giovedì 2 ottobre 2014

strage di innocenti in Siria

" .....perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli."

1 ottobre 2014 : Scuola primaria Akrema , Homs: autobombe di 'ribelli moderati' , esplose al momento dell'uscita dalla scuola,  uccidono 52 persone , di cui 46  bambini .


martedì 30 settembre 2014

E' il passato che giudica il presente - Editoriale di "Radicati nella fede", ottobre 2014.



E' IL PASSATO
CHE GIUDICA IL PRESENTE

Editoriale di "Radicati nella fede"
Ottobre 2014




 
  “I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti”. 

 Chi oserebbe oggi parlare così nella Chiesa? Chi avrebbe il coraggio di ripetere queste parole di Papa San Pio X, di cui cade quest'anno il centenario della morte? Le scrisse nella lettera “Notre charge apostolique”, del 1910, indirizzata ai vescovi e arcivescovi di Francia. Certo, S. Pio X lì tratta della concezione secolarizzata della democrazia, ma queste parole possono benissimo riferirsi anche alla situazione della Chiesa, avvelenata oggi al suo interno da una medesima secolarizzazione

 Veniamo spesso accusati, da coloro che non capiscono le scelte operate da noi in questi anni, di essere dei patetici cristiani che guardano al passato, mentre occorre vivere la Chiesa del presente. Anche tra coloro che amerebbero un po' più di tradizione nell'azione della Chiesa, tra i “conservatori timidi” per intenderci, l'imbarazzo è quello di non passare per tradizionalisti, uomini cioè troppo ancorati all'antico. 

 Invece per noi è chiaro che il passato deve prevalere sul presente, in modo netto.

 È il passato che giudica il presente della Chiesa e non il presente della Chiesa che giudica il passato. 

 Semplicemente perché all'origine c'è Gesù Cristo Nostro Signore, è lui il Capo della Chiesa, la Chiesa è il suo Mistico Corpo. E Cristo ci viene dal passato: la conoscenza di Lui, la Rivelazione divina, la sua Grazia anche, agiscono nel presente ma ci sono consegnate dal passato, dalla ininterrotta trasmissione di verità, santità e grazia, che dagli Apostoli giunge fino a noi attraverso quel processo che si chiama Tradizione.

 Potremmo senza il passato essere Cattolici? Conosceremmo Cristo senza questa comunicazione con il passato? Avremmo i sacramenti, se non ci fossero consegnati dalla Tradizione Apostolica, che ci àncora al passato con certezza? Senza il sacerdozio che ci viene dalla successione apostolica, che ci unisce con certezza al passato e cioè a Cristo, avremmo ancora i sette sacramenti con la grazia che salva? 

 No di certo! Una Chiesa del solo presente sarebbe una non-chiesa, una pura falsità inventata dagli uomini; una vuota casa umana fatta di parole senza Dio.
  Cristo e la sua grazia ci sono dunque continuamente consegnati dal passato della Chiesa, perché il presente sia il tempo della salvezza. 

 Per questo, e non per un gusto personale, vogliamo che sia il passato a giudicare il presente della Chiesa, guidando tutti i giudizi necessari a compiere scelte giuste che evitino mortali errori.

 Per sapere se stai pensando e agendo in modo cattolico, devi guardare a ciò che nel passato la Chiesa ha insegnato e fatto. A ciò che, nei secoli, nella Chiesa si è mantenuto costantemente, portando frutti di bene. Altrimenti cadrai nell'errore degli eretici che hanno perso Cristo. 

 L'alternativa a questo prevalere del passato sul presente, sarà una nuova religione fondata su un “Cristo carismatico” che dipende dal tuo modo di sentire del momento, che dipende dal tuo sentimento; e il tuo sentimento dipende infine dalla mentalità comune che il potere di questo mondo impone.

 Hanno fatto così tutti gli eretici della storia della Chiesa, hanno fatto così i Protestanti, volendo stare con Cristo negando tutto il passato della Chiesa, giudicandolo negativamente. E Cristo lo hanno perduto. 

 È il male del cattolicesimo diffusosi oggi in mezzo a noi. Un cattolicesimo che usa il presente della Chiesa per condannare il suo passato.

 Anche i famosi “mea culpa”, con cui anni fa' il Sommo Pontefice domandò perdono per le colpe dei cristiani nella storia, furono usati ideologicamente come condanna della storia della Chiesa: oggi un normale cristiano è portato a pensare che la vera Chiesa di Cristo è quella di oggi, mentre nel passato c'è una Chiesa che deve farsi perdonare quasi tutto quello che ha fatto. 

 Così si è sovvertito l'ordine della verità e si è introdotta una logica falsa e non cattolica, quella del presente che giudica il passato: il contrario della Tradizione.

 La Tradizione resta una delle fonti della Rivelazione assieme alla S. Scrittura; e la Tradizione implica la venerazione del passato della Chiesa, e chi lo nega non è più cattolico. 

 La mentalità comune oggi è di fatto il ribaltamento della logica cattolica: ti permettono di infangare il passato della Chiesa con una facilità estrema e con una ignoranza estrema; anzi, se lo fai ti lodano pure, perché dimostri di essere un cristiano adulto che ripensa criticamente la sua fede; mentre il presente della Chiesa non puoi azzardarti a giudicarlo, pena l'essere accusato di disobbedienza e scisma.

 Che strana questa non-logica della Chiesa ammodernata: l'unico pericolo di scomunica grava su coloro che si permettono di valutare ciò che sta accadendo nel presente della Chiesa. Il mea culpa lo puoi fare battendo il petto dei cristiani di un tempo, ma non puoi farlo sul tuo petto di cattolico del presente.

  Sono invece gli Apostoli, sono i Padri della Chiesa, sono i Papi e i Concili dogmatici di duemila anni di Cristianesimo, sono i santi della cristianità a giudicare il nostro presente: in una parola è Cristo con il passato della Chiesa a giudicarci. 

 Per lo stesso preciso motivo, diciamo che è la Messa della tradizione che giudica il disastro liturgico di oggi.

 È la Messa del passato che giudica quella in circolazione oggi e non la accetta. Non è la Messa antica che deve chiedere timidamente il permesso di essere giudicata e tollerata dalla Messa di oggi. Sono i frutti di santità prodotti dalla Messa antica a giudicare lo sgretolamento della presenza cristiana nel mondo, causato anche da una riforma liturgica che non ti permettono di giudicare.

venerdì 19 settembre 2014

Il giorno di San Crispino e Crispiano si avvicina


 
ENRICO:
Chi è mai che desidera questo?
Mio cugino Westmoreland?
No, mio caro cugino.
Se è destino che si muoia, siamo già in numero più che sufficiente;
e se viviamo, meno siamo e più grande sarà la nostra parte di gloria.
In nome di Dio, ti prego, non desiderare un solo uomo di più.
Anzi, fai pure proclamare a tutto l’esercito che chi non si sente l’animo di battersi oggi, se ne vada a casa:
gli daremo il lasciapassare e gli metteremo anche in borsa i denari per il viaggio.
Non vorremmo morire in compagnia di alcuno che temesse di esserci compagno nella morte.
Oggi è la festa dei Santi Crispino e Crispiano; colui che sopravviverà quest’oggi e tornerà a casa,
si leverà sulle punte sentendo nominare questo giorno, e si farà più alto, al nome di Crispiano.
Chi vivrà questa giornata e arriverà alla vecchiaia, ogni anno alla vigilia festeggerà dicendo:
"Domani è San Crispino";
poi farà vedere a tutti le sue cicatrici, e dirà:
"Queste ferite le ho ricevute il giorno di San Crispino".
Da vecchi si dimentica, e come gli altri, egli dimenticherà tutto il resto, ma ricorderà con grande fierezza le gesta di quel giorno.
Allora i nostri nomi, a lui familiari come parole domestiche – Enrico il re, Bedford ed Exeter, Warwick e Talbot, Salisbury e Gloucester – saranno nei suoi brindisi rammentati e rivivranno questa storia.
Ogni brav’uomo racconterà al figlio, e il giorno di Crispino e Crispiano non passerà mai, da quest’oggi,
fino alla fine del mondo, senza che noi in esso non saremo menzionati; noi pochi.
Noi felici, pochi.
Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello,
e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata,
e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui,
e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino!

domenica 14 settembre 2014

"il contesto cattolico è in gran parte una specie di protestantesimo presieduto dal papa con qualche raro correttivo cattolico, sempre più residuale, in verità"

Le tradizioni ecclesiastiche, loro ruolo e conseguenza della loro abolizione pratica


Questo scritto segue, in qualche modo, quello precedente.

 Probabilmente ho già parlato attorno a questo tema. Nonostante ciò, lo voglio riprendere per approfondirne qualche aspetto. 

 Nello schema riportato nell’ultimo post e qui ripreso, ho puntualizzato che l’autorità fondativa (Gesù Cristo) è all’origine della Tradizione religiosa (cristiana). 

 Per Tradizione cristiana non si deve solo intendere quanto ci giunge dalla rivelazione scritta (il Nuovo Testamento) ma il modo d’interpretare e di vivere la Scrittura.  

 È esattamente questo modo d’interpretarla e di viverla che ripara la Rivelazione scritta ad ogni genere d’arbitrio e di soggettivistica interpretazione. 

 È esattamente questo modo d’interpretarla e di viverla che realizza la comunione ecclesiastica dimodoché un ambito ecclesiastico inizia a divenire scismatico dalla Chiesa nel preciso momento in cui cambia sostanzialmente il suo modo d’interpretare e vivere la Tradizione. 

 È sempre questo modo d’interpretarla e viverla a comporre la cosiddetta “esperienza cristiana”. 

 L’ “esperienza cristiana” non è, dunque, il risultato di un soggettivismo capriccioso, qualcosa di meramente psicologico (o psicologistico) ma qualcosa nella quale si conosce e riconosce lo stile (l’ ethos) di Cristo che si distacca da un piano puramente umanistico. 

venerdì 12 settembre 2014

cani muti e pecore macellate

CANI MUTI CHE NON SANNO ABBAIARE


Spesso, guide d’anime improvvide e paurose di perdere il favore degli uomini hanno gran timore di dire liberamente la verità; e, secondo la parola della Verità, non servono più alla custodia del gregge con lo zelo dei pastori ma fanno la parte dei mercenari (cf. Gv. 10, 13), poiché, quando si nascondono dietro il silenzio, è come se fuggissero all’arrivo del lupo.

Per questo infatti, per mezzo del profeta, il Signore li rimprovera dicendo: Cani muti che non sanno abbaiare (Is. 56, 10). Per questo ancora, si lamenta dicendo: Non siete saliti contro, non avete opposto un muro in difesa della casa d’Israele, per stare saldi in combattimento nel giorno del Signore (Ez. 13, 5).

Salire contro è contrastare i poteri di questo mondo con libera parola in difesa del gregge; e stare saldi in combattimento nel giorno del Signore è resistere per amore della giustizia agli attacchi dei malvagi. Infatti, che cos’è di diverso, per un Pastore, l’avere temuto di dire la verità dall’avere offerto le spalle col proprio silenzio? (San Gregorio Magno, Papa)

giovedì 11 settembre 2014

"Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? " (Lc 11,11)

Il pane raffermo della chiacchiera

Loreto. “Qui non confessioni ma dialogo e ascolto”


   
Che ne è della fede, se nella Casa di Maria le anime non trovano balsamo celeste per le ferite, ma il pane raffermo della chiacchiera?

di Alessandro Gnocchi
Se un giorno di fine estate un pellegrino si avventurasse nel santuario di Loreto in cerca un confessore, si guardi bene dall’aggirarsi tra i confessionali posti attorno alla Santa Casa. Tenti invece in qualche cappella minore, prima o poi vedrà un frate accomodato su una sedia, un fedele non sempre in ginocchio e un piccolo gruppo in frettolosa attesa: vorrà dire che è arrivato.
Ma, soprattutto, il pellegrino si astenga dal frugare con lo sguardo nella Cappella degli slavi, dove un laconico cartello ammonisce a caratteri di scatola “Qui non confessioni ma dialogo e ascolto” e un’opportuna locandina spiega che il “Punto d’ascolto” è attivo ogni giorno dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 16,00 alle 18,00.

domenica 31 agosto 2014

La sofferenza salva dall'ambiguità - Editoriale di "Radicati nella fede", settembre 2014.



LA SOFFERENZA
SALVA DALL'AMBIGUITA'

Editoriale di "Radicati nella fede"
Settembre 2014




  Le difficoltà non sono sempre un male, non sono certamente un male in sé. Questo è vero per la vita personale e lo è anche per la vita pubblica. È vero per la vita spirituale ed è vero, verissimo, anche per la vita della Chiesa. 

 Il male è uno solo: perdere Cristo e la sua grazia. Il male è la dannazione, non la sofferenza.

 Siamo così immersi nella mentalità pagana di questo mondo da non accorgerci più che ragioniamo come esso. Troppe volte per noi il male è soffrire e, ed è peggio, valutiamo la bontà delle cose, la giustezza delle decisioni e delle opere intraprese, dal fatto che esse ci diano o no serenità e tranquillità. Se non ci fanno soffrire, le cose per noi sono buone. 

 Questo modo di pensare e di pesare le cose è quanto di più lontano dal cristianesimo ci sia. In esso passa il rifiuto pratico della Croce di Cristo.

 Questo è vero per ogni cosa, anche per il ritorno alla Tradizione e alla Messa di sempre. 

 In questi anni, dopo la promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, con il quale sua santità Benedetto XVI dichiarava apertamente che la Messa tradizionale non fu mai abolita e dava facoltà ai sacerdoti di tornare a celebrarla; dopo la sua entrata in vigore nel settembre di sette anni fa', molti si spaventarono così tanto delle resistenze messe in campo dalle curie diocesane contro il ritorno della Tradizione nella Chiesa, da gettare la spugna fin dall’inizio, in quella che doveva essere una “gloriosa battaglia”.

 Molti sacerdoti, convinti in cuor loro che fosse necessario tornare alla Messa “Tridentina”, si spaventarono dei possibili provvedimenti punitivi nei loro confronti e non fecero più nulla; così i fedeli a loro affidati non ebbero nemmeno il tempo di rendersi conto della posta in gioco. 

 Osiamo dire che tutti questi provvedimenti punitivi, nei riguardi dei sacerdoti decisi a celebrare secondo l’antico rito, fatti di resistenze- minacce- piccole o grandi restrizioni-trasferimenti o confinamenti, che in sè sono ingiusti, sono stati anche un bene.

 Sì, le sofferenze che ci hanno causato, le sofferenze causate ai sacerdoti e ai fedeli che domandavano di abbandonare la disastrosa riforma liturgica post-conciliare, sono stati in fondo un bene che Dio ha provvidenzialmente permesso, affinché la lotta per vivere e morire da cattolici, e non da cripto-protestanti, fosse purificata. 

 Che cosa intendiamo dire? Semplicemente che le sofferenze vissute per Cristo, oltre a santificare chi le vive con Lui, preservano dal male più profondo per la Chiesa di questi tempi, che è l'ambiguità!

 Come è avanzato il disastro nel Cattolicesimo moderno? Esattamente con il metodo dell'ambiguità: apparentemente nella Chiesa si salvava qualche aspetto tradizionale, ma lo si svuotava di contenuto vero e lo si reinterpretava secondo una mentalità non più pienamente cattolica. Nel post-concilio è avvenuto così, traducendo prima la messa in italiano, poi cambiandone i testi, poi ripensando il sacerdozio in modo più democratico, fino a giungere alle ipotesi moderne di modificazione della morale e della disciplina dei sacramenti (vedi ad es. la richiesta della comunione per i divorziati risposati in civile). L'ambiguità è il metodo del modernismo pratico nella Chiesa: fingere rispetto per la Tradizione, cambiando di fatto la fede e la morale in nome dell'adattamento ai tempi mutati e in nome di un approfondimento della fede stessa. 

 L'ultima arma del demonio sarebbe stata quella di permettere qualche messa tradizionale qua e là, dentro un contesto ecclesiale di fatto modernista e protestantizzato, così da “anestetizzare” la coscienza dei sacerdoti e fedeli tradizionali.

 All'epoca dell'immediato post-concilio il demonio addormentò la coscienza di molti cattolici in nome dell'obbedienza: quanti vescovi, preti e fedeli, piangendo, sacrificarono la Verità sull'altare di una falsa obbedienza, aprendosi alle novità pericolose; oggi, in un epoca non più cristiana e sostanzialmente disobbediente, il demonio usa un’altra arma, quella dell'unità. Così nella Chiesa ti possono concedere un po' di Tradizione, purché non diventi una scelta esclusiva, altrimenti - ti dicono - rompi l’unità. In nome dell’unità della Chiesa ti chiedono di accettare tutte le riforme e innovazioni che oggi vanno per la maggiore, e che stanno letteralmente bruciando il campo di Dio, dimenticando che l’unità si fa sulla fede. 

 Ecco perché le resistenze delle gerarchie, le sofferenze di duri provvedimenti, sono un dolore buono, perché ci salvano dall'inganno di una falsa obbedienza e di una falsa unità. In una parola ci salvano dall'ambiguità.

 Tornare alla Messa della Tradizione, senza abbracciare tutto il Cattolicesimo della Tradizione, sarebbe una mortale follia. Follia sarebbe mischiare Messa tradizionale e apostolato “modernistico”. Ma da questa mortale follia ci salva proprio la sofferenza. 

 Sì, perchè la sofferenza delle piccole e grandi persecuzioni da parte dei fratelli nella fede, ci dice che la vita cattolica di oggi, così come è vissuta e propagandata, non ha proprio nulla a che fare con la Tradizione della Chiesa.

 Certo, tornerà forse un po' di latino in qualche canto; rispolvereranno abiti e stendardi per le processioni... ma vivranno tutto questo in modo troppo umano e non cristiano. Ci sarà la facciata di un folklore tradizionale, ma dentro ci potrà essere una “congregazione protestante”. 

 Allora, benedette le piccole e grandi sofferenze che dovremo vivere, le piccole o grandi emarginazioni di cui saremo oggetto, cari sacerdoti e fedeli; benedette se ci impediranno questo inganno mortale, facendoci cercare in tutta umiltà la grazia di Cristo nella Chiesa di sempre.

mercoledì 30 luglio 2014

CHI TORNA AL SUO PASSATO, NON ESCE DALLA CHIESA - Editoriale di "Radicati nella fede", Agosto 2014.




CHI TORNA AL SUO PASSATO, 
NON ESCE DALLA CHIESA

Editoriale di "Radicati nella fede"
Agosto 2014




 Nei momenti di confusione pericolosa occorre fare un passo indietro.
 Non si fa forse proprio così nella vita? Di fronte a una situazione confusa, difficile da districare, che ci rende preoccupati e perplessi, ci si ferma e poi si fa un passo indietro, astenendosi dall'avanzare nel pericolo.

 È anche ciò che abbiamo fatto nella fede. Sì, crediamo che l'immagine rende idea delle nostre scelte.
 Amiamo la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo e nostra Madre, amiamo il Papa e il Vescovo, ma di fronte all'evidente confusione della vita cristiana intorno a noi, ci rifiutiamo di avanzare nell'ambiguità e nell'incertezza e domandiamo la grazia di restare nel cristianesimo sicuro.

 In fondo la nostra posizione è tutta qui. Per questo riteniamo, e abbiamo sempre ritenuto, di non essere nella disobbedienza.

 Saremmo nella disobbedienza se inventassimo un “altro cristianesimo”, se ci inventassimo “una nostra messa”, una “nostra pastorale”, un “nostro catechismo”, se riconoscessimo degli “altri superiori” fuori da quelli che la Chiesa ci ha dato nel Papa e nel Vescovo.

 No, noi non facciamo nulla di tutto questo. Semplicemente, giudicando piena di confusione e di pericolo la nuova pastorale, il nuovo rito della messa, la nuova catechesi, ci avvaliamo del diritto che la Chiesa ha sempre riconosciuto alle anime nei momenti di crisi: ci atteniamo alla precedente prassi e dottrina della Chiesa, a quella sicura, a quella prima dello scoppio della crisi.

 Infatti, per la Messa, non andiamo a cercare chissà quale rito arcaico, ma ci atteniamo al Messale del 1962, quello promulgato da Papa Giovanni XXIII, perché le lievi modifiche e aggiunte apportate in quella riforma non hanno nella sostanza intaccato la Messa Romana di sempre. Non andiamo a cercare ciò che ci piace, ma obbediamo alle riforme della Chiesa, quelle sicure e solo a quelle sicure. E così facciamo per tutti gli altri aspetti della disciplina sui sacramenti e per tutto l'apostolato.

 Così facendo, siamo certi di non andare fuori dalla Chiesa, che è la stessa ieri e oggi. Non ci sono due Chiese, una prima e l'altra dopo il Concilio. No, ce n'è una sola! Ci sono invece, nella stessa Chiesa, riforme accettabili e riforme non accettabili; sono inaccettabili in coscienza le riforme che mettono in pericolo la fede e la vita cristiana. E siccome la Fede è il bene supremo, non è concesso a nessuno nella Chiesa esporla al pericolo.

 Sappiamo, ne siamo coscienti, di esprimere un giudizio severo sulle svolte della “chiesa moderna”.
 D'altronde, ad uno sguardo spassionato, gli esiti disastrosi dell' “ammodernamento” della Chiesa di questi ultimi decenni sono innegabili. L'ultima riforma del messale e conseguentemente di tutta la vita cattolica sta uccidendo il cattolicesimo nei nostri paesi. Negarlo è pura ideologia.

 Chiediamo e viviamo la libertà dei figli di Dio, che amando la Santa Madre Chiesa, dicono ai suoi legittimi Pastori: noi continuiamo su quello che ci avete insegnato un tempo, e continuando nella Tradizione siamo certi di contribuire, nonostante la nostra povertà, alla edificazione della Chiesa stessa.

 Uniamo così due atteggiamenti che in coscienza ci sembrano non disgiungibili:
 - un grande amore e rispetto per la Chiesa
 - una vigilanza per non mischiare mai la grande Tradizione della Chiesa con le ambiguità delle riforme post-conciliari, e questo non soltanto nel rito della messa.

 Amore e severità, insieme.
 Anche perché amare la Chiesa non in astratto, significa preservare il suo tesoro costituito dalla Rivelazione divina, Tradizione e Scrittura insieme. Ma la Rivelazione si è declinata e trasmessa in ciò che la Chiesa ha sempre creduto e praticato, a partire dalla Messa Cattolica.

 Sbaglia chi, avendo capito il terribile pericolo interno al Cattolicesimo attuale, piange in privato ma non interviene per rispetto alla Chiesa. Ama davvero chi la Chiesa la difende.

 Ciò che appare disobbedienza non lo è. È invece il più grande servizio che un credente possa fare alla Sua Madre.

 Chi parla di disobbedienza parlando dei “Tradizionalisti” (termine non bello, ma lo usiamo per capirci), lo fa per ignoranza: pensa che la Chiesa abbia una autorità assoluta su tutto. No, la Chiesa obbedisce a Gesù Cristo, ne è il suo corpo; deve custodire ciò che il Signore le ha consegnato, Verità e Grazia. Non inventa la Chiesa, ma trasmette.

 Per questo non può essere illegittimo decidere di stare nella Tradizione più sicura.

 Non esce dalla Chiesa chi sta al suo passato, ne esce chi inventa un cristianesimo nuovo.

giovedì 24 luglio 2014

quando tutto crolla

L'unico infallibile appiglio 

quando tutto crolla



«La Divina Provvidenza non fa mai bancarotta». Questa frase, di san Giuseppe Cottolengo, concludeva un mio editoriale di Radici Cristiane del novembre 2008, in cui commentavo l’onda tumultuosa della crisi finanziaria americana che iniziava a sommergere l’Europa. Da allora la tempesta si è allargata, fino a diventare un vero e proprio Tsunami. Mai come oggi la sentenza del Cottolengo è attuale, e lo sarà sempre di più nei tempi difficili e confusi che ci attendono.  
Le cause prossime della crisi economica – quella che più direttamente sembra toccarci – sono lo sregolato processo di globalizzazione avviato negli anni Novanta dall’OMC (Organizzazione Mondiale per il Commercio) e la sconsiderata istituzione dell’euro, la moneta unica, che ha cominciato a circolare in Europa esattamente dieci anni fa. Ma esistono anche cause remote e profonde che risalgono all’allontanamento della scienza economica, come di tutte le altre discipline umane, dai princìpi religiosi e morali che reggono il mondo.

Oggi la crisi dell’economia si accompagna a quella della politica e della morale e tutte queste convulsioni hanno un’origine metafisica. Il mondo si è allontanato da Dio e il Signore ha abbandonato il mondo a se stesso.

La vita è stata organizzata in modo tale che Dio sia assente da tutto e al centro di tutto sia l’uomo. La conseguenza di questa inversione di piani è stata una totale disgregazione del sistema sociale. Una società privata dei suoi fondamenti divini e naturali è destinata infatti a sprofondare nel caos, che è la mancanza di quelle regole stabili che presiedono ad ogni forma di convivenza civile.

Esiste un’unica filosofia sociale che ha il suo modello nella costituzione della famiglia naturale, fondata sul matrimonio indissolubile di un uomo e una donna, e che si alimenta alle parole di vita soprannaturali del Vangelo.

Oggi l’ordine che scaturisce dalla natura umana e dall’insegnamento del Redentore è sistematicamente capovolto, a cominciare dall’economia. Il risparmio, su cui un tempo si fondava la società, è sostituito dal debito, che è il nuovo orizzonte di chi fatica senza riuscire a raccogliere i frutti del proprio lavoro.
La proprietà privata, viene penalizzata fino al punto da divenire un lusso impossibile. La famiglia non è protetta, ma combattuta dagli Stati, che ad essa oppongono modelli viziosi, come le unioni omosessuali, mentre i difensori della morale sono trattati alla stregua di criminali.

Il futuro dei popoli viene soffocato sul nascere, attraverso la pratica assassina dell’aborto legalizzato. Le nascite, che sono la ricchezza delle nazioni, crollano ovunque in Occidente, anche in seguito al dilagare delle convivenze pre-matrimoniali e delle pratiche contraccettive. 

I giovani, sottoposti a un interminabile apprendistato scolastico e universitario vengono immessi in un mercato del lavoro che riserva loro delusioni e disoccupazione, mentre la società li espropria di ogni speranza nel futuro.

Agli ideali di bellezza, di purezza, di onestà, vengono sostituiti quelli della ricerca del piacere e del successo materiale. Nel teatro delle miserie e delle menzogne che è il nostro tempo, vince chi riesce ad affermarsi con tutti i mezzi e con l’esibizione più sfrontata.  



Al relativismo morale corrisponde il relativismo religioso, contrabbandato come ecumenismo. La conseguenza di questa predicazione irenista è l’intiepidimento della fede cristiana e l’arrendismo di fronte all’Islam che avanza in Europa con piglio da conquistatore. 

In questo orizzonte confuso e nauseabondo, che opprime il cuore e offusca la mente, quando chi dovrebbe parlare tace e chi dovrebbe tacere ci inonda di parole inutili, mentre tutto sembra perduto, l’anima priva di ogni altro aiuto leva gli occhi al Signore e con immensa fiducia si rivolge alla Divina Provvidenza.

La Divina Provvidenza è, in ultima analisi, l’ordine dell’universo creato: ordine nella Chiesa, nella società, nella famiglia, nella vita personale. Quando la vita degli uomini e dei popoli si svolge in modo ordinato, tutto procede in maniera armoniosa e produttiva. Non ci sono tensioni sociali, né confusione di idee, né incertezza sul futuro.

L’ordine richiede l’unità delle parti, cioè la loro convergenza verso un bene comune, che è anche una verità comune. E nell’universo non c’è verità, assoluta o relativa, al di fuori di Gesù Cristo, Figlio di Dio e Dio Egli stesso, fattosi uomo per redimere, attraverso la grazia soprannaturale, il mondo immerso nel peccato.

Chi nelle sue scelte pubbliche o private rifiuta di principio, o ignora di fatto, l’esistenza del peccato, da cui derivano tutti i mali dell’universo, e la necessità della Grazia per vincere il male, brancola inesorabilmente nel buio. Fino a che i professori che ci governano, analfabeti in tema di religione e di morale, pretenderanno di risolvere i problemi che hanno di fronte prescindendo dalla Legge del Vangelo, sono destinati ad un umiliante fallimento.

Di fallimenti ne abbiamo visti tanti negli ultimi decenni e ne vedremo ancora. Terribili sono infatti le parole del Profeta: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che fa conto della carne e il cui cuore si allontana dal Signore! Egli sarà come la tamerice desertica (…) resterà nell’aridità, su una terra salata e inabitabile» (Geremia 17, 5-6).

Né gli uomini politici né gli studiosi di economia sono in grado di prevedere cosa accadrà e dall’incapacità di previsione scaturisce la loro impossibilità di trovare soluzioni per risolvere la crisi.

Oggi la scelta è radicale: o la Divina Provvidenza o il caos.  La Provvidenza possiede un potere illimitato: tutto è sottoposto al suo dominio ed Essa è in grado di provvedere a tutti nostri bisogni, spirituali e materiali. Da parte nostra cerchiamo con tutti i nostri sforzi di raddrizzare ciò che è storto, cominciando col rendere a Dio il suo primato sociale. Le parole del Vangelo sono infallibili: «Cercate prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia, e il resto vi sarà dato in sovrappiù» (Mt. 6, 25-26). Dio si cura degli interessi di chi lo serve, e solo chi si allontana da Lui deve preoccuparsi del proprio futuro, nel tempo e nell’eternità.

Nulla è irreversibile nella storia, tranne la Volontà di Dio. La nostra risorsa ultima è la Divina Provvidenza che non inganna e non abbandona, perché Essa è Dio stesso, considerato nei suoi rapporti con le creature. Ci riconosciamo creature, tratte dal nulla, senza alcuna evoluzione, in tutto dipendenti da Dio. La Divina Provvidenza, che è Amore, ci assiste e ci guida irreversibilmente al nostro fine. Questo solo ci basta. 
Roberto de Mattei 

(Fonte: dalla rivista RADICI CRISTIANE) L'unico infallibile appiglio quando tutto crolla
 
 
 
tratto: http://www.corsiadeiservi.it/it/default1.asp?page_id=766

lunedì 21 luglio 2014

"di tutto si formava una massa enorme e confusa di pubblica follia" (A. Manzoni)


L'Episcopio di Mosul in fiamme
 
Pescavan ne' libri, e pur troppo ne trovavano in quantità, esempi di peste, come dicevano, manufatta: citavano Livio, Tacito, Dione, che dico? Omero e Ovidio, i molti altri antichi che hanno raccontati o accennati fatti somiglianti: di moderni ne avevano ancor più in abbondanza. Citavano cent'altri autori che hanno trattato dottrinalmente, o parlato incidentemente di veleni, di malìe, d'unti, di polveri: il Cesalpino, il Cardano, il Grevino, il Salio, il Pareo, lo Schenchio, lo Zachia e, per finirla, quel funesto Delrio, il quale, se la rinomanza degli autori fosse in ragione del bene e del male prodotto dalle loro opere, dovrebb'essere uno de' più famosi; quel Delrio, le cui veglie costaron la vita a più uomini che l'imprese di qualche conquistatore: quel Delrio, le cui Disquisizioni Magiche (il ristretto di tutto ciò che gli uomini avevano, fino a' suoi tempi, sognato in quella materia), divenute il testo più autorevole, più irrefragabile, furono, per più d'un secolo, norma e impulso potente di legali, orribili, non interrotte carnificine.
         Da' trovati del volgo, la gente istruita prendeva ciò che si poteva accomodar con le sue idee; da' trovati della gente istruita, il volgo prendeva ciò che ne poteva intendere, e come lo poteva; e di tutto si formava una massa enorme e confusa di pubblica follia.
 
I Promessi Sposi, cap. XXXII