giovedì 17 agosto 2017

Settimo Pellegrinaggio della Tradizione alla Madonna di Oropa (Biella)


Riceviamo e pubblichiamo
da "Radicati nella fede"

7° PELLEGRINAGGIO
DELLA TRADIZIONE
A OROPA

Sabato 14 Ottobre 2017


 Rinnoviamo l'invito al Pellegrinaggio annuale della Tradizione ad Oropa.

 Non lasciamo cadere questo gesto ricco di valore: solo mendicando la grazia di Dio ai piedi di Maria Santissima la nostra fatica può dirsi cristiana.



ore 10.30
Santa Messa solenne
in rito tradizionale
Basilica di San Sebastiano in Biella

ore 15.30
Santo Rosario
di fronte all'Immagine miracolosa
in Basilica Antica a Oropa

La Basilica Nuova di Oropa 
è inagibile per lavori urgenti;
per questo la Santa Messa solenne sarà celebrata
nella grande Basilica di San Sebastiano in Biella, 
antica chiesa della città.

Al termine della S. Messa 
ci muoveremo pellegrini verso Oropa 
dove nel pomeriggio reciteremo il Rosario nella Basilica antica 
di fronte all'Immagine miracolosa della Vergine Bruna.


Per chi non desiderasse consumare il pranzo al sacco: Ristorante a € 18
Per il pranzo è’necessario prenotarsi entro l'8 ottobre telefonando a:
349/2848054 oppure 348/2463990
_______________________

Per la comodità dei fedeli pubblichiamo la mappa con le indicazioni per raggiungere la Basilica di San Sebastiano a Biella e per trasferirsi da Biella a Oropa.

lunedì 31 luglio 2017

Il divorzio fu l'occasione perduta - Editoriale di "Radicati nella fede", Agosto 2017.


Pubblichiamo l'editoriale di Agosto 2017

IL DIVORZIO FU L'OCCASIONE PERDUTA


IL DIVORZIO FU L'OCCASIONE PERDUTA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 8 - Agosto 2017

 Non c'è niente da fare, nessuno ci toglierà dalla testa che il cambiamento della Messa, operato dalla Chiesa con un autoritarismo senza precedenti a fine anni '60, fu il “cavallo di Troia” con il quale entrarono tutte le più devastanti derive nel mondo cattolico.

 Il Concilio Vaticano II, pastorale per espressa volontà dei Papi Giovanni XXIII prima e Paolo VI poi, si era ormai concluso. I testi, nella loro prolissità e stile discorsivo, avevano confermato tutti nella propria opinione: i Conservatori erano convinti che nulla fosse cambiato nella sostanza della Tradizione Cattolica; i Progressisti invece, rumorosi ma in fondo minoranza all'epoca, avevano salutato l'avvento di un'era totalmente nuova. Ognuno cercava nei testi la conferma delle proprie opinioni e attitudini. Chi è vissuto in quegli anni può confermare tutto questo, testimoniando della storia della propria parrocchia.

 Intervenne, a quattro anni dalla chiusura del Concilio, la nuova messa e tutto poteva diventare chiaro.

 Con la nuova messa, valida in sé ma non buona come tentiamo di dire da sempre (cfr. editoriale “Radicati nella fede”, anno V, marzo 2012, n° 3), non sarebbe stato possibile interpretare il Concilio in continuità con il passato della Chiesa Cattolica. La nuova messa diede la chiave ermeneutica secondo cui il Concilio Vaticano II è una “nuova Pentecoste”, il punto sorgivo di un Cristianesimo liberatosi dalla zavorra del suo passato, capace di scelte più pure che il mondo moderno avrebbe presto accolto con commovente entusiasmo.

 I cosiddetti Conservatori, a volte molto moderati, si illusero ancora che la rivoluzione progressista si sarebbe presto spenta, come ogni giovanile entusiasmo. Quante volte sentimmo, e sentiamo ancora, che basterebbe celebrare con rispetto e devozione la nuova messa per arginare il disastro. A questa corrisponde un'altra illusione, che sia possibile intendere i documenti del Concilio in senso moderato-conservatore, in totale continuità con la Tradizione della Chiesa Cattolica Romana.

 Lasciamo ad altri le analisi dettagliate al riguardo, non farebbero il caso in un semplice editoriale di due pagine. A noi tocca ricordare che basterebbero i fatti susseguitisi nella società italiana, oltre che nella Chiesa, per dar prova che la nuova Messa innescò la rivoluzione con la sua ermeneutica di rottura.

 E i fatti che accadono, anche quelli di portata cattiva, se guardati con intelligenza di fede, sono sempre provvidenziali, perché sono avvisi di Dio.

 La nuova messa del popolo e per il popolo era stata da poco introdotta a forza, che la stessa Chiesa italiana si trovò difronte ai drammatici giorni del Referendum sul Divorzio, era il 1974. La campagna referendaria fu il terreno di scontro tra le due anime, conservatrice e progressista, della chiesa italiana. La campagna referendaria fu il terreno di scontro delle due ermeneutiche del Concilio: una si illudeva di poter riaffermare il valore di un cattolicesimo anche di Stato, l'altra abbandonata al più puro laicismo affermava che ogni individuo deve essere tutelato, nella propria libertà assoluta, dallo Stato agnostico.

 Lunedì 14 Maggio i risultati referendari furono di una tristezza agghiacciante per i buoni parroci del tempo: nell'Italia, che si pensava ancora cattolica, aveva vinto il divorzio con il 59,26%. E quel 59% a favore del mantenimento del divorzio era tristemente in gran parte voto di cattolici.

 Sarebbe bastato questo per far aprire gli occhi a tutti, pastori e fedeli. Sarebbe bastato quel 59% per reagire alla deriva modernista e rivoluzionaria della Chiesa.

 Ma così non fu... i buoni, preti e fedeli, si dissero ancora che la nuova messa non centrava, che era il problema dei tempi e della politica.

 Arrivò poi il 1981 e fu il tempo dell'aborto, del terribile aborto, e fu l'ecatombe dei numeri: l'aborto vinse con l'88,42%: si era ormai consumata la scristianizzazione dell'Italia.

 Ma ancora una volta non si andò a vedere dove tutto si era innescato: la nuova messa aveva liberalizzato, nella sua ambiguità e fluidità, tutte le peggiori interpretazioni per un nuovo cristianesimo senza dogmi e obblighi morali. I cristiani cosiddetti “adulti” avrebbero ormai seguito la loro coscienza reinterpretando di volta in volta il vangelo secondo i propri gusti, puntualmente obbedienti peraltro al potere omicida di questo mondo.

 E la storia potrebbe continuare fino ai nostri tristissimi giorni. C'è qualcosa di immorale che non trovi cattolici benedicenti? Abbiamo ammesso tutto, tutto e di più, “asfaltando” in nome della libertà individuale tutta la Sacra Scrittura e duemila anni di Cristianesimo. Abbiamo ammesso tutto, benedetto tutto, fingendo di non parlarne troppo.

 E se fosse vero che tutto è potentemente iniziato con lo smantellamento della Messa di sempre? E se la questione del rito non fosse solo un problema secondario? O continueremo ad illuderci che questo non centra come i buoni preti e fedeli degli anni '60 e '70?

 Speriamo che qualche intelligente dal cuore semplice si desti dal sonno.


mercoledì 26 luglio 2017

bastioni e bastiani

Pasdaran e clero refrattario
 

Ogni rivoluzione che si rispetti ha i suoi pasdaran e il suo clero refrattario. La rivoluzione da qualche anno in atto nella Chiesa cattolica non poteva fare eccezione. Non meraviglia dunque che il pasdaran di turno, certo Giulio Cirignano, dalle colonne dell’Osservatore Romano, se la prenda col clero refrattario che non solo non si entusiasma per lo «straordinario momento» che stiamo vivendo, ma addirittura assume un «atteggiamento, talvolta, di chiusura se non di ostilità».


Ci si potrebbe ritenere offesi al sentirsi definire «discepoli [che] dormono»; «pastori poco illuminati», che tengono i fedeli loro affidati «dentro un orizzonte vecchio, l’orizzonte delle pratiche abituali, del linguaggio fuori moda, del pensiero ripetitivo e senza vitalità»; «Sinedrio … ricco di devoto ossequio al passato … [ma] povero di profezia». Ma ormai ci siamo abituati; abbiamo le spalle grosse; svolgiamo il nostro lavoro non certo alla ricerca di lodi, ma solo per servire il Signore che ci ha scelti, con tutti i nostri limiti e imperfezioni, e ci ha inviati come pecore in mezzo ai lupi. Certo, dopo aver preso tante sberle per le strade del mondo, una volta rientrati in casa, farebbe piacere sentirsi dire una parola di incoraggiamento e di conforto. Da qualche tempo invece, anche dentro la Chiesa, lo sport preferito sembra essere diventato il tiro al piattello, dove il piattello sono i poveri preti che non ne fanno una giusta. Ma va bene cosí; un motivo in piú per non montarci la testa e prendere parte, nel nostro piccolo, alla passione del Maestro.

Certo, sentirsi dare del “Sinedrio” da chi è perfettamente integrato nell’establishment, fa un po’ sorridere. Mentre è un’accusa generica (ancorché circoscritta), gratuita e tutta da dimostrare quella secondo cui il livello culturale di parte del clero sarebbe modesto, la sua cultura teologica scarsa e ancora minore la preparazione biblica.

Ci si potrebbe chiedere se sia una mossa intelligente, ai fini del trionfo della rivoluzione, quella di attaccare il clero. Il clero dopo tutto, insieme con i fedeli, costituisce la “base” della Chiesa. Se si vuole che la rivoluzione faccia breccia tra i fedeli, occorrerebbe farselo amico; accusarlo un giorno sí e l’altro pure di tutte le peggiori nefandezze, non credo che giovi molto alla causa.

Ma quello che lascia piú basiti è la totale incapacità, da parte di certe menti votate all’ideologia, di leggere la situazione: sembrerebbe che i rivoluzionari, una volta raggiunto il potere, perdano la percezione della realtà. Ma come si fa a dire che «gran parte dei fedeli è in festa»? Diamo atto che, anche in questo caso non si assolutizza l’affermazione, ma, in ogni caso, certe asserzioni andrebbero documentate. Non basta accontentarsi di quanto dicono i grandi mezzi di informazione. Non fanno testo; sappiamo bene che buona parte di quel che scrivono o trasmettono è pura propaganda. Bisognerebbe avere dei dati per poter dichiarare che «gran parte dei fedeli è in festa». Ma purtroppo anche chi, durante il precedente pontificato, era cosí solerte a fornirci tutti i dati delle udienze, degli Angelus, ecc., sembrerebbe caduto in letargo.

Ogni tanto però qualche dato salta fuori; ma anche in questo caso se ne danno spiegazioni alquanto improbabili. Sono stati pubblicati i risultati dell’8 per mille degli ultimi anni fino al 2015. Non voglio darne interpretazioni affrettate e azzardate. Dico solo: dovrebbero far riflettere. Prima ancora che venisse pubblicata questa tabella, qualcuno aveva già messo le mani avanti: Colpa degli scandali del clero (e te pareva!). Beh, se c’è stato un annus horribilis da questo punto di vista è stato il 2010, l’Anno sacerdotale, durante il quale fu scatenata una campagna senza precedenti contro la pedofilia nella Chiesa. Ebbene, andate a vedere nella tabella i risultati dell’8 per mille in quell’anno: il risultato migliore dell’ultimo decennio. Si direbbe che il rapporto causa-effetto fra scandali del clero e 8 per mille non sia poi cosí evidente.

Ora, se il clero è refrattario alle novità, se i fedeli (almeno quelli italiani, ma sarebbe interessante conoscere anche i dati dell’Obolo di San Pietro) dimostrano disaffezione non destinando l’8 per mille alla Chiesa cattolica, direi che qualche domandina bisognerebbe pur porsela. O no?
 
 

domenica 23 luglio 2017

L'interpretazione del Vaticano II e la sua connessione con l'attuale crisi della Chiesa

di Mons. Athanasius Schneider
 

 
L'attuale situazione di crisi senza precedenti della Chiesa è paragonabile con la crisi generale nel 4° secolo, quando l'arianesimo aveva contaminato la stragrande maggioranza dell'episcopato, assumendo una posizione dominante nella vita della Chiesa. Dobbiamo cercare di affrontare questa attuale situazione da un lato con realismo e, dall'altro, con uno spirito soprannaturale - con un profondo amore per la Chiesa, nostra madre, che soffre la Passione di Cristo a causa di questa tremenda e generale confusione dottrinale, liturgica e pastorale.


Dobbiamo rinnovare la nostra fede nel credere che la Chiesa è nelle mani sicure di Cristo e che Egli interviene sempre per rinnovarla nei momenti in cui la barca della Chiesa sembra capovolgersi, come nel caso evidente dei nostri giorni.

Per ciò che concerne l'atteggiamento verso il Concilio Vaticano II, dobbiamo evitare due estremi: un rifiuto completo (come i sedevacantisti e una parte della Fraternità di San Pio X - FSSPX) o una "infallibilizzazione" di tutto ciò che il Concilio ha detto.

Il Vaticano II era un'assemblea legittima presieduta dai Papi e dobbiamo mantenere verso questo Concilio un atteggiamento rispettoso. Tuttavia, ciò non significa che ci sia proibito esprimere fondati dubbi o rispettosi suggerimenti di miglioramento su alcuni elementi specifici, non senza fondarli sulla intera tradizione della Chiesa e sul Magistero costante.

Le dichiarazioni dottrinali tradizionali e costanti del Magistero nel corso dei secoli hanno la precedenza e costituiscono un criterio di verifica sull'esattezza delle dichiarazioni magisteriali posteriori. Le nuove affermazioni del Magistero devono in linea di principio essere più esatte e più chiare, ma non dovrebbero mai essere ambigue e  visibilmente contrastanti con precedenti dichiarazioni magisteriali.

Le affermazioni del Vaticano II che risultino ambigue devono essere lette e interpretate secondo le affermazioni di tutta la Tradizione e del Magistero costante della Chiesa.

In caso di dubbio, le affermazioni del Magistero costante (i precedenti concili e documenti dei Papi, il cui contenuto si dimostra una tradizione sicura e ripetuta nei secoli nello stesso senso) prevalgono su quelle dichiarazioni oggettivamente ambigue o nuove del Vaticano II, che difficilmente concordano con specifiche affermazioni del magistero costante e precedente (ad esempio, il dovere dello stato di venerare pubblicamente Cristo, re di tutte le società umane; il vero senso della collegialità episcopale rispetto al primato petrino e al governo universale della Chiesa; la dannosità di tutte le religioni non cattoliche e la loro pericolosità per l'eterna salvezza delle anime).

Il Vaticano II deve essere visto e ricevuto come è e come era veramente: un concilio prevalentemente pastorale. Questo concilio non aveva l'intenzione di proporre nuove dottrine o di proporle in forma definitiva. Nelle sue dichiarazioni il concilio ha confermato in gran parte la dottrina tradizionale e costante della Chiesa.

Alcune delle nuove dichiarazioni del Vaticano II (ad es. Collegialità; libertà religiosa; dialogo ecumenico e interreligioso; atteggiamento verso il mondo), che non hanno un carattere definitivo e sono apparentemente o realmente non concordanti con le dichiarazioni tradizionali e costanti del Magistero, devono essere completate da spiegazioni più esatte e da integrazioni più precise di carattere dottrinale. Non aiuta neppure un'applicazione cieca del principio dell'ermeneutica della continuità, dal momento che vengono create interpretazioni forzate, che non sono convincenti e che non sono utili per giungere ad una più chiara comprensione delle immutabili verità della fede cattolica e della sua concreta applicazione.

Ci sono stati casi nella storia in cui le dichiarazioni non definitive di alcuni concili ecumenici - grazie a un dibattito teologico sereno - sono state successivamente perfezionate o tacitamente corrette  (ad esempio le affermazioni del Concilio di Firenze riguardo al sacramento dell'Ordine, nel senso che la materia era la consegna degli strumenti, mentre la tradizione più sicura e costante affermava che  era adeguata l'imposizione delle mani del vescovo : verità, questa, confermata definitivamente da Pio XII nel 1947). Se dopo il Concilio di Firenze i teologi avessero applicato ciecamente il principio dell'ermeneutica della continuità a questa dichiarazione concreta dello stesso concilio  - una dichiarazione oggettivamente errata, che difendeva la tesi secondo cui la consegna degli strumenti in quanto materia del Sacramento dell'Ordine concorderebbe col magistero costante - probabilmente non sarebbe stato raggiunto il consenso generale dei teologi su quella verità che afferma che solo l'imposizione delle mani del vescovo è materia reale del Sacramento dell'Ordine.

Occorre creare nella Chiesa un clima sereno per una discussione dottrinale su quelle affermazioni del Vaticano II che risultano ambigue o che hanno causato interpretazioni erronee. In una simile discussione dottrinale non c'è nulla di scandaloso, ma al contrario, sarebbe un contributo per custodire e spiegare in modo più sicuro e completo il deposito della fede immutabile della Chiesa.

Non si deve evidenziare tanto un certo concilio, assolutizzandolo o avvicinandolo in realtà alla Parola di Dio orale (Sacra Tradizione) o scritta (Sacra Scrittura). Il Vaticano II stesso ha giustamente affermato (cfr Dei Verbum, 10) che il Magistero (Papa, Concilio, magistero ordinario e universale) non è al di sopra della Parola di Dio, ma sotto di essa, soggetto ad essa, e che è solo servo (della parola orale di Dio = tradizione sacra e della Parola scritta di Dio = Sacra Scrittura).

Da un punto di vista oggettivo, le affermazioni del Magistero (papi e concili) di carattere definitivo hanno più valore e peso rispetto alle dichiarazioni di carattere pastorale, che hanno naturalmente una qualità variabile e temporanea a seconda delle circostanze storiche o che rispondono a situazioni pastorali di un certo periodo di tempo, come avviene per la maggior parte delle affermazioni del Vaticano II.

Il contributo originale e prezioso del Vaticano II consiste nella chiamata universale alla santità di tutti i membri della Chiesa (cap. 5 della Lumen gentium); nella dottrina sul ruolo centrale della Madonna nella vita della Chiesa (cap. 8 della Lumen gentium); nell'importanza dei fedeli laici nel mantenere, difendere e promuovere la fede cattolica e nel loro dovere di evangelizzare e santificare le realtà temporali secondo il senso perenne della Chiesa (cap. 4 della Lumen gentium ); nel primato dell'adorazione di Dio nella vita della Chiesa e nella celebrazione della liturgia (Sacrosanctum Concilium , nn 2, 5-10).  Il resto si può considerare in una certa misura secondario, temporaneo e, in futuro, probabilmente dimenticabile, al pari delle asserzioni non-definitive, pastorali e disciplinari dei vari concili ecumenici di passato.

Le seguenti questioni: la Madonna, la santificazione della vita personale dei fedeli con la santificazione del mondo secondo il perenne senso della Chiesa e il primato dell'adorazione di Dio, sono gli aspetti più urgenti che devono essere vissuti nei nostri giorni. Il Vaticano II ha un ruolo profetico che, purtroppo, non è ancora realizzato in modo soddisfacente.

Invece di vivere questi quattro aspetti, una considerevole parte della "nomenclatura" teologica e amministrativa nella vita della Chiesa, negli ultimi 50 anni ha promosso e ancora promuove dottrine ambigue, pastorali e liturgiche, distorcendo così l'intenzione originaria del Concilio o abusando delle dichiarazioni dottrinali meno chiare o ambigue per creare un'altra chiesa - una chiesa di tipo relativista o protestante.

Nei nostri giorni stiamo vivendo il culmine di questo sviluppo.

Il problema della crisi attuale della Chiesa consiste in parte nel fatto che alcune affermazioni del Vaticano II - oggettivamente ambigue o quelle poche dichiarazioni difficilmente concordanti con la costante tradizione magisteriale della Chiesa - sono state infallibilizzate. In questo modo è stato bloccato un sano dibattito con la necessaria correzione implicita o tacita.

Allo stesso tempo si è dato l'incentivo di creare affermazioni teologiche in contrasto con la tradizione perenne (ad esempio, per quanto riguarda la nuova teoria di un ordinario doppio supremo soggetto del governo della Chiesa, vale a dire il papa da solo e l'intero collegio episcopale insieme al Papa; la dottrina della neutralità dello Stato verso il culto pubblico da attribuirsi al vero Dio, che è Gesù Cristo, re anche di ogni società umana e politica; la relativizzazione della verità che la Chiesa cattolica è l'unico modo di salvezza, voluto e comandato da Dio).

Dobbiamo liberarci dalle catene dell'assolutizzazione e della totale infallibilizzazione del Vaticano II. Dobbiamo chiedere un clima di sereno e rispettoso dibattito frutto di un sincero amore per la Chiesa e per la sua fede immutabile.

Possiamo vedere un'indicazione positiva nel fatto che il 2 agosto 2012 Papa Benedetto XVI ha scritto una prefazione al volume relativo a Vaticano II nell'edizione della sua opera omnia. [vedi] In questa prefazione, Benedetto XVI esprime le sue riserve riguardo a contenuti specifici nei documenti Gaudium et spes e Nostra aetate. Dal tenore di queste parole di Benedetto XVI si può vedere che i difetti concreti in alcune sezioni dei documenti non sono migliorabili dall'ermeneutica della continuità.

Una FSSPX, pienamente integrata canonicamente nella vita della Chiesa, potrebbe dare anch'essa un prezioso contributo a questo dibattito - come desiderava l'Arcivescovo Marcel Lefebvre. La presenza assolutamente canonica della FSSPX nella vita della Chiesa di oggi potrebbe anche contribuire a creare un clima generale di discussione costruttiva, affinché ciò che è stato creduto sempre, ovunque e da tutti i cattolici per 2.000 anni, sia creduto in modo più chiaro e più sicuro nei nostri giorni, realizzando così la vera intenzione pastorale dei Padri del Concilio Vaticano II.[2]

L'autentica intenzione pastorale mira all'eterna salvezza delle anime - una salvezza che si realizzerà solo attraverso la proclamazione dell'intera volontà di Dio (cfr Atti 20: 7). L'ambiguità nella dottrina della fede e nella sua applicazione concreta (nella liturgia e nella vita pastorale) minaccia l'eterna salvezza delle anime e sarebbe quindi anti-pastorale, poiché l'annuncio della chiarezza e dell'integrità della fede cattolica e la sua fedele applicazione concreta è volontà esplicita di Dio.

Solo la perfetta obbedienza alla volontà di Dio - Che ci ha rivelato attraverso Cristo il Verbo Incarnato e attraverso gli Apostoli la vera fede, la fede interpretata e praticata costantemente nello stesso senso dal Magistero della Chiesa -, porterà la salvezza delle anime .

+ Athanasius Schneider,

 Vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi di Maria Santissima a Astana, Kazakistan

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1. Note di Chiesa e post-concilio
“Non so se proprio tutt’i Padri conciliari se ne rendessero conto, ma, obiettivamente parlando, il loro strappo dalla secolare mentalità che, fin a quel momento, aveva espresso la motivazione di fondo della vita, della preghiera, dell’insegnamento e del governo della Chiesa, stava riproponendo la mentalità modernista, contro la quale san Pio X aveva preso netta posizione nell’intento di «ricentrare tutto in Cristo» (Ef 1,10). Anche questo, questo anzi in modo particolare, è gegen-Geist ”. [...] “quanto al Vaticano II, sarebbe assurdo negargli il carattere di magistero conciliare, quindi solenne, non ordinario, perché in tal caso si negherebbe il Concilio stesso. Occorre, tuttavia, distinguere la qualità dei suoi documenti, perché il carattere solenne del loro insegnamento né li mette tutti su un piano di pari importanza, né comporta sempre di per sé la loro validità dogmatica e quindi infallibile ”. [...] “In pratica, in nessuna delle sue quattro Costituzioni il Vaticano II «definisce come obbliganti per tutta la Chiesa» i propri pronunciamenti dottrinali; in questi è senz’alcun dubbio assente l’intento dogmatico-definitorio che dovrebbe renderli tali, mancando come dottrina propria e specifica del Vaticano II «la materia trattata e la maniera di trattarla». Per contro, soprattutto nella Lumen gentium e qua e là anche altrove, alcune formule classiche, inserite come massi erratici in contesti sicuramente non dogmatici, riecheggiano la modalità dogmatica del precedente Magistero: «Insegniamo, questo Santo Sinodo insegna, proclamiamo». Forse che, con un modo d’esprimersi come questo, il Vaticano II si contraddice? Sicuramente no. Si tratta, infatti, di far capire anche ai non addetti ai lavori che, nonostante tutto, si è dinanzi ad un dettato conciliare, proveniente dal Magistero supremo, da «accoglier e ritenere secondo lo spirito del Concilio stesso». [...] Quanto alle formule di tipo classico presenti nei documenti conciliari e poco sopra rievocate, va tenuto presente ch’esse: – tentano la saldatura del Vaticano II con il Magistero conciliare precedente; – non effettuano la canalizzazione di nuove definizioni e nuovi dogmi nel patrimonio della Fede cattolica; – o più semplicemente riflettono sul Vaticano II una classica tonalità conciliare in funzione promozionale della sua qualità conciliare.” (Brunero Gherardini, Concilio Vaticano II. Il discorso mancato Lindau, 2011) - [vedi anche qui e qui]
2. Manca la distinzione tra la maggioranza dei Padri conciliari e la 'fronda' [vedi] che ha creato il cambiamento di rotta rispetto agli schemi preparatori e ha più o meno subdolamente influito sull'impianto ambiguo e 'novatore' dei singoli documenti, le cui conseguenze non erano immediatamente deducibili. Il che, del resto è stato ben documentato anche da Roberto de Mattei : Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Lindau, Torino 2010 [vedi]
 
 
Fonte Rorate Caeli - Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio
 

giovedì 13 luglio 2017

13 luglio 1917: l'apparizione che ha segnato un secolo

A cento anni dal segreto di Fatima
di Massimo Viglione
 
 
 
 
Oggi è il 13 luglio 2017. Può a molti sembrare una data senza significato, e intendo riferirmi anzitutto ai cattolici, non esclusi quelli che oggi vengono definiti “tradizionali”, per il mero fatto che ancora credono nello stesso Dio dei loro padri. Eppure non è così.
Oggi sono cento anni dalla terza apparizione della Vergine a Fatima. Tutti pensiamo sempre alla ricorrenza del 13 maggio o, al massimo, a quella del 13 ottobre, l’ultima, quando avvenne il celeberrimo miracolo della danza del sole dinanzi a 70.000 persone. Ma, in realtà, di quelle sei apparizioni la più importante, la più decisiva, fu quella del 13 luglio, quando ai tre pastorelli la Madre di Dio volle rivelare il grande segreto, suddiviso in tre distinte parti: la visione fisica, materiale, dell’inferno, descrittoci in maniera terribile da suor Lucia come oceano di fuoco dove nuotano le anime dei dannati; l’annuncio delle catastrofi del XX secolo; e quello che è rimasto nella memoria collettiva come il celeberrimo “terzo segreto di Fatima”.
Pertanto, oggi sono appunto esattamente cento anni dalla rivelazione da parte del Cielo del segreto più importante della storia della nostra epoca.
Anzitutto, andando contro ogni pur minimale logica pedagogica moderna, la Vergine fece vedere di colpo, “senza preavviso”, l’inferno a tre poveri bambini piccoli. Mostrando così di avere zero rispetto umano, zero interesse per le moderne teorie pedagogiche, ma immenso amore per le anime dei bambini e di tutta l’umanità.
Quindi, rivelò la prossima fine della Grande Guerra, la futura guerra mondiale e i castighi correlati se gli uomini non fossero tornati a Dio. E aggiunse che sarebbe stata la Russia a spargere nel mondo i suoi errori, chiedendo per questo la consacrazione della stessa al suo Cuore Immacolato da effettuarsi dal papa in unione con tutti i vescovi del mondo e concludendo però con l’annuncio della futura conversione della Russia medesima. Ovvio quindi il riferimento al comunismo incipiente e questo proprio in contemporanea con l’affermazione del bolscevismo nel 1917; e la misteriosa speranza sulla Russia stessa, che evidentemente ha giocato e giocherà un ruolo speciale nella storia degli ultimi tempi, nel male e nel bene.
Infine, il cosiddetto terzo segreto. Suor Lucia lo scrisse negli anni Quaranta, lo fece consegnare a Pio XII negli anni Cinquanta, chiedendo che fosse rivelato entro (e non dopo, come sempre più spesso si dice oggi) il 1960, cosa che il pontefice non fece (si dice che non si degnò neanche di aprire la busta), né fece il suo successore Giovanni XXIII, che invece lesse il testo ma disse che non riguardava il suo pontificato.
Come tutti sappiamo, questo testo è stato rivelato il 26 giugno 2000 a Fatima, presenti le quattro cariche più importanti della Chiesa di allora: il pontefice Giovanni Paolo II – che volle far credere che il segreto si fosse compiuto con l’attentato del 13 maggio 1981, sebbene in nulla corrispondesse al quadro tragico descritto da suor Lucia, a partire dal fatto che egli non morì in quell’attentato; il Prefetto della Congregazione della Santa Fede cardinale Ratzinger, che si prestò a questa interpretazione svolgendo una lunghissima e complicatissima prolusione che aveva come scopo quello appunto di dare solidità teologica alla improponibile versione del pontefice; il Segretario di Stato Angelo Sodano e il cardinale Tarcisio Bertone. Una volta divenuto pontefice, Ratzinger smentì se stesso, affermando pubblicamente che “sbaglierebbe chi credesse che Fatima sia conclusa”. Ovvero, esattamente il contrario di quanto lui e Wojtyla avevano sostenuto quel 26 giugno 2000. Evidente quindi il fatto che nemmeno lui credeva – e crede – all’interpretazione di Giovanni Paolo II, che vedeva in se stesso la conclusione del messaggio profetico della Vergine a Fatima.
Fin subito dopo la rivelazione del Terzo Segreto, molti furono coloro che non credettero alla veridicità del testo, in quanto, da sempre, era evidente che questa terza parte riguardasse la crisi della Chiesa e non semplicemente una catena di sciagure. Del resto, lo stesso fatto che la Vergine avesse chiesto di renderlo noto entro il 1960 – ovvero prima del decisivo e rivoluzionario Concilio Vaticano II – e il fatto stesso che invece il pontefice istitutore del Concilio e i suoi successori per ben 40 anni – ovvero, l’intera epoca del postconcilio – si fossero guardati bene dal rivelarlo; la stessa patetica sceneggiata del 26 giugno; ma, soprattutto, il disastro quotidiano della fede, della teologia, della liturgia, della morale, all’interno della Chiesa stessa; dimostravano chiaramente che il segreto non poteva non concernere la crisi della Chiesa. Inoltre, quella frase fatidica, “Il Portogallo non perderà il dogma della fede”, non può essere messa lì a casaccio: era troppo invitante verso tale interpretazione.
Così, vi fu chi non credé al testo e vi fu chi disse che il testo è vero, parte integrante del segreto, che però certamente non fu rivelato appieno. Ovvero, fu omessa volutamente la parte riguardante la crisi della Chiesa, terminante appunto con il riferimento al Portogallo. E, ovviamente, con la promessa del trionfo del Cuore Immacolato nella storia umana.
Chi scrive, fin da subito, aderì a questa seconda interpretazione. La parte nota del segreto è a mia opinione vera perché, parlando comunque di sciagure, guerre, morti, stragi, vescovi uccisi (di cui uno "vestito di bianco": interessante e inquietante notazione, vero?), penitenza, sangue raccolto dall’angelo, ecc. ecc., è chiaro segno dell’apocalittica tradizionale, perfettamente in linea con tutte le rivelazioni celesti classiche, ovvero quelle certe e riconosciute, e non in linea con quasi tutto l’apparizionismo postconciliare odierno, fatto solo di irenismo dialogante e misericordismo d’accatto. Insomma, per essere più chiari: se l’avessero inventato di sana pianta, lo avrebbero inventato differente, più adatto alla Chiesa conciliare e al cristianesimo beota odierno. Inoltre, quella croce di sughero, le frecce, ecc., sono elementi molto strani, che non fanno pensare a un’invenzione umana.
Ma proprio per questo resta il fatto imperdonabile che ancora oggi, dopo quasi 60 anni dal limite posto dalla Vergine, il segreto non sia stato interamente rivelato. Del resto, come il lettore saprà, in questi anni sono stati scritti libri importanti che sostengono e chiariscono questa visione delle cose.
Né è mai stata fatta la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato da parte del papa in unione con tutti i vescovi del mondo. Sono state fatte varie consacrazioni, ma sempre e solo dal papa o da un gruppo di vescovi. E comunque del mondo, ma mai della Russia nello specifico.
D’altro canto, è fuori di dubbio che la Russia di oggi non è più la Russia bolscevica. Ma non è solo questo il punto. Il punto più grave è che quelli che ieri erano ritenuti i “buoni” sono i cattivi di oggi, e la Russia non rientra più, oggi, in questa categoria, ma anzi è da essa odiata. Che siano gli USA (specie quelli liberal), che sia la UE, che sia la finanza internazionale. Troppo è cambiato oggi nel quadro della politica internazionale. 
Il terzo segreto, insomma, terror panico del clero odierno, deve ancora avverarsi, come è ovvio che sia e come perfino Benedetto XVI ha ammesso. Sia nel suo aspetto tragico come descritto da suor Lucia, sia nel suo aspetto ancora occultato, ovvero nella crisi della Chiesa. Non nel senso che questa debba ancora cominciare: non solo è ormai vecchia di almeno 50 anni (ma chi si intende di queste cose sa bene che è ancor più vecchia), ma ha raggiunto, specie da quattro anni a questa parte, livelli di parossismo dissolutorio inimmaginabili , che si aggravano progressivamente e lasciano già capire quali saranno gli esiti ultimi se Dio non interviene. 
Stiamo insomma vivendo, a cento anni esatti da quel 13 luglio 1917, la follia generale della morte di un intero mondo e di un’intera società. Perfino, ovviamente apparentemente, della Chiesa come è stata per duemila anni e come l’ha voluta il suo Fondatore. Sarà un caso? La Madonna, contro ogni teoria moderna, fece vedere l’inferno, per ricordarci che esista la condanna eterna. La Madonna, nell’ultima apparizione, mostrò – mentre il sole danzava dinanzi a tutti – ai veggenti Gesù Bambino che benediva l’umanità intera, a ricordarci che esiste il premio eterno. E che la nostra vita si gioca in una scelta che in tutti i casi ha il valore dell’eternità.
La Madonna ci ha descritto anche gli esiti della storia contemporanea, sia facendoci intravedere le immani tragedie che ci sono state e ci saranno, sia promettendoci il suo finale trionfo nell’epocale scontro con il serpente. Ci ha fatto insomma capire l’immenso valore metastorico dei nostri giorni.
A noi non resta che accettare o rifiutare tutto questo e compiere così la nostra scelta di campo, senza titubanze, ripensamenti, compromessi, patetiche furbizie.
Tenendo presente ciò che nessuno quasi mai ricorda: ovvero, che nella prima apparizione del 13 maggio, la Madre di Dio concluse il suo primo messaggio con le testuali parole: “Poi tornerò una settima volta”.
Ecco, anche in che senso, Fatima non è conclusa. Manca l’apparizione finale del trionfo del Cuore Immacolato di Maria, ovvero la resa dei conti di tutta la storia dei nostri miseri tempi. E per questo, come soleva dire Padre Pio, Maria è la ragione di tutta la mia speranza!
P.S.: la foto fu scattata proprio il 13 luglio 1917, subito dopo l'apparizione e quindi la visione
 
tratto da:
 

venerdì 30 giugno 2017

Azione, non Dialogo. - Editoriale di "Radicati nella fede", Luglio 2017.



Pubblichiamo l'editoriale di Luglio 2017

AZIONE, NON DIALOGO.


AZIONE, NON DIALOGO.
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 7 - Luglio 2017

  Tutta la Rivoluzione, scoppiata in questi decenni in casa cattolica, è avvenuta in nome del dialogo. La nuova chiesa si è concepita in contrapposizione alla Chiesa del passato proprio in nome del dialogo: ti dicono che la Chiesa prima del Concilio era una chiesa in difesa, mentre ora la Chiesa ha capito che bisogna aprirsi, aprirsi in un dialogo continuo con il mondo.

  In nome di questo dialogo hanno anche preteso il cambiamento della Messa: la Messa di prima, nella sua sacralità, sarebbe la Messa di una Cristianità in “difensiva”, preoccupata di distinguersi dal mondo; la nuova messa sarebbe, invece, la messa di un cristianesimo in “dialogo”, lievito nascosto nella pasta del mondo.

  Ciò che occorre capire è che hanno cambiato la messa per cambiare il cristianesimo, questo è il punto!

  Avevano già deciso, in tanti e da tempo, di far fare un “balzo in avanti” alla Chiesa cattolica, di renderla più duttile al mondo, ma con la Messa di sempre questa operazione non si sarebbe potuta realizzare compiutamente. La Messa di sempre sarebbe stata l'antidoto contro questa poderosa falsificazione della Chiesa romana in senso liberal-protestante. Allora hanno organizzato l'abbattimento del bastione: una messa nuova per una nuova stagione della Chiesa di Roma.

  Occorre proprio capire questo, perché la reazione sia proporzionata e ordinata: non si può pensare ad un risanamento della Chiesa senza prima operare un rifiuto della riforma liturgica conciliare in blocco.

  Occorre decidere per la messa della cristianità, contro la messa del dialogo.

  Cos'è la messa del dialogo? È la messa dove prevale la parola sull'azione.

  Per fare un cristianesimo in dialogo continuo con tutto e con tutti... in dialogo soprattutto con il mondo moderno, dove tutto è opinione e mai certezza perché per la modernità la verità non esiste... hanno reso la messa un continuo colloquio, un parlare-parlare estenuante, un tradurre-tradurre frenetico; un botta e risposta incessante tra prete e fedeli.

  Una messa così fa un cristianesimo che è parola, che è discorso, ma che non è azione! Ma che se ne fa un uomo, dentro l'azione drammatica della vita, di un cristianesimo ridotto a discorso?
  Sta proprio qui l'esito tragico della nuova chiesa ammodernata nel dialogo: l'insignificanza per il mondo. La chiesa si è trasformata in dialogo con il mondo, ma gli uomini, dentro l'azione drammatica della vita, hanno abbandonato una chiesa che non è azione ma discorso.

  Al centro del Cristianesimo, al cuore del Vangelo, invece, non c'è un discorso, ma un'azione: l'azione di Gesù Cristo che salva gli uomini con il sacrificio della Croce. Dio diventa uomo, muore per noi, paga il prezzo dei nostri peccati, perché siamo salvi. I discorsi di Gesù, i suoi miracoli, sono una preparazione all'azione per eccellenza: la nostra redenzione operata al Calvario.

  Incarnazione-Passione e Morte: ecco l'azione.

  Ed ecco perché la Messa di sempre, quella della Tradizione, è Azione e non discorso.

  Certo, c'è la Parola di Dio, l'Epistola e il Vangelo, ma non prevalgono sul centro della messa, che è il Canone, dove avviene l'Azione, cioè il Sacrificio. Questo è il cuore della messa, e in questo cuore tutto diventa silenzioso: il prete pronuncia sottovoce le parole che fanno l'azione, perché sia evidente che di azione si tratta e non di dialogo.

  Così, con la messa di sempre si evita la più grande falsificazione del cristianesimo operata nella storia: l'annullamento dell'azione divina in parola-discorso umano. Per questo possiamo dire che la Messa della Tradizione custodisce il cuore del cristianesimo autentico.

  Ma c'è qualcosa di più, pensiamo di poterlo dire: la Messa vera corrisponde alla verità della vita.

  La vita, azione drammatica perché è in gioco la libertà dell'uomo dentro la lotta tra il bene e il male, tra Dio e il mondo, tra la Luce e le tenebre, ha bisogno di un'azione che salva e non innanzitutto di un discorso che spiega.

  Per questo il mondo, anche quello moderno, ha bisogno della Messa della Tradizione, dove l'azione prevale potentemente sul discorso.

  L'uomo di tutti i tempi, impegnato nella lotta della vita, ha bisogno dell'azione di Dio e non di una mera spiegazione.

  La Chiesa del dialogo, che vuole con una spicciola psicologia religiosa illuminare qualcosa della vita degli uomini, è una chiesa inconcludente, manca di azione; non può fare un mondo nuovo perché ha annegato l'azione di Cristo nelle sue interpretazioni.

  Ed è per questo che il mondo si è già stancato di lei.

mercoledì 31 maggio 2017

Chiesa dei Poveri? No, Chiesa Borghese. - Editoriale di "Radicati nella fede", Giugno 2017.


Pubblichiamo l'editoriale di Giugno 2017

CHIESA DEI POVERI?
NO, CHIESA BORGHESE.


CHIESA DEI POVERI? NO, CHIESA BORGHESE.
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 6 - Giugno 2017

  Nell'ideologica lettura della storia della Chiesa nell'ultimo secolo concluso, si pone l'alternativa tra la Chiesa Conservatrice, quella prevalente prima del Concilio, e la Chiesa Aperta, quella vincente dal Concilio in poi. Così, nella semplificazione pubblicitaria a favore della Chiesa moderna, questa alternativa tra il prima e il poi, diventa la contrapposizione tra Chiesa dei ricchi e Chiesa dei poveri.

  Invece la vera alternativa, perché alternativa c'è tra la chiesa di prima e quella di poi - su questo hanno ragione i modernisti e gli ammodernati -; invece l'alternativa vera è tra la Chiesa dei Semplici, poveri o ricchi che siano, e la Chiesa dei Borghesi, poveri o ricchi che siano.

  Questa chiesa che oggi è vincente, i cui membri comandano a tutti i livelli, questa chiesa mostrata dai media, la cosiddetta “Chiesa Conciliare”, non è certo la chiesa dei poveri come si è voluto far credere, è la chiesa dei borghesi.

  Borghese è colui che concepisce la vita a partire da sé. Borghese è colui che parte da sé per costruire la vita. Tutta la Sacra Scrittura parla dei poveri, che sono beati: poveri sono coloro che sperano solo in Dio e non possono sperare in se stessi. Il borghese invece, anche quando è religioso, salva qualcosa di sé; e con ciò che ha salvato giudica e modifica tutto il cristianesimo, morale e fede compresa.
  Basti pensare a come in nome della libertà, e della libertà di coscienza, si sia distrutta tutta la morale e pastorale della Chiesa. La libertà borghese reinterpreta così tutti i comandamenti. Per questo i Pastori della Chiesa non dicono più ad alta voce che una cosa è peccato, per non ledere la libertà dei fedeli. Pensiamo a tutta la mortale confusione sul matrimonio, sulla procreazione e sulla legge naturale... ormai la Chiesa non dice più niente, siamo alla desolazione del peccato organizzato.

  Inoltre, lasciatecelo dire, cosa unisce tutta la caotica e confusa compagine di espressioni della “Chiesa Conciliare”: semplicemente il concetto borghese della vita. Altro non la unisce: non troverete una posizione uguale all'altra, ognuno fa veramente ciò che vuole reinventandosi il proprio cristianesimo.

  Paolo VI con l'Humanae vitae reagì profeticamente contro la chiesa borghese... forse troppo tardi. Fu Dio a guidarlo, attraverso la Tradizione..., non se la sentì, contro il parere di molti prelati, di contraddire la tradizione morale della Chiesa Cattolica riguardo alla procreazione e la regolazione delle nascite; riconfermando su quell'aspetto la Tradizione, lì Pietro fu Pietro. Ma fu tutto lì, non si capì che bisognava arginare su tutto il fronte l'avanzata della chiesa borghese.

  Così, nel silenzio/non-assenso, la chiesa borghese non cessò nella sua rivoluzione, che aveva nella nuova messa con le sue condizioni laicali la carta di accesso nella falsificazione della tradizione.

  E la chiesa ancora “sana”, non resistendo allo spirito borghese, si avviò all'autodistruzione che ormai si sta consumando.

  Invece bisognava reagire... ”Siate uomini di Dio, siate uomini di reazione”... diceva il Père Emmanuel André ai suoi monaci, spaventato dal Naturalismo che stava penetrando nella Chiesa a fine '800.
  Per essere di Dio è essenziale reagire al male: non si può abbracciare il bene senza rifiutare il male, è un'illusione tipicamente borghese. È l'illusione della chiesa di oggi, dei suoi Pastori a tutti i livelli della gerarchia. E il rifiuto del male deve essere deciso, pubblico, deve essere una reazione: è proprio ciò che la chiesa di oggi non vuole, e firma così la sua fine, forse la fine del cristianesimo nelle nostre terre.

  Un autore tanto propagandato dai radical chic, ma tanto censurato e non capito dagli stessi, Pierpaolo Pasolini, fu inascoltato quando scriveva:

  “... Se molte e gravi sono state le colpe della Chiesa... la più grave di tutte sarebbe quella di accettare passivamente la propria liquidazione da parte di un potere che se la ride del Vangelo... Essa dovrebbe passare all'opposizione... Dovrebbe passare all'opposizione contro un potere che l'ha così cinicamente abbandonata, progettando, senza tante storie, di ridurla a puro folclore... Riprendendo una lotta che è per altro nelle sue tradizioni (la lotta del Papato contro l'Impero), ma non per la conquista del potere, la Chiesa potrebbe essere la guida, grandiosa ma non autoritaria, di tutti coloro che rifiutano... il nuovo potere consumistico che è completamente irreligioso; totalitario; violento; falsamente tollerante, anzi, più repressivo che mai; corruttore; degradante... O fare questo o accettare un potere che non la vuole più: ossia suicidarsi ”.

  Quando vogliamo la Messa tradizionale, ricordiamoci di rifiutare la chiesa borghese, vera falsificazione della Sposa di Cristo.

  Quando vogliamo la Messa tradizionale, ricordiamoci di volere anche questa reazione; non si possono disgiungere... l'hanno capito quelli che in modo feroce non la vogliono, non sempre quelli che la vogliono.

  O fare questo o accettare il suicidio della Chiesa in mezzo a noi.

sabato 27 maggio 2017

Il trionfo del Cuore Immacolato: «una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica».

Due centenari:

Fatima e la Rivoluzione di Ottobre

Radici Cristiane n.124 - maggio 2017 di Roberto de Mattei

Il trionfo del Cuore Immacolato che la Madonna promette a Fatima non è solo la ricompensa del Cielo per chi segua Maria fin sulla vetta del Calvario, ma è il trionfo sulla terra di «una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica». E’ questa la risposta che la Madonna diede alla Rivoluzione anticristiana di Ottobre, alla vigilia della sua esplosione, nel 1917. Ed è questa, cento anni dopo, la nostra battaglia, che continuerà fino alla vittoria finale.
Tra i molti anniversari che vengono celebrati nel 2017, due spiccano per la loro coincidenza temporale, ma anche per la loro opposizione frontale: Fatima e la Rivoluzione di Ottobre.
Alla Cova da Iria, presso Fatima, un villaggio sperduto del Portogallo, la Madonna apparve a tre pastorelli per sei volte consecutive, dal 13 maggio al 13 ottobre 2017, affidando loro un messaggio per l’umanità. A Pietrogrado, capitale della Russia, tra febbraio e ottobre dello stesso anno, avvenne una Rivoluzione entrata nella storia proprio perché pretese anch’essa di rivolgersi all’umanità. Ciò che i due eventi, svoltisi negli stessi mesi, hanno in comune è che sono entrambi portatori di un messaggio universale. Mail messaggio socialista e ugualitario della Rivoluzione russa ha rivelato, nel corso di un secolo, tutta la sua portata distruttiva. Il messaggio di Fatima oppone agli errori che la Russia avrebbe diffuso nel mondo un messaggio di speranza culminante nelle parole: «Infine il mio Cuore Immacolato trionferà».
Il processo rivoluzionario che dalla Russia si è esteso a tutto il mondo ha raggiunto il suo apice, penetrando all’interno della stessa Chiesa cattolica, che sembra essere oggi il maggior fattore di confusione nel mondo. Ma è solo all’interno della Chiesa cattolica che potrà nascere – ed è già nato – il movimento di reazione alla Rivoluzione ideologica, di cui la Russia è stata il principale motore. L’ultimo segreto rivelato da suor Lucia, la veggente di Fatima, descrive il castigo di portata cosmica destinato ad abbattersi sull’umanità impenitente ma, allo stesso tempo rivela quale sia l’antidoto a questo castigo, nel tempo storico in cui viviamo: «Una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica».
Queste parole della Madonna a suor Lucia significano che non dobbiamo trovare al di fuori della Chiesa la risposta ai gravi pericoli che minacciano il mondo. Alcuni dedicano le loro energie allo studio dei problemi economici che ci minacciano; altri perdono il loro tempo in complesse analisi geopolitiche; altri ancora limitano la loro analisi allo scontro delle culture e delle civiltà; non manca infine chi avverte la portata religiosa delle questioni, ma si rifugia nell’illusione dell’abbraccio ecumenico tra le religioni. Tutti costoro, anche se possono cogliere aspetti parziali del problema, si ingannano nel fondo.
Le parole «una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa» ribadiscono che solo la Chiesa cattolica può dire una parola di verità al mondo. E questa verità è la stessa che Gesù affidò ai suoi discepoli, dicendo loro: «Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo: chi invece non crederà, sarà condannato» (Mt 16, 16).
La missione che Gesù affida agli Apostoli e ai loro successori è quella di annunciare un messaggio integrale di verità e di salvezza. La verità della Chiesa cattolica, la sua divinità, la sua unicità, ciò che ci autorizza a dire che fuori di essa non vi sia salvezza, sono dimostrate dalle sue caratteristiche fondamentali, dalle sue note distintive che professiamo dal IV secolo nel simbolo niceno-costantinapolitano: Credo unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam. E la Madonna non si esprime diversamente, quando scandisce queste parole: «una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica».
La Chiesa è, dalla sua fondazione, una e indivisa nella sua Dottrina, nei suoi Sacramenti e nel suo governo; è santa, pura e senza macchie, mai peccatrice, pur comprendendo in sé dei peccatori; è cattolica cioè universale, destinata a diffondere nel mondo il solo Battesimo di Cristo e l’unica salvezza; è apostolica, perché è fondata sulla successione ininterrotta dei suoi Pastori, da san Pietro e dagli Apostoli ai nostri giorni. Questi pastori non sono impeccabili nel loro comportamento, né infallibili nel loro insegnamento, a meno che esso non sia formulato dal Romano Pontefice, in maniera straordinaria, ex cathedra, o, in maniera ordinaria, quando conferma il Magistero perenne espresso dalla Tradizione.
Può accadere che un Papa rinunci, di fatto, ad adempiere il suo mandato, che è quello di confermare i suoi fratelli nella fede e di predicare il Vangelo integrale ad ogni creatura. Gesù ci assicura però che le porte dell’Inferno non prevarranno mai, neppure di fronte all’infedeltà del Suo Vicario (Mt 13, 16-20). Il fumo di Satana può penetrare nella Chiesa e avvolgere il Trono di Pietro, ma chi continua a professare la sua fede e a vivere in coerenza con essa non ha nulla da temere, perché le parole della Madonna contengono anche una promessa di assistenza a chi si mantenga fedele, come Ella lo fu, in maniera perfetta durante la Passione di Cristo. In quelle ore tenebrose tutta la fede della Chiesa nascente era contenuta nel Cuore Purissimo e Immacolato di Maria. E il trionfo del Cuore Immacolato che la Madonna promette a Fatima non è solo la ricompensa del Cielo per chi segua Maria fin sulla vetta del Calvario, ma è il trionfo sulla terra di «una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica».
E’ questa la risposta che la Madonna diede alla Rivoluzione anticristiana di Ottobre, alla vigilia della sua esplosione, nel 1917. Ed è questa, cento anni dopo, la nostra battaglia, che continuerà fino alla vittoria finale.

giovedì 25 maggio 2017

Fatima profetica

Intervista esclusiva al Cardinale Caffarra: “Quanto mi ha scritto Suor Lucia si sta adempiendo oggi”

 (aleteia.org) Le parole profetiche di Suor Lucia sullo “scontro finale” tra il Signore e Satana, che avrebbe riguardato il matrimonio e la famiglia, “si stanno adempiendo oggi”, ha dichiarato ad Aleteia il Cardinale Carlo Caffarra.

Nel pomeriggio di venerdì 19 maggio il cardinale italiano è intervenuto al quarto incontro del “Roma Life Forum“, un appuntamento annuale che riunisce più di 100 esperti su vita e famiglia da oltre 20 nazioni per discutere su come difendere e rafforzare la vita coniugale e familiare nel mondo.
Il cardinal Caffarra è Arcivescovo emerito di Bologna e presidente fondatore del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia. È attualmente membro del Supremo tribunale della Segnatura apostolica, del Pontificio consiglio per la famiglia e della Pontificia accademia per la vita.
È stato creato cardinale da Papa Benedetto XVI nel marzo 2006. Il cardinal Caffarra è stato uno dei 45 delegati scelti da Papa Francesco per partecipare al Sinodo Ordinario sulla Famiglia nel 2015.
In quest’intervista esclusiva, rilasciata prima del suo discorso, il cardinal Caffarra descrive anche come Satana stia tentando di distruggere i due pilastri della creazione, in modo da modellare la propria “anti-creazione”, spiegando perché, in questa battaglia, la donna è “l’essere umano che deve essere difeso maggiormente”.
Sua Eminenza, cosa può dirci della lettera che ha ricevuto da Suor Lucia mentre lei stava lavorando per fondare il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia a Roma?
Nel 1981 papa Giovanni Paolo II fondò l’Istituto per studi su matrimonio e famiglia. I primi anni (1983-1984) sono stati molto difficili. L’Istituto non era benvoluto.
Chi non lo voleva?
Era malvisto sia dentro che fuori della Chiesa, a causa della visione che proponeva. Ne ero molto preoccupato. Senza averlo chiesto a nessuno, pensai: “Scriverò a Suor Lucia”.
Come le è venuto in mente?
Mi è venuto e basta. Ma come sapete, fin dall’inizio la patrona dell’Istituto è stata Nostra Signora di Fatima. È contenuto nella Costituzione Apostolica, in cui il Papa ha affidato istituto al patrocinio della beata Vergine di Fatima. Al punto che – e spero che sia ancora così – entrando nell’istituto, alla fine del corridoio, c’è una statua di Nostra Signora di Fatima, e la cappella dell’Istituto è dedicata a Nostra Signora di Fatima.
E così, ho pensato di scriverle. Le ho scritto dicendole semplicemente: “Il Papa ha voluto questo Istituto. Stiamo attraversando un momento molto difficile. Ti chiedo solo di pregare”. E ho aggiunto: “Non mi aspetto una risposta”. Le sue preghiere mi sarebbero bastate.
Come sapete, per avere qualsiasi contatto con Suor Lucia, anche per lettera, bisognava passare per il suo vescovo. Così ho inviato la lettera al vescovo, che l’ha consegnata a Suor Lucia.
Con mia gran sorpresa, dopo non più di due o tre settimane, ho ricevuto una risposta. Era una lunga lettera scritta a mano. Era il 1983, o il 1984. La lettera finiva così: “Padre, verrà un momento in cui la battaglia decisiva tra il regno di Cristo e Satana sarà sul matrimonio e sulla famiglia. E coloro che lavoreranno per il bene della famiglia sperimenteranno la persecuzione e la tribolazione. Ma non bisogna aver paura, perché la Madonna gli ha già schiacciato la testa”.
Questo è rimasto inciso nel mio cuore, e tra tutte le difficoltà che abbiamo incontrato – e ce ne sono state così tante – queste parole mi hanno sempre dato una grande forza.
Quando ha letto le parole di Suor Lucia, ha pensato che lei stesse parlando di quel momento storico?
Qualche anno fa ho cominciato a pensare, dopo quasi trent’anni: “Le parole di Suor Lucia si stanno adempiendo”. Questa battaglia decisiva sarà il tema del mio discorso di oggi. Satana sta costruendo un’anti-creazione.
Un’anti-creazione?
Leggendo il secondo capitolo della Genesi vediamo che l’edificio della creazione si fonda su due pilastri. In primo luogo, l’uomo non è qualcosa; è qualcuno, e per questo merita un rispetto assoluto. Il secondo pilastro è il rapporto tra uomo e donna, che è sacro. Tra l’uomo e la donna. Perché la creazione trova la sua completezza quando Dio crea la donna. Al punto che, dopo aver creato la donna, la Bibbia dice che Dio si è riposato.
Cosa vediamo oggi? Due eventi terribili. In primo luogo, la legittimazione dell’aborto. Cioè, l’aborto è diventato un diritto soggettivo della donna. Il “diritto soggettivo” è una categoria etica, e quindi siamo nell’ambito del bene e del male; si sta dicendo che l’aborto è un bene, che è un diritto. La seconda cosa che vediamo è il tentativo di equiparare i rapporti omosessuali e il matrimonio. Satana sta tentando di minacciare e distruggere i due pilastri, in modo da poter forgiare un’altra creazione. Come se stesse provocando il Signore, dicendo a Lui: “Farò un’altra creazione, e l’uomo e la donna diranno: qui ci piace molto di più”.
Le Scritture dicono che il diavolo è il padre della menzogna, che si presenta come un angelo di luce…
Nel mio discorso, spiegherò le parole di Gesù su Satana: “Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (Giovanni 8:44). E così secondo me – e non so se Giovanni Paolo II lo avesse già previsto – in questo tipo di situazione l’essere umano che deve essere difeso di più è la donna. Infatti nel suo pontificato scrisse Mulieris Dignitatem. Lì volle sviluppare una teologia della femminilità, perché capì che questo fosse un punto delicato.
La donna è quindi il campo di battaglia?
Nella Bibbia c’è un dettaglio che mi ha sempre colpito. Dopo il peccato originale, Dio affronta il serpente e dice: “Io porrò inimicizia tra te e la donna”. Dio ha posto una particolare inimicizia tra la donna e il male, come se la donna avesse una sorta di istinto per il bene. Dio ha posto questa inimicizia proprio tra la donna e il male. Il testo continua: “Tra la tua stripe e la sua stirpe”, e qui i teologi vedono la predizione del Figlio di Maria. Pertanto, la donna ha un particolare coinvolgimento che ha conseguenze per la cultura, la società e la famiglia.
Stiamo commemorando il centenario delle apparizioni della Madonna ai bambini di Fatima. Qual è il messaggio oggi?
Per me, l’originalità di Fatima è questa: a Fatima, la Madonna ha profetizzato. In altre apparizioni, non ha profetizzato, bensì esortato. Come a Lourdes: fate penitenza, pregate, dite ai sacerdoti di costruire una cappella in questo posto. Esorta e ricorda le forti esortazioni di Gesù alla penitenza e alla preghiera. Ma a Fatima profetizza; questo vuol dire che si introduce negli eventi umani e gli interpreta. Non l’aveva mai fatto prima.
Anche Suor Lucia ha profetizzato?
Sì, l’ha pienamente indirizzata [la profezia della Madonna] e ci ha lasciato le sue Memorie. Alcuni sono molto sconvolgenti. Sentì che questo fosse il compito che la Madonna le aveva dato, cioè diffondere e interpretare questa profezia.
E anche le parole di Suor Lucia sulla “battaglia decisiva” sono state una profezia?
Si assolutamente. Ciò che Suor Lucia mi ha scritto si sta adempiendo oggi.
[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]
tratto da: https://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/intervista-esclusiva-al-cardinale-caffarra-quanto-mi-ha-scritto-suor-lucia-si-sta-adempiendo-oggi/