venerdì 21 agosto 2015

segni della divina chiamata

dal blog: http://cordialiter.blogspot.it/2015/08/segni-della-vocazione-al-sacerdozio.html

Segni della vocazione al sacerdozio 

 
Diversi ragazzi mi hanno chiesto quali sono i segni della vocazione sacerdotale. Visto che questo argomento interessa molti lettori, per poter dare una risposta soddisfacente, ho consultato il testo "Esortazioni al clero", pubblicato nel 1943 dalla casa editrice Civiltà Cattolica, e scritto da Padre Ottavio Marchetti, sacerdote della Compagnia di Gesù. Ecco una sintesi schematica. Affinché una vocazione sacerdotale sia considerata autentica sono necessarie quattro caratteristiche: doni di natura, doni di grazia, libera volontà, retta intenzione.

 
 
Doni di natura:
- dono della salute (che consenta di svolgere efficacemente il ministero sacerdotale);
- dono del buon carattere;
- dono dell'intelligenza.

Doni di grazia:
- pratica delle virtù acquisite: pietà, castità, disinteresse, zelo, spirito di disciplina ed ubbidienza.

Libera volontà:
- tendere al sacerdozio senza costrizioni da parte di qualcuno.

Retta intenzione:
- tendere al sacerdozio cattolico unicamente per consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, avendo una soda pietà, una provata purezza di vita, e una scienza sufficiente.

Chi ha tutte queste caratteristiche mostra di avere segni della chiamata di Dio allo stato sacerdotale.

giovedì 20 agosto 2015

"il nuovo cattolicesimo dell'aggiornamento ad ogni costo o sarà sessuale, o niente" (Marcel de Corte)


per i modernisti....
....“conviene quindi edificare una « nuova morale », che tenga conto delle mirabili scoperte della scienza e restituisca alla sessualità i suoi titoli di nobiltà. Verniciando di scienza il sesso, d'ora innanzi permesso, raccomandato, anzi comandato, esibirlo dappertutto. Basta coi tabù! In alto i sessi!

A questo, appunto, si dedicano pubblicamente, nella Chiesa, gruppi di preti sempre più folti. Ben lontani dall'accorgersi che la decadenza dei costumi è sempre parallela al declinare delle credenze, e dal consacrarsi con zelo alla restaurazione della fede e all'emendamento della condotta dei singoli, codesti disgraziati si accaniscono ad « integrare » — cosi dicono — « le ricchezze della sessualità » nel cristianesimo.

In altri termini, il nuovo cattolicesimo dell'aggiornamento ad ogni costo o sarà sessuale, o niente .

È una buffonata — direte voi. È, ahimé, il segno che il frutto è bacato! Quando una religione, il cui ufficio e di elevare l'anima verso Dio, cade nell'apologia del sesso, si può dire che e colpita al cuore. Essa chiama su coloro che l'avviliscono il fuoco della Provvidenza offesa”

                              Marcel de Corte, La Grande Eresia, Roma 1970, p. 128-129

martedì 18 agosto 2015

solidarietà alpina


mercoledì 12 agosto 2015

"L’attività principale della maggior parte della struttura ufficiale della Chiesa cattolica (associazioni, commissioni, etc.) è immersa nel temporale e orizzontale, isolandoci dal sovrannaturale, dal cielo" (Mons. Schneider)


“Le buone intenzioni del Concilio Vaticano II sono finite nelle mani di uomini senza Dio”




Monsignor Athanasius Schneider.


Dopo l’intervista in esclusiva rilasciata a www.lafedequotidiana.com,  monsignor Athanasius Schneider, Segretario della Conferenza Episcopale del Kazakhstan e uno dei vescovi più impegnati in difesa delle verità cattoliche, ha rilasciato alcune dichiarazioni al sito spagnolo Adelante la Fè.

Ricordando il beato Alexis Saritski, Mons. Schneider rammenta che era «affabile e simpatico» ma allo stesso tempo era un uomo «senza compromessi» che «ha insegnato la verità piena della legge di Dio», e che invitava a «mantenere la purezza del cuore e la fedeltà alla fede cattolica». Ripescando nei suoi ricordi, Schneider ha ricordato anche Padre Janis Pawlowski che, celebrando «la Messa con tanta devozione e riverenza» ha lasciato un’impronta indelebile nella sua anima, tanto che, «quando, a dodici anni, ho sentito la chiamata del sacerdozio – ricorda Schneider – mi è venuto improvvisamente in mente il volto santo del sacerdote».

sabato 1 agosto 2015

UNO SCHELETRO DI MESSA PER UNA CHIESA SCHELETRICA - Editoriale di "Radicati nella fede", agosto 2015.




UNO SCHELETRO DI MESSA
PER UNA CHIESA SCHELETRICA

Pubblichiamo l'editoriale del numero di Agosto 2015


UNO SCHELETRO DI MESSA
PER UNA CHIESA SCHELETRICA
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 8 - Agosto 2015


  Attendevano una nuova Chiesa, per questo si sono messi a cambiare la messa.
 Volevano una chiesa con nuovi dogmi e nuova morale, allora hanno dovuto ritoccare la messa cattolica, così tanto da renderla uno scheletro di se stessa.
 E a messa scheletrica, corrisponde uno scheletro di Chiesa, fatta di una dogmatica e una morale scheletriche.

domenica 19 luglio 2015

fumo e chiacchiere

 
 
 
 




Vuoi il fumo o l’aria pura?
di don Giorgio Ghio 
 
Io sono come un otre esposto al fumo, ma non dimentico 
i tuoi insegnamenti (Sal 118, 79).

Quando si dice che una cosa è come fumo negli occhi, si intende di solito, semplicemente, qualcosa di fastidioso e irritante. Il fumo può tuttavia avere effetti più gravi: se respirato, può provocare un’intossicazione. Nella società e nella Chiesa attuali il fumo delle chiacchiere ideologiche appesta ormai l’atmosfera da decenni: è naturale che tanti ne siano rimasti intossicati. 
Chi vi resiste, come afferma la divina Parola, è come un otre esposto al fumo: soffre profondamente, ma al tempo stesso lotta per non lasciarsi intossicare o, eventualmente, per disintossicarsi. La stessa Parola di Dio ci prescrive il tipo di terapia necessaria a questo fine: non dimenticare i Suoi insegnamenti, che sono immutabili e, di conseguenza, sempre validi, capaci di resistere a qualsiasi tentativo di “aggiornarli” in ragione delle “mutate condizioni” della società.
Il fumo di certe chiacchiere, in effetti, non è affatto qualcosa di innocuo: è anzi una realtà estremamente nociva che infantilizza le persone impedendone la crescita morale, le castra a livello psichico bloccandone lo sviluppo umano e le sterilizza sul piano della vita soprannaturale, ovvero nella ricerca della santità. Chi ci è nato e vissuto dentro può riportarne perfino dei danni cerebrali: è incapace di ragionare correttamente, libero dagli schemi indeformabili della “formazione” ricevuta. Questi sono d’altronde gli effetti di un indottrinamento forzato di cui non hanno consapevolezza alcuna; un lettore notava sconfortato che, con la maggior parte dei ministri sacri, chi si azzarda ad avanzare qualche perplessità su certi aspetti della chiesa attuale e della “riforma”, è subito investito da un fiume di parole (un «tormentone che sembra imparato a memoria») e poi inesorabilmente ostracizzato…
È proprio così, caro amico: chi sia stato in seminario o in una facoltà teologica conservando un minimo di indipendenza di giudizio conosce bene quel tormentone, quella versione della realtà e della storia che nella Chiesa è stata imposta come l’unica visione legittima e per ciò stesso indiscutibile, neanche fossimo in un regime totalitario. Quando poi, con uno studio più accurato (e soprattutto più libero di spaziare nelle fonti), uno si accorge di essere stato sistematicamente manipolato con una presentazione selettiva – e per di più deformata e tendenziosa – di dati e testi, dopo il primo, istintivo moto di ribellione si rende conto con profonda gratitudine di aver finalmente cominciato a respirare a pieni polmoni un’aria pura … È una delle esperienze più gratificanti per chi ami appassionatamente la verità; è una grazia inestimabile dello Spirito Santo. A questo punto, certo, bisogna rimboccarsi le maniche per ricuperare la virilità soffocata, rimettere in moto il processo di maturazione e riscoprire la vita di grazia; ma il più, grazie a Dio (in senso vero e proprio), è fatto.
Non si creda che ci piaccia la polemica sterile, fine a se stessa: dal nuovo punto di osservazione, semplicemente, la propaganda di partito si riconosce subito e, per quanto possa essere irritante, non fa più la minima presa. Che ci si scomodi, a cinquant’anni esatti di distanza, jour pour jour, per visitare la parrocchia romana dove il Papa dell’epoca celebrò la prima Messa in italiano, ormai ci fa solo sorridere: è un atto di pura propaganda perfettamente omogeneo a tutto il resto. Quello di allora fu un tipico gesto rivoluzionario promosso da individui che, con il Concilio ancora in corso, lo avevano già interpretato nel senso da loro voluto e avevano già iniziato ad applicare – sempre a modo loro – la Costituzione liturgica, non a caso la prima ad essere promulgata. Ciò che rattrista maggiormente è che il sommo Pontefice li abbia docilmente seguiti …
Quello, tuttavia, era soltanto il preludio di una rivoluzione ben peggiore: una Messa – culmine e fonte di tutta la vita cristiana, come ci hanno ripetuto fino alla nausea – non solo tradotta nella lingua parlata, fatto che già da solo la trasforma in non più che pio trattenimento (e, in breve tempo, trattenimento tout court), ma pure rifatta a tavolino come un cadavere sezionato di cui poi si riappiccichino i pezzi a piacimento e imposta all’orbe universo in luogo di quel corpo vivente che era cresciuto e maturato per due millenni. Come se non bastasse, nel passaggio dal testo tipico latino a quello nelle lingue volgari si sono moltiplicate ulteriori manipolazioni e falsificazioni, finanche nel cuore stesso del santo Sacrificio, cioè nella formula di consacrazione: rendere pro multis con per tutti non è una traduzione, sono due espressioni diverse; è un fatto carico di ripercussioni sulla fede del Popolo di Dio, ma gli ideologi della comunità ci hanno inculcato che il loro significato sarebbe identico; si sarebbe trattato anche lì di una semplice interpretazione…
A questo punto la gran parte dei fedeli, ora che potevano finalmente capire le parole della Messa (come se non fossero mai esistiti i messalini bilingui, che i nostri nonni conoscevano a menadito), ha pensato bene di non andarci più: una volta “capito” il gioco, evidentemente, non valeva più la pena di giocarlo. Dal canto loro i giovani ministri, non provando alcuna attrattiva per lo scialbo rito rifilato loro, hanno provato a renderlo più interessante con la propria creatività e inventiva, oppure si sono risolti a limitarsi a “timbrare il cartellino” dei propri doveri d’ufficio per potersi poi dedicare ai loro veri interessi, magari del tutto profani – nel migliore dei casi – o decisamente illeciti e contrari al loro stato – nel peggiore. Chi potrebbe del resto appassionarsi ad un’attività costruita sull’inammissibile ipocrisia del tacito assunto: “Sappiamo tutti perfettamente che non funziona, ma dobbiamo farlo ugualmente”?
Ormai nemmeno quei pochi fedeli che, nonostante tutto, continuano a venire in chiesa sono persuasi da quel che dicono i preti, visto che proprio loro si smentiscono di continuo con i propri stessi comportamenti. Prendiamo per esempio un’affermazione classica del tormentone ideologico post-conciliare: «Il Concilio ha restituito la Bibbia al Popolo di Dio». Poi, per proclamare la Parola sacra nell’assemblea liturgica, ut aiunt, prendono l’ultimo arrivato e lo mandano sul pulpito a leggere un testo che il malcapitato non ha mai visto prima, zeppo di nomi e termini assolutamente sconosciuti: cosa capirà l’assemblea liturgica della divina Scrittura, pur proclamata nella sua lingua nativa, a parte la figuraccia di quel poveretto? O, forse, per restituire la Bibbia al popolo si intende che ognuno se la legga e se la interpreti per conto e a modo suo, come i protestanti? Proprio per evitare che persone impreparate mettessero a rischio la propria e l’altrui fede, si erano saggiamente poste delle limitazioni alla lettura dell’Antico Testamento, all’epoca in cui si aveva a cuore la salvezza eterna di quanti Cristo ha redento con il Suo sangue.
Altro esempio per quelli che sono convinti di andare avanti, ma in realtà sono rimasti indietro e regrediscono sempre di più, dato che l’unico reale progresso, nella Chiesa, consiste nel ritornare alle radici: non si è mai parlato tanto dello Spirito (che un tempo si chiamava Spirito Santo); il fatto è che poi si pecca abitualmente contro di lui impugnando la verità conosciuta o, più semplicemente, ignorandola completamente, specie in ambito morale. Eppure basterebbe aprire un catechismo – meglio quello di san Pio X, piuttosto che quello tedesco od olandese – per conoscere le verità della fede (il che, sia detto per inciso, è ancora necessario alla nostra salvezza). All’epoca della Rete, qualsiasi testo è facilmente reperibile: non cerchiamo scuse, per le chate per il gossip abbiamo sempre tempo… Poi non lamentiamoci, almeno, se ci sentiamo soffocare nell’anima: l’aria pura c’è e sappiamo dove trovarla. Fine del quaresimale.
P.S.: scusate, qualcuno sa dirmi che fine ha fatto il divin Sacrificio? Finanche nelle omelie del sommo, è totalmente assente … Si direbbe che, nella nuova Messa, sia rimasta soltanto la Parola – o piuttosto le parole: perfino lì, ancora fumo!


sabato 18 luglio 2015

l'alba verrà

La moltiplicazione “all'infinito” delle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio in situazione di necessità
 
Dopo la  dovuta consacrazione di mons. Michel Faure - data la situazione creatasi tra l’ambiente tradizionale “ufficiale e storico” e papa Francesco I - mi permetto
1°) di consigliare di rimandare al massimo ulteriori consacrazioni come extrema ratio (per esempio, in caso di guerra mondiale, di persecuzioni fisiche, ecc.);
2°) di smentire coloro che fanno circolare dicerie su nuove consacrazioni imminenti da parte di mons. Williamson.
Purtroppo ci sono alcuni che non esitano a calunniare per squalificare coloro che gli fanno ombra, ma la calunnia è un peccato mortale.
Per 20 anni son vissuto in ambiente sedevacantista (e ne ero un convinto assertore), ma ho toccato con le mie mani che le consacrazioni episcopali moltiplicate “all’infinito” senza mandato pontificio, anche nell’attuale stato di necessità, sono una lama a doppio taglio:
1°) continuano la Tradizione;
2°) ma favoriscono oggettivamente l’anarchia.

Oggi, per di più, ci troviamo in un grave stato di anarchia in tutti i campi, compreso quello ecclesiastico (i fedeli iniziano a fare i “Papi di se stessi” essendo stati delusi dalla Gerarchia e dall’ambiente sacerdotale legato alla Tradizione. Infine il 1° anarchico è, purtroppo, Francesco I).

Inoltre si può ben dire: “cerco l’uomo e non lo trovo!”. Infatti il 1968 lo ha distrutto, “l’uomo è morto”, come pure la famiglia, la società civile e quella ecclesiale, che sembra morta nel suo elemento umano, ma risorgerà quando Dio ha stabilito, non un secondo prima né uno dopo.

Quindi oggi non si può cercare di fondare una grande neo-Congregazione tradizionale e ben strutturata. Si può, però, tentare di offrire ai fedeli, ai seminaristi e ai preti non disposti a scendere a patti con l’ultra-modernismo una modesta scialuppa di salvataggio, come è stato fatto con la consacrazione di mons. Faure e l’apertura di un futuro seminario presso i Domenicani di Avrillé in Francia. Se è opera di Dio vivrà, altrimenti appassirà.

Pertanto continuiamo a fare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato/creduto e fatto (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorium, III, 15): formare cristiani e preti, ma evitiamo il rischio di dar vita ad una miriade di vescovi senza giurisdizione con consacrazioni episcopali che si moltiplicherebbero immancabilmente “all’infinito”. Aspettiamo il momento di Dio, che non può tardare ad intervenire.

L’umanità ha bisogno dell’intervento dell’Onnipotenza divina, il male è talmente universale e profondo che l’uomo non  è in grado di porvi rimedio.

L’Uomo/tradizionale oggi (dopo 50 lunghi e duri anni di battaglie) vorrebbe (ed è comprensibile umanamente parlando) salvare lui la Chiesa
1°) o con un accordo/compromesso in cedimento;
2°) o moltiplicando “all’infinito” le consacrazioni episcopali.
Ma non è questa la strada giusta. Infatti è Dio che si serve degli uomini e non viceversa. “Non bisogna mettere il carro avanti ai buoi”.

Gli Apostoli fuggirono tutti “collegialmente” il Giovedì Santo, ma Gesù e Maria SS. ripararono tutto, ripescando i Dodici che pre-“corsero” la “Collegialità episcopale” di circa 2000 anni.

Che  si sappia “resistere”, dunque, alla tentazione
1°) di poter sistemare noi la Chiesa con un Episcopato “innumerevole”, acefalo e tendenzialmente “anarchico;
2°) scendendo a patti con chi sta perseguitando ferocemente i cattolici (v. padre Manelli e i Francescani dell’Immacolata) per il loro attaccamento alla Tradizione apostolica e non si vede perché dovrebbe risparmiare gli altri. Se qualcuno lo capisce me lo spieghi per favore, io non ci riesco.

Son passati 55 anni dalla morte di Pio XII: la situazione è talmente degenerata (educazione o depravazione sessuale pratica obbligatoria e contro-natura alle scuole elementari in quasi tutta l’Europa) che siamo arrivati “alla frutta”, perciò basta attendere e sperare.

Come la Russia quando fu invasa e travolta da Napoleone aspettò il “generale Inverno”, che immancabilmente arrivò, oggi noi dobbiamo attendere l’intervento di Dio, che non può non arrivare dopo Francesco I e l’Europa delle banche e della depravazione delle anime innocenti, che non possono difendersi.

La Madonna del Buon Consiglio e lo Spirito Santo col suo Dono del Consiglio e di Fortezza ci illuminino e ci rafforzino in questa “ora delle tenebre” in cui è difficile “camminare senza inciampare” e scoraggiarsi (“tristes erant Apostoli de Christi acerbo funere”) privi della Luce di Gesù, che si è oscurata pro tempore come durante la sua crocifissione.

Non saranno gli uomini ad illuminare il mondo, oramai (2015) l’oscurità dell’universo orbe è troppo fonda ed universale e richiede l’Onnipotenza divina per essere rischiarata.

Nos cum prole pia, illuminet et fortificet Virgo Maria!


di Don Curzio Nitoglia

 



Gli scritti di Don Curzio Nitoglia sono reperibili a questi indirizzi:
http://www.doncurzionitoglia.com/
http://doncurzionitoglia.net/
https://doncurzionitoglia.wordpress.com/



 

mercoledì 15 luglio 2015


Parole di S. Atanasio ai cristiani
che soffrivano sotto gli ariani


"Che Dio vi consoli! ... Quello che rattrista ... è il fatto che gli altri hanno occupato le chiese con violenza, mentre in questo periodo voi vi trovate fuori. E' un dato di fatto che hanno la sede, ma voi avete la fede apostolica. Possono occupare le nostre chiese, ma sono al di fuori della vera fede. Voi rimanete al di fuori dei luoghi di culto, ma la fede abita in voi. Vediamo: che cosa è più importante, il luogo o la fede? La vera fede, ovviamente: Chi ha perso e chi ha vinto in questa lotta - quella che mantiene la sede o chi osserva la fede? È vero, gli edifici sono buoni, quando vi è predicata la fede apostolica; essi sono santi, se tutto vi si svolge in modo santo ... Voi siete quelli che sono felici, voi che rimanete dentro la Chiesa per la vostra fede, che mantenete salda nei fondamenti come sono giunti fino a voi dalla tradizione apostolica, e se qualche esecrabile gelosamente cerca di scuoterla in varie occasioni, non ha successo. Essi sono quelli che si sono staccati da essa nella crisi attuale. Nessuno, mai, prevarrà contro la vostra fede, amati fratelli, e noi crediamo che Dio ci farà restituire un giorno le nostre chiese. Quanto i più violenti cercano di occupare i luoghi di culto, tanto più essi si separano dalla Chiesa. Essi sostengono che rappresentano la Chiesa, ma in realtà sono quelli che sono a loro volta espulsi da essa e vanno fuori strada. Anche se i cattolici fedeli alla tradizione sono ridotti a una manciata, sono loro che sono la vera Chiesa di Gesù Cristo. (Coll. Selecta SS. Eccl. Patrum. Caillu e Guillou, vol. 32, pp 411-412). "

martedì 14 luglio 2015

Il modernismo demolisce tutta la religione cattolica e non solo qualche suo dogma


 
Sento; quindi credo

Il sentimentalismo religioso è uno dei pericoli più gravi che minaccia il mondo cattolico e specialmente ecclesiale perché distrugge la Fede rendendola un atto puramente soggettivo e non più un atto soprannaturale di adesione dell’intelletto, mosso dalla volontà con l’aiuto della Grazia, alle verità o Dogmi oggettivi e reali.

Dal punto di vista naturale il sentimentalismo distrugge la ragione e rende l’uomo un animale istintivo ed emozionale e perciò abbassa la retta ragione ad un livello inferiore a quello raggiunto dalla metafisica classica greca, dal diritto e dalla morale naturale romana, riportando la civiltà europea, che ha le sue origini appunto nella metafisica classica, nel diritto romano e nella scolastica, al livello primitivo, selvaggio o tribale. Nel campo religioso si  favoleggia di una pretesa “Chiesa dei poveri”, quando in realtà tra i Discepoli di Gesù ve ne erano anche di ricchi come Giuseppe d’Arimatea, che gli cedette il suo sepolcro nuovo dove Gesù fu sepolto e dal quale risorse, e la Chiesa è stata sempre la Chiesa di tutti, dei ricchi come dei poveri, insegnando ai primi il buon uso della ricchezza e ai secondi ad accettare ed amare la povertà. È per questo che si può parlare di (tentata) tribalizzazione della Chiesa, esattamente come il Sessantotto ha tribalizzato l’uomo contemporaneo rendendolo un selvaggio, un cavernicolo o “una bestia parlante”. Se Cartesio diceva: “Penso; quindi esisto”, oggi si pensa e si dice: “Sento, ho emozioni, esperienze; quindi esisto”, anzi: “quindi credo”.

Infatti l’essenziale è “sentire” soggettivamente qualcosa di vagamente e astrattamente “spirituale”, che non si identifica in nessuna dottrina di nessuna Chiesa o Religione positiva, ma emerge dal subconscio di ogni uomo, il quale sente il bisogno del “miracolistico”, come insegnano Kant (Critica della Ragion pura) e, sulla sua scia, il Modernismo filosofico (v. San Pio X, Enciclica Pascendi, 8 settembre 1907). In tal modo tutte le credenze religiose sono ridotte ad un principio unico: la soggettività della verità e la relatività di tutte le sue forme e quindi anche del dogma.

In questa ottica non vi sono più eresie, eretici, vera Religione e false religioni, Chiesa di Dio e sette, ma solo “fratelli apparentemente separati, ma sostanzialmente uniti” in una “fratellanza universale”

Il modernismo demolisce tutta la religione cattolica e non solo qualche suo dogma, onde S. Pio X lo qualifica non un’eresia, ma “il compendio di tutte le eresie”. Esso infatti sostituisce l’opinione o l’arbitrio soggettivo del singolo all’autorità del magistero ecclesiastico e della gerarchia. Onde dall’agnosticismo teologico si passa all’ateismo o addirittura al nichilismo religioso (vedi “la teologia della morte di Dio”), con la conseguente abolizione di ogni religione positiva e specialmente di quella unica vera che è e rimane la cattolico-romana.

Che cosa rimane?  Il “primato dell’azione” con i suoi appelli volontaristici ultimo stadio del modernismo
 
 

mercoledì 8 luglio 2015

scacciati ma anche portati


San Basilio il Grande, già ai suoi tempi, dichiarò: «un solo peccato è oggi severamente punito: il rispetto attento delle tradizioni dei nostri padri.  Per questo motivo i buoni sono scacciati dal loro posto e portati nel deserto» (Ep. 243)".