lunedì 30 giugno 2014

O Crux, ave, spes unica: dunque la Messa della Tradizione - Editoriale del mese di luglio di "Radicati nella fede".




O CRUX, AVE, SPES UNICA:
DUNQUE LA MESSA 
DELLA TRADIZIONE.

Editoriale di "Radicati nella fede"
Luglio 2014


  Lo scorso mese, parlando della solennità del Corpus Domini, ricordavamo il pericolosissimo oblio del carattere sacrificale della Messa cattolica. Oblio che conduce lentamente ma inesorabilmente all'eresia. Su questo punto non dovremmo mai dimenticare il grande lavoro di Michael Davies sulla Riforma anglicana, che sottolinea il pericolo dei “taciuti” in liturgia: la riforma anglicana di Cranmer, togliendo dalla Messa tutti i riferimenti espliciti al Sacrificio propiziatorio, introdusse vincente, nel giro di una generazione, il Protestantesimo in Inghilterra, portandola definitivamente all'eresia.
  Ma nel mese scorso ci spingevamo più in là dicendo che, col dimenticare che la Messa è il Sacrificio di Cristo sulla Croce, si perde inesorabilmente la coscienza della Presenza sostanziale di Cristo nella Santissima Eucarestia: se non c'è più la Vittima, non c'è nemmeno più la Presenza di Gesù Cristo, perché Cristo si rende presente nell'Eucarestia come Vittima. Una Messa percepita sempre più come ricordo dell'Ultima Cena rischia veramente di non essere più la Messa cattolica. Innegabilmente l'ultima riforma della messa, quella del 1969, l'ha fatta assomigliare sempre più alla Santa Cena protestante, anglicana o luterana che sia.

  C'è però di più: una Messa sempre più protestantizzata, ha protestantizzato il popolo cristiano con la sua missione, tanto da farlo assomigliare ogni giorno di più ad un insieme di congregazioni protestanti impegnate nella loro presenza in mezzo al mondo.
  Se non c'è più la Vittima, non c'è nemmeno più la Presenza di Cristo. È vero per la Messa, per il Santissimo Sacramento, ma è vero anche per tutta l'opera della Chiesa. Se al centro di tutta la predicazione dottrinale, se al centro di tutta la pastorale della Chiesa non c'è più Cristo Crocifisso, tutta la missione della Chiesa rischia di essere spaventosamente vuota. Mai come in questi ultimi decenni si sono moltiplicati gli sforzi pastorali, si sono affinate le tecniche per un annuncio efficace, mai si è parlato come in questi ultimi cinquant'anni di missione, e si è raccolto quasi nulla. Si è andati verso il mondo annunciando e annunciando ancora, e si è registrata la sua inesorabile scristianizzazione.
  Chi avrebbe mai pensato, tra i Padri del Concilio, che la fede cattolica sarebbe quasi scomparsa nel giro di mezzo secolo? Chi avrebbe mai pensato, tra i vescovi del Vaticano II, all'avvento di una società così anti-cattolica e immorale come quella di oggi, dove ogni legge sembra fatta apposta per essere contro il disegno di Dio sull'uomo?

  Eppure, ed è innegabile, questo disastro è sotto i nostri occhi.

  Se non c'è più Gesù-Vittima, non c'è nemmeno più Gesù-presente.
  Sì, una Chiesa che entusiasticamente, a partire dagli anni '60, è andata incontro al mondo mettendo in secondo piano la Croce di Cristo, ha perso Cristo stesso e non ha portato nulla o quasi alla società. Sì perché, occorre dirlo con chiarezza, senza la centralità della Croce, senza la centralità di Cristo crocifisso, tu perdi Cristo stesso. È terribile l'illusione di chi vuol parlare di Gesù senza la sua Croce, senza anzi la centralità della sua Croce. Chi mette la Croce di Cristo “tra le tante cose” della vita di Gesù, ma non ne considera la centralità, in verità non parla nemmeno di Cristo. Parla di un Gesù “confezionato” apposta per il mondo moderno che, come i giudei e i gentili di San Paolo, giudicavano Cristo Crocifisso scandalo o stoltezza.

  Si è voluti andare al mondo per dialogare amichevolmente con esso, evitando le condanne della Chiesa del passato; per dialogare amichevolmente si sono dovuti “velare” o “nascondere” la Croce e il Sacrificio di Cristo, perché il dialogo con la società moderna, con le sue religioni, restasse sereno e amichevole; con il risultato doppiamente tragico di non aver portato nulla agli uomini del tempo e, peggio, di aver devastato il santuario della presenza di Dio che è la Chiesa.

  Non c'è niente da fare, per primi dobbiamo accettare e abbracciare lo scandalo della Croce, riconoscerlo come il contenuto centrale della dottrina, della vita e della missione della Chiesa, e allora, non calcolando gli esiti, ma fiduciosi nell'infinita potenza della grazia di Dio, andare verso il mondo, perché dalla Croce di Cristo sia convertito e sanato.

  Guai a quei Cristiani, guai a quella Chiesa che voglia portare un altro Gesù, senza la Croce, guai! Perderà la sua essenza, perderà la sua forza, perderà la sua anima, perderà l'efficacia unica della grazia. E risulterà sempre più inutile e insopportabile al quel mondo che voleva raggiungere. Odiosamente insopportabile al mondo è una Chiesa senza il Sacrificio e la Croce.
E il mondo, una Chiesa così vuota, è già pronto ad azzannarla.

  In hoc signo vinces, non è solo il ricordo di una storia passata, è la verità di ogni istante: la vittoria è della Croce e di chi, la Croce, la porta e la mostra al mondo, senza calcolo umano.

  O Crux, ave, spes unica, salve o Croce, unica speranza: se non si tornerà a questa chiarezza in tutto, veramente in tutto nella Chiesa, il disastro sarà inevitabile.

  Ma questo ritorno inizia dal Santo Sacrificio della Messa.
  Se di fronte a questo quadro di devastante confusione ci sentiamo impotenti; se impotenti ci domandiamo cosa fare e soprattutto da dove iniziare, ricordiamoci che la riedificazione della Chiesa partirà sempre dal Santo Sacrificio della Messa. Non facciamo calcoli umani, non commettiamo l'errore degli anni '60, non andiamo al mondo, nemmeno per riedificare la Tradizione, con le nostre tecniche, ma ri-iniziamo dalla Messa.

  Torniamo subito alla Messa della Tradizione, lo diciamo ai sacerdoti prima e poi ai fedeli. Torniamo al corretto rito del Santo Sacrificio della Messa e da lì ripartiamo per un lavoro paziente di riedificazione della fede. Non commettiamo l'errore di fare l'inverso, prima il lavoro pastorale, poi il ritorno alla Messa di sempre, sarebbe in fondo un nascondere ancora la Croce di Cristo, attendendo tempi migliori, così come fecero gli illusi missionari degli anni post-conciliari.

  La verità invece è Cristo.

 La verità è invece il fatto del suo Sacrificio redentore, perpetuato dalla Messa cattolica. Primo compito dei sacerdoti è celebrarla. Primo compito di tutti è vivere di essa, perché la vita, quella vera, continui.

giovedì 26 giugno 2014

bellum omnium contra omnes ... altro che pax liturgica

 
Una guerra intestina...
 
Rimango sempre più allibito quando leggo certe notizie nei giornali o su internet riguardo a quanto succede, oggi, nel mondo cattolico, specialmente italiano.
Non mi riferisco tanto alle miserie di ordine morale che - essendo legate alla debolezza degli uomini - sono riscontrabili ovunque.
Mi riferisco a una vera e propria guerra intestina in atto, della quale molti non sono a conoscenza  ma che, a mio avviso, è inconcepibilmente feroce e crudele.
Questa guerra intestina sta letteralmente svuotando di senso la realtà ecclesiale cattolica e vede contrapposti tra loro due partiti: 
 
1) uno più o meno conservativo, legato a concetti tradizionali. All'interno di quest'area ci sono gruppi abbastanza divisi, diversificati e poco concordi tra loro. Alcuni vorrebbero riportare il Cattolicesimo agli anni '50;
2) un altro partito molto più variegato rispetto al  conservatore ma unito e compatto contro quest'ultimo, refrattario ad ogni elemento tradizionale, composto pure di frange estreme caratterizzate da un vero e proprio liberalismo religioso. Se il primo partito osanna la clericalizzazione della Chiesa sul modello tridentino, il secondo può giungere fino alla sua completa secolarizzazione e quindi annichilimento.

A seconda di come cambia la direzione dei "venti" nella curia vaticana, o si ringalluzzisce il primo (facendo epurazioni sul secondo) o si ringalluzzisce il secondo (facendo altrettante epurazioni sul primo). 
Se ieri con papa Ratzinger vedevamo alcuni "conservatori" salire pian piano verso i posti di comando, oggi sta succedendo il contrario, dal momento che il papa argentino non ha una formazione che lo porti a valorizzare gli aspetti tradizionali del Cristianesimo e, dietro ad una facciata bonaria, non è molto tenero verso il partito a lui opposto [1].

 
Rimango sconcertato! In tutto ciò non rinvengo assolutamente alcuno spirito ecclesiastico ma molto spirito partitico, rinfocolato, per di più, dai più alti vertici ecclesiali [2].
 
Qualcosa del genere è stato pure osservato da un amico, qualche settimana fa', anche se lo vide da un fatto diverso.
Entrando casualmente in una chiesa aperta, verso le 22, e rinvenendovi un gruppo di un movimento ecclesiale cattolico, mi riferì: "Mi sembrava la riunione di un partito!".

Quest'osservazione indica che egli non sentì alcuna sensazione veramente evangelica o "soprannaturale" (detto tradizionalmente)!

La prima reazione a pelle di quest'amico, tutt'altro che assiduo frequentatore di chiese (a volte questo aiuta ad essere più oggettivi, perché privi di precomprensioni), è stata veritiera e io stesso la noto nei modi di fare di ampi strati ecclesiali. Soprattutto oggi.

 
Non sto a ripetere la denuncia (così largamente presente in certi siti cattolici) sull'attuale "persecuzione" di un recente ordine religioso [i Francescani dell'Immacolata] che, fino a ieri, aveva un orientamento piuttosto tradizionale, cosa insopportabile per l'intellighenzia progressista cattolica tornata potentemente al potere (ma non lo era sempre stata, anche nei momenti in cui obtorto collo doveva inghiottire alcune "pillole tradizionali" propinategli dal Ratzinger?).
Questa "persecuzione" ha la firma dello stesso attuale papa.

La cosa è chiara: anche qui abbiamo la vendetta di un partito contro un altro partito!

E, d'altronde, ricordo bene la confessione di un professore di liturgia il quale, lungo una sua lezione, disse ai presenti che gli sarebbe piaciuto istituire una "polizia liturgica" per denunciare e rendere impotenti coloro che avevano gusti liturgici non conformi ai suoi (di tipo assai progressista). L'uomo - oggi vicario generale - parlava seriamente e indicava che, più o meno latente, esiste sempre il desiderio di un'inquisizione in campo cattolico, anche se oggi si rivolge verso un altro tipo di "eretici": coloro che hanno conservato qualcosa di tradizionale!

 
Dove siamo, signori miei? Siamo nella Chiesa in cui si ha venerazione per i propri padri nella fede, per quanto di buono da essi ci è arrivato, o siamo in una fase della rivoluzione francese, tra gente da ghigliottinare, epurazioni e processi-farsa in corso?
È una domanda seria!

Con una Chiesa così chiaramente allo sbando - perché preda, nei suoi membri dirigenti, di violente passioni secolari e di partiti fieramente avversi tra loro - possiamo veramente dare credito all'idea che il Cattolicesimo sarebbe in grado di "riunire" sotto il suo tetto varie confessioni cristiane?

Ammesso che abbia carta bianca per farlo da parte di tutti, dov'è la sua autorità morale? 
Tutto ciò è molto patetico...
 
Quello che è certo è che gli ambienti partitici non veicolano affatto uno spirito ecclesiale. 
D'altronde, non sono affatto eccessivo quando penso che la Chiesa, con il suo stile evangelico, sta senz'altro da tutta un'altra parte, rispetto a chi si muove con stili di partito, evocando epurazioni, isolamenti, castighi e mostrando ai più, qual terribile inganno!, una facciata paciosa e bonaria...

_______________

[1] Mi riferisco alle continue e - per un certo verso ossessive -  osservazioni bergogliesche contro i cristiani con la "verità in tasca", i quali confiderebbero talmente in loro stessi da essere chiusi alla novità dello Spirito e simili a dei "pelagiani". Queste osservazioni generiche lanciate a vuoto verso chi, pur con i suoi limiti, cerca di avere dei riferimenti tradizionali mi sembrano ingenerose e sono senz'altro indice che le sue simpatie sono sul fronte opposto, ammesso che creda anche a questo e non si adagi su un opportunistico agnosticismo de facto, cosa che in non pochi hanno sospettato leggendo le famose risposte di Bergoglio a Scalfari.

[2] Nel mondo cattolico, dinnanzi ad una situazione così lacerata tra progressisti e tradizionalisti, non c'è nulla di peggio che gettare benzina sul fuoco. Papa Ratzinger, pur con i suoi limiti e con soluzioni non perfette, aveva cercato di creare una mediazione con il famoso Motu proprio in favore della liturgia "tridentina" e dichiarando che la liturgia - se veicola lo spirito autentico - non può mai essere contro le sue forme tradizionali. Ratzinger, facendo ciò, non voleva creare tensioni e cercò di porgere la cosa in modo molto morbido, lasciando una certa libertà agli altri, per non creare strappi.
Una lezione, questa, rifiutata sdegnosamente e silenziosamente dalla maggioranza dell'episcopato cattolico, oramai chiaramente sempre più rivolto a mode secolarizzanti e desacralizzanti. Infatti, appena cambiato papa, alcuni vescovi sono subito corsi in Vaticano per pregare Bergoglio di abolire il famoso Motu proprio. Se, forse per opportunità, non è stato fatto ancora niente, non dubito che, con il volgere di alcuni anni e con la morte di Ratzinger, la cosa non si compia. 
Una Chiesa che, in molti suoi membri, odia le sue tradizioni antiche, come può dire di amare quel Cristianesimo (pensiamo all'Ortodossia) nel quale non si può prescindere dalle tradizioni stesse? Tutto ciò non è, forse, patetico, contraddittorio e ingannatorio? E, nel fronte ortodosso, come possono alcuni credere nella buona fede dei loro interlocutori?
 

venerdì 20 giugno 2014

«A Gesù Eucaristico, il più povero e il più indifeso!».

 
Intervista a Mons. Athanasius Schneider

 
Mons. Athanasius Schneider spiega ai lettori del Settimanale di Padre Pio le ragioni e gli intenti del suo ultimo lavoro editoriale: “Corpus Christi. La Santa Comunione e il rinnovamento della Chiesa”.

- Eccellenza, quali sono i motivi che l’hanno spinta a scrivere un nuovo libro sul Mistero eucaristico e in particolare sulla Santa Comunione?

- Il motivo di scrivere un secondo libro sul Mistero eucaristico è stato il fatto di una crisi eucaristica in proporzioni veramente ampissime e preoccupanti, che si evidenzia non tanto in teoria, ma piuttosto nella pratica. Si tratta della crisi della Santa Comunione in generale: ossia la ricezione della Santa Comunione senza le necessarie disposizioni interiori. La crisi si mostra anche concretamente nel modo in cui è trattato il Corpo Eucaristico di Cristo durante la distribuzione della Santa Comunione.
Si constata su larga scala e oggettivamente una sorprendente banalizzazione e un’orrenda irriverenza verso Colui che solo è il Santo: Gesù sotto le Specie eucaristiche. Tali banalizzazioni e irriverenze sono causate dal modo di ricevere il Corpo Eucaristico di Cristo direttamente nelle mani, modalità che facilita enormemente il furto delle Ostie consacrate e la perdita dei frammenti i quali vengono poi calpestati: un fenomeno sempre più dilagante.

- Può dirci qualcosa su quello che intende per “rinnovamento della Chiesa” e, in particolare, quale rapporto intercorre tra il Corpo Eucaristico di Cristo e il suo Corpo Mistico?

- Vero rinnovamento significa dare ad un organismo nuove forze vitali: ristabilire ciò che è stato indebolito, purificare ciò che è stato sporcato, sanare ciò che è malato. Vero rinnovamento non significa creare nuove strutture, creare nuove commissioni; questo sarebbe paragonabile a fare cosmetica su un corpo che è nei suoi organi interni fragile e malato. Vero rinnovamento non significa modificare la struttura e le funzioni essenziali del corpo, poiché questo porterebbe la morte o cambierebbe un corpo vivo in un corpo tecnico o in una macchina. Il vero rinnovamento è paragonabile al lavoro paziente di un saggio medico o di un coscienzioso giardiniere e non di un burocrate o di un meccanico automobilistico. La Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo. Il Corpo Eucaristico di Cristo è il segno visibile e il Sacramento che edifica, nutre e sostiene la vita più intima del Corpo Mistico, producendo allo stesso tempo come effetto proprio la coesione ossia l’unità organica di tutti i membri del Corpo Mistico. Il Corpo Eucaristico è come il cuore e il sangue che circola nel Corpo Mistico. Quando in un corpo organico il cuore non funziona bene, tutto il corpo è fragile e senza energia; e quando il sangue non giunge a tutte le parti del corpo, ci sono varie forme di atrofia. Per giungere ad un vero rinnovamento della Chiesa, cioè del Corpo Mistico di Cristo, si deve per forza cominciare a curare la crisi acuta che riguarda il Corpo Eucaristico di Cristo. Si devono curare per così dire la “cardiopatia” e l’“anemia” eucaristiche.   

- Nelle prime pagine del suo libro si legge la significativa dedica: «A Gesù Eucaristico, il più povero e il più indifeso!». In un tempo in cui la sensibilità verso i poveri e gli indigenti è particolarmente viva nella Chiesa, Lei focalizza l’attenzione su Chi in essa è il più povero e il più inerme... può spiegare ai lettori del Settimanale quali sono i “diritti” del Povero divino, ossia di Cristo nelle Specie eucaristiche?

- È difficile ad immaginarsi una realtà più povera e più indifesa dell’Ostia consacrata. Il Signore Gesù, il Dio eterno, si è degnato di assumere la nostra natura umana, la quale in sé già è povera e indifesa a paragone con l’infinita ricchezza e forza della divinità. Questo auto-abbassamento non era sufficiente per il Suo amore. Cristo ha scelto di essere veramente e sostanzialmente presente in mezzo a noi fino alla fine del mondo sotto le poverissime e fragilissime Specie eucaristiche. Parafrasando san Paolo (cf. 2Cor 8,9) si potrebbe dire: “Da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché noi diventassimo ricchi per mezzo della Sua povertà eucaristica”. Il nostro Dio ha nascosto sotto la Sua vera natura umana la Sua immensa maestà e ancora più profondamente ha nascosto non soltanto la Sua immensa maestà divina, ma anche la Sua natura umana sotto le Specie eucaristiche. Il fatto che Dio si è fatto così piccolo, povero e fragile, non dispensa i fedeli dal prestargli anche esternamente atti e gesti di adorazione divina. L’unico che ha su questa terra il diritto di essere adorato e trattato con massima cura anche visibilmente è Gesù Eucaristico, perché solamente Lui è “Santo, il Signore e l’Altissimo”.

- L’uso ormai pressoché universale della Comunione in piedi e sulla mano, diffusosi da 40 anni a questa parte, ha dei precedenti nella Storia della Chiesa? Nei documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II non risulta che il Magistero si sia espresso in tale direzione, vero? Quali sono dunque le origini di tale pratica? 

- L’uso attuale, tale com’è, non ha precedenti nella Storia della Chiesa. Nei primi secoli in alcune regioni il sacerdote deponeva la Santa Comunione sul palmo della mano destra e in seguito il fedele s’inchinava profondamente e prendeva il Pane consacrato direttamente con la sua bocca senza toccarlo con le sue dita; le donne ricevevano il Pane consacrato su un panno bianco, chiamato “domenicale”. In alcuni luoghi gli uomini dovevano lavare il palmo della mano, prima di ricevere la Santa Comunione. Inoltre già a partire dal IV secolo i fedeli ricevevano la Santa Comunione soltanto alcune volte l’anno. Quello che si fa una o due volte l’anno si fa certamente con più attenzione, preparazione e cura. Questi dati presentano una grande differenza con l’odierno uso della Comunione detta “in mano”, l’uso odierno è divenuto appunto come un prendere cibo comune o un cibarsi ad un buffet, al quale accedono spesso indiscriminatamente tutti i presenti in una Celebrazione eucaristica. L’odierno uso proviene dalle comunità calviniste, dove il fedele poteva toccare l’Ostia con le proprie dita e riceverla in piedi; anzi nel calvinismo era proibito ricevere l’Ostia in ginocchio per evitare che si adorasse il Pane eucaristico. Durante il Concilio Vaticano II le comunità cattoliche nell’Olanda cominciarono ad adottare questo uso calvinista, dichiarandolo erroneamente come uso della Chiesa antica. Questa disinformazione (forse anche intenzionale) si è diffusa in tutto l’Orbe cattolico ed è divenuto un vero e proprio mito, le cui vittime furono in primo luogo i fedeli innocenti, ma poi anche sacerdoti e persino vescovi. È ora di smantellare un tale mito e di porre gradualmente fine ad un uso fortemente dannoso della fede nella Presenza reale e nella transustanziazione e della massima cura e riverenza dovute al Corpo Eucaristico di Cristo.

- Lei parla del minimalismo del culto esteriore d’adorazione verso l’Eucaristia, e in generale dell’incuria nei confronti dei frammenti dell’Ostia consacrata, come della piaga più profonda del Corpo Mistico ai nostri giorni; quali sono i rimedi che lei, Pastore di una grande diocesi, vede possibili per curare tale ferita?

- Per curare tale ferita, ci vuole in primo luogo un’integrale e assidua catechesi e predicazione sull’incommensurabile grandezza e santità del Mistero eucaristico. La pratica dell’Adorazione eucaristica, possibilmente in forma solenne, deve essere incrementata e promossa come uno dei principali mezzi della vita pastorale in tutte le Parrocchie e comunità ecclesiali. Si devono collocare degli inginocchiatoi o delle balaustre per facilitare la ricezione della Santa Comunione in ginocchio, poiché questa forma è la forma ordinaria della Chiesa Cattolica di Rito latino e ogni fedele ha il diritto di poter ricevere la Santa Comunione in ginocchio senza essere ostacolato o discriminato. Dati gli orrendi sacrilegi e le irriverenze, così ampiamente diffusi, c’è per tutta la Chiesa il grave dovere di fare – possibilmente anche solennemente – degli atti di riparazione filiale e amorosa per i crimini contro il suo Signore Eucaristico. Se un fedele, un sacerdote o un pastore della Chiesa non sente l’urgenza di questa riparazione eucaristica, ciò potrebbe essere un segno che la fede nel Mistero eucaristico è eclissata e l’amore per questo Mistero si è raffreddato in lui.

- Alcuni esempi da lei riportati di profonda fede e umile riverenza di molti fedeli in tempi e luoghi di persecuzione, fanno comprendere al vivo l’importanza e la realtà sublime del Santo Sacrificio della Messa, ai quali questi partecipavano pur mettendo a rischio le loro vite... Può dare ai lettori del Settimanale alcuni consigli per rendere più fruttuosa la partecipazione alla Santa Messa?

- Per rendere più fruttuosa la partecipazione alla Santa Messa si deve anzitutto coltivare la Fede cattolica eucaristica. È molto utile leggere spesso i testi eucaristici del Concilio di Trento, dell’enciclica Mysterium fidei di Paolo VI e dell’enciclica Ecclesia de Eucaristia di san Giovanni Paolo II; leggere anche la vita dei santi eucaristici. Inoltre è utile anche leggere buone spiegazioni sul senso teologico e spirituale delle singole cerimonie del Rito della Messa. Per una fruttuosa partecipazione alla Santa Messa ci si deve sforzare di dissipare le distrazioni e di coltivare il raccoglimento dello spirito, del cuore e anche degli occhi.

- Il messaggio di Fatima, che a suo tempo Benedetto XVI ricordò essere ancora attuale, ha riservato una parte speciale al Mistero eucaristico per una sua più degna comprensione e ricezione, con l’apparizione dell’Angelo che ha comunicato i tre Pastorelli e le preghiere da lui insegnate. Pensa che l’appello all’adorazione che l’Angelo e la Divina Madre hanno lanciato dalla Cova da Iria interessi in modo particolare anche il Culto eucaristico?

- La Madonna ha mandato l’Angelo per così dire come suo “precursore”. Il chiaro e toccante messaggio che l’Angelo ha lasciato ai bambini di Fatima è un presupposto per capire in profondità il messaggio della Madonna a Fatima. L’Angelo ha detto nell’anno 1916 che il Signore è orribilmente oltraggiato nel Mistero eucaristico. Cosa direbbe oggi? La Madonna ha detto a Fatima: «Non offendete più Dio, poiché Egli è stato già troppo offeso!». Maria desidera soltanto una cosa: che suo Figlio non sia offeso, ma sia amato e adorato e certamente in primo luogo nel Mistero eucaristico, nel mistero del suo Amore e della sua Gloria. Per questa ragione a Fatima il messaggio eucaristico precede il messaggio mariano.

- Rimanendo sul tema Fatima, può secondo lei la devozione alla Madonna e al suo Cuore Immacolato favorire una più fervida e retta comprensione e devozione verso il Mistero eucaristico? Se sì, in che modo?

- Maria conduce sempre al suo Figlio Gesù. Maria non trattiene niente per se stessa. Tutta la gloria e tutto l’onore devono essere dati al suo Divin Figlio. Di questo desiderio arde continuamente il Cuore Immacolato di Maria. La vera Nazareth, il vero luogo dell’“Incarnatum est”, la vera Betlemme, cioè la vera “casa del pane”, il vero cenacolo del giorno di Pentecoste sono l’altare e il tabernacolo, dove il mistero dell’Incarnazione e del Calvario si rendono presenti. Maria era presente a Nazareth, a Betlemme e al cenacolo a Pentecoste. Così la Madonna continua ad essere anche presente presso ogni altare e ogni tabernacolo, adorando il suo Figlio Divino nello Spirito Santo, il Quale abita in Lei come nel più bel tabernacolo. L’altare e il tabernacolo eucaristico sono intimamente uniti uno all’altro e non dovrebbero ordinariamente essere separati. Maria preparava e continua a preparare la gloria dell’avvento del regno eucaristico di Cristo. Il vero culto di Maria e del suo Cuore Immacolato conduce al Culto eucaristico secondo l’assioma “con Maria tutto per Gesù, e per Gesù eucaristico”. Soltanto questo rinnoverà la Chiesa ai nostri giorni con dei frutti che rimarranno.
dal Numero 23 del 8 giugno 2014
Della Redazione
 
 
 

venerdì 13 giugno 2014

la grande crisi della Chiesa






Mons. Athanasius Schneider:
Siamo nella quarta
grande crisi della Chiesa'

 
Recentemente, prima di conferire le ordinazioni presso la FSSP di Omaha, Mons. Athanasius Schneider ha tenuto una serie di allocuzioni e conferenze in giro per l'Inghilterra, riconoscendo che oggi la chiesa sta vivendo una «confusione tremenda» tanto che stiamo attraversando la sua «quarta grande crisi».
Il Catholic Herald [qui] ha pubblicato le sue affermazioni in occasione di un'intervista, che ho tradotto e inserisco di seguito. Colpisce la chiarezza e la precisione del vescovo ausiliario soprattutto se la si paragona con l'imprecisione e la confusione dei discorsi cosiddetti «pastorali» della maggior parte dei vescovi di oggi. In precedenza abbiamo pubblicato il suo intervento in occasione del Convegno sul Concilio Vaticano II organizzato dai Francescani dell'Immacolata nel 2010 [qui] e una sua vibrante relazione sulle Cinque piaghe del corpo mistico e liturgico [qui]. Ogni volta che l'ho incontrato, ho trovato un punto di riferimento saldo e corroborante. Il Signore lo benedica lo custodisca e ce lo conservi. Dovrebbero leggere e meditare i "normalisti" che crescono come funghi, persino tra i tradizionisti oggi voltagabbana.
Nulla di nuovo rispetto a quanto andiamo sostenendo da tempo. Ma almeno abbiamo una conferma da parte di un autorevole membro della gerarchia ecclesiale, che non teme di esprimersi in pubblico.




Siamo nella quarta grande crisi della Chiesa
Mons. Athanasius Schneider

Mons. Athanasius Schneider, specialista in liturgia, sta portando avanti una lotta di retroguardia contro gli "abusi" nella Chiesa. Egli afferma che i liberali, collaborando con il "nuovo paganesimo", stanno guidando la Chiesa cattolica verso una scissione.
I problemi sono così gravi, che questa è la quarta grande crisi nella storia della Chiesa, paragonabile alla eresia ariana del IV secolo nella quale è stata coinvolta una grande parte della gerarchia della Chiesa.

Se non avete sentito parlare del vescovo nato in unione Sovietica, ora lo conoscete. Sacerdote studioso e schietto, egli è vescovo ausiliare della lontana Arcidiocesi di Santa Maria in Astana, Kazakistan. Ma questo mese ha ricevuto un'accoglienza da rock star da parte di congregazioni di tutto il paese per il suo tour in Inghilterra e ha abbracciato il cyberspazio per collocarvi una tagliente difesa della Chiesa tradizionale. Ha detto: "Grazie a Dio, internet esiste".

Le sue vedute non sono popolari presso tutti, soprattutto presso alcuni dei suoi colleghi liberali, oppure, dice, presso i media di regime del mondo secolare. Ma chi lo ascolta e lo segue racconta un'altra storia.

 Mons. Schneider è meglio conosciuto per il fatto che sostiene che la Santa Comunione dovrebbe essere ricevuta sulla lingua in ginocchio. Egli ripete che è il modo più efficace per favorire il rispetto del Sacramento e per prevenire l'abuso sulle Sacre Specie. Il vescovo 53enne ha anche chiesto chiarimenti (un nuovo Sillabo), rivolto ai sacerdoti, per porre fine alla deriva liturgica e dottrinale su una serie di questioni nello "spirito del Concilio Vaticano II" [qui].

Nella sua intervista, Mons. Schneider ha detto che il trattamento "banale" e casuale del Santissimo Sacramento è parte di una grave crisi nella Chiesa nella quale alcuni, sia tra i laici che tra il clero, non escluse posizioni di autorità, risultano schierati con la società laica. Egli crede che al cuore dei problemi, ci sia l'introduzione strisciante di un'agire centrato sull'uomo, mentre in alcune chiese Dio, nel tabernacolo, in realtà è materialmente messo in un angolo, mentre il sacerdote prende il centro della scena. Mons. Schneider ha sostenuto che questa situazione sta ora venendo al pettine. "Direi che siamo nella quarta grande crisi [della Chiesa], in una confusione tremenda sulla dottrina e la liturgia. Ci siamo già da 50 anni. "

Quanto durerà ancora? «Forse Dio sarà misericordioso verso di noi in 20 o 30 anni."
In autunno, il Sinodo dei Vescovi si riunirà in sessione straordinaria per discutere sula famiglia, alla luce del questionario che Papa Francesco ha invitato i fedeli a compilare, dando loro punti di vista sul matrimonio e sulla sessualità. Si fanno sempre più strada aspettative sul rilassamento delle regole intorno ad una serie di questioni sessuali e riguardo alle persone divorziate che ricevono la Comunione come un segno di "misericordia" dalla Chiesa.

Tali visuali, secondo il vescovo Schneider, rivelano la profondità del problema. "Penso che la questione della ricezione della Santa Comunione da parte dei risposati farà saltare in aria e mostrerà la vera crisi della Chiesa. La vera crisi della Chiesa è l'antropocentrismo e l'abbandono del Cristo-centrismo...

"Questo è il male più profondo: l'uomo, o il clero, ponendosi al centro quando si celebra la liturgia e quando si cambia la verità rivelata da Dio, ad esempio, per quanto riguarda il sesto comandamento e la sessualità umana".

Anche se sostiene che i discorsi di cambiamento vengono principalmente da "media anti-cristiani", egli vede clero e laici cattolici "collaborare" con quello che lui chiama il nuovo paganesimo. Mons. Schneider è particolarmente critico con l'idea che questi cambiamenti devono essere fatti in modo da essere misericordiosi verso coloro ai quali attualmente è vietato ricevere i Sacramenti. È "una sorta di sofisma", egli ha detto. "Non è misericordia, è crudeltà."

 Ha suggerito quindi che si tratta di "un falso concetto di misericordia", dicendo: "È paragonabile a un medico che dà dello zucchero ad un paziente [diabetico], anche se sa che lo ucciderà"

Il vescovo ritiene che vi siano evidenti parallelismi con le grandi crisi del passato, quando i sacerdoti erano complici con eresie. Durante l'eresia ariana, ha detto, solo una manciata della gerarchia, da contare sulle dita, ha resistito. "Noi [i cristiani] siamo una minoranza. Siamo circondati da un mondo pagano molto crudele. La tentazione e la sfida di oggi possono essere confrontati con i primi secoli."

Ha aggiunto: "Purtroppo ci sono stati ...membri del clero e persino vescovi che hanno bruciato grani di incenso di fronte alla statua dell'imperatore o di un idolo pagano o che hanno consegnato i libri della Sacra Scrittura, perché fossero bruciati. Tali cristiani collaborazionisti e chierici sono stati chiamati in quei tempi thurificati o traditores".[1]

E anche oggi, ha confermato, abbiamo coloro che collaborano, i nostri "traditori della Fede".

Si ha la percezione che Papa Francesco sia in prima linea in un nuovo atteggiamento liberale proveniente da Roma. Ma Mons. Schneider dice: "Grazie a Dio, Papa Francesco non si è espresso nel modo in cui i mass media si aspettano da lui. Fino ad ora, nelle sue omelie ufficiali, ha espresso cose molto belle della dottrina cattolica. Spero che continuerà a insegnare con chiarezza la dottrina cattolica".

Il vescovo ha detto che spera che "la maggioranza dei vescovi abbia ancora abbastanza spirito cattolico e fede per respingere quanto proposto e non accettarlo".

Tuttavia, si può prevedere una imminente divisione, che porti ad un eventuale rinnovamento della Chiesa sulle linee tradizionali. Ma, egli crede, questo non avverrà prima che la crisi getti la Chiesa ulteriormente nel caos. Alla fine, pensa, il sistema clericale "antropocentrico" ​​crollerà. "Questo edificio ecclesiale liberale crollerà perché non ha radici e non dà frutti", ha detto.

Nel tumulto, il vescovo Schneider, teme che i cattolici tradizionali possano, per un certo tempo, essere perseguitati o discriminati, anche per volere di coloro che hanno "potere nelle strutture esterne della Chiesa". Ma secondo lui avverrà che coloro che sono coinvolti con l' "eresia non prevarranno contro la Chiesa". E, nella speranza, il vescovo ha detto: "Certamente il Supremo Magistero rilascerà una dichiarazione dottrinale inequivocabile, rifiutando ogni collaborazione con le idee neo-pagane."

A questo punto, il vescovo Schneider ritiene che, i moderni thurificati e traditores lasceranno la Chiesa. Ha detto: "Posso presumere che tale separazione interesserà ogni livello di cattolici: laici senza escludere l'alto clero".

Tali osservazioni rendono improbabile che Mons. Schneider possa acquistare popolarità in alcuni ambienti, ma lui sostiene: "È insignificante essere popolari o impopolari. Il primo interesse di ogni membro del clero dovrebbe essere quello di essere popolare agli occhi di Dio e non agli occhi dell'oggi o dei potenti. Gesù ha dato un avvertimento: 'Guai a voi quando gli uomini diranno bene di voi.' "

Ha aggiunto: "La popolarità è falsa ... grandi santi della Chiesa, come Thomas More e John Fisher, hanno respinto la popolarità ... quelli che oggi sono preoccupati per la popolarità sui mass media e nell'opinione pubblica ... saranno ricordati come codardi e non come eroi della Fede".

Mons. Schneider osserva con rammarico che ci sono molti, i cui punti di vista coincidono con quelli del mondo pagano, che "si dichiarano cattolici e anche fedeli al Papa", mentre "coloro che sono fedeli alla fede cattolica o chi promuove la gloria di Cristo nella liturgia sono etichettati come estremisti".

Tali critici potrebbero affermare che la preoccupazione del Vescovo Schneider sulla Santa Comunione equivale a preoccuparsi del numero degli angeli su una capocchia di spillo. Ma il vescovo insiste sul fatto che il trattamento riservato all'Eucaristia è al centro della crisi. "L'Eucaristia è il cuore della Chiesa", ha detto. "Quando il cuore è debole, tutto il corpo è debole."

Egli ha sostenuto che ricevere la Comunione in mano "contribuisce progressivamente alla perdita della fede cattolica nella presenza reale e nella transustanziazione".

Mons. Schneider ha anche respinto l'idea che la preoccupazione per la liturgia è meno importante, o addirittura separata, dalla preoccupazione per i poveri. "Questo è falso. Il primo comandamento che Cristo ci ha dato è stato quello di adorare Dio solo. La liturgia non è un incontro di amici. È nostro compito prioritario adorare e glorificare Dio nella liturgia e anche nel nostro modo di vivere. L'amore per i poveri e il nostro prossimo cresce da una vera adorazione e amore di Dio. È una conseguenza. "

Le convinzioni del vescovo sono state plasmate dalla sua prima infanzia: è cresciuto come un perseguitato nella comunità cattolica tedesca in Unione Sovietica, dove ha anche dovuto frequentare lezioni di ateismo a scuola. Il suo libro Dominus Est [qui] rivela come la comunità cattolica tedesca abbia mantenuto viva la propria fede nonostante le gravi difficoltà e persecuzioni. Nella sua esperienza, la madre e la prozia hanno corso grandi rischi per la loro fede e per sostenere altri nella comunità. Così il vescovo Schneider e la sua famiglia erano inorriditi degli atteggiamenti e delle pratiche liberali in Occidente, soprattutto per quanto riguarda la Santa Comunione, che era stata così rara e così preziosa per i cattolici tedeschi perseguitati dell'Unione Sovietica.

Similmente al ragazzino della storia de I vestiti nuovi dell'imperatore, il vescovo ora si sente in dovere di parlare e lui non riesce a capire perché gli altri non fanno lo stesso. "Sembra che la maggioranza del clero e dei vescovi siano contenti di questo uso moderno della Comunione in mano... Per me questo è incredibile. Come è possibile, quando Gesù è presente nelle piccole Ostie?"[2]

Ha continuato: "C'è il fatto grave della perdita dei frammenti eucaristici. E i frammenti dell'Ostia consacrata sono calpestati. Questo è orribile! Il nostro Dio, nelle nostre chiese, è schiacciato sotto i piedi! "

 Mons. Schneider ha ammesso che è "molto triste che mi sento come uno che è grida nel deserto".

Egli ha detto: "È ora che i vescovi alzino la voce per Gesù Eucaristia che non ha voce per difendersi. Ecco, un attacco al Santissimo, è un attacco alla fede eucaristica ".
 
Ma nonostante le sue preoccupazioni, il vescovo Schneider non è pessimista e ritiene che vi sia già una ondata di sostegno per i valori tradizionali che, nel tempo, rinnovino la Chiesa: "i piccoli nella Chiesa sono state tenuti in basso e trascurati", ha detto. "[Ma] hanno mantenuto la purezza della loro fede e sono loro che rappresentano il vero potere della Chiesa agli occhi di Dio, non quelli che gestiscono.
 
"Ho parlato con i giovani studenti di Oxford e sono stato molto impressionato da questi studenti. Ero così felice di vedere la loro purezza di fede e le loro convinzioni, e la loro chiara mente cattolica. Questo rinnoverà la Chiesa. Quindi io sono fiducioso e pieno di speranza anche nei confronti di questa crisi nella Chiesa. Lo Spirito Santo vincerà questa crisi con questo piccolo esercito. "

 Ha poi aggiunto: "Io non sono preoccupato per il futuro. La Chiesa è la Chiesa di Cristo e Lui è il vero capo della Chiesa, il Papa è solo il vicario di Cristo. L'anima della Chiesa è lo Spirito Santo ed Egli è potente ".
 
Il Libro “Dominus Est - Riflessioni di un Vescovo dell'Asia Centrale sulla sacra Comunione”, scritto da Mons. Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare di Astana (Kazakhstan), è stato stampato dalla Libreria Editrice Vaticana, con prefazione del Segretario della Congregazione del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti, Mons. Malcolm Ranjith. [qui]

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1. Termini anticamente usati per designare i cristiani che, nelle persecuzioni, cadevano nell'apostasia. I cosiddetti Lapsi (letteralmente "scivolati"), termine latino usato, nel III e IV secolo, per indicare i cristiani che, sotto la minaccia delle persecuzioni, compirono atti di adorazione verso gli dei pagani. Vigeva la seguente distinzione:

  • Turificati, coloro che avevano bruciato l'incenso agli dei.
  • Sacrificati, coloro che avevano offerto sacrifici agli dei.
  • Libellatici, coloro che si erano procurati documenti falsi che, pur non avendolo fatto, attestavano il loro sacrificio agli dei.
  • Traditores, termine riferito a vescovi e presbiteri che avevano consegnato le Sacre Scritture alle autorità romane. Il termine trae la sua radice dal verbo latino tradere che significava "consegnare" e assunse poi il significato di "tradire", in riferimento a Giuda che aveva consegnato Gesù al sinedrio.

2. Naturalmente si tratta di un uso che deriva da tutto un atteggiamento di fondo sulla liturgia trasformata da Sacrificio che rende possibile il banchetto escatologico, in convito fraterno: da sacrificio di espiazione, di lode, comunione e ringraziamento - protagonista il Signore per il Padre e noi in Lui -, in festa e agape dell'Assemblea. L'uomo e non Dio, al centro.

 [Traduzione e note a cura di Chiesa e post concilio]

giovedì 12 giugno 2014

per gli uomini mediocri tutto è normale....

La Chiesa Cattolica
è alla vigilia di uno scisma?

È disponibile il dvd della conferenza del prof. Roberto de Mattei, tenuta mercoledì 4 giugno presso la Fondazione Lepanto.

Redazione

Mercoledì scorso, 4 giugno, il prof. Roberto de Mattei ha tenuto a Roma, presso la Fondazione Lepanto, l’attesa conferenza su “La Chiesa Cattolica è alla vigilia di uno scisma?”.


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È ora possibile per tutti ascoltare la conferenza, di drammatica attualità, richiedendo alla Fondazione Lepanto il dvd che contiene il video completo.Per richiedere il dvd è sufficiente compilare il form apposito sul sito della Fondazione Lepanto, a cui potete accedere CLICCANDO QUI. Per l’invio del dvd è richiesta un’offerta libera (minimo euro 10,00), che può essere effettuata con le consuete modalità: con bonifico, con ccp, o con PayPal/Carta di credito, come indicato in calce al form.

Nella stessa pagina si trova anche un video con un breve estratto della conferenza.

L’importanza dell’argomento, trattato da Roberto de Mattei con la consueta profondità e lucidità, fa di questo dvd uno strumento utilissimo per inquadrare in modo corretto la situazione attuale della Chiesa e per potere, in conseguenza, vivere in modo equilibrato e proficuo un periodo storico che è, sotto tutti gli aspetti, eccezionale.




martedì 10 giugno 2014

una chiesa senza frontiere... sotto il sole di satana

      Sotto il sole di satana

Sviati dalla chimera di voler scoprire i mezzi agevoli ed infallibili per realizzare finalmente l'unità religiosa del genere umano, alcuni prelati che occupano le cariche più importanti lavorano ad inventare una Chiesa senza frontiere, nella quale tutti gli uomini, dispensati in anticipo dal rinunciare al mondo e a Satana, non tarderebbero a ritrovarsi nella libertà e nella fraternità.
Dogmi, riti, gerarchia, persino ascesi, se ci si tiene, tutto sussisterebbe della Chiesa precedente, ma tutto sprovvisto delle dovute protezioni volute dal Signore e precisate dalla Tradizione e, per ciò stesso, tutto privato della linfa cattolica, cioè della grazia e della santità. 
Gli adepti delle confessioni religiose più eteroclite e anche coloro che rifiutano ogni confessione religiosa, non avrebbero allora difficoltà ad entrare in questa Chiesa, ma entrerebbero agevolmente in una Chiesa-miraggio. 
È questo il tentativo odierno del supremo Maestro della menzogna e delle illusioni. Ecco la grande opera, d'ispirazione massonica, alla quale egli fa lavorare i suoi ministri: preti senza Fede, promossi “teologi eminenti”, Vescovi incoscienti o traditori, se non apostati camuffati, assurti rapidamente al vertice degli onori, investiti delle più alte cariche. Essi consumano la loro vita e perdono le loro anime per edificare una Chiesa postconciliare, sotto il sole di Satana. 
I dogmi, decisamente relativizzati dalla nuova pastorale che non condanna nessuna eresia, non propongono più un oggetto preciso e soprannaturale; d'altronde per accertarli, supponendo che la parola abbia in tal caso ancora un senso, non occorre né piegare l'intelligenza né purificare il cuore. 
I Sacramenti sono messi alla portata di coloro che non credono; quasi più niente impedisce che vi accostino gli increduli e gli indegni, a tal segno i nuovi riti ecclesiastici sono divenuti estranei, a motivo della loro instabilità e mobilità, al segno sacramentale di per sé efficace, divinamente fissato dal Salvatore una volta per sempre e finché Egli non torni. 
La gerarchia si dissolve insensibilmente nel popolo di Dio, del quale tende a divenire un'emanazione democratica, eletta a suffragio universale per una funzione provvisoria. 
Ci si rallegra di aver abbattuto, grazie a queste innovazioni senza precedenti, le barriere che trattenevano fuori della Chiesa chi ancora ieri, nel vicinissimo periodo preconciliare, rigettava i dogmi, rifiutava i Sacramenti e non si sottometteva alla gerarchia. 
Certo, così com'erano intesi prima del Concilio [Vaticano II - ndr], dogmi, Sacramenti, governo, esigenza di conversione interiore davano alla Chiesa l'aspetto di una città fortificata […] con porte ben custodite e bastioni inespugnabili. Nessuno che non fosse convertito era ammesso ad oltrepassarne la soglia divina. Oggi, invece, le cose cambiano sotto i nostri occhi: dottrine, riti, vita interiore sono sottoposti ad un processo di liquefazione universale così radicale e così perfezionato che non permettono più di distinguere tra cattolici e non cattolici. 
Poiché il sì e il no, il definito e il definitivo sono considerati sorpassati, ci si domanda che cosa impedisca alle religioni non cristiane di far parte anche loro della nuova Chiesa universale, continuamente aggiornata dalle interpretazioni ecumeniche. 
Ce lo si domanda, se almeno si accetta il punto di vista che si lasciarono imporre tanti e tanti Padri circuìti dal Vaticano II: forgiare un sistema prima sconosciuto ed un apparato ancora inedito per guadagnare il mondo della Chiesa senza esporsi alla scacco né soffrire persecuzioni, cominciando col relativizzare il soprannaturale. 
Tutto questo però non ha senso. Da una parte, infatti, Gesù ha detto: “Il discepolo non è da più del Maestro: se hanno perseguitato Me, perseguiteranno anche voi: se hanno ascoltato la mia parola, ascolteranno anche la vostra” (Gv 15, 20); d'altra parte il soprannaturale non si può ne volatilizzare, né modificare: esso è fermo e preciso; ha un volto determinato, una configurazione completa e definitiva: dopo l'Incarnazione del Verbo, dopo la Croce redentrice e la discesa dello Spirito Santo, il solo soprannaturale che esiste è cristiano e cattolico. Esso è reale solo in Christo Jesu et Virgine Maria et Ecclesia Christi
Perciò se ancora si conserva nel proprio animo il punto di vista del Vangelo di Gesù Cristo, si vede con tutta chiarezza ciò che ricaccia nel niente la chimera dell'unità ecumenica: l'obbligo di piegare il ginocchio davanti al Figlio dell'Uomo, autore e dispensatore sovrano della salvezza, sì, ma unicamente nell'unica Chiesa da Lui fondata.

Padre R.T. Calmel

(Fonte: CONFRATERNITA DELA SACRO CUORE DI GESU' E DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

sabato 7 giugno 2014

10 domande al card. Braz de Aviz


10 domande al cardinale João Braz de Aviz
 

Eminenza Reverendissima,

ci permettiamo di rivolgerLe le domande che seguono a motivo dei gravi interrogativi posti dal Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata e della Visita apostolica a carico delle Suore Francescane dell’Immacolata, provvedimenti entrambi da Lei disposti.

Si tratta di interrogativi di rilievo universale, che emergono, in coscienza, dal dovere di ciascuno di cercare la verità, particolarmente nelle questioni di fede e di morale.

Siccome lo scandalo suscitato in tanti dal Commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata e dalla Visita apostolica delle Suore Francescane dell’Immacolata è pubblico, le domande che ne sono scaturite Le vengono parimenti poste pubblicamente.

 
1)    Perché sono stati commissariati i Frati Francescani dell’Immacolata? Dal Decreto di Commissariamento da Lei emanato non è dato evincere alcuna motivazione. Perché?

2)    Perché Lei non ha tenuto alcun conto della Nota (del 29 maggio 2013) inviatale dal Consiglio generale, unitamente col Procuratore generale, dei Frati Francescani dell’Immacolata con la quale Le si facevano presente – per quanto riguarda la Visita apostolica allora in corso – alcuni fatti gravissimi, e che non hanno alcun precedente in tutta la storia della Chiesa, tra i quali (come vi si legge): “la decisione [del Visitatore] di procedere SOLO attraverso un questionario scritto, evitando del tutto la visita alle comunità e persino dei seminari […]; il contenuto del questionario che, al di là dell’intenzione di suggerire una “tendenziosa” versione della situazione dell’Istituto, era pieno di domande non facilmente comprensibili alla maggioranza dei nostri fratelli […]; I risultati del questionario, da soli, senza verificare che ciò che vi è scritto corrisponde davvero alle convinzioni di ogni frate, sono inaffidabili per le suddette ragioni”?

3)    È al corrente delle disposizioni emanate dal Commissario apostolico, da Lei designato per guidare i Francescani dell’Immacolata, con cui si impone ai Frati, tra l’altro, la chiusura dei seminari, la sospensione delle ordinazioni, e la proibizione di collaborare a pubblicazioni teologiche e di apostolato? Se ne è informato, perché ha avallato tali misure, evidentemente distruttive di fondamentali attività proprie del carisma di tale Istituto, regolarmente approvato dalla Santa Sede?

4)    Perché ha disposto la Visita apostolica nei confronti delle Suore Francescane dell’Immacolata, cioè del ramo femminile dell’Istituto religioso da Lei già commissariato?

5)    Perché ha inviato come Visitatrice apostolica una religiosa così distante per attitudini e per formazione – ma soprattutto per il modo di pensare e di agire – dalle Suore Francescane dell’Immacolata?

6)    Perché non ha dimostrato altrettanta attenzione e severità nei confronti di quegli Istituti religiosi, nei quali un gran numero di membri si è palesemente allontanato dal carisma dei Fondatori e dall’osservanza delle rispettive Regole e Costituzioni?

7)    Che cosa pensa della Teologia della liberazione? Ritiene compatibile con la fede cattolica l’adesione alle tesi della Teologia della liberazione, particolarmente dopo l’esplicita condanna con la Istruzione della Congregazione della Dottrina della Fede, confermata da Giovanni Paolo II (6 agosto 1984), con la quale, tra l’altro, se ne dichiarano “le gravi deviazioni ideologiche” ?

8)    Che cosa pensa della prospettiva sincretista di unificare tutte le religioni in una nuova religione planetaria? È vero che Lei ha partecipato, tenendo la relazione introduttiva, al Primo Forum Spirituale Mondiale, insieme ai rappresentanti di società spiritiste, teosofiche e massoniche?

9)    Non ritiene che ogni progetto di religione planetaria contraddica palesemente il principio che “deve essere [...] fermamente creduto come verità di fede cattolica che la volontà salvifica universale di Dio Uno e Trino è offerta e compiuta una volta per sempre nel mistero dell’incarnazione, morte e resurrezione del Figlio di Dio” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Dominus Iesus, 14)? 

10) Che cosa pensa della Massoneria? Ritiene compatibile con la fede cristiana l’adesione di un cattolico ed, a maggior ragione di un ecclesiastico, alla Massoneria?     



Con i più deferenti saluti.

 

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