martedì 20 gennaio 2015

La “Humani Generis” di Pio XII: il Terzo Sillabo

La “Humani Generis” di Pio XII: il Terzo Sillabo



 

Introduzione
Qualcuno non pago di accusare di liberalismo la dottrina sociale di Pio XII si spinge addirittura a criticare come moderata e progressista la Humani generis, che invece viene definita comunemente “il terzo Sillabo, dopo la Pascendi”, vediamo se tale accusa contenga un fondamento di verità.
La Pascendi e la Humani generis
Se si studia il significato dell’Enciclica Humani generis (12 agosto 1950) e la si mette in rapporto con la Pascendi di S. Pio X (8 settembre 1907), si costata che quest’ultima condanna il modernismo classico, il quale voleva sposare il dogma cattolico con la filosofia moderna (da Cartesio a Hegel), mentre la prima condanna la tentata conciliazione del cattolicesimo addirittura colla filosofia nichilistica contemporanea o post-moderna del Novecento (da Nietzsche e Freud allo Strutturalismo odierno).
Secondo p. Gemelli la Humani generis è un «documento solenne, che deve essere collocato accanto alla Aeterni Patris di Leone XIII ed alla Pascendi di Pio X, poiché indica e dichiara quale sia il pensiero della Chiesa cattolica di fronte ai problemi del pensiero moderno». Anche mons. Antonio Piolanti scriveva: «sono molto celebri le encicliche di Leone XIII, che toccano i problemi più vitali della costituzione ecclesiastica, della vita sociale e politica, per esempio la Aeterni Patris sulla filosofia tomistica […]. È molto nota la grande enciclica Pascendi con la quale S. Pio X condannò il modernismo. Numerose e profonde le encicliche di Pio XI , che fanno un bel riscontro a quelle di Leone XIII […]. Piena di Sapienza […] è la Humani generis di Pio XII sui nuovi errori».
Nonostante, ciò qualcuno critica, a sproposito, l’Enciclica come debole e addirittura modernizzante proprio come criticava, a sproposito, Leone XIII per il Ralliément e Pio XI per la scomunica dell’Action Française.
La ‘pars construens’ della Humani generis
Il significato e il valore storico della Humani generis vanno individuati nella risposta all’accusa rivolta alla Chiesa di non comprendere le esigenze del pensiero contemporaneo, della vita moderna e di essersi separata dall’uomo a lei coevo e dunque fossilizzata. L’Enciclica, invece di acconsentire alla tentazione lanciatale dal mondo moderno ed accettare la modernità dialogando con essa e aggiornandosi o adattandosi alle esigenze nichilistiche dell’uomo contemporaneo, risponde a quest’accusa, che si ripresenta costantemente (ed è stata puntualmente confutata) nel corso della storia della Chiesa, mostrando positivamente (pars construens) quali problemi ponga la filosofia moderna e contemporanea e poi condannando negativamente (pars destruens) gli errori di tali filosofie. È pertanto falso ed ingiusto vedere nella Humani generis solo una condanna della “nuova teologia” o neo-modernismo.
Tuttavia, contro l’ammonimento della Humani generis, alla vigilia del Concilio Vaticano II la maggior parte dei teologi e anche dei vescovi si son messi a “dialogare” col pensiero moderno, adottandone il linguaggio e persino la filosofia o mentalità, illudendosi di farsi accettare dal mondo, magari edulcorando alcune verità evangeliche troppo esigenti. Ma il mondo moderno, nonostante l’aggiornamento e l’adattamento, non ha accettato il Vangelo, la Chiesa e il Papato, anzi li ha odiati ancor di più e rispettati sempre meno. Le tappe della sovversione intellettuale e morale che scandiscono la storia a partire dagli anni Sessanta sono impressionanti: il Sessantotto; la legalizzazione del divorzio e dell’aborto; la liberalizzazione delle droghe, degli espianti degli organi da pazienti che respirano e il cui il cuore batte ancora, purché l’elettroencefalogramma segnali che la corteccia cerebrale (non la sostanza profonda del cervello, constatabile solo con tomografia) sia piatta; la legalizzazione dei matrimoni omosessuali, delle adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali; l’introduzione della maleducazione o pervertimento sessuale dei bambini sin dalla scuola elementare… insomma più l’ambiente ecclesiale si è adattato e più il mondo lo ha disprezzato e lo ha combattuto.
Errori fondamentali della filosofia contemporanea
Pio XII con l’Enciclica Humani generis insegna che la filosofia moderno/contemporanea è costituita da due errori i quali la rendono inconciliabile colla retta ragione e la fede della Chiesa romana: a) il relativismo teoretico/pratico; b) il rifiuto del soprannaturale come dono gratuito di un Dio personale e trascendente, unito alla stolta presunzione di auto-divinizzazione dell’uomo (soprannaturalismo esagerato e panteista) in nome di un immanentismo il quale ritiene la grazia “dovuta alla natura” e che accoglie in sé le varie correnti della modernità (Cartesio-Hegel), dall’idealismo assoluto allo storicismo, dal materialismo dialettico a tutti i sistemi irrazionalistici, volontaristici e nichilistici che caratterizzano la post-modernità (Nietzsche-Freud).
Modernità/post-modernità; Modernismo/neo-modernismo
I valori presunti assoluti, ma in realtà soggettivi e puramente logici, su cui si era fondata la filosofia moderna o idealismo razionalista, il quale pensava di poter tutto capire colla sola ragione umana, «si sono eclissati nell’atmosfera del Novecento. Mai nella storia si è assistito a una simile negazione. La ribellione a Dio [modernità] ha originato la derisione dell’assolutezza anche dei valori umani [post-modernità], travolti dal turbine della relatività, fra il sorriso infecondo dello scetticismo». Ci si spiega, così, anche la coerenza logica di tale processo o suicidio della sovversione della filosofia moderna, poiché a partire da certi princìpi (razionalismo soggettivista della modernità: Dio è un prodotto dell’Io pensante) non si può che giungere a certe conclusioni (nichilismo della post-modernità: bisogna distruggere anche l’Io pensante e le sue categorie soggettive o le sue idee aprioristiche); in breve: “chi semina vento, raccoglie tempesta”. Tuttavia l’epoca moderna (Seicento-Ottocento), pur rigettando il Dio oggettivo, reale, personale e trascendente il mondo in nome dell’Io assoluto o del soggettivismo idealistico, almeno voleva salvare i valori umani, dopo aver immanentizzato quelli soprannaturali. Ma tale pretesa era chimerica, poiché senza un Dio reale oggettivamente esistente, personale e trascendente il mondo la fondazione di una “morale autonoma” (Kant) non può reggere a lungo, in quanto essa varia col cambiar dell’uomo ed è simile ad “una canna agitata dal vento”. La post-modernità è la prova provata della inconsistenza della filosofia moderna, del soggettivismo che vuol prendere il posto di Dio. Di un “dio” senza la “D” ossia dell’Io.
Padre Pio, diceva che il nome più consono del diavolo è “Io”, quando si dice: “Io faccio, Io so, Io posso, lì c’è il diavolo; Io, Io, Io”. Ora, la modernità è stata fondata esattamente sul primato dell’Io (“Ego cogito”) rispetto alla realtà (“ergo Ego sum”), sino ad arrivare all’Io assoluto il quale pensando crea l’oggetto (Hegel). Ma, nonostante ciò, ci si illudeva di poter mantenere perlomeno una certa dirittura etica anche se puramente autonoma e soggettiva, la quale invece è stata abbattuta dalla post-modernità nichilistica e distruttrice dell’essere, della ragione e della morale, proprio come la modernità aveva pensato di abbattere il Dio realmente esistente, oggettivo, personale e trascendente: “Chi di spada ferisce di spada perisce”. Questo è lo scacco della modernità, insito nel suo sistema soggettivistico e immanentistico. Tale chimera è del tutto simile a quella di chi pensasse di poter attraccare una nave non sulla stabilità del fondale marino (essere oggettivo e reale), ma sulla mutabilità e scorrevolezza delle onde (soggettivismo relativistico). Dopo un po’ la nave se ne va al largo. Così è stato per la modernità, che ha fondato la “ragion pratica” non su Dio, l’essere oggettivo e stabile, non sulle sostanze immutabili, ma sull’Io empirico o sulle categorie soggettive, che cambiano e si evolvono continuamente. Ebbene essa è stata portata al largo e poi assalita e travolta dalla burrasca della post-modernità o filosofia contemporanea, la quale ha distrutto con furia nichilistica anche ogni resto e parvenza di idea soggettiva di essere, di logica e di etica. Gli ultimi decenni hanno rinnegato tali valori (idealmente) basilari, anche se disancorati dal reale e dall’essere.
Post-modernità come rifiuto anche del soggettivismo
L’epoca contemporanea, ossia il Novecento, è caratterizzata dal primato dell’economico, del pratico, del fare, del relativo, manca di ogni assolutezza o valore basilare, anche puramente umano e soggettivo, come la ragione e la vita, per assumere dimensioni animalesche, puramente istintive, brute e passionali e distruggere ogni reliquia di “valore”, fosse pure solamente ideale, nominale e non reale. «Le correnti vitalistiche, ludiche [Nietzsche], anti-intellettualistiche, attivistiche, pansessualistiche [Freud] non hanno dubitato, contro la razionalità puramente logica del reale ieri affermata [Cartesio/Kant/Hegel], di sostenere l’irrazionalità di quest’ultimo, la sua assurdità, come pure non hanno avuto paura di negare ogni principio etico, dopo aver abbandonato il piano di una moralità puramente autonoma, soggettiva e razionale, e di proclamare i diritti dell’immoralismo più crudo». Si è anche negato il valore della volontà razionale ridotta a puro istinto animalesco o sentimento.
Il modernismo sta all’idealismo come il neomodernismo sta al nichilismo
Giustamente, quindi, la differenza tra neo-modernismo o Nouvelle théologie, condannata dalla Humani generis (1950), e modernismo classico, condannato da S. Pio X colla Pascendi (1907), è la stessa che intercorre tra modernità soggettivista ma ancora presumente o illusa di poter mantenere una certa logica, etica e una vita puramente umana (anche se disarcionate dal reale e dall’essere oggettivo) e la post-modernità o filosofia contemporanea, la quale vuole distruggere anche queste vestigia del tutto soggettive e non più reali di valori umani (pensiero, morale, vita, essere). Anche Jacques Maritain ha osservato che “il modernismo rispetto al neomodernismo era un semplice raffreddore da fieno” (Il contadino della Garonna, 1966).
Il pericolo mortale della nuova teologia
La grandezza dell’insegnamento positivo, e non solo della condanna negativa degli errori contemporanei, della Humani generis è quella di aver cercato, purtroppo invano, di far capire ai “nuovi a-teologi” che il loro soggettivismo e immanentismo filosofico avrebbero condotto inevitabilmente alla “a-teologia” della “morte di Dio” prevista da Nietsche nei primi del Novecento (“siete voi che lo avete ucciso”, avrebbe detto Zarathustra ai ‘periti’ conciliari). Come la morale autonoma e laica è una contraddictio in terminis, ma la a-morale per principio è ancora più disastrosa, così il modernismo, che cerca di sposare il dogma cattolico col soggettivismo idealistico, è contraddittorio e svuota l’essenza del cristianesimo dall’interno (S. Pio X, Pascendi, 1907), ma il neomodernismo, che vuol distruggere pure le ultime vestigia del cattolicesimo trascendentale o aprioristicamente kantiano, è ancora più dirompente e avrebbe fatto tabula rasa del cattolicesimo (Pio XII, Humani generis, 1950) si fieri potest. Infatti, dal Seicento sino ai primi del Novecento esistevano ancora almeno le idee di “Dio”, patria, famiglia, matrimonio, bene e male, ma con il Novecento e nella seconda sua metà anche le idee di queste realtà, che la modernità aveva svuotato di consistenza reale dandone loro una puramente logica, vengono messe in discussione, anzi aggredite per essere annichilite anche soggettivisticamente o logicamente: è l’idea stessa di Dio, morale, patria che deve essere distrutta, dopo che la modernità aveva sostituito alla realtà ontologica il concetto logico di questi valori.
Neo-modernismo
La modernità e il modernismo classico dicevano: “Dio esiste perché Io lo penso” (Kant, Ragion pura), e quindi “Io debbo comportarmi eticamente bene” (Ragion pratica); la post-modernità e il neo-modernismo dicono: “se Dio non esiste realmente la sua idea è un oppio, va distrutta e tutto è permesso moralmente” (Nietzsche, Freud, Francesco I). Come si vede, quella attuale o contemporanea è la filosofia e la teologia della crisi e del nulla, a fatti e non solo a parole, nella vita pubblica e non solo in quella privata, munita con forza di legge; mentre quella della modernità perlomeno salvava le idee soggettive degli enti reali.
Ora è la filosofia contemporanea e non il magistero – risponde Pio XII ai neomodernisti – che conduce alla morte; di tale eccidio dell’essere, della ragione e della morale, non è colpevole la Chiesa, la quale invece porta alla vita intellettuale, morale, spirituale ed eterna. Questo è il messaggio positivo e più grande della Humani generis, che è stato disprezzato, non ascoltato o volutamente frainteso. Essa, quindi, è stata non solo opportuna, vera e giusta, ma realmente profetica e costruttiva, ossia ha previsto e lanciato un grido di allarme pieno di preoccupazione e di speranza al tempo stesso: se accetterete la filosofia contemporanea e post-moderna, sprofonderete nella distruzione della natura e nella perdita della grazia che è inizio di dannazione eterna; se invece tornerete alle fonti pure della divina Rivelazione, della patristica e della scolastica (specialmente tomistica) inizierete il cammino che porta dalla ragione alla fede, dalla natura alla grazia e da questa in Paradiso. Come nel 1939/40 Pio XII aveva esclamato: “tutto può essere ancora salvato con la pace e nulla può esserlo con la guerra”, così nel 1950 ci ha lasciato detto: “tutto è perduto col neomodernismo o post-modernità, tutto può essere restaurato col neotomismo o classicità”. Purtroppo come nel 1940 non lo si ascoltò e la civiltà europea è sprofondata nella neobarbarie dei vincitori che ci hanno svuotati della nostra tradizione culturale, filosofica, giuridica e spirituale; così nel 1950 lo si osteggiò e nel 1960 lo si contraddisse facendo tabula rasa della filosofia e teologia scolastica per sposare la post-modernità che ci ha portato inevitabilmente alla distruzione e alla morte dell’essere, della ragione, della morale e persino dell’idea di Dio, il quale, essendo invece reale, tace ma non acconsente, tollera e attende di mostrare all’umanità la vacuità delle sue pretese soggettivistiche, immanentistiche, antropocentriche e deicide, nella maniera che riterrà più opportuna: castigo e misericordia per i pentiti di cuore.
Purtroppo Giovanni XXIII ha ascoltato la sirena tentatrice della post-modernità e si è messo a dialogare con essa, portando la confusione e “il fumo di satana anche dentro il Tempio di Dio”. Questa è la tragedia del Concilio Vaticano II: “abbattere i bastioni”, la “mano tesa”, l’ “adattamento”, il “dialogo” con la modernità e post-modernità, il rigetto de jure e de facto della Humani generis (propugnato da tutti i nuovi teologi, anche i più modernisticamente “conservatori” – Daniélou, Balthasar, Ratzinger – nel 1950 e sino ad ora, senza ripensamenti o pentimenti), e la canonizzazione dei nuovi teologi, che hanno fatto il Concilio in qualità di “periti” ufficialmente nominati, i quali sono stati creati poi cardinali (de Lubac, Congar, Daniélou, Ratzinger), pur non avendo cambiato opinione sugli errori da loro sostenuti e condannati dalla Humani generis.
Pio XII segno di contraddizione
Padre Battista Mondin ha scritto: «raramente nella storia della Chiesa è capitato che il giudizio su un Pontefice abbia subìto, dopo la sua morte, un rovesciamento così radicale come è toccato a Pio XII. Tutti ricordiamo la stima altissima da cui era circondato mentre viveva. Era considerato superiore a quasi tutti i Pontefici che l’avevano preceduto in questo secolo. Era opinione comune che sarebbe stato quasi impossibile trovare un successore pari a lui. Ma poi vennero i giorni tristi della sua morte, l’elezione di Giovanni XXIII, il Concilio riformatore». Purtroppo l’avversione a Pio XII era iniziata, anzi esplosa già con la promulgazione della Humani generis (12 agosto 1950) da parte di alcuni teologi d’oltralpe i quali non accettarono l’enciclica pacelliana e il magistero della Chiesa (soprattutto il Sillabo, la Aeterni Patris e la Pascendi), anzi vi si opposero positivamente perseverando nelle loro teorie neo-moderniste, che hanno portato all’attuale stato comatoso della teologia come scienza che non studia più Dio quale oggetto reale, ma quale frutto soggettivo dell’ a-“teologo” o del mis-“credente”.
È triste che anche in ambiente tradizionale qualcuno presti orecchio a simili deliramenti, secondo i quali Pio XII (come Leone XIII e Pio XI) sarebbe un Papa… liberale.
L’adattamento
Il risultato di tale adattamento alla modernità è stato catastrofico anche in ambiente ecclesiastico; basta non voler chiudere gli occhi sulla situazione di degrado dottrinale e morale in cui versano gli uomini di Chiesa o la Chiesa nella sua componente umana e la mancanza di credito di cui gode oggi il cattolicesimo. Quindi la Humani generis ha non solo scorto negativamente la gravità degli errori contemporanei e le conseguenze disastrose cui avrebbero portato, ma ha fornito positivamente il rimedio per uscire da tali flagelli: il ritorno alle vere fonti del cristianesimo, la patristica integrata e ultimata dalla scolastica, sotto la guida del magistero della Chiesa.
Essa ribadisce e spinge a rivalutare
  • a) il valore della ragione umana, che – se non può conoscere tutto di ogni cosa – può nondimeno giungere a conoscere con certezza l’essenza delle cose, e perciò rappresenta l’ancora di salvezza nel mare del dubbio universale;
  • b) il valore perenne della sana filosofia scolastica e specialmente tomistica, fondata sui princìpi primi e per sé noti, perché solo una retta ragione e volontà, illuminate e rafforzate dalla fede e carità soprannaturali, potranno risolvere i problemi dell’uomo contemporaneo.
Non è affogando assieme che si salva un bagnante in difficoltà, ma occorre prima portarlo in salvo dai flutti che lo stanno per ghermire per poterlo poi rianimare. Non si può salvare l’uomo moderno e contemporaneo adattandosi e sprofondando negli errori della modernità e negli orrori della post-modernità, ma è solo tornando alla chiarezza cristallina della scolastica, specialmente tomistica, che si salva un intossicato da un fumo denso accecante ed asfissiante.
Conclusione
Il messaggio della Humani generis ci insegna
  • 1°) che la Chiesa ha sempre capito le “esigenze” dell’uomo ferito dal peccato originale con le conseguenti tre concupiscenze (orgoglio, avarizia e sensualità) ed ha sempre cercato di porvi rimedio, aiutandolo a guarire da esse con la grazia soprannaturale, che si ottiene mediante i sacramenti e la preghiera, mai cedendo Essa all’errore e al peccato seguendo l’esempio datole da Gesù Cristo, che quando annunziò l’Eucaristia si sentì abbandonato da alcuni discepoli e vide titubanti gli stessi Apostoli. Ma Gesù invece di annacquare la verità la riaffermò con autorità e disse ai Dodici che, se non se la sentivano di assentire ad essa, erano liberi di andarsene anche loro e fu proprio così che li salvò;
  • 2°) che le esigenze specifiche dell’uomo degli anni Cinquanta erano di orgoglio intellettuale (relativismo teorico/pratico) e spirituale (rifiuto o ‘pretesa intrinseca’ del soprannaturale);
  • 3°) che i “valori” autonomi o soggettivi della modernità sono stati annichilati dalla post-modernità, la quale ha reso alla filosofia moderna ciò che essa aveva fatto alla filosofia classica e scolastica: se la modernità ha cancellato l’oggettività e la realtà ontologica di Dio e dell’aldilà, la post-modernità ha voluto distruggere persino l’idea soggettiva dell’ultramondano;
  • 4°) che si è passati dai “valori” soggettivi o autonomi della modernità ai contro-valori della post-modernità: il “bene” soggettivo e puramente umano è diventato un contro-valore o un male da schiacciare e dalla morale autonoma si è passati all’immoralismo teorico/pratico per principio, il bene è diventato male e il male bene;
  • 5°) che Giovanni XXIII e il Vaticano II invece di guarire l’uomo ferito dal peccato originale, hanno cercato di minimizzare e di assecondare le sue false idee e di rilassare i precetti morali che il Vangelo contiene ed “hanno reso la sua piaga cancrenosa”, come dice il proverbio;
  • 6°) che come si può facilmente scorgere il neomodernismo è ben peggiore del modernismo (come la post-modernità lo è in rapporto alla modernità), poiché ha rimpiazzato la pur debole “idea soggettiva” di “bene” con il male voluto scientemente e per principio.
Infine – Attenzione! – per non accettare il neomodernismo, si può correre il pericolo
  • a) di sostituire il magistero con il libero esame soggettivo;
  • b) oppure di considerarsi inviati, ossia ci si auto-invia a salvare la Chiesa e ci si arroga, de facto, un’autorità che non si ha da Dio, dopo averla negata, de jure, a chi è stato canonicamente eletto a farne le veci in terra, anche se lo fa malamente.
La sana reazione invece consiste nel fare e credere ciò che la Chiesa ha sempre fatto, prima dell’attuale tsunami che ha sconvolto menti e cuori, richiamandosi al principio di non contraddizione (e mai al libero esame) che ci impedisce di affermare e negare una stessa cosa nello stesso tempo.
L’attuale situazione della Chiesa è un vero tormento e non ci deve portare a disprezzare la figura del Papa in quanto tale né il Papato, anzi dobbiamo difenderli quando sono attaccati da coloro che li odiano in quanto tali, nonostante le edulcorazioni e gli annacquamenti che sono stati apportati dai Papi del Vaticano II per rendersi simpatici all’uomo contemporaneo (“quando il sale diventa insipido viene buttato a terra e calpestato”).
Nello stesso tempo è lecito mostrare con rispetto le divergenze tra la Tradizione costante della Chiesa e l’insegnamento pastorale oggettivamente contraddittorio, senza pretendere con ciò di poter salvare la Chiesa.
Che Pio XII ci aiuti a mantenere la vera fede integra e pura, senza deviare per eccesso o per difetto!
 
d. Curzio #Nitoglia
 
 

domenica 18 gennaio 2015

Quinta Giornata della Tradizione organizzata da "Radicati nella fede"



 QUINTA GIORNATA DELLA TRADIZIONE

Domenica 8 Marzo
Verbania, Chiostro Hotel 

www.radicatinellafede.blogspot.it

 La Giornata della Tradizione è un'importante occasione per approfondire il problema della riforma della Messa, valutandone tutte le conseguenze.

 Guarderemo particolarmente alla dottrina e alla testimonianza di père Calmel e di M. Davies, due fulgidi esempi nel lavoro di recupero e salvaguardia della Tradizione.


__________ PROGRAMMA __________

ore 14.30
Accoglienza

ore 15.00
Quale attitudine 
di fronte alla questione della Messa?
Père Calmel e M. Davies.

ore 17.30
S. Messa in rito antico
______________________________________________________________

Possibilità di cena al ristorante:
prenotazioni entro il 1° marzo [tel. n° 349/2848054]

"Chiostro Hotel" Verbania, via F.lli Cervi 14

venerdì 16 gennaio 2015

pace, pace, pace....


Pubblichiamo un brano tratto dagli scritti di Dietrich von Hildebrand, teologo e filosofo cattolico tedesco, definito informalmente da Papa Pio XII: "Il Dottore della Chiesa del ventesimo secolo”

Di continuo si può sentire  il monito: «Conservate la pace!»; la pace tra i Cattolici; la pace coi protestanti.. con gli ebrei… con gli atei .. coi comunisti; la pace tra le Nazioni....

Questo continuo insistere sulla pace, anche nelle prediche e nelle preghiere, dà l’impressione che il male peggiore… sia la mancanza di unione e la guerra. Ma vediamo, sì, delle situazioni belliche, ma, soprattutto, vediamo progressivi passi verso la schiavitù di intere Nazioni, per opera del comunismo; … vediamo una graduale apostasia dalla Rivelazione divina all’interno stesso della Chiesa; una distruzione sistematica della vita cristiana .. e un crescente amoralismo perfino nelle nostre Università cattoliche. Per cui ci domandiamo: l’invocazione alla pace è, forse, un moratorio col demonio ?

mercoledì 14 gennaio 2015

"La ricca articolazione della Forma Straordinaria, che indica sempre la natura teocentrica della liturgia, è praticamente ridotta al minimo nella Forma Ordinaria" (Card. L.R. Burke)


Intervista al Cardinale Burke

Intervista al Card. Burke
su Papa Francesco, Liturgia, FSSPX e Sinodo

 


Sul Vaticano II

Eminenza, Lei è cresciuto prima del Vaticano II, come ricorda quell’epoca?
Sono cresciuto in un periodo molto bello della Chiesa, nel quale eravamo educati attentamente nella Fede, sia a casa sia nella scuola cattolica, soprattutto col catechismo di Baltimora. Mi ricordo della grande bellezza della Sacra Liturgia, anche nella nostra piccola cittadina rurale, con delle belle Messe. Io sono riconoscente ai miei genitori che mi hanno educato solidamente a vivere come cattolico. Sì, erano dei begli anni.

Un mio amico, nato dopo il Concilio, diceva: “Non tutto era buono nei tempi trascorsi, ma era tutto meglio”. Lei che ne pensa?
Ebbene, bisogna vivere il tempo che Dio ci ha donato. Certo, io ho dei ricordi molto buoni del tempo in cui sono cresciuto, negli anni ’50 e nei primi degli anni ’60. Penso che la cosa più importante sia apprezzare la natura costitutiva della Fede cattolica ed apprezzare la Tradizione, alla quale apparteniamo e per la quale ci è pervenuta la Fede.

sabato 10 gennaio 2015

Tibi silentium laus!

Dum medium silentium tenerent omnia, et nox in suo cursu medium iter haberet, omnipotens Sermo tuus, Domine, de caelis a regalibus sedibus venit. “Mentre tutto era immerso in profondo silenzio, e la notte era a metà del suo corso, l'onnipotente tuo Verbo, o Signore, discese dal celeste trono regale” (Introito, Domenica tra l'Ottava di Natale, MR 1962).
Nell'articolo della scorsa settimana ho parlato delle ragioni per cui è più sensato seguire l'antica abitudine di dividere la Messa tra “Messa dei Catecumeni” e “Messa dei Fedeli” in luogo della moderna nomenclatura “Liturgia della Parola” e “Liturgia dell'Eucaristia”. Questa settimana voglio invece riflettere sulla bellezza peculiare dell'antichissima tradizione del canone silenzioso [1] e su quanto esso confermi l'intuizione secondo la quale la Parola discende su di noi nella liturgia in un modo personale che trascende la presenza nozionale della Parola stessa che si ottiene con la lettura delle singole parole di un libro. Il succitato Introito fa emergere entrambi questi punti: la venuta di Colui che è Parola nel mezzo di un silenzio assoluto.

Come ho strenuamente difeso nella mia lectio divina dell'ultima Quaresima [2], il Signore ci parla indubbiamente nella Sacra Scrittura e attraverso di essa, e dobbiamo quindi  costantemente a tale fonte per poterLo ascoltare; tuttavia, Egli ci si fa presente in un modo ancóra più intimo nella Santa Comunione. La pratica tradizionale della recitazione silenziosa del Canone da parte del sacerdote enfatizza il fatto che Cristo non ci si fa presente a parole, ma nell'unica Parola che EGLI STESSO È, e che – essendo immanente, trascendente ed infinita – nessuna lingua umana può mai pronunciare. Una volta assunto questo fatto nella nostra vita di preghiera, le parole della Sacra Scrittura potranno, paradossalmente, penetrare i nostri cuori più efficacemente ed avere un effetto "più che protestante" sulle nostre menti.

mercoledì 31 dicembre 2014

La Dottrina non è mai barattabile - Editoriale di "Radicati nella fede", gennaio 2015



LA DOTTRINA
NON E' MAI BARATTABILE

 Pubblichiamo l'Editoriale del numero di Gennaio 2015


LA DOTTRINA NON E' MAI BARATTABILE
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 1 - Gennaio 2015

  Finalmente è arrivata. È arrivata come dono natalizio quasi inatteso, tanto la si è aspettata. È arrivata come benefico dono per chi ne vuole approfittare. Che cosa è arrivata, direte voi? ma l'edizione in lingua italiana de “La Riforma Liturgica Anglicana” di Michael Davies!

  In questi anni ne abbiamo dato ampi stralci su questo bollettino e sul nostro blog, ma mancava la pubblicazione completa della traduzione italiana. Ora, grazie a Dio, c'è.

  Questo primo editoriale dell'anno vuole essere semplicemente un sentito invito, perché molti prendano in mano questa bella opera e si immergano nella sua lettura. Lo facciamo con calda decisione, perché per noi fu fondamentale l'incontro con le pagine di Davies. Non possiamo dire che costituirono l'unica motivazione del nostro passaggio al rito antico, ma certamente contribuirono a rischiararne definitivamente le ragioni.

sabato 27 dicembre 2014

Devictus Vincit




Non c’è il Natale idilliaco e – dopo un po’ di tempo – il crudo e sanguinario dramma della Passione e della crocifissione.

Già all’inizio Gesù è “rifiutato” dal mondo (nasce in una grotta, fra escrementi di animali, al freddo) ed è subito braccato dai carnefici di Erode che – per ammazzare lui, il grande Perseguitato della storia – compiono una strage.

Ieri come oggi, duemila anni dopo. La liturgia della Chiesa da secoli commemora santo Stefano, primo martire, proprio il giorno dopo il Natale perché i cristiani sempre sono chiamati a questa testimonianza.

E il potere di questo mondo è sempre contro Gesù.

Ogni volta in modo nuovo, con nuove ideologie, nuova ferocia, nuovi sistemi di annientamento o di corruzione. Ad ogni epoca storica i cristiani devono saper individuare le diverse forme dell’odio e dell’anticristianesimo.

Anche lo strano Natale 2014 va decifrato.

IL MOMENTO CHE VIVIAMO

 E’ in corso una guerra sanguinaria contro i cristiani in due terzi del pianeta: essi sono inermi vittime dell’islamismo, in Medio Oriente e in Africa, del comunismo in Asia e del nazionalismo indù in India.

Migliaia di poveretti indifesi e abbandonati da tutti. Dall’Onu, dall’Europa, dagli Stati Uniti di Obama. E perfino trattati con reticenza dagli attuali vertici vaticani.

Poi c’è una persecuzione più sottile, ideologica, fatta di condizionamenti, di emarginazione e svuotamento dall’interno, che si è scatenata in Occidente, soprattutto dopo il crollo del Muro di Berlino.

La modalità di tale persecuzione fu intuita e spiegata da don Luigi Giussani una ventina di anni fa, agli inizi di questa era.

In un’intervista del 1992 parlò proprio di “persecuzione”. E spiegò profeticamente: “l’ira del mondo oggi non si alza dinanzi alla parola Chiesa, sta quieta anche dinanzi all’idea che uno si definisca cattolico, o dinanzi alla figura del Papa dipinto come autorità morale. Anzi c’è un ossequio formale, addirittura sincero. L’odio si scatena – a mala pena contenuto, ma presto tracimerà – dinanzi a cattolici che si pongono per tali, cattolici che si muovono nella semplicità della Tradizione”.

Il potere mondano non ha obiezioni, anzi applaude un cristianesimo “politically correct”, evirato delle sue abrasive verità, come nella comica parodia che ne fa Roberto Benigni che è perfino uno spettacolo divertente.

C’è una parte del mondo ecclesiastico che si vuole benignizzare per farsi accettare e applaudire dal mondo. Infatti hanno avuto parole di ammirazione (oh se anche noi vescovi sapessimo proporci così), pare che ci sia stata addirittura una telefonata dal Vaticano…

Basta svendere tutte le verità scomode, accantonandole come vecchi precetti da superare, per essere accettati e osannati nelle varie corti mondane (come folkloristici soprammobili).

GESU’ E PIETRO


Se Gesù avesse svuotato così la sua missione, riducendosi a inutile ornamento della mentalità dominante, sarebbe stato applaudito da tutti, avrebbe avuto per sé le copertine entusiaste dei magazine e gli editoriali dei giornali laici, sarebbe diventato un “fenomeno da baraccone” alla corte di Erode Antipa (Lc 23,8-9), con una lunga e comoda vita di successi davanti a sé.

Ma Gesù fece l’opposto. Infatti fu massacrato da giovane, dopo pochi mesi di predicazione.

Perché annunciò la verità tutta intera, non cercò mai l’applauso del mondo, ma sempre e solo la volontà del Padre, venne “per rendere testimonianza alla verità” (lo proclama durante il processo, davanti a Pilato, il simbolo del potere).

Annunciò la verità senza ridurla di uno iota, nemmeno dove più era scomoda, dove più feriva.

E sapeva benissimo, fin dall’inizio, che per questo sarebbe finito sul patibolo. Ma non indietreggiò di un passo, anzi offrì liberamente se stesso agli aguzzini e al boia per testimoniare la verità e l’amore.

All’inizio anche gli apostoli furono tentati di fare i furbi come gli ecclesiastici progressisti di oggi. Lo dimostra l’episodio del Vangelo in cui Gesù avverte i suoi apostoli che sarebbe stato ucciso: “Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: ‘Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai’. Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: ‘Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!’ ” (Mt 16, 21-23).

Questo episodio avviene pochi secondi dopo che Pietro aveva  confessato “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” e Gesù gli aveva risposto conferendogli il primato (Mt 16, 16-19).

Eppure, un minuto dopo questa solenne investitura (come primo papa), Gesù definisce “Satana!” quello stesso Pietro, perché non pensava secondo la logica di Dio (per piacere a Dio), ma secondo la logica degli uomini (per evitare l’ostilità del mondo).

Col tempo Pietro e gli altri apostoli capiranno, si convertiranno e infatti moriranno pressoché tutti come martiri. Ma per i successori degli apostoli, nei secoli, c’è sempre la tentazione di ragionare secondo la logica del mondo anziché secondo Dio.

Per opportunismo, per viltà, per subalternità culturale o inconsistenza spirituale o per furbizia, perché s’illudono di essere più saggi del Signore, talora anche credendo – come Pietro – di rendere così uno zelante servizio a Dio, evitandogli l’odio e l’assedio dei Nemici.

Ma Dio non vince nel mondo attraverso la furbizia di Pietro. Vince attraverso l’obbedienza di Cristo, verità crocifissa e agnello sacrificale: “Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 1, 25).

Lo dimostra nel Novecento l’immane tragedia del comunismo.


LA RINASCITA

E’ stato il più colossale esperimento sociale di tutti i tempi, quello che ha promesso il paradiso in terra e ha prodotto il più vasto inferno.

L’ateismo non è un aspetto marginale del marxismo, ma il suo centro. La grande sfida prometeica stava tutta qui: sradicare Dio dall’anima umana e dalla terra, e sostituirsi a Lui.

Per questo il comunismo a tutte le latitudini ha fatto un oceano di vittime e in primis i cristiani. Si è tentato di cancellare Cristo dalla faccia della terra sterminando i cristiani. Il sistema comunista ha imposto il dominio totalitario del terrore a metà del pianeta. Avevano tutto il potere. Armati fino ai denti e spietati. Ma alla fine chi ha vinto?

Il grande vescovo József Mindszenty, nella prigione comunista in cui fu rinchiuso, teneva un’immagine di Cristo crocifisso con una piccola scritta: “Devictus Vincit” (sconfitto vince).

In effetti la bandiera rossa dal Cremlino è stata ammainata il 25 dicembre del 1991: il giorno di Natale segna la fine dell’Unione Sovietica. Grazie al grande polacco, Papa Wojtyla, il crollo di questo impero del terrore è avvenuto senza lo spargimento di una goccia di sangue (un grandioso miracolo cristiano).

E coloro – anche dentro la Chiesa – i quali sprezzanti obiettavano a Giovanni Paolo II che all’Est aveva vinto piuttosto l’edonismo occidentale che il Cuore Immacolato di Maria devono assistere oggi all’inspiegabile rinascita cristiana dell’Est europeo.

I dati sono stupefacenti. I russi che si dicono cristiani sono quadruplicati passando dal 17 per cento del 1990 al 68 per cento di oggi. E così in quasi tutti i paesi dell’Est.

Un segno di questa commovente rinascita sono state le recenti immagini dell’arrivo della nostra Samantha Cristoforetti nella stazione spaziale internazionale. Dietro i tre astronauti russi che l’hanno accolta erano visibili alcune icone della Madonna e un crocifisso.

Intanto è stato il patriarca russo Kirill a fare appello al governo pakistano per salvare Asia Bibi ed è stato il governo russo a offrire quest’anno alla chiesa di Parigi, che non aveva i soldi, il grande albero di Natale da innalzare davanti alla cattedrale di Notre Dame. Luce dall’Est.

 
Antonio Socci

 

Da “Libero” 2014  –  Facebook: “Antonio Socci pagina ufficiale”

venerdì 26 dicembre 2014

Benedetto XVI alla Frankfurter Allgemeine


Radiogiornale della  Radio Vaticana  8 dicembre 2014 ore 14:

 
Se avesse avuto le energie che in quel momento non si sentiva avrebbe imposto una sola cosa: essere chiamato “Vater Benedikt”, “Padre Benedetto”. È questo che aveva desiderato per sé il Papa emerito al momento della sua rinuncia e la rivelazione è uno dei passaggi più significativi e di forte risonanza mediatica dell’intervista rilasciata all’edizione domenicale del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine.
Ero “troppo debole e stanco” in quel frangente, confida Benedetto XVI al giornalista Joerg Bremer, al quale concede di raccontare questo retroscena perché “magari – osserva – può essere d'aiuto”.
Tra i temi toccati dal Papa emerito nella mezz’ora di colloquio c’è anche la rielaborazione, in vista della pubblicazione del quarto volume delle sua Opera omnia, delle conclusioni di un suo saggio del 1972 a proposito della indissolubilità del matrimonio e della possibilità di concedere l’Eucaristia ai risposati. Al giornalista che gli domanda se in questo modo abbia voluto prendere posizione sui temi del recente Sinodo, Benedetto XVI replica: “È una totale assurdità” poiché, nota, la revisione del volume era stata compiuta ben prima del Sinodo.
Benedetto XVI ribadisce poi di mantenere “ottimi contatti” con Francesco: “Cerco di essere il più silenzioso possibile” ma intanto per il credente, osserva, è “chiaro chi è il vero Papa”. Un ultimo pensiero è per il Natale e la Terra Santa, luogo di nascita di Gesù Dio e Uomo: “Questa dimensione terrena – riafferma – è importante per la fede degli uomini”. (A cura di Alessandro De Carolis)

giovedì 25 dicembre 2014

Buon Natale!

UNA LUCE SI E' LEVATA PER I GIUSTI


 
È davvero un grande Mistero quello che contempliamo questa notte, ma un mistero che ci è necessario come ci è necessaria la luce che è brillata a Betlemme con la nascita nel tempo del Figlio di Dio, perché nel grande buio che ci circonda da soli possiamo veder ben poco e “perché se potuto aveste veder tutto, mestier non era parturir Maria” (Purg. Canto III).