domenica 19 ottobre 2014

"non vera peste" li colga!

da "I Promessi Sposi"
 
"In principio dunque, non peste, assolutamente no, per nessun conto: proibito anche di proferire il vocabolo.
Poi, febbri pestilenziali: l’idea s’ammette per isbieco in un aggettivo. Poi, non vera peste, vale a dire peste sì, ma in un certo senso; non peste proprio, ma una cosa alla quale non si sa trovare un altro nome.
Finalmente, peste senza dubbio, e senza contrasto: ma già ci s’è attaccata un’altra idea, l’idea del venefizio e del malefizio, la quale altera e confonde l’idea espressa dalla parola che non si può piú mandare indietro."

mercoledì 8 ottobre 2014

attualità delle ammonizioni di san Paolo

"Vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo"
 
GALATI 1
[6]Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. [7]In realtà, però, non ce n'è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. [8]Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! [9]L'abbiamo gia detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! [10]Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo! [11]Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull'uomo; [12]infatti io non l'ho ricevuto né l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

sabato 4 ottobre 2014

custodire la dignità del Matrimonio

Copiare la prassi ortodossa

sui divorziati risposati? Impossibile.

  di monsignor Cyril Vasil’ S.I.
Fino a qualche decina di anni fa, la posizione teologica e la prassi delle Chiese ortodosse nei confronti della separazione degli sposi, dello scioglimento del vincolo coniugale, del divorzio e della possibilità di contrarre un nuovo matrimonio con la benedizione della Chiesa riscuoteva l’interesse di una cerchia ristretta di teologi e di canonisti cattolici. Negli ultimi anni, invece, questi temi hanno suscitato la curiosità di una audience più vasta. Un’altra ragione di interesse è il dibattito, in aumento all’interno di alcuni ambienti cattolici, sulla pratica della oikonomia della Chiesa ortodossa nel contesto del divorzio e dei nuovi matrimoni. (…) Tenteremo di rispondere a due domande specifiche:
a) Quale dovrebbe essere la posizione dei ministri e dei tribunali ecclesiastici preposti alla valutazione dei decreti e dei documenti, rilasciati dalla Chiesa ortodossa, che dichiarano l’invalidità, lo scioglimento o il divorzio di un matrimonio contratto nelle Chiese ortodosse insieme con il permesso di sposarsi nuovamente?

venerdì 3 ottobre 2014

contro gli ariani del XXI secolo


Pasticcio Kasper

di Roberto de Mattei
su Il Foglio del 01-10-2014
Il prossimo Sinodo dei Vescovi è preceduto da un frastuono mediatico che gli attribuisce un significato storico superiore alla sua portata ecclesiologica di mera assemblea consultiva della Chiesa. Qualcuno si lamenta per la guerra teologica che il Sinodo annuncia, ma la storia di tutte le adunanze episcopali della Chiesa (tale è il significato etimologico del termine sinodo e del suo sinonimo concilio) è fatta di conflitti teologici e di aspri dibattiti sugli errori e sulle scissioni che hanno minacciato la comunità cristiana fin dal suo sorgere.
Oggi il tema della comunione ai divorziati è solo il vettore di una discussione che verte su concetti dottrinali più complessi, come quello di natura umana e di legge naturale. Questo dibattito sembra tradurre, sul piano antropologico, le speculazioni trinitarie e cristologiche che scossero la Chiesa dal Concilio di Nicea (325) a quello di Calcedonia (451).

giovedì 2 ottobre 2014

strage di innocenti in Siria

" .....perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli."

1 ottobre 2014 : Scuola primaria Akrema , Homs: autobombe di 'ribelli moderati' , esplose al momento dell'uscita dalla scuola,  uccidono 52 persone , di cui 46  bambini .


martedì 30 settembre 2014

E' il passato che giudica il presente - Editoriale di "Radicati nella fede", ottobre 2014.



E' IL PASSATO
CHE GIUDICA IL PRESENTE

Editoriale di "Radicati nella fede"
Ottobre 2014




 
  “I veri amici del popolo non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti”. 

 Chi oserebbe oggi parlare così nella Chiesa? Chi avrebbe il coraggio di ripetere queste parole di Papa San Pio X, di cui cade quest'anno il centenario della morte? Le scrisse nella lettera “Notre charge apostolique”, del 1910, indirizzata ai vescovi e arcivescovi di Francia. Certo, S. Pio X lì tratta della concezione secolarizzata della democrazia, ma queste parole possono benissimo riferirsi anche alla situazione della Chiesa, avvelenata oggi al suo interno da una medesima secolarizzazione

 Veniamo spesso accusati, da coloro che non capiscono le scelte operate da noi in questi anni, di essere dei patetici cristiani che guardano al passato, mentre occorre vivere la Chiesa del presente. Anche tra coloro che amerebbero un po' più di tradizione nell'azione della Chiesa, tra i “conservatori timidi” per intenderci, l'imbarazzo è quello di non passare per tradizionalisti, uomini cioè troppo ancorati all'antico. 

 Invece per noi è chiaro che il passato deve prevalere sul presente, in modo netto.

 È il passato che giudica il presente della Chiesa e non il presente della Chiesa che giudica il passato. 

 Semplicemente perché all'origine c'è Gesù Cristo Nostro Signore, è lui il Capo della Chiesa, la Chiesa è il suo Mistico Corpo. E Cristo ci viene dal passato: la conoscenza di Lui, la Rivelazione divina, la sua Grazia anche, agiscono nel presente ma ci sono consegnate dal passato, dalla ininterrotta trasmissione di verità, santità e grazia, che dagli Apostoli giunge fino a noi attraverso quel processo che si chiama Tradizione.

 Potremmo senza il passato essere Cattolici? Conosceremmo Cristo senza questa comunicazione con il passato? Avremmo i sacramenti, se non ci fossero consegnati dalla Tradizione Apostolica, che ci àncora al passato con certezza? Senza il sacerdozio che ci viene dalla successione apostolica, che ci unisce con certezza al passato e cioè a Cristo, avremmo ancora i sette sacramenti con la grazia che salva? 

 No di certo! Una Chiesa del solo presente sarebbe una non-chiesa, una pura falsità inventata dagli uomini; una vuota casa umana fatta di parole senza Dio.
  Cristo e la sua grazia ci sono dunque continuamente consegnati dal passato della Chiesa, perché il presente sia il tempo della salvezza. 

 Per questo, e non per un gusto personale, vogliamo che sia il passato a giudicare il presente della Chiesa, guidando tutti i giudizi necessari a compiere scelte giuste che evitino mortali errori.

 Per sapere se stai pensando e agendo in modo cattolico, devi guardare a ciò che nel passato la Chiesa ha insegnato e fatto. A ciò che, nei secoli, nella Chiesa si è mantenuto costantemente, portando frutti di bene. Altrimenti cadrai nell'errore degli eretici che hanno perso Cristo. 

 L'alternativa a questo prevalere del passato sul presente, sarà una nuova religione fondata su un “Cristo carismatico” che dipende dal tuo modo di sentire del momento, che dipende dal tuo sentimento; e il tuo sentimento dipende infine dalla mentalità comune che il potere di questo mondo impone.

 Hanno fatto così tutti gli eretici della storia della Chiesa, hanno fatto così i Protestanti, volendo stare con Cristo negando tutto il passato della Chiesa, giudicandolo negativamente. E Cristo lo hanno perduto. 

 È il male del cattolicesimo diffusosi oggi in mezzo a noi. Un cattolicesimo che usa il presente della Chiesa per condannare il suo passato.

 Anche i famosi “mea culpa”, con cui anni fa' il Sommo Pontefice domandò perdono per le colpe dei cristiani nella storia, furono usati ideologicamente come condanna della storia della Chiesa: oggi un normale cristiano è portato a pensare che la vera Chiesa di Cristo è quella di oggi, mentre nel passato c'è una Chiesa che deve farsi perdonare quasi tutto quello che ha fatto. 

 Così si è sovvertito l'ordine della verità e si è introdotta una logica falsa e non cattolica, quella del presente che giudica il passato: il contrario della Tradizione.

 La Tradizione resta una delle fonti della Rivelazione assieme alla S. Scrittura; e la Tradizione implica la venerazione del passato della Chiesa, e chi lo nega non è più cattolico. 

 La mentalità comune oggi è di fatto il ribaltamento della logica cattolica: ti permettono di infangare il passato della Chiesa con una facilità estrema e con una ignoranza estrema; anzi, se lo fai ti lodano pure, perché dimostri di essere un cristiano adulto che ripensa criticamente la sua fede; mentre il presente della Chiesa non puoi azzardarti a giudicarlo, pena l'essere accusato di disobbedienza e scisma.

 Che strana questa non-logica della Chiesa ammodernata: l'unico pericolo di scomunica grava su coloro che si permettono di valutare ciò che sta accadendo nel presente della Chiesa. Il mea culpa lo puoi fare battendo il petto dei cristiani di un tempo, ma non puoi farlo sul tuo petto di cattolico del presente.

  Sono invece gli Apostoli, sono i Padri della Chiesa, sono i Papi e i Concili dogmatici di duemila anni di Cristianesimo, sono i santi della cristianità a giudicare il nostro presente: in una parola è Cristo con il passato della Chiesa a giudicarci. 

 Per lo stesso preciso motivo, diciamo che è la Messa della tradizione che giudica il disastro liturgico di oggi.

 È la Messa del passato che giudica quella in circolazione oggi e non la accetta. Non è la Messa antica che deve chiedere timidamente il permesso di essere giudicata e tollerata dalla Messa di oggi. Sono i frutti di santità prodotti dalla Messa antica a giudicare lo sgretolamento della presenza cristiana nel mondo, causato anche da una riforma liturgica che non ti permettono di giudicare.

venerdì 19 settembre 2014

Il giorno di San Crispino e Crispiano si avvicina


 
ENRICO:
Chi è mai che desidera questo?
Mio cugino Westmoreland?
No, mio caro cugino.
Se è destino che si muoia, siamo già in numero più che sufficiente;
e se viviamo, meno siamo e più grande sarà la nostra parte di gloria.
In nome di Dio, ti prego, non desiderare un solo uomo di più.
Anzi, fai pure proclamare a tutto l’esercito che chi non si sente l’animo di battersi oggi, se ne vada a casa:
gli daremo il lasciapassare e gli metteremo anche in borsa i denari per il viaggio.
Non vorremmo morire in compagnia di alcuno che temesse di esserci compagno nella morte.
Oggi è la festa dei Santi Crispino e Crispiano; colui che sopravviverà quest’oggi e tornerà a casa,
si leverà sulle punte sentendo nominare questo giorno, e si farà più alto, al nome di Crispiano.
Chi vivrà questa giornata e arriverà alla vecchiaia, ogni anno alla vigilia festeggerà dicendo:
"Domani è San Crispino";
poi farà vedere a tutti le sue cicatrici, e dirà:
"Queste ferite le ho ricevute il giorno di San Crispino".
Da vecchi si dimentica, e come gli altri, egli dimenticherà tutto il resto, ma ricorderà con grande fierezza le gesta di quel giorno.
Allora i nostri nomi, a lui familiari come parole domestiche – Enrico il re, Bedford ed Exeter, Warwick e Talbot, Salisbury e Gloucester – saranno nei suoi brindisi rammentati e rivivranno questa storia.
Ogni brav’uomo racconterà al figlio, e il giorno di Crispino e Crispiano non passerà mai, da quest’oggi,
fino alla fine del mondo, senza che noi in esso non saremo menzionati; noi pochi.
Noi felici, pochi.
Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello,
e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata,
e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui,
e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino!

domenica 14 settembre 2014

"il contesto cattolico è in gran parte una specie di protestantesimo presieduto dal papa con qualche raro correttivo cattolico, sempre più residuale, in verità"

Le tradizioni ecclesiastiche, loro ruolo e conseguenza della loro abolizione pratica


Questo scritto segue, in qualche modo, quello precedente.

 Probabilmente ho già parlato attorno a questo tema. Nonostante ciò, lo voglio riprendere per approfondirne qualche aspetto. 

 Nello schema riportato nell’ultimo post e qui ripreso, ho puntualizzato che l’autorità fondativa (Gesù Cristo) è all’origine della Tradizione religiosa (cristiana). 

 Per Tradizione cristiana non si deve solo intendere quanto ci giunge dalla rivelazione scritta (il Nuovo Testamento) ma il modo d’interpretare e di vivere la Scrittura.  

 È esattamente questo modo d’interpretarla e di viverla che ripara la Rivelazione scritta ad ogni genere d’arbitrio e di soggettivistica interpretazione. 

 È esattamente questo modo d’interpretarla e di viverla che realizza la comunione ecclesiastica dimodoché un ambito ecclesiastico inizia a divenire scismatico dalla Chiesa nel preciso momento in cui cambia sostanzialmente il suo modo d’interpretare e vivere la Tradizione. 

 È sempre questo modo d’interpretarla e viverla a comporre la cosiddetta “esperienza cristiana”. 

 L’ “esperienza cristiana” non è, dunque, il risultato di un soggettivismo capriccioso, qualcosa di meramente psicologico (o psicologistico) ma qualcosa nella quale si conosce e riconosce lo stile (l’ ethos) di Cristo che si distacca da un piano puramente umanistico. 

venerdì 12 settembre 2014

cani muti e pecore macellate

CANI MUTI CHE NON SANNO ABBAIARE


Spesso, guide d’anime improvvide e paurose di perdere il favore degli uomini hanno gran timore di dire liberamente la verità; e, secondo la parola della Verità, non servono più alla custodia del gregge con lo zelo dei pastori ma fanno la parte dei mercenari (cf. Gv. 10, 13), poiché, quando si nascondono dietro il silenzio, è come se fuggissero all’arrivo del lupo.

Per questo infatti, per mezzo del profeta, il Signore li rimprovera dicendo: Cani muti che non sanno abbaiare (Is. 56, 10). Per questo ancora, si lamenta dicendo: Non siete saliti contro, non avete opposto un muro in difesa della casa d’Israele, per stare saldi in combattimento nel giorno del Signore (Ez. 13, 5).

Salire contro è contrastare i poteri di questo mondo con libera parola in difesa del gregge; e stare saldi in combattimento nel giorno del Signore è resistere per amore della giustizia agli attacchi dei malvagi. Infatti, che cos’è di diverso, per un Pastore, l’avere temuto di dire la verità dall’avere offerto le spalle col proprio silenzio? (San Gregorio Magno, Papa)

giovedì 11 settembre 2014

"Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? " (Lc 11,11)

Il pane raffermo della chiacchiera

Loreto. “Qui non confessioni ma dialogo e ascolto”


   
Che ne è della fede, se nella Casa di Maria le anime non trovano balsamo celeste per le ferite, ma il pane raffermo della chiacchiera?

di Alessandro Gnocchi
Se un giorno di fine estate un pellegrino si avventurasse nel santuario di Loreto in cerca un confessore, si guardi bene dall’aggirarsi tra i confessionali posti attorno alla Santa Casa. Tenti invece in qualche cappella minore, prima o poi vedrà un frate accomodato su una sedia, un fedele non sempre in ginocchio e un piccolo gruppo in frettolosa attesa: vorrà dire che è arrivato.
Ma, soprattutto, il pellegrino si astenga dal frugare con lo sguardo nella Cappella degli slavi, dove un laconico cartello ammonisce a caratteri di scatola “Qui non confessioni ma dialogo e ascolto” e un’opportuna locandina spiega che il “Punto d’ascolto” è attivo ogni giorno dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 16,00 alle 18,00.