giovedì 3 settembre 2015

Notre charge apostolique (San Pio X)

La concezione secolarizzata della democrazia
 

Lettera agli Arcivescovi e ai Vescovi francesi

[1] La nostra carica apostolica ci rende doveroso vigilare sulla purezza della fede e sull'integrità della disciplina cattolica, preservare i fedeli dai pericoli dell'errore e del male, soprattutto quando l'errore e il male sono loro presentati con un linguaggio trascinante, che velando l'incertezza delle idee e l'equivocità dell'espressione con l'ardore del sentimento e con l'altisonanza delle parole, può infiammare i cuori per cause seducenti, ma funeste. Tali sono state un tempo le dottrine dei sedicenti filosofi del secolo diciottesimo, quelle della Rivoluzione e del liberalismo, tante volte condannate; tali sono, ancor oggi, le teorie del Sillon, che, sotto le loro apparenze brillanti e generose, mancano troppo spesso di chiarezza, di logica e di verità, e, da questo punto di vista, non derivano dal genio cattolico e francese.

domenica 30 agosto 2015

LA MESSA DELL'ASSEMBLEA CULLA L'AGNOSTICISMO - Editoriale di "Radicati nella fede", Settembre 2015.




LA MESSA DELL'ASSEMBLEA 
CULLA L'AGNOSTICISMO

Pubblichiamo l'editoriale del numero di Settembre 2015



LA MESSA DELL'ASSEMBLEA CULLA L'AGNOSTICISMO
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 9 - Settembre 2015

  Ciò che non c'è più nella Messa, scompare inevitabilmente anche dalla vita cristiana. È solo questione di tempo, e nemmeno molto.
  Così è stato con l'ultima riforma liturgica: i “vuoti” del rito sono diventati “vuoti” del nuovo cristianesimo.

  Ne vorremmo sottolineare uno tra tutti: la scomparsa del submissa voce per il prete, che corrisponde all’assenza del silenzio per i fedeli. Ci sembra questo uno dei punti che più evidentemente indicano un cambiamento radicale nel rito cattolico. D'altronde è questo che soprattutto appare come scandaloso, per i fedeli che oggi si imbattono nella Messa tradizionale: le lunghe parti in cui il sacerdote, specialmente nel canone, pronunciando le parole sottovoce, non fa sentire alcunché ai fedeli, obbligandoli al silenzio.

  Più volte abbiamo constatato che è questo a far problema, più dell'uso del latino.

mercoledì 26 agosto 2015

la grande eresia

La Grande Eresia Secondo Marcel De Corte

      Invito alla lettura
Marcel De Corte (1905-1994) professore di filosofia all’Università di Liegi in Belgio, di cui divenne Rettore, ha scritto numerose opere di filosofia aristotelico/tomistica tra cui: La doctrine de l’intelligence chez Aristote (Parigi, Vrin, 1934), Le Commentaire de Jean Philopon sur le IIIme Livre du ‘Traité de l’Ame’ (Parigi, Droz, 1934), Aristote et Plotin (Parigi, Desclée, 1935); ed altre di filosofia politica, tra le quali spiccano: Incarnation de l’homme (Parigi, de Médicis, 1942, tr. it., Brescia, 1949), Philosophie des moeurs contemporaines (Bruxelles, Ed. Universitaires, 1944), Essai sur la fin d’une civilisation (Bruxelles, Ed. Universitaires, 1949), L’homme contre lui-meme (Parigi, NEL, 1962, tr. it., Torino, Borla, 1976), La grand hérésie (Parigi, 1969, tr. it., Roma, Volpe, 1970; ristampa Effedieffe, Proceno di Viterbo, 2014), L’intelligence en péril de mort (Parigi, Club de la Culture française, 1969, tr. it., Roma, Volpe, 1974), De la Justice (Jarzé, Dominique Martin Morin, 1973), De la Prudence (Jarzé, DMM, 1974), De la Force (Jarzé, DMM, 1980), De la Témperance (Jarzé, DMM, 1982).
Nel presente articolo cerco di condensare il contenuto del suo ottimo libro La grande eresia (Roma, Giovanni Volpe, 1970; ristampato da Effedieffe, Proceno di Viterbo, 2014) e di porgerlo al lettore con l’integrazione di altri studi sul medesimo argomento, invitando i lettori allo studio del libro medesimo ristampato recentemente da Efedieffe.

venerdì 21 agosto 2015

segni della divina chiamata

dal blog: http://cordialiter.blogspot.it/2015/08/segni-della-vocazione-al-sacerdozio.html

Segni della vocazione al sacerdozio 

 
Diversi ragazzi mi hanno chiesto quali sono i segni della vocazione sacerdotale. Visto che questo argomento interessa molti lettori, per poter dare una risposta soddisfacente, ho consultato il testo "Esortazioni al clero", pubblicato nel 1943 dalla casa editrice Civiltà Cattolica, e scritto da Padre Ottavio Marchetti, sacerdote della Compagnia di Gesù. Ecco una sintesi schematica. Affinché una vocazione sacerdotale sia considerata autentica sono necessarie quattro caratteristiche: doni di natura, doni di grazia, libera volontà, retta intenzione.

 
 
Doni di natura:
- dono della salute (che consenta di svolgere efficacemente il ministero sacerdotale);
- dono del buon carattere;
- dono dell'intelligenza.

Doni di grazia:
- pratica delle virtù acquisite: pietà, castità, disinteresse, zelo, spirito di disciplina ed ubbidienza.

Libera volontà:
- tendere al sacerdozio senza costrizioni da parte di qualcuno.

Retta intenzione:
- tendere al sacerdozio cattolico unicamente per consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, avendo una soda pietà, una provata purezza di vita, e una scienza sufficiente.

Chi ha tutte queste caratteristiche mostra di avere segni della chiamata di Dio allo stato sacerdotale.

giovedì 20 agosto 2015

"il nuovo cattolicesimo dell'aggiornamento ad ogni costo o sarà sessuale, o niente" (Marcel de Corte)


per i modernisti....
....“conviene quindi edificare una « nuova morale », che tenga conto delle mirabili scoperte della scienza e restituisca alla sessualità i suoi titoli di nobiltà. Verniciando di scienza il sesso, d'ora innanzi permesso, raccomandato, anzi comandato, esibirlo dappertutto. Basta coi tabù! In alto i sessi!

A questo, appunto, si dedicano pubblicamente, nella Chiesa, gruppi di preti sempre più folti. Ben lontani dall'accorgersi che la decadenza dei costumi è sempre parallela al declinare delle credenze, e dal consacrarsi con zelo alla restaurazione della fede e all'emendamento della condotta dei singoli, codesti disgraziati si accaniscono ad « integrare » — cosi dicono — « le ricchezze della sessualità » nel cristianesimo.

In altri termini, il nuovo cattolicesimo dell'aggiornamento ad ogni costo o sarà sessuale, o niente .

È una buffonata — direte voi. È, ahimé, il segno che il frutto è bacato! Quando una religione, il cui ufficio e di elevare l'anima verso Dio, cade nell'apologia del sesso, si può dire che e colpita al cuore. Essa chiama su coloro che l'avviliscono il fuoco della Provvidenza offesa”

                              Marcel de Corte, La Grande Eresia, Roma 1970, p. 128-129

martedì 18 agosto 2015

mercoledì 12 agosto 2015

"L’attività principale della maggior parte della struttura ufficiale della Chiesa cattolica (associazioni, commissioni, etc.) è immersa nel temporale e orizzontale, isolandoci dal sovrannaturale, dal cielo" (Mons. Schneider)


“Le buone intenzioni del Concilio Vaticano II sono finite nelle mani di uomini senza Dio”




Monsignor Athanasius Schneider.


Dopo l’intervista in esclusiva rilasciata a www.lafedequotidiana.com,  monsignor Athanasius Schneider, Segretario della Conferenza Episcopale del Kazakhstan e uno dei vescovi più impegnati in difesa delle verità cattoliche, ha rilasciato alcune dichiarazioni al sito spagnolo Adelante la Fè.

Ricordando il beato Alexis Saritski, Mons. Schneider rammenta che era «affabile e simpatico» ma allo stesso tempo era un uomo «senza compromessi» che «ha insegnato la verità piena della legge di Dio», e che invitava a «mantenere la purezza del cuore e la fedeltà alla fede cattolica». Ripescando nei suoi ricordi, Schneider ha ricordato anche Padre Janis Pawlowski che, celebrando «la Messa con tanta devozione e riverenza» ha lasciato un’impronta indelebile nella sua anima, tanto che, «quando, a dodici anni, ho sentito la chiamata del sacerdozio – ricorda Schneider – mi è venuto improvvisamente in mente il volto santo del sacerdote».

sabato 1 agosto 2015

UNO SCHELETRO DI MESSA PER UNA CHIESA SCHELETRICA - Editoriale di "Radicati nella fede", agosto 2015.




UNO SCHELETRO DI MESSA
PER UNA CHIESA SCHELETRICA

Pubblichiamo l'editoriale del numero di Agosto 2015


UNO SCHELETRO DI MESSA
PER UNA CHIESA SCHELETRICA
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 8 - Agosto 2015


  Attendevano una nuova Chiesa, per questo si sono messi a cambiare la messa.
 Volevano una chiesa con nuovi dogmi e nuova morale, allora hanno dovuto ritoccare la messa cattolica, così tanto da renderla uno scheletro di se stessa.
 E a messa scheletrica, corrisponde uno scheletro di Chiesa, fatta di una dogmatica e una morale scheletriche.

domenica 19 luglio 2015

fumo e chiacchiere

 
 
 
 




Vuoi il fumo o l’aria pura?
di don Giorgio Ghio 
 
Io sono come un otre esposto al fumo, ma non dimentico 
i tuoi insegnamenti (Sal 118, 79).

Quando si dice che una cosa è come fumo negli occhi, si intende di solito, semplicemente, qualcosa di fastidioso e irritante. Il fumo può tuttavia avere effetti più gravi: se respirato, può provocare un’intossicazione. Nella società e nella Chiesa attuali il fumo delle chiacchiere ideologiche appesta ormai l’atmosfera da decenni: è naturale che tanti ne siano rimasti intossicati. 
Chi vi resiste, come afferma la divina Parola, è come un otre esposto al fumo: soffre profondamente, ma al tempo stesso lotta per non lasciarsi intossicare o, eventualmente, per disintossicarsi. La stessa Parola di Dio ci prescrive il tipo di terapia necessaria a questo fine: non dimenticare i Suoi insegnamenti, che sono immutabili e, di conseguenza, sempre validi, capaci di resistere a qualsiasi tentativo di “aggiornarli” in ragione delle “mutate condizioni” della società.
Il fumo di certe chiacchiere, in effetti, non è affatto qualcosa di innocuo: è anzi una realtà estremamente nociva che infantilizza le persone impedendone la crescita morale, le castra a livello psichico bloccandone lo sviluppo umano e le sterilizza sul piano della vita soprannaturale, ovvero nella ricerca della santità. Chi ci è nato e vissuto dentro può riportarne perfino dei danni cerebrali: è incapace di ragionare correttamente, libero dagli schemi indeformabili della “formazione” ricevuta. Questi sono d’altronde gli effetti di un indottrinamento forzato di cui non hanno consapevolezza alcuna; un lettore notava sconfortato che, con la maggior parte dei ministri sacri, chi si azzarda ad avanzare qualche perplessità su certi aspetti della chiesa attuale e della “riforma”, è subito investito da un fiume di parole (un «tormentone che sembra imparato a memoria») e poi inesorabilmente ostracizzato…
È proprio così, caro amico: chi sia stato in seminario o in una facoltà teologica conservando un minimo di indipendenza di giudizio conosce bene quel tormentone, quella versione della realtà e della storia che nella Chiesa è stata imposta come l’unica visione legittima e per ciò stesso indiscutibile, neanche fossimo in un regime totalitario. Quando poi, con uno studio più accurato (e soprattutto più libero di spaziare nelle fonti), uno si accorge di essere stato sistematicamente manipolato con una presentazione selettiva – e per di più deformata e tendenziosa – di dati e testi, dopo il primo, istintivo moto di ribellione si rende conto con profonda gratitudine di aver finalmente cominciato a respirare a pieni polmoni un’aria pura … È una delle esperienze più gratificanti per chi ami appassionatamente la verità; è una grazia inestimabile dello Spirito Santo. A questo punto, certo, bisogna rimboccarsi le maniche per ricuperare la virilità soffocata, rimettere in moto il processo di maturazione e riscoprire la vita di grazia; ma il più, grazie a Dio (in senso vero e proprio), è fatto.
Non si creda che ci piaccia la polemica sterile, fine a se stessa: dal nuovo punto di osservazione, semplicemente, la propaganda di partito si riconosce subito e, per quanto possa essere irritante, non fa più la minima presa. Che ci si scomodi, a cinquant’anni esatti di distanza, jour pour jour, per visitare la parrocchia romana dove il Papa dell’epoca celebrò la prima Messa in italiano, ormai ci fa solo sorridere: è un atto di pura propaganda perfettamente omogeneo a tutto il resto. Quello di allora fu un tipico gesto rivoluzionario promosso da individui che, con il Concilio ancora in corso, lo avevano già interpretato nel senso da loro voluto e avevano già iniziato ad applicare – sempre a modo loro – la Costituzione liturgica, non a caso la prima ad essere promulgata. Ciò che rattrista maggiormente è che il sommo Pontefice li abbia docilmente seguiti …
Quello, tuttavia, era soltanto il preludio di una rivoluzione ben peggiore: una Messa – culmine e fonte di tutta la vita cristiana, come ci hanno ripetuto fino alla nausea – non solo tradotta nella lingua parlata, fatto che già da solo la trasforma in non più che pio trattenimento (e, in breve tempo, trattenimento tout court), ma pure rifatta a tavolino come un cadavere sezionato di cui poi si riappiccichino i pezzi a piacimento e imposta all’orbe universo in luogo di quel corpo vivente che era cresciuto e maturato per due millenni. Come se non bastasse, nel passaggio dal testo tipico latino a quello nelle lingue volgari si sono moltiplicate ulteriori manipolazioni e falsificazioni, finanche nel cuore stesso del santo Sacrificio, cioè nella formula di consacrazione: rendere pro multis con per tutti non è una traduzione, sono due espressioni diverse; è un fatto carico di ripercussioni sulla fede del Popolo di Dio, ma gli ideologi della comunità ci hanno inculcato che il loro significato sarebbe identico; si sarebbe trattato anche lì di una semplice interpretazione…
A questo punto la gran parte dei fedeli, ora che potevano finalmente capire le parole della Messa (come se non fossero mai esistiti i messalini bilingui, che i nostri nonni conoscevano a menadito), ha pensato bene di non andarci più: una volta “capito” il gioco, evidentemente, non valeva più la pena di giocarlo. Dal canto loro i giovani ministri, non provando alcuna attrattiva per lo scialbo rito rifilato loro, hanno provato a renderlo più interessante con la propria creatività e inventiva, oppure si sono risolti a limitarsi a “timbrare il cartellino” dei propri doveri d’ufficio per potersi poi dedicare ai loro veri interessi, magari del tutto profani – nel migliore dei casi – o decisamente illeciti e contrari al loro stato – nel peggiore. Chi potrebbe del resto appassionarsi ad un’attività costruita sull’inammissibile ipocrisia del tacito assunto: “Sappiamo tutti perfettamente che non funziona, ma dobbiamo farlo ugualmente”?
Ormai nemmeno quei pochi fedeli che, nonostante tutto, continuano a venire in chiesa sono persuasi da quel che dicono i preti, visto che proprio loro si smentiscono di continuo con i propri stessi comportamenti. Prendiamo per esempio un’affermazione classica del tormentone ideologico post-conciliare: «Il Concilio ha restituito la Bibbia al Popolo di Dio». Poi, per proclamare la Parola sacra nell’assemblea liturgica, ut aiunt, prendono l’ultimo arrivato e lo mandano sul pulpito a leggere un testo che il malcapitato non ha mai visto prima, zeppo di nomi e termini assolutamente sconosciuti: cosa capirà l’assemblea liturgica della divina Scrittura, pur proclamata nella sua lingua nativa, a parte la figuraccia di quel poveretto? O, forse, per restituire la Bibbia al popolo si intende che ognuno se la legga e se la interpreti per conto e a modo suo, come i protestanti? Proprio per evitare che persone impreparate mettessero a rischio la propria e l’altrui fede, si erano saggiamente poste delle limitazioni alla lettura dell’Antico Testamento, all’epoca in cui si aveva a cuore la salvezza eterna di quanti Cristo ha redento con il Suo sangue.
Altro esempio per quelli che sono convinti di andare avanti, ma in realtà sono rimasti indietro e regrediscono sempre di più, dato che l’unico reale progresso, nella Chiesa, consiste nel ritornare alle radici: non si è mai parlato tanto dello Spirito (che un tempo si chiamava Spirito Santo); il fatto è che poi si pecca abitualmente contro di lui impugnando la verità conosciuta o, più semplicemente, ignorandola completamente, specie in ambito morale. Eppure basterebbe aprire un catechismo – meglio quello di san Pio X, piuttosto che quello tedesco od olandese – per conoscere le verità della fede (il che, sia detto per inciso, è ancora necessario alla nostra salvezza). All’epoca della Rete, qualsiasi testo è facilmente reperibile: non cerchiamo scuse, per le chate per il gossip abbiamo sempre tempo… Poi non lamentiamoci, almeno, se ci sentiamo soffocare nell’anima: l’aria pura c’è e sappiamo dove trovarla. Fine del quaresimale.
P.S.: scusate, qualcuno sa dirmi che fine ha fatto il divin Sacrificio? Finanche nelle omelie del sommo, è totalmente assente … Si direbbe che, nella nuova Messa, sia rimasta soltanto la Parola – o piuttosto le parole: perfino lì, ancora fumo!


sabato 18 luglio 2015

l'alba verrà

La moltiplicazione “all'infinito” delle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio in situazione di necessità
 
Dopo la  dovuta consacrazione di mons. Michel Faure - data la situazione creatasi tra l’ambiente tradizionale “ufficiale e storico” e papa Francesco I - mi permetto
1°) di consigliare di rimandare al massimo ulteriori consacrazioni come extrema ratio (per esempio, in caso di guerra mondiale, di persecuzioni fisiche, ecc.);
2°) di smentire coloro che fanno circolare dicerie su nuove consacrazioni imminenti da parte di mons. Williamson.
Purtroppo ci sono alcuni che non esitano a calunniare per squalificare coloro che gli fanno ombra, ma la calunnia è un peccato mortale.
Per 20 anni son vissuto in ambiente sedevacantista (e ne ero un convinto assertore), ma ho toccato con le mie mani che le consacrazioni episcopali moltiplicate “all’infinito” senza mandato pontificio, anche nell’attuale stato di necessità, sono una lama a doppio taglio:
1°) continuano la Tradizione;
2°) ma favoriscono oggettivamente l’anarchia.

Oggi, per di più, ci troviamo in un grave stato di anarchia in tutti i campi, compreso quello ecclesiastico (i fedeli iniziano a fare i “Papi di se stessi” essendo stati delusi dalla Gerarchia e dall’ambiente sacerdotale legato alla Tradizione. Infine il 1° anarchico è, purtroppo, Francesco I).

Inoltre si può ben dire: “cerco l’uomo e non lo trovo!”. Infatti il 1968 lo ha distrutto, “l’uomo è morto”, come pure la famiglia, la società civile e quella ecclesiale, che sembra morta nel suo elemento umano, ma risorgerà quando Dio ha stabilito, non un secondo prima né uno dopo.

Quindi oggi non si può cercare di fondare una grande neo-Congregazione tradizionale e ben strutturata. Si può, però, tentare di offrire ai fedeli, ai seminaristi e ai preti non disposti a scendere a patti con l’ultra-modernismo una modesta scialuppa di salvataggio, come è stato fatto con la consacrazione di mons. Faure e l’apertura di un futuro seminario presso i Domenicani di Avrillé in Francia. Se è opera di Dio vivrà, altrimenti appassirà.

Pertanto continuiamo a fare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato/creduto e fatto (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorium, III, 15): formare cristiani e preti, ma evitiamo il rischio di dar vita ad una miriade di vescovi senza giurisdizione con consacrazioni episcopali che si moltiplicherebbero immancabilmente “all’infinito”. Aspettiamo il momento di Dio, che non può tardare ad intervenire.

L’umanità ha bisogno dell’intervento dell’Onnipotenza divina, il male è talmente universale e profondo che l’uomo non  è in grado di porvi rimedio.

L’Uomo/tradizionale oggi (dopo 50 lunghi e duri anni di battaglie) vorrebbe (ed è comprensibile umanamente parlando) salvare lui la Chiesa
1°) o con un accordo/compromesso in cedimento;
2°) o moltiplicando “all’infinito” le consacrazioni episcopali.
Ma non è questa la strada giusta. Infatti è Dio che si serve degli uomini e non viceversa. “Non bisogna mettere il carro avanti ai buoi”.

Gli Apostoli fuggirono tutti “collegialmente” il Giovedì Santo, ma Gesù e Maria SS. ripararono tutto, ripescando i Dodici che pre-“corsero” la “Collegialità episcopale” di circa 2000 anni.

Che  si sappia “resistere”, dunque, alla tentazione
1°) di poter sistemare noi la Chiesa con un Episcopato “innumerevole”, acefalo e tendenzialmente “anarchico;
2°) scendendo a patti con chi sta perseguitando ferocemente i cattolici (v. padre Manelli e i Francescani dell’Immacolata) per il loro attaccamento alla Tradizione apostolica e non si vede perché dovrebbe risparmiare gli altri. Se qualcuno lo capisce me lo spieghi per favore, io non ci riesco.

Son passati 55 anni dalla morte di Pio XII: la situazione è talmente degenerata (educazione o depravazione sessuale pratica obbligatoria e contro-natura alle scuole elementari in quasi tutta l’Europa) che siamo arrivati “alla frutta”, perciò basta attendere e sperare.

Come la Russia quando fu invasa e travolta da Napoleone aspettò il “generale Inverno”, che immancabilmente arrivò, oggi noi dobbiamo attendere l’intervento di Dio, che non può non arrivare dopo Francesco I e l’Europa delle banche e della depravazione delle anime innocenti, che non possono difendersi.

La Madonna del Buon Consiglio e lo Spirito Santo col suo Dono del Consiglio e di Fortezza ci illuminino e ci rafforzino in questa “ora delle tenebre” in cui è difficile “camminare senza inciampare” e scoraggiarsi (“tristes erant Apostoli de Christi acerbo funere”) privi della Luce di Gesù, che si è oscurata pro tempore come durante la sua crocifissione.

Non saranno gli uomini ad illuminare il mondo, oramai (2015) l’oscurità dell’universo orbe è troppo fonda ed universale e richiede l’Onnipotenza divina per essere rischiarata.

Nos cum prole pia, illuminet et fortificet Virgo Maria!


di Don Curzio Nitoglia

 



Gli scritti di Don Curzio Nitoglia sono reperibili a questi indirizzi:
http://www.doncurzionitoglia.com/
http://doncurzionitoglia.net/
https://doncurzionitoglia.wordpress.com/