giovedì 13 giugno 2019

“La Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità” (1 Tim 3, 15)


Dichiarazione sulle verità riguardanti alcuni degli errori più comuni  nella vita della Chiesa nel nostro tempo

“La Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità” (1 Tim 3, 15)


I fondamenti della fede
1. Il senso corretto delle espressioni “tradizione vivente”, “Magistero vivente”, “ermeneutica della continuità” e “sviluppo della dottrina” include la verità che qualunque nuova comprensione del deposito della fede non può essere contraria a quanto la Chiesa ha sempre proposto nello stesso dogma, nello stesso senso e nello stesso significato (cfr. Concilio Vaticano I, Dei Filius, 3, cap. 4, "in eodem dogmate, eodem sensu, eademque sententia").
2. Il significato delle formule dogmatiche nella Chiesa “rimane sempre vero e coerente, anche quando è maggiormente chiarito e meglio compreso”. Quindi è sbagliato sostenere: primo, “che le formule dogmatiche (o qualche categoria di esse) non possono manifestare la verità determinatamente, ma solo delle sue approssimazioni cangianti, che sono, in certa maniera, deformazioni e alterazioni della medesima”; secondo, “che le stesse formule, inoltre, manifestano soltanto in modo indefinito la verità, la quale deve essere continuamente cercata attraverso quelle approssimazioni”. Quindi, “chi la pensasse così, non sfuggirebbe al relativismo dogmatico e falsificherebbe il concetto d’infallibilità della Chiesa, relativo alla verità da insegnare e ritenere in modo determinato” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Mysterium Ecclesiae circa la dottrina cattolica sulla Chiesa per difenderla da alcuni errori d’oggi, 5).

Il Credo

3. “Il Regno di Dio, cominciato quaggiù nella Chiesa di Cristo, non è di questo mondo, la cui figura passa; e la sua vera crescita non può esser confusa con il progresso della civiltà, della scienza e della tecnica umane, ma consiste nel conoscere sempre più profondamente le imperscrutabili ricchezze di Cristo, nello sperare sempre più fortemente i beni eterni, nel rispondere sempre più ardentemente all’amore di Dio, e nel dispensare sempre più abbondantemente la grazia e la santità tra gli uomini. (…) L’intensa sollecitudine della Chiesa, Sposa di Cristo, per le necessità degli uomini, per le loro gioie e le loro speranze, i loro sforzi e i loro travagli, non è quindi altra cosa che il suo grande desiderio di esser loro presente per illuminarli con la luce di Cristo e adunarli tutti in Lui, unico loro Salvatore. Tale sollecitudine non può mai significare che la Chiesa conformi sé stessa alle cose di questo mondo, o che diminuisca l’ardore dell’attesa del suo Signore e del Regno eterno” (Paolo VI, Lettera apostolica Solemni hac liturgia -Credo del Popolo di Dio-, 27). È quindi erronea l’opinione di chi afferma che Dio è glorificato principalmente dal progresso delle condizioni temporali e terrene dell’umanità.

4. Dopo l’istituzione della Nuova ed Eterna Alleanza in Gesù Cristo, nessuno può essere salvato soltanto mediante l’obbedienza alla legge di Mosè, senza avere fede in Cristo come vero Dio e unico Salvatore dell’umanità (cfr. Rm 3,28; Gal 2,16).

5. I musulmani e tutti quelli che non hanno fede in Gesù Cristo, Dio e uomo, anche se monoteisti, non possono rendere a Dio la stessa adorazione dei cristiani, cioè il culto soprannaturale in Spirito e Verità (cfr. Gv 4,24; Ef 2,8) di quanti hanno ricevuto lo Spirito di adozione filiale (cfr. Rom 8,15).

6. Le spiritualità e religioni che promuovono qualsiasi tipo di idolatria o panteismo non possono essere considerate né come “semi” né come “frutti” del Verbo Divino, poiché si tratta di inganni che precludono l’evangelizzazione e la salvezza eterna dei loro aderenti, come insegna la Sacra Scrittura: “in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio” (2 Cor 4,4).

7. Secondo il vero ecumenismo i non cattolici devono entrare in quella unità che la Chiesa Cattolica già possiede in modo indistruttibile in virtù della preghiera di Cristo, sempre ascoltata dal Padre, “affinché siano una cosa sola” (Gv 17,11), e che si professa nel Simbolo della Fede: “Io credo in una Chiesa”. L’ecumenismo, quindi, non potrebbe legittimamente avere come scopo l’istituzione di una Chiesa unificata che non esiste ancora.

8. L’inferno esiste e coloro che vi sono condannati per qualsiasi peccato mortale senza pentimento sono eternamente puniti dalla giustizia divina (cfr. Mt 25,46). Secondo l’insegnamento della Sacra Scrittura, non solo gli angeli caduti, ma anche le anime umane sono dannate eternamente (cfr. 2 Ts 1,9; 2 Pt 3,7). Inoltre, gli esseri umani eternamente dannati non saranno annientati, dal momento che le loro anime sono immortali secondo l’insegnamento infallibile della Chiesa (cfr. V Concilio Lateranense, sess. 8).

9. La religione nata dalla fede in Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato e l’unico Salvatore dell’umanità, è l’unica religione, voluta positivamente da Dio. È opinione sbagliata affermare che, così come Dio vuole positivamente la diversità dei sessi maschile e femminile e la diversità delle nazioni, vuole anche la diversità delle religioni.

10. “La nostra religione [cristiana] instaura effettivamente con Dio un rapporto autentico e vivente, che le altre religioni non riescono a stabilire, sebbene esse tengano, per così dire, le loro braccia tese verso il cielo” (Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 53).
11. Il dono del libero arbitrio con cui Dio Creatore ha dotato la persona umana conferisce all’uomo il diritto naturale di scegliere solo il bene e la verità. Nessuna persona umana ha quindi il diritto naturale di offendere Dio scegliendo il male morale del peccato o dell’errore religioso dell’idolatria, della blasfemia o di un’altra falsa religione.

La legge di Dio

12. Una persona giustificata ha la forza necessaria, con la grazia di Dio, di adempiere alle esigenze oggettive della legge divina, poiché tutti i comandamenti di Dio si rendono adempibili ai giustificati. Poiché la grazia di Dio, quando giustifica il peccatore, per la sua propria natura produce la conversione da ogni peccato grave (cfr. Concilio di Trento, sess. 6, decreto sulla giustificazione, cap. 11; 13).

13. “I fedeli sono tenuti a riconoscere e a rispettare i precetti morali specifici, dichiarati e insegnati dalla Chiesa in nome di Dio, Creatore e Signore. (…) L’amore di Dio e l’amore del prossimo sono inseparabili dall’osservanza dei comandamenti dell’Alleanza, rinnovata nel sangue di Gesù Cristo e nel dono dello Spirito” (Giovanni Paolo II, Enciclica Veritatis Splendor, 76). Secondo l’insegnamento della stessa enciclica, sbagliano quelli che “credono di poter giustificare, come moralmente buone, scelte deliberate di comportamenti contrari ai comandamenti della legge divina e naturale. Quindi, “queste teorie non possono richiamarsi alla tradizione morale cattolica” (ibid.).

14. Tutti i comandamenti di Dio sono ugualmente giusti e misericordiosi. È quindi errato dire che una persona, obbedendo ad una proibizione divina – come per esempio al sesto comandamento, ovvero di non commettere adulterio – possa peccare contro Dio per tale atto di obbedienza o danneggiare sé stesso moralmente, o peccare contro il prossimo.

15. “Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa” (Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium vitae, 62). Vi sono principi e verità morali contenute nella rivelazione divina e nella legge naturale che comportano proibizioni negative, le quali vietano assolutamente un certo tipo di azioni in quanto sempre gravemente illegali a causa del loro oggetto. Quindi, è sbagliato affermare che una buona intenzione o una buona conseguenza è, o può essere, sufficiente per giustificare il compimento di questo tipo di azioni (cfr. Concilio de Trento, sess. 6, de iustificatione, c. 15; Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica, Reconciliatio et Paenitentia, 17; Enciclica Veritatis splendor, 80).

16. La legge naturale e divina impedisce a una donna che ha concepito un bambino nel suo grembo di uccidere questa vita umana in lei presente, sia nel caso in cui sia ella stessa a farlo, sia che lo facciano altri, direttamente o indirettamente (cfr. Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium vitae, 62).

17. Le procedure che provocano il concepimento al di fuori dell’utero “sono moralmente inaccettabili, dal momento che dissociano la procreazione dal contesto integralmente umano dell’atto coniugale” (Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium vitae, 14).

18. Nessun uomo può mai essere moralmente giustificato o moralmente autorizzato a voler uccidersi o farsi uccidere dagli altri al fine di fuggire dalla sofferenza temporale. “L’eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale” (Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium vitae, 65).

19. Il matrimonio è, per volere divino e per legge naturale, l’unione indissolubile di un uomo e di una donna (cfr. Gen 2,24; Mc 10, 7-9; Ef 5, 31-32). “Per la sua stessa natura l’istituto del matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati alla procreazione e alla educazione della prole e in queste trovano il loro coronamento” (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 48).

20. Secondo la legge naturale e divina, nessun essere umano può volontariamente e senza peccare esercitare le sue potenzialità sessuali al di fuori di un matrimonio valido. Pertanto è contrario alla Sacra Scrittura e alla Tradizione affermare che la coscienza può giudicare gli atti sessuali tra persone unite da un matrimonio civile come moralmente giustificati o addirittura richiesti o persino comandati da Dio, nonostante una o entrambe le persone siano già sacramentalmente sposate con un altro (cfr. 1Cor 7,11; Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Familiaris consortio, 84).

21. La legge naturale e Divina proibisce “ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione” (Paolo VI, Enciclica Humanae vitae, 14).

22. Chi ha ottenuto un divorzio civile dal coniuge a cui è validamente sposato (o sposata) e ha contratto un matrimonio civile con un’altra persona durante la vita del coniuge, e vive more uxorio con il suo partner civile, e sceglie di rimanere in questo stato con piena conoscenza della natura del suo atto e con pieno consentimento della volontà verso quell’atto, si trova in uno stato di peccato mortale e, pertanto, non può ricevere la grazia santificante e crescere nella carità. Dunque, questi cristiani, a meno che non vivano come “fratello e sorella”, non possono ricevere la Santa Comunione (cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Familiaris consortio, 84).

23. Due persone dello stesso sesso peccano gravemente quando cercano un piacere venereo reciproco (cfr. Lev 18,22, Lev 20,13, Rom 1, 24-28, 1 Cor 6, 9-10, 1 Tim 1,10; Gd 7). Gli atti omosessuali “in nessun caso possono essere approvati” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357). Quindi, è contrario alla legge naturale e alla Rivelazione Divina sostenere che Dio, il Creatore, così come ha dato ad alcuni umani una disposizione naturale per provare attrazione sessuale verso persone del sesso opposto, ad altri ha dato una disposizione naturale per provare desiderio sessuale verso persone dello stesso sesso e che in quest’ultimo caso Dio vuole si metta in pratica tale condotta in alcune circostanze.

24. La legge umana, o qualsivoglia altro potere umano, non possono dare a due persone dello stesso sesso il diritto di sposarsi insieme, né di dichiarare che siano sposate, poiché ciò è contrario alla legge naturale e divina. “Nel disegno del Creatore complementarità dei sessi e fecondità appartengono quindi alla natura stessa dell’istituzione del matrimonio” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, 3).

25. Le unioni che hanno il nome di matrimonio senza possederne la realtà, non possono ricevere la benedizione della Chiesa, poiché ciò è contrario alla legge naturale e divina.

26. Il potere statale non può stabilire unioni civili o giuridiche tra due persone dello stesso sesso che imitino chiaramente l’unione del matrimonio, anche qualora non ricevano il nome di matrimonio, poiché dette unioni indurrebbero le persone che le contraggono a un grave peccato, e sarebbero causa di grave scandalo per il prossimo (cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, 11).

27. Il sesso maschile e quello femminile, “essere uomo”, “essere donna”, sono realtà biologiche, create dalla sapiente volontà di Dio (cfr. Gen 1, 27; Catechismo della Chiesa Cattolica, 369). È quindi una ribellione contro la legge naturale e divina e un peccato grave che un uomo possa diventare una donna mutilandosi o anche semplicemente dichiarandosi tale, o che una donna possa similmente diventare uomo, o affermare che l’autorità civile abbia il dovere o il diritto di agire come se tali atti fossero o potrebbero essere possibili e legittimi (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2297).

28. Conformemente alla Sacra Scrittura e alla tradizione costante del Magistero ordinario e universale, la Chiesa non ha errato nell’insegnare che il potere civile possa legittimamente esercitare la pena capitale sui malfattori laddove ciò è veramente necessario per preservare l’esistenza o il giusto ordine della società (cfr. Gen 9,6; Gv 19,11; Rom 13, 1-7; Innocenzo III, Professio fidei Waldensibus praescripta; Catechismo Romano del Concilio di Trento, p. III, 5, n. 4; Pio XII, Discorso ai partecipanti al Convegno nazionale di studio dell’Unione dei giuristi cattolici italiani, 5 dicembre, 1954).

29. Ogni autorità, sulla terra così come in cielo, appartiene a Gesù Cristo, quindi le società civili e tutte le altre associazioni di uomini sono soggette alla sua regalità poiché “il dovere di rendere a Dio un culto autentico riguarda l’uomo individualmente e socialmente” (Catechismo della Chiesa cattolica, 2105; cfr. Pio XI, Enciclica Quas primas, 18-19; 32).

I sacramenti
30. Nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia avviene un meraviglioso cambiamento, di tutta la sostanza del pane nel corpo di Cristo, e di tutta la sostanza del vino nel Suo sangue, un cambiamento che la Chiesa cattolica chiama molto adeguatamente transustanziazione (cfr. Concilio Lateranense IV, cap. 1, Concilio di Trento, sess. 13, c. 4). “Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il Corpo e il Sangue adorabili del Signore Gesù ad esser realmente dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino” (Paolo VI, Lettera apostolica Solemni hac liturgia -Credo del Popolo di Dio-, 25).
31. Le formulazioni con cui il Concilio di Trento ha espresso la fede della Chiesa nella Santa Eucaristia sono adatte agli uomini di ogni tempo e luogo, poiché sono un “insegnamento perennemente valido della Chiesa” (Giovanni Paolo II, Enciclica Ecclesia de Eucharistia, 15).

32. Nella Santa Messa viene offerto un vero e proprio sacrificio alla Santissima Trinità, e questo sacrificio è propiziatorio sia per gli uomini che vivono sulla terra sia per le anime del purgatorio. È erroneo, quindi, affermare che il sacrificio della Messa consiste semplicemente nel sacrificio spirituale di preghiere e lodi fatto dal popolo, così come sostenere che la Messa può o deve essere definita solamente come Cristo che si dà ai fedeli come cibo spirituale (cfr. Concilio di Trento, sess. 22, c.2).

33.“La Messa, celebrata dal Sacerdote che rappresenta la persona di Cristo in virtù del potere ricevuto nel sacramento dell’Ordine, e da lui offerta nel nome di Cristo e dei membri del suo Corpo mistico, è il Sacrificio del Calvario reso sacramentalmente presente sui nostri altari. Noi crediamo che, come il pane e il vino consacrati dal Signore nell’ultima Cena sono stati convertiti nel suo Corpo e nel suo Sangue che di lì a poco sarebbero stati offerti per noi sulla Croce, allo stesso modo il pane e il vino consacrati dal sacerdote sono convertiti nel Corpo e nel Sangue di Cristo gloriosamente regnante nel Cielo; e crediamo che la misteriosa presenza del Signore, sotto quello che continua ad apparire come prima ai nostri sensi, è una presenza vera, reale e sostanziale” (Paolo VI, Lettera apostolica, Solemni hac liturgia -Credo del Popolo di Dio-, 24).

34.“L’immolazione incruenta per mezzo della quale, dopo che sono state pronunziate le parole della consacrazione, Cristo è presente sull’altare nello stato di vittima, è compiuta dal solo sacerdote in quanto rappresenta la persona di Cristo e non in quanto rappresenta la persona dei fedeli. (… ) e che i fedeli offrano il Sacrificio per mezzo del sacerdote è chiaro dal fatto che il ministro dell’altare agisce in persona di Cristo in quanto Capo. (…) Quando, poi, si dice che il popolo offre insieme col sacerdote, non si afferma che le membra della Chiesa, non altrimenti che il sacerdote stesso, compiono il rito liturgico visibile - il che appartiene al solo ministro da Dio a ciò deputato - ma che unisce i suoi voti di lode, di impetrazione, di espiazione e il suo ringraziamento alla intenzione del sacerdote, anzi dello stesso Sommo Sacerdote, acciocché vengano presentate a Dio Padre nella stessa oblazione della vittima, anche col rito esterno del sacerdote” (Pio XII, Enciclica Mediator Dei, 92).

35. Il sacramento della Penitenza è l’unico mezzo ordinario attraverso il quale i peccati gravi commessi dopo il Battesimo possono essere rimessi, e per legge divina tutti questi peccati devono essere confessati per numero e per specie (cfr. Concilio di Trento, sess. 14, can. 7).

36. Per legge divina il confessore non può violare il sigillo del sacramento della Penitenza per qualsivoglia ragione; nessuna autorità ecclesiastica ha il potere di dispensarlo dal sigillo del sacramento e il potere civile è del tutto incompetente per costringerlo a farlo (cfr. CIC 1983, can. 1388 § 1; Catechismo della Chiesa Cattolica 1467).

37. In virtù della volontà di Cristo e della tradizione immutabile della Chiesa, il sacramento della Santa Eucaristia non può essere dato a coloro che sono in uno stato pubblico di peccato oggettivamente grave e l’assoluzione sacramentale non può essere data a quelli che esprimono la loro riluttanza a conformarsi alla legge divina, anche se detta riluttanza riguarda solo una singola materia grave (cfr. Concilio de Trento, sess. 14, c. 4; Giovanni Paolo II, Messaggio al Cardinale William W. Baum, 22 marzo 1996).

38. Secondo la tradizione costante della Chiesa, il sacramento della Santa Eucaristia non può essere dato a coloro che negano qualunque verità della fede cattolica, in quanto professano formalmente la propria adesione ad una comunità cristiana eretica o ufficialmente scismatica (cfr. Codice di Diritto Canonico, can. 915; 1364).

39. La legge con la quale i sacerdoti sono tenuti ad osservare la perfetta continenza nel celibato scaturisce dall’esempio di Gesù Cristo e appartiene alla tradizione immemorabile e apostolica, secondo la costante testimonianza dei Padri della Chiesa e dei Romani Pontefici. Per questa ragione detta legge non dovrebbe essere abolita nella Chiesa Romana attraverso l’innovazione di un celibato sacerdotale opzionale, sia a livello regionale sia universale. La perenne e valida testimonianza della Chiesa afferma che la legge della continenza sacerdotale “non comanda nuovi precetti. Questi precetti vengano osservati, perché sono stati trascurati da parte di alcuni per ignoranza e indolenza. Questi precetti, tuttavia, risalgono agli Apostoli e furono stabiliti dai Padri, come è scritto: ‘Fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete apprese tanto dalla nostra parola quanto dalla nostra lettera’. (2 Ts 2,15). Ci sono infatti molti che, ignorando gli statuti dei nostri antenati, hanno violato la castità della Chiesa con la loro presunzione e hanno seguito la volontà del popolo, non temendo il giudizio di Dio” (Papa Siricio, Decretale Cum in unum dall’anno 386).

40. Per volontà di Cristo e per la costituzione divina della Chiesa, solo i battezzati maschi (viri) possono ricevere il sacramento dell’Ordine, sia nell’episcopato che nel sacerdozio e il diaconato (cfr. Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Ordinatio Sacerdotalis, 4). Inoltre, è errato affermare che solo un Concilio Ecumenico può definire questa materia, perché l’autorità d’insegnamento di un Concilio Ecumenico non è più ampia di quella del Romano Pontefice (cfr. Concilio Lateranense V, sess. 11; Concilio Vaticano I, sess. 4, c. 3).

31 maggio 2019


Cardinale Raymond Leo Burke, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta
Cardinal Janis Pujats, Arcivescovo emerito di Riga
Tomash Peta, Arcivescovo dell’arcidiocesi di Maria Santissima in Astana
Jan Pawel Lenga, Arcivescovo-Vescovo emerito di Karaganda
Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Maria Santissima in Astana

 

sabato 1 giugno 2019

Operazione alchemica, non chirurgica. - Editoriale di "Radicati nella fede", Giugno 2019.


Pubblichiamo l'editoriale di Giugno 2019

OPERAZIONE ALCHEMICA, 
NON CHIRURGICA.


OPERAZIONE ALCHEMICA, NON CHIRURGICA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 6 - Giugno 2019

  “Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura, chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà condannato” (Mc 16,15-16)... è così semplicemente chiaro Nostro Signore Gesù Cristo, è così semplicemente chiaro il Vangelo.

 Maledetti i teologi che hanno interpretato e reinterpretato fino a vanificare la parola del Signore, maledetti e non benedetti perché hanno tolto dal cuore della Chiesa la preoccupazione per la salvezza. Hanno commentato, hanno aggiustato, hanno attenuato fino a vanificare il cuore di tutto, la preoccupazione per la salvezza delle anime.

 Salus animarum suprema lex, la salvezza delle anime è la legge suprema della Chiesa, questo lo sapevano tutti, prima che delle maldestre ermeneutiche illanguidissero mostruosamente il vangelo.

 È sotto gli occhi di tutti che oggi, nella vita della Chiesa, questa preoccupazione sia praticamente scomparsa. Non se ne parla più e se qualcuno osa parlarne ancora provoca un irritato fastidio: è un linguaggio che non piace, peccato sia il linguaggio di Cristo!

 E la Chiesa la si è voluta riprogrammare a tappe forzate su altro; si sono lasciati morire, in questi decenni, i superstiti della “vecchia” Chiesa e del vecchio e semplicistico cristianesimo, impegnato ancora nel salvare e nel salvarsi, e si sono riprogrammati i quadri per una nuova chiesa impegnata in altro: nuovi preti, nuovi vescovi, nuovi fedeli... per la chiesa che si sognava del futuro.

 La preoccupazione per la salvezza brutalmente sostituita con la preoccupazione per l'unità del genere umano... senza portare a sostegno della propria tesi una sola parola della Sacra Scrittura e della Tradizione.

 E perché questa operazione dai salotti ermeneutici potesse diffondersi velocemente nel popolo, si è provveduto a cambiare la messa e con essa tutta la liturgia: ecco perché la famiglia dei teologi reinterpretanti ha in odio la vecchia messa e la vecchia chiesa. E l'odio loro è violento, odiosamente violento.

 “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo...”, ... sarà salvo... toccare questo principio, far sì che non sia più LA preoccupazione della Chiesa, modificare questo principio diminuendolo o tacendolo (e lo si modifica anche tacendolo, soprattutto tacendolo) equivale ad uno tzunami, ad un cataclisma nella Chiesa di Dio.

 Per chi non crede più al problema della salvezza, perché tutti si salvano automaticamente  essendo uomini amati da Dio; per chi non vuol più sentir parlare di salvezza delle anime, la conseguenza ragionevole sarebbe quella di dichiarare chiusa l'esperienza della Chiesa stessa: se la Chiesa non serve per la salvezza, perché tutti son già salvi, a quale scopo essa esisterebbe?

 Ma la neo-chiesa non brilla per ragionevolezza e non brilla per applicazione del principio di non-contraddizione.

 La gente invece, che è più ragionevole, questo lo avverte quasi naturalmente, così tanto che sta abbandonando da tempo una chiesa nei fatti dichiaratasi inutile; ma loro no, i “governatori” della rivoluzione svuotante la fede, si ostinano nel tenere aperto un aborto di chiesa, occupata solo nell'unità del genere umano, senza nemmeno che quest'unità sia dichiarata in Gesù Cristo.

 I nostri tempi saranno ricordati dai cattolici del futuro come quelli della più grande crisi mai vista, come i tempi del grande inganno, dell'inganno più assurdo.
 Si assiste infatti alla consumazione di una vastissima e profonda riprogrammazione del Cattolicesimo; riprogrammazione sfigurante la Chiesa di Cristo.

 Si tratta non tanto di un'operazione chirurgica, ma alchemica.

 Molti tradizionali pensavano fosse un'operazione chirurgica quella dei modernisti. L'operazione chirurgica toglie qualcosa e allora chi reagisce tende a rimettere ciò che è stato tolto. Molte volte le eresie furono operazioni prevalentemente chirurgiche: pensiamo ai protestanti che tolsero sacramenti, culto dei santi e culto della Beata Vergine Maria.

 Dalla chirurgia degli eretici in fondo è facile salvarsi e reagire, l'operazione la vedi, ti accorgi facilmente di ciò che tolgono.

 Ma qui no, la faccenda è immensamente più seria, perché l'operazione è alchemica: esternamente tutto è lasciato, ma dentro è reinterpretato in senso svuotante; hai le cose della Chiesa di sempre ma vogliono dire altro: messa, sacramenti, preghiere, comandamenti... lasciati e reinterpretati. Alla fine ti trovi in una chiesa non più cattolica, che conserva ricordi di cattolicesimo.

 Operazione non chirurgica ma alchemica: l'apparenza è la stessa, papi-vescovi-preti-fedeli... l'apparenza è la stessa, la sostanza no! È reinterpretata. Le parole cristiane sono l'involucro per vuoti abissi agnostici.

 La chiave di volta del cambiamento: la scomparsa della preoccupazione della salvezza.

 Dobbiamo smettere di pensare di poter tornare alla tradizione rimettendo qualche cosa del passato: quanti preti e fedeli si illudono così. Difronte all'alchimia modernista non basta rimettere qualcosa, se poi ti reinterpretano ciò che hai rimesso.

 Occorre ripartire dal cuore: la preoccupazione per la salvezza delle anime, la nostra e quella di tutti.

 La preoccupazione della salvezza deve essere il cuore di ogni preghiera e gesto, deve arrivare a coincidere con il battito del nostro cuore, solo allora ciò che facciamo non sarà svuotato e tornerà ad essere integralmente cattolico.

martedì 30 aprile 2019

Troverà la fede sulla terra? - Editoriale di "Radicati nella fede", Maggio 2019.


Pubblichiamo l'editoriale di Maggio 2019

TROVERA' LA FEDE SULLA TERRA?


TROVERA' LA FEDE SULLA TERRA?
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 5 - Maggio 2019


 “Quando il Figlio dell'uomo tornerà, troverà la fede sulla terra?”: è questa la domanda che, espressa da Nostro Signore Gesù Cristo, torna continuamente nella nostra mente nei giorni che ci è chiesto di vivere.

 Forse tutti i cristiani, di tutte le generazioni cristiane, l'hanno udita riecheggiare dentro, nella costante e implacabile lotta della vita. Certo, tutte le anime seriamente impegnate, preoccupate di conservare la fede difronte al mondo, hanno sentito risuonare quelle terribili e solenni parole... “troverà la fede sulla terra?”.
 Come però negare che oggi l'eco dell'interrogativo di Cristo ci raggiunge con una drammaticità che toglie il respiro?

  Ma c'è una cosa che fa ancora più tremare ed è che questa domanda diventa forte come un rombo di tuono non difronte al mondo, già da troppo tempo perso in uno stanco e reiterato laicismo, ma difronte alla Chiesa che, nel suo insieme, sembra aver smarrito la strada della fede autentica.

 E se il Signore si riferisse proprio alla sua Chiesa quando parlava di “terra”? Eh sì, perché affinché la terra degli uomini faccia ritrovare la fede a Cristo che torna, occorre che questa fede la Chiesa l'abbia custodita e, così custodita, comunicata.

 Ma quale fede?
 Quale fede dovrà trovare Cristo che torna?

 Certamente non una vaga religiosità, quella c'era già senza Cristo e ci sarà sempre.

 Non cercherà, il Signore, una vaga religiosità naturale, a cui magari affrettatamente qualche ecclesiastico avrà aggiunto un altrettanto affrettato “timbro” cristiano.
 Non una vaga religiosità naturale, la fede in un Dio generico che, come uscita di sicurezza, deve pur esserci per l'uomo che, consumata la vita su questa terra, si ritrova senza più niente in mano.

 No, non è questa la fede.

 La fede di Cristo, quella che lui cerca, è la fede nella vita soprannaturale che Lui è venuto a portare nel mondo; quella vita per cui lui è morto in Croce.
 È la fede nella vita di Grazia, quella comunicata dai sacramenti, tutti e sette, e custodita dai comandamenti, tutti e dieci.

 Gesù è venuto per elevare la nostra vita, per portarla in Dio unica nostra pace, e perché questa elevazione sia reale, si produca sul serio, chiede la rinuncia a se stessi, che inizia dalla rinuncia al peccato.

 Nella notte di Pasqua, nel cuore della Veglia, la Chiesa ci ha chiesto di ripetere le promesse del battesimo: Rinunciate a Satana e a tutte le sue opere?... Credete in Dio...?

 La fede, quella che dà davvero la vita eterna, produce una operazione reale nella vita, di rinuncia a sé e di consegna a Dio. La fede naturale, invece, non chiede niente e non produce niente.

 Il battesimo con le sue promesse ha aperto per noi, dono inaudito, la vita di Dio.
 “Quando Cristo tornerà” troverà questa fede sulla terra?

 Molta Chiesa Cattolica sembra averla già abbandonata nell'illusione di essere più facilmente accettata nella società praticamente atea di oggi.

 Certo, questa chiesa dalla fede “ridotta” non sarà mai la Chiesa Cattolica, ma la abita da dentro occupandola abbondantemente.

 E questa chiesa dalla fede “ridotta” ha da tempo il suo clero: un clero muto, che non chiama alla conversione perché in fondo, per lui, il peccato è solo un modo per dire la fatica del vivere.

 Questa chiesa dalla fede “ridotta” ha da tempo il suo clero che è pronto a benedire tutto, pur di sedersi nel salotto buono della società.
 Sì, perché nel vuoto della fede resta, per sentirsi ancora vivi, solo una cosa: esserci ancora in tutte le iniziative; e in nome di questo presenzialismo, non si cura la crescita di quel piccolo resto che ancora conserva la fede autentica, la fede di Cristo. Non si cura amorevolmente il piccolo resto, ma lo si scandalizza mentre si conversa nel salotto buono della società.

 Ci si illude che tutto diventi cristiano con un passaggio frettoloso in chiesa, con una benedizione a uno dei tanti “cippi” della religione civile, prendendo la parola tra un sindaco e un assessore.

 Sono illusioni e non benedizioni queste, perché non hanno, dentro, il movimento della Grazia, cioè la rinuncia a Satana e il credere in Dio.

 No, non basta davvero un passaggio in chiesa, non basta l'assistenza ad una messa affrettata e umanizzata, dove la preoccupazione è salire sul palco; non basta questa messinscena perché le cose diventino cristiane.

 Occorre che la vita degli uomini e della società lo siano davvero cristiane, cioè che portino dentro, anche come giudizio culturale, la rinuncia a Satana e l'obbedienza a Dio.

 Occorre che siano veramente cristiane, con tutti i sacramenti e tutti i comandamenti... per la gloria di Dio e la vita degli uomini.

domenica 21 aprile 2019

domenica 31 marzo 2019

Tradizione e Chiesa - Editoriale di "Radicati nella fede", Aprile 2019.


Pubblichiamo l'editoriale di Aprile 2019

TRADIZIONE E CHIESA


TRADIZIONE E CHIESA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 4 - Aprile 2019

  “Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; e ogni spirito che non riconosce pubblicamente Gesù, non è da Dio, ma è lo spirito dell’Anticristo…” 1 Giovanni 4, 2-3.

  Se c'è una cosa urgente, se c'è una cosa non rimandabile è proprio questo riconoscere Gesù Cristo venuto nella carne. Non potremmo dare a questa quaresima e alle prossime feste pasquali contenuto più adeguato; come non potremmo trovare lavoro più essenziale a tutta nostra vita.

  Ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne è da Dio: abbiamo qui anche il supremo criterio per sapere cosa, e chi soprattutto, è cattolico, e chi no.

  Solo che anche di questo criterio rischiamo di fare una frase astratta. Qualcuno dirà che certamente riconosce che Gesù è vero Dio e vero uomo! Certo che sì, ma occorre domandarsi se questa suprema verità diventa anima e criterio di ogni giudizio e azione; se diventa sguardo con cui affrontiamo l'esistenza e impeto con cui ci mettiamo all'opera.

  Gesù Cristo è venuto nella carne, non è una formuletta da catechismo, sarebbe troppo poco e ingannevole. Il peccato ci fa essere spiritualisti e capacissimi nel togliere corpo a tutto, anche alle verità più sante.

  Gesù Cristo è venuto nella carne: ma dove è affermata l'Incarnazione in tutta la sua scandalizzante potenza? nel suo estremo implicarsi con la nostra vita? Certamente nel mistero della Chiesa.

  Il Corpo di Cristo è la Chiesa. La carne di Cristo è la Chiesa.

  Chi non riconosce, anche qui non teoricamente - non basta, è troppo poco! - ma esperienzialmente il mistero della Chiesa, corpo di Cristo, sua Incarnazione permanente, si comporta come l'Anticristo.

  La Chiesa è tutto per noi, perché Cristo è tutto. E non si dà un Cristo senza Chiesa, suo mistico corpo.

  Santa Giovanna d'Arco interrogata dai giudici suoi persecutori disse: “Di Gesù Cristo e della Chiesa io penso che siano la stessa cosa, e che su questo punto non si debbano fare difficoltà”. È il grido di un cuore fedele che riassume la fede di tutti i Dottori della Chiesa.
  C'è da domandarsi che coscienza abbiamo noi della Chiesa e cosa facciamo per essa. Invece di perderci in quisquilie, facciamo di questa domanda il contenuto dei giorni santi che vivremo. Tutto questo è la radice della moralità e della santità.

  Nella seconda domenica di quaresima san Paolo diceva: questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione. Ma non si dà santità che non c'entri con la Chiesa, altrimenti è uno scimmiottamento umano dell'Anticristo.

  Il cristianesimo rivoluziona le morali umane, quelle che l'uomo si costruisce. Stiamo attenti anche noi a non costruirci una nostra morale, ma a volere ciò che Cristo vuole.

  Ogni morale umana vuole fare il bene e fuggire il male, ma il problema vero è dove sta il bene.

  Il bene per il cristiano è la costruzione del Corpo di Cristo, perché è solo Cristo che ci salva. La Santità dunque è l'edificazione della Chiesa: questo è cristiano, solo questo.

  Partiamo da questo per non seguire l'Anticristo.
  Stiamo a questo lavoro con tutto noi stessi per santificarci sul serio.

  La situazione drammatica della Chiesa, sballottata come una nave nella tempesta da lotte interne ed esterne; umiliata dagli scandali dei suoi figli e giudicata falsamente dagli immorali del mondo, deve portarci ad affermare, ancora più fortemente che mai, che lo scopo del nostro esserci è l'edificazione della Chiesa, punto e basta.

  Il ritorno alla tradizione non ha altro scopo che riconoscere Gesù Cristo venuto nella carne, e permanente in quella carne che si chiama Chiesa.

  Per che cosa ci rifacciamo alla Tradizione, se non per difendere la Chiesa? e difendendo la Chiesa, difendere Gesù Cristo? La Tradizione è la Chiesa stessa, la sua storia ininterrotta, il suo contenuto trasmesso e difeso per venti secoli. La Tradizione è la Verità che è Cristo stesso, ed è gli strumenti di grazia che comunicano Cristo: e tutto questo costituisce la Chiesa.

  L'inganno del demonio, per noi, sarebbe quello di farci brancare la Tradizione per fare a meno della Chiesa, come se un contenuto come la Tradizione potesse esistere senza il suo soggetto che è la Chiesa. Esattamente come i modernisti sono stati ingannati dal demonio, quando si sono richiamati alla Chiesa di “oggi” senza il contenuto della Tradizione.
  Non si può dividere Cristo dalla Chiesa come non si può separare la Tradizione dalla Chiesa!

  Chi sposta l'obiettivo su altro è fuori dal cristianesimo, anche se si dice amante della Tradizione.
  Forse sarà un naturalista tradizionale o uno gnostico tradizionale, ma non un cristiano.
  Il discepolo di Cristo non divide mai Cristo dal suo Corpo.

  Tutto questo diventa verifica morale, occasione di pentimento, ma anche impeto di azione, perché il Signore non ti chiede solo di fruire della chiesa ma di edificarla. L'individualismo è la bestia nera che tutto rovina, che tutto manda in putrefazione, anche le cose più belle, perché uccide la Chiesa in te e attorno a te. E senza la Chiesa non ci sarà Cristo.

  Ma anche qui, che non diventi astratto l'amore alla Chiesa: viviamo uniti, fortemente uniti, la grazia che Cristo ha destato in noi, allora sarà veramente Tradizione. Edifichiamo la Chiesa secondo la Tradizione, là dove il Signore ci ha convocati.


giovedì 28 febbraio 2019

Obbedienti - Editoriale di "Radicati nella fede" - Marzo 2019


Pubblichiamo l'editoriale di Marzo 2019

OBBEDIENTI


OBBEDIENTI
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 3 - Marzo 2019

  La cosa più insopportabile per un tradizionale è passare per disobbediente. È l'accusa che fa più soffrire perché la più contraria alla verità che si racchiude nel termine stesso di Tradizione. La Tradizione è la grande obbedienza, perché la fede la ricevi, non la costruisci tu. La fede la ricevi attraverso la Rivelazione di Dio comunicata dalla Chiesa e precisata dalla Chiesa. La Tradizione, poi, che si condensa nella Liturgia è tutta un'obbedienza; e il cuore della liturgia che è la Santa Messa non ha senso fuori dall'obbedienza. La messa è l'obbedienza per eccellenza: “fate questo in memoria di me” dice Nostro Signore Gesù Cristo. Anche la struttura della liturgia bimillenaria della Chiesa è tutta basata sull'obbedienza: il rito impone parole e gesti che il prete pronuncia ed esegue, che non improvvisa. Siamo tornati alla messa tradizionale per vivere in questa obbedienza dove le ossa slogate ritrovano il loro posto; l’abbiamo fatto per essere ricostituiti in questa obbedienza, ma che dolore sentirci accusati di disobbedienza! Che dolore e che ingiustizia!

 Occorre entrare profondamente nella questione per comprendere che la nostra non è disobbedienza. Se uno resta in superficie non può capirlo, come non l'hanno capito tutti quei sacerdoti che cinquant'anni fa applicarono con dolore, perché interiormente perplessi, la riforma liturgica che rivoluzionava la messa di secoli all'indomani del Vaticano II. Non amavano la riforma che non aspettavano, lo facevano per pura obbedienza ad una norma della Chiesa, che chiedeva di abbandonare la forma della preghiera che li aveva generati alla fede.

 Loro apparentemente hanno obbedito, noi apparentemente disobbediamo e diciamo di no a questa riforma che non sarà mai buona, anche dopo cinquant'anni dalla sua imperterrita applicazione.

 Se accettiamo di apparire disobbedienti è per l'evidente “sfascio” provocato dal Novus Ordo Missae.
 È un giudizio chiaro che ci muove: il Novus Ordo ha fondato, senza dichiararlo, un nuovo ordine della Chiesa: dopo la messa nuova nulla è stato come prima: Papato, episcopato, sacerdozio, laicato sono come cambiati di natura. La nuova messa ha imposto una reinterpretazione globale del Cattolicesimo, che di fatto lo ha mutato radicalmente. Anche la preghiera, anche quella personale, non sarà più come prima; non sarà più come la preghiera di secoli di cristianità, perché la protestantizzazione aperta dalla riforma conciliare muta anche la forma del rapporto personale con Dio.

 E pensare che tutto questo sfascio, evidente oggi nei suoi disastrosi effetti scristianizzanti, è passato per obbedienza alla Chiesa! Poveri preti e poveri fedeli! Che illusione pensare di cambiare solo la Messa e non tutto il resto. Se cambi la messa cambi tutto, e tutto non sarà più come prima, non potrà più esserlo.

 Ebbene, accettiamo di apparire disobbedienti alla Chiesa, per obbedire alla Chiesa, perché di chiese non ce ne sono due!

 Non ci sono due Chiese, ce n’è Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana, con dentro un enorme e tragico incidente di percorso che il futuro rivelerà appieno.
 E se disobbediamo alla Chiesa che commette questo enorme errore, lo facciamo obbedendo a quello che la stessa Chiesa ha domandato, come obbedienza, fino all'altro ieri; e l’ha domandato così per secoli e secoli.

 Non ci sono due chiese. Sono i novatori ereticali, invece, che pretendono l'esistenza di due Chiese, quella vecchia e quella nuova. Sono loro a volere quella nuova che sorge dalla rivoluzione della Chiesa di sempre.

 Noi invece, noi tradizionali, non dobbiamo cadere nell'inganno dei rivoluzionari: stiano nell'unica Chiesa, accettando con dolore di sembrarle disobbedienti, amandola più di noi stessi. Accettiamo di sembrarle disobbedienti, amando infinitamente l'obbedienza che fa riposare nell'unione con Dio.
 Amiamo tutto dell'unica Chiesa, la sua storia, i suoi santi, la sua gente, tutta la civiltà che ha prodotto e che ha dato forma ai popoli; amiamo tutto di lei tranne che la rivoluzione che l'ha voluta cambiare con disprezzo.

 I rivoluzionari invece non l'hanno mai amata la Chiesa, e per non andarsene l’hanno cambiata.

 Non cadiamo nel loro inganno, non ci sono due Chiese, ma per capire questo occorre essere lucidi e inesorabili nella condanna di una falsa riforma abortiva.

 Proprio perché falsa, la riforma non ha fondato una nuova Chiesa, ha solo sfigurato la Chiesa di sempre, che permane anche in stato di dolore. Noi l'amiamo come figli obbedienti e per questo custodiamo tutto di lei, a partire dalla sua Santa Messa.

sabato 9 febbraio 2019

Dichiarazione di Fede del Vescovo Schneider


La verità della filiazione Divina in Cristo, che è intrinsecamente soprannaturale, costituisce la sintesi di tutta la rivelazione Divina. La filiazione Divina è sempre un dono gratuito della grazia, il dono più sublime di Dio per l’umanità. Questo dono si ottiene, però, unicamente attraverso la fede personale in Cristo e attraverso la ricezione del battesimo, come insegnò il Signore stesso: «In verità, in verità Io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto» (Giov. 3, 5-7).

venerdì 1 febbraio 2019

L'inganno dei tempi morti - Editoriale di "Radicati nella fede" - Febbraio 2019


Pubblichiamo l'editoriale di Febbraio 2019

L'INGANNO DEI TEMPI MORTI


L'INGANNO DEI TEMPI MORTI
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno XII n° 2 - Febbraio 2019

 C'è una sensazione strana, ci tocca vivere in un clima strano, quasi sospeso, dove sembra che non accada niente.
 Il Limbo è stato frettolosamente accantonato dalla teologia cattolica e, ironia della sorte, sembra quasi di vivere in una sorta di limbo della vita della Chiesa, nel quale tutto è fermo.

 Le speranze in un ritorno della Chiesa Cattolica alle sue antiche glorie sono ormai da tempo spente, mentre i fautori della primavera del Concilio, sempre più vecchi di età e forse anche nell'animo, stancamente propinano le lodi di una stagione della Chiesa che sarà registrata negli annali come la più grande catastrofe del cristianesimo mai vista.

 È un tempo sospeso quello che si avverte, un tempo sospeso dove però, a forza di inerzia, la rivoluzione distruttrice del Cattolicesimo sta compiendosi nelle nostre terre. Gli ottuagenari figli del Concilio impazziscono nel loro vuoto di fede, ed esprimono la loro follia riformando il nulla che è rimasto: cambiare, cambiare, per convincersi di esserci ancora e per credere di contare ancora qualcosa per questo mondo! Stanno arrivando a cambiare ciò che avevano già cambiato, non per tornare sulla strada giusta,  che sarebbe quella della Tradizione, ma per radicalizzare ancora di più le innovazioni nella disperata ricerca di qualcosa di interessante. Però, per questi agnostici tristemente annoiati, senza il senso di Dio, non ci potrà più essere nulla di veramente interessante.
 Sono arrivati a stancarsi anche del loro messale e a parrocchie ormai vuote imporranno le loro nuove preghiere, forse pensando che il cristianesimo risorgerà perché Dio non induce più in tentazione e dona la pace non agli uomini di buona volontà, ma a quelli che egli ama! Siamo al ridicolo, che è tragico perché è a guida dei pastori.
 Questi vecchi smantellatori non hanno più alcun entusiasmo, lo hanno perso occupando i posti di  potere ed esercitando questo potere: quando si sono accorti che la primavera del Concilio non sarebbe mai giunta alla stagione della mietitura, come ipnotizzati nel loro sconcerto, si sono ostinati nell'unica opera loro possibile: impedire con ogni mezzo il ritorno dei fedeli e del clero alla Tradizione, cioè semplicemente al Cattolicesimo da cui provenivano.

 Quanto più è stata fallimentare la loro riforma della Chiesa, tanto più è stata violenta la repressione della Tradizione: come in ogni dittatura occorre negare il passato, perché la gente non faccia confronti con il presente.

 E soprattutto hanno creato un clima moralistico contro la Tradizione, proprio loro che della morale non importava più nulla: e mentre si preparavano a sdoganare tutto, divorzio – aborto – eutanasia – coppie di fatto  e perversioni varie, si sono ostinati contro l'unico peccato rimasto, quello di volere la Chiesa come era prima della loro delinquenziale rivoluzione.

 Ora sono stanchi, senza entusiasmo, spenti dentro, ma non cambiano in nulla la loro devastatrice prospettiva: sembra proprio un ottenebramento. Diventano, così, ridicoli e patetici nel gestire le ultime folli riforme nascondendo nervosamente la fine della loro chiesa.

 Facendo così hanno bloccato il mondo cattolico al loro anno zero, quello del Vaticano II da loro mitizzato e falsificato; hanno bloccato tutto al loro anno zero e hanno così azzerato tutto.

 La fregatura sarebbe entrare e vivere nel clima pestifero che hanno costruito, entrare tutti nel loro limbo, nel limbo dei distruttori del limbo. Molto mondo tradizionale rischia di vivere così e avverte l'attanagliante stretta del tempo morto. Troppo mondo tradizionale si fa definire dal clima fallimentare della neo-chiesa e, dopo aver reagito, sta lasciandosi andare a una stanca ripetizione di gesti e parole che non spera più in una rinascita della fede. Questo è proprio il segno del clima mortale della neo-chiesa agnostica.

 Disse Gesù ai suoi discepoli: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze...” (Lc 12,35-36).

 Così ci vuole il Signore, expectantibus, gente che aspetta in modo vivo e non rassegnato, è il segno della fede.
 L'attesa poi, l'aspettare vivo, è sempre ricca di opere, di zelo buono, di una capacità di vivere l'amore a Cristo dentro ogni circostanza e situazione, desiderando sempre e sempre di più che molti si convertano e diventino cristiani, a partire da casa nostra.

 Il tempo morto non esiste, è un inganno... il tempo o è con Cristo per l'edificazione, o è contro Cristo per la distruzione... e il nemico fuori e dentro la Chiesa fa vivere il tempo come morto per distruggere quello che resta.

 Beati servi illi, beati quei servi che il Signore quando verrà troverà vigilanti... ma la vigilanza si chiama Tradizione! Il Cristianesimo vissuto secondo la Tradizione bimillenaria della Chiesa è lo strumento formale di questa vigilanza, perché, nell'obbedienza che ti chiede, ti impedisce di distruggere, nell'attesa del suo ritorno, il dono di Dio.

 Invece il demonio costruisce i tempi morti, nei quali l'uomo, bambino annoiato, distrugge il dono di Dio come fosse un suo giocattolo: così hanno fatto della Grazia e della Chiesa.

 Domandiamo una fedeltà operosa alla Tradizione, facendoci umili costruttori dell'opera di Dio, affinché quest'opera possa raggiungere i più.