mercoledì 30 dicembre 2015

L'Indulgenza non è una tregua - Editoriale di "Radicati nella fede", Gennaio 2016



L'INDULGENZA NON E' UNA TREGUA

Pubblichiamo l'editoriale del numero di Gennaio 2016


L'INDULGENZA NON E' UNA TREGUA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno IX n° 1 - Gennaio 2016

  Perché la Chiesa ha fatto gli Anni Santi, perché ha pensato ai Giubilei con le loro indulgenze plenarie? Semplicemente perché gli uomini devono tornare a Dio, allontanandosi dal peccato che causa loro la morte eterna. Non c'è altra ragione, non ce n'è proprio un'altra!

  Si assiste a una strana insistenza sulla misericordia di Dio, che suona straniera, molto straniera ad orecchie cattoliche. Si sente parlare del Signore che perdona sempre, ma questa insistenza non è mai preceduta e accompagnata dal ricordo della gravità del peccato, con le sue mortali conseguenze.

  È la solita storia: si prendono verità cattoliche, le si isolano da tutto il resto, trasformandole così in qualcosa d'altro. È la tecnica per fondare una nuova Chiesa, la chiesa dell'umanità che non è più la Chiesa di Cristo.

  E tutto questo ha qualcosa di illogico, di non ragionevole: perché mai il Signore ti accoglierebbe con misericordia, se non perché tu hai bisogno di essere strappato dal peccato e dalla morte?

  Ma no! oggi va di moda, e proprio nella Chiesa, parlare della bontà accogliente di Dio, senza richiamare la gravità del peccato, di ogni peccato. Anzi, chi ancora nella Chiesa si attarda a denunciare il male e la sua gravità, viene visto come nemico della misericordia di Dio, da eliminare come falso apostolo, affinché la bellezza della “nuova chiesa” possa finalmente risplendere.

  Quanti disastri morali si compiranno in questo Anno Santo, se non si tornerà alla Misericordia vera, quella di Cristo, che accogliendoti in pianto per i tuoi peccati, ti perdona e ti dice “d'ora in poi non peccare più”.

  La misericordia di Dio, quella di Cristo, non può mai essere disgiunta dalla condanna ferma del peccato, di ogni peccato. Anzi, è proprio insegnando la gravità del peccato che la Chiesa ha sempre aperto i cuori alla vera misericordia di Dio.

  Il beato Cardinal Newman ha parole impressionanti proprio sulla necessità della condanna severa del peccato. Parlando del compito dottrinale della Chiesa così si esprime:

  “Anzitutto, la dottrina del maestro infallibile deve iniziare da una vibrata protesta contro lo stato attuale dell'umanità. L'uomo si è ribellato al suo Creatore. Questa ribellione ha provocato l'intervento divino; e la denunzia della ribellione dev'essere il primo atto del messaggio accreditato da Dio” (Apologia pro vita sua, cap. V).

  Non c'è che dire, il grande Cardinal Newman, spacciato troppe volte per anticipatore della confusione conciliare, su questo è chiaro: la ribellione dell'uomo a Dio va denunciata, e questa denuncia sta all'inizio del parlare della Chiesa, viene prima di tutto, con essa incomincia tutto!

  Ma continuiamo con Newman:
  “La Chiesa deve denunciare la ribellione come il più grave di tutti i mali possibili. Non può scendere a patti; se vuole essere fedele al suo Maestro, deve bandirla e anatemizzarla” (ibid.)

  Altro che la confusione che ci circonda e ci sommerge! Altro che questa confusione seguita al sinodo sulla famiglia, che ben ha preparato la confusione del giubileo.

 La mancanza della denuncia del peccato è di fatto un scendere a patti col peccato; così è percepita dai più. È colta come una tregua, come una rinuncia della Chiesa alla lotta contro il male e il demonio. È colta come un cambiamento di morale, come un depennare alcuni comandamenti dal decalogo, per far tregua con il mondo che non vuole cambiare.

  Sì, si rischia di intendere l'Anno Santo, con la sua misericordia “larga”, come una grande tregua al peccato, che prelude alla nascita di una nuova chiesa pacificata col mondo moderno, che di cambiare non ne ha proprio voglia: che illusione mortale!

  Illusione mortale, quella di pensare di conquistare il mondo con un perdono che non richiede il dolore del peccato e il proponimento di non commetterlo più! Illusione mortale, quella di pensare di riempire le chiese non chiedendo più niente alle anime. Illusione mortale, quella di pensare di spalancare le porte a tutti senza chiedere nulla: entreranno forse in molti, ma occuperanno una chiesa debole, che si trasformerà in loro; e dopo averla resa simile alla loro casa confusa da cui provenivano, la rigetteranno per l'ennesima volta come una chiesa inutile.

  Ma sì!: cosa se ne fanno gli uomini di una chiesa che benedice senza avere più la voglia di convertire? Cosa se ne faranno di una chiesa che ha rinunciato alla grande opera di Cristo, quella di salvare le anime, suscitando e consacrando con la Grazia la loro vera conversione? Cosa se ne faranno di una chiesa che, infedele al suo maestro, si vergogna di ripetere le sue parole sante: “Va, i tuoi peccati sono perdonati, e d'ora in poi non peccare più, perché non ti capiti qualcosa di peggio” ?

  Ma ascoltiamo ancora il grande Henry Newman:
  “La Chiesa cattolica pensa sia meglio che cadano il sole e la luna dal cielo, che la terra neghi il raccolto e tutti i suoi milioni di abitanti muoiano di fame nella più dura afflizione per quanto riguarda i patimenti temporali, piuttosto che una sola anima, non diciamo si perda, ma commetta un solo peccato veniale, dica una sola bugia volontaria o rubi senza motivo un solo misero centesimo” (ibid).

 È ancora così la nostra coscienza cattolica? È inteso ancora così il compito della Chiesa?

  Carissimi, il compito della Chiesa non può cambiare, perché Cristo non cambia. Non fidiamoci dei falsi maestri che scambiano il perdono, l'indulgenza plenaria, con una “tregua” dal sapore troppo umano che sa di diabolico.

  La Chiesa è stata posta come baluardo per la salvezza delle anime dal male, dall'abisso del peccato.

  “All'intensità del male che si è impossessato del genere umano, è stato contrapposto un potere capace di fronteggiarlo; e il primo atto di questo potere istituito da Dio è ovviamente una sfida al nemico. Questo preambolo dà un senso alla posizione della Chiesa nel mondo, e dà una chiave per interpretare tutto il suo insegnamento e la sua condotta attraverso i secoli.(ibid).

  Ecco perché una Chiesa che intende la misericordia come “tregua” è un puro non senso, è la distruzione della Chiesa stessa. Una Chiesa così ridotta non avrà più una posizione nel mondo... anzi, non l'ha già più.

  Preghiamo il Signore e la Vergine Maria, perché ci concedano pastori secondo il cuore di Dio, che non temano di fronteggiare il peccato, di porsi come sfida al nemico.

  E a noi tutti dia l'intelligenza per riconoscere pastori così.

mercoledì 23 dicembre 2015

domenica 13 dicembre 2015

Alla fin fine che male c’è? c'è ...c'è....


 “[…] MAI DUNQUE SUCCEDA CHE VENIAMO A DIRVI: "Vivete come vi pare! State tranquilli! Dio non condannerà nessuno: basta che conserviate la fede cristiana. Egli vi ha redenti, ha sparso per voi il sangue: quindi non vi dannerà. Che se vi viene la voglia d’andarvi a deliziare con gli spettacoli, andateci pure! Alla fin fine che male c’è? E queste feste che si celebrano nell’intera città, con grande tripudio di gente che banchetta e - come essa crede - si esilara, mentre in realtà si rovina, alle mense pubbliche... andateci pure, celebratele tranquilli: tanto la misericordia di Dio è senza limiti e tutto lascerà correre! Coronatevi di rose prima che marciscano (Cf. Sap 2, 8)! E anche dentro la casa del vostro Dio, quando ve ne venisse la voglia, banchettate pure! Rimpinzatevi di cibi e bevande insieme con i vostri amici. Queste creature, infatti, ci sono state date proprio affinché ne godiate. O che Dio le avrebbe mai date agli empi e ai pagani, negandole poi a voi?.

Se vi facessimo di questi discorsi, forse raduneremmo attorno a noi folle più numerose; e, se pur ci fossero alcuni che si accorgessero come nel nostro parlare diciamo delle cose inesatte, ci inimicheremmo questi pochi, ma guadagneremmo il favore della stragrande maggioranza. Tuttavia, comportandoci in questa maniera, vi annunzieremmo non le parole di Dio o di Cristo, ma le nostre parole; e saremmo pastori che pascono se stessi, non le pecore.

[…] Pecore viziate si trovano infatti per ogni dove, mentre sono pochissime le pecore sane e grasse, cioè nutrite del solido cibo della verità e capaci, per dono di Dio, di cibarsi in buoni pascoli. Ora i cattivi pastori non risparmiano nemmeno queste. Non basta loro trascurare le prime, cioè le malate, le deboli, le fuorviate, le sperdute; per quanto sta in loro, essi ammazzano anche le forti e le grasse. Eppure esse vivono: vivono per un dono della misericordia di Dio, ma, per quel che dipende dai pastori cattivi, essi le uccidono. In che modo, mi chiederai, le uccidono? Vivendo male, dando cattivo esempio. […] Come giudicare allora quei pastori che, per timore di dispiacere a chi li ascolta, non solo non premuniscono i fedeli contro le tentazioni che li sovrastano ma anche promettono una felicità temporale che Dio in nessun modo ha promessa allo stesso mondo?”

 Sant'Agostino - Sermone n. 46.

sabato 5 dicembre 2015

"Chi abbassa la salvezza – che, secondo la promessa profetica, ogni uomo vedrà (cf. Lc 3, 6) – a lavoro per tutti e armonia fra religioni tradisce Colui che per quella salvezza ha patito la morte di croce"


A tanta grazia, altrettanto zelo
 
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri (Lc 3, 4).
Dio ci guardi dal pensare di poterlo costringere a venire a noi per le nostre strade tortuose. Certo, la Provvidenza scrive diritto sulle nostre righe storte, come si ripete proverbialmente, ma solo perché, nella Sua infinita condiscendenza, non ci lascia andare in malora a causa dei nostri molteplici errori e peccati. Certo, la Sapienza divina è capace di trarre un bene persino dalle nostre colpe, ma questo non significa che le approvi o le trascuri, visto che ci fanno rischiare la dannazione eterna. Certo, la Sua misericordia è pronta a coprire qualsiasi delitto, ma non è un abbonamento gratuito e senza scadenza: essa esige infatti con urgenza un pentimento sincero e una ferma determinazione di non più peccare, dato che ignoriamo il momento in cui dovremo rendere conto della nostra vita. Il buon Pastore è sì disceso nel burrone in cui la pecorella smarrita era precipitata, ma per tirarla fuori.
Se vogliamo veramente incontrare il Giudice clemente, tocca a noi raddrizzare ciò che è storto. Se questo ci sembra impossibile, è per insufficiente fede in Lui: «Tutto è possibile a chi crede» (Mc 9, 23), con l’aiuto della grazia divina. Anche un’anima spiritualmente morta in seguito a un peccato mortale è assistita dalla grazia preveniente, senza la quale non potrebbe mai pentirsi né sperare il perdono onde poter essere ristabilita, con la Confessione, nella grazia santificante. Anche chi è caduto in fondo al baratro dei peccati più turpi e ignominiosi non deve far altro che lanciare un grido verso il Cielo con la volontà di cambiare vita, e schiere di angeli scendono a confortarlo, raccogliendo la sua preghiera per presentarla al trono dell’Altissimo, perfezionata e impreziosita dall’intercessione della Madre di Dio.
Potrebbe esserci misericordia più grande e sollecita? Il Paradiso intero si muove per la conversione di un peccatore: «C’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte…» (Lc 15, 10). Ma quest’ultimo deve necessariamente riconoscere i propri peccati e, con l’aiuto di Dio, correggersi. Non cambia nulla illuderlo che i suoi atti non siano poi così deprecabili o che siano meno gravi di altri, come se un ammalato potesse consolarsi per il fatto che sta morendo di epatite piuttosto che di leucemia… Perdere la vita dell’anima per un’ingiustizia sociale non è più grave che perderla per un peccato sessuale; l’impurità contro natura grida vendetta verso Dio tanto quanto frodare il salario agli operai. La crescita della carità, oltretutto, è impossibile soltanto in un settore e non in un altro; le diverse virtù, a cominciare dalla castità, devono crescere di pari passo.

«Quelli che vogliono conoscere la via del Signore cominciano anzitutto con l’abiurare l’errore profano e inveterato; altrimenti non avrebbe senso in noi la ricerca del meglio senza la rinuncia al passato. E chi era il maestro dei popoli? Chi li condusse alla conoscenza della verità e li persuase a considerare ridicole le loro credenze precedenti e ad abbracciare la fede nuova? Non era forse Dio? Egli illuminò le menti e i cuori e li condusse a dire e a credere: “Da Sion esce la legge e da Gerusalemme la parola del Signore” (cf. Is 2, 3). […] Dio, Re e Signore dell’universo, giudicherà le genti, cioè eserciterà la giustizia e il giudizio su tutti i popoli. È prevalsa l’ingiustizia, perché i popoli si distruggono a vicenda, introducendo ogni genere di ferocia e di dissolutezza. Tolte di mezzo queste cose, Dio dona la giustizia e la rettitudine».

Una vera conversione presuppone la conoscenza della verità e la sua incondizionata accoglienza, che a sua volta richiede l’abbandono dell’errore per adesione alla Legge divina. Quanti battezzati, per ignoranza di essa, sono regrediti in ridicole credenze o hanno abbracciato dottrine aberranti? La misericordia nei loro confronti impone quindi ai Pastori di istruirli in proposito, in modo che possano rendersi conto di aver preso la strada sbagliata e invertire la rotta. Per fare questo, non si può aspettare che ogni uomo al mondo abbia da mangiare e da coprirsi; così non cambierà mai nulla, anche perché il Signore – come appena ricordatoci da san Cirillo Alessandrino – concede giustizia e rettitudine a chi si decide a togliere di mezzo ferocia e dissolutezza. È la dignità stessa dell’uomo, creatura cosciente e libera, che esige questo da lui.

Chi invece lo giustifica come un essere, tutto sommato, incapace di ragionare e di volere lo riduce, di fatto, a un minus habens.  È a Lui che bisogna spianare la strada nei cuori degli uomini, aiutandoli a raddrizzare i sentieri che stanno percorrendo, a riempire i burroni in cui spesso è franata la loro vita e ad abbassare i monti della loro presunzione. Certo, è un’impresa impegnativa; è molto più facile dispensare pacche sulle spalle e consolazioni fasulle. Ci si può perfino far odiare, specie se si urtano le orecchie dei potenti; san Giovanni Battista ci rimise la testa, ma la Parola di Dio, che, scesa su di lui, fu da lui annunciata senza rispetto umano, non rimase senza frutto: come era stato predetto dall’Angelo (cf. Lc 1, 17), grazie a lui il Messia trovò un popolo ben disposto che, mediante le Sue sofferenze redentrici, diventò la Chiesa.

In Colei che Lo concepì per opera dello Spirito Santo, il Figlio di Dio non trovò nulla da correggere: in Lei si aprì, per incarnarsi, una strada assolutamente diritta e piana. Fu così per una grazia del tutto singolare che La preservò dal peccato originale in vista dei meriti di Colui che avrebbe messo al mondo perché potesse redimere anche Lei; ma fu così anche perché Lei stessa corrispose sempre, in modo indefettibile, all’amore inconcepibile che il Padre aveva riversato su di Lei fin dal primo istante della Sua esistenza. Chiediamole di insegnarci a cooperare con la grazia per raddrizzare ciò che in noi è storto, così da poter offrire al Salvatore una via su cui possa raggiungere il nostro cuore e la nostra vita con soavità e dolcezza, prima di essere costretto a rimproverarci, nell’ultimo giorno, l’indifferenza e la chiusura all’impagabile misericordia con la quale ha dischiuso ai peccatori quella dimora gloriosa in cui vive e regna, Dio, nei secoli dei secoli. Amen.
 

mercoledì 2 dicembre 2015

parallelismi?


Il Sacco di Roma: un castigo misericordioso

di Roberto de Mattei

La Chiesa vive un’epoca di sbandamento dottrinale e morale. Lo scisma è deflagrato in Germania, ma il Papa non sembra rendersi conto della portata del dramma. Un gruppo di cardinali e di vescovi propugna la necessità di un accordo con gli eretici. Come sempre accade nelle ore più gravi della storia, gli eventi si succedono con estrema rapidità. Domenica 5 maggio 1527, un esercito calato dalla Lombardia giunse sul Gianicolo.

L’imperatore Carlo V, irato per l’alleanza politica del papa Clemente VII con il suo avversario, il re di Francia Francesco I, aveva mosso un esercito contro la capitale della Cristianità. Quella sera il sole tramontò per l’ultima volta sulle bellezze abbaglianti della Roma rinascimentale. Circa 20 mila uomini, italiani, spagnoli e tedeschi, tra i quali i mercenari Lanzichenecchi, di fede luterana, si apprestavano a dare l’attacco alla Città Eterna. Il loro comandante aveva concesso loro licenza di saccheggio.

lunedì 30 novembre 2015

La Grazia e non la Rivoluzione - Editoriale di "Radicati nella fede", Dicembre 2015



LA GRAZIA E NON LA RIVOLUZIONE

Pubblichiamo l'editoriale del numero di Dicembre 2015


LA GRAZIA E NON LA RIVOLUZIONE
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 12 - Dicembre 2015

  Il Natale cristiano pone il principio della grazia. Dio viene sulla terra, si fa uomo, per caricarsi del peccato degli uomini e pagare sulla Croce il prezzo del nostro riscatto.


 La redenzione è opera di Gesù Cristo, Dio fatto uomo; è opera del suo sacrificio, della sua Croce, che continua nel tempo con il sacrificio propiziatorio che è la Messa cattolica.

 Non ci possiamo salvare con le nostre forze, nessuno può riscattare se stesso; nessuno può, con la propria azione, darsi la vita eterna. Tutto il nostro desiderio di bene, fosse anche in noi sincero e puro, non ci salverà senza la grazia di Cristo, senza la grazia di Dio.

domenica 29 novembre 2015

sabato 28 novembre 2015

Navarra fidelis

Fedeli reagiscono agli oltraggi all'Eucaristia: a Pamplona (Navarra) manifestazione e Messa di riparazione

Moltissimi fedeli, a Pamplona, dapprima manifestano per le strade teatro della sacrilega azione nei confronti di Gesù Eucaristico e, successivamente, partecipano ad una Santa Messa di riparazione in Cattedrale. Kyrie, eleison.

 

mercoledì 25 novembre 2015

si avvicina il guerrone...

Putin: "Ankara, questo è un colpo nella schiena"

"Questa è la traccia radar ufficiale turca del velivolo russo che hanno abbattuto, in rosso. Ha transitato brevemente su una piccola lingua di terra turca, meno di due km, per due volte. Ho calcolato che ogni “incursione” sul territorio turco sarebbe durato circa 10 secondi, presumendo che l’aereo volasse a soli 750 km/h. Che la Turchia abbia abbattuto l’aereo è follia assolutamente indifendibile. E’ abbastanza evidente dalla rotta che l’aereo operasse contro i ribelli turcomanni sponsorizzati dai turchi in Siria, ed è per questo che i turchi l’hanno abbattuto." Craig Murray

Ankara sapeva benissimo cosa faceva quell’aereo in quella zona: stava compiendo un’operazione contro i miliziani jihadisti. Non costituiva affatto una minaccia per la sua integrità territoriale.

Piccole Note , 24 novembre 2015

«C’è rischio di uno scontro con i russi. Ma certi ambiti bellicisti non lo temono. Anzi, nella loro follia sembrano cercarlo». Era un cenno contenuto in una Postilla scritta ieri per descrivere quel che sta accadendo attorno a questa strana guerra siriana, dove la campagna militare russa contro l’Isis suscita reazioni in Occidente, che pure, soprattutto dopo le stragi di Parigi e il terrore che sta dilagando in Europa, dovrebbe essere un naturale alleato.
L’abbattimento di un bombardiere russo da parte della Turchia dà un significato più sinistro a quanto accennato ieri. Non era mai successo durante la Guerra Fredda che un areo militare russo fosse preso di mira da un Paese Nato, né è mai successo l’inverso. Particolare che dà la misura della criminale follia di quanto sta avvenendo.
Già aperto propugnatore del regime-change in SiriaRecep Tayyp Erdogan ha lanciato contro il Paese vicino decine di migliaia di miliziani jihadisti, sostenendo in vari  modi il conflitto che ha insanguinato il Paese. 
Ma quanto accaduto oggi è un salto di qualità inquietante. Ankara giustifica l’abbattimento spiegando che il jet russo aveva varcato i suoi confini, ma la Russia nega.
Tanti particolari sembrano smentire la versione turca, anzitutto il fatto che i piloti, paracadutatisi fuori, siano finiti tra le braccia dei miliziani siriani. Un video diffuso in rete immortala alcuni di questi assassini che sparano contro uno dei piloti mentre, inerme, plana verso terra. Un tiro al piccione al grido “Allah Akbar”. Lo stesso grido disumano risuonato per le vie di Parigi durante la mattanza… particolare sul quale riflettere.
Il fatto che i piloti siano caduti in Siria, come dimostra il filmato e altro, spiega più di altri dati che, se pure sconfinamento c’è stato, doveva essere irrisorio. A meno di immaginare un paracadute che viaggi per chilometri sulle ali del vento. Insomma la strumentalità dell’intercettamento appare in tutta la sua chiarezza.
Anche perché, al di là delle controversie sul punto, il fatto che il jet abbia o meno varcato i confini turchi è in realtà un particolare secondario. Ankara sapeva benissimo cosa faceva quell’aereo in quella zona: stava compiendo un’operazione contro i miliziani jihadisti. Non costituiva affatto una minaccia per la sua integrità territoriale. 
Insomma, le giustificazioni prodotte dalle autorità turche risultano invero poco credibili.
Ovviamente la reazione di Putin è stata durissima, né si poteva immaginare diversamente. Una reazione che sembra sia stata cercata da Ankara, tanto che, subito dopo aver scritto una pagina di cronaca nera, la Turchia ha chiesto la riunione di un vertice Nato. Al di là delle motivazioni ufficiali (spiegazioni sull’abbattimento), in quella sede cercherà di trovare la solidarietà degli alleati. Una forzatura che darà comunque dei risultati, dal momento che appare difficile che l’Alleanza possa sconfessare apertamente uno dei sui membri.
«Invece di contattarci immediatamente – ha detto Putin -, la parte turca si è rivolta ai suoi partner nella Nato per discutere dell’incidente, come se fossimo stati noi ad aver abbattuto il loro aereo». Difficile dar torto al presidente russo, che di fatto giudica tale iniziativa come un ulteriore atto ostile.
Non è il primo attrito tra Russia e Turchia in Siria. Già in precedenza aerei turchi e russi avevano dato vita duelli a distanza risolti senza scontri.
Se però Ankara ha alzato la posta in maniera così eclatante è perché è consapevole che in ambito occidentale sta nuovamente montando un clima di scontro con la Russia (vedi ancora Postille di ieri). Nel caso specifico, Erdogan sta solo fungendo da catalizzatore di spinte ben più forti.
Da oggi i cieli siriani sono ad alto rischio, dal momento che Putin non può permettersi altri incidenti simili senza perdere di credibilità al suo interno. I russi prenderanno adeguate contromisure, e di certo, se ci saranno altri confronti con l’aviazione turca (banalmente nelle more dei raid che Ankara sta conducendo contro il Pkk in Siria), potrebbero essere meno soft dei precedenti.
Situazione ad alto rischio, che può precipitare e allargarsi nel caso di uno scontro che potrebbe far scattare la clausola di mutua assistenza prevista dall’Alleanza Atlantica.
In zona, tra l’altro, stanno convergendo forze francesi, alle quali presto potrebbero aggiungersi quelle britanniche; mentre già sono operative quelle statunitensi. Forze Nato, quelle dalle quali Ankara attende fattiva solidarietà.
Al tempo della Seconda guerra mondiale, una domanda percorse, come un tremito, l’intera Europa: morire per Danzica? Oggi, ben più mestamente, la domanda che i cittadini dell’Occidente dovrebbero porsi è se sono disposti a morire per il Califfo di Ankara…
 
tratto da: http://oraprosiria.blogspot.it/2015/11/putin-ankara-questo-e-un-colpo-nella.html

martedì 24 novembre 2015

Pamplona, che getti in terra il tuo Signore, pentiti e ripara...


Il Comune di Pamplona promuove una  profanazione eucaristica

 L'autore di questa profanazione si vanta di aver rubato 248 ostie consacrate nella chiese fingendo che di fare la Comunione. (scommettiamo che la riceveva in mano!  N. d.r.)

Una serie di foto che mostrano la composizione con Ostie consacrate disposte a terra della parola "pederastia" (=pedofilia in spagnolo) sarà esposto in una sala municipale del Comune di Pamplona, governato da Bildu.  Questa serie di foto umilianti verrà esposta come se fossero opere d'arte fino al 17 gennaio ed esposte pubblicamente in una mostre, come denunciato dall'Associazione spagnola degli Avvocati cristiani.

 Da parte sua, il presunto autore della profanazione vanta di aver rubato 248 ostie consacrate in diverse chiese fingendo di volersi  per comunicare. 

Ma intanto basterà aspettare un missionario della misericordia e tutto andrà a posto….Bisogna solo vedere se per Pamplona e la Spagna arriva prima il missionario o un castigo divino. Wait and see, direbbero gli inglesi.

domenica 22 novembre 2015

S. E. Mons. Athanasius Schneider a Santa Balbina il prossimo 26 novembre


 
 

S. E. Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana (Kazakistan),  parlarerà sul tema

   
La Verità immutabile
sul matrimonio e la famiglia

   
giovedì 26 novembre alle ore 18.00
presso la sala conferenze della Fondazione Lepanto di Roma, Piazza Santa Balbina 8.

 

venerdì 20 novembre 2015

terribili e attualissime parole


IL PADRE CELESTE PARLA ALL'UMANITA' 
 (Maria Valtorta, quaderni del ’44)

 

            “Continuo a parlare a te, uomo, e a tutti quelli che come te sono adoratori di idoli bugiardi.

            Non c’è bisogno di avere un Olimpo come i pagani dell’antico tempo, per essere idolatri. Non c’è bisogno di avere dei feticci come le tribù selvagge, per essere idolatri. Siete idolatri anche voi, e della più obbrobriosa idolatria, voi che adorate ciò che non è vero, che servite ad un culto che non è che culto di Satana, che adorate il tenebroso, per non voler chinare il capo traviato e il più traviato cuore a ciò che fu guida e luce soprannaturale di milioni e milioni di uomini, che pure furono dei grandi della Terra – e della vera grandezza del genio e del cuore – i quali, in questa luce e in questa guida soprannaturali, trovarono la leva della loro elevazione, il conforto della loro vita e la gioia della loro eternità, ed ai quali il mondo, nonostante la sua evoluzione continua, guarda ammirando e rimpiangendo di non avere più in sé quella fede, che fece grandi in Terra e oltre la Terra quei grandi.

            Voi, poiché le midolla della vostra anima non sono nutrite di Fede vera e della conoscenza di quegli eterni Veri che sono vita dello spirito; voi che avete commesso verso voi stessi il delitto di negare allo spirito creato da Dio la conoscenza della Legge e della Dottrina data da Dio, e chiamate superstizione la Religione e definite inutili le forme di essa; voi trovate di esser superiori anche a quei grandi che, secondo voi, non vanno assolti dalla colpa di aver immiserito se stessi al livello di una donnicciola ignorante per aver avuto ossequio alla Chiesa e obbedienza alla religione, che altro non è che la somma della mia Legge e della Dottrina del Figlio mio, culto, perciò, vero ad un Dio vero, le cui manifestazioni sono innegabili e sicure. Tutte: dal Sinai al Calvario, dal Sepolcro squarciato da forza divina ai mille e mille miracoli che nel corso dei secoli, come parole di fuoco che non si spegne, di oro fuso che non si offusca, hanno scritto nel tempo le glorie di Dio e la Verità del suo Essere.

            E come folli che gettino in mare degli splendidi gioielli, raccogliendo preziosamente dei ciottoli o rigettino dei cibi sani per empirsi poi la bocca di lordure, per la Religione di Dio che rifiutate, non trovandola degna di voi – pseudo-superuomini dalla mente insatanassata, dal cuore corrotto, dallo spirito venduto, idoli, a vostra volta, dai piedi di creta (Daniele 2,31-36) – per la Religione respinta accogliete poi il demoniaco culto del Nemico di Dio e vi fate ministri e proseliti di esso.

            Eccoli i criticoni del mio culto, eccoli i giudici della mia Chiesa, eccoli gli accusatori dei miei ministri, eccoli i sindacatori dei miei fedeli! Trovano nel culto, nella Chiesa, nei sacerdoti, nei fedeli, oggetto di scherno e mezzo di avvilimento. Poi, loro che dicono che l’uomo non ha bisogno di culto, non ha bisogno di sacerdoti, non ha bisogno di cerimonie per corrispondere con Dio, si fanno un loro culto tenebroso, occulto, carico di tutto un cerimoniale segreto, rispetto al quale quello palese, solare del mio culto è nulla. Si fanno dei ministri di esso, uomini corrotti e traviati quanto loro, nei quali credono con fede cieca, e prendono per voci e manifestazioni di Dio gli istrionismi di questi posseduti da Satana. Si fanno proseliti – e come osservanti! – di questa parodia oscena di culto, di questa menzogna sacrilega.

            Eccoli, eccoli quelli che al posto del Dio santo, del Salvatore eterno, mettono la Entità e le entità infernali e a quelle curvano fino a terra la loro cervice e la loro schiena, che non reputano degno di un uomo curvarsi davanti ad un vero altare, sul quale la mia Gloria trionfa, e splende la Misericordia del mio Figlio e fluisce vivificante l’Amore dello Spirito, ed esce Vita e Grazia da un Tabernacolo e da un Confessionale, non perché un uomo, pari a voi come materia, ma fatto depositario di un potere divino dal Sacerdozio, vi dà una piccola forma di pane azzimo e vi pronuncia una formula di umane parole, ma perché quel poco pane è il mio Figlio vivo e vero come è in Cielo alla mia destra col suo Corpo e Sangue, Anima e Divinità, e quelle Parole fanno piovere il suo Sangue, che ha dolore di aver effuso per tanti di voi, sacrileghi spregiatori di Esso, come pioveva dall’alto della sua Croce su cui il mio amore per voi lo aveva inchiodato.

            Ma non riflettete, o pseudo-superuomini fatti di putrido fango che nessuna luce nobilita, alla vostra inconcruenza? Respingete Dio e adorate gli idoli di un culto osceno e demoniaco. Dite di venerare e di credere nel Cristo e poi fuggite dalla sua Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana; mettete una croce là dove chiamate il nemico della Croce e del Crocifisso santo. E’ come se su quella Croce sputaste il rigurgito del vostro interno.

            E che ci vedete di grande nei vostri sacerdoti da burla? Nella massa dei miei sono molti sui quali vi è da fare appunti. Ma, e i vostri? Quale dei vostri è “santo”? Lussuriosi, crapuloni, menzogneri superbi sono i migliori, delinquenti e feroci i peggiori. Ma di meglio fra i vostri non avete. Né potreste avere, perché se fossero onesti, casti, sinceri, mortificati, umili, sarebbero dei santi, ossia dei figli di Dio, e non potrebbe Satana possederli per traviarvi attraverso di essi.

            Dopo anni ed anni che si dicono “mezzi” in mano a Dio, hanno migliorato la loro natura? No. Tali erano, tali restano, se pure non peggiorano. Ma non sapete che il contatto di Dio è continua metamorfosi che fa di un uomo un angelo? Quale consiglio buono, risultato poi corrispondente ai fatti, vi hanno mai dato? Nessuno. Ad uno dicono una cosa e ad un altro un’altra sullo stesso argomento, poiché sono zimbello di Satana e poiché io, io Potere supremo, confondo le loro idee di tenebre col fulgore insostenibile della mia Luce, che essi non possono sopportare. Essa Luce è solo gioia e guida ai figli miei che con essa in cuore spaziano, non per potere proprio ma per potere di essa, nei tempi futuri, e con gli occhi dello spirito vedono, e con le orecchie dello spirito odono ciò che è segreto di Dio, futuro dell’uomo, e dicono in mio nome ciò che lo Spirito pone sulle loro labbra, mondate dall’amore e fatte sante dal dolore.

            Indovini, astrologi, sapienti e dottori del satanismo che il mio Figlio condanna e che Io copro di doppia condanna, di triplice condanna – perché la vostra religione satanica, che si camuffa di nomi pomposi ma altro non è che satanismo, è peccato contro Me, Signore del Cielo e della Terra, davanti al quale non c’è altro Dio, è offesa al Figlio, Salvatore dell’uomo rovinato da Satana, è offesa allo Spirito Santo con la vostra negazione alla Verità conosciuta – sappiate che io rendo stoltezza la vostra scienza occulta e preparo i rigori di un futuro eterno per voi, che non avete voluto il Cielo ma l’Inferno per vostro regno e avete voluto Satana, non Dio, per vostro pontefice, re e padre”.

 

mercoledì 18 novembre 2015

cronache dal futuro


tratto da:
 
 


Un docente del mondo che verrà
di Olivier Conte De La Fere

 
 
 
 
Dinanzi a tutto quello che sta accadendo nella Chiesa odierna, negli ultimi cinquant’anni ma in particolare negli ultimissimi anni e specialmente in questo ultimo pontificato, mi viene sempre da immaginare cosa potranno mai dire i nostri posteri qualora, nel frattempo, fosse davvero avvenuto ciò che oggi moltissimi, sempre più, sperano, auspicano, attendono, ovvero una punizione radicale da parte di Dio di questa fetida immondizia e l’avvento di una nuova cristianità purificata, secondo quanto varie profezie sembrano annunciare.
Immaginiamo per un attimo, così per gioco, la situazione. Immaginiamo che un docente racconti ai ragazzi di una classe di un’umanità ormai “purificata”, i nostri giorni. Cosa direbbe, come li descriverebbe?
“In quei tempi (ovvero gli ultimi cinquant’anni e oggi in particolare) teologi, soprattutto tedeschi e francesi ma non solo, parlavano di una “nuova Chiesa” da “edificare”, di una “fede matura” (poi divenuta “adulta”) con cui rileggere i dogmi del passato soggetti ormai a “evoluzione” che li adattasse ai “segni dei tempi”, quindi di una “nuova teologia”, auspicavano un nuovo rito più aperto al popolo, ove il centro della Messa non fosse più il Santo Sacrificio della Croce redentiva ma l’uomo stesso che si autocelebra in questo sacrificio simbolico dell’umanità tutta (rito che poi è puntualmente giunto e amministrato nelle lingue volgari), operarono perché fosse rivoltato di 180° il significato dell’ecumenismo cattolico, trasformandolo in un dialogo con ogni altra religione e prono ad ogni accomodamento teologico, pisicologico e umano al fine dell’unificazione religiosa al servizio del nuovo dio “umanità”;
poi arrivò un successore di Cristo che annunziò una “Nuova Pentecoste”, che avrebbe iniziato ad avverarsi tramite un nuovo Concilio, chiamato Concilio Vaticano II, che si prefiggeva non la condanna – come era avvenuto per i ventuno concili precedenti della Chiesa Cattolica – di qualche errore (e allora ve ne erano a migliaia), ma di promuovere “gioia e speranza”, umanesimo e pacifismo, e dialogo interreligioso con a i “fratelli separati” ex eretici protestanti, fino ad arrivare a coloro che erano, fino a poco tempo prima, i servi della “sinagoga di Satana”, nel frattempo divenuti “fratelli maggiori”;
poi venne un altro successore di Cristo che trasformò la sacra liturgia stessa della Chiesa secondo il fine prima detto e abolì il canto gregoriano per aprire a strumenti musicali come chitarre, tamburelli e oggettistica varia; le chiese furono svuotate delle immagini sacre cultuali, dei confessionali, degli inginocchiatoi, il Ss.mo Sacramento fu piazzato in un angolo, le chiese di nuova edificazione erano sgorbi inguardabili;
poi venne un altro pontefice che organizzò un raduno di tutte le cosiddette “religioni” (invitando anche esponenti delle religioni pagane, primitive e anche del buddismo, che religione non è) ad Assisi, creando così uno “spirito” nuovo e andando poi a rendere omaggio lui stesso, vicario di Cristo, in sinagoga e in moschea a divinità eterodosse e facendosi iniziare a riti woodoo con una cacchetta di cammello durante uno dei suoi viaggi in Africa; lanciò poi in tutta la chiesa la moda dei balli, delle danze, delle feste liturgiche, della Comunione distribuita in mano, e in nome del dialogo e della festa scomunicò un vescovo che si opponeva a tutto questo e manteneva l’uso dell’antico sacratissimo rito di Santa Romana Chiesa, mentre elesse vescovi, cardinali e teologi apostati alle più alte cariche della Chiesa (uno di loro, tale von Balthasar, proclamava apertamente che l’inferno è vuoto, mentre un altro, che lui elevò ad arcivescovo di Milano, negava di fatto la Resurrezione di Cristo e quindi la sua divinità);
poi venne un altro pontefice, che iniziò timidamente a denunciare questa deriva, e per di più restaurò la libertà di rito per l’antico rito romano, ma al contempo non disdegnò ugualmente di rendere omaggio in sinagoga e in moschea a divinità eterodosse e di incontrare i “fratelli separati” nei cosiddetti incontri interreligiosi: costui, per altro, si macchiò pure di un fatto mai accaduto prima, dimettendosi liberamente dall’essere Pietro, come se si trattasse di un posto dirigenziale di una grande multinazionale.
Poi venne un altro vescovo di Roma, il cui scopo palese era la distruzione, diretta e indiretta, di ogni oggettività del Depositum Fidei tramite la graduale ma costante affermazione della pastoralità come regola di adattamento dei dogmi e dei valori morali del Cristianesimo al mondo contemporaneo, tramite la costante condanna di ogni forma di tradizione cattolica e fedeltà alla fede di sempre, tramite lo scioglimento coatto e scandaloso di ordini religiosi fedeli alla dottrina di sempre, tramite il contatto continuo con i peggiori mostri pubblici e politici del mondo infernale di allora, tramite il prendersi gioco di decine di milioni di fedeli che abboccavano e accettavano, divenendo complici, ogni sua malefatta in quanto accecati dalla papolatria instaurata del pontefice che aveva preceduto il suo predecessore, il quale aveva fondato una presunta rinascita della fede pubblica non sulla verità di Cristo ma sul proprio carisma personale.
E sapete cosa accadde a causa di tutto questo e di molto altro ancora, di cui vi dirò nello specifico nelle prossime lezioni? Accadde che nella Chiesa della “Nuova Pentecoste” i preti e le suore ballavano e danzavano, gli ecclesiastici rubavano i soldi dei fedeli, durante i riti sacri si profanava il Ss.mo Sacramento con pizzette e dolcetti vari, che in molti luoghi non si pregava più Cristo e la Vergine Ss.ma ma la divinità comune a tutta l’umanità, che si negava pubblicamente la Resurrezione e pure l’Incarnazione, che la confessione veniva sconsigliata, che i crocifissi venivano tolti, che i preti lavoravano ad orario come impiegati d’ufficio e le loro omelie erano discorsi politici di stampo socialista e massonico, che assecondavano l’invasione islamica e di tutti i popoli dell’Europa al fine della distruzione politica, economica, etnica e umana degli europei e della stessa fede cattolica, che il sesto comandamento era pubblicamente ritenuto superato dall’affermazione della libertà individuale, e per conseguenza che nel giro di pochi decenni la chiese erano vuote, i fedeli ridotti al lumicino, specie nei paesi del nord-Europa, che interi ordini religiosi scomparivano o vivacchiavano aspettando la morte degli anziani, che se c’era un ordine rigoglioso per fede veniva distrutto.
Ma tutto questo è ancora nulla: accadde che il clero praticava senza ritegno l’immoralità privata e a volte pubblica; ma non solo: che molti di questi erano omosessuali e col tempo lo divennero pubblicamente, al punto da vantarsene e da praticare l’abominio senza più alcun ritegno alcuno. Ma non solo: non pochi di costoro erano pedofili incalliti, puttanieri, drogati, ladri, eretici, ribelli a Dio e schiavi degli uomini. Ma non basta. La cosa più grave di tutte, paradossalmente, non è ancora elencata in tutto questo e in tantissimo altro che si potrebbe aggiungere. La cosa più grave di tutte è che tutti costoro, dinanzi a tutto questo, non solo non si vergognavano, non si pentivano, non cambiavano, ma, ancora cinquant’anni dopo, come se nulla fosse, come se tutto fosse normale, continuavano costantemente, come in un mantra, a celebrare e glorificare quel concilio che era stata la causa dell’apertura del vaso di Pandora di tutta questa caterva di mali incredibili e inimmaginabili.
È questa, forse, la colpa più grave e intollerabile di tutte queste generazioni di traditori, apostati, criminali, ladri, depravati, eretici, infami: l’aver sempre continuato a dire che per fortuna la Chiesa stava vivendo la sua “nuova pentecoste”, e che loro, per fortuna, non erano come la Chiesa dei 19 secoli precedenti, che era morta. È senz’altro questa la più grande di tutte le vergogne infami di quell’epoca: è la negazione dell’evidenza, che la Chiesa insegna essere peccato imperdonabile, in quanto commesso contro lo Spirito Santo. E la tragedia finale era che decine di milioni di buoni cattolici, vittime della papolatria e dell’inganno conciliare, accettavano tutto questo soffrendo tutta la vita interiormente solo per non criticare questa banda di criminali servi del demonio e divenivano di fatto loro complici nella dissoluzione generale.
Ma, grazie a Dio, ragazzi miei, la Madre di Dio ci ha salvati con il suo intervento, e ora noi siamo liberi da tanti mali e viviamo nell’unica Chiesa dell’unica Pentecoste, fedeli e obbedienti a un Vicario di Cristo degnissimo e a un clero purificato. Grazie a Dio, tutto questo infernale complotto e tradimento è passato”.
Questo immagino che direbbe, in breve, un docente ai suoi alunni nel mondo cattolico che verrà. Noi attendiamo, preghiamo e lavoriamo perché questo possa accadere il prima possibile.

lunedì 16 novembre 2015

dal libro del profeta Osea cap. 4


[1]Ascoltate la parola del Signore, o Israeliti, poichè il Signore ha un processo con gli abitanti del paese.
Non c'è infatti sincerità né amore del prossimo,  nè conoscenza di Dio nel paese.
[2]Si giura, si mentisce, si uccide, si ruba, si commette adulterio, si fa strage e si versa sangue su sangue.
[3]Per questo è in lutto il paese e chiunque vi abita langue insieme con gli animali della terra
e con gli uccelli del cielo; perfino i pesci del mare periranno.
[4]Ma nessuno accusi, nessuno contesti; contro di te, sacerdote, muovo l'accusa.
[5]Tu inciampi di giorno e il profeta con te inciampa di notte e fai perire tua madre.
[6]Perisce il mio popolo per mancanza di conoscenza. Poichè tu rifiuti la conoscenza, rifiuterò te come mio sacerdote; hai dimenticato la legge del tuo Dio e io dimenticherò i tuoi figli.
[7]Tutti hanno peccato contro di me; cambierò la loro gloria in vituperio.
[8]Essi si nutrono del peccato del mio popolo e sono avidi della sua iniquità.
[9]Il popolo e il sacerdote avranno la stessa sorte; li punirò per la loro condotta, e li retribuirò dei loro misfatti.
[10]Mangeranno, ma non si sazieranno, si  prostituiranno, ma non avranno prole, perchè hanno abbandonato il Signore per darsi alla prostituzione.