martedì 31 dicembre 2019

La Storia non è la loro Rivoluzione


Pubblichiamo l'Editoriale di Gennaio 2020

LA STORIA NON E' 
LA LORO RIVOLUZIONE


LA STORIA NON E' LA LORO RIVOLUZIONE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XIII n° 1 - Gennaio 2020

 Non a caso “Il Capitale” di Karl Marx fu dedicato a Charles Darwin: ogni rivoluzione si presenta come tappa ineludibile di un processo, come inevitabile passaggio, più o meno violento,  verso uno sviluppo storico nell'avvenire, verso, e qui sta il grande inganno, verso un mitico progresso da cui nessuno potrebbe tornare indietro.

 Tutto questo è falso, come è falso Darwin e il darwinismo.
 È l'ideologia della rivoluzione, il più grande inganno della storia: ti fanno credere che i tempi richiedano determinati cambiamenti un po' su tutto, che essere contrari ai cambiamenti equivale ad essere fuori della storia, ad essere contro il progresso. Fanno coincidere la Storia con le loro rivoluzioni.

 Non a caso a Fatima la Madonna parla degli errori che la Russia, se non convertita, diffonderà nel mondo.

 L'errore per eccellenza è quest'illusione diabolica del progresso rivoluzionario che il Comunismo ha cavalcato, ma che è stato poi condiviso da tutti, destra e sinistra.
 È così radicata questa falsità che nessuno osa contrastarla, anche se non la condivide per niente.
 Questa ideologia è entrata a grandi passi dentro il Tempio di Dio, dentro la Chiesa; è entrata e ha distrutto, semplicemente distrutto, non ha costruito nulla. È cosi forte però questa illusione, che nemmeno i dati spaventosi della crisi in casa cattolica fanno ravvedere qualcuno. La Rivoluzione si presenta come intoccabile.

 All'opinione pubblica mondiale si è presentato il Concilio Vaticano II come la rivoluzione rinnovatrice della Chiesa, che finalmente approdava dentro la modernità, dopo averla osteggiata per più di due secoli.

 Anche chi è stato perplesso di una simile presentazione del Concilio, quasi fosse un nuovo inizio della Chiesa, non ha combattuto con coraggio l'inganno rivoluzionario. Si è medicato tutto timidamente, troppo timidamente, cercando disperatamente di sottolineare che il Vaticano II doveva essere letto in continuità con i precedenti concili e con tutto il magistero perenne della Chiesa.

 Nemmeno di fronte al non apparire dei frutti del Concilio, questi benedetti frutti che non si vedono mai!, si ha il coraggio di dire che bisogna tornare indietro. Si prende per inevitabile la Rivoluzione! Si prende per inevitabile questo terribile falso progresso. Si accetta tutta questa spaventosa decadenza come inesorabile: è l'ideologia della Rivoluzione progressiva che vince in tutti gli animi, anche in quelli anti-rivoluzionari.

 È proprio quello che vogliono i fautori di ogni rivoluzione: far coincidere la Storia con la Rivoluzione.

 Questa supina accettazione dello schema rivoluzionario fa cercare, a quelli che sono contro, a quelli che vogliono restare cattolici non rassegnandosi al disastro della Chiesa Romana, fa cercare un “facile” rifugio nel millenarismo: “Sono gli ultimi tempi”, si dice da più parti, “è la grande apostasia”, “non resta più molto...”.
 Così dicendo non si fa più nulla per la Chiesa, non si giudica fino in fondo con intelligenza cattolica la situazione e non si agisce: che tristezza!

 Sembra di rivedere la situazione descritta da San Paolo:
"Chi non vuol lavorare neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace." (2 Ts 3,10-12).

 Applichiamo con coraggio non soltanto alla vita personale, ma anche alla nostra responsabilità nella Chiesa queste parole dell'Apostolo e ravvediamoci per agire secondo il bene.

 La Rivoluzione, anche dentro la Chiesa, non è inesorabile. Le cose possono cambiare, il Cristianesimo può rinascere nelle nostre terre, perché la storia la fa Dio e non la Rivoluzione. Ma occorre uscire da questo mondo di fantasmi che si chiama modernità!

 No, la Rivoluzione non è inesorabile: si può tornare indietro e riprendere la strada giusta, per edificare la Chiesa come Dio comanda.

 No, il Millenarismo non è la soluzione, ma la solita fuga: nessuno sa quando il Signore verrà, nel mentre abbiamo il compito di fare il cristianesimo, di fare la Chiesa, ripartendo dalla Messa giusta, la Messa di sempre, e dalla stabilità della nostra vita attorno all'altare, pieni di obbediente fervore: così il cristianesimo produrrà opere di bene.

 Gli “agitati, gli inquieti “disordinati” della Tradizione sono troppo simili agli inquieti della rivoluzione, distruggono e non costruiscono.

 Lavoriamo dunque in pace per la nostra santificazione, allora molte anime troveranno casa con noi, e la Rivoluzione scomparirà come neve al sole; forse sta già scomparendo.

  Buon anno a tutti.

mercoledì 25 dicembre 2019

Buon Natale!

"Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio;  ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio" (1Gv 4, 2-3)

sabato 30 novembre 2019

"Non riconosceranno Cristo venuto nella carne"


Pubblichiamo l'Editoriale di Dicembre 2019

"NON RICONOSCERANNO
CRISTO VENUTO NELLA CARNE"


"NON RICONOSCERANNO CRISTO VENUTO NELLA CARNE"
 Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 12 - Dicembre 2019

 Cosa resta dell'Incarnazione? C'è proprio da domandarselo in questo tornante tristissimo della storia della Chiesa nel mondo.

 Cosa resta dell'Incarnazione, di Dio che viene nella carne per la salvezza degli uomini?

 Festeggeremo il Natale come tutti gli anni; saremo sommersi dalle stupidità volgari con cui il mondo ateo è riuscito ad avvolgere la festa un tempo cristiana. Il cattivo gusto prevarrà anche quest'anno sempre di più... più sono atei e più illuminano... il mondo post-cristiano sembra un misero e triste luna park. Ma in tutto questo dov'è Gesù Cristo?

 Mischieranno come al solito pseudo-presepi di pupazzi con il peccato mortale, non solo vissuto, ma anche difeso e ostentato come un diritto dell'umano.

 Siamo di fronte al grande sacrilegio... usare Dio per se stessi.

 Che fare allora in questa attanagliante tristezza? Rifugiarti in una chiesa?

 Ahimè! Dov'è finita l'Incarnazione nella Chiesa?
 Il modernismo, che ormai ha un posto vincente, ha stravolto tutto, ha perso Gesù Cristo e lo fa perdere a chi vi si accosta.

 Gesù è diventato un discorso da interpretare. I vangeli sono il luogo degli sragionamenti pieni di dubbi e di riletture mitologiche. Li si legge senza la certezza ragionevole che siano un racconto storico.
 I modernisti parlano-parlano, scrivono-scrivono e perdono Gesù, Dio venuto nella carne.

 I Pastori della Chiesa non sono più in grado di riaffermare la semplicità della vita di Gesù Cristo, in tutta la sua pacificante certezza... non sono più in grado o non ne hanno coraggio, perché ormai, per dato anagrafico, sono figli del modernismo eretico: ci sono nati dentro e ci sono cresciuti e per far carriera lo hanno in qualche modo accettato.

 Certo, ci sarebbe la possibilità di una grazia, riandando all'inizio della loro vocazione, quando sicuramente Gesù era tutto per loro; quando si accostavano a lui con la semplicità dei bambini.
 Ci sarebbe la grazia di ricordare il volto dei loro “vecchi” che semplicemente pregavano in ginocchio con la corona in mano, domandando misericordia a un Gesù reale, fatto uomo, non interpretabile, in carne e ossa e divinità. Oh se ricordassero il volto della loro madre, del loro vecchio parroco, della catechista che ancora li affascinava parlando loro di Betlemme! Oh se ricordassero senza vergognarsi, forse la fede cattolica rinascerebbe nel loro cuore e darebbe forma alla loro intelligenza.

 Ma si vergognano dell'Incarnazione, del Dio che si fa bambino, e preferiscono restare nei salotti dell'ermeneutica, dove si uccide l'anima interpretando e diminuendo i fatti. Preferiscono i discorsi agli avvenimenti, ai fatti che hanno cambiato la storia del mondo.

 Allora, per te che fuggi da un Natale falsificato dagli atei immorali del mondo, non c'è posto nemmeno nella Chiesa, come non ci fu posto nell'albergo di Betlemme.

 “Non c'era posto per loro”... e non c'è posto nemmeno per te.

 Devi cercare una chiesa dove non ci si vergogni, ma ci si glori di Dio venuto nella carne. Dove la fede sia vissuta salvando tutto il vangelo, senza interpretarlo.
 Dove ci sia la intelligente certezza dell'esistenza storica di Gesù Cristo.
 Dove ci sia la certezza che lui è Dio.
 Dove ci sia la fede nella sua grazia potente.
 Dove ci sia la logica conseguenza dell'Incarnazione: Dio resta presente e operante nei sette sacramenti.
 Dove non si giochi con i comandamenti di Dio, ma li si riconosca tutti e dieci, con tutta umiltà.
 Dove si ripetano i gesti della preghiera, come il popolo cristiano ha sempre fatto.

 Il modernismo ha interpretato il vangelo, ha negato la storicità ad un sacco di cose, ne ha salvato uno scheletro che va bene per qualsiasi cosa e persona. Ne è rimasta una vaga religiosità sostanzialmente atea, o pagana, o immorale... e ha formato ahimè una sua chiesa, simile ad un tempio massonico.

 A fianco c'è ancora un piccolo resto che vuole Gesù, che prega e chiede perdono, che sa che sarà Natale se saremo in grazia di Dio, con una buona confessione e comunione; là in quella chiesa c'è ancora un prete che tra le candele accese dell'altare ripete i gesti e le parole della Messa cattolica, la Messa di sempre... di un prete che prima è sceso in confessionale, perché Dio è disceso dal cielo per questo. Là sarà Natale, soltanto là.
 

giovedì 31 ottobre 2019

Se non fanno sbocciare i fiori d'inverno...


Pubblichiamo l'Editoriale di Novembre 2019

SE NON FANNO SBOCCIARE I FIORI D'INVERNO...


SE NON FANNO SBOCCIARE I FIORI D'INVERNO...
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 11 -Novembre 2019

 “Cercate ogni giorno il volto dei santi”, così insegna la Didachè e così dobbiamo fare.

 Occorre aver a che fare con i santi, ogni giorno e veramente, per non cadere nell'inganno del naturalismo.

 Occorre, sui santi, tornare alla coscienza di un tempo. I santi erano onnipresenti nella vita dei cristiani, le parrocchie sono ancora  a loro dedicate, si imponevano i loro nomi al battesimo, il culto dei corpi santi era nel passato cristiano fervorosissimo. Pellegrinaggi, novene e tridui costellavano in continuazione l'anno pubblico e privato delle anime cristiane. Le nostre chiese erano avvolte dalle immagini dei santi e gli altari sormontati dalle loro statue, la pietra sacra degli altari ne custodiva le reliquie. I sacerdoti consigliavano la lettura delle loro vite per ricalcarne le imprese. Il lavoro dei contadini e dei pastori era segnato dalle loro date. Le corporazioni artigiane si mettevano sotto la loro protezione. I soldati affidati a San Michele o ai santi cavalieri.

 Occorre proprio tornare alla coscienza di un tempo, perché la verità del cristianesimo sono i santi, perché l'attualità di Cristo sono i santi, perché la prova dell'efficacia della grazia sono i santi.

 Tutto questo non è un optional destinato ai semplici che non sanno andare direttamente a Dio: la presenza dei santi ti dice che la salvezza operata da Cristo non è qualcosa di retorico, ma reale, e vedi l'azione della grazia di Cristo in quegli uomini e donne trasformate realissimamente in Gesù Cristo: e questi sono proprio i santi.

 Il Protestantesimo ha negato i santi e ne aborre il culto, questo lo sanno tutti. Per i protestanti i santi sono insopportabili perché, secondo loro, la grazia non trasforma realmente la persona, ma la copre solo di Cristo. Per lo stesso motivo non credono al Purgatorio, non vedendo la necessità di un tempo di purificazione, visto che la salvezza non è per loro una vera trasformazione in Gesù Cristo; e se non è necessario essere trasformati realmente, perché Dio dovrebbe dare ancora del tempo, per fare che?

 Invece l'azione della grazia di Dio è in noi una vera operazione, produce nell'uomo che la asseconda un reale cambiamento, che trasforma in Cristo. E l'azione della grazia, dal santo si riverbera sugli altri: sono i “magnalia Dei”, i prodigi, i miracoli fisici e spirituali che manifestano la presenza di Dio. Guardando i Santi e le loro opere sei strappato dal naturalismo e torni a credere alla vita soprannaturale. E la vita soprannaturale è “normale” per il cristiano vero.

 Ma c'è un problema in sé più grave del protestantesimo puro: si tratta della protestantizzazione del cattolicesimo, cioè di quel cattolicesimo che pretendendo di restare cattolico, trae dal protestantesimo tutti i criteri di fondo. Un cattolicesimo così, apparentemente conserva tutti i dogmi, o meglio non li nega pur non sottolineandoli tutti, ma li reinterpreta secondo quei criteri che nei protestanti portarono alla negazione delle verità di fede rivelate. Un cattolicesimo così trasformato è modernismo.

 Il modernismo è il più maturo frutto della protestantizzazione: gli scrittori modernisti trattando di storia cristiana, hanno parlato dei santi, ma, come per i vangeli, hanno tolto dalla loro vita ogni valore storico a miracoli, visioni e fatti straordinari: in una parola hanno di fatto negato il soprannaturale; siamo nel più puro naturalismo. Tutto diventa morale e culturale, della grazia che compie miracoli nei santi nemmeno più traccia.

 Eppure si parla ancora dei santi in casa cattolica, anzi mai si sono sfornati tanti santi come in questi tempi... alcuni di essi si potrebbe dire proclamati ancora “a corpo caldo”!
 E cosa sono diventati i nuovi santi? I leader delle svolte della Chiesa, quasi a dimostrare che le scelte fatte in questi anni non sono sbagliate. Sono delle canonizzazioni tutto sommato ideologiche.

 Un tempo i santi corrispondevano sempre ad uno stesso schema: folgorati dalla grazia, erano dei convertiti che si davano ad una vita di preghiera e di penitenza, rinnegando il mondo e abbracciando la sequela di Cristo. Così vivendo operavano miracoli, come il Signore aveva già detto: “Farete cose più grandi di me”. Per questo il popolo si accorgeva di loro e si formava un seguito, il più delle volte costituito da un nuovo ordine religioso o congregazione, o dalla severa riforma di uno già esistente.

 Cambiavano i secoli della cristianità, ma la "fuga mundi", la preghiera e la penitenza non mancavano mai, semplicemente perché il cristianesimo di Cristo non cambia mai.

 Oggi no, il modernismo ha voluto un cristianesimo che si evolve seguendo il desiderio espresso dalla coscienza collettiva dei fedeli, da quello che i tempi richiedono. Non si crede più alla Rivelazione consegnata da Dio in Cristo agli uomini, Rivelazione conclusa con San Giovanni. Per i modernisti la rivelazione nasce dal profondo delle persone, dal bisogno religioso.

 Così la Chiesa si è affrettata a modificare se stessa e la vita cristiana per seguire i tempi, cioè la rivelazione emergente dal bisogno religioso degli uomini. Ora per motivare cambiamenti sconvolgenti che turbano la coscienza dei semplici fedeli, fabbrica dei santi che non parlano del Cielo, che non esprimono la potenza miracolosa della grazia, ma dei santi che sono stati leader delle modifiche post-conciliari: servono a giustificare una nuova cattolicità che vuole essere a tutti costi moderna.

 Ma chi prega questi santi, chi chiede a loro le grazie, chi può imitarli nell'esercizio delle virtù cristiane? Sono santi destinati ad essere dimenticati, perché non servono alle anime, bensì alle curie per chiedere le nuove obbedienze.

 Tutto ciò è triste, ma poco male se fosse solo questo. Il grave di questa operazione è che rende scettici tutti sulla santità, rende tutti più tristemente naturalisti.

 Invece i santi ci sono ancora, ne è pieno il Cielo e spargono ancora miracoli sulla terra. E i santi, quelli veri, fanno altri santi.

 Il popolo di Dio, quello saggio di un tempo, non si faceva abbindolare: un giorno sentimmo dire da un'anziana, di fronte alle nuove  canonizzazioni: "Se non fanno spuntare i fiori d'inverno, non sono santi”.

 Se non fanno spuntare i fiori d'inverno... se nella loro vita non si manifesta il soprannaturale, non sono santi, anche se servono all'organizzazione ecclesiastica del momento.

 Ma noi vogliamo essere figli del cattolicesimo di sempre, che crede nella vita soprannaturale, che crede al miracolo e che prega i santi, quelli di sempre, i santi della cristianità.

lunedì 30 settembre 2019

Se Roma decide di non essere più Roma - Editoriale di "Radicati nella fede", Ottobre 2019


Pubblichiamo l'Editoriale di Ottobre 2019

SE ROMA DECIDE DI NON ESSERE PIU' ROMA


SE ROMA DECIDE DI NON ESSERE PIU' ROMA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 10 - Ottobre 2019

 Roma non può decidere di non essere più Roma e se lo facesse, Roma continuerebbe a sussistere, perché è voluta da Dio e non dagli uomini.

 Uno degli effetti più devastanti della distruzione della messa cattolica, sostituita da una nuova composizione chiamata Novus Ordo, appunto novus, cioè nuovo rito, è proprio la perdita della romanità.

 La messa cattolica della tradizione è la Messa romana, il messale è appunto il Missale Romanum, cioè la Messa di Roma. Tutto in essa richiama la romanità, a partire dalla lingua liturgica, il latino.

 Per questo l'hanno abbandonata, per questo hanno imposto violentemente come sostituzione una messa nuova, confezionata per fondare una Chiesa universale non romana, una chiesa ecumenica. L'ecumenismo protestantico, d'altronde, non sopportava e non sopporta la romanità. Non si era mai visto un simile autoritarismo nella Chiesa; nessuno avrebbe mai osato sostituire la Messa dei secoli cristiani con una nuova composizione fatta a tavolino dai cosiddetti esperti. Nessun Papa di Roma avrebbe mai osato fare questo, una cosa così non fu mai vista. Paolo VI ebbe, alla fine, solo la prudenza di non promulgare lui il nuovo messale, ma di farlo fare alla Congregazione dei riti: fu scrupolo del pontefice? Fu disposizione della Provvidenza? Lo sapremo in Paradiso.
 Sta di fatto che la nuova messa fu imposta con terrorismo curiale, facendo morire di crepacuore tanti preti e vescovi: emblematica, tra tutte, l'opposizione dei 6000 preti spagnoli o il dolore mortale dell'allora arcivescovo di Madrid.

 Lo scempio causato è sotto gli occhi di tutti, il disastro nella Chiesa registrabile da ogni uomo onesto.

 In questo disastro fu colpita a morte la romanità. La messa di oggi non è più la Messa di Roma, anche se sulla copertina del Messale c'è ancora stampato “Messale Romano”. L'odio per il latino è una delle manifestazioni più evidenti dell'anti-romanità. La scusa è quella della comprensione dei fedeli; in verità l'uso delle lingue nazionali è stato voluto per rendere la Chiesa cattolica meno romana. Ma se non è romana non è nemmeno cattolica. La Chiesa non sarà mai cattolica, cioè universale, perché internazionale. È il marxismo, il comunismo ad essere internazionale; no, la Chiesa sarà universale, cattolica, perché romana. Proprio in questo si manifesta la terribile crisi che viviamo. Esattamente come il Papa: non sarà Papa, se non perché romano, cioè vescovo di Roma. Il Papa non potrà mai essere il funzionario supremo di una ONU religiosa, sarà il pastore universale solo perché romano.

 È così nel disegno di Dio, che ha preparato la grandezza della Roma antica, affinché divenisse la culla della cattolicità, cioè del vero cristianesimo, quello compiuto.

 E' opportuno riportare qui le solenni affermazioni del grande Pontefice S. Leone Magno, eletto Papa nel 440, il quale in un solenne sermone per la festa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, così proclamava l'alto destino di Roma: «Affinché l'ineffabile grazia della Redenzione si diffondesse per tutto il mondo, la Provvidenza divina preparò l'impero romano, che di tutti i popoli formò una sola grande famiglia ravvicinata ed unita... affinché la predicazione dell'umano riscatto rapidamente si diffondesse in mezzo ai popoli governati da una sola città». E più sotto aggiunge: «Il Beatissimo Pietro principe del Collegio Apostolico fu destinato all'arce del Romano Impero, affinché la luce rivelata per la salvezza di tutte le genti, dal centro stesso più efficacemente si diffondesse per tutto il corpo». Ed in un impeto oratorio il grande Pontefice si rivolge a Roma e le dice: «O Roma, gli Apostoli Pietro e Paolo, questi sono gli eroi che ti innalzarono alla gloria di città santa, di popolo eletto, di città sacerdotale e regale, per modo che divenuta in virtù della sacra sede del B. Pietro, veramente capo del mondo, estendi il tuo impero con la religione divina più che non l'estendesti con la dominazione umana. Sebbene infatti, resa potente dalle molte vittorie, affermassi per terra e per mare il diritto all'impero; tuttavia, quello che le tue belliche imprese ti assoggettarono, è meno di quello che ti sottomise la pace cristiana».

 Ebbene, tutto questo era espresso nella Messa latina, nella Messa di Roma; ebbene tutto questo non c'è più per la maggioranza dei cristiani, che non essendo più romani, perché orfani della messa di Roma, non possono più essere compiutamente cattolici.

 E questo, spaventoso, è avvenuto perché Roma ha deciso di non essere più Romana.

 Ma Roma sussiste, nonostante Roma, perché fa parte del disegno di Dio. Non dipende dagli uomini, anche ecclesiastici.

 Roma sussiste, e noi in attesa di un'alba nuova per la fede, custodiamo il Missale Romanum.

sabato 31 agosto 2019

Nel tempo della Chiesa occupata - Editoriale di "Radicati nella fede", Settembre 2019


Pubblichiamo l'Editoriale di Settembre 2019

NEL TEMPO DELLA CHIESA OCCUPATA


 NEL TEMPO DELLA CHIESA OCCUPATA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 9 - Settembre 2019

  I nove anni della novena si compiono, di quella novena che ci ha portato ai piedi della Beata Vergine Maria, Regina del Monte di Oropa. L'anno prossimo sarà l'anno della quinta incoronazione, tempo certo di numerose grazie.

  Cosa ci ha spinti ad un simile gesto, cosa ci ha provocati ad una fedeltà di nove anni?

  Certamente la consapevolezza che non ci può essere vero Cristianesimo se non ai piedi di Maria Santissima.

  Il Verbo di Dio, il Verbo eterno, si è fatto uomo, è venuto nel mondo per compiere la nostra redenzione, per mezzo di Maria Santissima; allo stesso modo la presenza di Cristo in noi non accadrà in altro modo, se non per mezzo della Beata Vergine Maria.

  Certo, i santuari mariani sono tanti, perché allora la scelta di Oropa?
  Perché è il santuario dei tempi difficili.

  Quando Sant'Eusebio vi portò la statua della Vergine Bruna, la Chiesa conosceva una delle sue crisi più terribili: l'Arianesimo, l'antica eresia, aveva invaso tutto... sembrava aver vinto. Negava la divinità di Cristo, la consustanzialità di Cristo con il Padre, ma lo faceva in modo così subdolo e devoto da ingannare la maggior parte dei cristiani.
  Tutto sembrava perduto... se la Chiesa non avesse reagito il Cristianesimo sarebbe finito in una religione naturale, pensata dall'uomo, che del Cristianesimo avrebbe solo conservato la facciata esterna.
  Tutto sembrava perduto... i difensori della vera fede accusati di eresia e cacciati in esilio: Atanasio, Eusebio e tanti altri.

  A Milano, ad esempio, le chiese erano tutte in mano agli ariani e così in gran parte del mondo cattolico.

  Sant'Atanasio, e come è commovente riudirlo, arrivò a dire ai cristiani fedeli: “Loro (gli ariani) hanno le chiese, noi abbiamo la fede”.

  Proprio nel tempo della “Chiesa occupata”, Eusebio portò sui monti di Oropa la statua della Madonna per nasconderla dall'iconoclastia degli ariani, perché chi non riconosce fino in fondo la divinità di Cristo ha in odio il culto vero a Maria Madre di Dio.

  Oropa è davvero il luogo dei tempi difficili... dei tempi in cui bisogna nascondere la Madonna sotto un masso, per attendere tempi migliori, quando Dio li darà.

  Così a noi, non sembri irriverente il paragone, è stato chiesto in questi anni di stare in disparte per custodire la vita cattolica, semplicemente cattolica, senza aggiungerle e detrarle nulla: voglia il Cielo che lo abbiamo fatto!
  In disparte per non perdere la fede e la vita che da essa scaturisce, perché chi si espone troppo rischia di essere avvelenato dal clima pestifero della Chiesa occupata.
  Ma Oropa è anche il luogo della stabilitas – della stabilità.

  Quando la grazia di Dio concesse la vittoria alla fede cattolica, riproclamata con chiarezza a Nicea, e la sconfitta alla menzogna ariana, gli uomini tentarono di portare a luogo secondo loro più degno la santa immagine della Regina del Cielo. La storia di Oropa ci tramanda che la Madonna, portata solennemente verso Biella, diventò pesantissima e il carro su cui era collocata inamovibile: gli uomini compresero che la Vergine voleva restare lassù, stabile, tra le montagne dove era stata per secoli custodita e difesa.

  Non vi è forse qui, per noi, un grande richiamo alla stabilità?
  Non vi può essere difesa della fede, della vita cattolica, se non nella stabilità. Là dove il Signore ci conduce, là dove si manifesta la possibilità di vivere un Cristianesimo autentico, là devi restare.

  C'è il tempo del migrare, del nascondersi, del cercare il luogo di messa cattolica salvata; ma dopo deve venire il tempo della stabilitas: occorre, se si vuol fare vita veramente cristiana, se si vuole la propria ed altrui santificazione, occorre stare fermi al luogo dato.
  E il luogo dato non è solo geografico, è di più, è luogo morale.

  Dove c'è la Messa di sempre salvata, c'è un prete che l'ha salvata – senza di lui non ci sarebbe questa grazia. A quel prete occorre fare riferimento, sì, obbedienza; e iniziare a costruire attorno a quell'altare un mondo cattolico, con le sue opere di educazione e carità.
  Ma per far questo occorre la stabilitas loci.

  Lo sanno bene i nemici della Tradizione, che concedono le conventicole occasionali ai nostalgici, ma mai una stabilità di lavoro.

  Ma i nemici della Tradizione sono tanto aiutati dai tradizionalisti borghesi, quelli che non vogliono legami duraturi per restare liberi. Perennemente annoiati, cercano sempre altrove un luogo più Tradizionale, e così non costruiscono niente... ma loro si accontentano di essere contro.

  Grande inganno, terribile inganno. Quando persone così giungono nelle nostre chiese, dividono e distruggono, che Dio ce ne scampi!

  Oropa: luogo della difesa della fede nei tempi della Chiesa occupata; luogo della stabilitas perché la Chiesa sia edificata.

  Per queste due ragioni, che sono in fondo una, saliamo ancora ad Oropa, perché ai piedi della Madre di Dio si compia la novena; e Dio porti a compimento il nostro voto.

martedì 27 agosto 2019

9° Pellegrinaggio della Tradizione alla Madonna di Oropa (Biella) - Sabato 12 Ottobre 2019


Riceviamo e pubblichiamo

SABATO 12 OTTOBRE 2019

NONO PELLEGRINAGGIO 
DELLA TRADIZIONE 
ALLA MADONNA DI OROPA

A conclusione della Novena in preparazione
alla V Incoronazione della Vergine Bruna del 2020





La Basilica Nuova di Oropa 
è ancora inagibile per lavori urgenti;
per questo la Santa Messa solenne sarà celebrata 
anche quest'anno
nella grande Basilica di San Sebastiano in Biella, 
antica chiesa della città.

Al termine della S. Messa 
ci muoveremo pellegrini verso Oropa dove nel pomeriggio reciteremo il Rosario nella Basilica antica 
di fronte all'Immagine miracolosa della Vergine Bruna.

ore 10.30
SANTA MESSA SOLENNE
Basilica di S. Sebastiano
BIELLA

ore 15.30
SANTO ROSARIO
di fronte all'Immagine miracolosa
Basilica Antica
OROPA

Per chi non desiderasse consumare il pranzo al sacco: Ristorante a € 18.
Per il pranzo è’necessario prenotarsi entro il 6 ottobre telefonando a:
349/2848054 oppure 348/2463990

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Per la comodità dei fedeli pubblichiamo la mappa con le indicazioni per raggiungere la Basilica di San Sebastiano a Biella e per trasferirsi da Biella a Oropa.

venerdì 23 agosto 2019

fine della chiesa? Dio non lo permetterà

Il “suicidio assistito” della Chiesa e della società

di Roberto de Mattei



Tutta l’attenzione in questi giorni, in Italia, è concentrata sulla crisi politica. Ma esiste un’altra crisi, più grave e più vasta, che costituisce il profondo retroterra della crisi politica: è la crisi religiosa e morale dell’Occidente. La crisi politica è visibile, entra attraverso i media nelle nostre case e anche un occhio o un orecchio distratto la percepisce. La crisi religiosa e morale può essere percepita solo da chi abbia una sviluppata sensibilità spirituale. Chi è immerso nel materialismo della vita contemporanea ha una affinata capacità di cogliere il piacere dei sensi, ma è spiritualmente ottenebrato, se non del tutto cieco. La crisi religiosa e morale è una crisi che avviene quando l’uomo perde di vista il suo fine ultimo e i criteri che devono guidare le sue azioni. La società si immerge nell’agnosticismo, si dissolve e muore.
In Italia, ad esempio, la crisi di governo ci fa dimenticare un importante appuntamento. Per il 24 settembre è prevista un’udienza della Corte costituzionale per giudicare la legittimità dell’articolo 580 del Codice penale che punisce il reato di istigazione o aiuto al suicidio. Il supremo organo giuridico dello Stato italiano ha invitato il Parlamento a promulgare una nuova legge entro questa data, altrimenti sarà la Corte stessa a definire la strada. Ma la Corte ha già affermato che in alcuni casi il suicidio può essere ammesso (e dunque “assistito” sul piano medico e amministrativo) perché, «il divieto assoluto di aiuto al suicidio finisce, per limitare la libertà di autodeterminazione del malato nella scelta delle terapie, comprese quelle finalizzate a liberarlo dalle sofferenze» (Ordinanza n. 207 del 16 novembre 2018). L’autodeterminazione dell’individuo è la regola suprema di una società che ignora l’esistenza di una legge morale iscritta nel cuore di ogni uomo, a cui gli uomini e le società devono uniformarsi se vogliono evitare l’autodistruzione.
La crisi politica in atto sembra escludere la possibilità che il Parlamento possa affrontare entro settembre il tema del suicidio ed è quindi probabile che la Corte costituzionale infligga una nuova grave ferita al diritto alla vita, sulla strada di una completa liberalizzazione dell’eutanasia. Dopo il testamento biologico, un nuovo passo avanti sarà fatto sulla strada della cultura della morte che caratterizza la società contemporanea.
Il suicidio assistito è l’aiuto medico, psicologico e burocratico fornito a chi ha deciso di darsi la morte. Esso rappresenta un delitto morale al pari dell’eutanasia. La legge naturale e divina proibisce il suicidio perché l’uomo non è padrone della sua vita, come non lo è di quella degli altri. Il suicidio è un supremo atto di ribellione a Dio perché, come insegna la filosofia tradizionale, non ci può essere atto di dominio maggiore di voler distruggere qualcosa che non ci appartiene (Victor Cathrein S. J., Philosophia moralis, Roma, Herder 1959, p. 344). Nel suicidio sembra realizzarsi il destino dell’uomo moderno, incapace di elevarsi oltre l’orizzonte mondano della propria esistenza, prigioniero della propria immanenza. L’uomo si autodistrugge quando rifiuta il peso dell’essere che ciascuno è chiamato a sopportare esistendo.
Il suicidio può essere compiuto non solo dagli uomini, ma anche dalle nazioni, dalle civiltà e perfino dalla Chiesa, considerata nell’umanità degli uomini che la compongono. La Chiesa vive, da oltre cinquant’anni, un processo suicidario che Paolo VI definì di «autodemolizione» (Discorso al Seminario Lombardo in Roma del 7 dicembre 1968). Questa autodemolizione oggi potrebbe essere definita un vero e proprio “suicidio assistito” della Chiesa. Assistito perché indotto e favorito da quei poteri forti che hanno sempre combattuto la Chiesa.
Il Documento preparatorio del Sinodo dei Vescovi sull’Amazzonia, con il culto della Natura che si sostituisce a quello della Santissima Trinità, l’abolizione del celibato ecclesiastico e la negazione del carattere sacramentale e gerarchico del Corpo Mistico di Cristo, è l’ultimo esempio di questo suicidio assistito provocato dai vertici della Chiesa e incoraggiato dai suoi nemici. L’Instrumentum laboris sull’Amazzonia, ha detto il cardinale Walter Brandmüller, «carica il sinodo dei vescovi e in definitiva il Papa di una grave violazione del “depositum fidei”, che significa come conseguenza l’autodistruzione della Chiesa». I cattolici minimalisti propongono come alternativa al suicidio assistito la sedazione profonda attraverso cui si arriva alla morte del malato in via indiretta, ma altrettanto inesorabile. Noi non apparteniamo a questa schiera. Non siamo in grado, da soli, di salvare il malato, perché c’è un solo medico che può farlo, in qualsiasi momento: Colui che ha fondato la Chiesa, la dirige ed ha promesso che Essa non perirà. Questo medico delle anime e dei corpi è Gesù Cristo (Matteo 8, 5-11). La Chiesa e la società gli appartengono e nessuna rinascita è possibile al di fuori del ritorno alla Sua legge. 

mercoledì 31 luglio 2019

Vorremmo poter obbedire - Editoriale di "Radicati nella fede", Agosto 2019.


Pubblichiamo l'Editoriale di Agosto 2019

VORREMMO POTER OBBEDIRE


VORREMMO POTER OBBEDIRE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 8 - Agosto 2019

  Vorremmo semplicemente poter obbedire.
  Vorremmo poter consegnare le nostre persone dentro la grande obbedienza della Chiesa, così come la vuole Gesù Cristo Signore Nostro, cioè come vuole la Chiesa e l'obbedienza Gesù Cristo.

  Se c'è una cosa non cattolica è l'individualismo, il fare da sé, l'essere Papi di se stessi: oggi questo è il gran male. Non c'è verità possibile, perseveranza nel bene possibile dentro un atteggiamento individualista. Non c'è nemmeno ortodossia possibile per chi non segue, per chi non obbedisce.

  Non è Tradizione quella di chi, per gusto personale, continua a cercare da solo una via più pura e rigorosa per arrivare a Dio.

  Prima o poi devi consegnarti dentro una grande obbedienza nella quale l'amore per Cristo diventa perseverante e capace di sacrificio vero.

  Solo che in questi anni l'autorità nella Chiesa ci ha chiesto di seguirla per annullare l'autorità stessa, e noi per salvare la sua autorità non possiamo obbedirle.

  Si tratta del grande dilemma: obbedire alle legittime autorità e distruggere così l'Autorità della Chiesa, oppure disobbedire per salvare l'Autorità della Chiesa e delle autorità stesse?

  La vita della Chiesa è posta tutta sotto l'obbedienza. Obbedienza a Cristo che deve però concretarsi nel seguire chi è posto a capo per guidare la vita del popolo e del singolo fedele: Papa, Vescovo, Parroco... abate e superiori per i religiosi; il padre per la famiglia.

  Non ci può essere vera accoglienza della verità della Rivelazione per chi si ponga fuori dalla legittima obbedienza: non c'è vera dottrina senza l'obbedienza, perché la verità la ricevi.
  Non ci può essere nemmeno ricezione della grazia santificante per chi vive un'anarchia spirituale: i Sacramenti richiedono sempre un'obbedienza, che parte dal giudizio del ministro... pensiamo alla Confessione che è proprio un porsi sotto il giudizio del ministro di Dio che accoglie il pentimento del fedele; così per tutti i Sacramenti che non sono mai un diritto, ma un dono da accogliere secondo delle condizioni... tutta un'obbedienza insomma.

  Oggi però siamo difronte ad una situazione mai vista nella storia della Chiesa: ti è chiesto di obbedire ad un'autorità che ti chiede di “riprogrammare” il tuo cristianesimo. Ti dicono che la Chiesa si auto-comprende in modo diverso rispetto alla sua storia bimillenaria. È una nuova chiesa che non vuole essere più esclusiva: la religione cristiana non è l'unica religione vera, ti dicono; basta con “fuori della Chiesa non c'è salvezza”; ti raccomandano di non parlare più di assoluta necessità del Battesimo per la salvezza. Ti chiedono insomma di seguirli per fare finalmente una chiesa “diminuita”, accogliente tutte le libertà umane che diventano diritti assoluti.

  Si tratta del puro non-senso: seguire, obbedire ad una autorità che dichiara la propria esistenza inutile. Sì, perché se il Battesimo non è necessario alla salvezza, se fuori della Chiesa ci si può salvare, se i Sacramenti diventano un diritto e i ministri dei semplici distributori di benedizioni a richiesta, se tutto è trasformato così cosa serve un'autorità? Se la nuova chiesa si auto-comprende totalmente libera e laicizzata, che senso ha un Vescovo o un Papa?

  Per questo non possiamo seguire chi ci chiede di diminuire la Chiesa. Come un figlio che, col dolore del cuore, non può seguire un padre che gli chiede di distruggere la famiglia, perché il diminuirla è già distruggerla. Quel figlio avrà il dovere di amare e onorare il padre, perché e padre, ma non potrà seguirlo nell'errore; avrà il dovere di custodire la sua casa, nell'attesa che il padre capisca.
  Posizione non facile, perché occorre non usarla mai per diventare degli autodidatti nella fede. Occorre amare la Chiesa e l'autorità ancora di più. Occorre obbedire in tutto ciò che è possibile, fermo restando la difesa del cuore della vita cristiana.

  Un giorno l'autorità ringrazierà di questa fedeltà, come il padre che ravveduto, ritrova la casa perché il figlio non l'ha abbandonata.

  Occorre non obbedire alle scelte scriteriate per salvare la casa di Dio.
  Occorre non obbedire per salvare l'autorità, che nella chiesa diminuita si sta auto-distruggendo.
  Occorre non obbedire al nuovo corso, per salvare la virtù dell'obbedienza.

  Ma per far questo in modo cattolico, occorre che il nostro amore alla Tradizione sia un reale seguire in tutto: seguire tutta la Tradizione, perché ci fu consegnata dall’Autorità come Depositum fidei, seguendo chi il Signore ci dà come guida sicura per il tempo della tempesta.

  Occorre sempre l'obbedienza del seguire, che è sempre possibile, anche nei tempi bui.
  Si resiste all'errore con amore all'autorità che è posta a garanzia della verità, quella di Dio. Ma alla verità si obbedisce sempre.

  Così facendo ci sembra di amare meglio, di più, fino in fondo come Dio ha fatto le cose.

  Un giorno, quando Dio vorrà, ne siamo sicuri, l'Autorità ringrazierà.

lunedì 1 luglio 2019

Per un po' non riunitevi più - Editoriale di "Radicati nella fede", Luglio 2019.


Pubblichiamo l'Editoriale di Luglio 2019

PER UN PO' NON RIUNITEVI PIU'




PER UN PO' NON RIUNITEVI PIU'
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 7 - Luglio 2019


 La crisi è lunga, lunghissima, sembra non aver fine. 

 Ogni giorno è un bollettino di guerra: chiese chiuse, diocesi accorpate, istituti religiosi commissariati o estinti, cardinali contro cardinali, monsignori che rilasciano interviste accusatorie al Papa e al Vaticano, denunce processi incarcerazioni di ecclesiastici, riduzioni allo stato laicale.

 E poi, cosa peggiore in questi bollettini di guerra, le novità bisbigliate, smentite e riconfermate: abolizione del celibato sacerdotale per l'Amazzonia, diaconato femminile, donne cardinali, laici per para-messe, comunione ai divorziati e ai concubini... e l'elenco potrebbe continuare, ma ci si stanca la mano, e il cuore soprattutto, a scriverne.

 È il bollettino di guerra, di una guerra precisa per l'eliminazione della Chiesa cattolica stessa.

 E cosa fanno quelli che hanno causato questa guerra senza fine? Si propongono come i guaritori, proprio loro che continuano ad assestare colpi mortali alla vita cattolica. L'inganno è proprio qui, tutto qui: non cambia niente. Si sono riuniti, hanno riformato la Chiesa, questa sta morendo, e loro si riuniscono ancora per incolpare, dei disastri causati, la cattiveria dei singoli uomini. È una furbizia demoniaca! Troppo facile incolpare i peccatori, ecclesiastici o laici che siano, troppo facile! Quale novità se gli uomini sbagliano, se tradiscono Cristo, se sono incostanti e vigliacchi, quale novità? Ma la Chiesa non c'è forse, voluta così da Dio, proprio per la conversione dei peccatori, per la loro guarigione?

 Invece di accusare moralisticamente i singoli peccatori, occorre domandare perdono dentro un dolore immenso per la cura sbagliata di questi anni.

 Si sono riuniti i Pastori, come fossero dei medici ad un congresso loro, e hanno propinato medicine che hanno intossicato tutto il corpo della Chiesa che ora illanguidisce. E l'errore è partito dall'aver negato la malattia. Hanno sottovalutato, se non taciuto, la potenza del male e del peccato. Di fatto si è negato il Peccato Originale e la concupiscenza che lascia nelle anime. Come hanno fatto le legislazioni civili di fronte ai mali della società: gli uomini tradiscono, allora concediamo il divorzio; la droga si diffonde, allora legalizziamola; c'è l'aborto clandestino, allora facciamo di questo crimine orrendo un diritto. Di fronte al male lo si nega per sanarlo.

 Così i Pastori riuniti han fatto con la modernità laicista, marxista-liberale o esistenzialista che fosse: per risolvere il problema hanno dichiarato che questa laicità non era contro la fede; hanno pensato che bastasse dire così per inaugurare una nuova era di rapporto con il mondo... e così il male è stato lasciato libero di invadere le anime dei fedeli.

 Sono loro ad aver sbagliato, ad aver provocato l'epidemia di infedeltà dilagante, ad aver propagato il male; e continuano a proporsi come i medici della Chiesa malata, ed obbligano la loro nefasta cura.

 E noi dovremmo accettare la cura che ci ha ammalato e poi, magari, ringraziare i medici che ci hanno sotterrato, come si fa spesso oggi nei manifesti funebri.

 È l'inganno più diabolico che si possa immaginare.

 Per favore, Pastori della Chiesa, per un po' non riunitevi più.

 Non riunitevi più fino al giorno in cui si riconoscerà che la cura era sbagliata, negando l'oggettività del male e confinandolo al solo individuo quando non si poteva negarlo.

 E chi non ce la fa a riconoscere il fallimento di questa cura, abbia il coraggio di lasciare il posto ad altri Pastori che la medicina, quella della grazia di Cristo nella sana dottrina, la conoscono.

 Chi non ce la fa a riconoscere il fallimento di questa cura abbia il coraggio di ritirarsi, di andare a pregare per sè e per quelli che sono stati intossicati; vada a far penitenza per i morti nella fede di questi anni, che non si possono più disintossicare, e così sarà ancora Pastore.

 E per favore, non mandi a suo sostituto un timido conservatore, che pensa di risolvere tutto con un po' di maquillage ecclesiastico: un po' di incenso in più, qualche Kyrie cantato, qualche genuflessione e qualche talare in più. Troppo poco! Troppo niente!

 Occorre avere medici, Pastori, coscienti che l'avvelenamento si è propagato mutando la Messa di sempre, cambiamento che ha portato con sé l'amnistia per tutte le colpe moderne. Sì, la Messa di sempre con la dottrina di sempre, e smettiamola di dire che questa frase è semplicistica: la Messa immutata dai tempi apostolici è stata stravolta e il nuovo rito ha liberato tutti i germi dell'eresia e dell'immoralità. La nuova messa, i nuovi riti dei sacramenti, la nuova maniera di pregare ha privato il corpo della Chiesa e i corpi dei fedeli degli anticorpi di difesa, così il male, sempre latente nell'organismo, è dilagato libero ed è diventato metastasi.

 Vi supplichiamo, per un po' non riunitevi più e lasciate fare l'esperienza della tradizione integrale. Ridate alle parrocchie la Messa cattolica, quella vera. Ordinate uomini che vogliono essere sacerdoti come lo sono stati gli Apostoli, i Padri della Chiesa e i preti di duemila anni. E tra questi scegliete  Vescovi che rifiutano ogni novità, perché la Chiesa di Cristo possa salvare ancora.