lunedì 30 marzo 2020

Vescovi all'altezza dei tempi

COSÌ PARLA UN VESCOVO CATTOLICO - La splendida intervista di S.E.R. Mons. Carlo Maria Viganò sulla pandemia e la Chiesa




L’Arcivescovo Mons. Carlo Maria Viganò, già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti, ha concesso una lunga e interessante intervista a Michael J Matt, pubblicata su The Remnant (qui), nella quale egli individua nel Covid-19 una punizione per i peccati della società e degli uomini di Chiesa. Una disamina severa e condivisibile, dinanzi alla quale ognuno di noi è chiamato alla penitenza, alla conversione e alla preghiera. 




Eccellenza, con quale sguardo il cristiano deve valutare la pandemia del Covid-19?

La pandemia del Coronavirus, come tutte le malattie e la stessa morte, sono una conseguenza del Peccato Originale. La colpa di Adamo, capo del genere umano, ha privato lui e i suoi discendenti non solo della Grazia, ma anche di tutti quei doni che Dio gli aveva dato alla Creazione. Da quel momento la malattia e la morte sono entrate nel mondo, quale punizione per aver disobbedito a Dio. La Redenzione annunciata nel Protoevangelo (Genesi 3), profetizzata nell’Antico Testamento e portata a compimento con l’Incarnazione, la Passione, la Morte e la Risurrezione di Nostro Signore ha riscattato dalla dannazione eterna Adamo e la sua discendenza, ma ha lasciato che le sue conseguenze rimanessero come marchio dell’antica caduta, e fossero definitivamente ripristinate solo alla Resurrezione della carne, che noi professiamo nel Credo, e che avverrà prima del Giudizio universale. Questo va ricordato, specialmente in un momento in cui i principi basilari del Catechismo sono ignorati o negati. 

giovedì 26 marzo 2020

Non dite più che non diciamo Messa!


NON DITE PIU' 
CHE NON DICIAMO MESSA!


sabato 29 febbraio 2020

Tornare all'essenziale


Pubblichiamo l'Editoriale di Marzo 2020

TORNARE ALL'ESSENZIALE


TORNARE ALL'ESSENZIALE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XIII n° 3 - Marzo 2020

 Non è mai tempo per intrattenere, e tutto quello che è successo in questi giorni, con il nostro bollettino quasi terminato, ce ne ha dato una prova ulteriore: basta il rischio di una epidemia perchè tutto il vagabondare festaiolo della nostra società riveli la sua inconsistenza. Si girovaga commentando invece che vivendo, e un virus un po' più serio ti ripiomba nella realtà.

 Non è mai tempo per intrattenere, e se questi poveri scritti mensili, che abbiamo l'ardire di chiamare editoriale, fossero intrattenimento non esiteremmo a non scriverli più.

 Va di moda commentare e parlare di tutto, più commentare che parlare. Il parlare è qualcosa, se a parlare è un uomo impegnato con la vita in tutta la sua serietà, altrimenti è intrattenimento sporco e fuorviante. Ognuno di noi ha conosciuto persone che si intrattengono volentieri, non sono impegnate con la loro vita e non si interessano sul serio alla tua, e con loro perdi tempo, perdi semplicemente tempo.

 Oggi questo atteggiamento è dilagante, per molti diventa la forma disperata del vivere; devono distrarsi sempre, e amano chi e che cosa li distrae; non stanno sulle cose.
 Quando gente così incontra la Tradizione, la Messa cosiddetta antica, sul subito è affascinata, ne prova un brivido di interesse, ne intuisce una bellezza, perché ha trovato una “nicchia” dove trovare tranquillità. Cerca un'ennesima zattera per uscire dalla realtà, così da proseguire la propria fuga da ciò che impegna e da se stessi. È gente che commenta anche tanto, ma che non sta sulle cose, che in ultima analisi non pensa, non vuole pensare... e così non incontra Dio, non può incontrare Dio Creatore e Signore di tutte le cose.


 Ciò che era atteggiamento “malato” di qualcuno, oggi è la posizione con cui si vive da parte dei più, e questo è terribile. Chi vive per intrattenersi può tangere anche le esperienze più belle, ma non si lascia educare; e se viene lasciato tranquillo, entra nella casa operosa di chi vive difronte a Dio e devasta tutto, per riaffermare la propria sterile libertà.

 Proprio per impedire questa devastazione sempre incombente, vogliamo con forza che i nostri luoghi di Messa tradizionale siano luoghi di fede autentica; luoghi che educhino a stare difronte a Dio fino al dare la vita. Sì, perché lo stare difronte a Dio deve portare a dare la vita in una definitività: si chiama vocazione.

 La Messa è il dare la vita di Cristo per noi: come puoi stare difronte a questo non desiderando di dare tu la tua vita?

 La Messa inchioda Gesù Cristo alla sua azione salvifica fino alla consumazione dei secoli: come puoi non desiderare per te una definitività?

 L'uomo che si intrattiene in un continuo disimpegno, non solo perde il proprio tempo (ed è già spaventoso perché il tempo perduto non torna mai!), ma, ed è gravissimo, nega Cristo e la sua Croce che è tutta impegno e stabilità. L'intrattenimento è contrario alla fede.

 La Chiesa scomparirà nella struttura della nostra vita sociale per la mania del disimpegno, cancro antropologico che intacca ogni tessuto ancora sano.

 Non permetteremo mai che gli uomini futili e frivoli cambino la natura dei nostri centri di Messa, luoghi dell'edificazione del vivere in Cristo.

 È resistendo al vuoto dell'intrattenimento, anche spirituale, che serviremo l'uomo, fatto per costruire qualcosa di grande nella vita, per sé e per gli altri.

 Ci pare questo il più bel programma di Quaresima.

 La grande penitenza è lasciarci rieducare a stare nelle cose, starci fino alla fine.

 Lasciamo ai bisognosi di perenne distrazione il vagare di chiesa in chiesa, fino a trovare finalmente il prete che li lasci tranquilli. Lasciamo a questi il giro dei monasteri, per gustare da parassiti la stabilità di altri. Lasciamo ai "mezzi uomini" il commentare su internet la vita della Chiesa.

 Per noi chiediamo la fedeltà ad un solo altare ed a un solo luogo di educazione alla fede, per produrre nella vita l'opera che Dio ci chiede, accettando il dolore della correzione, perché la vita è vocazione.

venerdì 31 gennaio 2020

Il Liberalismo ti rende incapace di vivere


Pubblichiamo l'Editoriale di Febbraio 2020

IL LIBERALISMO
TI RENDE INCAPACE DI VIVERE


IL LIBERALISMO TI RENDE INCAPACE DI VIVERE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XIII n° 2 - Febbraio 2020

  Che cos'è poi questa conclamata svolta della Chiesa di cui tanto si parla?
 Che cos'è poi questa modernizzazione della Chiesa, se non Liberalismo?

 E che cos'è il Liberalismo se non il non dare tutto a Dio, e alla fine il non riconoscere che Dio è tutto?

 E questo Liberalismo che cos'è se non lo spirito dell'Anticristo che non riconosce Dio, il Tutto, venuto nella carne, impedendo che la realtà sia trasformata dalla presenza di Cristo qui ed ora?

 Per i Cattolici liberali, da una parte sta Cristo come riferimento puramente ideale e dall'altra parte sta la realtà, da affrontare in modo semplicemente umano: Cristo è non-incidente.

 I Cattolici liberali ribaltano anche l'Incarnazione: essendo venuto Dio nel mondo per gli uomini e per la loro salvezza, la Chiesa, dicono, ha capito ora che deve mettere al centro l'uomo con le sue aspirazioni, i suoi bisogni, i suoi ideali. Tragicamente dimenticano però che solo affermando il tutto di Dio l'uomo si salverà.

 “La gloria di Dio è l'uomo vivente, ma la vita vera è la visione di Dio” (Ireneo): si è censurato questo “ma”, anzi si è letteralmente eliminata la seconda parte di questa affermazione, ne è rimasto solo che la gloria di Dio è l'uomo vivente, e si è trasformato il cristianesimo in banale antropocentrismo; l'uomo al centro, servito da Dio, tentando in questo di rincorrere disperatamente i vari “socialismi” e “individualismi”.

 Non si tratta tanto di difendere Dio e i suoi diritti, ma innanzitutto di ricordare che solo affermando Dio si serve veramente l'uomo.

 L'ha detto chiaramente Nostro Signore Gesù Cristo “Chi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”, dove il punto forte è tutto nel rinnegare se stessi. Altro che centralità dell'uomo!
 Certo che è per l'uomo, per la sua salvezza! Ma per salvarsi l'uomo non dev'essere al centro, deve “rinnegarsi” in Dio.

 Ma come si fa a rinnegare se stessi se non seguendo un “Altro” da sé?

 Ma come si fa a seguire l'Altro che è Dio se non seguendo Gesù Cristo, Dio fatto uomo, presenza non riducibile a se stessi?

 Ma come si fa a seguire Gesù Cristo se non si riconosce l'Incarnazione del Verbo fino alle estreme conseguenze, fino a riconoscere che il Corpo di Gesù permane nel mondo e si chiama Chiesa. Chiesa visibile, societas, popolo gerarchicamente ordinato, realtà storica incontrabile. Se non ci fosse questa estrema conseguenza dell'Incarnazione, Cristo scomparirebbe nello psicologico e nel sentimentale: avviene così per tanti e tanti cattolici che di fatto non seguono Gesù, ma quello che pensano di Gesù; di fatto seguendo se stessi, anzi di fatto seguendo ciò che il Potere fa pensare loro di Gesù.

 L'Anticristo, dice S. Giovanni, non riconoscerà Dio venuto nella carne; al dunque non riconoscerà la Chiesa qual è, realtà storica ed eterna, umana e divina. Ma questo non è forse realizzato storicamente dal Cattolicesimo liberale, che spiritualizza la Chiesa a tal punto da contrapporla con la sua realizzazione storica nei secoli?

 Un cattolico liberale quando pensa di dare tutto a Cristo, questo tutto ahimè consiste in una convinzione solo spirituale-intellettuale, che non sposta le cose della vita, perché Cristo non ha carne per loro. Non ha carne, perché la Chiesa è spiritualizzata fino ad essere una realtà indefinibile.

 Invece la carne di Cristo si chiama Chiesa: se uno se ne accorgesse, dovrebbe dare la vita per la Chiesa, fino alle estreme implicazioni concrete, cioè dare tutto perché la Chiesa esista.

 Loro no, i Cattolici liberali sono tutto spirituali e non vogliono implicazioni concrete: Gesù al dunque per loro esiste senza Chiesa, così da essere liberi da ogni dovere e obbligo.

 Per loro solo la propria indipendenza ha carne.
 Ma il Signore ha detto “Chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso...”.

 Sarà su questo campo l'ultima battaglia: il Liberalismo, che è lo spirito dell'Anticristo, entra  dappertutto, è nella nostra testa e nel nostro cuore come un parassita; falsa tutto e sfigura orrendamente anche le scelte partite giuste.

 Se non sei disposto a dare la vita per la Chiesa, cioè per Cristo, anche la scelta della Tradizione in te abortirà.

 Non per un amore alle nostre idee, ma semplicemente per amore alla Chiesa abbiamo fatto, in questi anni, i passi che abbiamo fatto.
 Abbiamo salvaguardato la Messa della Tradizione semplicemente perché la Chiesa esista; abbiamo fatto apostolato per questo. E anche in questo non abbiamo privilegiato nostre idee, ma siamo rimasti, ad esempio, all'ultima legge liturgica sicura prima della confusione, quella del 1962; all'ultima legge sicura dell'unica Chiesa; e se la Chiesa è la stessa, prima e dopo la rivoluzione, rifiutando la rivoluzione non abbiamo rifiutato la Chiesa.
 Siamo rimasti all'insegnamento costante dei Papi, all'insegnamento costante della Chiesa, e non alle varie ermeneutiche totalmente nuove.
  Siamo rimasti al nostro posto per questo.
 Per questo abbiamo rinunciato alle nostre piccole meschine libertà umane, perché sia affermata l'unica libertà adeguata, che è aderire a Cristo.

martedì 31 dicembre 2019

La Storia non è la loro Rivoluzione


Pubblichiamo l'Editoriale di Gennaio 2020

LA STORIA NON E' 
LA LORO RIVOLUZIONE


LA STORIA NON E' LA LORO RIVOLUZIONE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XIII n° 1 - Gennaio 2020

 Non a caso “Il Capitale” di Karl Marx fu dedicato a Charles Darwin: ogni rivoluzione si presenta come tappa ineludibile di un processo, come inevitabile passaggio, più o meno violento,  verso uno sviluppo storico nell'avvenire, verso, e qui sta il grande inganno, verso un mitico progresso da cui nessuno potrebbe tornare indietro.

 Tutto questo è falso, come è falso Darwin e il darwinismo.
 È l'ideologia della rivoluzione, il più grande inganno della storia: ti fanno credere che i tempi richiedano determinati cambiamenti un po' su tutto, che essere contrari ai cambiamenti equivale ad essere fuori della storia, ad essere contro il progresso. Fanno coincidere la Storia con le loro rivoluzioni.

 Non a caso a Fatima la Madonna parla degli errori che la Russia, se non convertita, diffonderà nel mondo.

 L'errore per eccellenza è quest'illusione diabolica del progresso rivoluzionario che il Comunismo ha cavalcato, ma che è stato poi condiviso da tutti, destra e sinistra.
 È così radicata questa falsità che nessuno osa contrastarla, anche se non la condivide per niente.
 Questa ideologia è entrata a grandi passi dentro il Tempio di Dio, dentro la Chiesa; è entrata e ha distrutto, semplicemente distrutto, non ha costruito nulla. È cosi forte però questa illusione, che nemmeno i dati spaventosi della crisi in casa cattolica fanno ravvedere qualcuno. La Rivoluzione si presenta come intoccabile.

 All'opinione pubblica mondiale si è presentato il Concilio Vaticano II come la rivoluzione rinnovatrice della Chiesa, che finalmente approdava dentro la modernità, dopo averla osteggiata per più di due secoli.

 Anche chi è stato perplesso di una simile presentazione del Concilio, quasi fosse un nuovo inizio della Chiesa, non ha combattuto con coraggio l'inganno rivoluzionario. Si è medicato tutto timidamente, troppo timidamente, cercando disperatamente di sottolineare che il Vaticano II doveva essere letto in continuità con i precedenti concili e con tutto il magistero perenne della Chiesa.

 Nemmeno di fronte al non apparire dei frutti del Concilio, questi benedetti frutti che non si vedono mai!, si ha il coraggio di dire che bisogna tornare indietro. Si prende per inevitabile la Rivoluzione! Si prende per inevitabile questo terribile falso progresso. Si accetta tutta questa spaventosa decadenza come inesorabile: è l'ideologia della Rivoluzione progressiva che vince in tutti gli animi, anche in quelli anti-rivoluzionari.

 È proprio quello che vogliono i fautori di ogni rivoluzione: far coincidere la Storia con la Rivoluzione.

 Questa supina accettazione dello schema rivoluzionario fa cercare, a quelli che sono contro, a quelli che vogliono restare cattolici non rassegnandosi al disastro della Chiesa Romana, fa cercare un “facile” rifugio nel millenarismo: “Sono gli ultimi tempi”, si dice da più parti, “è la grande apostasia”, “non resta più molto...”.
 Così dicendo non si fa più nulla per la Chiesa, non si giudica fino in fondo con intelligenza cattolica la situazione e non si agisce: che tristezza!

 Sembra di rivedere la situazione descritta da San Paolo:
"Chi non vuol lavorare neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace." (2 Ts 3,10-12).

 Applichiamo con coraggio non soltanto alla vita personale, ma anche alla nostra responsabilità nella Chiesa queste parole dell'Apostolo e ravvediamoci per agire secondo il bene.

 La Rivoluzione, anche dentro la Chiesa, non è inesorabile. Le cose possono cambiare, il Cristianesimo può rinascere nelle nostre terre, perché la storia la fa Dio e non la Rivoluzione. Ma occorre uscire da questo mondo di fantasmi che si chiama modernità!

 No, la Rivoluzione non è inesorabile: si può tornare indietro e riprendere la strada giusta, per edificare la Chiesa come Dio comanda.

 No, il Millenarismo non è la soluzione, ma la solita fuga: nessuno sa quando il Signore verrà, nel mentre abbiamo il compito di fare il cristianesimo, di fare la Chiesa, ripartendo dalla Messa giusta, la Messa di sempre, e dalla stabilità della nostra vita attorno all'altare, pieni di obbediente fervore: così il cristianesimo produrrà opere di bene.

 Gli “agitati, gli inquieti “disordinati” della Tradizione sono troppo simili agli inquieti della rivoluzione, distruggono e non costruiscono.

 Lavoriamo dunque in pace per la nostra santificazione, allora molte anime troveranno casa con noi, e la Rivoluzione scomparirà come neve al sole; forse sta già scomparendo.

  Buon anno a tutti.

mercoledì 25 dicembre 2019

Buon Natale!

"Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio;  ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio" (1Gv 4, 2-3)

sabato 30 novembre 2019

"Non riconosceranno Cristo venuto nella carne"


Pubblichiamo l'Editoriale di Dicembre 2019

"NON RICONOSCERANNO
CRISTO VENUTO NELLA CARNE"


"NON RICONOSCERANNO CRISTO VENUTO NELLA CARNE"
 Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 12 - Dicembre 2019

 Cosa resta dell'Incarnazione? C'è proprio da domandarselo in questo tornante tristissimo della storia della Chiesa nel mondo.

 Cosa resta dell'Incarnazione, di Dio che viene nella carne per la salvezza degli uomini?

 Festeggeremo il Natale come tutti gli anni; saremo sommersi dalle stupidità volgari con cui il mondo ateo è riuscito ad avvolgere la festa un tempo cristiana. Il cattivo gusto prevarrà anche quest'anno sempre di più... più sono atei e più illuminano... il mondo post-cristiano sembra un misero e triste luna park. Ma in tutto questo dov'è Gesù Cristo?

 Mischieranno come al solito pseudo-presepi di pupazzi con il peccato mortale, non solo vissuto, ma anche difeso e ostentato come un diritto dell'umano.

 Siamo di fronte al grande sacrilegio... usare Dio per se stessi.

 Che fare allora in questa attanagliante tristezza? Rifugiarti in una chiesa?

 Ahimè! Dov'è finita l'Incarnazione nella Chiesa?
 Il modernismo, che ormai ha un posto vincente, ha stravolto tutto, ha perso Gesù Cristo e lo fa perdere a chi vi si accosta.

 Gesù è diventato un discorso da interpretare. I vangeli sono il luogo degli sragionamenti pieni di dubbi e di riletture mitologiche. Li si legge senza la certezza ragionevole che siano un racconto storico.
 I modernisti parlano-parlano, scrivono-scrivono e perdono Gesù, Dio venuto nella carne.

 I Pastori della Chiesa non sono più in grado di riaffermare la semplicità della vita di Gesù Cristo, in tutta la sua pacificante certezza... non sono più in grado o non ne hanno coraggio, perché ormai, per dato anagrafico, sono figli del modernismo eretico: ci sono nati dentro e ci sono cresciuti e per far carriera lo hanno in qualche modo accettato.

 Certo, ci sarebbe la possibilità di una grazia, riandando all'inizio della loro vocazione, quando sicuramente Gesù era tutto per loro; quando si accostavano a lui con la semplicità dei bambini.
 Ci sarebbe la grazia di ricordare il volto dei loro “vecchi” che semplicemente pregavano in ginocchio con la corona in mano, domandando misericordia a un Gesù reale, fatto uomo, non interpretabile, in carne e ossa e divinità. Oh se ricordassero il volto della loro madre, del loro vecchio parroco, della catechista che ancora li affascinava parlando loro di Betlemme! Oh se ricordassero senza vergognarsi, forse la fede cattolica rinascerebbe nel loro cuore e darebbe forma alla loro intelligenza.

 Ma si vergognano dell'Incarnazione, del Dio che si fa bambino, e preferiscono restare nei salotti dell'ermeneutica, dove si uccide l'anima interpretando e diminuendo i fatti. Preferiscono i discorsi agli avvenimenti, ai fatti che hanno cambiato la storia del mondo.

 Allora, per te che fuggi da un Natale falsificato dagli atei immorali del mondo, non c'è posto nemmeno nella Chiesa, come non ci fu posto nell'albergo di Betlemme.

 “Non c'era posto per loro”... e non c'è posto nemmeno per te.

 Devi cercare una chiesa dove non ci si vergogni, ma ci si glori di Dio venuto nella carne. Dove la fede sia vissuta salvando tutto il vangelo, senza interpretarlo.
 Dove ci sia la intelligente certezza dell'esistenza storica di Gesù Cristo.
 Dove ci sia la certezza che lui è Dio.
 Dove ci sia la fede nella sua grazia potente.
 Dove ci sia la logica conseguenza dell'Incarnazione: Dio resta presente e operante nei sette sacramenti.
 Dove non si giochi con i comandamenti di Dio, ma li si riconosca tutti e dieci, con tutta umiltà.
 Dove si ripetano i gesti della preghiera, come il popolo cristiano ha sempre fatto.

 Il modernismo ha interpretato il vangelo, ha negato la storicità ad un sacco di cose, ne ha salvato uno scheletro che va bene per qualsiasi cosa e persona. Ne è rimasta una vaga religiosità sostanzialmente atea, o pagana, o immorale... e ha formato ahimè una sua chiesa, simile ad un tempio massonico.

 A fianco c'è ancora un piccolo resto che vuole Gesù, che prega e chiede perdono, che sa che sarà Natale se saremo in grazia di Dio, con una buona confessione e comunione; là in quella chiesa c'è ancora un prete che tra le candele accese dell'altare ripete i gesti e le parole della Messa cattolica, la Messa di sempre... di un prete che prima è sceso in confessionale, perché Dio è disceso dal cielo per questo. Là sarà Natale, soltanto là.
 

giovedì 31 ottobre 2019

Se non fanno sbocciare i fiori d'inverno...


Pubblichiamo l'Editoriale di Novembre 2019

SE NON FANNO SBOCCIARE I FIORI D'INVERNO...


SE NON FANNO SBOCCIARE I FIORI D'INVERNO...
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 11 -Novembre 2019

 “Cercate ogni giorno il volto dei santi”, così insegna la Didachè e così dobbiamo fare.

 Occorre aver a che fare con i santi, ogni giorno e veramente, per non cadere nell'inganno del naturalismo.

 Occorre, sui santi, tornare alla coscienza di un tempo. I santi erano onnipresenti nella vita dei cristiani, le parrocchie sono ancora  a loro dedicate, si imponevano i loro nomi al battesimo, il culto dei corpi santi era nel passato cristiano fervorosissimo. Pellegrinaggi, novene e tridui costellavano in continuazione l'anno pubblico e privato delle anime cristiane. Le nostre chiese erano avvolte dalle immagini dei santi e gli altari sormontati dalle loro statue, la pietra sacra degli altari ne custodiva le reliquie. I sacerdoti consigliavano la lettura delle loro vite per ricalcarne le imprese. Il lavoro dei contadini e dei pastori era segnato dalle loro date. Le corporazioni artigiane si mettevano sotto la loro protezione. I soldati affidati a San Michele o ai santi cavalieri.

 Occorre proprio tornare alla coscienza di un tempo, perché la verità del cristianesimo sono i santi, perché l'attualità di Cristo sono i santi, perché la prova dell'efficacia della grazia sono i santi.

 Tutto questo non è un optional destinato ai semplici che non sanno andare direttamente a Dio: la presenza dei santi ti dice che la salvezza operata da Cristo non è qualcosa di retorico, ma reale, e vedi l'azione della grazia di Cristo in quegli uomini e donne trasformate realissimamente in Gesù Cristo: e questi sono proprio i santi.

 Il Protestantesimo ha negato i santi e ne aborre il culto, questo lo sanno tutti. Per i protestanti i santi sono insopportabili perché, secondo loro, la grazia non trasforma realmente la persona, ma la copre solo di Cristo. Per lo stesso motivo non credono al Purgatorio, non vedendo la necessità di un tempo di purificazione, visto che la salvezza non è per loro una vera trasformazione in Gesù Cristo; e se non è necessario essere trasformati realmente, perché Dio dovrebbe dare ancora del tempo, per fare che?

 Invece l'azione della grazia di Dio è in noi una vera operazione, produce nell'uomo che la asseconda un reale cambiamento, che trasforma in Cristo. E l'azione della grazia, dal santo si riverbera sugli altri: sono i “magnalia Dei”, i prodigi, i miracoli fisici e spirituali che manifestano la presenza di Dio. Guardando i Santi e le loro opere sei strappato dal naturalismo e torni a credere alla vita soprannaturale. E la vita soprannaturale è “normale” per il cristiano vero.

 Ma c'è un problema in sé più grave del protestantesimo puro: si tratta della protestantizzazione del cattolicesimo, cioè di quel cattolicesimo che pretendendo di restare cattolico, trae dal protestantesimo tutti i criteri di fondo. Un cattolicesimo così, apparentemente conserva tutti i dogmi, o meglio non li nega pur non sottolineandoli tutti, ma li reinterpreta secondo quei criteri che nei protestanti portarono alla negazione delle verità di fede rivelate. Un cattolicesimo così trasformato è modernismo.

 Il modernismo è il più maturo frutto della protestantizzazione: gli scrittori modernisti trattando di storia cristiana, hanno parlato dei santi, ma, come per i vangeli, hanno tolto dalla loro vita ogni valore storico a miracoli, visioni e fatti straordinari: in una parola hanno di fatto negato il soprannaturale; siamo nel più puro naturalismo. Tutto diventa morale e culturale, della grazia che compie miracoli nei santi nemmeno più traccia.

 Eppure si parla ancora dei santi in casa cattolica, anzi mai si sono sfornati tanti santi come in questi tempi... alcuni di essi si potrebbe dire proclamati ancora “a corpo caldo”!
 E cosa sono diventati i nuovi santi? I leader delle svolte della Chiesa, quasi a dimostrare che le scelte fatte in questi anni non sono sbagliate. Sono delle canonizzazioni tutto sommato ideologiche.

 Un tempo i santi corrispondevano sempre ad uno stesso schema: folgorati dalla grazia, erano dei convertiti che si davano ad una vita di preghiera e di penitenza, rinnegando il mondo e abbracciando la sequela di Cristo. Così vivendo operavano miracoli, come il Signore aveva già detto: “Farete cose più grandi di me”. Per questo il popolo si accorgeva di loro e si formava un seguito, il più delle volte costituito da un nuovo ordine religioso o congregazione, o dalla severa riforma di uno già esistente.

 Cambiavano i secoli della cristianità, ma la "fuga mundi", la preghiera e la penitenza non mancavano mai, semplicemente perché il cristianesimo di Cristo non cambia mai.

 Oggi no, il modernismo ha voluto un cristianesimo che si evolve seguendo il desiderio espresso dalla coscienza collettiva dei fedeli, da quello che i tempi richiedono. Non si crede più alla Rivelazione consegnata da Dio in Cristo agli uomini, Rivelazione conclusa con San Giovanni. Per i modernisti la rivelazione nasce dal profondo delle persone, dal bisogno religioso.

 Così la Chiesa si è affrettata a modificare se stessa e la vita cristiana per seguire i tempi, cioè la rivelazione emergente dal bisogno religioso degli uomini. Ora per motivare cambiamenti sconvolgenti che turbano la coscienza dei semplici fedeli, fabbrica dei santi che non parlano del Cielo, che non esprimono la potenza miracolosa della grazia, ma dei santi che sono stati leader delle modifiche post-conciliari: servono a giustificare una nuova cattolicità che vuole essere a tutti costi moderna.

 Ma chi prega questi santi, chi chiede a loro le grazie, chi può imitarli nell'esercizio delle virtù cristiane? Sono santi destinati ad essere dimenticati, perché non servono alle anime, bensì alle curie per chiedere le nuove obbedienze.

 Tutto ciò è triste, ma poco male se fosse solo questo. Il grave di questa operazione è che rende scettici tutti sulla santità, rende tutti più tristemente naturalisti.

 Invece i santi ci sono ancora, ne è pieno il Cielo e spargono ancora miracoli sulla terra. E i santi, quelli veri, fanno altri santi.

 Il popolo di Dio, quello saggio di un tempo, non si faceva abbindolare: un giorno sentimmo dire da un'anziana, di fronte alle nuove  canonizzazioni: "Se non fanno spuntare i fiori d'inverno, non sono santi”.

 Se non fanno spuntare i fiori d'inverno... se nella loro vita non si manifesta il soprannaturale, non sono santi, anche se servono all'organizzazione ecclesiastica del momento.

 Ma noi vogliamo essere figli del cattolicesimo di sempre, che crede nella vita soprannaturale, che crede al miracolo e che prega i santi, quelli di sempre, i santi della cristianità.

lunedì 30 settembre 2019

Se Roma decide di non essere più Roma - Editoriale di "Radicati nella fede", Ottobre 2019


Pubblichiamo l'Editoriale di Ottobre 2019

SE ROMA DECIDE DI NON ESSERE PIU' ROMA


SE ROMA DECIDE DI NON ESSERE PIU' ROMA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 10 - Ottobre 2019

 Roma non può decidere di non essere più Roma e se lo facesse, Roma continuerebbe a sussistere, perché è voluta da Dio e non dagli uomini.

 Uno degli effetti più devastanti della distruzione della messa cattolica, sostituita da una nuova composizione chiamata Novus Ordo, appunto novus, cioè nuovo rito, è proprio la perdita della romanità.

 La messa cattolica della tradizione è la Messa romana, il messale è appunto il Missale Romanum, cioè la Messa di Roma. Tutto in essa richiama la romanità, a partire dalla lingua liturgica, il latino.

 Per questo l'hanno abbandonata, per questo hanno imposto violentemente come sostituzione una messa nuova, confezionata per fondare una Chiesa universale non romana, una chiesa ecumenica. L'ecumenismo protestantico, d'altronde, non sopportava e non sopporta la romanità. Non si era mai visto un simile autoritarismo nella Chiesa; nessuno avrebbe mai osato sostituire la Messa dei secoli cristiani con una nuova composizione fatta a tavolino dai cosiddetti esperti. Nessun Papa di Roma avrebbe mai osato fare questo, una cosa così non fu mai vista. Paolo VI ebbe, alla fine, solo la prudenza di non promulgare lui il nuovo messale, ma di farlo fare alla Congregazione dei riti: fu scrupolo del pontefice? Fu disposizione della Provvidenza? Lo sapremo in Paradiso.
 Sta di fatto che la nuova messa fu imposta con terrorismo curiale, facendo morire di crepacuore tanti preti e vescovi: emblematica, tra tutte, l'opposizione dei 6000 preti spagnoli o il dolore mortale dell'allora arcivescovo di Madrid.

 Lo scempio causato è sotto gli occhi di tutti, il disastro nella Chiesa registrabile da ogni uomo onesto.

 In questo disastro fu colpita a morte la romanità. La messa di oggi non è più la Messa di Roma, anche se sulla copertina del Messale c'è ancora stampato “Messale Romano”. L'odio per il latino è una delle manifestazioni più evidenti dell'anti-romanità. La scusa è quella della comprensione dei fedeli; in verità l'uso delle lingue nazionali è stato voluto per rendere la Chiesa cattolica meno romana. Ma se non è romana non è nemmeno cattolica. La Chiesa non sarà mai cattolica, cioè universale, perché internazionale. È il marxismo, il comunismo ad essere internazionale; no, la Chiesa sarà universale, cattolica, perché romana. Proprio in questo si manifesta la terribile crisi che viviamo. Esattamente come il Papa: non sarà Papa, se non perché romano, cioè vescovo di Roma. Il Papa non potrà mai essere il funzionario supremo di una ONU religiosa, sarà il pastore universale solo perché romano.

 È così nel disegno di Dio, che ha preparato la grandezza della Roma antica, affinché divenisse la culla della cattolicità, cioè del vero cristianesimo, quello compiuto.

 E' opportuno riportare qui le solenni affermazioni del grande Pontefice S. Leone Magno, eletto Papa nel 440, il quale in un solenne sermone per la festa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, così proclamava l'alto destino di Roma: «Affinché l'ineffabile grazia della Redenzione si diffondesse per tutto il mondo, la Provvidenza divina preparò l'impero romano, che di tutti i popoli formò una sola grande famiglia ravvicinata ed unita... affinché la predicazione dell'umano riscatto rapidamente si diffondesse in mezzo ai popoli governati da una sola città». E più sotto aggiunge: «Il Beatissimo Pietro principe del Collegio Apostolico fu destinato all'arce del Romano Impero, affinché la luce rivelata per la salvezza di tutte le genti, dal centro stesso più efficacemente si diffondesse per tutto il corpo». Ed in un impeto oratorio il grande Pontefice si rivolge a Roma e le dice: «O Roma, gli Apostoli Pietro e Paolo, questi sono gli eroi che ti innalzarono alla gloria di città santa, di popolo eletto, di città sacerdotale e regale, per modo che divenuta in virtù della sacra sede del B. Pietro, veramente capo del mondo, estendi il tuo impero con la religione divina più che non l'estendesti con la dominazione umana. Sebbene infatti, resa potente dalle molte vittorie, affermassi per terra e per mare il diritto all'impero; tuttavia, quello che le tue belliche imprese ti assoggettarono, è meno di quello che ti sottomise la pace cristiana».

 Ebbene, tutto questo era espresso nella Messa latina, nella Messa di Roma; ebbene tutto questo non c'è più per la maggioranza dei cristiani, che non essendo più romani, perché orfani della messa di Roma, non possono più essere compiutamente cattolici.

 E questo, spaventoso, è avvenuto perché Roma ha deciso di non essere più Romana.

 Ma Roma sussiste, nonostante Roma, perché fa parte del disegno di Dio. Non dipende dagli uomini, anche ecclesiastici.

 Roma sussiste, e noi in attesa di un'alba nuova per la fede, custodiamo il Missale Romanum.

sabato 31 agosto 2019

Nel tempo della Chiesa occupata - Editoriale di "Radicati nella fede", Settembre 2019


Pubblichiamo l'Editoriale di Settembre 2019

NEL TEMPO DELLA CHIESA OCCUPATA


 NEL TEMPO DELLA CHIESA OCCUPATA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 9 - Settembre 2019

  I nove anni della novena si compiono, di quella novena che ci ha portato ai piedi della Beata Vergine Maria, Regina del Monte di Oropa. L'anno prossimo sarà l'anno della quinta incoronazione, tempo certo di numerose grazie.

  Cosa ci ha spinti ad un simile gesto, cosa ci ha provocati ad una fedeltà di nove anni?

  Certamente la consapevolezza che non ci può essere vero Cristianesimo se non ai piedi di Maria Santissima.

  Il Verbo di Dio, il Verbo eterno, si è fatto uomo, è venuto nel mondo per compiere la nostra redenzione, per mezzo di Maria Santissima; allo stesso modo la presenza di Cristo in noi non accadrà in altro modo, se non per mezzo della Beata Vergine Maria.

  Certo, i santuari mariani sono tanti, perché allora la scelta di Oropa?
  Perché è il santuario dei tempi difficili.

  Quando Sant'Eusebio vi portò la statua della Vergine Bruna, la Chiesa conosceva una delle sue crisi più terribili: l'Arianesimo, l'antica eresia, aveva invaso tutto... sembrava aver vinto. Negava la divinità di Cristo, la consustanzialità di Cristo con il Padre, ma lo faceva in modo così subdolo e devoto da ingannare la maggior parte dei cristiani.
  Tutto sembrava perduto... se la Chiesa non avesse reagito il Cristianesimo sarebbe finito in una religione naturale, pensata dall'uomo, che del Cristianesimo avrebbe solo conservato la facciata esterna.
  Tutto sembrava perduto... i difensori della vera fede accusati di eresia e cacciati in esilio: Atanasio, Eusebio e tanti altri.

  A Milano, ad esempio, le chiese erano tutte in mano agli ariani e così in gran parte del mondo cattolico.

  Sant'Atanasio, e come è commovente riudirlo, arrivò a dire ai cristiani fedeli: “Loro (gli ariani) hanno le chiese, noi abbiamo la fede”.

  Proprio nel tempo della “Chiesa occupata”, Eusebio portò sui monti di Oropa la statua della Madonna per nasconderla dall'iconoclastia degli ariani, perché chi non riconosce fino in fondo la divinità di Cristo ha in odio il culto vero a Maria Madre di Dio.

  Oropa è davvero il luogo dei tempi difficili... dei tempi in cui bisogna nascondere la Madonna sotto un masso, per attendere tempi migliori, quando Dio li darà.

  Così a noi, non sembri irriverente il paragone, è stato chiesto in questi anni di stare in disparte per custodire la vita cattolica, semplicemente cattolica, senza aggiungerle e detrarle nulla: voglia il Cielo che lo abbiamo fatto!
  In disparte per non perdere la fede e la vita che da essa scaturisce, perché chi si espone troppo rischia di essere avvelenato dal clima pestifero della Chiesa occupata.
  Ma Oropa è anche il luogo della stabilitas – della stabilità.

  Quando la grazia di Dio concesse la vittoria alla fede cattolica, riproclamata con chiarezza a Nicea, e la sconfitta alla menzogna ariana, gli uomini tentarono di portare a luogo secondo loro più degno la santa immagine della Regina del Cielo. La storia di Oropa ci tramanda che la Madonna, portata solennemente verso Biella, diventò pesantissima e il carro su cui era collocata inamovibile: gli uomini compresero che la Vergine voleva restare lassù, stabile, tra le montagne dove era stata per secoli custodita e difesa.

  Non vi è forse qui, per noi, un grande richiamo alla stabilità?
  Non vi può essere difesa della fede, della vita cattolica, se non nella stabilità. Là dove il Signore ci conduce, là dove si manifesta la possibilità di vivere un Cristianesimo autentico, là devi restare.

  C'è il tempo del migrare, del nascondersi, del cercare il luogo di messa cattolica salvata; ma dopo deve venire il tempo della stabilitas: occorre, se si vuol fare vita veramente cristiana, se si vuole la propria ed altrui santificazione, occorre stare fermi al luogo dato.
  E il luogo dato non è solo geografico, è di più, è luogo morale.

  Dove c'è la Messa di sempre salvata, c'è un prete che l'ha salvata – senza di lui non ci sarebbe questa grazia. A quel prete occorre fare riferimento, sì, obbedienza; e iniziare a costruire attorno a quell'altare un mondo cattolico, con le sue opere di educazione e carità.
  Ma per far questo occorre la stabilitas loci.

  Lo sanno bene i nemici della Tradizione, che concedono le conventicole occasionali ai nostalgici, ma mai una stabilità di lavoro.

  Ma i nemici della Tradizione sono tanto aiutati dai tradizionalisti borghesi, quelli che non vogliono legami duraturi per restare liberi. Perennemente annoiati, cercano sempre altrove un luogo più Tradizionale, e così non costruiscono niente... ma loro si accontentano di essere contro.

  Grande inganno, terribile inganno. Quando persone così giungono nelle nostre chiese, dividono e distruggono, che Dio ce ne scampi!

  Oropa: luogo della difesa della fede nei tempi della Chiesa occupata; luogo della stabilitas perché la Chiesa sia edificata.

  Per queste due ragioni, che sono in fondo una, saliamo ancora ad Oropa, perché ai piedi della Madre di Dio si compia la novena; e Dio porti a compimento il nostro voto.