giovedì 12 gennaio 2017

Timor Domini Initium Sapientiae

Cardinal Raimond Leo Burke: Non temo di perdere la porpora,
ma il giudizio di Dio
 
Nella nostra traduzione, il testo integrale dell'intervista di Michael Matt al Cardinal Raymond Leo Burke apparsa nella versione cartacea di The Remnant il 25 dicembre scorso e l'altro ieri in quella on line.
Dopo le recenti affermazioni con le quali il Card. Müller escludeva pericoli per la dottrina e la fede, le accuse di ogni genere e le minacce del decano della Rota Romana sul rischio di destituzione dei 4 cardinali dei dubia, il Cardinale ha confermato e meglio esplicitato precedenti dichiarazioni, dimostrando di essere sostenuto da una vera e salda fede e conseguente coerenza e fortezza di Pastore fedele al suo mandato. Ci sono molti spunti e approfondimenti da sviluppare dalle dichiarazioni che seguono, anche sul Concilio. Non li trascureremo. Il cardinale peraltro parla in modo sempre più chiaro seppur comprensibilmente prudente e giustamente rispettoso. Gli assicuriamo tutta la nostra preghiera e il nostro sostegno. 
Inserisco una prima notazione preliminare, di getto. Il cardinale, in un'altra intervista, si riferisce alla nota apostrofe con cui ad Antiochia Paolo chiese a Pietro il motivo per cui egli costringeva «i Gentili a far come i Giudei» (Gal 2,17). E quella era una domanda, una semplice domanda (anche se non nasconde un velato rimprovero), fatta «dal minimo degli Apostoli» (1 Cor 15,9) al proprio Capo, così come è quella dei 4 cardinali. In ogni caso Burke, riferendosi all’episodio di Antiochia allude alla formulazione dei «Dubia» ma non alla «correzione formale» che, se è correttiva, non può certo porsi con modalità interrogative, ma assertive, categoriche, e adeguatamente conclusive.
Richiamiamo, per gli approfondimenti, l'archivio degli articoli sull'AL.

MJM: Vorrei affrontare l’argomento che è il piatto forte del giorno, vale a dire la controversia che gira intorno all’esortazione post-sinodale di Papa Francesco, l’Amoris Laetitia (AL). Il documento – specialmente il paragrafo 305 – è stato definito da vari sacerdoti e teologi (per esempio, su EWTN e in altri siti) “pericoloso”, “assai sconcertante”, “molto problematico”, “un grande sbaglio”, “una contraddizione diretta della Familiaris Consortio di Papa Giovanni Paolo II”, e così via. Innanzitutto, Eminenza, quanta autorità possiede l’AL? Stiamo parlando semplicemente di qualcosa di scandaloso o vi sono paragrafi in odore di eresia?

Cardinal Burke: Innanzitutto, come ho dichiarato sin dal principio, la stessa forma dell’Amoris Laetitia – e quelle che sono in realtà solo le parole del papa contenute nel documento – indica che non si tratta di un esercizio del magistero papale. E il modo in cui è necessario leggere il documento, come nel caso di tutti gli altri, è alla luce dell’insegnamento e della pratica costanti della Chiesa. Quindi, le dichiarazioni dell’AL che sono conformi all’insegnamento e alla pratica costanti della Chiesa sono sicuramente valide. Ma vi sono alcune affermazioni che come minimo possono generare confusione e che devono essere chiarite: è per questo che quattro di noi cardinali abbiamo presentato, in conformità con la prassi tradizionale della Chiesa, cinque domande al Santo Padre sui fondamenti della vita morale e sull’insegnamento costante della Chiesa al riguardo. E una volta presentati i dubia e formulate queste domande, è chiaro che riteniamo che, qualora non venga fornita alcuna risposta, sorgerà un gran pericolo e si prolungherà la confusione che regna nella Chiesa, che sta inducendo nell’errore le anime su temi che hanno a che vedere con la loro stessa salvezza. Pertanto è sicuro che senza una risposta chiarificatrice a queste domande esiste la possibilità del sorgere di uno scandalo. Per quanto riguarda la questione dell’eresia, bisogna prestare molta attenzione nel distinguere tra eresia materiale ed eresia formale. In altre parole, per quanto riguarda l’eresia materiale: vi sono realmente nel testo dichiarazioni materialmente eretiche? Sono contrarie alla fede cattolica? Per quanto riguarda l’eresia formale: chi l’ha scritto – in questo caso la persona del papa – aveva intenzione di proclamare insegnamenti eretici? Nemmeno io credo che si tratti di questo secondo caso. Per quanto riguarda invece il primo caso, il linguaggio del testo è molto confuso ed è difficile stabilire con certezza se le affermazioni confuse siano materialmente eretiche. Però devono essere chiarite, e rifiutare di fare chiarezza su di esse potrebbe indurre i fedeli nell’errore, in un pensiero radicale su temi molto seri.
MJM: Se non cambierà nulla e se non arriverà alcuna chiarificazione, e dato che stiamo parlando dell’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio – matrimonio che è già tanto minacciato, con una percentuale sempre crescente di divorzi e adesso persino dal matrimonio gay –, che effetto prevede che avranno le applicazioni dell’AL, specialmente dei paragrafi 305 e 351, non solo sulla Chiesa ma sul mondo intero?

Cardinal Burke: Vi sarebbero conseguenze devastanti. Recentemente ho letto un editoriale di Ross Douthat sul New York Times che commentava l’applicazione dell’AL nella diocesi di San Diego. Il giornalista ha affermato correttamente che se tale interpretazione dell’AL fosse giusta e accettabile l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio avrebbe cessato di esistere. E ovviamente non possiamo pensare che sia così, poiché stiamo parlando della legge che Dio ha inscritto nei cuori umani sin dalla loro creazione; si tratta di quell’ordine e di quella legge che Cristo ha confermato nel Suo insegnamento nel modo più chiaro possibile, come viene narrato nel capitolo 19 del Vangelo secondo Matteo, in cui Egli gli conferisce lo status di sacramento cristiano. Si deve quindi rispondere ai dubia. Si deve rispondere alle domande in conformità con la tradizione della Chiesa, affinché la Chiesa stessa possa portare avanti la sua missione per la salvezza del mondo. Se la Chiesa dovesse semplicemente accettare il modo di pensare della cultura attuale sul matrimonio, tradirebbe se stessa e tradirebbe il suo Signore e Maestro, e ciò non possiamo assolutamente permetterlo.

MJM: In una lettera privata del 5 settembre ai vescovi di Buenos Aires, Papa Francesco ha scritto: “Non vi sono altre interpretazioni dell’Amoris Laetitia”, ossia “altre” rispetto a quella che sostiene che in certi casi i cattolici divorziati e risposati possano essere ammessi alla Santa Comunione. Francesco è molto trasparente su questo punto, Eminenza. Crede quindi possibile di poter immaginare uno scenario futuro in cui Lei scopra all’improvviso che Le era sfuggito qualcosa e che i quattro cardinali avevano frainteso l’AL, e in cui Lei debba ammettere di aver avuto torto? Voglio dire, nel caso in cui sia impossibile che uno scenario del genere si presenti, a che servono i dubia? Non conoscete già le risposte alle vostre cinque domande?

Cardinal Burke: È ovvio che le conosciamo. Ma il fatto importante è che il pastore della Chiesa universale, nel suo ministero di guardiano e promotore delle verità della fede, manifesti con chiarezza che sì, risponde a queste domande nello stesso modo in cui la Chiesa risponde ad esse. E che quindi quanto ha scritto in quella lettera rappresenta esclusivamente la sua comprensione personale della questione, ma che non può essere considerata un esercizio del magistero papale. È doloroso trovarsi in questa situazione, ma dobbiamo continuare a insistere affinché venga fatta chiarezza in merito.

MJM: Eminenza, in quest’epoca di dialogo, lo stesso Papa Francesco ha esortato a una “discussione aperta di varie questioni dottrinali” e ha affermato che il pensiero di pastori e teologi, nel caso in cui essi siano fedeli, onesti, realisti e creativi, “aiuterebbe davvero a fare maggiore chiarezza”. Cosa si può inferire quindi da questa decisione di non dialogare con voi nella vostra ricerca di chiarezza su questi punti di fondamentale importanza della teologia morale?

Cardinal Burke: Per parlare chiaro, la gente ha accusato noi quattro cardinali di mancare di rispetto al ministero papale o di avere un atteggiamento ostile nei confronti del papa. Non è affatto così. Siamo cardinali. Abbiamo una responsabilità molto seria, quella di assisterlo: è per questa ragione che presentiamo alla sua attenzione queste domande che riguardano un documento che reca la sua firma. E non potremmo agire diversamente; la Chiesa non può agire diversamente. Quindi, la questione dev’essere chiarita con certezza. Sollevando i dubia abbiamo dato inizio a un dialogo. Quando siamo stati informati del fatto che non ci sarebbe stata alcuna risposta ci siamo resi conto che il dialogo doveva essere presentato all’intera Chiesa perché troppi fedeli – troppi sacerdoti e vescovi – stanno manifestando una gran confusione in merito, e perché stanno sorgendo troppe divisioni in varie parti della Chiesa, tra vescovi e sacerdoti e fedeli laici, sugli insegnamenti fondamentali della fede. Ebbene, questa è opera del diavolo. Lo Spirito Santo genera unità e la conversione quotidiana della vita al Cristo che ci aiuta a vincere i nostri peccati e a vivere in conformità con la verità. Pertanto questa divisione deve essere affrontata e ricomposta. Non le sembra?

MJM: Assolutamente sì. E ovviamente, a tutti noi laici che guardiamo al futuro con fede, sembra che questo sia il vostro compito, il vostro dovere di fronte a Dio.

Cardinal Burke: Difatti, alcune persone mi hanno chiesto: “Ma perché avete pubblicato questi dubia? È il papa. Vi sarebbe dovuto bastare”. Ma no, non è sufficiente perché ovunque io vada – e ultimamente sto viaggiando molto – la gente mi dice: “Ma che succede a voi cardinali? Ci sono delle questioni molto serie che rimangono aperte e rimanete in silenzio. Non dite nulla”. E ha ragione. Se rimanessimo in silenzio indurremmo davvero i fedeli a credere che tutto vada bene. Ma non va bene per niente.

MJM: Recentemente la situazione ha raggiunto una tensione tale che si è prospettata persino la possibilità che Lei possa perdere il Suo rango cardinalizio. Crede che si possa arrivare a questo?

Cardinal Burke: Non ci penso nemmeno. Voglio dire: certo, è possibile. Nella storia della Chiesa è già successo che un cardinale abbia perso il suo titolo. Ma adesso non ci penso, perché so qual è il mio dovere e non posso farmi distrarre da questo tipo di pensieri, non posso preoccuparmi se mi si perseguiterà in qualche modo per via del fatto che difendo la verità. Una persona mi ha chiesto: “Non ha paura di insistere su questi temi?”. E io ho risposto che ciò di cui ho paura è di comparire di fronte a Nostro Signore, il Giorno del Giudizio, e di doverGli dire: “No, non Ti ho difeso quando Ti attaccavano, quando la verità che Tu hai insegnato veniva tradita”. Pertanto, non ci penso affatto.

MJM: Ebbene, Eminenza, io prego affinché quanto Lei ha appena espresso diventi un atteggiamento contagioso nella vita della Chiesa e ai suoi più alti livelli. Ma Lei sa di godere di un supporto notevole. Difatti, esprimendo il loro appoggio a Lei e agli altri tre cardinali, poche settimane fa un certo numero di pastori, accademici e professori di alto profilo, tanto qui come in Europa, hanno firmato una lettera di sostegno in cui sottolineavano il fatto che, come risultato della confusione generale e della disunione provocata dalla promulgazione dell’AL, la Chiesa universale sta entrando ormai in un “momento gravemente critico della sua storia” che, a loro avviso, presenta delle somiglianze allarmanti con la grande crisi ariana del quarto secolo. Sono curioso di sapere se Lei è d’accordo. Pensa che questa situazione è di una tale gravità da poter diventare qualcosa di paragonabile alla crisi ariana?

Cardinal Burke: Ebbene sì, e sarà tanto più probabile quanto più a lungo continuerà a diffondersi la confusione su verità fondamentali della fede. Nel caso della crisi ariana, la questione girava intorno alle due nature nell’unica persona di Nostro Signore Gesù Cristo. Ma anche in questo caso abbiamo a che fare con una verità fondamentale, in realtà con due verità fondamentali: quella della natura del Santo Matrimonio e quella relativa alla Santa Eucaristia. E se questa confusione non cesserà di esistere ci troveremo in una situazione in cui all’interno della Chiesa una gran quantità di persone non crederanno più nella fede cattolica, come poté verificare per esempio Sant’Ambrogio quando divenne vescovo di Milano. Per cui lei vedrà che si tratta di una questione molto seria, e non penso che la gente esageri quando fa questo paragone (quello con l’arianesimo). Non lo penso affatto.

MJM: Nella sua lettera di sostegno ai quattro cardinali, il Vescovo Athanasius Schneider – che su questo punto sembra essere il suo copilota, per così dire, appoggiandoLa grazie a Dio – parla di una “reazione intollerante ai vostri dubia” e fa notare che i quattro cardinali sono stati castigati come se fossero “irragionevoli, ingenui, scismatici, eretici e persino comparabili agli eretici ariani”. Ciò La avrà ovviamente ferita a livello personale, Eminenza. Ma cos’è andato storto nella Chiesa tanto da far sì che una semplice richiesta di chiarezza su un tema di morale e dottrina susciti una reazione così viscerale da parte dei membri della gerarchia?

Cardinal Burke: Le dirò cos’è che è andato storto secondo me: un modo di pensare alquanto mondano è penetrato nella vita della Chiesa. La Chiesa si è divisa in partiti politici invece di perseguire l’unità di tutti i cattolici in Cristo. E questo modo di pensare mondano induce certe persone a sfogarsi in questo tipo di attacchi ad hominem sregolati e ridicoli. I dubia sono stati formulati in modo estremamente rispettoso; sono delle domande assai sincere e meritano delle risposte sincere. In queste reazioni esagerate io vedo un segno del fatto che le persone che non vogliono rispondere correttamente ai nostri dubia si rendano conto in realtà di non trovarsi su un terreno solido. Non possono rispondere correttamente ai dubia e così cercano di screditare la persona che ha sollevato queste questioni. Si tratta di una reazione umana molto vecchia ma mondana e secolare. Non deve aver posto nella Chiesa.

MJM: E quindi cosa succederà, Sua Eminenza? Se Papa Francesco rifiuterà di rispondere ai vostri dubia, quale sarà il prossimo passo da farsi? Lei ha menzionato la possibilità di far loro assumere lo status di una correzione formale. Ma cosa implica ciò esattamente?

Cardinal Burke: Non sarebbe qualcosa di molto differente dai dubia. In altre parole, la verità che sembra essere messa in questione dall’AL verrebbe semplicemente riaffermata sulla linea di quanto la Chiesa ha sempre insegnato, praticato e annunciato nel suo insegnamento ufficiale. E in questo modo tali errori sarebbero corretti. Le sembra chiaro?

MJM: Assolutamente sì. Vado un po’ fuori tema, ma quando mi trovavo a Roma per riportare notizie sul Sinodo lo scorso anno, ho notato che emergeva costantemente un tema: l’idea dell’accompagnamento, la ‘Chiesa dell’accompagnamento’, come se la Santa Madre Chiesa non avesse saputo accompagnare i peccatori in passato. Ciò mi ha generato confusione, ma le cose sembrano essersi spinte oltre: il Cardinal Peter Turkson, per esempio, ci ha garantito durante la conferenza stampa vaticana che nel prossimo Sinodo questa ‘Chiesa dell’accompagnamento’ affronterà le cosiddette ‘unioni gay’. Lei prevede dei cambiamenti anche nel modo in cui questo pontificato ‘accompagna’ le persone implicate in unioni omosessuali? È possibile che il prossimo anno, di questi tempi, potremmo star qui discutendo di dubia su un’esortazione post-sinodale che sembrerà approvare la condotta omosessuale?

Cardinal Burke: Questo concetto di accompagnamento non ha certamente alcun significato teologico o dottrinale. E sicuramente non giustifica il fatto che vengano messe in questione le verità morali, specialmente per quanto riguarda azioni che sono sempre e comunque cattive. E se l’accompagnamento viene compreso in tal modo, Lei ha ragione: ciò potrebbe portarci a ogni tipo di dibattiti estremamente pericolosi che indurrebbero alla confusione più totale. Ma penso che questo falso concetto di accompagnamento, avendo già manifestato i suoi effetti dannosi nel contesto del dibattito su quanti si trovano in unioni matrimoniali irregolari, ci porterà o a chiarire ulteriormente cosa vuol dire esattamente accompagnamento o ad abbandonare definitivamente questa nozione. Tutto ciò ha le sue radici nel rapporto tra fede e cultura. Siamo chiamati dalla nostra fede a confrontarci con la cultura, ma quel che dobbiamo fare è confrontarci con la cultura alla luce delle verità della fede e fare in modo che si trasformi, ossia che si conformi sempre di più alla verità che Dio ha inscritto nella natura stessa e in particolare nel cuore dell’uomo. Ma se il concetto di confronto con la cultura non è illuminato teologicamente e non viene compreso correttamente, comincia a sembrare che la Chiesa stia correndo sempre di più dietro la cultura. In altre parole, che stia cercando di imitarla. Ora, se la cultura fosse perfettamente cristiana, ciò non sarebbe corretto ma la fede non sarebbe pregiudicata. Ma viviamo in una cultura che è nemica della vita, della famiglia, della religione: pertanto, dare l’impressione che la Chiesa appoggi una tale cultura è semplicemente una follia.

MJM: Sì, sembra proprio così. Voglio dire, il Santo Padre ha ammonito i sacerdoti invitandoli a non trasformare il confessionale in una “sala delle torture”; eppure sembrerebbe che la cultura – che è attualmente così Cristofoba, se così si può dire – non abbia mai avuto più bisogno di ascoltare la voce della Madre Chiesa in un modo correttivo rispetto a quanto non ne ha bisogno oggi… forse non di accompagnamento, ma quel che voglio dire è: l’atto di cercare di correggere e aiutare il peccatore non è forse il miglior modo di accompagnarlo?

Cardinal Burke: È proprio così! Tutto ciò con estrema carità. Non ci avviciniamo alla gente puntandole il dito contro, gridandole o agendo in modo isterico. La nostra fede ci rende sereni, ma allo stesso tempo ci rende anche fermi e retti. Per questo ci confrontiamo con la cultura con la verità della legge morale e con la verità che Cristo Stesso insegna. E in realtà ciò è proprio quanto la cultura desidera realmente. La cultura non può avere alcun rispetto nei confronti di una Chiesa che affermi: “Ma sì, va tutto bene” e che la appoggi. Questa cultura si aspetta di essere affrontata dalla Chiesa con delle sfide. Spesso mi sento di utilizzare il paragone della relazione che esiste tra genitori e figli. Quando i figli si comportano male, hanno bisogni di essere corretti e guidati. Se i genitori non fanno altro che viziarli e dire: “Ma sì, siete proprio bravi, va tutto bene”, i figli crescono in un modo estremamente disordinato e sviluppano gravi problemi. E per questo motivo non rispettano più i loro genitori.

MJM [ridacchiando]: Eminenza, Le posso dire che sono padre di sette figli e che non li ‘accompagno’ molto. Voglio loro bene e li correggo quando è necessario, ma ‘accompagnarli’? Cosa significa?

Cardinal Burke: Esatto. Anche come insegnante ho spesso corretto studenti che mi hanno gridato: “La odio”. Vede, ho conosciuto genitori che mi hanno raccontato che i loro figli sbattono la porta gridando: “Vi odio”. Ma alla fin fine io penso che i giovani siano grati delle correzioni che ricevono. La gratitudine può non essere un fatto immediato, ma la cosa importante è che abbiamo di fronte a noi l’eternità, il bene eterno dei nostri figli e anche il destino eterno della cultura, e pertanto possiamo attuare di conseguenza.

MJM: Giusto. Sa, Eminenza, nell’ultimo decennio i cattolici ne hanno passate tante: dai vari scandali sacerdotali all’abdicazione di Papa Benedetto e ora a questo pontificato ben poco convenzionale di Papa Francesco. E adesso anche questo evento. So che abbiamo ancora poco tempo a disposizione, ma vorrei chiederLe: qual è il consiglio che Si sente di dare ai fedeli laici cattolici nel caso in cui Papa Francesco continui ad astenersi dal dare una risposta ai vostri dubia?

Cardinal Burke: Il mio consiglio è questo, ed è ispirato dalla verità, dalla realtà del fatto che Cristo è vivo per noi nella Chiesa, nell’insegnamento di quest’ultima, nei suoi sacramenti, nella sua vita di preghiera e di devozione e nella sua disciplina: continuate a rafforzarvi nella conoscenza della fede e nella conoscenza di Cristo che è vivo per noi all’interno della Chiesa. Studiate il Catechismo della Chiesa Cattolica e altre espressioni dell’insegnamento costante della Chiesa: per esempio, l’esortazione apostolica Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II. E poi continuate a approfondire la vostra partecipazione alla Sacra Liturgia, la vostra vita di preghiera in casa e la vostra vita devota. E allo stesso tempo, sforzatevi di conformare sempre di più le vostre vite alle verità della nostra fede, seguendo l’insegnamento morale della Chiesa e l’insegnamento della legge morale. Oggi, dopo la preghiera dopo la Comunione, abbiamo pregato, nella forma ordinaria, di diventare delle torce che diano il benvenuto a Cristo per mezzo delle nostre preghiere e della nostra testimonianza della Sua verità, ed è di questo che ci dobbiamo preoccupare. E se faremo questo ci sentiremo incoraggiati e non ci lasceremo abbattere da queste grandi difficoltà che stiamo patendo.

MJM: Eminenza, sono nato nel 1966, quindi sono sostanzialmente un figlio del Concilio Vaticano II, e mi sembra che tutta la mia vita sia stato un cammino di diminuzione graduale della Tradizione Sacra, che è stata rimpiazzata continuamente da novità. Mi riferisco alla Comunione data nelle mani o alle chierichette o all’annullamento facile di matrimoni e via dicendo. Papa Francesco si definisce una persona che agisce in fedele accordo col vero spirito del Secondo Concilio Vaticano Ecumenico. E mi chiedo: Lei non nutre la preoccupazione che quanto stiamo osservando attualmente sia di fatto il seguito di una sorta di continuità con quello spirito del Vaticano II che ha a che vedere più con un nuovo orientamento generale della Chiesa che con Francesco in particolare?

Cardinal Burke: È una preoccupazione legittima. E ogni volta che odo quell’espressione – lo ‘spirito del Vaticano II’ – mi allarmo immediatamente, perché è fuori di dubbio, è stato dimostrato ed è più che dimostrabile che quanto è successo all’interno della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, ciò che ha invocato il Concilio Vaticano II stesso per giustificarsi, non aveva nulla a che fare con quanto i padri conciliari hanno insegnato. Lo abbiamo visto nella devastazione della Sacra Liturgia e in altri ambiti. Pertanto ritengo che quel che dobbiamo fare è ritornare all’insegnamento costante della Chiesa così com’è espresso non solo nel Concilio Vaticano II ma in tutti i concili ecumenici e in tutti gli insegnamenti autentici della Chiesa nel corso dei secoli. Solo quando i cattolici saranno ben ferrati negli insegnamenti della fede saranno pronti a dare quella testimonianza di cui oggi c’è bisogno e ad essere membri forti della Chiesa, a mantenere la Chiesa forte. Patiamo ormai da decenni di catechesi povere o dell’assenza totale di catechesi, e stiamo pagando dazio per questo. Ma possediamo gli strumenti per affrontare questa situazione e dobbiamo utilizzarli. E oggi scorgo molti segni di persone che vogliono conoscere realmente la loro fede a approfondire la sua conoscenza. Queste persone vogliono che la Sacra Liturgia sia realmente quello che dev’essere: un incontro col Cielo in tutta la sua bellezza. Queste persone hanno anche un grande interesse nell’imparare come condurre una vita morale e buona.

MJM: Un’ultima domanda, Eminenza, se vuole essere così cortese da dirmi una cosa che mi sarebbe di grande aiuto. Siamo membri della stampa cattolica, e molti di noi sostengono Lei e gli altri tre cardinali. Ma vogliamo anche essere parte della soluzione. Non vogliamo essere parte del problema. Cosa desidera da parte nostra durante lo sviluppo della vicenda connessa ai dubia? C’è qualcosa che Lei preferirebbe che non dicessimo? In altre parole: qual è il modo più efficace di aiutarLa nella posizione in cui si trova?

Cardinal Burke: Penso che la cosa migliore che potete fare per aiutarmi – e un gran numero di voi l’ha già fatto – è semplicemente riportare la verità, ma in modo sereno, per mantenere il rispetto assoluto per la Chiesa in tutti i suoi aspetti, incluso il ministero petrino, che è essenziale nella vita della Chiesa. Ma allo stesso tempo dire la verità chiaramente e in modo caritatevole. Se lo farete, così come molti di voi hanno già fatto, ciò sarà di grande aiuto. Non dobbiamo contribuire alla divisione assumendo atteggiamenti aggressivi e sboccati, che contribuirebbero solo a dividere la gente e a far sì che quanti non comprendono cosa stia succedendo si sentano scandalizzati. Questo è quel che vogliamo evitare. Ma penso che se esprimete le verità della nostra fede in modo sereno e caritatevole, ciò aiuterà tutti, compresi quanti ancora non comprendono la portata della difficoltà che stiamo affrontando.

MJM: Eminenza, La ringrazio di cuore per aver dedicato il Suo tempo a rispondere a queste domande. Penso che sappia molto bene che noi tutti preghiamo per Lei e che Le siamo profondamente grati per la posizione che ha preso. E se c’è qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, che possiamo fare per aiutarLa, La preghiamo di farcelo sapere. E non dubiti del nostro sostegno e delle nostre preghiere mentre continuerà ad agire.

Cardinal Burke: Grazie. Continuate a pregare per me: ve ne sono veramente grato. E sono stato molto contento di parlare con Lei oggi.

 [Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]
 

sabato 31 dicembre 2016

Cambiata la Messa, possono ben cambiare tutto il resto. - Editoriale di "Radicati nella fede", Gennaio 2017.



Pubblichiamo l'editoriale di Gennaio 2017

DI COSA VI STUPITE? 
HANNO CAMBIATO PRIMA LA MESSA.


DI COSA VI STUPITE? 
HANNO CAMBIATO PRIMA LA MESSA.
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 1 - Gennaio 2017

  Iniziamo un nuovo anno, come sempre carico di attese.
  Insieme ad attese è però anche carico di timori, visto il mare incostante di confusione dentro il quale siamo ormai immersi.

  Confusione perché quasi più nulla è stabile nel mondo e, ed è infinitamente peggio per noi, nella Chiesa.

  Un tempo la confusione del mondo si infrangeva difronte alla stabilità, rocciosa, della Chiesa di Dio. E gli uomini, che per costruire hanno bisogno di una roccia sicura, dentro la Chiesa ritrovavano quella compostezza stabile che dava loro la sicurezza necessaria per affrontare la lotta nel tempo.

  I tempi possono essere insicuri e confusi; le anime possono attraversare momenti di incertezza nella lotta che dentro di loro passa tra grazia e peccato; ma la Chiesa no! La Chiesa che ti parla di Dio e che ti dà Dio, deve essere la Madre che nel turbine del tempo sta ferma, porto sicuro nel travaglio della vita.

  E che ne sarà delle anime impegnate nella lotta dentro il tempo, se non avranno più questo porto sicuro? Che ne sarà di loro se, per fuggire dalla confusione del peccato, troveranno una Chiesa perennemente in cantiere, impegnata a cambiare e modificare continuamente tutto dentro una irrequieta ansia di novità?
  Una casa in cantiere non è una dimora abitabile, non è vivibile: le anime ci passano per un po', se ne partono e non vi ritornano più.

  È proprio quello che si vive nella Chiesa di oggi: morale fluttuante, disciplina incerta, amministrazione dei sacramenti pasticciata, liturgia raffazzonata, autorità assente... una vita ecclesiale piena di “dipende”, “bisogna vedere”, “occorre adattarsi”, “va interpretato”, “non bisogna esagerare”, ecc... non c'è che dire, il contrario di una casa piena di composta pace in Dio.

  Molti se ne stanno accorgendo che questa situazione non è normale, non è cattolica!
  Molti se ne stanno accorgendo; incominciano a dirlo, con il rischio però di non andare fino in fondo.

  Fanno tenerezza tutti quei “conservatori devoti” che si sono allarmati per la confusione del dopo Amoris Laetitia, delle incertezze intorno alla disciplina del matrimonio cristiano, ma non si stupirono prima della Messa nuova.

  Fanno tenerezza, e anche un po' rabbia, tutti quelli che vorrebbero un ritorno della Chiesa alla sua nobile stabilità, ma non hanno mai affrontato compiutamente il problema della riforma liturgica.

  Sì, questi conservatori devoti fanno tenerezza e rabbia insieme perché, non arrivando al dunque nel loro grido di allarme, contribuiscono alla fine ad alimentare la confusione che già abbonda nella Chiesa.
  Ci viene da dire loro, con cuore,: “Ma di cosa vi stupite, se hanno prima cambiato la Messa?”

  Quale confusa rivoluzione sarà impossibile nella Chiesa, da parte di coloro che non ebbero scrupolo a rivoluzionare la Messa?
  Quale aspetto della vita cristiana potrà restare fermo, se non è rimasta tale la Messa di Cristo e della Chiesa?

  Lungo i secoli si introdussero di tanto in tanto delle aggiunte al rito della Messa cattolica, certo! Il testo dell’offertorio è ad esempio medievale, il gloria non fu agli inizi... ma tutti i “cambiamenti” non cambiavano nulla: semplicemente chiarivano la Messa che c'era già, la liberavano da possibili ambiguità di interpretazioni del tempo, ne approfondivano la coscienza nel celebrante e nei fedeli.

  In una parola, le aggiunte non aggiungevano nulla nella sostanza, e i lievi cambiamenti non cambiavano nulla.

  Non così con l'ultima riforma post-conciliare: ha operato una rivoluzione che ha modificato le coscienze. Chi la accetta, deve poi accettare che la vita della Chiesa si concepisca al di là della Rivelazione, in un perenne cambiamento senza fine e limiti. La Rivoluzione è progressiva, è solo questione di tempo.

  Non scandalizzatevi della confusione, preoccupatevi della Messa!

  All'inizio di un nuovo anno ribadiamo la nostra fedeltà alla roccia della Messa di sempre, unica pace per ogni fedele.
  Sì, alla Messa di sempre, che non fu mai cambiata né rivoluzionata, ma esplicitata e purificata dalle aggiunte estranee. Sì, alla Messa di sempre, anche se l'ultima generazione di liturgisti ride di questo termine. Ridono per non affrontare il problema, per non studiarlo fino in fondo, per non uscire dalla “corte” degli esperti che contribuiscono alla menzogna, quella di una Chiesa che può fare ciò che vuole di ciò che ha di più prezioso da Cristo, “Fate questo in memoria di me”.

  Unica pace la Messa di sempre; unica pace per ogni fedele che voglia davvero essere di Cristo.

domenica 25 dicembre 2016

Buon Natale!

 
"secol si rinnova;
torna giustizia e primo tempo umano,
e progenie scende da ciel nova"
(Purg. XXII)
 

 

mercoledì 21 dicembre 2016

"erat lux vera, quæ illuminat omnem hominem"


San Bonaventura e i prodigi della notte di Natale

 

San Bonaventura è una delle figure più alte della Chiesa nell’epoca medioevale.

Nato nel 1217 a Bagnoregio (VT), entrò nel 1243 nell’ordine francescano, per conto del quale insegnò come maestro di teologia all’Università di Parigi. Nel 1257 il capitolo generale dei frati minori, riunito a Roma, lo elesse ministro generale, e come tale nel 1260 fu uno degli artefici delle prime costituzioni generali dell’ordine. Nel 1273 venne nominato cardinale e vescovo di Albano da Papa Gregorio X, che lo fece partecipare al Concilio ecumenico di Lione; ma proprio alla fine del Concilio, nel 1274, Bonaventura morì.

Canonizzato nel 1492, nel 1588 fu proclamato Dottore della Chiesa, e ricevette il titolo di Doctor Seraphicus per la luminosità della sua dottrina e per l’ardore del suo insegnamento. Oltre a scrivere numerose opere, il santo predicò celebri sermoni, fra i quali il Sermone XXI De nativitate Domini, pronunciato nella chiesa di Santa Maria della Porziuncola, che illustrava alcuni fatti miracolosi accaduti nel momento del Santo Natale.

Ne presentiamo qui sotto una traduzione dal testo originale latino.

«Questi, secondo diverse testimonianze, sono i miracoli manifestatisi al popolo peccatore il giorno della Natività di Cristo.

Primo – Una stella splendente apparve nel cielo verso Oriente, e dentro di essa si vedeva la figura di un bellissimo bambino sul cui capo rifulgeva una croce, per manifestare la nascita di Colui che veniva a illuminare il mondo con la sua dottrina, la sua vita e la sua morte.

Secondo – In Roma, a mezzo giorno, apparve sopra il Campidoglio un cerchio dorato attorno al sole – che fu visto dall’Imperatore e dalla Sibilla raffigurante al centro una Vergine bellissima che portava un Bambino, volendo così rivelare che Colui che stava nascendo era il Re del mondo che si manifestava come lo «splendore della gloria del Padre e la figura della sua stessa sostanza» (Ebrei 1,3).

Vedendo questo segnale, il prudente Imperatore (Augusto) offrì incenso al Bambino, e da allora rifiutò di essere chiamato dio.

Terzo – In Roma venne distrutto il “tempio della Pace”, sul quale, quando era stato costruito, i demoni si domandavano per quanto tempo sarebbe durato. Il vaticinio fu: «fino al momento in cui una vergine concepirà». Questo segnale rivelò che stava nascendo Colui che avrebbe distrutto gli edifici e le opere della vanità.

Quarto – Una fonte di olio di oliva sgorgò improvvisamente a Roma e fluì abbondantemente, per molto tempo, fino al Tevere, per dimostrare che stava nascendo la Fonte della pietà e della misericordia.

Quinto – Nella notte della Natività, le vigne di Engadda, che producevano balsamo e aromi, si coprirono di foglie e produssero nettare, per significare che stava nascendo Colui che avrebbe fatto fiorire, rinnovare, fruttificare spiritualmente e attirare con il suo profumo il mondo intero.

Sesto – Circa trentamila ribelli furono uccisi per ordine dell’Imperatore, per manifestare la nascita di Colui che avrebbe conquistato alla sua Fede il mondo intero e avrebbe precipitato i ribelli nell’inferno.

Settimo – Tutti i sodomiti, uomini e donne, morirono su tutta la terra, secondo quanto ricordò San Gerolamo commentando il salmo:«È nata una luce per il giusto», per evidenziare che Colui che stava nascendo veniva a riformare la natura e a promuovere la castità.

Ottavo – Nella Giudea un animale parlò, e lo stesso fecero anche due buoi, affinché si comprendesse che stava nascendo Colui che avrebbe trasformato gli uomini bestiali in esseri razionali.

Nono – Nel momento in cui la Vergine partorì, tutti gli idoli dell’Egitto caddero in frantumi, realizzando il segno che il profeta Geremia aveva dato agli egiziani quando viveva tra loro, affinché si intendesse che stava nascendo Colui che era il vero Dio, l’unico che doveva essere adorato assieme al Padre e allo Spirito Santo.

Decimo – Nel momento in cui nacque il Bambino Gesù, e venne deposto nella mangiatoia, un bue e un asino si inginocchiarono e, come se fossero dotati di ragione, Lo adorarono, affinché si capisse che era nato Colui che chiamava al suo culto i giudei e i pagani.

Undicesimo -–Tutto il mondo godette della pace e si trovò nell’ordine, affinché fosse palese che stava nascendo Colui che avrebbe amato e promosso la pace universale e impresso il sigillo sui propri eletti per sempre.

Dodicesimo – In Oriente apparvero tre stelle che in breve si trasformarono in un unico astro, affinché fosse a tutti manifesto che stava per essere rivelata l’unità e trinità di Dio, e anche che la Divinità, l’Anima e il Corpo si sarebbero congiunti in una sola Persona.

Per tutti questi motivi la nostra anima deve benedire Dio e venerarlo, per averci liberato e per avere manifestato la sua maestà, con così grandi miracoli, a noi poveri peccatori».

 

San Bonaventura: I prodigi della notte di Natale was last modified: dicembre 23rd, 2014 by redazione

tratto da: http://www.corrispondenzaromana.it/san-bonaventura-i-prodigi-della-notte-di-natale/

 

domenica 11 dicembre 2016

errata corrige in Amoris laetitia

AMORIS CONFUSIO. DUE GRANDI STUDIOSI LAICI CHIEDONO AL PAPA DI RINNEGARE OTTO ERRORI.


Marco Tosatti
Dopo i cinque “Dubia”, adesso arrivano gli otto “Errori” . Altri due illustri studiosi cattolici hanno chiesto al Pontefice di esprimersi, e bloccare quello che definiscono un “abuso” dell’Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica emanata dopo i due Sinodi sulla famiglia. E’ un’ulteriore presa di posizione di personalità di riguardo del mondo cattolico, dopo la Supplica Filiale, la lettera di decine di teologi, sacerdoti e vescovi, la richiesta di chiarire i “Dubia” avanzata dai quattro cardinali e la recente lettera di venti esponenti cattolici.
E’ evidente, con buona pace dei superzelanti chiusi a riccio intorno al Pontefice, che il problema dell’Amoris Laetitia non è liquidabile con qualche definizione di rigidità, o di conservatorismo farisaico; ma è una questione che lacera coscienza e logica di molti fedeli cattolici senza etichette particolari.
In una lettera indirizzata al Pontefice e “a tutti i vescovi in comunione con lui, e al resto dei fedeli cristiani”, John Finnis e Germain Grisez (nella foto) lamentano che la cattiva interpretazione popolare di Amoris Laetitia è usata “per appoggiare errori contro la fede cattolica”.
Così chiedono al Pontefice di ripudiare questi errori, e chiedono a “tuti i vescovi di unirsi a questa richiesta e di emanare le loro proprie condanne di queste posizioni erronee che identifichiamo”.
La lettera è stata pubblicata dal sito “First Things”.
Ecco la lista degli otto errori:
  • Che i preti possano assolvere dal peccato anche quando non c’è intenzione di correggersi
  • Che le persone possano essere troppo deboli per obbedire ai comandi di Dio
  • Che non c’è una legge morale a cui non possano esserci eccezioni
  • Che le leggi morali sono ideali, e non è realistico attendersi che vengano adempiute
  • Che in alcune circostanze è meglio violare una legge morale
  • Che l’attività sessuale è sbagliata solo se uno è sfruttato o ferito
  • Che un matrimonio valido può essere sciolto
  • Che non ci sia nessuno condannato all’Inferno
Finnis è un professore emerito di filosofia a Oxford. Grisez un teologo morale che ha insegnato per molti anni a St. Mary. Entrambi sono fra i più stimati pensatori cattolici.

sabato 10 dicembre 2016

i cardinali neri e la fedeltà a Cristo


La grandezza non negoziabile  
del matrimonio cristiano

Riportiamo il testo della conferenza tenuta il 5 dicembre 2016 a Roma, presso la Fondazione Lepanto, da mons. Atanasio Schneider.
Quando Nostro Signore Gesù Cristo ha predicato le verità eterne due mila anni fa, la cultura o lo spirito regnante di quel tempo Gli erano radicalmente contrari. In concreto lo erano il sincretismo religioso, lo gnosticismo delle élite intellettuali e il permissivismo morale delle masse, specialmente riguardo all’istituto del matrimonio. “Egli era nel mondo, eppure il mondo non lo riconobbe” (Giov. 1, 10).
La gran parte del popolo d’Israele, ed in particolare i sommi sacerdoti, gli scribi e i farisei hanno rigettato il Magistero della rivelazione Divina di Cristo e persino la proclamazione dell’assoluta indissolubilità del matrimonio: “Venne fra la Sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Giov. 1, 11). L’intera missione del Figlio di Dio sulla terra consisteva nel rivelare la verità: “Per questo sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità” (Giov. 18, 37).

mercoledì 30 novembre 2016

Il Gloria e il Miserere - Editoriale di "Radicati nella fede", Dicembre 2016.



IL GLORIA E IL MISERERE

Pubblichiamo l'editoriale di Dicembre 2016


IL GLORIA E IL MISERERE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno IX n° 12 - Dicembre 2016

 Come si fa a sentire la dolcezza infinita del Natale di Cristo se non si avverte tutto il bisogno di misericordia che abbiamo?
 La tenerezza della bontà di Dio, che scende sulla terra, è avvertita da chi sente il cocente bisogno di essere perdonato e riedificato.
 Per questo il Natale è un grande invito alla conversione.
 Che senso avrebbe contemplare la bontà di Dio per noi, la sua tenerezza per noi nel Dio-Bambino che nasce a Betlemme, dimenticando che Lui è qui per liberarci dal peccato e dalla morte?
 E che senso avrebbe considerare la sua opera di salvezza per noi, non domandando perdono dei nostri peccati?
 Nostro Signore viene nel mondo per liberarci dal peccato e noi gli diremo che non abbiamo peccato? Viene nel mondo l'Eterno, per liberarci dall'abisso del male e noi gli diremo che il nostro peccato non è poi così grave?
 Questo equivarrebbe al rifiuto di Cristo stesso.

 Questo mondo, che non chiede perdono perché ha perso il senso del peccato, non può capire il Natale cristiano e infatti ne fa un gran “pasticcio”.

 Ne siamo sempre più convinti, il mondo non si divide tanto in giusti e ingiusti, ma sopratutto si divide tra chi intona il “Miserere” e chi continua a non farlo.  È questa la grande separazione che passa nel mondo. E oggi passa terribilmente anche dentro la Chiesa.

 Difronte ai fatti che accadono chi ancora domanda perdono per i propri peccati?
 E cosa deve ancora accadere perché si intoni il Miserere?
 Catastrofi naturali, gravi situazioni sociali non ci inducono al dolore dei peccati.
 E il Natale nell'anno dei terremoti e delle leggi più immorali che la storia abbia mai conosciuto, passerà edulcorato nella solita falsificazione.

 È questa la malattia del mondo, che non avendo il senso di Dio ha perso il senso del peccato; è questa la malattia che è entrata potentemente nella Chiesa grazie all'aggiornamento; e la chiesa aggiornata si appresta anch'essa a “pasticciare” per l'ennesima volta col Natale perché non ricorda più che Gesù viene a liberare l'uomo dal tremendo suo peccato.

 È proprio sorto un “nuovo cristianesimo” che non sa cosa sia la compunzione e la penitenza.

 Eppure tutta la Rivelazione parla invece di un invito urgente alla conversione.
  Nostro Signore non dice che questo, e la sua misericordia sta proprio nell'intimare la conversione e nell'ottenerci con la sua Incarnazione - Passione e Morte la grazia necessaria perché il nostro cambiamento accada.

 Per chi si scandalizza del nostro scrivere citiamo solo uno dei tanti passaggi del Vangelo dove l'appello al pentimento risuona:

 “In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo»” (Lc 13, 2-4).
 Non si tratta di fare gli “avvoltoi” sulle sofferenze degli altri; piove sui giusti e sugli ingiusti; i santi sono chiamati a portare croci come i peccatori. Si tratta però di rendersi conto che il mondo, anche la natura sono sconvolti dal peccato degli uomini. Si tratta di sentire il dolore del proprio male mentre scorgi il male diffuso nel mondo: umanamente sembri non centrare nulla, ma soprannaturalmente centri eccome, perché il tuo peccato contribuisce sempre al male del mondo intero.

  Eppure tutto accade senza che si intoni il Miserere!
 E quanto deve ancora accadere perché il cuore si risvegli dentro un salutare dolore?

 Quando i Pastori della Chiesa, Vescovi e sacerdoti, torneranno ad essere guide del popolo nella verità, intimando la pubblica penitenza a tutto il popolo? Quando per primi, dopo essere stati l'eco fedele del richiamo di Cristo alla conversione, per primi precederanno il popolo in questa pubblica penitenza?
 Difronte agli avvenimenti dolorosi, che siano terremoti o violenze umane, la Chiesa deve ricordare l'appello alla conversione, deve intonare pubblicamente il suo Miserere, altrimenti tradisce il suo compito, e questo è terribile!

 Nei secoli, in tutti i secoli, ma proprio tutti, il popolo cristiano ha fatto così: guidato dai suoi pastori si è affidato all'intercessione dei santi per chiedere a Dio misericordia... perché ha assaggiato già in questo mondo le conseguenze del suo peccato.

 Ma al popolo cristiano oggi mancano pastori così, che abbiano il coraggio di bandire la pubblica penitenza, e così i pastori finiscono per abbandonare il popolo al suo destino.

 Ma al popolo cristiano rischiano di mancare anche i santi, quelli veri, cui affidare la propria penitenza difronte a Dio: abbiamo cercato nuovi santi, quelli di un cristianesimo facile fatto di esperienza spirituale senza dolore dei peccati, senza compunzione.
 Abbiamo tolto dalla vita dei nuovi santi la penitenza, ingombrante retaggio di una cristianità che fu.

 I pastori ammodernati e i santi edulcorati non fanno penitenza e non fermano il male, e saranno presto rigettati come inutili: ma quanto deve ancora accadere perché ci si risvegli?

 Fare un Natale senza rispettare lo spessore del mistero del male sarebbe banalizzare la venuta di Cristo in mezzo a noi.
 Fare un Natale senza penitenza e domanda di conversione sarebbe misconoscere perché Cristo nasce a Betlemme.

 Non c'è un Gloria senza Miserere, almeno nel cristianesimo.

 L'anno santo è terminato, ma se non ci ha invitati alla penitenza è stato vano: chiediamo alla misericordia di Dio che così non sia.

martedì 29 novembre 2016

"non contro la verità, ma per la verità " (2 Cor. 13: 8)

Dichiarazione pubblica del Vescovo Athanasius Schneider a sostegno dei 4 Cardinali
Riprendiamo nella nostra traduzione dal sito OnePeterFive il testo integrale della dichiarazione di Sua Eccellenza Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Santa Maria ad Astana.

" Non abbiamo alcun potere contro la verità, ma per la verità " (2 Cor. 13: 8)

La voce profetica di quattro cardinali della Santa Chiesa Cattolica Romana

Mossi da una "preoccupazione pastorale profonda" quattro cardinali della Santa Romana Chiesa, Sua Eminenza Joachim Meisner, Arcivescovo emerito di Colonia (Germania), Sua Eminenza Carlo Caffarra, Arcivescovo emerito di Bologna (Italia), il cardinale Raymond Leo Burke, Patronus del Sovrano militare ordine di Malta, e sua Eminenza Walter Brandmüller, presidente emerito della Pontificia Commissione di Scienze storiche, hanno pubblicato il 14 novembre, 2016, il testo di cinque domande, denominate  dubia  (dal latino = "dubbi"), che il precedente 19 settembre 2016, hanno inviato al Santo Padre e al Cardinale Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, insieme ad una  lettera di accompagnamento. I cardinali chiedono a Papa Francesco di chiarire il "grave disorientamento e grande confusione" circa l'interpretazione e l'applicazione pratica, in particolare del capitolo VIII, dell'Esortazione Apostolica Amoris Laetitia  e suoi passaggi in materia di ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti e sull'insegnamento morale della Chiesa.

Nella loro dichiarazione dal titolo "Fare chiarezza. Nodi irrisolti dell'Amoris Laetitia. L'appello di quattro Cardinali al papa" [qui], i cardinali dicono che a "molti - vescovi, sacerdoti, fedeli - questi paragrafi alludono o anche insegnano esplicitamente un cambiamento nella disciplina della Chiesa riguardo ai divorziati che vivono una nuova unione". Nel loro esprimersi, i cardinali si sono limitati a indicare fatti reali nella vita della Chiesa. Fatti dimostrati da orientamenti pastorali di diverse diocesi e dalle dichiarazioni pubbliche di alcuni vescovi e cardinali, i quali affermano che in alcuni casi divorziati risposati cattolici possono essere ammessi alla Santa Comunione, anche se continuano a vivere more uxorio secondo i diritti riservati dalla legge divina ai coniugi sposati validamente.

Con la pubblicazione di una richiesta di chiarezza su una questione che tocca la verità e la santità contemporaneamente di tre sacramenti: matrimonio, penitenza, e Eucaristia, i quattro cardinali hanno fatto solo il loro dovere fondamentale, in quanto vescovi e cardinali, che consiste nel contribuire attivamente affinché la rivelazione trasmessa attraverso gli Apostoli possa essere custodita santamente e fedelmente interpretata. È stato soprattutto il Concilio Vaticano II, che ha ricordato a tutti i membri del collegio dei vescovi, successori legittimi degli Apostoli, il loro obbligo, secondo il quale "per istituzione e comando di Cristo devono essere solleciti per tutta la Chiesa, e che questa sollecitudine, anche se non viene esercitata con atti di giurisdizione, dà un contributo notevole a vantaggio della Chiesa universale. Perché è dovere di tutti i vescovi promuovere e salvaguardare l'unità della fede e la disciplina comune a tutta la Chiesa". (Lumen gentium, 23; cfr anche Christus Dominus, 5-6).
Nel rivolgere un appello pubblico al Papa, vescovi e cardinali sono mossi da sincero affetto collegiale per il Successore di Pietro e Vicario di Cristo sulla terra, seguendo l'insegnamento del Concilio Vaticano II (cfr  Lumen gentium, 22) : così facendo rendono "servizio al ministero primaziale" del Papa (cfr  Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi, 13).

Ai nostri giorni la Chiesa intera deve riflettere sul fatto che lo Spirito Santo non ha invano ispirato San Paolo a scrivere nella Lettera ai Galati sull'evento [incidente di Antiochia] della sua pubblica correzione di Pietro. Bisogna avere fiducia che Papa Francesco accetterà questo appello pubblico dei quattro cardinali nello spirito dell'apostolo Pietro, quando san Paolo gli ha offerto una correzione fraterna, per il bene di tutta la Chiesa. Possano le parole del grande dottore della Chiesa, san Tommaso d'Aquino, illuminare e confortare tutti noi: "Quando ci fosse un pericolo per la fede, i sudditi sono tenuti a rimproverare i loro prelati anche pubblicamente" e, citando Agostino [Glossa ordinaria su Galati, 2, 14], prosegue: "Pietro stesso diede l'esempio ai superiori di non disdegnare di essere corretti dai sudditi, quando capitasse loro di allontanarsi dalla giusta via". ( Summa Theol., II-II, 33, 4c).

Papa Francesco spesso richiede un dialogo schietto e senza paura tra tutti i membri della Chiesa nelle questioni riguardanti il bene spirituale delle anime. Nella Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, il Papa parla di un bisogno di "discussione aperta su un certo numero di questioni dottrinali, morali, spirituali, pastorali. Il pensiero dei pastori e dei teologi, se fedele alla Chiesa, onesto, realistico e creativo, ci aiuterà a raggiungere una maggiore chiarezza" (n. 2). Inoltre, le relazioni a tutti i livelli all'interno della Chiesa devono essere scevre da un clima di paura e intimidazione, come Papa Francesco ha chiesto in suoi molteplici pronunciamenti.

Alla luce di queste dichiarazioni di Papa Francesco e del principio del dialogo e dell'accettazione della legittima pluralità delle opinioni, favorito dai documenti del Concilio Vaticano II, le reazioni insolitamente violente e intolleranti da parte di alcuni vescovi e cardinali, contrastanti con la calma e prudente richiesta dei quattro cardinali, provocano grande stupore. Tra queste reazioni intolleranti possono leggersi affermazioni come, ad esempio: i quattro cardinali sono stupidi, ingenui, scismatici, eretici, e nemmeno paragonabili agli eretici ariani.

Tali giudizi impietosi e apodittici rivelano non solo intolleranza, rifiuto del dialogo, rabbia irrazionale, ma dimostrano anche una resa a causa dell'impossibilità di dire la verità, una resa al relativismo nella dottrina e nella pratica, nella fede e nella vita. Una simile reazione clericale contro la voce profetica dei quattro cardinali, in ultima analisi ostenta impotenza, di fronte alla verità. Tale reazione violenta ha un solo scopo: far tacere la voce della verità, che è inquietante e fastidiosa per il pacifismo apparente e per la nebulosa ambiguità di questi critici clericali.

Le reazioni negative alla dichiarazione pubblica dei quattro cardinali assomigliano alla confusione dottrinale generale della crisi ariana nel IV secolo. È utile a tutti citare nella situazione di confusione dottrinale odierna alcune affermazioni di sant'Ilario di Poitiers, l' "Atanasio dell'Occidente".
"Voi [i vescovi della Gallia] che ancora rimanete con me fedeli in Cristo non vi siete arresi quando eravate minacciati all'inizio dell'eresia e ora, di fronte all'insorgere dell'assemblea avete infranto tutta la sua violenza. Sì, fratelli, avete vinto, per l'abbondante gioia di coloro che condividono la vostra fede: e la vostra indomita costanza ha guadagnato la doppia gloria di mantenere una coscienza pura e dare un esempio autorevole" (Hil. De Syn, 3.).
"La vostra [dei vescovi della Gallia] fede invincibile mantiene l'onorevole riconoscimento di un'azione consapevole e, la gioia di ripudiare la furbizia, la vaghezza, o l'azione esitante, rimanendo al sicuro in Cristo, preservando la professione di questa libertà. Infatti, poiché tutti abbiamo sofferto il dolore profondo e doloroso a causa delle azioni dei malvagi contro Dio, la comunione in Cristo può essere trovata solo tra noi da quando la Chiesa ha iniziato ad essere tormentata da disordini come l'esilio dei vescovi, la deposizione di sacerdoti, l'intimidazione della gente, la minaccia della fede, e la determinazione del significato della dottrina di Cristo per volontà umana e per il potere. La vostra fede risoluta non pretende di ignorare questi fatti o professa che li si possa tollerare, percependo che con l'atto di assenso ipocrita si troverebbe di fronte al divieto della coscienza "(Hil. De Syn ., 4).
"Ho espresso ciò che io stesso credevo, consapevole che dovevo alla Chiesa, come mio servizio di soldato, inviarvi attraverso queste lettere l'insegnamento fedele del Vangelo, la voce del compito che custodisco in Cristo. È col vostro discutere, provvedere e agire, che la fedeltà inviolabile in cui rimanete può ancora mantenersi con cuore retto, e permette di continuare a mantenere intatto ciò che oggi mantenete intatto» (Hil. De Syn., 92).
Le seguenti parole di San Basilio il Grande, indirizzate ai Vescovi latini, possono essere in alcuni aspetti applicate alla situazione di coloro che ai nostri giorni chiedono chiarezza dottrinale, compresi i nostri quattro cardinali:
"L'unica accusa certa per assicurare una severa punizione è l'attenta conservazione delle tradizioni dei padri. Non siamo attaccati a causa dei beni della ricchezza o  della gloria o di eventuali vantaggi temporali. Siamo nell'arena a combattere per il nostro patrimonio comune, per il tesoro di far risuonare la fede, ricevuta dai nostri padri. Rattristatevi con noi, voi tutti che  amate  i fratelli, quando vengono chiuse le bocche dei nostri uomini di vera fede, e si aprono le baldanzose e  blasfeme  labbra di che proclama ogni iniquità contro Dio. Le colonne e i fondamenti della verità, sono dispersi. Noi, la cui insignificanza ha permesso di essere trascurati, siamo privati del nostro diritto di libertà di parola". (Ep. 243, 2.4).
Oggi quei vescovi e cardinali, che chiedono chiarezza e che cercano di compiere il loro dovere nel custodire santamente e fedelmente l'interpretazione della Rivelazione divina trasmessa in ordine ai sacramenti del matrimonio e dell'Eucaristia, non sono più in esilio come è stato con i vescovi di Nicea durante la crisi ariana. Contrariamente al tempo della crisi ariana, oggi, come ha scritto Rudolf Graber, vescovo di Ratisbona, nel 1973, l'esilio dei vescovi è sostituito da strategie silenziatrici e da campagne di calunnie (cfr Atanasio und die Kirche unserer Zeit, Abensberg 1973, pag. 23).

Un altro campione della fede cattolica durante la crisi ariana fu San Gregorio Nazianzeno. Ha scritto la seguente caratterizzazione indicativa del comportamento della maggior parte dei pastori della Chiesa in quei tempi. Questa voce del grande Dottore della Chiesa dovrebbe essere un avvertimento salutare per i vescovi di tutti i tempi: 
"Sicuramente i pastori si sono comportati scioccamente; ad eccezione di pochissimi, che furono ignorati per la loro insignificanza o hanno resistito per la loro virtù, e che dovevano essere lasciati come seme e radice che spuntassero di nuovo per la rinascita di Israele attraverso l'influsso dello spirito, tutti hanno temporeggiato, differendo tra loro solo in questo: alcuni hanno ceduto subito, e altri successivamente; alcuni erano più importanti campioni e leader nell'empietà, mentre altri si sono uniti nella seconda fase della battaglia, sopraffatti dalla paura, o per interesse, o con lusinghe, oppure, il che è il fatto più giustificabile, per loro stessa ignoranza "( Orat . 21 , 24).
Quando papa Liberio nel 357 firmò una delle cosiddette formule di Sirmio, in cui deliberatamente aveva eliminato l'espressione dogmaticamente definita "homoousios" e scomunicato Sant'Atanasio per mantenere pace e armonia con i vescovi ariani e semi-ariani d'Oriente, i fedeli cattolici e pochi vescovi, in particolare sant'Ilario di Poitiers, rimasero profondamente scioccati. Sant'Ilario trasmise la lettera che papa Liberio aveva scritto ai vescovi orientali, annunciando l'accettazione della formula di Sirmio e la scomunica di sant'Atanasio. Nel suo profondo dolore e sgomento, sant'Ilario aggiunse alla lettera in una sorta di disperazione la frase: “Anathema tibi a me dictum, praevaricator Liberi” (io a te dico anatema, prevaricatore Liberio), cfr Denzinger-Schönmetzer , n. 141. Papa Liberio aveva voluto aver pace e armonia ad ogni costo, anche a scapito della verità divina. Nella sua lettera ai vescovi latini eterodossi Ursace, Valence e Germinio annunciando loro le decisioni di cui sopra, ha scritto che preferiva la pace e l'armonia al martirio (cfr cfr Denzinger-Schönmetzer , n. 142).

In un drammatico contrasto sul comportamento di Papa Liberio sorgeva la seguente convinzione di S. Ilario di Poitiers: 
"Noi non facciamo la pace a spese della verità facendo concessioni al fine di acquisire la reputazione di tolleranti. Facciamo la pace combattendo legittimamente secondo i precetti dello Spirito Santo. C'è il rischio di allearsi furtivamente con l'incredulità sotto il bel nome della pace". (Hil. Ad Cost ., 2, 6, 2).
Il Beato John Henry Newman ha commentato questi insoliti fatti tristi con la seguente affermazione saggia ed equilibrata: "Anche se è storicamente vero, non è in alcun senso falso dottrinalmente, che un Papa, come dottore privato, e molto più i Vescovi, quando non insegnano formalmente, possono sbagliare, come è accaduto nel quarto secolo. Papa Liberio avrebbe potuto firmare una formula eusebiana a Sirmio, e la massa dei Vescovi a Ariminum o altrove, eppure avrebbero potuto, a dispetto di questo errore, essere infallibili nelle loro decisioni  ex cathedra" ( Gli Ariani del IV secolo, Londra, 1876, p. 465).

I quattro cardinali con la loro voce profetica, chiedendo chiarezza dottrinale e pastorale hanno un grande merito davanti alla loro coscienza, davanti alla storia, e davanti agli innumerevoli semplici fedeli cattolici dei nostri giorni, che sono spinti ai margini nella Chiesa, a causa della loro fedeltà all'insegnamento di Cristo sull'indissolubilità del matrimonio. Ma, soprattutto, i quattro cardinali hanno un grande merito agli occhi di Cristo. A causa della loro voce coraggiosa, i loro nomi brilleranno fulgidamente nel Giudizio Universale. Perché obbedirono alla voce della loro coscienza ricordando le parole di San Paolo: "Non abbiamo alcun potere contro la verità, ma solo per la verità" (2 Cor 13: 8). Sicuramente, nell'ultimo giudizio  i suddetti critici per lo più clericali dei quattro cardinali non avranno una risposta facile per il loro attacco violento davanti a un simile atto, degno e meritevole, di questi quattro membri del Sacro Collegio dei Cardinali.

Le parole che seguono, ispirate dallo Spirito Santo, mantengono il loro valore profetico soprattutto in vista del diffondersi della confusione dottrinale e pragmatica per quanto riguarda il sacramento del matrimonio ai nostri giorni: "Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero". (2 Tim. 4: 3-5).

Possano tutti coloro, che ai nostri giorni ancora prendono sul serio i loro voti battesimali e le loro promesse sacerdotali ed episcopali, ricevere la forza e la grazia di Dio, per poter ribadire insieme a sant'Ilario le parole: "Posso rimanere sempre in esilio, se solo la verità comincia a esser predicata di nuovo!" (De Syn., 78). Questa è la forza e la grazia che desideriamo con tutto il cuore per i nostri quattro cardinali, così come per coloro che li criticano.
23 nov 2016
+ Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Santa Maria in Astana
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]