venerdì 13 febbraio 2015

10 anni fa moriva Suor Lucia Dos Santos

Verso le 16 del 3 gennaio 1944, nella cappella del convento, davanti al tabernacolo, Lucia chiese a Gesù di farle conoscere la sua volontà: “sento allora che una mano amica, affettuosa e materna mi tocca la spalla”. E’ “la Madre del Cielo” che le dice: “stai in pace e scrivi quello che ti comandano, non però quello che ti è stato dato di comprendere del suo significato”, intendendo alludere al significato della visione che la Vergine stessa le aveva rivelato.
Subito dopo – dice suor Lucia – “ho sentito lo spirito inondato da un mistero di luce che è Dio e in Lui ho visto e udito: la punta della lancia come fiamma che si stacca, tocca l’asse della terra ed essa trema: montagne, città, paesi e villaggi con i loro abitanti sono sepolti. Il mare, i fiumi e le nubi escono dai limiti, traboccano, inondano e trascinano con sé in un turbine, case e persone in un numero che non si può contare, è la purificazione del mondo dal peccato nel quale sta immerso. L’odio, l’ambizione, provocano la guerra distruttrice. Dopo ho sentito nel palpitare accelerato del cuore e nel mio spirito una voce leggera che diceva: ‘nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica. Nell’eternità  il Cielo!’ Questa parola ‘Cielo’ riempì il mio cuore di pace e felicità, in tal modo che, quasi senza rendermi conto, continuai a ripetermi per molto tempo: il cielo, il cielo!”.
 
Così le viene data la forza per scrivere il Terzo Segreto senza difficoltà il 3 gennaio 1944, in ginocchio e sul letto che le serviva da tavola (O Meu Caminho, I, p. 158 – 160)

mercoledì 11 febbraio 2015

Qui diligit iniquitatem, odit animam suam


Un insegnamento «che ci viene da Lourdes è quello della penitenza! Il tema della  penitenza è strettamente legato a quello del peccato. L’altro giorno in autobus pensando a Lourdes mi son ricordato che in francese la secondo parte dell’Ave Maria ha un aggiunta che non c’è nel testo italiano: poveri. Si , si dice infatti : “Santa Maria Madre di Dio , prega per noi poveri peccatori..”. A qualcuno potrà forse non piacere ma io lo trovo molto interessante. In quale statistica o rapporto della Caritas , dei sindacati , degli istituti di demoscopia o di assistenza sociale, comparirà questa forma di povertà: il peccato e i peccatori? A chi interessa sollevare da questa miseria questi poveri che siamo poi tutti, perché questa forma di povertà , a differenza dell’altra, riguarda tutti? Io vedo file alla Caritas di poveri, veri o presunti, ma non vedo nessuno a quella originale sede della Caritas che è il confessionale , dove quella miseria può essere sollevata, anzi annullata,  “non per i nostri meriti ma per la ricchezza del Suo perdono “ (cfr. Canone Romano). Nel film Bernardette, del 1943, mi hanno sempre colpito le parole del dottor Dozous, medico di Lourdes, che era rimasto impressionato dalla risposta data da Santa Bernardette alla domanda su chi fosse un peccatore. “ Un peccatore, aveva risposto la Santa, è chi ama il peccato”. Il dottore era rimasto stupito che avesse detto chi ama il peccato e non chi fa il peccato. Cosa voleva dire? Sgombriamo subito il campo da un equivoco : chi fa il peccato è un peccatore, ma chi lo ama lo è in un grado inquietante. Ma cosa vuol dire amare il peccato? Azzardo una risposta: ama il peccato chi afferma che il peccato non è più tale, a tal punto da non aver bisogno di misericordia e perdono. Di più , ama il peccato chi contraddicendo Dio lo eleva a virtù, e non faccio esempi per carità … le apparizioni di Lourdes invece col loro invito alla penitenza, a riconoscerci “poveri peccatori” senza ma e senza se ci indicano un’altra strada quella del perdono, che ci fa andare oltre ogni limite».
tratto da: http://oblatiorationabilis.blogspot.it/2011/02/poveri-peccatori-omelia-nostra-signora.html

venerdì 6 febbraio 2015

"ad una liturgia devastata non si può opporre una liturgia rafazzonata alla meglio per accontentare tutti, ma il ripristino della stessa nella sua forma ordinata, com'era prima del suo crollo"

Il blog Traditio liturgica ha proposto un filmato rinvenuto su youtube: si tratta di una messa solenne in periodo per annum tenuta in Inghilterra nel 1960 in un collegio cattolico. Ecco cosa scrive, trovandoci d'accordo:
 
 
"Questa liturgia, lo ammetto, non cessa di esercitare su di me ammirazione se non altro perché qui la forma simbolica è chiarissima; la liturgia è una serie di azioni e parole in perfetta concatenazione tra loro. A vederla non si ha solo una sensazione estetica ma quella che ogni cosa sta al suo giusto posto. La messa cattolica tradizionale (nella sua versione postridentina) è l'ultimo stadio della messa latina medioevale ereditata a sua volta dalla liturgia patristica della Chiesa di Roma, per quanto con alcuni aggiustamenti e con aggiunte nel tempo. Pur passando attraverso l'epoca scolastica con la sua impostazione razionale, il suo cuore resta patristico. 
L'esecuzione è ammirevole: non ho mai sentito così tante voci cantare appropriatamente le parti variabili (introito, graduale, alleluia, offertorio communio). Il momento più alto della liturgia cattolica prima del suo crollo avvenuto inaspettatamente pochissimi anni dopo per innegabile volere delle più alte dignità ecclesiastiche a cui seguì (e continua a seguire) una vera e propria furia iconoclasta liturgica!
La soluzione è già stata data nella storia della Chiesa: all'arianesimo non si può opporre un semi-arianesimo, ad una liturgia devastata non si può opporre una liturgia rafazzonata alla meglio per accontentare tutti, ma il ripristino della stessa nella sua forma ordinata, com'era prima del suo crollo"
 

giovedì 5 febbraio 2015

Ahi gente che dovresti esser devota!


Benedetto XVI durante l’omelia per l’ordinazione sacerdotale di 14 diaconi della Chiesa di Roma tenutasi nella Basilica Vaticana nel giugno 2010 si espresse così: « l’essere discepolo significa “perdere se stesso”, ma per ritrovare pienamente se stesso (cfr Lc 9,22-24). Cosa significa questo per ogni cristiano, ma soprattutto cosa significa per un sacerdote? La sequela, ma potremmo tranquillamente dire: il sacerdozio, non può mai rappresentare un modo per raggiungere la sicurezza nella vita o per conquistarsi una posizione sociale. Chi aspira al sacerdozio per un accrescimento del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero. Chi vuole soprattutto realizzare una propria ambizione, raggiungere un proprio successo sarà sempre schiavo di se stesso e dell’opinione pubblica. Per essere considerato, dovrà adulare; dovrà dire quello che piace alla gente; dovrà adattarsi al mutare delle mode e delle opinioni e, così, si priverà del rapporto vitale con la verità, riducendosi a condannare domani quel che avrà lodato oggi. Un uomo che imposti così la sua vita, un sacerdote che veda in questi termini il proprio ministero, non ama veramente Dio e gli altri, ma solo se stesso e, paradossalmente, finisce per perdere se stesso. Il sacerdozio - ricordiamolo sempre - si fonda sul coraggio di dire sì ad un’altra volontà, nella consapevolezza, da far crescere ogni giorno, che proprio conformandoci alla volontà di Dio, “immersi” in questa volontà, non solo non sarà cancellata la nostra originalità, ma, al contrario, entreremo sempre di più nella verità del nostro essere e del nostro ministero»

“Lo dirò brutalmente: La Chiesa ha tradito Giovanni Paolo II."


La Chiesa ha tradito GPII
 
di Marco Tosatti

   
 
 
Lo ha detto l'arcivescovo ad personam di Varsavia-Praga, Henryk Hoser, in riferimento al magistero del Papa polacco sulla Famiglia. Hoser ha fatto riferimento al prossimo Sinodo di ottobre sulla Famiglia. 

 
 
 
 
 
“Lo dirò brutalmente: La Chiesa ha tradito Giovanni Paolo II. Non la Chiesa come Sposa di Cristo, non la Chiesa del nostro credo, perché Giovanni Paolo II era l’espressione, la voce autentica della Chiesa, ma è la pratica pastorale quella che ha tradito Giovanni Paolo II”. 

 
L’arcivescovo ad personam di Varsavia-Praga, mons. Henryk Hoser, in un’intervista all’agenzia polacca KAI, ha parlato soprattutto della famiglia, e del prossimo Sinodo, in cui si confronteranno delegati provenienti da Paesi dove i problemi sono presenti. Si parlerà, ha detto il presule, di disgregazione della famiglia, della famiglia patchwork, dei matrimoni indivisibili, e ci sarà chi chiederà che sia data la Comunione ai divorziati risposati.  

 
Hoser ha parlato di “presupposto erroneo”, perché “è un postulato della misericordia di Dio senza la giustizia, mentre è necessario premettere che nella vita matrimoniale e familiare deve essere garantita la giustizia”. Hoser ha ricordato le parole di Giovanni Battista a Erode, “Non hai il diritto di prendere la moglie di tuo fratello”. Ha aggiunto che “si tratta di un’esigenza di giustizia”, Citando Giovanni Paolo II ha detto che l’amore è “per essere onesti, e dobbiamo essere giusti davanti a Dio”, e ha aggiunto che bisogna rileggere la Familiaris Consortio, l’enciclica di Giovanni Paolo II sulla famiglia


tratto da: http://www.lastampa.it/2015/02/04/blogs/san-pietro-e-dintorni/la-chiesa-ha-tradito-gpii-FywUMruJsU4rM2HENIoXcO/pagina.html

mercoledì 4 febbraio 2015

"gli specialisti sanno molto bene che esaltare "l’altare rivolto al popolo" non significa richiamarsi ad una pratica della Chiesa delle origini" (mons. K. Gamber)

DALL'ALTARE MAGGIORE ALLA «TAVOLA DA PRANZO», COSÌ SI È PERSO IL SACRIFICIO DELLA MESSA
 
 




di Klaus Gamber
Perché, come si sostiene, il carattere sacrificale della Messa sarebbe meno chiaramente espresso quando il prete è girato verso il popolo?
La domanda può essere ribaltata: dal momento che gli specialisti sanno molto bene che esaltare "l’altare rivolto al popolo" non significa richiamarsi ad una pratica della Chiesa delle origini, perché non ne traggono le inevitabili conseguenze? Perché non sopprimono i "tavoli da pranzo" eretti con una sorprendente coralità nel mondo intero? 

Molto probabilmente perché questa nuova posizione dell’altare corrisponde, meglio dell’antica, alla nuova concezione della Messa e dell’Eucaristia.  

È molto chiaro che oggigiorno si vorrebbe evitare di dare l’impressione che la "tavola santa" (come viene chiamato l’altare in Oriente) sia un altare per il sacrificio. Senza dubbio è la stessa ragione per la quale, quasi dappertutto, si pone sull’altare un mazzo di fiori (uno solo), come sulla tavola da pranzo di una famiglia in un giorno di festa, insieme a due o tre ceri: questi quasi sempre a sinistra, il vaso dal lato opposto. 

L’assenza di simmetria è voluta: non bisogna creare dei punti di riferimento centrali, come quando si mettevano i candelieri alla destra ed alla sinistra della croce che stava in mezzo; qui si tratta solo di una tavola da pranzo.

Non ci si mette dietro l’altare del sacrificio, ci si mette davanti; già il sacrificatore pagano faceva cosí, il suo sguardo era diretto verso la raffigurazione della divinità a cui si offriva il sacrificio; anche nel Tempio di Gerusalemme si faceva cosí: il sacerdote incaricato di offrire la vittima stava davanti alla "tavola del Signore", come si chiamava il grande altare dell’olocausto nel cuore del Tempio (cfr. Malachia 1, 12), e questa "tavola del Signore" era collocata di fronte al tempio interno ov’era custodita l’Arca dell’Alleanza, il Santo dei Santi, il luogo in cui dimorava l’Altissimo (cfr. Salmi 16, 15).

Un pranzo si consuma con il padre di famiglia che presiede, in seno alla cerchia famigliare; mentre invece, in tutte le religioni, esiste una apposita liturgia per il compimento del sacrificio, liturgia che prevede che il sacrificio si compia all’interno o davanti ad un santuario (che può essere anche un albero sacro): il liturgo è separato dalla folla, sta davanti ai presenti, di fronte all’altare, rivolto alla divinità. In tutti i tempi, gli uomini che hanno offerto un sacrificio si sono sempre rivolti verso colui al quale il sacrificio era diretto e non verso i partecipanti alla cerimonia.

Nel suo commento al libro dei Numeri (10, 27), Origene si fa interprete della concezione della Chiesa delle origini: "Colui che si pone dinanzi all’altare dimostra con ciò di svolgere le funzioni sacerdotali. Ora, la funzione del prete consiste nell’intercedere per i peccati del popolo". Ai giorni nostri, in cui il senso del peccato sparisce sempre piú, la concezione espressa da Origéne sembra essersi largamente perduta.

Lutero, lo si sa, ha negato il carattere sacrificale della Messa: egli non vi vedeva altro che la proclamazione della parola di Dio, seguita da una celebrazione della Cena; da qui la sua preoccupazione di vedere il liturgo rivolto verso l’assemblea. 

Certi teologi cattolici moderni non negano direttamente il carattere sacrificale della Messa, ma preferirebbero che questo passasse in secondo piano al fine di poter meglio sottolineare il carattere di pasto della celebrazione; questo, il piú delle volte, a causa di considerazioni ecumeniche a favore dei protestanti, dimenticando però che per le Chiese orientali ortodosse il carattere sacrificale della divina liturgia è un fatto indiscutibile.

Solo l’eliminazione della tavola da pranzo e il ritorno alla celebrazione all’"altar maggiore" potranno condurre ad un cambiamento nella concezione della Messa e dell’Eucaristia, e cioè alla messa intesa come atto d’adorazione e di venerazione di Dio, come atto d’azione di grazia per i suoi benefici, per la nostra salvezza e la nostra vocazione al regno celeste, e come rappresentazione mistica del sacrificio della croce del Signore. 

Questo, tuttavia, non esclude, come abbiamo visto, che la liturgia della Parola sia celebrata non all’altare, ma dal seggio o dall’ambone, com’era un tempo durante la Messa episcopale. Ma le preghiere devono essere tutte recitate in direzione dell’Oriente, e cioè in direzione dell’immagine di Cristo nell’àbside e della croce sull’altare.

Visto che durante il nostro pellegrinaggio terreno non ci è possibile contemplare tutta la grandezza del mistero celebrato, e ancor meno lo stesso Cristo, né l’"assemblea celeste", non basta parlare ininterrottamente di ciò che il sacrificio della messa ha di sublime, bisogna invece fare di tutto per mettere in evidenza, agli occhi degli uomini, la grandezza di questo sacrificio, per mezzo della stessa celebrazione e della sistemazione artistica della casa del Signore, in particolar modo dell’altare. 



Allo svolgimento della liturgia e alle immagini, si può applicare ciò che dice dei "veli sacri" lo Pseudo Dionigi l’Areopagita, nella sua opera Sui nomi divini (1, 4): questi veli "che [ancora adesso] nascondono lo spirituale nell’universo sensibile, e il sovraterreno nel terreno, che conferiscono forma e immagine a ciò che non ha né forma né immagine… Ma il giorno verrà che, essendo divenuti incorruttibili e immortali e avendo raggiunto la pace beata accanto a Cristo, saremo, come dice la Scrittura, presso il Signore (cfr. I Tessalonicesi 4, 17) tutti pieni di contemplazione per la sua apparizione visibile".  

lunedì 2 febbraio 2015

e venne il giorno delle quattro t: tutte tenebre



Il Seminario del Francescani dell'Immacolata

il giorno in cui dal Commissario Volpi

ne fu imposta la chiusura?
(la traduzione libera è nostra)

 L'8 dicembre 2013, festa dell'Immacolata Concezione, il Seminario Teologico dell'Immacolata Mediatrice (STIM) dei Francescani dell'Immacolata (FI) è stato chiuso dal loro Commissario Apostolico, p  Fidenzio Volpi.  Lo stesso giorno, uno dei frati girato un video che presenta, insieme a filmati supplementari, il modo di vivere in quello stesso Seminario.

 Questo filmato è stato poi tenuto in segreto fino ad ora.
 

 In questo Anno della Vita Consacrata, nella festa della Purificazione, che è considerata la festa della Vita Consacrata, Rorate Coeli ha ottenuto in esclusiva questo video che è stato nascosto fino ad oggi per la sicurezza di coloro coinvolti.
 

 Con tutti i problemi e gli scandali della vita religiosa nel nostro tempo, che sembrano essere considerati lodevoli da parte delle più alte autorità, quello che vedrete in questo video è quello che trovano così inaccettabile, così orribile, così pericoloso che doveva essere calpestato, schiacciato e distrutto.  Ma forse la Madonna, il suo giorno di festa, offre una visione della vita consacrata molto diversa da quella che sembra dominare attualmente nella Chiesa - una visione, che è, come dice Simeone di Cristo, un segno di contraddizione.  Un gran numero di frati ripresi in questo film hanno dovuto fuggire dopo la chiusura del seminario, essendosi trovati in una nuova atmosfera di corruzione dottrinale, di rilassamento morale e di disintegrazione della osservanza religiosa che si erano impegnati a mantenere sotto pena di peccato grave.  Diciamo "fuggire" perché è vero.  Come si fuggiva nel XVI dall'Inghilterra protestantizzata ma questa forma di caccia al sacerdote è tanto più pericoloso e dolorosa in quanto viene da dentro.

 
 Guardate il video. Fatelo circolare in lungo e in largo. E pregate la Madonna  che faccia cessare questo incubo e conceda a questi buoni frati di poter vivere in pace, finalmente.

 

sabato 31 gennaio 2015

Dogmatica, ma non sul dogma. - Editoriale di "Radicati nella fede", febbraio 2015.



DOGMATICA,
MA NON SUL DOGMA.

 Pubblichiamo l'Editoriale del numero di Febbraio 2015



DOGMATICA, MA NON SUL DOGMA.
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 2 - Febbraio 2015

 Dogmatica su ciò che non è dogma, sembra proprio questa la situazione della Chiesa degli ultimi decenni. Mentre si lasciano i teologi e i vari pastoralisti scorrazzare in piena libertà dentro la dottrina cristiana, riformulando pericolosamente le verità di fede fino a trasformarle e sconvolgerle in qualcosa d'altro; mentre si lascia libero corso ad un fiume di predicazione che rischia di non salvaguardare l'interezza del Credo cattolico, si diventa dogmatici, fissisti, autoritari su ciò che invece non è essenziale nella Chiesa, ad esempio sull'organizzazione della pastorale nelle diocesi e nelle parrocchie.

 Un tempo, invece, nella Chiesa ci si preoccupava di salvare i dogmi, la verità e le verità contenute nel Vangelo. Un tempo, invece, si era preoccupati di custodire e trasmettere l'integrità della morale cattolica, ripetendo i comandamenti e declinandoli ai fedeli perché si esercitassero ad applicarli alla concretezza della loro vita.

 Anche nella disciplina, un tempo severa nella Chiesa, si era tali solo per salvaguardare la sana trasmissione della Grazia di Dio nell'impianto sacramentale. Si era severi nel garantire le condizioni per ricevere con frutto i sacramenti, ma, ci sembra proprio così, non si dogmatizzava sul resto. La storia della Chiesa è storia di libertà, di una grande libertà nel rispondere alla volontà di Dio. Se pensiamo ai santi, ci accorgiamo che non ce n'è uno uguale all'altro; nelle loro vite appare la grande fantasia di Dio e la grande libertà dell'uomo nel compiere il bene. Nello stesso tempo vediamo, nelle diversissime vite dei santi, una uniformità impressionante per quanto riguarda i dogmi, cioè ciò che hanno creduto, l'importanza data ai sacramenti, la centralità della Messa, la vita concepita come partecipazione alla sofferenza redentiva del Signore, l'amore alla Chiesa, la scrupolosità nelle opere di misericordia, le fede nella vita eterna, la decisività della preghiera per i vivi e per i morti, etc. Erano insomma un catechismo vivente: potremmo con frutto fare dottrina partendo dalla vita dei santi di tutte le epoche della cristianità, e giungeremmo a riscrivere sempre lo stesso catechismo.

 I santi, la Chiesa, erano uniformi, meglio uniti, nella fede e nella disciplina che ragionevolmente ne discende, e non su tutto il resto.

 Oggi, e veniamo al dunque, non è proprio più così: sei controllato su tutto il resto, devi uniformarti ad uno “stile”, quello naturalmente della “Chiesa moderna”. Se non ti uniformi, non appartieni più a questa Chiesa; e se non ti buttano fuori, vivi come nell'ombra: sanno che ci sei, ma fanno di tutto perché tu sia invisibile. Non interessa che tu sia fervente cattolico, che tu custodisca tutta la dottrina della Chiesa di tutti i tempi. No, ai burocrati del clericalismo moderno preoccupa che tu non sia allineato al nuovo stile, allo stile moderno, alla Chiesa rinnovata!

 Questo è il nuovo dogma, è il super-dogma intoccabile, che avvolgendo tutti i dogmi di sempre, li neutralizza e li avvelena nella nuova ideologia.

 I dogmi, quelli veri, sono le verità rivelate da Dio, che siamo tenuti a credere per l'autorità di Dio che li rivela. La Chiesa ne è la custode, la responsabilità grave dei pastori è trasmetterli perché salvino le anime.

 Il super-dogma della modernità invece non viene da Dio, l'hanno inventato gli uomini. E pretendono di reinterpretare tutto secondo questa lapidaria affermazione: “La Chiesa deve mettersi al passo coi tempi, se non vuole restare fuori della storia”.

 È una falsità che viene da lontano; la Massoneria ne è diventata la più funesta propagatrice negli ultimi secoli; questa menzogna è entrata pian piano nella Chiesa, oggi sembra aver vinto. All'interno di questo bollettino troverete un bello scritto del P. Emmanuel, dove, parlando del mistero d'iniquità, definisce la Massoneria “la cloaca di tutte le corruzioni dell'umanità”. E cuore dell'opera massonica è questa reinterpretazione globale del cattolicesimo in chiave moderna, per trasformarlo in una inutile religione naturale, fatta di vuote parole di solidarietà umana.

 “La Chiesa deve mettersi al passo coi tempi, se non vuole restare fuori della storia”: è una menzogna, per questo non ve la spiegheranno mai, ma ve la imporranno con violenza. Non ve la spiegheranno, perché se lo facessero dimostrerebbero la loro eresia, dimostrerebbero di non venire da Dio.

 Da sempre, dagli inizi, la modernità non fu mai la preoccupazione della Chiesa. La sua preoccupazione fu sempre quella di essere fedele al Signore Gesù, alla divina Rivelazione. Pensate ciò che scrive san Paolo nella lettera ai Galati:

 “Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L'abbiamo gia detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!” (Gal 1,8-9).

 Impressionante! “Se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso”... San Paolo mette in guardia i fedeli... non solo un angelo dal cielo, ma nemmeno lui, il grande apostolo, può cambiare una virgola alla fede, una virgola a quel vangelo che aveva già loro predicato. E chi sono questi teologi- pastoralisti moderni, chi credono di essere, per chiederci di modificare la fede reinterpretandola secondo il super-dogma della modernità... la Chiesa deve adattarsi al mondo di oggi, non può più fare oggi ciò che faceva un tempo?

 Eh sì, ti dicono così, non potete fare più ciò che la Chiesa faceva un tempo... dovete adattarvi al mondo moderno. Anche qui però non ti dicono il perché, non ti spiegano.

 Perché mai non potremmo vivere la messa come un tempo? Perché mai non potremmo ricevere i sacramenti come un tempo? Perché mai dovremmo stravolgere una prassi consolidata nella Chiesa da secoli per applicare le dubbie ricette ecclesiastiche di oggi? Perché il catechismo chiaro e semplice della tradizione non dovrebbe andare più bene? Perché mai nelle chiese gli uomini di oggi non potrebbero vivere la preghiera come i cristiani di duemila anni? Perché mai dovremmo cambiare le regole per accedere ai sacramenti, se queste nascono dalla verità del Vangelo, se queste custodiscono il dogma?


 Loro, i clericali moderni, dicono che dobbiamo cambiare perché gli uomini di oggi non capirebbero. Ma anche questo non te lo spiegano, ti dicono che è così e che non si discute.

 A noi sembra invece che sono loro, i clericali ammodernati, a non sopportare la Chiesa, la Chiesa e la sua gloriosa storia di grazia e di santità. Non l'hanno più sopportata, la Chiesa di sempre, perché ne avevano smarrito le ragioni, e per non uscirne hanno lavorato per cambiarla con il dogma della modernità. L’hanno cambiata davvero dove hanno potuto, fino a sfigurarla, provocando la più grande crisi della storia cristiana.

 Ma la Chiesa è di Dio, per questo restiamo sereni nella Tradizione, attendendo l'ora della liberazione.

venerdì 30 gennaio 2015

chi piangerà Sushma?

IN MORTE DI SUSHMA PANDEY

di Gianfranco Amato

Nessuno ha pagato (e nessuno pagherà) per la morte di questa adolescente. Per di più i responsabili della clinica se la sono cavata dichiarando che è stata la ragazza a fornire documenti falsi e a non dichiarare la sua minore età. Devono essere convinti che le stimolazioni ormonali danneggino sì le ragazzine, ma facciano invece bene alle maggiorenni
Il mio tour nazionale di conferenze mi ha portato venerdì scorso a Cesena, presso la sala teatro parrocchiale di San Carlo. Si trattava di un’iniziativa promossa dalla pastorale Valle Savio Dismano e dalla Scuola per la famiglia della parrocchia di San Carlo. I duecentocinquanta posti a sedere del teatro non sono riusciti a contenere tutti i circa trecentocinquanta partecipanti, molti dei quali sono stati costretti a restare in piedi (i più anziani) o addirittura seduti per terra (i più giovani). È stato uno degli incontri più appassionatamente partecipati che io abbia finora tenuto, a cui però è seguita, purtroppo, un’inutile nota polemica. In cauda venenum, a convegno concluso, fuori dalla sala del teatro, esponenti dell’Arcigay “Alan Turing” di Rimini e dell’associazione LGBTQIE* Rimbaud di Cesena mi hanno accusato di fare “disinformazione ideologica” (sic!) sulla fecondazione eterologa per i gay, in quanto non sarebbe vero che in India le donne si presterebbero a questo mercimonio, e che, comunque, non avrei dovuto usare termini come “schiavitù”, perché, se anche fossero state vere le mie illazioni, quelle indiane non sarebbero “costrette” a vendere ovociti e praticare l’utero in affitto: si tratterebbe, in ogni caso, di una libera scelta che la donna fa del proprio corpo. Mi spiace per l’Arcigay “Alan Turing” di Rimini e per l’associazione LGBTQIE* Rimbaud di Cesena, ma lo squallido commercio di ovociti e maternità surrogata in India è, purtroppo, un dato di fatto acclarato e documentato. Tra l’altro, una nota trasmissione televisiva d’inchiesta uscirà a breve con una puntata proprio sul tema, con un’intervista resa a diverse donne indiane di un villaggio noto per fornire un nutrito plotone di “surrogate mother”. Torniamo a Cesena. Visto che ero nella rossa terra di Romagna, a me sarebbe piaciuto incontrare un comunista. Ma un comunista vero (oggi pressoché introvabile). Gli avrei chiesto: «Compagno, ma cosa ne pensi della storia di Sushma Pandey, la diciasettenne indiana morta a causa della stimolazione ovarica alla quale si era sottoposta per la terza volta in diciotto mesi nella clinica Rotunda Center for Human Reproduction di Mumbai, struttura d’eccellenza per i traffici legati alla fecondazione in vitro?». Ecco cosa è accaduto a quella disgraziata adolescente. La diciasettenne Sushma era poverissima e lavorava per poche rupie in un deposito di rottami. La disperazione e la fame l’hanno costretta a mentire sull’età per poter vendere i propri ovociti nella clinica degli orrori di Mumbai. Il colmo è che alla morte si è unita la beffa: nessuno ha pagato per il decesso di questa disperata minorenne. Il Rotunda Center for Human Reproduction infatti, se l’è cavata sostenendo che la ragazza aveva presentato falsi documenti di identità, dai quali risultava maggiorenne, mentre sono scomparsi nel nulla i “mediatori” – due uomini e una donna – che per tutti i tre cicli di trattamento, avevano accompagnato Sushma in clinica. C’est la vie! I ricchi e i potenti vincono sempre sui poveri e gli oppressi. Sarebbe stato davvero interessante conoscere l’opinione del nostro fantomatico compagno romagnolo su questa moderna “catena di montaggio” dove minorenni, per fame, non esitano a mettere a rischio la propria vita. Però è davvero difficile trovare un comunista vero, non uno da salotto come Nichi Vendola, che con il suo linguaggio barocco e involuto, rivendica il “diritto” alla provetta eterologa per le coppie gay, o come Monica Cerutti, Assessora comunista alla Pari Opportunità della Regione Piemonte. Sì, proprio quella che ha dichiarato che «legare i figli delle coppie omosessuali, se avuti con la fecondazione assistita, allo sfruttamento delle donne, nel caso si tratti di persone non abbienti, donatrici di ovociti, è francamente un’aberrazione», e «affermare che il riconoscimento di diritti agli omosessuali avviene a danno delle donne è una bieca strumentalizzazione, frutto di una concezione malata della fecondazione assistita». Cara Monica, io sarò anche “malato”, un “bieco strumentalizzatore”, uno che ha idee “aberranti”, ma tu non puoi nascondere la coscienza dietro la maschera di bronzo dellatua cinica ideologia. Tu devi avere il coraggio di guardare negli occhi una disperata minorenne che muore per il “desiderio”, anzi il capriccio, di ricchi occidentali. Tu devi avere il coraggio di guardare negli occhi tutte le Sushma Pandey che per fame sono costrette a mettere a repentaglio prima la loro dignità e poi la loro stessa vita.Monica, esci dalle sale damascate di Palazzo Lascaris e fatti un giro in India.

Fonte: La Croce 27 gennaio 2015

Quest'anno il Convegno Summorum Pontificum si terrà: sarà il IV!

13-14 giugno 2015. IV Convegno Summorum Pontificum, un tesoro per tutta la Chiesa