venerdì 24 marzo 2017

‘nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica. Nell’eternità il Cielo!’.

 

NUOVO TESTO APOCRIFO SU FATIMA. MA INTANTO QUELLI AUTENTICI SONO SCONVOLGENTI E SONO IGNORATI

di Antonio Socci

da “Libero”, 22 marzo 2017
 
E’ appena uscito, in Spagna, un libro dello scrittore cattolico José Maria Zavala che sta già facendo rumore anche da noi. E’ intitolato “El secreto mejor guardado de Fatima”, il Segreto meglio custodito di Fatima, perché indaga sulla possibilità che il famoso “Terzo segreto di Fatima” non sia stato tutto rivelato nel 2000, quando il Vaticano lo pubblicò.
Per la verità l’autore propone addirittura lo scoop (presunto) del testo autografo di suor Lucia che sarebbe stato nascosto da anni.
Premetto subito, però, che a me, per molti motivi, non sembra un testo autentico della veggente di Fatima.Per questo, pur avendo ricevuto il Pdf del libro dall’autore, diversi giorni fa, non ne avevo scritto. Sennonché ieri il caso mediatico è scoppiato ed allora è necessario chiarire alcune cose.
Il testo pubblicato da Zavala – se fosse autentico – andrebbe insieme alla famosa visione del “vescovo vestito di bianco” pubblicata dal Vaticano nel 2000, quella che si conclude col martirio del vecchio “Santo Padre”, di ecclesiastici e fedeli, sotto una grande croce.
Ma già qui i conti non tornano perché il testo di quella visione fu scritto da suor Lucia il 3 gennaio del 1944 e il 9 gennaio fu informato il suo vescovo. Mentre il testo di Zavala porta la data 1 aprile 1944 (pesce d’aprile?) e commenta un’altra presunta visione che in realtà non è mai stata descritta in precedenza dalla veggente (oltretutto si tratterebbe di un commento della stessa suor Lucia, non della Madonna). Per cui presupporrebbe comunque un pezzo (il vero “quarto segreto”) mancante.
IL TESTO
In ogni caso lo scritto – la cui traduzione italiana è stata proposta ieri da Marco Tosatti (senza accreditarne l’autenticità) – è questo:
“Adesso vado a rivelare il terzo frammento del segreto; questa parte è l’apostasia nella Chiesa. Nostra Signora ci mostrò una visione di un individuo che io descrivo come ‘il Santo Padre’, davanti a una moltitudine che stava lodandolo. Però c’era una differenza con un vero Santo Padre, lo sguardo del demonio, questo aveva gli occhi del male. Poi, alcuni momenti più tardi, vedemmo lo stesso Papa entrare in una Chiesa, però questa Chiesa era la Chiesa dell’inferno, non c’è modo di descrivere la bruttezza di questo luogo, sembrava come una fortezza fatta di cemento grigio, con gli angoli rotti e le finestre come occhi, aveva un picco sul tetto dell’edificio. Subito alzammo lo sguardo verso Nostra Signora che ci disse avete visto l’apostasia nella Chiesa, questa lettera può essere aperta dal Santo Padre, però deve essere annunciata dopo Pio XII e prima del 1960. Nel regno di Giovanni Paolo II la pietra angolare della tomba di Pietro deve essere rimossa e trasportata a Fatima. Poiché il dogma della fede non è conservato a Roma, la sua autorità sarà rimossa e consegnata a Fatima. La cattedrale di Roma deve essere distrutta e una nuova costruita a Fatima. Se 69 settimane dopo che questo ordine sia annunciato, Roma continua la sua abominazione, la città sarà distrutta. Nostra Signora ci disse che questo è scritto, Daniele 9,24-25 e Matteo 21, 42-44”.
In realtà questo testo era già uscito, nell’aprile 2010, su un sito internet: “Tradition in Action”. Il quale lo proponeva in modo alquanto critico.
PERIZIA ED ERRORI
Zavala, che è un autorevole saggista cattolico, ha però sottoposto il testo a un attento studio grafologico di un’esperta di riconosciuta competenza, che lavora per i tribunali spagnoli.
La grafologa ha concluso che questo testo è stato scritto dalla stessa mano che redasse, più di 70 anni fa, le altre parti del Segreto di Fatima, ovvero suor Lucia dos Santos, la veggente di Fatima.
Tuttavia c’è un problema: la perizia non è stata fatta sull’originale, perché Zavala ha ricevuto, da anonimi, la riproduzione di questo foglio via mail. Se ho ben capito non possiede il cartaceo.
Il dubbio fortissimo dunque è che – utilizzando i molti testi autografi di suor Lucia presenti in rete – con un buon programma sia stato possibile a qualcuno, rimasto anonimo, costruire un testo apocrifo utilizzando la calligrafia della stessa veggente.
Oltre a questo ci sono dettagli del testo che inducono al massimo scetticismo, come il termine “cattedrale” in riferimento alla Basilica di San Pietro (la cattedrale di Roma in realtà è San Giovanni in Laterano). Altre cose sono molto scombinate, dal riferimento alle “69 settimane” del profeta Daniele (con la distruzione di Roma) alla frase errata relativa al 1960.
Ma è tutto l’insieme che appare insensato. Ritengo perciò che sia l’ennesimo testo fasullo del Terzo Segreto. Questi apocrifi proliferano perché ormai è sempre più evidente che davvero manca qualcosa al testo della visione rivelata dal Vaticano nel 2000.
PAROLA DI BENEDETTO
Nel 2006 pubblicai “Il quarto segreto di Fatima”, un’ indagine che evidenziò moltissimi indizi i quali indicano l’esistenza di una parte non pubblicata del “Terzo Segreto”.
Lo stesso Marco Tosatti aveva pubblicato il libro “Il segreto non svelato” e in questi giorni è uscito “Fatima. Tutta la verità”, di Saverio Gaeta, che rimette in fila tutti gli indizi. E ormai sono tanti.
Il più autorevole è venuto dallo stesso Benedetto XVI che – pellegrino a Fatima il 13 maggio 2010, contraddicendo di fatto quanto aveva scritto il suo Segretario di Stato – affermò: Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”.
In aereo, conversando con i giornalisti, aveva spiegato che – insieme alle sofferenze del Papa, che “possiamo in prima istanza riferire a Giovanni Paolo II” – nel Messaggio di Fatima c’è molto di più, perché “sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. … e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano[…]. Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa”, anzi, aggiunse, “la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa”.
Quindi – concludeva papa Ratzinger – “dobbiamo reimparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza e le virtù teologali”. Perché – spiegava il pontefice – “la fede in ampie regioni della terra, rischia di spegnersi come una fiamma che non viene più alimentata”.
Ma questo, aggiungeva il Santo Padre, ha pure un riverbero cupo sul mondo. Infatti egli ricordava che “l’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo”.
VERA VISIONE DI LUCIA
Fra le cose che potrebbero essere contenute nel Segreto di Fatima c’è proprio una terrificante visione profetica sul mondo di suor Lucia, questa sicuramente autentica perché pubblicata dalle stesse sue consorelle di Coimbra in un volume del 2014 che attinge alle lettere della veggente e al suo diario inedito.
Io ne detti notizia su “Libero” il 17 agosto 2014. E’ un’agghiacciante visione legata proprio al Terzo Segreto.
Suor Lucia scrive:
“ho sentito lo spirito inondato da un mistero di luce che è Dio e in Lui ho visto e udito: la punta della lancia come fiamma che si stacca, tocca l’asse della terra ed essa trema: montagne, città, paesi e villaggi con i loro abitanti sono sepolti. Il mare, i fiumi e le nubi escono dai limiti, traboccano, inondano e trascinano con sé in un turbine, case e persone in un numero che non si può contare, è la purificazione del mondo dal peccato nel quale sta immerso. L’odio, l’ambizione, provocano la guerra distruttrice. Dopo ho sentito nel palpitare accelerato del cuore e nel mio spirito una voce leggera che diceva: ‘nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica. Nell’eternità  il Cielo!’. Questa parola ‘Cielo’ riempì il mio cuore di pace e felicità”.
Questo è un testo sicuramente autentico, è relativo al Terzo Segreto di Fatima e dovrebbe far riflettere molto seriamente.
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.tratto da: http://www.antoniosocci.com/testo-apocrifo-fatima-intanto-autentici-sconvolgenti-ignorati/#more-5601

 

martedì 21 marzo 2017

falsi d'autore o il velo si sta alzando?


Nuova rivelazione su Fatima,

l'apostasia nella Chiesa


di Marco Tosatti

 

 

Oggi esce in Spagna un libro di José Maria Zavala, intitolato “El secreto mejor guardado de Fatima”, il Segreto meglio custodito di Fatima. E’ un’opera piuttosto ampia, di 330 pagine, in cui si ripercorre la storia delle apparizioni del 1917, e del Terzo Segreto. L’autore, convertito al cattolicesimo, devoto di padre Pio, è un giornalista molto noto in Spagna, e autore di una trentina di opere di storia e religione. Nel libro c’è anche una conversazione molto interessante con don Gabriele Amorth, scomparso di recente, che era anch’esso un grande devoto del religioso di Pietrelcina.

Ma il libro contiene una parte che - se confermata come autentica - non può non rivelarsi clamorosa.

Racconta José Maria Zavala di aver ricevuto sulla posta del suo sito web una mail, anonima. Non c’era né testo, né oggetto; solo un allegato. La mail era nella cartella spam. L’ha aperta, e dopo un po’ di esitazioni ha aperto l’allegato. Era una lettera manoscritta, in portoghese, intitolata JMJ. La lettera consta di 24 righe.

José Maria Zavala l’ha fatta tradurre, e poi ha chiesto una perizia calligrafica a una professionista del settore, Begona Slocker de Arce, perito calligrafo dei tribunali di Giustizia, riconosciuta dalla Società Spagnola di Grafologia, perita calligrafa diretta del professore Francisco Alvarez (ex capo della Jefatura di investigazione e criminalistica della Guardia Civile), professore “tutor” nei corsi di Madrid di perito calligrafo giudiziario. E con altri titoli ancora.

La perizia, molto dettagliata (occupa venti pagine di libro) si conclude così: “Il documento ‘dubitado’ (cioè quello da studiare. N.D.R.) a cui ci si riferisce qui come Terza Parte non rivelata del Segreto di Fatima, è stato realizzato dalla stessa mano del documento ‘indubitado’ (il testo di riferimento, certamente autentico N.D.R.) corrispondente alla Prima e alla Seconda Parte del Segreto di Fatima redatto di proprio pugno da Suor Lucia dos Santos nella sua Terza Memoria del 31 agosto del 1941”.

Ecco il testo, nella nostra traduzione. Abbiamo mantenuto la spaziatura originale. Il testo comincia con le sigle JMJ, e la data: “Tuy, 1/4/1944”.

E continua così:

 

“Adesso vado a rivelare il terzo frammento del segreto; questa parte è l’apostasia nella Chiesa. Nostra Signora ci mostrò una visione di un individuo che io descrivo come ‘il “Santo Padre’, davanti a una moltitudine che stava lodandolo.

Però c’era una differenza con un vero Santo Padre, lo sguardo del demonio, questo aveva gli occhi del male.

Poi, alcuni momenti più tardi, vedemmo lo stesso Papa entrare in una Chiesa, però questa Chiesa era la Chiesa dell’inferno, non c’è modo di descrivere la bruttezza di questo luogo, sembrava come una fortezza fatta di cemento grigio, con gli angoli rotti e le finestre come occhi, aveva un picco sul tetto dell’edificio.

Subito alzammo lo sguardo verso Nostra Signora che ci disse avete visto l’apostasia nella Chiesa, questa lettera può essere aperta dal Santo Padre, però deve essere annunciata dopo Pio XII e prima del 1960.

Nel regno di Giovanni Paolo II la pietra angolare della tomba di Pietro deve essere rimossa e trasportata a Fatima.

Poiché il dogma della fede non è conservato a Roma, la sua autorità sarà rimossa e consegnata a Fatima.

?La cattedrale di Roma deve essere distrutta e una nuova costruita a Fatima.

Se 69 settimane dopo che questo ordine sia annunciato, Roma continua la sua abominazione, la città sarà distrutta.????????

Nostra Signora ci disse che questo è scritto, Daniele 9,24-25 e Matteo 21, 42-44”.

 

Così terminava il messaggio. La parte relativa a Matteo è la seguente: 

42. “Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

‘La pietra che i costruttori hanno rifiutata

è diventata pietra angolare;

ciò è stato fatto dal Signore,

ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri’?

43. Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a gente che ne faccia i frutti.

44. Chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed essa stritolerà colui sul quale cadrà”.

 

Mentre invece la parte relativa a Daniele è questa:

“24. Settanta settimane sono fissate

per il tuo popolo e per la tua santa città

per mettere fine all'empietà,

mettere i sigilli ai peccati, espiare l'iniquità,

portare una giustizia eterna,

suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei

santi”.

Abbiamo contattato José Maria Zavala via mail, chiedendogli alcuni chiarimenti sul modo in cui era giunto in possesso del documento, ma ha risposto che preferisce, vista la delicatezza dell’argomento, e la poca affidabilità dello strumento di posta elettronica, rispondere a voce, in un incontro che avverrà nelle prossime settimane.

Se il documento fosse autentico risolverebbe certamente molti degli interrogativi che sono stati posti in passato sulla completezza dello svelamento, e sulle contraddizioni che sono emerse durante gli anni, legate a testimonianze di chi aveva letto le memorie di Suor Lucia, e chi aveva visto il documento. Il testo del libro, per esempio coinciderebbe con il singolo foglio, visto in controluce nella busta destinata al Papa, dal vescovo di Leiria-Fatima mons. Venancio. E la possibilità che una parte del Terzo Segreto riguardasse problemi di fede e di apostasia nella Chiesa è stata ventilata più volte nei decenni passati. E naturalmente fare riferimento a una controversia ancora aperta, e che proprio in questi giorni è tornata di attualità, legata alle presunte dichiarazioni fatte dall’allora cardinale Ratzinger a un suo amico di antica data, Ingo Dollinger, sacerdote e professore di teologia.

Se si tratta di un falso, bisogna riconoscere che è un falso di altissima qualità. E naturalmente si aprirebbe la questione di chi l’ha forgiato, e perché; e perché l’ha inviato a un giornalista e scrittore così noto in Spagna per la sua testimonianza professionale ed esistenziale di fede cristiana.

Sarà naturalmente molto interessante sapere se, e quale eventualmente sarà, la risposta della Santa Sede agli interrogativi aperti da questo nuovo clamoroso sviluppo della saga di Fatima. Una conferma di quanto Benedetto XVI avrebbe rivelato qualche mese fa nel corso di un colloquio privato: “Fatima non è finita”.

domenica 19 marzo 2017

Sancte Joseph, monstra Te esse Patronum!

È l’ora di san Giuseppe, patrono della Chiesa e della famiglia

di Cristina Siccardi

 
 
Celebrare la festa di san Giuseppe del 19 marzo (i primi furono i monaci benedettini nel 1030, seguiti dai Servi di Maria nel 1324 e dai Francescani nel 1399; venne infine promossa dagli interventi dei papi Sisto IV e Pio V e resa obbligatoria nel 1621 da Gregorio XV) significa rendere onore liturgico al Patrono universale della Chiesa e all’avvocato di ogni famiglia. Oggi più che mai occorre pregare ed implorare la sua intercessione per l’una e per l’altra realtà. Alla Vergine Maria si tributa il culto di iperdulia (al di sopra di tutti i Santi), mentre a san Giuseppe il culto di proto dulia (primo fra tutti i Santi).
Santa Teresa d’Avila affidò sempre a lui la risoluzione dei suoi problemi e dei suoi affanni e mai San Giuseppe la deluse. Lasciò scritto la mistica spagnola: «Ad altri Santi sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o in quell’altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso san Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte. Con ciò il Signore vuol farci intendere che a quel modo che era a lui soggetto in terra, dove egli come padre putativo gli poteva comandare, così anche in cielo fa tutto quello che gli chiede». Perciò, «qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada», infatti, «ho visto chiaramente che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare» (Vita, VI, 5-8).
Come implorarlo per le necessità? La Chiesa invita a pregarlo, in particolare, praticando la devozione del Sacro Manto di San Giuseppe (risalente al 22 agosto 1882, data in cui l’Arcivescovo di Lanciano, Monsignor Francesco Maria Petrarca, la approvò: orazioni da recitarsi per 30 giorni consecutivi in ricordo dei 30 anni del casto sposo di Maria Santissima a fianco e a tutela di Gesù). Un Manto che molto potrebbe ottenere nell’anno del centenario di Nostra Signora di Fatima, perché, proprio a Fatima, anche san Giuseppe apparve. Era il 13 ottobre 1917, ultima delle apparizioni mariane alla Cova d’Iria.
Pioveva a dirotto. Racconterà suor Lucia: «Arrivati (…) presso il leccio, spinta da un istinto interiore, domandai alla gente che chiudesse gli ombrelli, per recitare la Corona. Poco dopo, vedemmo il riflesso di luce e subito dopo la Madonna sopra il leccio» (Quarta Memoria di Lucia dos Santos, in A.M. Martins S.j., Documentos. Fátima, L.E. Rua Nossa Senhora de Fátima, Porto 1976, p. 349). «Cosa vuole da me?». «Voglio dirti che facciano qui una cappella in Mio onore; che sono la Madonna del Rosario; che continuino sempre a dire la Corona tutti i giorni» (Ivi, pp. 349; 351).
A questo punto Lucia chiese se poteva guarire malati e convertire peccatori, la Madonna disse che non tutti avrebbero ricevuto la grazia: «Devono emendarsi; chiedano perdono dei loro peccati» e, con un aspetto più triste, non «offendano più Dio Nostro Signore, che è già tanto offeso» (Ivi, p. 351). In seguito la Madonna aprì le mani, che emanavano luce, e le fece riflettere e proiettare nel sole. Lucia allora gridò a tutti di guardare l’astro in cielo. Mentre la Madonna si elevava congedandosi, il riflesso della sua luce continuò a proiettarsi nel sole. E accanto al sole apparvero ai veggenti: san Giuseppe, il Bambino Gesù, la Madonna, vestita di bianco, con il manto azzurro. San Giuseppe e il Bambino benedicevano il mondo: la Sacra Famiglia si presentò nel suo splendore celeste per assicurare la protezione in terra. Poi Maria Vergine divenne Addolorata, con aspetto simile alla Madonna del Carmine.
In seguito iniziò il miracolo danzante del sole. Padre premuroso e sollecito, san Giuseppe, a differenza di una certa letteratura modernista che lo tratteggia soltanto come uomo di tenerezza, fu assai forte e coraggioso (si pensi all’aver preso in sposa, contro il suo pubblico onore, la Vergine Maria in attesa di Gesù, oppure alla fuga in Egitto) e fu uomo mistico, visto che in più occasioni gli fu dato il privilegio di conoscere la volontà di Dio attraverso gli angeli. San Giuseppe, che ebbe così alta dignità e così alta responsabilità di capo della Sacra Famiglia, proteggendo la sua sposa e il Figlio di Dio, se invocato dai credenti e, principalmente, dai puri di cuore e, dunque, in grazia di Dio, non abbandonerà la Sposa di Cristo ai peccati e agli errori dei nostri tempi, sia clericali che civili. Ricorrere a lui significa affidarsi al giusto difensore celeste.
Il beato Pio IX, l’8 dicembre del 1870, quando proclamò san Giuseppe patrono della Chiesa universale, disse: «In modo simile a come Dio mise a capo di tutta la terra d’Egitto quel Giuseppe, figlio del patriarca Giacobbe, affinché immagazzinasse frumento per il popolo, così, all’arrivo della pienezza dei tempi, quando stava per mandare sulla terra suo Figlio unigenito Salvatore del mondo, scelse un altro Giuseppe, del quale il primo era stato tipo e figura, che rese padrone e capo della sua casa e del suo possesso e lo scelse come custode dei suoi principali tesori».
Allo stesso modo Leone XIII, nell’enciclica Quamquampluries del 15 agosto 1889, afferma: «è affermata l’opinione, in non pochi Padri della Chiesa, concordando su questo la sacra liturgia, che quell’antico Giuseppe, nato dal patriarca Giacobbe, aveva abbozzato la persona e i destini di questo nostro Giuseppe e aveva mostrato col suo splendore, la grandezza del futuro custode della sacra famiglia». La stessa interpretazione venne espressa da Pio XII quando istituì la festa di san Giuseppe artigiano nel 1955. Possa il paterno discendente del Re Davide infondere nei responsabili terreni della Chiesa e nei genitori un poco del suo virile coraggio proveniente dalla sua indefettibile Fede.

tratto da: http://www.corrispondenzaromana.it/e-lora-di-san-giuseppe-patrono-della-chiesa-e-della-famiglia/?refresh_cens

domenica 12 marzo 2017

: ‘Quello che abbiamo pubblicato non è l’intero Segreto’.

Fatima. Un’altra conferma dell’asserzione di padre Dollinger sul card. Ratzinger e il Terzo Segreto

 
Nel maggio del 2016, ‘OnePeterFive’ ricevette una pubblica smentita dalla Sala Stampa vaticana per quanto riguarda una storia che avevamo pubblicato, a proposito della parte apparentemente ancora mancante del Terzo Segreto di Fatima. Il 15 maggio 2016, il dr. Ingo Dollinger, un santo sacerdote, amico di lunga data dell’allora cardinal Joseph Ratzinger, ci aveva confermato che questi –  poco dopo la pubblicazione del testo del Terzo Segreto di Fatima, avvenuta il 26 giugno del 2000 – gli aveva confessato che una parte di quel Segreto non era ancora stata pubblicata.
Tuttavia, nel comunicato stampa del Vaticano del 21 maggio 2016, lo stesso Papa Benedetto XVI è stato citato per aver detto “di non aver mai parlato col prof. Dollinger circa Fatima” e, in secondo luogo, che “la pubblicazione del Terzo Segreto di Fatima è completa.” Subito dopo questa negazione e questa affermazione aggiuntiva, il dr. Dollinger ha insistito ancora una volta nel confermare la sua testimonianza. Sulla scia di questo sviluppo un po’ inquietante, abbiamo ulteriormente indagato sulla vita virtuosa e sulla testimonianza del dr. Dollinger – che è stato anche uno stretto collaboratore di Padre Pio –, e abbiamo inoltre pubblicato una breve storia della sua vita, al fine di dare più credito, ed anche un certezza morale, alla sua storia.
È con molta gratitudine, quindi, che siamo in grado di riferire oggi che Giuseppe Nardi, redattore del sito cattolico tedesco Katholisches.info, ha trovato una fonte personale aggiuntiva, che ora conferma la nostra precedente versione dei fatti, vale a dire che il cardinal Ratzinger aveva detto al dr. Dollinger che c’è ancora una parte mancante del Terzo Segreto di Fátima, non ancora pubblicata ufficialmente.
Giuseppe Nardi è stato in grado di incontrare in Austria, e poi di intervistare, un caro amico del medesimo dr. Dollinger da molti anni: Gottfried Kiniger. Kiniger è un cappellaio e vive nel piccolo, grazioso borgo di Sillian, nel Tirolo orientale austriaco. Ora è anche lui sulla ottantina, ed è stato nella sua vita molto attivo politicamente, essendo stato favorevole alla causa monarchica e al Movimento Pan-europeo (Paneuropa Bewegung) di Otto d’Asburgo, dimostrandosi inoltre sempre un pubblico difensore della Chiesa Cattolica. Come egli ha detto a Giuseppe Nardi, ha regolarmente frequentato il dr. Dollinger, almeno due volte l’anno, dopo il loro primo incontro avvenuto nel 1990 a Salisburgo, in Austria. Solo in questi ultimi anni, a causa della loro età avanzata, questi due amici non hanno più potuto incontrarsi di persona. Nel tempo in cui padre Dollinger ha vissuto a Wigratzbad, in Germania, fin dal suo ritiro nel 2004, i due amici si sono spesso dati appuntamento in questo paese, dove attualmente ha la propria sede anche il seminario della Fraternità di San Pietro.
Come Nardi riferisce ora, gli capitò di incontrare Gottfried Kiniger per la prima volta il 21 dicembre 2016, quando per caso e del tutto informalmente menzionò la storia di Dollinger, così come essa era stata pubblicamente discussa, in modo più dettagliato, dopo il 21 maggio 2016. Kiniger, che non utilizza Internet, non aveva ancora sentito parlare di questa storia. Nardi continua, dicendo:
“Dopo aver sentito parlare della negazione [21 maggio 2016] proveniente da Roma, Kiniger divenne molto turbato. Non poteva credere che Benedetto XVI potesse essere colui che aveva fatto una simile affermazione, perché ciò che Hickson [cioè l’autore della ricostruzione di ‘OnePeterFive’, nonché del presente articolo] aveva riferito è quello che Dollinger gli aveva detto già nel 2000. Per questo motivo, ha avuto luogo un secondo colloquio, durante il quale la versione di Kiniger è stata registrata.
Questa seconda conversazione registrata è avvenuta circa tre settimane più tardi, il 17 gennaio 2017. Kiniger ha ora dato la sua approvazione di tutto il cuore per la pubblicazione della sua personale testimonianza sul caso Dollinger. Di seguito, presenteremo proprio il rapporto di Nardi e la registrazione tecnica delle parole di Kiniger:
“Non ricordo la data esatta,” dice Kiniger, “ma si era ancora nel corso dell’anno 2000, sono sicuro di questo. Ricordo ancora la conferenza stampa [sulla pubblicazione del Terzo Segreto di Fátima] a Roma, come è stata poi mostrata in televisione. In autunno, come d’abitudine, ho visitato ancora una volta Dollinger, col quale siamo amici da molti anni. In quella occasione, mi ha detto di aver incontrato il cardinal Ratzinger – allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede –, poco dopo la conferenza stampa [giugno 2000]. Egli ha anche concelebrata con lui, cosa che Dollinger di solito non fa, ma Ratzinger lo aveva invitato a farlo. Dopo la celebrazione [del Santo Sacrificio della Messa], Dollinger ha parlato con il Cardinale e ha sollevato il tema di Fátima e del Terzo Segreto. Ratzinger gli ha detto: ‘Quello che abbiamo pubblicato non è l’intero Segreto’. [‘Was wir veröffentlicht haben, ist nicht das ganze Geheimnis’]. Nella sacrestia erano presenti anche altri sacerdoti – tra cui alcuni alti prelati –, ai quali il Cardinale si rivolgeva in modo intermittente. Ma ben presto ritornò da Dollinger e gli disse: ‘Siamo stati incaricati di fare così.’ [‘Es ist uns so aufgetragen worden.’] Dollinger mi ha ripetuto questa stessa frase una seconda volta: ‘Siamo stati incaricati di fare così.’ Egli [Dollinger] ha interpretato queste parole, in questo modo: e cioè che Giovanni Paolo II ha voluto e ordinato questa linea di condotta. In questa riunione, quando Dollinger mi ha detto tutte queste cose, c’erano anche altre persone, tra le quali il mio amico.
Negli anni seguenti, Dollinger ha parlato di questo episodio diverse altre volte, nel corso delle nostre riunioni. Nella maggior parte del tempo, erano presenti anche molte altre persone. Non era un segreto, non c’era nulla che lui volesse tenere segreto. Questo è ciò che il Cardinale gli ha detto, questo è quello che ha riportato ad altri. A volte, ci sono stati anche dei sacerdoti e dei seminaristi, seduti con noi a tavola, provenienti dal seminario della Fraternità di San Pietro a Wigratzbad. Non conosco i loro nomi. In ogni caso, numerose persone hanno sentito questa storia nel corso degli anni. Io personalmente ne posso dare testimonianza sin dall’autunno del 2000, quando Dollinger me ne parlò per la prima volta. Non c’è per me alcun dubbio che il professor Dollinger, del quale ho piena fiducia, abbia riportato la vicenda in modo veritiero. Quale sarebbe stata la ragione perché lui si inventasse una tale conversazione e un tale contenuto – e a così breve tempo dalla conferenza stampa, al momento – e poi anche che lo dicesse liberamente e apertamente a tutti quelli che lo volevano ascoltare? Che Benedetto XVI neghi tutto ciò improvvisamente, dopo 16 anni, è difficile per me da credere. Ciò mi sembra davvero poco credibile. Non conosco la ragione per la quale Roma fa tutto ciò. Non riesco a spiegarmelo. Sembra come se qualcuno voglia mettere il coperchio su Fátima per chiudere il caso. Ma questo non funziona. Tuttavia, io non so perché Roma ha agito con queste modalità.”
 
Possano questo ulteriore testimone e la sua attestazione dare ulteriore, leale sostegno all’onesto rapporto del dr. Ingo Dollinger. Possano ora questi due amici passare alla storia per aver contribuito a far emergere la verità piena su Fátima, e in particolare riguardo al Terzo Segreto. Che infine Roma autorizzi anche la pubblicazione dell’intero Terzo Segreto di Fátima, di cui si ha un impellente bisogno, a beneficio dei fedeli e di tutti gli altri, in questo nostro tempo di disordine e di fiducia intimamente spezzata.
(Traduzione dall’Inglese: Pino Miscione)

tratto da:http://telegra.ph/F%C3%A1tima-Unaltra-conferma-dellasserzione-di-padre-Dollinger-sul-card-Ratzinger-e-il-Terzo-Segreto-03-12


sabato 11 marzo 2017

quale carità abbiamo avuto verso i nostri padri?


IL TRADIMENTO DEI PADRI

di Aurelio Porfiri
 
 

 Si parla di carità verso il prossimo, ma quale carità abbiamo avuto verso i nostri padri? Era tutto sbagliato, tutto era da rifare. Ci siamo sentiti impegnati a distruggere tutto, a riformare ogni cosa: la teologia, la liturgia, la morale, la pietà, il governo della Chiesa. Nulla è rimasto in piedi. Il rinnovamento è soltanto la desolazione di una fine. Ma questo sarebbe ancora poco se non volessero parlare ancora in nome del Cristianesimo e del Cristo. Perché non liberarsi della menzogna per dire finalmente che Dio ha mentito al Cristo o Cristo ha mentito agli uomini? Per la via che abbiamo intrapreso non si giungerà che a distruggere la fede” (L’Attesa, pag. 116).

Ci sono vari motivi per cui mi può piacere Divo Barsotti. Come detto, spesso la sua scrittura è aspra, qualche volta turbinosa, non di rado ripetitiva. Ma ecco che da questo magma sorgono dolorose stalagmiti di verità, appuntite e pungenti come poche possono esserlo. La citazione qui sopra è senz’altro una di queste. Sarebbe una citazione non solo da commentare lungamente, ma da leggere ogni mattino al risveglio, perché ci da una chiave di interpretazione efficace come poche della devastazione che stiamo vivendo, devastazione che per alcuni è un progresso. Parliamo molto di carità ai nostri giorni, di misericordia a tutti i costi e senza limiti e domande, ma cosa dire della carità verso i nostri padri? Cosa dire di quella carità verso la nostra tradizione, i nostri usi, le nostre radici? Dobbiamo tradire tutto in nome di cosa? Il rinnovamento, così come è venuto a compiersi, “è soltanto la desolazione di una fine”. Non ci si accorge che con la scusa di rinnovare si è distrutto tutto, si è buttato giù tutto quanto in nome di che cosa…del vuoto di senso che si è venuto a creare. Barsotti cita i vari campi in cui questo rinnovamento folle ha prodotto effetti nefasti, tra questi ovviamente la liturgia.

Mi fa impressione vedere come coloro che oggi difendono il Concilio per quello che è veramente, sembrano quasi lefevbriani, quasi incalliti tradizionalisti. Le cose sono andate oramai così oltre che tornare indietro è, per me, quasi impossibile. E come dice Barsotti, questo sarebbe poco se chi ha perpetrato tutto ciò non pretendesse di parlare a nome di Cristo. La via intrapresa è quella della distruzione della fede, ma questo lo vediamo davanti ai nostri occhi: “come cantare i canti del Signore in terra straniera?” (137, 4). Quanto drammatico è quando la terra straniera è divenuta quella che un giorno era la casa comune. Come è difficile vivere in essa malgrado la sofferenza che questo ci procura, spesso la sensazione di rigetto. Si vive come in esilio in casa propria e questa è una sensazione strana.


 

martedì 7 marzo 2017

coloro "che l'anima col corpo morta fanno"




Suo cimitero da questa parte hanno
con Epicuro tutti suoi seguaci,
che l'anima col corpo morta fanno (Inf. X, 13)

Secondo tal Paolo Martinelli, vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi di Milano, la dottrina cristiana insegnerebbe che l'anima è mortale (bit.ly/2mJElwH). 

"Ora, il seminatore di zizzania, l’antico nemico del genere umano [cf. Mt 13,25], ha osato seminare e moltiplicare nel campo del Signore alcuni errori estremamente perniciosi, che i fedeli hanno sempre respinto, soprattutto sulla natura dell’anima razionale, secondo cui essa sarebbe mortale o unica in tutti gli uomini. Poiché alcuni, che si dedicano alla filosofia con leggerezza, sostengono che questa proposizione è vera, almeno secondo la filosofia, desiderando prendere gli opportuni provvedimenti contro questo flagello, con il consenso di questo santo concilio, condanniamo e riproviamo tutti quelli che affermano che l’anima intellettiva è mortale o che è unica in tutti gli uomini, o quelli che avanzano dei dubbi a questo proposito: essa infatti, non solo è veramente, per sé ed essenzialmente, la forma del corpo umano, come si legge in un canone del nostro predecessore papa Clemente V, di felice memoria, pubblicato nel concilio generale di Vienne [DS 902], ma è anche immortale, e, data la moltitudine dei corpi nei quali è infusa individualmente, essa può essere, deve essere ed è moltiplicata.
Poiché il vero non può contraddire il vero, definiamo falsa ogni asserzione contraria alla verità della fede illuminata dall’alto [cf. DS 3017] e proibiamo rigorosamente di insegnare una diversa dottrina. Stabiliamo che tutti i seguaci di tali errori sono da evitarsi e da punirsi come seminatori di dannosissime eresie, come odiosi e abominevoli eretici e infedeli e gente che cerca di scalzare la fede cattolica." 

(Concilio Lateranense V, Sessione VIII, 19 dic. 1513: Bolla "Apostolici regiminis")

martedì 28 febbraio 2017

Prima il Cristianesimo: l'autorità e il potere - Editoriale di "Radicati nella fede", Marzo 2017.


Pubblichiamo l'editoriale di Marzo 2017

PRIMA IL CRISTIANESIMO: 
L'AUTORITA' E IL POTERE.


PRIMA IL CRISTIANESIMO: L'AUTORITA' E IL POTERE.
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 3 - Marzo 2017


 Un Cristianesimo debole, che ha dimenticato la Rivelazione Divina nella sua interezza, o che parla di Rivelazione in maniera generale ma non crede più fermamente nei contenuti puntuali della rivelazione, finisce con l'essere attento solo all'aspetto di potere presente nella Chiesa.

 Una Chiesa che dice a parole che Dio si è rivelato, ma, nello stesso tempo, pensa di fatto che Dio sia ancora così nascosto, da puntare tutto solo sulla ricerca umana; da pensare che Dio debba essere rincorso in una estenuante ricerca dell'uomo, poi deve appoggiarsi completamente sull'uomo, e per non esplodere nella completa confusione e anarchia, deve fondarsi sul potere. E questo potere ha la funzione di regolamentare questa ricerca umana, con il quasi esclusivo criterio di fermare, arginare, stigmatizzare chi - obbedendo cattolicamente al contenuto della rivelazione - pensa che si debba obbedire a Dio che ha parlato e non cercarlo come se non si fosse rivelato.

 È il potere interno a una neo-chiesa che, caduta nel puro naturalismo, punta tutta sull'uomo in ricerca ed è strutturalmente nemica della Rivelazione Divina.

 Questo neo-potere della neo-chiesa non ha autorità.

 Sì, perché il potere non è esattamente l'autorità.

 L'autorità è serva della verità, il potere è servo di se stesso.

 L'autorità è di Dio da cui tutto deriva, ed è partecipata da Dio a coloro che sono posti a custodire l'opera di Dio, naturale e soprannaturale.

 Padre e madre sono autorità per i figli; Dio ha suggellato nel quarto comandamento questo rapporto autorevole; ha legato all'onore dato al padre e alla madre la benedizione o la maledizione; ma anche quest'autorità, così naturale, viene da Dio che ha fatto la vita e non potrà mai essere esercitata sui figli in contrasto con la legge di Dio: se tuo padre e tua madre ti comandassero qualcosa contro la legge di Dio, contro la sua rivelazione, tu obbedirai a Dio e non al comando ingiusto e falso dei tuoi genitori.

 Deriva da Dio anche l'autorità dei reggitori del mondo. Re e Capi di Stato hanno un'autorità voluta da Dio, anche quando non sono cristiani, ma pagani o atei. San Pietro raccomanda questo riconoscimento di autorità: “State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come ai suoi inviati per punire i malfattori e premiare i buoni. Perché questa è la volontà di Dio...” (1 Pt 2,13 e ss.).

 Questa è la dottrina cattolica, quella non inventata dagli uomini ma frutto della rivelazione divina: Dio creatore e governatore del mondo, ha disposto che l'umano consorzio, composto di essere ragionevoli e sociali, avesse un ordinamento fondamentale idoneo a loro; e tale “ordinamento di Dio” consiste radicalmente nell'autorità e nella fratellanza. (…) (Il potere di queste autorità) non deriva da qualche loro privilegio e superiorità naturale, ma proviene da Dio, vero ed unico padrone di tutto e di tutti, il quale per il bene della società ha posto il principio di autorità. - Onde chi resiste a questa, resiste all'ordinamento di Dio (Umberto Benigni, Storia sociale della Chiesa, ed. 2016, vol. I, pg. 58).

 Ma va aggiunto subito che quest'autorità non può essere esercitata contro Dio e la sua volontà: Siccome tutta la base dell'autorità e del suo potere sociale sta nell'ordinamento divino, quell'autorità che comanda cose contrarie alla legge del Signore, perde la propria base; ed il suo comando è nullo. Donde consegue che, nel bivio di disobbedire a Dio o agli uomini, non vi può essere dubbio di scelta (Umberto Benigni, Storia Sociale della Chiesa, ed. 2016, vol. I, pg. 59).

 Se questo riferimento a Dio è essenziale per le autorità naturali, cosa si dovrà dire di quelle che sono preposte alla vita della Chiesa, che è vita soprannaturale, vita di grazia? L'autorità nella Chiesa e il potere che ne è emanazione sono totalmente relative all'opera di Dio, alla salvezza delle anime. Staccare in qualche modo, nella Chiesa, l'autorità da Dio è pura assurdità, questo lo capiscono tutti!

 Ma c'è un modo discreto e tremendo di staccare l'autorità ecclesiastica dal suo fondamento che è Dio, ed è quello di non dare contenuto preciso alla rivelazione.

 Le autorità civili si sono separate da Dio dichiarando lo stato aconfessionale, agnostico o ateo; si sono separate da Dio inventando la loro autonomia nel libera Chiesa in libero Stato; e fondandosi su se stesse, e non su Dio, sono diventate troppe volte incivili.
 Le autorità ecclesiastiche, invece, si sono emancipate da Dio relativizzando la rivelazione: ciò che Dio ha detto è stato storicizzato, reinterpretato, riformulato, ammodernato e alla fine relativizzato. Tutto ciò ha dato il via libera ad una autorità che pensa di fare un cristianesimo nuovo in ogni stagione del mondo, senza vincoli con il deposito della fede. La conseguenza è che questa autorità diventa dispotica, perché resta la sola capace di giudicare se tu sei cattolico o no. Non è più la Rivelazione che ti giudica attraverso l'autorità, ma è l'autorità sola, vedova di una rivelazione relativizzata.

 Questa operazione alla fine distruggerà l'autorità, anzi lo sta già facendo da tempo.
 Gli uomini prima rigetteranno un'autorità senza riferimenti vincolanti, che cambia le verità a piacimento; poi abbandonerà una chiesa terribilmente vuota, senza contenuto divino.

 Solo nell'autorità della Rivelazione, nell'interezza delle fonti – Scrittura e Tradizione – si può salvare l'autorità della Chiesa e nella Chiesa.

 Ecco perché il richiamo alla Tradizione non è mai contro l'autorità, ma fonda l'autorità, la salva.
  Senza la Scrittura e la Tradizione non c'è autorità possibile.

  L'insistenza sull'autorità sganciata dalla Tradizione, ma legata all'innovazione ha posto mano all'opera anarchica nella Chiesa. L'autorità per l’aggiornamento e non per la custodia del deposito divino è la cosa più assurda che sia mai capitata nella storia della Chiesa.

 I nemici lo sapevano: la massoneria, il comunismo ecc... hanno sempre fatto l'occhiolino ai teologi modernisti e li hanno utilizzati per annullare la Chiesa.
 I preti, la maggior parte, non l'hanno capito... così come i clericali: a furia di sottolineare l'autorità piuttosto che la verità, hanno dimenticato quest'ultima per strada.

 I semplici lo intuirono e continuarono in un cristianesimo umile, lasciando blaterare le nuove guide ecclesiastiche.
 Per questo crediamo fermamente che il migliore servizio alla Chiesa sia la fedeltà alla Messa di sempre, sintesi della Rivelazione, unica salvaguardia possibile dell'autorità nella Chiesa e nella società.

 I semplici l'hanno capito; un giorno, dopo l'ubriacatura, anche l'autorità ci ringrazierà.


mercoledì 22 febbraio 2017

una Messa senza Consacrazione?



Un documento “ecumenico” che tocca la dottrina sulla validità della Santa Messa

Il documento sull’anafora di Addai e Mari


Sì Sì No No n. 1 (15 Gennaio 2002 - Anno XXVIII)

Il fatto

Il 26 ottobre 2001 L’Osservator Romano ha pubblicato il documento del “Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani” che detta gli “Orientamenti per l’ammissione all’Eucarestia fra la Chiesa Caldea [cattolica] e la Chiesa Assira [nestoriana e scismatica] dell’Oriente”.

Il documento intende rispondere ad una richiesta motivata dal fatto che “numerosi fedeli caldei e assiri si trovano in una situazione di necessità pastorale per quanto riguarda l’amministrazione dei sacramenti”. «La principale questione per la Chiesa cattolica nei riguardi dell’accoglimento della richiesta – continua il documento – si riferiva al problema [sic] della validità dell’Eucarestia celebrata con l’anafora [canone] di Addai e Mari, una delle tre anafore tradizionalmente in uso nella Chiesa assira dell’Oriente».

Problema”, questo, non da poco, dato che, come ci informa lo stesso documento, “l’anafora di Addai e Mari [detta anche «degli Apostoli»] è singolare in quanto, da tempo immemorabile, essa è adoperata senza il racconto dell’Istituzione”, presente, invece, nelle altre due anafore nestoriane.