venerdì 20 marzo 2015
mercoledì 11 marzo 2015
Quinta Giornata della Tradizione: Père Calmel e M. Davies
Quinta Giornata della Tradizione.
Verbania - Chiostro Hotel.
Verbania - Chiostro Hotel.
"Quale attitudine di fronte alla questione della Messa?
Père Calmel e M. Davies".
Video-documentario
sulla dottrina e la testimonianza di père Roger Thomas Calmel O.P. e Michael
Davies, due fulgidi esempi nel lavoro di recupero e salvaguardia della
Tradizione.
Il
video è stato realizzato da don Stefano Coggiola.
Per vedere tutti i video della giornata
giovedì 5 marzo 2015
Quinta giornata della Tradizione
riceviamo e pubblichiamo:
Possibilità di cena al ristorante:
Domenica 8 Marzo
La Giornata della Tradizione è un'importante occasione per approfondire il problema della riforma della Messa, valutandone tutte le conseguenze.
Guarderemo particolarmente alla dottrina e alla testimonianza di père Calmel e di M. Davies, due fulgidi esempi nel lavoro di recupero e salvaguardia della Tradizione.
Guarderemo particolarmente alla dottrina e alla testimonianza di père Calmel e di M. Davies, due fulgidi esempi nel lavoro di recupero e salvaguardia della Tradizione.
__________ PROGRAMMA __________
ore 14.30
Accoglienza
ore 15.00
Quale attitudine
di fronte alla questione della Messa?
père Calmel e M. Davies.
ore 17.30
S. Messa in rito antico
______________________________________________________________
Possibilità di cena al ristorante:
prenotazioni tel. n° 349/2848054
"Chiostro Hotel" Verbania, via F.lli Cervi 14
sabato 28 febbraio 2015
Non sarà la Religione della Massoneria a salvarci dall'Islam - Editoriale di "Radicati nella fede", marzo 2015.
NON SARA'
LA RELIGIONE DELLA MASSONERIA
A SALVARCI DALL'ISLAM
Pubblichiamo l'Editoriale del numero di Marzo 2015
Pubblichiamo l'Editoriale del numero di Marzo 2015
di "Radicati nella fede"
NON SARA' LA RELIGIONE DELLA MASSONERIA
A SALVARCI DALL'ISLAM
A SALVARCI DALL'ISLAM
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 3 - Marzo 2015
Dobbiamo pregare San Giuseppe in
questo mese a lui dedicato, pregarlo tanto: per noi, per tutta la
Santa Chiesa, per l'opera che Dio le chiede nel mondo.
Protector Sanctae Ecclesiae, è
l'ultimo titolo di invocazione indirizzato a San Giuseppe nelle sue
litanie, Protettore della Santa Chiesa.
Sì, perché la Santa Chiesa va
protetta da tutti i suoi nemici, che sono gli stessi nemici di Nostro
Signore: nemici esterni e nemici interni. E forse, in questi tempi
difficilissimi, dobbiamo pregare San Giuseppe soprattutto perché la
protegga dai nemici interni, che sono certamente i più pericolosi.
Lo scrivevamo il mese scorso e lo
ribadiamo ancora qui, il nemico interno più grande per la Chiesa è
costituito da tutti coloro che ne reinterpretano la dottrina e
l'azione attraverso il falso dogma della modernità. Rileggono tutta
la Rivelazione, tutte le verità di fede, tutta l'azione pastorale e
sacramentale, piegandole all'ideologia della modernità, che in fondo
si riassume nel mettere al centro l'uomo al posto di Dio. L'uomo è
al centro di questo cristianesimo ammodernato, l'uomo con le sue
esigenze, col suo voler essere felice, col suo non sopportare più
nessuna imposizione, nessun comando; un cristianesimo agnostico,
dicevamo già, che non sapendo quasi nulla di certo su Dio, si deve
fermare sull'uomo e sul suo ben- vivere. Insomma, tutto il
cristianesimo riletto alla luce dei diritti dell'uomo, riassumibili
nel libertà, fraternità e uguaglianza della Rivoluzione francese:
ciò che è compatibile con questi principi rivoluzionari viene
salvato; ciò che della rivelazione cristiana non collima con questa
magna carta della modernità, viene accantonato, censurato o
maldestramente reinterpretato.
Tutto questo sta provocando, da circa
sessant'anni, la più drammatica crisi che il Cattolicesimo abbia mai
conosciuto nella sua storia (pensiamo alle caotiche difficoltà del
Sinodo sulla Famiglia, che non riesce a conciliare l'obbedienza a Dio
con i diritti dell'uomo) e sta anche rendendo spaventosamente
impotente il Cristianesimo occidentale di fronte alle altre religioni
e soprattutto di fronte al gravissimo problema dell'Islam in mezzo a
noi.
Cosa fa il cattolicesimo ammodernato
di fronte all'Islam e alla violenza terroristica di matrice islamica?
Chiede a quest'ultimo di accettare la
modernità, chiede di mettere al centro la persona al posto di Dio,
chiede cioè di accettare il trinomio della Rivoluzione,
libertà-uguaglianza-fraternità. Il cattolicesimo modernamente
reinterpretato ha la sfrontatezza di esporsi, giungendo a ricordare
che la Chiesa Cattolica, dopo un errato rifiuto di duecento anni, ha
saputo accogliere la modernità rifondandosi e collocandosi così in
una fase più matura della religione. La chiesa ammodernata chiede
così ai mussulmani di sapere fare gli stessi passi, per poter
entrare nel consesso della religione moderna, quella che mette al
centro l'uomo.
Cosa capiranno i veri credenti
mussulmani di questo invito? Capiranno che noi non crediamo più in
Dio, che siamo diventati agnostici, che i dogmi della religione
massonica, che poggiano sulla centralità dell'uomo, hanno scalzato
per noi i veri dogmi, quelli di Dio.
Un disastro!
Gli islamici si confermeranno nella
loro idea che l'occidente cristiano è immorale e da combattere.
Diverso sarebbe stato l'approccio
della Tradizione, del Cattolicesimo di sempre, quello autentico. Non
chiedere agli islamici di adattarsi alla modernità, ma fare appello
alla loro ragione per domandare di verificare la verità storica
intorno alle loro origini: verificate quale è la vera Rivelazione di
Dio, quella di Cristo o di Maometto? Ci sono le prove per essere
certi che è quella di Cristo... verificate dove Dio ha parlato
veramente. La Chiesa di sempre, senza illudersi di operare
impossibili conversioni di massa, ha sempre fornito le prove della
verità del Cristianesimo e della falsità dell'eresia di Maometto.
La Chiesa ha sempre domandato una onestà intellettuale, perché la
ragione ce l'ha data Dio, nel verificare se Dio ha parlato a Maometto
o se invece Maometto è semplicemente un eretico che ha stravolto
l'unica vera Rivelazione in Gesù Cristo.
Non dunque l'invito di adeguare la
propria religione alla religione massonica, ma l'approccio della sana
apologetica, che riafferma l'unica verità di Cristo, questo deve
fare il cattolico con il mussulmano.
Facendo cosi, lo ripetiamo, la Chiesa
non convertirà gli islamici in massa, ma dimostrerà ai suoi figli e
al mondo intero di non essere agnostica, di credere nella SS. Trinità
e nell'unico Redentore Nostro Signore Gesù Cristo. E se farà così,
rafforzando la fede dei cristiani - chiamati al martirio se è
necessario -, toccherà anche il cuore di qualche anima mussulmana
che con la grazia si convertirà.
Che tragico errore, invece, perdere il
tempo nel domandare agli islamici che applichino la ragione non nel
riconoscere il vero Dio di Gesù Cristo, ma i diritti dell'uomo! È
come se la chiesa moderna dicesse ai mussulmani: siccome non si può
verificare chi è il vero Dio, accordatevi con noi sull'accettazione
delle libertà moderne che sono l'unica cosa certa. Non c'è che
dire, puro agnosticismo!
Carissimi, non sarà la religione
della massoneria, quella del Dio ignoto, a salvarci dalla violenza
terroristica e dall'invasione. La religione della massoneria ha
distrutto dall'interno il cristianesimo in occidente e l'ha reso
privo di qualsiasi attrattiva, incapace di parlare alla mente e al
cuore; ha ucciso la missione cristiana e ha dato spazio a tutte le
false religioni. La violenza di questi tempi è solo l'ultimo tragico
frutto dell'opera massonica.
Non sarà la religione massonica, ma
il vero Cattolicesimo, quello autentico, quello della Tradizione, che
ci salverà; e questa salvezza passerà ancora per il sangue dei
martiri, di quei cristiani che muoiono pregando Gesù Cristo
Salvatore. Sarà il Cattolicesimo pieno di Dio a salvarci. Il
Cattolicesimo che usa la ragione, non per mettere al centro l'uomo ma
per riaffermare la centralità di Dio.
Solo la Tradizione ridonerà dignità
al Cattolicesimo di fronte al mondo neo-pagano di oggi e anche di
fronte all'Islam; gli ridarà la sua dignità, liberandolo dalla
servitù allo spirito massonico.
Protector Sanctae Ecclesiae ora pro
nobis.
Sì, San Giuseppe, prega per noi, per
la Chiesa d'Occidente, perché ritrovi la via della fede certa e
semplice, quella di sempre, la sola capace di missione.
martedì 24 febbraio 2015
lunedì 23 febbraio 2015
Santa Messa per la II domenica di Quaresima a Viguzzolo (AL)
riceviamo e pubblichiamo:
ore 17.00
di Quaresima
Chiesa
parrocchiale
della Beata Vergine Assunta
Via Roma 2, Viguzzolo (AL)
Domenica 1 marzo 2015,
ore 17.00
SANTA MESSA CANTATA
per la
II domenica
di Quaresima
nella forma straordinaria del Rito Romano Antico
ORDINARIUM
MISSAE:
Missa Orbis
Factor (gregoriano)
Credo 3 (gregoriano)
PROPRIUM MISSAE:
Introitus: Reminiscere (gregoriano)
Graduale: Tribulationes (gregoriano)
Tractus: Confintemini Domino
(gregoriano)
Offertorio: Meditabor in mandatis tuis
(gregoriano)
Christus
factus est (M. Asola)
Communio: Intellige
clamorem (gregoriano)
Cristo ver
uomo e Dio (Lauda)
Finale: Anime affatigate e
sitibonde (Lauda)
Il servizio musicale della celebrazione
liturgica sarà curato da:
Associazione Musicale “Audite
Nova”, Voghera (PV)
Direttore - Mario Giaccoboni
venerdì 20 febbraio 2015
ma il carnevale non era finito? Ipse dixit....
Qui sotto si può ammirare l'impegno e lo zelo con cui alcuni “Vescovi" cileni partecipano ad un rito pagano in onore del “dio Tata Inti, dio del Sole Inca". Questi sì che sono equilibrati..... infatti, gli hanno anche alzato il baricentro con tanto di mitria.... ma rob da' matt....

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giovedì 19 febbraio 2015
preghiamo i 21 martiri affinché il Signore ci salvi dall'eresia dilagante
I 21 copti assassinati: morire pregando Gesù
di Marina Corradi
AVVENIRE, 18 febbraio 2015
Un occidentale non esperto non avrebbe potuto accorgersene. Ma Antonios Aziz Mina, vescovo copto di Giza, cittadina egiziana, nel guardare il video della esecuzione dei ventuno lavoratori cristiani copti uccisi dall’Is ha osservato le labbra dei condannati negli ultimi istanti, e dal labiale ha letto che invocavano il nome di Gesù Cristo. Il vescovo lo ha dichiarato ieri alla Agenzia Fides, ma forse, nell’incendio che si va allargando sulla Libia, e nell’angoscia che da quel Paese riverbera sul Mediterraneo e l’Europa, a qualcuno potrà apparire una notizia minore.
Le “vere” notizie non sono forse i bombardamenti, le città conquistate e perdute, le cupe minacce lanciate dall’Is? E quel labiale invece, solo poche parole afone, subito travolte nel torrente di sangue che sale dal povero corpo di un uomo trucidato.
Eppure a volte proprio nelle parole dette piano sta qualcosa di molto grande. Non sarebbe stato umanamente più comprensibile, in quell’ultimo istante, supplicare pietà, o maledire gli assassini? Per noi europei, nati in una Chiesa non fisicamente minacciata, è ragione quasi di uno sbalordimento quell’estremo invocare Cristo, nell’ultimo istante. Noi, che, quanto alla morte, ci preoccupiamo che sia “dignitosa” e “dolce”, e magari convocata quando noi riteniamo che sia l’ora.
Questa morte dei ventuno giovani copti, non “dignitosa” e atroce, ci colpisce per la statura che assumono le vittime, morendo nell’atto di domandare Cristo.
Statura, anche questo particolare era stato previsto dall’attento regista dell’Is, nel girare quel video sulla riva del mare. Mentre carnefici e vittime camminano verso il luogo dell’esecuzione infatti è evidente come i boia siano stati scelti fra uomini molto alti, e come bassi, accanto a loro, appaiano i prigionieri.
Quasi a evocare tacitamente l’idea che i terroristi siano “grandi”, e le vittime solo “piccoli” uomini; dentro a un mondo sconvolto, giacché non è il nostro Mediterraneo solare, quella spiaggia livida su cui si frangono onde arrossate dal sangue. Ogni dettaglio, quindi, era stato previsto dagli assassini per evocare un mondo “altro”, in cui dominano i boia intabarrati di nero, a cancellarne perfino le umane sembianze. Ma quell’ultimo labiale non lo avevano previsto, e non sono riusciti a censurarlo. Ostinato come il «no» di Asia Bibi all’abiura, fermo come il «no» di Meriam Ibrahim, in Sudan, quando era in prigione, in catene, con un figlio in grembo, e la prospettiva della impiccagione davanti a sé.
Noi cristiani del mondo finora in pace fatichiamo a capire. Ci paiono giganti quelli che muoiono, come ha detto il Papa dei ventuno copti, da martiri. Eppure se guardiamo le facce di quegli stessi prigionieri nel giorno della cattura, in fila, i tratti mediterranei che li fanno non così diversi da molti ragazzi nel nostro Sud, ci paiono uomini come noi, con gli occhi sbarrati di paura. E allora che cosa determina, nell’ultima ora, quella irriducibile fedeltà a Cristo?
Una grazia, forse, e insieme il riconoscere, con assoluta evidenza, nell’ultimo istante, il nome in cui, perfino nella morte, nulla è perduto: famiglia, figli, madri e padri e amori, non annientati ma ritrovati e salvati. Pronunciano davanti alla morte quel nome come un irriducibile «no» al nulla, in cui i boia credono di averli cancellati.
Le “vere” notizie non sono forse i bombardamenti, le città conquistate e perdute, le cupe minacce lanciate dall’Is? E quel labiale invece, solo poche parole afone, subito travolte nel torrente di sangue che sale dal povero corpo di un uomo trucidato.
Eppure a volte proprio nelle parole dette piano sta qualcosa di molto grande. Non sarebbe stato umanamente più comprensibile, in quell’ultimo istante, supplicare pietà, o maledire gli assassini? Per noi europei, nati in una Chiesa non fisicamente minacciata, è ragione quasi di uno sbalordimento quell’estremo invocare Cristo, nell’ultimo istante. Noi, che, quanto alla morte, ci preoccupiamo che sia “dignitosa” e “dolce”, e magari convocata quando noi riteniamo che sia l’ora.
Questa morte dei ventuno giovani copti, non “dignitosa” e atroce, ci colpisce per la statura che assumono le vittime, morendo nell’atto di domandare Cristo.
Statura, anche questo particolare era stato previsto dall’attento regista dell’Is, nel girare quel video sulla riva del mare. Mentre carnefici e vittime camminano verso il luogo dell’esecuzione infatti è evidente come i boia siano stati scelti fra uomini molto alti, e come bassi, accanto a loro, appaiano i prigionieri.
Quasi a evocare tacitamente l’idea che i terroristi siano “grandi”, e le vittime solo “piccoli” uomini; dentro a un mondo sconvolto, giacché non è il nostro Mediterraneo solare, quella spiaggia livida su cui si frangono onde arrossate dal sangue. Ogni dettaglio, quindi, era stato previsto dagli assassini per evocare un mondo “altro”, in cui dominano i boia intabarrati di nero, a cancellarne perfino le umane sembianze. Ma quell’ultimo labiale non lo avevano previsto, e non sono riusciti a censurarlo. Ostinato come il «no» di Asia Bibi all’abiura, fermo come il «no» di Meriam Ibrahim, in Sudan, quando era in prigione, in catene, con un figlio in grembo, e la prospettiva della impiccagione davanti a sé.
Noi cristiani del mondo finora in pace fatichiamo a capire. Ci paiono giganti quelli che muoiono, come ha detto il Papa dei ventuno copti, da martiri. Eppure se guardiamo le facce di quegli stessi prigionieri nel giorno della cattura, in fila, i tratti mediterranei che li fanno non così diversi da molti ragazzi nel nostro Sud, ci paiono uomini come noi, con gli occhi sbarrati di paura. E allora che cosa determina, nell’ultima ora, quella irriducibile fedeltà a Cristo?
Una grazia, forse, e insieme il riconoscere, con assoluta evidenza, nell’ultimo istante, il nome in cui, perfino nella morte, nulla è perduto: famiglia, figli, madri e padri e amori, non annientati ma ritrovati e salvati. Pronunciano davanti alla morte quel nome come un irriducibile «no» al nulla, in cui i boia credono di averli cancellati.
mercoledì 18 febbraio 2015
«Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta».
Giona 3
1 Fu rivolta a Giona una seconda volta questa
parola del Signore: 2 «Alzati, va' a Ninive la grande città e annunzia
loro quanto ti dirò». 3 Giona si alzò e andò a Ninive secondo la
parola del Signore. Ninive era una città molto grande, di tre giornate di
cammino. 4 Giona cominciò a percorrere la città, per un giorno di
cammino e predicava: «Ancora quaranta
giorni e Ninive sarà distrutta». 5 I cittadini di Ninive
credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al
più piccolo. 6 Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò
dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla
cenere. 7 Poi fu proclamato in Ninive questo decreto, per ordine
del re e dei suoi grandi: «Uomini e animali, grandi e piccoli, non gustino
nulla, non pascolino, non bevano acqua. 8 Uomini e bestie si
coprano di sacco e si invochi Dio con tutte le forze; ognuno si converta dalla
sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. 9 Chi
sa che Dio non cambi, si impietosisca, deponga il suo ardente sdegno sì che noi
non moriamo?». 10 Dio vide le loro opere, che cioè si erano
convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male
che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.
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