sabato 31 agosto 2019

Nel tempo della Chiesa occupata - Editoriale di "Radicati nella fede", Settembre 2019


Pubblichiamo l'Editoriale di Settembre 2019

NEL TEMPO DELLA CHIESA OCCUPATA


 NEL TEMPO DELLA CHIESA OCCUPATA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 9 - Settembre 2019

  I nove anni della novena si compiono, di quella novena che ci ha portato ai piedi della Beata Vergine Maria, Regina del Monte di Oropa. L'anno prossimo sarà l'anno della quinta incoronazione, tempo certo di numerose grazie.

  Cosa ci ha spinti ad un simile gesto, cosa ci ha provocati ad una fedeltà di nove anni?

  Certamente la consapevolezza che non ci può essere vero Cristianesimo se non ai piedi di Maria Santissima.

  Il Verbo di Dio, il Verbo eterno, si è fatto uomo, è venuto nel mondo per compiere la nostra redenzione, per mezzo di Maria Santissima; allo stesso modo la presenza di Cristo in noi non accadrà in altro modo, se non per mezzo della Beata Vergine Maria.

  Certo, i santuari mariani sono tanti, perché allora la scelta di Oropa?
  Perché è il santuario dei tempi difficili.

  Quando Sant'Eusebio vi portò la statua della Vergine Bruna, la Chiesa conosceva una delle sue crisi più terribili: l'Arianesimo, l'antica eresia, aveva invaso tutto... sembrava aver vinto. Negava la divinità di Cristo, la consustanzialità di Cristo con il Padre, ma lo faceva in modo così subdolo e devoto da ingannare la maggior parte dei cristiani.
  Tutto sembrava perduto... se la Chiesa non avesse reagito il Cristianesimo sarebbe finito in una religione naturale, pensata dall'uomo, che del Cristianesimo avrebbe solo conservato la facciata esterna.
  Tutto sembrava perduto... i difensori della vera fede accusati di eresia e cacciati in esilio: Atanasio, Eusebio e tanti altri.

  A Milano, ad esempio, le chiese erano tutte in mano agli ariani e così in gran parte del mondo cattolico.

  Sant'Atanasio, e come è commovente riudirlo, arrivò a dire ai cristiani fedeli: “Loro (gli ariani) hanno le chiese, noi abbiamo la fede”.

  Proprio nel tempo della “Chiesa occupata”, Eusebio portò sui monti di Oropa la statua della Madonna per nasconderla dall'iconoclastia degli ariani, perché chi non riconosce fino in fondo la divinità di Cristo ha in odio il culto vero a Maria Madre di Dio.

  Oropa è davvero il luogo dei tempi difficili... dei tempi in cui bisogna nascondere la Madonna sotto un masso, per attendere tempi migliori, quando Dio li darà.

  Così a noi, non sembri irriverente il paragone, è stato chiesto in questi anni di stare in disparte per custodire la vita cattolica, semplicemente cattolica, senza aggiungerle e detrarle nulla: voglia il Cielo che lo abbiamo fatto!
  In disparte per non perdere la fede e la vita che da essa scaturisce, perché chi si espone troppo rischia di essere avvelenato dal clima pestifero della Chiesa occupata.
  Ma Oropa è anche il luogo della stabilitas – della stabilità.

  Quando la grazia di Dio concesse la vittoria alla fede cattolica, riproclamata con chiarezza a Nicea, e la sconfitta alla menzogna ariana, gli uomini tentarono di portare a luogo secondo loro più degno la santa immagine della Regina del Cielo. La storia di Oropa ci tramanda che la Madonna, portata solennemente verso Biella, diventò pesantissima e il carro su cui era collocata inamovibile: gli uomini compresero che la Vergine voleva restare lassù, stabile, tra le montagne dove era stata per secoli custodita e difesa.

  Non vi è forse qui, per noi, un grande richiamo alla stabilità?
  Non vi può essere difesa della fede, della vita cattolica, se non nella stabilità. Là dove il Signore ci conduce, là dove si manifesta la possibilità di vivere un Cristianesimo autentico, là devi restare.

  C'è il tempo del migrare, del nascondersi, del cercare il luogo di messa cattolica salvata; ma dopo deve venire il tempo della stabilitas: occorre, se si vuol fare vita veramente cristiana, se si vuole la propria ed altrui santificazione, occorre stare fermi al luogo dato.
  E il luogo dato non è solo geografico, è di più, è luogo morale.

  Dove c'è la Messa di sempre salvata, c'è un prete che l'ha salvata – senza di lui non ci sarebbe questa grazia. A quel prete occorre fare riferimento, sì, obbedienza; e iniziare a costruire attorno a quell'altare un mondo cattolico, con le sue opere di educazione e carità.
  Ma per far questo occorre la stabilitas loci.

  Lo sanno bene i nemici della Tradizione, che concedono le conventicole occasionali ai nostalgici, ma mai una stabilità di lavoro.

  Ma i nemici della Tradizione sono tanto aiutati dai tradizionalisti borghesi, quelli che non vogliono legami duraturi per restare liberi. Perennemente annoiati, cercano sempre altrove un luogo più Tradizionale, e così non costruiscono niente... ma loro si accontentano di essere contro.

  Grande inganno, terribile inganno. Quando persone così giungono nelle nostre chiese, dividono e distruggono, che Dio ce ne scampi!

  Oropa: luogo della difesa della fede nei tempi della Chiesa occupata; luogo della stabilitas perché la Chiesa sia edificata.

  Per queste due ragioni, che sono in fondo una, saliamo ancora ad Oropa, perché ai piedi della Madre di Dio si compia la novena; e Dio porti a compimento il nostro voto.

martedì 27 agosto 2019

9° Pellegrinaggio della Tradizione alla Madonna di Oropa (Biella) - Sabato 12 Ottobre 2019


Riceviamo e pubblichiamo

SABATO 12 OTTOBRE 2019

NONO PELLEGRINAGGIO 
DELLA TRADIZIONE 
ALLA MADONNA DI OROPA

A conclusione della Novena in preparazione
alla V Incoronazione della Vergine Bruna del 2020





La Basilica Nuova di Oropa 
è ancora inagibile per lavori urgenti;
per questo la Santa Messa solenne sarà celebrata 
anche quest'anno
nella grande Basilica di San Sebastiano in Biella, 
antica chiesa della città.

Al termine della S. Messa 
ci muoveremo pellegrini verso Oropa dove nel pomeriggio reciteremo il Rosario nella Basilica antica 
di fronte all'Immagine miracolosa della Vergine Bruna.

ore 10.30
SANTA MESSA SOLENNE
Basilica di S. Sebastiano
BIELLA

ore 15.30
SANTO ROSARIO
di fronte all'Immagine miracolosa
Basilica Antica
OROPA

Per chi non desiderasse consumare il pranzo al sacco: Ristorante a € 18.
Per il pranzo è’necessario prenotarsi entro il 6 ottobre telefonando a:
349/2848054 oppure 348/2463990

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Per la comodità dei fedeli pubblichiamo la mappa con le indicazioni per raggiungere la Basilica di San Sebastiano a Biella e per trasferirsi da Biella a Oropa.

venerdì 23 agosto 2019

fine della chiesa? Dio non lo permetterà

Il “suicidio assistito” della Chiesa e della società

di Roberto de Mattei



Tutta l’attenzione in questi giorni, in Italia, è concentrata sulla crisi politica. Ma esiste un’altra crisi, più grave e più vasta, che costituisce il profondo retroterra della crisi politica: è la crisi religiosa e morale dell’Occidente. La crisi politica è visibile, entra attraverso i media nelle nostre case e anche un occhio o un orecchio distratto la percepisce. La crisi religiosa e morale può essere percepita solo da chi abbia una sviluppata sensibilità spirituale. Chi è immerso nel materialismo della vita contemporanea ha una affinata capacità di cogliere il piacere dei sensi, ma è spiritualmente ottenebrato, se non del tutto cieco. La crisi religiosa e morale è una crisi che avviene quando l’uomo perde di vista il suo fine ultimo e i criteri che devono guidare le sue azioni. La società si immerge nell’agnosticismo, si dissolve e muore.
In Italia, ad esempio, la crisi di governo ci fa dimenticare un importante appuntamento. Per il 24 settembre è prevista un’udienza della Corte costituzionale per giudicare la legittimità dell’articolo 580 del Codice penale che punisce il reato di istigazione o aiuto al suicidio. Il supremo organo giuridico dello Stato italiano ha invitato il Parlamento a promulgare una nuova legge entro questa data, altrimenti sarà la Corte stessa a definire la strada. Ma la Corte ha già affermato che in alcuni casi il suicidio può essere ammesso (e dunque “assistito” sul piano medico e amministrativo) perché, «il divieto assoluto di aiuto al suicidio finisce, per limitare la libertà di autodeterminazione del malato nella scelta delle terapie, comprese quelle finalizzate a liberarlo dalle sofferenze» (Ordinanza n. 207 del 16 novembre 2018). L’autodeterminazione dell’individuo è la regola suprema di una società che ignora l’esistenza di una legge morale iscritta nel cuore di ogni uomo, a cui gli uomini e le società devono uniformarsi se vogliono evitare l’autodistruzione.
La crisi politica in atto sembra escludere la possibilità che il Parlamento possa affrontare entro settembre il tema del suicidio ed è quindi probabile che la Corte costituzionale infligga una nuova grave ferita al diritto alla vita, sulla strada di una completa liberalizzazione dell’eutanasia. Dopo il testamento biologico, un nuovo passo avanti sarà fatto sulla strada della cultura della morte che caratterizza la società contemporanea.
Il suicidio assistito è l’aiuto medico, psicologico e burocratico fornito a chi ha deciso di darsi la morte. Esso rappresenta un delitto morale al pari dell’eutanasia. La legge naturale e divina proibisce il suicidio perché l’uomo non è padrone della sua vita, come non lo è di quella degli altri. Il suicidio è un supremo atto di ribellione a Dio perché, come insegna la filosofia tradizionale, non ci può essere atto di dominio maggiore di voler distruggere qualcosa che non ci appartiene (Victor Cathrein S. J., Philosophia moralis, Roma, Herder 1959, p. 344). Nel suicidio sembra realizzarsi il destino dell’uomo moderno, incapace di elevarsi oltre l’orizzonte mondano della propria esistenza, prigioniero della propria immanenza. L’uomo si autodistrugge quando rifiuta il peso dell’essere che ciascuno è chiamato a sopportare esistendo.
Il suicidio può essere compiuto non solo dagli uomini, ma anche dalle nazioni, dalle civiltà e perfino dalla Chiesa, considerata nell’umanità degli uomini che la compongono. La Chiesa vive, da oltre cinquant’anni, un processo suicidario che Paolo VI definì di «autodemolizione» (Discorso al Seminario Lombardo in Roma del 7 dicembre 1968). Questa autodemolizione oggi potrebbe essere definita un vero e proprio “suicidio assistito” della Chiesa. Assistito perché indotto e favorito da quei poteri forti che hanno sempre combattuto la Chiesa.
Il Documento preparatorio del Sinodo dei Vescovi sull’Amazzonia, con il culto della Natura che si sostituisce a quello della Santissima Trinità, l’abolizione del celibato ecclesiastico e la negazione del carattere sacramentale e gerarchico del Corpo Mistico di Cristo, è l’ultimo esempio di questo suicidio assistito provocato dai vertici della Chiesa e incoraggiato dai suoi nemici. L’Instrumentum laboris sull’Amazzonia, ha detto il cardinale Walter Brandmüller, «carica il sinodo dei vescovi e in definitiva il Papa di una grave violazione del “depositum fidei”, che significa come conseguenza l’autodistruzione della Chiesa». I cattolici minimalisti propongono come alternativa al suicidio assistito la sedazione profonda attraverso cui si arriva alla morte del malato in via indiretta, ma altrettanto inesorabile. Noi non apparteniamo a questa schiera. Non siamo in grado, da soli, di salvare il malato, perché c’è un solo medico che può farlo, in qualsiasi momento: Colui che ha fondato la Chiesa, la dirige ed ha promesso che Essa non perirà. Questo medico delle anime e dei corpi è Gesù Cristo (Matteo 8, 5-11). La Chiesa e la società gli appartengono e nessuna rinascita è possibile al di fuori del ritorno alla Sua legge. 

mercoledì 31 luglio 2019

Vorremmo poter obbedire - Editoriale di "Radicati nella fede", Agosto 2019.


Pubblichiamo l'Editoriale di Agosto 2019

VORREMMO POTER OBBEDIRE


VORREMMO POTER OBBEDIRE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 8 - Agosto 2019

  Vorremmo semplicemente poter obbedire.
  Vorremmo poter consegnare le nostre persone dentro la grande obbedienza della Chiesa, così come la vuole Gesù Cristo Signore Nostro, cioè come vuole la Chiesa e l'obbedienza Gesù Cristo.

  Se c'è una cosa non cattolica è l'individualismo, il fare da sé, l'essere Papi di se stessi: oggi questo è il gran male. Non c'è verità possibile, perseveranza nel bene possibile dentro un atteggiamento individualista. Non c'è nemmeno ortodossia possibile per chi non segue, per chi non obbedisce.

  Non è Tradizione quella di chi, per gusto personale, continua a cercare da solo una via più pura e rigorosa per arrivare a Dio.

  Prima o poi devi consegnarti dentro una grande obbedienza nella quale l'amore per Cristo diventa perseverante e capace di sacrificio vero.

  Solo che in questi anni l'autorità nella Chiesa ci ha chiesto di seguirla per annullare l'autorità stessa, e noi per salvare la sua autorità non possiamo obbedirle.

  Si tratta del grande dilemma: obbedire alle legittime autorità e distruggere così l'Autorità della Chiesa, oppure disobbedire per salvare l'Autorità della Chiesa e delle autorità stesse?

  La vita della Chiesa è posta tutta sotto l'obbedienza. Obbedienza a Cristo che deve però concretarsi nel seguire chi è posto a capo per guidare la vita del popolo e del singolo fedele: Papa, Vescovo, Parroco... abate e superiori per i religiosi; il padre per la famiglia.

  Non ci può essere vera accoglienza della verità della Rivelazione per chi si ponga fuori dalla legittima obbedienza: non c'è vera dottrina senza l'obbedienza, perché la verità la ricevi.
  Non ci può essere nemmeno ricezione della grazia santificante per chi vive un'anarchia spirituale: i Sacramenti richiedono sempre un'obbedienza, che parte dal giudizio del ministro... pensiamo alla Confessione che è proprio un porsi sotto il giudizio del ministro di Dio che accoglie il pentimento del fedele; così per tutti i Sacramenti che non sono mai un diritto, ma un dono da accogliere secondo delle condizioni... tutta un'obbedienza insomma.

  Oggi però siamo difronte ad una situazione mai vista nella storia della Chiesa: ti è chiesto di obbedire ad un'autorità che ti chiede di “riprogrammare” il tuo cristianesimo. Ti dicono che la Chiesa si auto-comprende in modo diverso rispetto alla sua storia bimillenaria. È una nuova chiesa che non vuole essere più esclusiva: la religione cristiana non è l'unica religione vera, ti dicono; basta con “fuori della Chiesa non c'è salvezza”; ti raccomandano di non parlare più di assoluta necessità del Battesimo per la salvezza. Ti chiedono insomma di seguirli per fare finalmente una chiesa “diminuita”, accogliente tutte le libertà umane che diventano diritti assoluti.

  Si tratta del puro non-senso: seguire, obbedire ad una autorità che dichiara la propria esistenza inutile. Sì, perché se il Battesimo non è necessario alla salvezza, se fuori della Chiesa ci si può salvare, se i Sacramenti diventano un diritto e i ministri dei semplici distributori di benedizioni a richiesta, se tutto è trasformato così cosa serve un'autorità? Se la nuova chiesa si auto-comprende totalmente libera e laicizzata, che senso ha un Vescovo o un Papa?

  Per questo non possiamo seguire chi ci chiede di diminuire la Chiesa. Come un figlio che, col dolore del cuore, non può seguire un padre che gli chiede di distruggere la famiglia, perché il diminuirla è già distruggerla. Quel figlio avrà il dovere di amare e onorare il padre, perché e padre, ma non potrà seguirlo nell'errore; avrà il dovere di custodire la sua casa, nell'attesa che il padre capisca.
  Posizione non facile, perché occorre non usarla mai per diventare degli autodidatti nella fede. Occorre amare la Chiesa e l'autorità ancora di più. Occorre obbedire in tutto ciò che è possibile, fermo restando la difesa del cuore della vita cristiana.

  Un giorno l'autorità ringrazierà di questa fedeltà, come il padre che ravveduto, ritrova la casa perché il figlio non l'ha abbandonata.

  Occorre non obbedire alle scelte scriteriate per salvare la casa di Dio.
  Occorre non obbedire per salvare l'autorità, che nella chiesa diminuita si sta auto-distruggendo.
  Occorre non obbedire al nuovo corso, per salvare la virtù dell'obbedienza.

  Ma per far questo in modo cattolico, occorre che il nostro amore alla Tradizione sia un reale seguire in tutto: seguire tutta la Tradizione, perché ci fu consegnata dall’Autorità come Depositum fidei, seguendo chi il Signore ci dà come guida sicura per il tempo della tempesta.

  Occorre sempre l'obbedienza del seguire, che è sempre possibile, anche nei tempi bui.
  Si resiste all'errore con amore all'autorità che è posta a garanzia della verità, quella di Dio. Ma alla verità si obbedisce sempre.

  Così facendo ci sembra di amare meglio, di più, fino in fondo come Dio ha fatto le cose.

  Un giorno, quando Dio vorrà, ne siamo sicuri, l'Autorità ringrazierà.

lunedì 1 luglio 2019

Per un po' non riunitevi più - Editoriale di "Radicati nella fede", Luglio 2019.


Pubblichiamo l'Editoriale di Luglio 2019

PER UN PO' NON RIUNITEVI PIU'




PER UN PO' NON RIUNITEVI PIU'
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 7 - Luglio 2019


 La crisi è lunga, lunghissima, sembra non aver fine. 

 Ogni giorno è un bollettino di guerra: chiese chiuse, diocesi accorpate, istituti religiosi commissariati o estinti, cardinali contro cardinali, monsignori che rilasciano interviste accusatorie al Papa e al Vaticano, denunce processi incarcerazioni di ecclesiastici, riduzioni allo stato laicale.

 E poi, cosa peggiore in questi bollettini di guerra, le novità bisbigliate, smentite e riconfermate: abolizione del celibato sacerdotale per l'Amazzonia, diaconato femminile, donne cardinali, laici per para-messe, comunione ai divorziati e ai concubini... e l'elenco potrebbe continuare, ma ci si stanca la mano, e il cuore soprattutto, a scriverne.

 È il bollettino di guerra, di una guerra precisa per l'eliminazione della Chiesa cattolica stessa.

 E cosa fanno quelli che hanno causato questa guerra senza fine? Si propongono come i guaritori, proprio loro che continuano ad assestare colpi mortali alla vita cattolica. L'inganno è proprio qui, tutto qui: non cambia niente. Si sono riuniti, hanno riformato la Chiesa, questa sta morendo, e loro si riuniscono ancora per incolpare, dei disastri causati, la cattiveria dei singoli uomini. È una furbizia demoniaca! Troppo facile incolpare i peccatori, ecclesiastici o laici che siano, troppo facile! Quale novità se gli uomini sbagliano, se tradiscono Cristo, se sono incostanti e vigliacchi, quale novità? Ma la Chiesa non c'è forse, voluta così da Dio, proprio per la conversione dei peccatori, per la loro guarigione?

 Invece di accusare moralisticamente i singoli peccatori, occorre domandare perdono dentro un dolore immenso per la cura sbagliata di questi anni.

 Si sono riuniti i Pastori, come fossero dei medici ad un congresso loro, e hanno propinato medicine che hanno intossicato tutto il corpo della Chiesa che ora illanguidisce. E l'errore è partito dall'aver negato la malattia. Hanno sottovalutato, se non taciuto, la potenza del male e del peccato. Di fatto si è negato il Peccato Originale e la concupiscenza che lascia nelle anime. Come hanno fatto le legislazioni civili di fronte ai mali della società: gli uomini tradiscono, allora concediamo il divorzio; la droga si diffonde, allora legalizziamola; c'è l'aborto clandestino, allora facciamo di questo crimine orrendo un diritto. Di fronte al male lo si nega per sanarlo.

 Così i Pastori riuniti han fatto con la modernità laicista, marxista-liberale o esistenzialista che fosse: per risolvere il problema hanno dichiarato che questa laicità non era contro la fede; hanno pensato che bastasse dire così per inaugurare una nuova era di rapporto con il mondo... e così il male è stato lasciato libero di invadere le anime dei fedeli.

 Sono loro ad aver sbagliato, ad aver provocato l'epidemia di infedeltà dilagante, ad aver propagato il male; e continuano a proporsi come i medici della Chiesa malata, ed obbligano la loro nefasta cura.

 E noi dovremmo accettare la cura che ci ha ammalato e poi, magari, ringraziare i medici che ci hanno sotterrato, come si fa spesso oggi nei manifesti funebri.

 È l'inganno più diabolico che si possa immaginare.

 Per favore, Pastori della Chiesa, per un po' non riunitevi più.

 Non riunitevi più fino al giorno in cui si riconoscerà che la cura era sbagliata, negando l'oggettività del male e confinandolo al solo individuo quando non si poteva negarlo.

 E chi non ce la fa a riconoscere il fallimento di questa cura, abbia il coraggio di lasciare il posto ad altri Pastori che la medicina, quella della grazia di Cristo nella sana dottrina, la conoscono.

 Chi non ce la fa a riconoscere il fallimento di questa cura abbia il coraggio di ritirarsi, di andare a pregare per sè e per quelli che sono stati intossicati; vada a far penitenza per i morti nella fede di questi anni, che non si possono più disintossicare, e così sarà ancora Pastore.

 E per favore, non mandi a suo sostituto un timido conservatore, che pensa di risolvere tutto con un po' di maquillage ecclesiastico: un po' di incenso in più, qualche Kyrie cantato, qualche genuflessione e qualche talare in più. Troppo poco! Troppo niente!

 Occorre avere medici, Pastori, coscienti che l'avvelenamento si è propagato mutando la Messa di sempre, cambiamento che ha portato con sé l'amnistia per tutte le colpe moderne. Sì, la Messa di sempre con la dottrina di sempre, e smettiamola di dire che questa frase è semplicistica: la Messa immutata dai tempi apostolici è stata stravolta e il nuovo rito ha liberato tutti i germi dell'eresia e dell'immoralità. La nuova messa, i nuovi riti dei sacramenti, la nuova maniera di pregare ha privato il corpo della Chiesa e i corpi dei fedeli degli anticorpi di difesa, così il male, sempre latente nell'organismo, è dilagato libero ed è diventato metastasi.

 Vi supplichiamo, per un po' non riunitevi più e lasciate fare l'esperienza della tradizione integrale. Ridate alle parrocchie la Messa cattolica, quella vera. Ordinate uomini che vogliono essere sacerdoti come lo sono stati gli Apostoli, i Padri della Chiesa e i preti di duemila anni. E tra questi scegliete  Vescovi che rifiutano ogni novità, perché la Chiesa di Cristo possa salvare ancora.

giovedì 13 giugno 2019

“La Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità” (1 Tim 3, 15)


Dichiarazione sulle verità riguardanti alcuni degli errori più comuni  nella vita della Chiesa nel nostro tempo

“La Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità” (1 Tim 3, 15)


I fondamenti della fede
1. Il senso corretto delle espressioni “tradizione vivente”, “Magistero vivente”, “ermeneutica della continuità” e “sviluppo della dottrina” include la verità che qualunque nuova comprensione del deposito della fede non può essere contraria a quanto la Chiesa ha sempre proposto nello stesso dogma, nello stesso senso e nello stesso significato (cfr. Concilio Vaticano I, Dei Filius, 3, cap. 4, "in eodem dogmate, eodem sensu, eademque sententia").
2. Il significato delle formule dogmatiche nella Chiesa “rimane sempre vero e coerente, anche quando è maggiormente chiarito e meglio compreso”. Quindi è sbagliato sostenere: primo, “che le formule dogmatiche (o qualche categoria di esse) non possono manifestare la verità determinatamente, ma solo delle sue approssimazioni cangianti, che sono, in certa maniera, deformazioni e alterazioni della medesima”; secondo, “che le stesse formule, inoltre, manifestano soltanto in modo indefinito la verità, la quale deve essere continuamente cercata attraverso quelle approssimazioni”. Quindi, “chi la pensasse così, non sfuggirebbe al relativismo dogmatico e falsificherebbe il concetto d’infallibilità della Chiesa, relativo alla verità da insegnare e ritenere in modo determinato” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Mysterium Ecclesiae circa la dottrina cattolica sulla Chiesa per difenderla da alcuni errori d’oggi, 5).

Il Credo

3. “Il Regno di Dio, cominciato quaggiù nella Chiesa di Cristo, non è di questo mondo, la cui figura passa; e la sua vera crescita non può esser confusa con il progresso della civiltà, della scienza e della tecnica umane, ma consiste nel conoscere sempre più profondamente le imperscrutabili ricchezze di Cristo, nello sperare sempre più fortemente i beni eterni, nel rispondere sempre più ardentemente all’amore di Dio, e nel dispensare sempre più abbondantemente la grazia e la santità tra gli uomini. (…) L’intensa sollecitudine della Chiesa, Sposa di Cristo, per le necessità degli uomini, per le loro gioie e le loro speranze, i loro sforzi e i loro travagli, non è quindi altra cosa che il suo grande desiderio di esser loro presente per illuminarli con la luce di Cristo e adunarli tutti in Lui, unico loro Salvatore. Tale sollecitudine non può mai significare che la Chiesa conformi sé stessa alle cose di questo mondo, o che diminuisca l’ardore dell’attesa del suo Signore e del Regno eterno” (Paolo VI, Lettera apostolica Solemni hac liturgia -Credo del Popolo di Dio-, 27). È quindi erronea l’opinione di chi afferma che Dio è glorificato principalmente dal progresso delle condizioni temporali e terrene dell’umanità.

4. Dopo l’istituzione della Nuova ed Eterna Alleanza in Gesù Cristo, nessuno può essere salvato soltanto mediante l’obbedienza alla legge di Mosè, senza avere fede in Cristo come vero Dio e unico Salvatore dell’umanità (cfr. Rm 3,28; Gal 2,16).

5. I musulmani e tutti quelli che non hanno fede in Gesù Cristo, Dio e uomo, anche se monoteisti, non possono rendere a Dio la stessa adorazione dei cristiani, cioè il culto soprannaturale in Spirito e Verità (cfr. Gv 4,24; Ef 2,8) di quanti hanno ricevuto lo Spirito di adozione filiale (cfr. Rom 8,15).

6. Le spiritualità e religioni che promuovono qualsiasi tipo di idolatria o panteismo non possono essere considerate né come “semi” né come “frutti” del Verbo Divino, poiché si tratta di inganni che precludono l’evangelizzazione e la salvezza eterna dei loro aderenti, come insegna la Sacra Scrittura: “in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio” (2 Cor 4,4).

7. Secondo il vero ecumenismo i non cattolici devono entrare in quella unità che la Chiesa Cattolica già possiede in modo indistruttibile in virtù della preghiera di Cristo, sempre ascoltata dal Padre, “affinché siano una cosa sola” (Gv 17,11), e che si professa nel Simbolo della Fede: “Io credo in una Chiesa”. L’ecumenismo, quindi, non potrebbe legittimamente avere come scopo l’istituzione di una Chiesa unificata che non esiste ancora.

8. L’inferno esiste e coloro che vi sono condannati per qualsiasi peccato mortale senza pentimento sono eternamente puniti dalla giustizia divina (cfr. Mt 25,46). Secondo l’insegnamento della Sacra Scrittura, non solo gli angeli caduti, ma anche le anime umane sono dannate eternamente (cfr. 2 Ts 1,9; 2 Pt 3,7). Inoltre, gli esseri umani eternamente dannati non saranno annientati, dal momento che le loro anime sono immortali secondo l’insegnamento infallibile della Chiesa (cfr. V Concilio Lateranense, sess. 8).

9. La religione nata dalla fede in Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato e l’unico Salvatore dell’umanità, è l’unica religione, voluta positivamente da Dio. È opinione sbagliata affermare che, così come Dio vuole positivamente la diversità dei sessi maschile e femminile e la diversità delle nazioni, vuole anche la diversità delle religioni.

10. “La nostra religione [cristiana] instaura effettivamente con Dio un rapporto autentico e vivente, che le altre religioni non riescono a stabilire, sebbene esse tengano, per così dire, le loro braccia tese verso il cielo” (Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 53).
11. Il dono del libero arbitrio con cui Dio Creatore ha dotato la persona umana conferisce all’uomo il diritto naturale di scegliere solo il bene e la verità. Nessuna persona umana ha quindi il diritto naturale di offendere Dio scegliendo il male morale del peccato o dell’errore religioso dell’idolatria, della blasfemia o di un’altra falsa religione.

La legge di Dio

12. Una persona giustificata ha la forza necessaria, con la grazia di Dio, di adempiere alle esigenze oggettive della legge divina, poiché tutti i comandamenti di Dio si rendono adempibili ai giustificati. Poiché la grazia di Dio, quando giustifica il peccatore, per la sua propria natura produce la conversione da ogni peccato grave (cfr. Concilio di Trento, sess. 6, decreto sulla giustificazione, cap. 11; 13).

13. “I fedeli sono tenuti a riconoscere e a rispettare i precetti morali specifici, dichiarati e insegnati dalla Chiesa in nome di Dio, Creatore e Signore. (…) L’amore di Dio e l’amore del prossimo sono inseparabili dall’osservanza dei comandamenti dell’Alleanza, rinnovata nel sangue di Gesù Cristo e nel dono dello Spirito” (Giovanni Paolo II, Enciclica Veritatis Splendor, 76). Secondo l’insegnamento della stessa enciclica, sbagliano quelli che “credono di poter giustificare, come moralmente buone, scelte deliberate di comportamenti contrari ai comandamenti della legge divina e naturale. Quindi, “queste teorie non possono richiamarsi alla tradizione morale cattolica” (ibid.).

14. Tutti i comandamenti di Dio sono ugualmente giusti e misericordiosi. È quindi errato dire che una persona, obbedendo ad una proibizione divina – come per esempio al sesto comandamento, ovvero di non commettere adulterio – possa peccare contro Dio per tale atto di obbedienza o danneggiare sé stesso moralmente, o peccare contro il prossimo.

15. “Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa” (Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium vitae, 62). Vi sono principi e verità morali contenute nella rivelazione divina e nella legge naturale che comportano proibizioni negative, le quali vietano assolutamente un certo tipo di azioni in quanto sempre gravemente illegali a causa del loro oggetto. Quindi, è sbagliato affermare che una buona intenzione o una buona conseguenza è, o può essere, sufficiente per giustificare il compimento di questo tipo di azioni (cfr. Concilio de Trento, sess. 6, de iustificatione, c. 15; Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica, Reconciliatio et Paenitentia, 17; Enciclica Veritatis splendor, 80).

16. La legge naturale e divina impedisce a una donna che ha concepito un bambino nel suo grembo di uccidere questa vita umana in lei presente, sia nel caso in cui sia ella stessa a farlo, sia che lo facciano altri, direttamente o indirettamente (cfr. Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium vitae, 62).

17. Le procedure che provocano il concepimento al di fuori dell’utero “sono moralmente inaccettabili, dal momento che dissociano la procreazione dal contesto integralmente umano dell’atto coniugale” (Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium vitae, 14).

18. Nessun uomo può mai essere moralmente giustificato o moralmente autorizzato a voler uccidersi o farsi uccidere dagli altri al fine di fuggire dalla sofferenza temporale. “L’eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale” (Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium vitae, 65).

19. Il matrimonio è, per volere divino e per legge naturale, l’unione indissolubile di un uomo e di una donna (cfr. Gen 2,24; Mc 10, 7-9; Ef 5, 31-32). “Per la sua stessa natura l’istituto del matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati alla procreazione e alla educazione della prole e in queste trovano il loro coronamento” (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 48).

20. Secondo la legge naturale e divina, nessun essere umano può volontariamente e senza peccare esercitare le sue potenzialità sessuali al di fuori di un matrimonio valido. Pertanto è contrario alla Sacra Scrittura e alla Tradizione affermare che la coscienza può giudicare gli atti sessuali tra persone unite da un matrimonio civile come moralmente giustificati o addirittura richiesti o persino comandati da Dio, nonostante una o entrambe le persone siano già sacramentalmente sposate con un altro (cfr. 1Cor 7,11; Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Familiaris consortio, 84).

21. La legge naturale e Divina proibisce “ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione” (Paolo VI, Enciclica Humanae vitae, 14).

22. Chi ha ottenuto un divorzio civile dal coniuge a cui è validamente sposato (o sposata) e ha contratto un matrimonio civile con un’altra persona durante la vita del coniuge, e vive more uxorio con il suo partner civile, e sceglie di rimanere in questo stato con piena conoscenza della natura del suo atto e con pieno consentimento della volontà verso quell’atto, si trova in uno stato di peccato mortale e, pertanto, non può ricevere la grazia santificante e crescere nella carità. Dunque, questi cristiani, a meno che non vivano come “fratello e sorella”, non possono ricevere la Santa Comunione (cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Familiaris consortio, 84).

23. Due persone dello stesso sesso peccano gravemente quando cercano un piacere venereo reciproco (cfr. Lev 18,22, Lev 20,13, Rom 1, 24-28, 1 Cor 6, 9-10, 1 Tim 1,10; Gd 7). Gli atti omosessuali “in nessun caso possono essere approvati” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357). Quindi, è contrario alla legge naturale e alla Rivelazione Divina sostenere che Dio, il Creatore, così come ha dato ad alcuni umani una disposizione naturale per provare attrazione sessuale verso persone del sesso opposto, ad altri ha dato una disposizione naturale per provare desiderio sessuale verso persone dello stesso sesso e che in quest’ultimo caso Dio vuole si metta in pratica tale condotta in alcune circostanze.

24. La legge umana, o qualsivoglia altro potere umano, non possono dare a due persone dello stesso sesso il diritto di sposarsi insieme, né di dichiarare che siano sposate, poiché ciò è contrario alla legge naturale e divina. “Nel disegno del Creatore complementarità dei sessi e fecondità appartengono quindi alla natura stessa dell’istituzione del matrimonio” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, 3).

25. Le unioni che hanno il nome di matrimonio senza possederne la realtà, non possono ricevere la benedizione della Chiesa, poiché ciò è contrario alla legge naturale e divina.

26. Il potere statale non può stabilire unioni civili o giuridiche tra due persone dello stesso sesso che imitino chiaramente l’unione del matrimonio, anche qualora non ricevano il nome di matrimonio, poiché dette unioni indurrebbero le persone che le contraggono a un grave peccato, e sarebbero causa di grave scandalo per il prossimo (cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, 11).

27. Il sesso maschile e quello femminile, “essere uomo”, “essere donna”, sono realtà biologiche, create dalla sapiente volontà di Dio (cfr. Gen 1, 27; Catechismo della Chiesa Cattolica, 369). È quindi una ribellione contro la legge naturale e divina e un peccato grave che un uomo possa diventare una donna mutilandosi o anche semplicemente dichiarandosi tale, o che una donna possa similmente diventare uomo, o affermare che l’autorità civile abbia il dovere o il diritto di agire come se tali atti fossero o potrebbero essere possibili e legittimi (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2297).

28. Conformemente alla Sacra Scrittura e alla tradizione costante del Magistero ordinario e universale, la Chiesa non ha errato nell’insegnare che il potere civile possa legittimamente esercitare la pena capitale sui malfattori laddove ciò è veramente necessario per preservare l’esistenza o il giusto ordine della società (cfr. Gen 9,6; Gv 19,11; Rom 13, 1-7; Innocenzo III, Professio fidei Waldensibus praescripta; Catechismo Romano del Concilio di Trento, p. III, 5, n. 4; Pio XII, Discorso ai partecipanti al Convegno nazionale di studio dell’Unione dei giuristi cattolici italiani, 5 dicembre, 1954).

29. Ogni autorità, sulla terra così come in cielo, appartiene a Gesù Cristo, quindi le società civili e tutte le altre associazioni di uomini sono soggette alla sua regalità poiché “il dovere di rendere a Dio un culto autentico riguarda l’uomo individualmente e socialmente” (Catechismo della Chiesa cattolica, 2105; cfr. Pio XI, Enciclica Quas primas, 18-19; 32).

I sacramenti
30. Nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia avviene un meraviglioso cambiamento, di tutta la sostanza del pane nel corpo di Cristo, e di tutta la sostanza del vino nel Suo sangue, un cambiamento che la Chiesa cattolica chiama molto adeguatamente transustanziazione (cfr. Concilio Lateranense IV, cap. 1, Concilio di Trento, sess. 13, c. 4). “Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il Corpo e il Sangue adorabili del Signore Gesù ad esser realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino” (Paolo VI, Lettera apostolica Solemni hac liturgia -Credo del Popolo di Dio-, 25).
31. Le formulazioni con cui il Concilio di Trento ha espresso la fede della Chiesa nella Santa Eucaristia sono adatte agli uomini di ogni tempo e luogo, poiché sono un “insegnamento perennemente valido della Chiesa” (Giovanni Paolo II, Enciclica Ecclesia de Eucharistia, 15).

32. Nella Santa Messa viene offerto un vero e proprio sacrificio alla Santissima Trinità, e questo sacrificio è propiziatorio sia per gli uomini che vivono sulla terra sia per le anime del purgatorio. È erroneo, quindi, affermare che il sacrificio della Messa consiste semplicemente nel sacrificio spirituale di preghiere e lodi fatto dal popolo, così come sostenere che la Messa può o deve essere definita solamente come Cristo che si dà ai fedeli come cibo spirituale (cfr. Concilio di Trento, sess. 22, c.2).

33.“La Messa, celebrata dal Sacerdote che rappresenta la persona di Cristo in virtù del potere ricevuto nel sacramento dell’Ordine, e da lui offerta nel nome di Cristo e dei membri del suo Corpo mistico, è il Sacrificio del Calvario reso sacramentalmente presente sui nostri altari. Noi crediamo che, come il pane e il vino consacrati dal Signore nell’ultima Cena sono stati convertiti nel suo Corpo e nel suo Sangue che di lì a poco sarebbero stati offerti per noi sulla Croce, allo stesso modo il pane e il vino consacrati dal sacerdote sono convertiti nel Corpo e nel Sangue di Cristo gloriosamente regnante nel Cielo; e crediamo che la misteriosa presenza del Signore, sotto quello che continua ad apparire come prima ai nostri sensi, è una presenza vera, reale e sostanziale” (Paolo VI, Lettera apostolica, Solemni hac liturgia -Credo del Popolo di Dio-, 24).

34.“L’immolazione incruenta per mezzo della quale, dopo che sono state pronunziate le parole della consacrazione, Cristo è presente sull’altare nello stato di vittima, è compiuta dal solo sacerdote in quanto rappresenta la persona di Cristo e non in quanto rappresenta la persona dei fedeli. (… ) e che i fedeli offrano il Sacrificio per mezzo del sacerdote è chiaro dal fatto che il ministro dell’altare agisce in persona di Cristo in quanto Capo. (…) Quando, poi, si dice che il popolo offre insieme col sacerdote, non si afferma che le membra della Chiesa, non altrimenti che il sacerdote stesso, compiono il rito liturgico visibile - il che appartiene al solo ministro da Dio a ciò deputato - ma che unisce i suoi voti di lode, di impetrazione, di espiazione e il suo ringraziamento alla intenzione del sacerdote, anzi dello stesso Sommo Sacerdote, acciocché vengano presentate a Dio Padre nella stessa oblazione della vittima, anche col rito esterno del sacerdote” (Pio XII, Enciclica Mediator Dei, 92).

35. Il sacramento della Penitenza è l’unico mezzo ordinario attraverso il quale i peccati gravi commessi dopo il Battesimo possono essere rimessi, e per legge divina tutti questi peccati devono essere confessati per numero e per specie (cfr. Concilio di Trento, sess. 14, can. 7).

36. Per legge divina il confessore non può violare il sigillo del sacramento della Penitenza per qualsivoglia ragione; nessuna autorità ecclesiastica ha il potere di dispensarlo dal sigillo del sacramento e il potere civile è del tutto incompetente per costringerlo a farlo (cfr. CIC 1983, can. 1388 § 1; Catechismo della Chiesa Cattolica 1467).

37. In virtù della volontà di Cristo e della tradizione immutabile della Chiesa, il sacramento della Santa Eucaristia non può essere dato a coloro che sono in uno stato pubblico di peccato oggettivamente grave e l’assoluzione sacramentale non può essere data a quelli che esprimono la loro riluttanza a conformarsi alla legge divina, anche se detta riluttanza riguarda solo una singola materia grave (cfr. Concilio de Trento, sess. 14, c. 4; Giovanni Paolo II, Messaggio al Cardinale William W. Baum, 22 marzo 1996).

38. Secondo la tradizione costante della Chiesa, il sacramento della Santa Eucaristia non può essere dato a coloro che negano qualunque verità della fede cattolica, in quanto professano formalmente la propria adesione ad una comunità cristiana eretica o ufficialmente scismatica (cfr. Codice di Diritto Canonico, can. 915; 1364).

39. La legge con la quale i sacerdoti sono tenuti ad osservare la perfetta continenza nel celibato scaturisce dall’esempio di Gesù Cristo e appartiene alla tradizione immemorabile e apostolica, secondo la costante testimonianza dei Padri della Chiesa e dei Romani Pontefici. Per questa ragione detta legge non dovrebbe essere abolita nella Chiesa Romana attraverso l’innovazione di un celibato sacerdotale opzionale, sia a livello regionale sia universale. La perenne e valida testimonianza della Chiesa afferma che la legge della continenza sacerdotale “non comanda nuovi precetti. Questi precetti vengano osservati, perché sono stati trascurati da parte di alcuni per ignoranza e indolenza. Questi precetti, tuttavia, risalgono agli Apostoli e furono stabiliti dai Padri, come è scritto: ‘Fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete apprese tanto dalla nostra parola quanto dalla nostra lettera’. (2 Ts 2,15). Ci sono infatti molti che, ignorando gli statuti dei nostri antenati, hanno violato la castità della Chiesa con la loro presunzione e hanno seguito la volontà del popolo, non temendo il giudizio di Dio” (Papa Siricio, Decretale Cum in unum dall’anno 386).

40. Per volontà di Cristo e per la costituzione divina della Chiesa, solo i battezzati maschi (viri) possono ricevere il sacramento dell’Ordine, sia nell’episcopato che nel sacerdozio e il diaconato (cfr. Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Ordinatio Sacerdotalis, 4). Inoltre, è errato affermare che solo un Concilio Ecumenico può definire questa materia, perché l’autorità d’insegnamento di un Concilio Ecumenico non è più ampia di quella del Romano Pontefice (cfr. Concilio Lateranense V, sess. 11; Concilio Vaticano I, sess. 4, c. 3).

31 maggio 2019


Cardinale Raymond Leo Burke, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta
Cardinal Janis Pujats, Arcivescovo emerito di Riga
Tomash Peta, Arcivescovo dell’arcidiocesi di Maria Santissima in Astana
Jan Pawel Lenga, Arcivescovo-Vescovo emerito di Karaganda
Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Maria Santissima in Astana

 

sabato 1 giugno 2019

Operazione alchemica, non chirurgica. - Editoriale di "Radicati nella fede", Giugno 2019.


Pubblichiamo l'editoriale di Giugno 2019

OPERAZIONE ALCHEMICA, 
NON CHIRURGICA.


OPERAZIONE ALCHEMICA, NON CHIRURGICA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 6 - Giugno 2019

  “Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura, chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà condannato” (Mc 16,15-16)... è così semplicemente chiaro Nostro Signore Gesù Cristo, è così semplicemente chiaro il Vangelo.

 Maledetti i teologi che hanno interpretato e reinterpretato fino a vanificare la parola del Signore, maledetti e non benedetti perché hanno tolto dal cuore della Chiesa la preoccupazione per la salvezza. Hanno commentato, hanno aggiustato, hanno attenuato fino a vanificare il cuore di tutto, la preoccupazione per la salvezza delle anime.

 Salus animarum suprema lex, la salvezza delle anime è la legge suprema della Chiesa, questo lo sapevano tutti, prima che delle maldestre ermeneutiche illanguidissero mostruosamente il vangelo.

 È sotto gli occhi di tutti che oggi, nella vita della Chiesa, questa preoccupazione sia praticamente scomparsa. Non se ne parla più e se qualcuno osa parlarne ancora provoca un irritato fastidio: è un linguaggio che non piace, peccato sia il linguaggio di Cristo!

 E la Chiesa la si è voluta riprogrammare a tappe forzate su altro; si sono lasciati morire, in questi decenni, i superstiti della “vecchia” Chiesa e del vecchio e semplicistico cristianesimo, impegnato ancora nel salvare e nel salvarsi, e si sono riprogrammati i quadri per una nuova chiesa impegnata in altro: nuovi preti, nuovi vescovi, nuovi fedeli... per la chiesa che si sognava del futuro.

 La preoccupazione per la salvezza brutalmente sostituita con la preoccupazione per l'unità del genere umano... senza portare a sostegno della propria tesi una sola parola della Sacra Scrittura e della Tradizione.

 E perché questa operazione dai salotti ermeneutici potesse diffondersi velocemente nel popolo, si è provveduto a cambiare la messa e con essa tutta la liturgia: ecco perché la famiglia dei teologi reinterpretanti ha in odio la vecchia messa e la vecchia chiesa. E l'odio loro è violento, odiosamente violento.

 “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo...”, ... sarà salvo... toccare questo principio, far sì che non sia più LA preoccupazione della Chiesa, modificare questo principio diminuendolo o tacendolo (e lo si modifica anche tacendolo, soprattutto tacendolo) equivale ad uno tzunami, ad un cataclisma nella Chiesa di Dio.

 Per chi non crede più al problema della salvezza, perché tutti si salvano automaticamente  essendo uomini amati da Dio; per chi non vuol più sentir parlare di salvezza delle anime, la conseguenza ragionevole sarebbe quella di dichiarare chiusa l'esperienza della Chiesa stessa: se la Chiesa non serve per la salvezza, perché tutti son già salvi, a quale scopo essa esisterebbe?

 Ma la neo-chiesa non brilla per ragionevolezza e non brilla per applicazione del principio di non-contraddizione.

 La gente invece, che è più ragionevole, questo lo avverte quasi naturalmente, così tanto che sta abbandonando da tempo una chiesa nei fatti dichiaratasi inutile; ma loro no, i “governatori” della rivoluzione svuotante la fede, si ostinano nel tenere aperto un aborto di chiesa, occupata solo nell'unità del genere umano, senza nemmeno che quest'unità sia dichiarata in Gesù Cristo.

 I nostri tempi saranno ricordati dai cattolici del futuro come quelli della più grande crisi mai vista, come i tempi del grande inganno, dell'inganno più assurdo.
 Si assiste infatti alla consumazione di una vastissima e profonda riprogrammazione del Cattolicesimo; riprogrammazione sfigurante la Chiesa di Cristo.

 Si tratta non tanto di un'operazione chirurgica, ma alchemica.

 Molti tradizionali pensavano fosse un'operazione chirurgica quella dei modernisti. L'operazione chirurgica toglie qualcosa e allora chi reagisce tende a rimettere ciò che è stato tolto. Molte volte le eresie furono operazioni prevalentemente chirurgiche: pensiamo ai protestanti che tolsero sacramenti, culto dei santi e culto della Beata Vergine Maria.

 Dalla chirurgia degli eretici in fondo è facile salvarsi e reagire, l'operazione la vedi, ti accorgi facilmente di ciò che tolgono.

 Ma qui no, la faccenda è immensamente più seria, perché l'operazione è alchemica: esternamente tutto è lasciato, ma dentro è reinterpretato in senso svuotante; hai le cose della Chiesa di sempre ma vogliono dire altro: messa, sacramenti, preghiere, comandamenti... lasciati e reinterpretati. Alla fine ti trovi in una chiesa non più cattolica, che conserva ricordi di cattolicesimo.

 Operazione non chirurgica ma alchemica: l'apparenza è la stessa, papi-vescovi-preti-fedeli... l'apparenza è la stessa, la sostanza no! È reinterpretata. Le parole cristiane sono l'involucro per vuoti abissi agnostici.

 La chiave di volta del cambiamento: la scomparsa della preoccupazione della salvezza.

 Dobbiamo smettere di pensare di poter tornare alla tradizione rimettendo qualche cosa del passato: quanti preti e fedeli si illudono così. Difronte all'alchimia modernista non basta rimettere qualcosa, se poi ti reinterpretano ciò che hai rimesso.

 Occorre ripartire dal cuore: la preoccupazione per la salvezza delle anime, la nostra e quella di tutti.

 La preoccupazione della salvezza deve essere il cuore di ogni preghiera e gesto, deve arrivare a coincidere con il battito del nostro cuore, solo allora ciò che facciamo non sarà svuotato e tornerà ad essere integralmente cattolico.

martedì 30 aprile 2019

Troverà la fede sulla terra? - Editoriale di "Radicati nella fede", Maggio 2019.


Pubblichiamo l'editoriale di Maggio 2019

TROVERA' LA FEDE SULLA TERRA?


TROVERA' LA FEDE SULLA TERRA?
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 5 - Maggio 2019


 “Quando il Figlio dell'uomo tornerà, troverà la fede sulla terra?”: è questa la domanda che, espressa da Nostro Signore Gesù Cristo, torna continuamente nella nostra mente nei giorni che ci è chiesto di vivere.

 Forse tutti i cristiani, di tutte le generazioni cristiane, l'hanno udita riecheggiare dentro, nella costante e implacabile lotta della vita. Certo, tutte le anime seriamente impegnate, preoccupate di conservare la fede difronte al mondo, hanno sentito risuonare quelle terribili e solenni parole... “troverà la fede sulla terra?”.
 Come però negare che oggi l'eco dell'interrogativo di Cristo ci raggiunge con una drammaticità che toglie il respiro?

  Ma c'è una cosa che fa ancora più tremare ed è che questa domanda diventa forte come un rombo di tuono non difronte al mondo, già da troppo tempo perso in uno stanco e reiterato laicismo, ma difronte alla Chiesa che, nel suo insieme, sembra aver smarrito la strada della fede autentica.

 E se il Signore si riferisse proprio alla sua Chiesa quando parlava di “terra”? Eh sì, perché affinché la terra degli uomini faccia ritrovare la fede a Cristo che torna, occorre che questa fede la Chiesa l'abbia custodita e, così custodita, comunicata.

 Ma quale fede?
 Quale fede dovrà trovare Cristo che torna?

 Certamente non una vaga religiosità, quella c'era già senza Cristo e ci sarà sempre.

 Non cercherà, il Signore, una vaga religiosità naturale, a cui magari affrettatamente qualche ecclesiastico avrà aggiunto un altrettanto affrettato “timbro” cristiano.
 Non una vaga religiosità naturale, la fede in un Dio generico che, come uscita di sicurezza, deve pur esserci per l'uomo che, consumata la vita su questa terra, si ritrova senza più niente in mano.

 No, non è questa la fede.

 La fede di Cristo, quella che lui cerca, è la fede nella vita soprannaturale che Lui è venuto a portare nel mondo; quella vita per cui lui è morto in Croce.
 È la fede nella vita di Grazia, quella comunicata dai sacramenti, tutti e sette, e custodita dai comandamenti, tutti e dieci.

 Gesù è venuto per elevare la nostra vita, per portarla in Dio unica nostra pace, e perché questa elevazione sia reale, si produca sul serio, chiede la rinuncia a se stessi, che inizia dalla rinuncia al peccato.

 Nella notte di Pasqua, nel cuore della Veglia, la Chiesa ci ha chiesto di ripetere le promesse del battesimo: Rinunciate a Satana e a tutte le sue opere?... Credete in Dio...?

 La fede, quella che dà davvero la vita eterna, produce una operazione reale nella vita, di rinuncia a sé e di consegna a Dio. La fede naturale, invece, non chiede niente e non produce niente.

 Il battesimo con le sue promesse ha aperto per noi, dono inaudito, la vita di Dio.
 “Quando Cristo tornerà” troverà questa fede sulla terra?

 Molta Chiesa Cattolica sembra averla già abbandonata nell'illusione di essere più facilmente accettata nella società praticamente atea di oggi.

 Certo, questa chiesa dalla fede “ridotta” non sarà mai la Chiesa Cattolica, ma la abita da dentro occupandola abbondantemente.

 E questa chiesa dalla fede “ridotta” ha da tempo il suo clero: un clero muto, che non chiama alla conversione perché in fondo, per lui, il peccato è solo un modo per dire la fatica del vivere.

 Questa chiesa dalla fede “ridotta” ha da tempo il suo clero che è pronto a benedire tutto, pur di sedersi nel salotto buono della società.
 Sì, perché nel vuoto della fede resta, per sentirsi ancora vivi, solo una cosa: esserci ancora in tutte le iniziative; e in nome di questo presenzialismo, non si cura la crescita di quel piccolo resto che ancora conserva la fede autentica, la fede di Cristo. Non si cura amorevolmente il piccolo resto, ma lo si scandalizza mentre si conversa nel salotto buono della società.

 Ci si illude che tutto diventi cristiano con un passaggio frettoloso in chiesa, con una benedizione a uno dei tanti “cippi” della religione civile, prendendo la parola tra un sindaco e un assessore.

 Sono illusioni e non benedizioni queste, perché non hanno, dentro, il movimento della Grazia, cioè la rinuncia a Satana e il credere in Dio.

 No, non basta davvero un passaggio in chiesa, non basta l'assistenza ad una messa affrettata e umanizzata, dove la preoccupazione è salire sul palco; non basta questa messinscena perché le cose diventino cristiane.

 Occorre che la vita degli uomini e della società lo siano davvero cristiane, cioè che portino dentro, anche come giudizio culturale, la rinuncia a Satana e l'obbedienza a Dio.

 Occorre che siano veramente cristiane, con tutti i sacramenti e tutti i comandamenti... per la gloria di Dio e la vita degli uomini.

domenica 21 aprile 2019

domenica 31 marzo 2019

Tradizione e Chiesa - Editoriale di "Radicati nella fede", Aprile 2019.


Pubblichiamo l'editoriale di Aprile 2019

TRADIZIONE E CHIESA


TRADIZIONE E CHIESA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 4 - Aprile 2019

  “Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; e ogni spirito che non riconosce pubblicamente Gesù, non è da Dio, ma è lo spirito dell’Anticristo…” 1 Giovanni 4, 2-3.

  Se c'è una cosa urgente, se c'è una cosa non rimandabile è proprio questo riconoscere Gesù Cristo venuto nella carne. Non potremmo dare a questa quaresima e alle prossime feste pasquali contenuto più adeguato; come non potremmo trovare lavoro più essenziale a tutta nostra vita.

  Ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne è da Dio: abbiamo qui anche il supremo criterio per sapere cosa, e chi soprattutto, è cattolico, e chi no.

  Solo che anche di questo criterio rischiamo di fare una frase astratta. Qualcuno dirà che certamente riconosce che Gesù è vero Dio e vero uomo! Certo che sì, ma occorre domandarsi se questa suprema verità diventa anima e criterio di ogni giudizio e azione; se diventa sguardo con cui affrontiamo l'esistenza e impeto con cui ci mettiamo all'opera.

  Gesù Cristo è venuto nella carne, non è una formuletta da catechismo, sarebbe troppo poco e ingannevole. Il peccato ci fa essere spiritualisti e capacissimi nel togliere corpo a tutto, anche alle verità più sante.

  Gesù Cristo è venuto nella carne: ma dove è affermata l'Incarnazione in tutta la sua scandalizzante potenza? nel suo estremo implicarsi con la nostra vita? Certamente nel mistero della Chiesa.

  Il Corpo di Cristo è la Chiesa. La carne di Cristo è la Chiesa.

  Chi non riconosce, anche qui non teoricamente - non basta, è troppo poco! - ma esperienzialmente il mistero della Chiesa, corpo di Cristo, sua Incarnazione permanente, si comporta come l'Anticristo.

  La Chiesa è tutto per noi, perché Cristo è tutto. E non si dà un Cristo senza Chiesa, suo mistico corpo.

  Santa Giovanna d'Arco interrogata dai giudici suoi persecutori disse: “Di Gesù Cristo e della Chiesa io penso che siano la stessa cosa, e che su questo punto non si debbano fare difficoltà”. È il grido di un cuore fedele che riassume la fede di tutti i Dottori della Chiesa.
  C'è da domandarsi che coscienza abbiamo noi della Chiesa e cosa facciamo per essa. Invece di perderci in quisquilie, facciamo di questa domanda il contenuto dei giorni santi che vivremo. Tutto questo è la radice della moralità e della santità.

  Nella seconda domenica di quaresima san Paolo diceva: questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione. Ma non si dà santità che non c'entri con la Chiesa, altrimenti è uno scimmiottamento umano dell'Anticristo.

  Il cristianesimo rivoluziona le morali umane, quelle che l'uomo si costruisce. Stiamo attenti anche noi a non costruirci una nostra morale, ma a volere ciò che Cristo vuole.

  Ogni morale umana vuole fare il bene e fuggire il male, ma il problema vero è dove sta il bene.

  Il bene per il cristiano è la costruzione del Corpo di Cristo, perché è solo Cristo che ci salva. La Santità dunque è l'edificazione della Chiesa: questo è cristiano, solo questo.

  Partiamo da questo per non seguire l'Anticristo.
  Stiamo a questo lavoro con tutto noi stessi per santificarci sul serio.

  La situazione drammatica della Chiesa, sballottata come una nave nella tempesta da lotte interne ed esterne; umiliata dagli scandali dei suoi figli e giudicata falsamente dagli immorali del mondo, deve portarci ad affermare, ancora più fortemente che mai, che lo scopo del nostro esserci è l'edificazione della Chiesa, punto e basta.

  Il ritorno alla tradizione non ha altro scopo che riconoscere Gesù Cristo venuto nella carne, e permanente in quella carne che si chiama Chiesa.

  Per che cosa ci rifacciamo alla Tradizione, se non per difendere la Chiesa? e difendendo la Chiesa, difendere Gesù Cristo? La Tradizione è la Chiesa stessa, la sua storia ininterrotta, il suo contenuto trasmesso e difeso per venti secoli. La Tradizione è la Verità che è Cristo stesso, ed è gli strumenti di grazia che comunicano Cristo: e tutto questo costituisce la Chiesa.

  L'inganno del demonio, per noi, sarebbe quello di farci brancare la Tradizione per fare a meno della Chiesa, come se un contenuto come la Tradizione potesse esistere senza il suo soggetto che è la Chiesa. Esattamente come i modernisti sono stati ingannati dal demonio, quando si sono richiamati alla Chiesa di “oggi” senza il contenuto della Tradizione.
  Non si può dividere Cristo dalla Chiesa come non si può separare la Tradizione dalla Chiesa!

  Chi sposta l'obiettivo su altro è fuori dal cristianesimo, anche se si dice amante della Tradizione.
  Forse sarà un naturalista tradizionale o uno gnostico tradizionale, ma non un cristiano.
  Il discepolo di Cristo non divide mai Cristo dal suo Corpo.

  Tutto questo diventa verifica morale, occasione di pentimento, ma anche impeto di azione, perché il Signore non ti chiede solo di fruire della chiesa ma di edificarla. L'individualismo è la bestia nera che tutto rovina, che tutto manda in putrefazione, anche le cose più belle, perché uccide la Chiesa in te e attorno a te. E senza la Chiesa non ci sarà Cristo.

  Ma anche qui, che non diventi astratto l'amore alla Chiesa: viviamo uniti, fortemente uniti, la grazia che Cristo ha destato in noi, allora sarà veramente Tradizione. Edifichiamo la Chiesa secondo la Tradizione, là dove il Signore ci ha convocati.