema prima sconosciuto ed un apparato ancora inedito per guadagnare il mondo della Chiesa senza esporsi alla scacco né soffrire persecuzioni, cominciando col relativizzare il soprannaturale. 
Tutto questo però non ha senso. Da una parte, infatti, Gesù ha detto: “Il discepolo non è da più del Maestro: se hanno perseguitato Me, perseguiteranno anche voi: se hanno ascoltato la mia parola, ascolteranno anche la vostra” (Gv 15, 20); d'altra parte il soprannaturale non si può ne volatilizzare, né modificare: esso è fermo e preciso; ha un volto determinato, una configurazione completa e definitiva: dopo l'Incarnazione del Verbo, dopo la Croce redentrice e la discesa dello Spirito Santo, il solo soprannaturale che esiste è cristiano e cattolico. Esso è reale solo in Christo Jesu et Virgine Maria et Ecclesia Christi
Perciò se ancora si conserva nel proprio animo il punto di vista del Vangelo di Gesù Cristo, si vede con tutta chiarezza ciò che ricaccia nel niente la chimera dell'unità ecumenica: l'obbligo di piegare il ginocchio davanti al Figlio dell'Uomo, autore e dispensatore sovrano della salvezza, sì, ma unicamente nell'unica Chiesa da Lui fondata.

Padre R.T. Calmel

(Fonte: CONFRATERNITA DELA SACRO CUORE DI GESU' E DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

sabato 7 giugno 2014

10 domande al card. Braz de Aviz


10 domande al cardinale João Braz de Aviz
 

Eminenza Reverendissima,

ci permettiamo di rivolgerLe le domande che seguono a motivo dei gravi interrogativi posti dal Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata e della Visita apostolica a carico delle Suore Francescane dell’Immacolata, provvedimenti entrambi da Lei disposti.

Si tratta di interrogativi di rilievo universale, che emergono, in coscienza, dal dovere di ciascuno di cercare la verità, particolarmente nelle questioni di fede e di morale.

Siccome lo scandalo suscitato in tanti dal Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata e dalla Visita apostolica delle Suore Francescane dell’Immacolata è pubblico, le domande che ne sono scaturite Le vengono parimenti poste pubblicamente.

 
1)    Perché sono stati commissariati i Frati Francescani dell’Immacolata? Dal Decreto di Commissariamento da Lei emanato non è dato evincere alcuna motivazione. Perché?

2)    Perché Lei non ha tenuto alcun conto della Nota (del 29 maggio 2013) inviatale dal Consiglio generale, unitamente col Procuratore generale, dei Frati Francescani dell’Immacolata con la quale Le si facevano presente – per quanto riguarda la Visita apostolica allora in corso – alcuni fatti gravissimi, e che non hanno alcun precedente in tutta la storia della Chiesa, tra i quali (come vi si legge): “la decisione [del Visitatore] di procedere SOLO attraverso un questionario scritto, evitando del tutto la visita alle comunità e persino dei seminari […]; il contenuto del questionario che, al di là dell’intenzione di suggerire una “tendenziosa” versione della situazione dell’Istituto, era pieno di domande non facilmente comprensibili alla maggioranza dei nostri fratelli […]; I risultati del questionario, da soli, senza verificare che ciò che vi è scritto corrisponde davvero alle convinzioni di ogni frate, sono inaffidabili per le suddette ragioni”?

3)    È al corrente delle disposizioni emanate dal Commissario apostolico, da Lei designato per guidare i Francescani dell’Immacolata, con cui si impone ai Frati, tra l’altro, la chiusura dei seminari, la sospensione delle ordinazioni, e la proibizione di collaborare a pubblicazioni teologiche e di apostolato? Se ne è informato, perché ha avallato tali misure, evidentemente distruttive di fondamentali attività proprie del carisma di tale Istituto, regolarmente approvato dalla Santa Sede?

4)    Perché ha disposto la Visita apostolica nei confronti delle Suore Francescane dell’Immacolata, cioè del ramo femminile dell’Istituto religioso da Lei già commissariato?

5)    Perché ha inviato come Visitatrice apostolica una religiosa così distante per attitudini e per formazione – ma soprattutto per il modo di pensare e di agire – dalle Suore Francescane dell’Immacolata?

6)    Perché non ha dimostrato altrettanta attenzione e severità nei confronti di quegli Istituti religiosi, nei quali un gran numero di membri si è palesemente allontanato dal carisma dei Fondatori e dall’osservanza delle rispettive Regole e Costituzioni?

7)    Che cosa pensa della Teologia della liberazione? Ritiene compatibile con la fede cattolica l’adesione alle tesi della Teologia della liberazione, particolarmente dopo l’esplicita condanna con la Istruzione della Congregazione della Dottrina della Fede, confermata da Giovanni Paolo II (6 agosto 1984), con la quale, tra l’altro, se ne dichiarano “le gravi deviazioni ideologiche” ?

8)    Che cosa pensa della prospettiva sincretista di unificare tutte le religioni in una nuova religione planetaria? È vero che Lei ha partecipato, tenendo la relazione introduttiva, al Primo Forum Spirituale Mondiale, insieme ai rappresentanti di società spiritiste, teosofiche e massoniche?

9)    Non ritiene che ogni progetto di religione planetaria contraddica palesemente il principio che “deve essere [...] fermamente creduto come verità di fede cattolica che la volontà salvifica universale di Dio Uno e Trino è offerta e compiuta una volta per sempre nel mistero dell’incarnazione, morte e resurrezione del Figlio di Dio” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Dominus Iesus, 14)? 

10) Che cosa pensa della Massoneria? Ritiene compatibile con la fede cristiana l’adesione di un cattolico ed, a maggior ragione di un ecclesiastico, alla Massoneria?     



Con i più deferenti saluti.

 

Corrispondenza Romana
Riscossa cristiana
Chiesa e postconcilio
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Giudizio cattolico
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Una Fides



 

martedì 3 giugno 2014

nella lampada conciliare di olio non ce n'e più...

L’ATEISMO CONCILIARE
Per secoli  la dottrina cattolica venne insegnata come irreformabile. E tutto ciò per una sola, semplicissima ragione: perché la si sapeva di origine divina e non umana. Ma ora quel tempo è alle nostre spalle, e nessuno – dico nessuno – osa negarlo. Per usare il linguaggio degli antropologi, si potrebbe dire che la dottrina cattolica, per secoli e secoli, è stata tabù. Ma oggi, quasi si trattasse di superstiziose credenze di popoli primitivi, quel tabù non ha più nessun credito, meno che mai presso il moderno clero. Quindi, lo si può toccare, ritoccare, riformare come e quanto si vuole, a proprio piacimento; e lo si può perché, a differenza di ciò che si attardano a immaginare le sciocche credenze primitive, si ritiene che nessuna divinità vi sia posta a guardia.
Già da questo si dovrebbe comprendere come il Concilio Vaticano II, riformando di fatto il dogma cattolico ad uso e consumo dell’uomo moderno, ha inteso deliberatamente sfidare la stessa autorità di Dio. Ora, per sfidare l’ autorità di Dio, non basta aver perso la fede cattolica, bisogna aver perso la consapevolezza della trascendenza dell’Essere. Bisogna, cioè, credere che la vita si risolva interamente qui, in questo breve passaggio terreno, bisogna aver perso (o deposto) definitivamente ogni timor di Dio e vivere e pensare come se Dio non esistesse. Perciò appare chiaro, a chi voglia vedere, che, riformando il “tabù” cattolico (se mi si passa l’ espressione), i vaticanosecondisti non mostrano soltanto d’avere perso la fede cattolica, ma d’avere perso il senso della trascendenza dell’Essere. Che è, poi, ciò che accade inevitabilmente quando si abbandona la metafisica tomista.
* * *
Quanto si è detto può sembrare drastico ed eccessivo; ma solo se non si ha il coraggio di guardare in faccia la realtà. Giacché è la realtà a dirci che sono gli stessi documenti conciliari – e non la loro cattiva interpretazione – a sfidare nel modo più netto e temerario gli anatemi posti a suggello della fede cattolica. Mi riferisco, in particolare, a Nostra Aetate e Dignitatis Humanae Personae, ove si annuncia un Vangelo diverso da quello cattolico e mi riferisco, inoltre, alla mostruosa riforma liturgica. Ora, nulla appare più evidente dell’incredulità di chi sfida gli anatemi di una tradizione religiosa millenaria come, ad esempio, i notissimi anatemi di San Paolo e San Giovanni apostolo. E se nemmeno San Paolo e San Giovanni apostolo hanno titoli per scomunicare chi annuncia un “Vangelo diverso”, ciò accade per un semplicissimo ed evidentissimo motivo: perché i vaticanosecondisti non credono che gli anatemi di San Giovanni apostolo, San Paolo, unitamente a quelli di 20 concili ecumenici, siano divinamente ispirati. Per essi non c’è nessun Dio a guardia gelosa di quegli anatemi: sono semplici maledizioni scagliate da uomini, a cui, oggi, si sono sostituiti altri uomini (che si immaginano molto più buoni dei primi). E d’altronde come stupirsi di questa mancanza di fede, quando Nostra Aetate e Dignitatis Humanae Personae, negano nel modo più radicale ed evidente le parole che Gesù ci ha lasciate nel Vangelo: “Io sono la via, la verità e la vita, nessuno sale al Padre se non per mezzo di me”? Dinanzi a tanto sfacelo chi parla di ermeneutica della continuità o mente o non sa quel che dice. Dalla parte opposta, chi sostiene che il Vaticano II non esprime più la fede cattolica, come si sente dire spesso, adotta soltanto un gentile eufemismo. In realtà, qui siamo ad un volgare e comunissimo ateismo, ad un livello di ateismo da bar dello sport; e ciò per tre motivi evidenti: che vale la pena riepilogare:
a) perché chi ha lanciato una sfida a tutti gli anatemi della Chiesa mostra palesemente di non credere che Essa è divinamente assistita;
b) perché tale sfida, con Nostra Aetate e Dignitatis Humanae Personae concretatesi nello scandalo di Assisi,  giunge temerariamente a negare la divina verità della parola di Nostro Signore Gesù Cristo, e dunque la Sua Stessa Divinità;
c) perché la sfida in se stessa dimostra che coloro che hanno pilotato il Vaticano II e il postconcilio non avevano il benché minimo timor di Dio e nessunissima intenzione di riportarlo in auge.
* * *
D’altronde, la mancanza di fede che qui si denuncia non dovrebbe nemmeno meravigliare. Se Leone XIII, San Pio X, Pio XI, Pio XII insegnano che il rimedio al male è il ritorno alla metafisica tomista, una ragione c’è. Ed anche chiara.
Non è un mistero che il Vaticano II ha preteso di fare a meno della teologia tomista, che ha voluto precipitarsi in mezzo al vivo divenire del mondo facendo a meno dell’ essere, onde presentare la nostra fede non già come un cadavere ammuffito della ormai morta metafisica ma come un’azione vivente e uno slancio vitale incentrati sull’incontro con una persona. Ma il divenire, considerato in se stesso, non ha alcuna certezza di essere. Il divenire può considerare l’essere, tutto l’essere, solo come “potenza”, cioè come possibile; ed il possibile non è mai certo. La semplice potenza di essere, ossia il possibile, è, infatti, ciò che non si sa se sia o non sia. Il necessario, invece, è ciò che è ed è certamente. Anche il possibile esiste, è ovvio, ma non può esistere da solo, non può, cioè, giungere all’ essere da se stesso. Di conseguenza, se da possibile a possibile non si giunge all’essere, segue che, affinché il possibile sia, è necessario un essere che sia già in atto. La potenza d’essere, cioè, è possibile solo a condizione che le preesista l’atto puro da ogni potenza, cioè da ogni limite, atto eterno e infinito, che è Dio. Ma, in quanto si fonda sulla sola potenza, o possibilità di essere, il nudo divenire considera lo stesso Iddio come un possibile tra i tanti; e poiché, come si è testé detto, da possibile a possibile non si approda all’essere, il solo divenire, col suo semplice slancio vitale, non sa né potrà mai sapere se Dio esiste oppure no.
È vero che per giungere al Dio cattolico occorre, oltre la certezza dell’Essere, la fede in Cristo, ma resta, comunque, che il tomista, a differenza del modernista, sa che l’esistenza di Dio è conoscibile al solo lume della ragione naturale, esattamente come insegna il Concilio Vaticano I.
Partendo dalla nozione razionalmente certa dell’esistenza di Dio, il tomista, conformemente al dogmatico insegnamento del Concilio vaticano I, sa che il dubbio è una tentazione e che perciò è da rigettare come pensiero volontario, o, peggio, come metodo; così come sa che il conseguente agnosticismo è un peccato e non una posizione da difendere, o da insegnare, alla maniera di Benedetto XVI. Se gli accade di dubitare involontariamente della propria fede, il tomista non perde mai la nozione certa dell’esistenza di Dio, non discende mai sotto di essa, per naufragare miserevolmente nel nichilismo contemporaneo. Invece affrontando la fede senza nessuna certezza razionale dell’ esistenza di Dio e tuffandosi spericolatamente nel flusso del divenire del mondo per portarla agli altri, ci si mette proprio nelle condizioni di far subito naufragio. E, infatti, così è accaduto e solo i ciechi non lo vedono: abbandonato il porto sicuro del tomismo, il Vaticano II è subito naufragato nel nichilismo ateo della filosofia moderna, e Nostra Aetate e Dignitatis Humanae Personae stanno lì a testimoniarlo. A tal punto, che il rinnovamento liturgico e il drammatico crollo verticale  delle vocazioni sono da considerarsi come la conseguenza, tragica e inevitabile, del volgare ateismo mondano in cui è annegato, fin da principio, il cosiddetto spirito del concilio.
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Il senso di questo scritto è riassumibile nel giro di poche, chiare e semplici parole: il Vaticano II, riformando la religione cattolica, ha deliberatamente inteso sfidare l’ autorità di Dio, e lo ha fatto perché non crede che la Chiesa Cattolica, nei suoi pronunciamenti, è divinamente assistita.
Non è dunque un caso che, tra i molti cambiamenti avvenuti all’ interno della Chiesa, a seguito dell’ ultimo Concilio, quello più evidente e incontestabile – e che li spiega tutti – è, appunto, la perdita del timor di Dio (e di conseguenza del senso del peccato). Chi è timorato è evidente che crede in Dio; e chi crede in Dio crede nel Suo Divin Figliuolo, nello Spirito Paraclito inviato alla Chiesa e, appunto per ciò, non osa toccar nulla del sacro deposito. Chi, invece, pensa che gli anatemi siano trascurabili e che, di conseguenza, i dogmi, la dottrina, il magistero e la liturgia rientrino senza problemi nella disponibilità dell’uomo, ne fa lo scempio che vuole, come si è visto negli ultimi cinquant’anni.
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Oggi, come si sa, la Chiesa conciliare preferisce insegnare l’amore più che il timore, anche a discapito del timore. L’insegnamento dell’ amore non è, però, una novità: anche prima del concilio, la Chiesa insegnava che non è sufficiente il timore di Dio; è evidente che all’ amore di Dio bisogna corrispondere con l’amore e non con il solo timore.
Nell’ambito della propria vita privata, nessun fedele si sognerebbe mai di applicare l’insegnamento conciliare. Semplicemente dotato di una naturale intelligenza, il gregge sa benissimo che quando timore e rispetto scompaiono, l’amore è già svanito da un pezzo. In nessun ambito umano – salvo che nella illuminata “Chiesa conciliare” – ci si presterebbe a credere che un innamorato, in luogo di difendere l’oggetto del suo amore, lo abbandoni al pubblico ludibrio, unendosi lui stesso al coro di disprezzo degli estranei, com’è avvenuto negli ultimi cinquant’anni. Oggi gli illuminati pastori conciliari insegnano al gregge loro affidato l’amore senza il timore, come se il gregge non sapesse che l’amore senza timore, l’amore che non si cura poco o punto di spiacere all’amato, altro non è che una superficiale declamazione retorica, inesorabilmente smentita, peraltro, dai continui rifacimenti, rimaneggiamenti e lifting a cui sottopone l’Amato ormai da mezzo secolo, umiliandolo pubblicamente in tutti i modi.
È evidente, dunque, che l’amore non sta senza il timore, e che dove si trova l’uno, compare subito anche l’altro. Ciò vale anche per la “chiesa” uscita dal concilio. Di conseguenza, se si volesse individuare chi o cosa essa ami, bisognerebbe necessariamente cercare a chi, nell’ ipotesi in questione, temerebbe immensamente di spiacere. Già! perché è di per sé evidente che se cessa il timore per qualcosa, non per questo cessa il sentimento del timore. La natura umana è così fatta che un assoluto non scompare senza lasciare il posto a un altro. Voglio precisamente dire ciò che sanno tutti, e cioè che quando non si teme un dio, è perché se ne teme un altro. L’assoluto, infatti, non scompare mai, nemmeno se è negato. Ebbene, chiarito ciò, non sembra molto difficile capire quale sia il nuovo assoluto – il nuovo dio – a cui, da cinquant’anni, la Chiesa conciliare si prostra con timore e tremore. Questo dio è il mondo (basta leggere la Gaudium et Spes, per comprenderlo). Ma un dio non viene mai onorato a caso, senza ragione; e che cosa abbia di così speciale questo nuovo dio, ce lo dice lo stesso Vaticano II.
Il nuovo dio, a cui il concilio ha spontaneamente aperto le porte della città santa, e venuto a portare ciò che unisce e a spazzar via ciò che divide (a ripulire l'aria soffocante di sacrestia, stando alla nota metafora conciliare). In altre parole secondo il concetto d' amore proposto apertamente dalla Chiesa conciliare il nuovo dio e venuto a liberare del giogo intollerabile di una Verità assoluta, che, in luogo di ricercare ciò che unisce, discrimina e separa uomo da uomo; giacché, com'e purtroppo noto, per i grandi geni della "Chiesa conciliare" la Verità ha il torto, e non il merito, di escludere l'errore. Quindi, con l'entusiastico consenso di clero e gerarchia conciliare, il nuovo dio e venuto a cancellare (se fosse possibile) proprio quel Segno di contraddizione che Simeone, il giusto, ha atteso tutta la vita. Ed è appunto per insegnare alla Chiesa a non proporre più quel Segno, che il dio del mondo si e astenuto dall' imporre la negazione della Verità cattolica. Anche se ne aveva tutto il diritto, in quanto e dio, si è limitato soltanto a suggerire che, in ambito ecclesiastico, ci si degnasse finalmente di prestare ascolto ai ra­gionevoli pensieri degli uomini più intelligenti. Perciò mai ha impedito che si rendesse onore al Dio creato­re e redentore, alla reale presenza nell' Eucaristia, alla verginità di Maria, alla divinità del Figlio e ai Vangeli che la proclamano, a patto che si coltivasse un dubbio ragione­vole in merito alla effettiva Verità di questi dogmi.
In cambio di questa ragionevole rinuncia alla pretesa origine divina (e assoluta) della dottrina cattolica, il nuovo dio ha elargito alla "chiesa" quelle dottrine umane che ancora le mancavano, arricchendola, cosi, di tutte le eresie che aveva sciocca­mente condannato nel corso della sua lunga storia. E, oggi, la chiesa del concilio, grata di tanto dono, e finalmente in grado di annunciare, dal più alto soglio, che chi ha la cer­tezza della propria fede non porta Dio, ma solo se stesso; il che vuol dire, per converso (anche se non vien detto), che solo chi dubita della propria fede e degno di annunciare Cristo.
E' chiaro a questo punto che nella lampada conciliare di olio non ce n'e più. Che è finito, come finì alle cinque vergini stolte, ma con una differenza sconcertante: che quelle cinque vergini lo chiesero alle altre, mentre clero e gerarchia conciliare nemmeno si degnano di chiederlo a chi ce l'ha, e cioè alla Tradizione.
G. R.

venerdì 30 maggio 2014

Tornare al Sacrificio per salvare il Sacramento - Editoriale di "Radicati nella fede", Giugno 2014.


TORNARE AL SACRIFICIO 
PER SALVARE IL SACRAMENTO.

Editoriale di "Radicati nella fede"
Giugno 2014




 Giugno è il mese del Corpus Domini. È il mese della grande festa dedicata tutta a Gesù eucaristico. Anche noi, come tutte le parrocchie, ci apprestiamo a celebrarla Domenica 22 Giugno, visto che in Italia il Giovedì della solennità non è più giorno festivo. Lo faremo soprattutto con la processione solenne dopo la Messa cantata, portando per le vie del paese l'Ostia Santa.

 Dovrebbe essere questa la processione più importante dell'anno, perchè in essa non si porta una statua venerata della Beata Vergine Maria o di un santo, non si porta una reliquia, ma Gesù stesso, vivo e vero nel SS. Sacramento;  vivo e vero con il suo Corpo Sangue Anima e Divinità. Questa processione dovrebbe essere solennissima, colma di adorazione e di sacro rispetto per il Signore che passa.

 Sicuramente molti sentiranno affiorare delle decise e malinconiche considerazioni: ormai  nei nostri paesi non è più così, non si riesce a fare più il Corpus Domini di una volta; un tempo sì che tutte le strade erano addobbate, le pareti del percorso tutte coperte dai drappi più belli; e vi ricordate poi gli altari delle soste? Si faceva a gara per farli uno più bello dell'altro! E la gente come si inginocchiava...!

 Sì, non è più così. Oggi, se va bene, quella del Corpus Domini è la processione del piccolo resto dei credenti che adorano ancora la SS. Eucarestia. Per la processione della Madonna forse c'è da sperare in qualche cristiano in più, ma per il Corpus Domini...!
 Sono tutte considerazioni realiste, ma sbaglieremmo se ci fermassimo lamentosamente solo ad esse, senza andare più a fondo.

 Perché si è perso lo spirito di adorazione? Perché l'animo di tantissimi battezzati non riconosce più il Signore che passa nell'Ostia Santa?

 Molti tra i “conservatori” diranno che tutto è stato causato da alcuni fattori: dallo spostamento dei tabernacoli nelle chiese, che dagli altari sono stati relegati in qualche altro angolo; dal non fare più la genuflessione; dal ricevere la comunione in piedi e sulla mano; dalla riduzione se non scomparsa del digiuno eucaristico, ecc...
 Tutto vero, ma non siamo ancora alla causa più profonda, quella vera.

 Tutto ha inizio da una disastrosa riforma del rito della Messa, seguita al Concilio Vaticano II.

 Con la scusa di tradurre nella lingua parlata la Messa, nel 1969 questa fu cambiata radicalmente, praticamente rifatta, epurata da tutti gli espliciti riferimenti al Sacrificio Propiziatorio, e questo per piacere ai Protestanti.
 Di fatto la Messa si trasformava sempre più in una Santa Cena, fatta, praticamente, solo perché preti e fedeli si cibino alle “due mense”, della Parola e del Corpo di Cristo; in una parola, la Messa fatta per fare la Comunione.
 Scomparve così nel vissuto del popolo cristiano il fatto centrale e determinante: il Sacrificio di Cristo in Croce. Per questo Gesù ha istituito l'Eucarestia, perché sia perpetuata la Sua offerta sulla Croce, quella offerta che sola cancella i peccati e placa la giustizia divina. Ogni giorno, nelle chiese del mondo, è necessario che sia offerto il Sacrificio di Cristo, perché il mondo si salvi dall'abisso.

 Ma cosa c’entra tutto questo con la presenza di Gesù nell’Ostia, con l’adorazione, con il Corpus Domini? Semplice, se la Messa non è più intesa come l'oblazione di Cristo sull'altare della Croce, ma solo come pasto sacro, è messa in pericolo anche la presenza stessa di Cristo nell'Eucarestia.

 Un grande autore scriveva:

 Ci sono due grandi realtà nella messa, che sono il sacrificio e il sacramento. Queste due grandi realtà si realizzano nello stesso istante, nel momento in cui il prete pronuncia le parole della consacrazione del pane del vino. Quando ha terminato le parole della consacrazione del prezioso sangue, il sacrificio di Nostro Signore è realizzato e Nostro Signore è in quel momento pure presente, il sacramento di Nostro Signore è anch'esso lì. (...) Questa separazione mistica delle specie del pane e del vino realizza il sacrificio della messa. Dunque, queste due realtà sono realizzate dalle parole della consacrazione. Non si può separarle. Ed è ciò che hanno fatto i protestanti; hanno voluto solamente il sacramento senza il sacrificio. Non hanno né uno né l'altro, né il sacramento né il sacrificio. E questo è il pericolo delle messe nuove. Non si parla più del sacrificio; sembra che si prescinda dal sacrificio. Non si parla più che dell'Eucarestia, si fa una «Eucarestia», come se non vi fosse che un pasto. Si rischia bene di non avervi più né l'uno né l'altro. E' molto pericoloso. Nella misura che il sacrificio scompare il sacramento scompare anch'esso, perché ciò che è stato presentato nel sacramento, è la vittima. Se non c'è più il sacrificio, non c'è più vittima.
 

 “Se non c’è più il Sacrificio, non c’è più la Vittima”: parole pesanti ma logicissime, secondo fede. Senza inoltrarci in delicatissime considerazioni sacramentarie, possiamo tranquillamente dire che almeno nel vissuto dei cristiani si è proprio provocato questo: l’offuscamento del carattere sacrificale della Messa ha fatto perdere la coscienza della presenza sostanziale di Cristo nel Sacramento.

 A MESSA ANTICA corrisponde la sottolineatura e del Sacrificio propiziatorio e della presenza sostanziale di Cristo nell’Ostia Santa.

 A MESSA NUOVA corrisponde la sottolineatura del banchetto eucaristico, della santa comunione e... guarda caso... la quasi scomparsa dello spirito di adorazione.

 Non è proprio un caso: se non c’è più il Sacrificio, non c’è nemmeno più la Vittima, non c’è Gesù presente.

 Ecco perché è sbagliato arginare il disastro liturgico con qualche semplice lavoro di “maquillage”, magari riportando i segni esterni dell'adorazione - incenso, candele, balaustre e inginocchiatoi... grandi adorazioni anche notturne... - senza preoccuparsi di tornare al corretto rito della Messa, alla Messa della Tradizione.

 Sbaglia chi si ferma ai segni esterni, giocando con un sentimento vago della tradizione, facendo leva sulla sola estetica che inganna. La questione è tornare alla chiarezza, tutta cattolica, del Sacrificio Propiziatorio espresso nella Messa, quella giusta.

 Il tornare alla Messa giusta sanerà anche la processione del Corpus Domini, e sanerà prima ancora la vita dei cristiani, chiamati a partecipare al Sacrificio di Cristo con tutte le fibre del proprio essere.



mercoledì 28 maggio 2014

Rosario



Leggo sull’inserto «Salute» del «Corriere della Sera» del 23.1.2005 che nel 2002 la rivista British Medical Journal «pubblicò uno studio secondo il quale il rosario (quello canonico, in latino) recitato ogni giorno regolarizza il battito cardiaco e la pressione nelle persone che soffrono di scompenso cardiaco cronico».

Nello stesso articolo si ricorda che «alcun ricerche, condotte con rigore, hanno dimostrato che, fra i pazienti ricoverati in unità coronarica per un infarto, quelli che pregavano ed erano sostenuti da una fede forte approdavano più velocemente alla convalescenza». Suggestione, placebo? Beh, teniamo presente che «suggestione» e «placebo» tengono oggi il posto che nell’Ottocento era dell’«isteria», che serviva a «spiegare» quel che i medici non sapevano spiegare. Padre Pio, a chi gli faceva presente che forse le sue stimmate erano dovute al suo star sempre concentrato sulle Piaghe di Cristo, rispondeva: «Provate voi, a mettervi in un prato davanti a un toro, e concentratevi per vedere quando vi spuntano le corna». Già: la medicina moderna è nata dal dogma illuministico del «corpo» come «macchina», di cui basta riparare o sostituire il pezzo guasto. Ma l’uomo è fatto di anima e corpo, e le due cose non possono separarsi se non, momentaneamente, con la morte. D’altra parte, quelli che sorridono all’idea del rosario (in latino) che regolarizza polso e pressione sono gli stessi che, magari, recitano incomprensibili mantra facendo yoga per, appunto, rilassarsi e indurre benessere fisico-mentale. In latino? Sì: se le religioni monoteistiche hanno una «lingua sacra» (ebraico antico per gli ebrei, arabo antico per i musulmani), non si vede perché i cristiani non debbano avere la loro. I maghi, per esempio, sanno bene che certe loro operazioni non riescono se non vengono pronunciate le parole giuste, da abracadabra a simsalabim. In ogni caso, basta provare.

 

Rino Camilleri