martedì 30 aprile 2019

Troverà la fede sulla terra? - Editoriale di "Radicati nella fede", Maggio 2019.


Pubblichiamo l'editoriale di Maggio 2019

TROVERA' LA FEDE SULLA TERRA?


TROVERA' LA FEDE SULLA TERRA?
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 5 - Maggio 2019


 “Quando il Figlio dell'uomo tornerà, troverà la fede sulla terra?”: è questa la domanda che, espressa da Nostro Signore Gesù Cristo, torna continuamente nella nostra mente nei giorni che ci è chiesto di vivere.

 Forse tutti i cristiani, di tutte le generazioni cristiane, l'hanno udita riecheggiare dentro, nella costante e implacabile lotta della vita. Certo, tutte le anime seriamente impegnate, preoccupate di conservare la fede difronte al mondo, hanno sentito risuonare quelle terribili e solenni parole... “troverà la fede sulla terra?”.
 Come però negare che oggi l'eco dell'interrogativo di Cristo ci raggiunge con una drammaticità che toglie il respiro?

  Ma c'è una cosa che fa ancora più tremare ed è che questa domanda diventa forte come un rombo di tuono non difronte al mondo, già da troppo tempo perso in uno stanco e reiterato laicismo, ma difronte alla Chiesa che, nel suo insieme, sembra aver smarrito la strada della fede autentica.

 E se il Signore si riferisse proprio alla sua Chiesa quando parlava di “terra”? Eh sì, perché affinché la terra degli uomini faccia ritrovare la fede a Cristo che torna, occorre che questa fede la Chiesa l'abbia custodita e, così custodita, comunicata.

 Ma quale fede?
 Quale fede dovrà trovare Cristo che torna?

 Certamente non una vaga religiosità, quella c'era già senza Cristo e ci sarà sempre.

 Non cercherà, il Signore, una vaga religiosità naturale, a cui magari affrettatamente qualche ecclesiastico avrà aggiunto un altrettanto affrettato “timbro” cristiano.
 Non una vaga religiosità naturale, la fede in un Dio generico che, come uscita di sicurezza, deve pur esserci per l'uomo che, consumata la vita su questa terra, si ritrova senza più niente in mano.

 No, non è questa la fede.

 La fede di Cristo, quella che lui cerca, è la fede nella vita soprannaturale che Lui è venuto a portare nel mondo; quella vita per cui lui è morto in Croce.
 È la fede nella vita di Grazia, quella comunicata dai sacramenti, tutti e sette, e custodita dai comandamenti, tutti e dieci.

 Gesù è venuto per elevare la nostra vita, per portarla in Dio unica nostra pace, e perché questa elevazione sia reale, si produca sul serio, chiede la rinuncia a se stessi, che inizia dalla rinuncia al peccato.

 Nella notte di Pasqua, nel cuore della Veglia, la Chiesa ci ha chiesto di ripetere le promesse del battesimo: Rinunciate a Satana e a tutte le sue opere?... Credete in Dio...?

 La fede, quella che dà davvero la vita eterna, produce una operazione reale nella vita, di rinuncia a sé e di consegna a Dio. La fede naturale, invece, non chiede niente e non produce niente.

 Il battesimo con le sue promesse ha aperto per noi, dono inaudito, la vita di Dio.
 “Quando Cristo tornerà” troverà questa fede sulla terra?

 Molta Chiesa Cattolica sembra averla già abbandonata nell'illusione di essere più facilmente accettata nella società praticamente atea di oggi.

 Certo, questa chiesa dalla fede “ridotta” non sarà mai la Chiesa Cattolica, ma la abita da dentro occupandola abbondantemente.

 E questa chiesa dalla fede “ridotta” ha da tempo il suo clero: un clero muto, che non chiama alla conversione perché in fondo, per lui, il peccato è solo un modo per dire la fatica del vivere.

 Questa chiesa dalla fede “ridotta” ha da tempo il suo clero che è pronto a benedire tutto, pur di sedersi nel salotto buono della società.
 Sì, perché nel vuoto della fede resta, per sentirsi ancora vivi, solo una cosa: esserci ancora in tutte le iniziative; e in nome di questo presenzialismo, non si cura la crescita di quel piccolo resto che ancora conserva la fede autentica, la fede di Cristo. Non si cura amorevolmente il piccolo resto, ma lo si scandalizza mentre si conversa nel salotto buono della società.

 Ci si illude che tutto diventi cristiano con un passaggio frettoloso in chiesa, con una benedizione a uno dei tanti “cippi” della religione civile, prendendo la parola tra un sindaco e un assessore.

 Sono illusioni e non benedizioni queste, perché non hanno, dentro, il movimento della Grazia, cioè la rinuncia a Satana e il credere in Dio.

 No, non basta davvero un passaggio in chiesa, non basta l'assistenza ad una messa affrettata e umanizzata, dove la preoccupazione è salire sul palco; non basta questa messinscena perché le cose diventino cristiane.

 Occorre che la vita degli uomini e della società lo siano davvero cristiane, cioè che portino dentro, anche come giudizio culturale, la rinuncia a Satana e l'obbedienza a Dio.

 Occorre che siano veramente cristiane, con tutti i sacramenti e tutti i comandamenti... per la gloria di Dio e la vita degli uomini.

domenica 21 aprile 2019

domenica 31 marzo 2019

Tradizione e Chiesa - Editoriale di "Radicati nella fede", Aprile 2019.


Pubblichiamo l'editoriale di Aprile 2019

TRADIZIONE E CHIESA


TRADIZIONE E CHIESA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 4 - Aprile 2019

  “Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; e ogni spirito che non riconosce pubblicamente Gesù, non è da Dio, ma è lo spirito dell’Anticristo…” 1 Giovanni 4, 2-3.

  Se c'è una cosa urgente, se c'è una cosa non rimandabile è proprio questo riconoscere Gesù Cristo venuto nella carne. Non potremmo dare a questa quaresima e alle prossime feste pasquali contenuto più adeguato; come non potremmo trovare lavoro più essenziale a tutta nostra vita.

  Ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne è da Dio: abbiamo qui anche il supremo criterio per sapere cosa, e chi soprattutto, è cattolico, e chi no.

  Solo che anche di questo criterio rischiamo di fare una frase astratta. Qualcuno dirà che certamente riconosce che Gesù è vero Dio e vero uomo! Certo che sì, ma occorre domandarsi se questa suprema verità diventa anima e criterio di ogni giudizio e azione; se diventa sguardo con cui affrontiamo l'esistenza e impeto con cui ci mettiamo all'opera.

  Gesù Cristo è venuto nella carne, non è una formuletta da catechismo, sarebbe troppo poco e ingannevole. Il peccato ci fa essere spiritualisti e capacissimi nel togliere corpo a tutto, anche alle verità più sante.

  Gesù Cristo è venuto nella carne: ma dove è affermata l'Incarnazione in tutta la sua scandalizzante potenza? nel suo estremo implicarsi con la nostra vita? Certamente nel mistero della Chiesa.

  Il Corpo di Cristo è la Chiesa. La carne di Cristo è la Chiesa.

  Chi non riconosce, anche qui non teoricamente - non basta, è troppo poco! - ma esperienzialmente il mistero della Chiesa, corpo di Cristo, sua Incarnazione permanente, si comporta come l'Anticristo.

  La Chiesa è tutto per noi, perché Cristo è tutto. E non si dà un Cristo senza Chiesa, suo mistico corpo.

  Santa Giovanna d'Arco interrogata dai giudici suoi persecutori disse: “Di Gesù Cristo e della Chiesa io penso che siano la stessa cosa, e che su questo punto non si debbano fare difficoltà”. È il grido di un cuore fedele che riassume la fede di tutti i Dottori della Chiesa.
  C'è da domandarsi che coscienza abbiamo noi della Chiesa e cosa facciamo per essa. Invece di perderci in quisquilie, facciamo di questa domanda il contenuto dei giorni santi che vivremo. Tutto questo è la radice della moralità e della santità.

  Nella seconda domenica di quaresima san Paolo diceva: questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione. Ma non si dà santità che non c'entri con la Chiesa, altrimenti è uno scimmiottamento umano dell'Anticristo.

  Il cristianesimo rivoluziona le morali umane, quelle che l'uomo si costruisce. Stiamo attenti anche noi a non costruirci una nostra morale, ma a volere ciò che Cristo vuole.

  Ogni morale umana vuole fare il bene e fuggire il male, ma il problema vero è dove sta il bene.

  Il bene per il cristiano è la costruzione del Corpo di Cristo, perché è solo Cristo che ci salva. La Santità dunque è l'edificazione della Chiesa: questo è cristiano, solo questo.

  Partiamo da questo per non seguire l'Anticristo.
  Stiamo a questo lavoro con tutto noi stessi per santificarci sul serio.

  La situazione drammatica della Chiesa, sballottata come una nave nella tempesta da lotte interne ed esterne; umiliata dagli scandali dei suoi figli e giudicata falsamente dagli immorali del mondo, deve portarci ad affermare, ancora più fortemente che mai, che lo scopo del nostro esserci è l'edificazione della Chiesa, punto e basta.

  Il ritorno alla tradizione non ha altro scopo che riconoscere Gesù Cristo venuto nella carne, e permanente in quella carne che si chiama Chiesa.

  Per che cosa ci rifacciamo alla Tradizione, se non per difendere la Chiesa? e difendendo la Chiesa, difendere Gesù Cristo? La Tradizione è la Chiesa stessa, la sua storia ininterrotta, il suo contenuto trasmesso e difeso per venti secoli. La Tradizione è la Verità che è Cristo stesso, ed è gli strumenti di grazia che comunicano Cristo: e tutto questo costituisce la Chiesa.

  L'inganno del demonio, per noi, sarebbe quello di farci brancare la Tradizione per fare a meno della Chiesa, come se un contenuto come la Tradizione potesse esistere senza il suo soggetto che è la Chiesa. Esattamente come i modernisti sono stati ingannati dal demonio, quando si sono richiamati alla Chiesa di “oggi” senza il contenuto della Tradizione.
  Non si può dividere Cristo dalla Chiesa come non si può separare la Tradizione dalla Chiesa!

  Chi sposta l'obiettivo su altro è fuori dal cristianesimo, anche se si dice amante della Tradizione.
  Forse sarà un naturalista tradizionale o uno gnostico tradizionale, ma non un cristiano.
  Il discepolo di Cristo non divide mai Cristo dal suo Corpo.

  Tutto questo diventa verifica morale, occasione di pentimento, ma anche impeto di azione, perché il Signore non ti chiede solo di fruire della chiesa ma di edificarla. L'individualismo è la bestia nera che tutto rovina, che tutto manda in putrefazione, anche le cose più belle, perché uccide la Chiesa in te e attorno a te. E senza la Chiesa non ci sarà Cristo.

  Ma anche qui, che non diventi astratto l'amore alla Chiesa: viviamo uniti, fortemente uniti, la grazia che Cristo ha destato in noi, allora sarà veramente Tradizione. Edifichiamo la Chiesa secondo la Tradizione, là dove il Signore ci ha convocati.


giovedì 28 febbraio 2019

Obbedienti - Editoriale di "Radicati nella fede" - Marzo 2019


Pubblichiamo l'editoriale di Marzo 2019

OBBEDIENTI


OBBEDIENTI
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 3 - Marzo 2019

  La cosa più insopportabile per un tradizionale è passare per disobbediente. È l'accusa che fa più soffrire perché la più contraria alla verità che si racchiude nel termine stesso di Tradizione. La Tradizione è la grande obbedienza, perché la fede la ricevi, non la costruisci tu. La fede la ricevi attraverso la Rivelazione di Dio comunicata dalla Chiesa e precisata dalla Chiesa. La Tradizione, poi, che si condensa nella Liturgia è tutta un'obbedienza; e il cuore della liturgia che è la Santa Messa non ha senso fuori dall'obbedienza. La messa è l'obbedienza per eccellenza: “fate questo in memoria di me” dice Nostro Signore Gesù Cristo. Anche la struttura della liturgia bimillenaria della Chiesa è tutta basata sull'obbedienza: il rito impone parole e gesti che il prete pronuncia ed esegue, che non improvvisa. Siamo tornati alla messa tradizionale per vivere in questa obbedienza dove le ossa slogate ritrovano il loro posto; l’abbiamo fatto per essere ricostituiti in questa obbedienza, ma che dolore sentirci accusati di disobbedienza! Che dolore e che ingiustizia!

 Occorre entrare profondamente nella questione per comprendere che la nostra non è disobbedienza. Se uno resta in superficie non può capirlo, come non l'hanno capito tutti quei sacerdoti che cinquant'anni fa applicarono con dolore, perché interiormente perplessi, la riforma liturgica che rivoluzionava la messa di secoli all'indomani del Vaticano II. Non amavano la riforma che non aspettavano, lo facevano per pura obbedienza ad una norma della Chiesa, che chiedeva di abbandonare la forma della preghiera che li aveva generati alla fede.

 Loro apparentemente hanno obbedito, noi apparentemente disobbediamo e diciamo di no a questa riforma che non sarà mai buona, anche dopo cinquant'anni dalla sua imperterrita applicazione.

 Se accettiamo di apparire disobbedienti è per l'evidente “sfascio” provocato dal Novus Ordo Missae.
 È un giudizio chiaro che ci muove: il Novus Ordo ha fondato, senza dichiararlo, un nuovo ordine della Chiesa: dopo la messa nuova nulla è stato come prima: Papato, episcopato, sacerdozio, laicato sono come cambiati di natura. La nuova messa ha imposto una reinterpretazione globale del Cattolicesimo, che di fatto lo ha mutato radicalmente. Anche la preghiera, anche quella personale, non sarà più come prima; non sarà più come la preghiera di secoli di cristianità, perché la protestantizzazione aperta dalla riforma conciliare muta anche la forma del rapporto personale con Dio.

 E pensare che tutto questo sfascio, evidente oggi nei suoi disastrosi effetti scristianizzanti, è passato per obbedienza alla Chiesa! Poveri preti e poveri fedeli! Che illusione pensare di cambiare solo la Messa e non tutto il resto. Se cambi la messa cambi tutto, e tutto non sarà più come prima, non potrà più esserlo.

 Ebbene, accettiamo di apparire disobbedienti alla Chiesa, per obbedire alla Chiesa, perché di chiese non ce ne sono due!

 Non ci sono due Chiese, ce n’è Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana, con dentro un enorme e tragico incidente di percorso che il futuro rivelerà appieno.
 E se disobbediamo alla Chiesa che commette questo enorme errore, lo facciamo obbedendo a quello che la stessa Chiesa ha domandato, come obbedienza, fino all'altro ieri; e l’ha domandato così per secoli e secoli.

 Non ci sono due chiese. Sono i novatori ereticali, invece, che pretendono l'esistenza di due Chiese, quella vecchia e quella nuova. Sono loro a volere quella nuova che sorge dalla rivoluzione della Chiesa di sempre.

 Noi invece, noi tradizionali, non dobbiamo cadere nell'inganno dei rivoluzionari: stiano nell'unica Chiesa, accettando con dolore di sembrarle disobbedienti, amandola più di noi stessi. Accettiamo di sembrarle disobbedienti, amando infinitamente l'obbedienza che fa riposare nell'unione con Dio.
 Amiamo tutto dell'unica Chiesa, la sua storia, i suoi santi, la sua gente, tutta la civiltà che ha prodotto e che ha dato forma ai popoli; amiamo tutto di lei tranne che la rivoluzione che l'ha voluta cambiare con disprezzo.

 I rivoluzionari invece non l'hanno mai amata la Chiesa, e per non andarsene l’hanno cambiata.

 Non cadiamo nel loro inganno, non ci sono due Chiese, ma per capire questo occorre essere lucidi e inesorabili nella condanna di una falsa riforma abortiva.

 Proprio perché falsa, la riforma non ha fondato una nuova Chiesa, ha solo sfigurato la Chiesa di sempre, che permane anche in stato di dolore. Noi l'amiamo come figli obbedienti e per questo custodiamo tutto di lei, a partire dalla sua Santa Messa.

sabato 9 febbraio 2019

Dichiarazione di Fede del Vescovo Schneider


La verità della filiazione Divina in Cristo, che è intrinsecamente soprannaturale, costituisce la sintesi di tutta la rivelazione Divina. La filiazione Divina è sempre un dono gratuito della grazia, il dono più sublime di Dio per l’umanità. Questo dono si ottiene, però, unicamente attraverso la fede personale in Cristo e attraverso la ricezione del battesimo, come insegnò il Signore stesso: «In verità, in verità Io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto» (Giov. 3, 5-7).

venerdì 1 febbraio 2019

L'inganno dei tempi morti - Editoriale di "Radicati nella fede" - Febbraio 2019


Pubblichiamo l'editoriale di Febbraio 2019

L'INGANNO DEI TEMPI MORTI


L'INGANNO DEI TEMPI MORTI
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 2 - Febbraio 2019

 C'è una sensazione strana, ci tocca vivere in un clima strano, quasi sospeso, dove sembra che non accada niente.
 Il Limbo è stato frettolosamente accantonato dalla teologia cattolica e, ironia della sorte, sembra quasi di vivere in una sorta di limbo della vita della Chiesa, nel quale tutto è fermo.

 Le speranze in un ritorno della Chiesa Cattolica alle sue antiche glorie sono ormai da tempo spente, mentre i fautori della primavera del Concilio, sempre più vecchi di età e forse anche nell'animo, stancamente propinano le lodi di una stagione della Chiesa che sarà registrata negli annali come la più grande catastrofe del cristianesimo mai vista.

 È un tempo sospeso quello che si avverte, un tempo sospeso dove però, a forza di inerzia, la rivoluzione distruttrice del Cattolicesimo sta compiendosi nelle nostre terre. Gli ottuagenari figli del Concilio impazziscono nel loro vuoto di fede, ed esprimono la loro follia riformando il nulla che è rimasto: cambiare, cambiare, per convincersi di esserci ancora e per credere di contare ancora qualcosa per questo mondo! Stanno arrivando a cambiare ciò che avevano già cambiato, non per tornare sulla strada giusta,  che sarebbe quella della Tradizione, ma per radicalizzare ancora di più le innovazioni nella disperata ricerca di qualcosa di interessante. Però, per questi agnostici tristemente annoiati, senza il senso di Dio, non ci potrà più essere nulla di veramente interessante.
 Sono arrivati a stancarsi anche del loro messale e a parrocchie ormai vuote imporranno le loro nuove preghiere, forse pensando che il cristianesimo risorgerà perché Dio non induce più in tentazione e dona la pace non agli uomini di buona volontà, ma a quelli che egli ama! Siamo al ridicolo, che è tragico perché è a guida dei pastori.
 Questi vecchi smantellatori non hanno più alcun entusiasmo, lo hanno perso occupando i posti di  potere ed esercitando questo potere: quando si sono accorti che la primavera del Concilio non sarebbe mai giunta alla stagione della mietitura, come ipnotizzati nel loro sconcerto, si sono ostinati nell'unica opera loro possibile: impedire con ogni mezzo il ritorno dei fedeli e del clero alla Tradizione, cioè semplicemente al Cattolicesimo da cui provenivano.

 Quanto più è stata fallimentare la loro riforma della Chiesa, tanto più è stata violenta la repressione della Tradizione: come in ogni dittatura occorre negare il passato, perché la gente non faccia confronti con il presente.

 E soprattutto hanno creato un clima moralistico contro la Tradizione, proprio loro che della morale non importava più nulla: e mentre si preparavano a sdoganare tutto, divorzio – aborto – eutanasia – coppie di fatto  e perversioni varie, si sono ostinati contro l'unico peccato rimasto, quello di volere la Chiesa come era prima della loro delinquenziale rivoluzione.

 Ora sono stanchi, senza entusiasmo, spenti dentro, ma non cambiano in nulla la loro devastatrice prospettiva: sembra proprio un ottenebramento. Diventano, così, ridicoli e patetici nel gestire le ultime folli riforme nascondendo nervosamente la fine della loro chiesa.

 Facendo così hanno bloccato il mondo cattolico al loro anno zero, quello del Vaticano II da loro mitizzato e falsificato; hanno bloccato tutto al loro anno zero e hanno così azzerato tutto.

 La fregatura sarebbe entrare e vivere nel clima pestifero che hanno costruito, entrare tutti nel loro limbo, nel limbo dei distruttori del limbo. Molto mondo tradizionale rischia di vivere così e avverte l'attanagliante stretta del tempo morto. Troppo mondo tradizionale si fa definire dal clima fallimentare della neo-chiesa e, dopo aver reagito, sta lasciandosi andare a una stanca ripetizione di gesti e parole che non spera più in una rinascita della fede. Questo è proprio il segno del clima mortale della neo-chiesa agnostica.

 Disse Gesù ai suoi discepoli: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze...” (Lc 12,35-36).

 Così ci vuole il Signore, expectantibus, gente che aspetta in modo vivo e non rassegnato, è il segno della fede.
 L'attesa poi, l'aspettare vivo, è sempre ricca di opere, di zelo buono, di una capacità di vivere l'amore a Cristo dentro ogni circostanza e situazione, desiderando sempre e sempre di più che molti si convertano e diventino cristiani, a partire da casa nostra.

 Il tempo morto non esiste, è un inganno... il tempo o è con Cristo per l'edificazione, o è contro Cristo per la distruzione... e il nemico fuori e dentro la Chiesa fa vivere il tempo come morto per distruggere quello che resta.

 Beati servi illi, beati quei servi che il Signore quando verrà troverà vigilanti... ma la vigilanza si chiama Tradizione! Il Cristianesimo vissuto secondo la Tradizione bimillenaria della Chiesa è lo strumento formale di questa vigilanza, perché, nell'obbedienza che ti chiede, ti impedisce di distruggere, nell'attesa del suo ritorno, il dono di Dio.

 Invece il demonio costruisce i tempi morti, nei quali l'uomo, bambino annoiato, distrugge il dono di Dio come fosse un suo giocattolo: così hanno fatto della Grazia e della Chiesa.

 Domandiamo una fedeltà operosa alla Tradizione, facendoci umili costruttori dell'opera di Dio, affinché quest'opera possa raggiungere i più.


lunedì 31 dicembre 2018

O la Tradizione o il nulla - Editoriale di "Radicati nella fede" - Gennaio 2019


Pubblichiamo l'editoriale di Gennaio 2019

O LA TRADIZIONE
O IL NULLA


O LA TRADIZIONE O IL NULLA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 1 - Gennaio 2019

 Non c'è alternativa alla Tradizione.

  Sì, è proprio così, nella Chiesa Cattolica non si dà altra possibilità che quella di vivere il Cristianesimo nella sua forma tradizionale. L'alternativa? è l'autodistruzione della Chiesa stessa.

  Guardate cosa è accaduto in questi decenni: l'autorità della Chiesa si è messa alla ricerca di una nuova interpretazione del Cattolicesimo che si adattasse al mutamento dei tempi; e lo ha fatto eliminando gli elementi transitori, secondari a detta di molti, gli elementi derivati da una certa situazione storica, dicendo di voler conservare solo i pilastri fondamentali... e facendo così il Cattolicesimo romano è di fatto svanito.

  A furia di dire “questo è essenziale, questo no”, la Chiesa cattolica ha cambiato volto, per poi confondersi con qualsiasi congregazione protestante e scomparire nell'indifferenza generale.

  Proprio perché la fede creduta e vissuta ti è consegnata da altri, dalla Chiesa che c'è prima di te; proprio perché la fede è un dono di Dio ma dentro questa consegna di altri che la fede l'hanno vissuta, l'hanno praticata prima di te; proprio per questo l'operazione essenziale/secondario è pericolosissima e in ultimo ingannevole e falsa.

  La fede non è una tua elucubrazione personale, il Cattolicesimo è un fatto comunicato da una presenza cattolica prima di te, che ti abbraccia e alla quale tu decidi di appartenere e che a tua volta, se sarai stato fedele, consegnerai ad altri. Per questo un fatto dato, una vita data, una storia che ti raggiunge, la si segue ripetendola con fedeltà anche nei suoi gesti più piccoli ed esteriori, pena il perdere la comunicazione del fatto stesso.
  Ad esempio come distinguere nettamente la fede nella presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucarestia dalle genuflessioni? Certo che le genuflessioni sono un fatto esterno, un'espressione di usi storici contingenti derivati da una certa cultura, un'espressione secondaria, ma toglietele o diminuitele e vedrete che la fede nella presenza eucaristica muterà in sostanza, come è mutata di fatto nel cattolicesimo di oggi. Allora, si può davvero distinguere essenziale da secondario? E se fosse il secondario a portare l'essenziale? E nei secoli è proprio salvando il secondario che il Cattolicesimo romano ha salvato il deposito della fede!

  Potremmo al riguardo estendere il ragionamento a mille aspetti della vita della Chiesa, Papa-Vescovi-Sacramenti-Disciplina-Vita dei fedeli, e la conclusione non cambierebbe. Lo sa bene ogni buon padre e madre, che se vuole salvare la santità della sua famiglia e della vita dei figli, deve custodire con rigorosa precisione la compostezza dignitosa della conduzione della sua casa: ogni cedimento sulle piccole regole ha conseguenze devastanti.

  All'inizio di un anno nuovo dobbiamo dunque implorare la grazia di essere fedeli al secondario, che secondario poi non è, per salvare la fede, la fede cattolica.

  Fedeli al “secondario essenziale”, cioè ai gesti che la Chiesa compie con semplice fedeltà, là dove emerge per noi la presenza della Chiesa che non ha buttato il secondario sfigurando il suo volto.
  Fedeli al centro di messa tradizionale che ci è dato, fedeli alla vita concreta che sgorga come dono in questo luogo, secondo i gesti puliti della Tradizione: Messa quotidiana, Messa cantata la domenica, la Dottrina per i grandi prima e per i piccoli poi, l'amore al canto liturgico, la preghiera personale e la regolarità nei sacramenti, la lettura e lo studio del tesoro cristiano, la carità vicendevole capace di tenerezza e di responsabile severità.
  Tutto qui, fedeli a quello che la Chiesa ha sempre fatto, senza stancarsi, e nella forma con cui l'ha fatto, quella forma che cresciuta e purificata nei secoli è la sola ad essere capace di trasmettere in modo vivo la fede e la grazia di sempre.

  Se non saremo fedeli nel concreto, una consegna si spezzerà e allora non potremo parlare di Tradizione, perché la Tradizione non è un'idea ma una consegna!

  È sempre stato così, in tutti i tempi della Chiesa.

  Parlando della difficile epoca delle invasioni barbariche, Christopher Dawson dice dei monaci:

  “E benché il monachesimo a prima vista sembri poco adatto a resistere alla spietata mania di distruzione in un'epoca di violenza e di guerra, dimostrò di possedere una straordinaria forza di recupero. Su cento monasteri, novantanove potevano essere distrutti e i monaci uccisi o scacciati, e pur tuttavia l'intera tradizione poteva ancora essere ricostruita dall'unico sopravvissuto, e i luoghi devastati potevano essere ripopolati da nuovi contingenti di monaci, i quali avrebbero di nuovo riallacciato le interrotte tradizioni, seguendo la stessa regola, celebrando la stessa liturgia, leggendo gli stessi libri e avendo gli stessi pensieri dei loro predecessori” (Christopher Dawson, Il cristianesimo e la formazione della civiltà occidentale, BUR Rizzoli, 1997, pag.86).

  Non è forse questa anche la nostra storia? Dentro la barbarie del mondo cristiano che ha abbandonato Cristo, tra i ruderi lasciati dal cattolicesimo liberale sempre più agnostico, ricominciare costantemente a vivere i gesti della fede consegnata, e viverli dentro un luogo dato.

  Non ci interessa se non questo, non chiedeteci altro perché questo è l'essenziale, che purtroppo a troppi sembra ancora secondario.

martedì 25 dicembre 2018

Buon Natale!


IL NATALE
di Alessandro Manzoni


Qual masso che dal vertice
di lunga erta montana,
abbandonato all'impeto
di rumorosa frana,
per lo scheggiato calle
precipitando a valle,
barre sul fondo e sta;

là dove cadde, immobile
giace in sua lenta mole;
né, per mutar di secoli,
fia che riveda il sole
della sua cima antica,
se una virtude amica
in alto nol trarrà:

tal si giaceva il misero
figliol del fallo primo,
dal dì che un'ineffabile
ira promessa all'imo
d'ogni malor gravollo,
donde il superbo collo
più non potea levar.

Qual mai tra i nati all'odio,
quale era mai persona
che al Santo inaccessibile
potesse dir: perdona?
far novo patto eterno?
al vincitore inferno
la preda sua strappar?

Ecco ci è nato un Pargolo,
ci fu largito un Figlio:
le avverse forze tremano
al mover del suo ciglio:
all' uom la mano Ei porge,
che sì ravviva, e sorge
oltre l'antico onor.

Dalle magioni eteree
sgorga una fonte, e scende,
e nel borron de' triboli
vivida si distende:
stillano mele i tronchi
dove copriano i bronchi,
ivi germoglia il fior.

O Figlio, o Tu cui genera
l'Eterno, eterno seco;
qual ti può dir de' secoli:
Tu cominciasti meco?
Tu sei: del vasto empiro
non ti comprende il giro:
la tua parola il fe'.

E Tu degnasti assumere
questa creata argilla?
qual merto suo, qual grazia
a tanto onor sortilla
se in suo consiglio ascoso
vince il perdon, pietoso
immensamente Egli è.

Oggi Egli è nato: ad Efrata,
vaticinato ostello,
ascese un'alma Vergine,
la gloria d'lsraello,
grave di tal portato
da cui promise è nato,
donde era atteso usci.

La mira Madre in poveri
panni il Figliol compose,
e nell'umil presepio
soavemente il pose;
e l'adorò: beata!
innazi al Dio prostrata,
che il puro sen le aprì.

L’Angel del cielo, agli uomini
nunzio di tanta sorte,
non de' potenti volgesi
alle vegliate porte;
ma tra i pastor devoti,
al duro mondo ignoti,
subito in luce appar.

E intorno a lui per l'ampia
notte calati a stuolo,
mille celesti strinsero
il fiammeggiante volo;
e accesi in dolce zelo,
come si canta in cielo
A Dio gloria cantar.

L’allegro inno seguirono,
tornando al firmamento:
tra le varcare nuvole
allontanossi, e lento
il suon sacrato ascese,
fin che più nulla intese
la compagnia fedel.

Senza indugiar, cercarono
l'albergo poveretto
que' fortunati, e videro,
siccome a lor fu detto
videro in panni avvolto,
in un presepe accolto,
vagire il Re del Ciel.

Dormi, o Fanciul; non piangere;
dormi, o Fanciul celeste:
sovra il tuo capo stridere
non osin le tempeste,
use sull'empia terra,
come cavalli in guerra,
correr davanti a Te.

Dormi, o Celeste: i popoli
chi nato sia non sanno;
ma il dì verrà che nobile
retaggio tuo saranno;
che in quell'umil riposo,
che nella polve ascoso,
conosceranno il Re.

venerdì 30 novembre 2018

Se una legge è fatta per il male non è più una legge - Editoriale di "Radicati nella fede" - Dicembre 2018


Pubblichiamo l'editoriale di Dicembre 2018

SE UNA LEGGE E' FATTA PER IL MALE
NON E' PIU' UNA LEGGE


SE UNA LEGGE E' FATTA PER IL MALE
NON E' PIU' UNA LEGGE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XI n° 12 - Dicembre 2018

  Sempre più convinti che la scelta giusta fu passare totalmente alla Messa antica senza ammettere nessuna eccezione. Lo abbiamo fatto con l'unica legge possibile, che non è quella del Motu Proprio Summorum Pontificum. Lo abbiamo fatto con la legge sacrosanta della Chiesa che, nel caso di una riforma dubbia, prevede che sacerdoti e fedeli possano avvalersi della facoltà di stare alla legge precedente, che dubbia non è.

  Per giudicare se la riforma liturgica sia stata un bene o no, è sufficiente constatarne gli effetti. Supponiamo pure che cambiare la messa, ammodernarla, fosse una legge obbligatoria come si è fatto credere nei passati decenni (se non lo si fosse fatto credere, quanti preti e fedeli non l'avrebbero cambiata!), gli effetti così disastrosi che questo obbligo ha prodotto dovrebbero aprire gli occhi e far dire “Non è possibile celebrare questa messa, non è possibile!”.
  Una legge è fatta per il bene della Chiesa e non per il suo male!

  Una legge, dice Leone XIII, è un ordine per un bene comune, non per un male comune. Questo è così evidente che se una legge è fatta per il male, non è più una legge, e come scrive esplicitamente Leone XIII nella sua enciclica Libertas, non si deve obbedirle.
  Nella Chiesa allora, in casi simili, ci si attiene alla legge immediatamente precedente che non mette in pericolo la vita di fede: ecco perché ci atteniamo all’ultima riforma che non tocca la nostra fede, che non diminuisce la nostra fede, quella del Papa Giovanni XXIII, riconoscendo la sua autorità di Sommo Pontefice nell'editare il Messale del 1962 e il nuovo Breviario: tutto qui.

  Invece, solo un cieco, ideologicamente fermo a delle idee astratte che non si lasciano sottoporre a verifica dai fatti, non vede gli effetti deplorabili della riforma liturgica: una libertà che sconfina nella licenza, nella liturgia e nell'applicazione dei sacramenti, che ha portato in questi decenni fino al disgusto molti fedeli, tanto da far abbandonare loro i sacramenti e la messa. E se questo disgusto oggi non è più espresso, è perché i fedeli non ci sono più da tempo nelle chiese vuote. Perché assistere a delle cerimonie che sanno di teatro se non di sacrilegio? E come volete che la gente creda ancora quando va a teatro? e quando questo teatro, sottoposto a continui cambiamenti ha perso tutto il soprannaturale, tutto il senso di Dio, banalizzandosi sino ad offendere il buon gusto e l'intelligenza umana, quando accade tutto questo come volete che la gente creda ancora?

  Questa riforma inarrestabile, che non accetta nessuna verifica sugli effetti, che, ingorda, non si è accontentata nemmeno dei primi cambiamenti già pericolosi ed equivoci; questa riforma che ha prodotto la più grande crisi sacerdotale che si possa immaginare, che ha fatto della preghiera cristiana non qualcosa che si è ricevuto da Cristo attraverso gli Apostoli, ma qualcosa che l'uomo reinventa pescando nel suo profondo e adattandosi alla mentalità dominante, giunge ai nostri giorni addirittura a toccare il Pater noster e il Gloria in excelsis Deo.

  Questa riforma inarrestabile e ingorda continua imperiosa e cade su un resto di popolo cristiano sfinito che non ha nemmeno più la forza di reagire, tanto ne ha viste in questi anni da parte dei suoi pastori. Attendeva questo resto di fedeli una parola sicura, che rinfrancasse la sua fedeltà messa alla prova in questa crisi spaventosa della Chiesa, ma accendendo la televisione o la radio ha sentito la grande notizia: per 20 secoli abbiamo sbagliato a pregare il Padre nostro così!... forse da questo ultimo attentato qualcuno in più potrà rendersi conto di cosa si sia fatto nei decenni della rivoluzione liturgica: si è tradotto per cambiare.

  E noi non vogliamo cambiare... ci si lasci in pace con la Messa in latino, volendo stare con 20 secoli di cristianesimo passati... ci sentiamo così più sicuri di non sbagliare. Tanto più che anche questi ultimi cambiamenti cambieranno presto, è la legge della chiesa ammodernata: soffocare la coscienza del disastroso vuoto nello stordimento di continue riforme.

  Ci si lasci in pace, volendo vivere un cattolicesimo semplice e profondo, soprannaturale, che non cerca la novità se non nella grazia dell'incontro con Cristo.

  Ci si lasci vivere e morire così, con la speranza di avere ancora un prete che ci canti la Messa e ci accompagni al campo santo nel giorno che Dio vorrà, perché nella chiesa ammodernata questo non avverrà più.