venerdì 5 giugno 2015

piuttosto che alcuni aspetti dottrinali e morali?


Intenzione di preghiera affidata dai Vescovi italiani all'Apostolato della Preghiera per il giugno 2015: "Perché venga annunciato il cuore del messaggio cristiano, piuttosto che alcuni aspetti dottrinali e morali".
Sembrerebbe dunque che il cuore del messaggio evangelico (quale che sia non si sa) non abbia niente a che fare con la dottrina e la morale. Incredibile a leggersi, a udirsi, a pensarsi!

mercoledì 3 giugno 2015

profeta di sventure? si!


Pio XII : Vorreste una chiesa così?

 
Romani ! La Chiesa di Cristo segue il cammino tracciatole dal divin Redentore. Essa si sente eterna; sa che non potrà perire, che le più violente tempeste non varranno a sommergerla. Essa non mendica favori; le minacce e la disgrazia delle potestà terrene non la intimoriscono. Essa non s'immischia in questioni meramente politiche od economiche, nè si cura di disputare sulla utilità o il danno dell'una o dell'altra forma di governo. Sempre bramosa, per quanto da lei dipende, di aver pace con tutti (cfr. Rom. 12, 18), essa dà a Cesare ciò che gli compete secondo il diritto, ma non può tradire nè abbandonare ciò che è di Dio.
Ora è ben noto quel che lo Stato totalitario e antireligioso esige ed attende da lei come prezzo della sua tolleranza o del suo problematico riconoscimento. Esso, cioè, vorrebbe :
 una Chiesa che tace, quando dovrebbe parlare;
 
una Chiesa che indebolisce la legge di Dio, adattandola al gusto dei voleri umani, quando dovrebbe altamente proclamarla e difenderla;
 
una Chiesa che si distacca dal fondamento inconcusso sul quale Cristo l'ha edificata, per adagiarsi comodamente sulla mobile sabbia delle opinioni del giorno o per abbandonarsi alla corrente che passa;
 
una Chiesa che non resiste alla oppressione delle coscienze e non tutela i legittimi diritti e le giuste libertà del popolo;

una Chiesa che con indecorosa servilità rimane chiusa fra le quattro mura del tempio, dimentica del divino mandato ricevuto da Cristo: Andate sui crocicchi delle strade (Matth. 22, 9); istruite tutte le genti (Matth. 28, 19).
Diletti figli e figlie! Eredi spirituali di una innumerevole legione di confessori e di martiri!
È questa la Chiesa che voi venerate ed amate? Riconoscereste voi in una tale Chiesa i lineamenti del volto della vostra Madre? Potete voi immaginarvi un Successore del primo Pietro, che si pieghi a simili esigenze?
*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, X,
 Decimo anno di Pontificato, 2 marzo 1948 - 1° marzo 1949, pp. 389 – 391 . In occasione dell’arresto e del processo al Cardinale Mindzenty

domenica 31 maggio 2015

Perché la mistica non finisca in politica - Editoriale di "Radicati nella fede", giugno 2015.



PERCHE' LA MISTICA 
NON FINISCA IN POLITICA

Pubblichiamo l'editoriale del numero di Giugno 2015



PERCHE' LA MISTICA NON FINISCA IN POLITICA
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 6 - Giugno 2015


  Cambierà qualcosa nella Chiesa? Vedremo la fine della crisi modernista? Vedremo il ritorno di tutta la Chiesa alla sua Tradizione?

  Umanamente dovremmo rispondere di no.

  Da troppo tempo questa crisi va avanti, perché umanamente sia prevedibile una rinascita. La presenza dei cattolici secondo il gusto del mondo è così estesa e la Tradizione così umanamente esigua, da portare, secondo un calcolo umano, allo scoraggiamento.
 Per questo, secondo una previsione umana, possiamo dire che non vedremo il ritorno alla Tradizione.

  Eppure noi preghiamo e lavoriamo ogni giorno perché la Tradizione torni ad essere patrimonio comune di tutta la Chiesa. Facciamo la Tradizione per questo, la facciamo perché tutti tornino ad essa, e la Chiesa si liberi dal veleno modernista nella sua dottrina e nella sua pastorale.

  Sarebbe logico abbracciare la Tradizione, passare alla Messa antica, solo per un gusto personale? Che senso avrebbe fare la Tradizione senza desiderare che questa torni a regnare sulla Chiesa tutta? Sarebbe un gioco senza senso! e noi non vogliamo giocare.

  Ma questo desiderio, umanamente infondato, come non è un'utopia?

  Non è un'utopia irrealizzabile perché è in gioco la potenza di Dio. È Dio che conduce la storia, è sua l'onnipotenza; “nulla è impossibile a Dio”.

  Carissimi, occorre evitare la tentazione del Naturalismo pratico, che può regnare anche in coloro che si dicono Cattolici secondo la Tradizione.

  Il naturalismo pratico, quando pensa alle vicende della storia, del mondo o della Chiesa fa lo stesso, calcola in sostanza solo le forze umane in atto. A parole può ancora dire che Dio può tutto, ma questo potere non entra mai nella logica delle sue scelte e azioni.

  Quando questo naturalismo pratico entra nell'azione dei cattolici è devastante: li fa agire secondo il possibile umano e non secondo il possibile di Dio.

   Sono tanti quelli che amano la Tradizione, che la sentono corrispondente alla verità della fede, e poi agiscono non secondo questa verità, ma secondo il calcolo umano del possibile e realizzabile! Dicono: “Come è vera e bella la Tradizione della Chiesa - e poi aggiungono - ma ormai non può più tornare il suo glorioso passato; siamo dunque prudenti e accontentiamoci di qualcosa di meno realizzabile ora”. Per questi cattolici il possibile e il realizzabile non è poggiato sulla Verità di Dio, ma sul fattibile umano.

  Non c'è posto nel loro calcolo per la grazia, sono dei naturalisti.

  Non c'è posto per Dio, non c'è posto per il miracolo, che in verità è la normalità della Storia.

  I cattolici di duemila anni, quelli veri, non hanno pensato e agito così.
  Hanno riconosciuto la Verità di Dio, l'hanno desiderata per la loro vita, hanno faticato e lottato perché il mondo intero la riconoscesse e accogliesse. Per questo il Cristianesimo si è diffuso nel mondo intero.
  Hanno posato la loro azione sulla verità della grazia e della onnipotenza di Dio, non hanno calcolato umanamente il realizzabile.

  I martiri hanno fatto così.

  Loro, che sono i santi per eccellenza, sono morti per affermare la verità di Dio, fidandosi che un giorno Dio avrebbe portato a compimento l'opera. Sono morti senza vedere il trionfo della fede; sono morti sul serio, in una solitudine abitata solo da Dio, lasciando a Dio il futuro. Hanno vissuto dell'unica preoccupazione seria, quella di santificare il presente nella fedeltà assoluta a Nostro Signore Gesù Cristo.

  E che dire di tutti quei cristiani, pensiamo al quelli del Giappone, che per secoli hanno resistito fedeli al Signore, con un Pater e Ave, senza più sacramenti, consegnando la loro fede ai figli, lasciando a Dio il futuro, certi che un giorno un missionario sarebbe tornato con i sacramenti che salvano. Fedeli a Dio nel presente, senza calcolo umano, lasciando a Dio l'esito della loro testimonianza.

  Cari amici, anche noi dobbiamo fare così, fedeli a Dio nel presente, custodendo la Tradizione che è la natura stessa del Cattolicesimo, lasciando a Dio il futuro. È l'unica posizione ragionevole.
 È qui dentro, in una posizione radicalmente anti-naturalista, certa realmente della potenza della grazia, che ha senso e valore il nostro sacrificio, unito a quello di Cristo.

  L'alternativa è il pasticciare: volere un po' di Tradizione, venendo continuamente a patti con mille compromessi in chiesa e in casa, accondiscendendo al peccato o all'errore che ci circonda, sottraendoci al sacrificio del richiamo, dicendoci che non possiamo pretendere tutto. Tanti fanno così: un po' di tradizione e tanto cedimento alle mode del momento, lasciando a Dio la responsabilità della testimonianza. È l'esatto contrario che occorre fare: la nostra testimonianza dev'essere totale, lasciando alla grazia di Dio i frutti.

  Occorre non essere cattolici naturalisti. Il naturalista è sciocco e miope, dice di credere in Dio e poi sottrae a lui la signoria sulla realtà e il tempo.

  Occorre essere mistici, cioè cattolici. I mistici vedono Dio all'opera e partono da questo.

  Occorre restare mistici, mentre intorno a noi la mistica muore nella politica. Anche quella ecclesiastica.


giovedì 28 maggio 2015

«A sacerdote empio corrisponde popolo apostata» (R. de Mattei)



La moglie di Lot e Sodoma in fiamme
Irlanda 
la responsabilità
di un’apostasia

di Roberto de Mattei
 
Nel suo capolavoro L’anima di ogni apostolato, dom Jean-Baptiste Chautard (1858-1935), abate trappista di Sept-Fons, enuncia questa massima: «A sacerdote santo corrisponde un popolo fervente; a sacerdote fervente un popolo pio; a sacerdote pio un popolo onesto; a sacerdote onesto un popolo empio» (L’anima di ogni apostolato, Edizioni Paoline, Roma 1967, p. 64) . Se è vero che c’è sempre un grado di vita spirituale in meno tra il clero e il popolo cattolico, dopo il voto di Dublino dello scorso del 22 maggio, si dovrebbe aggiungere: «A sacerdote empio corrisponde popolo apostata».
L’Irlanda è infatti il primo paese in cui il riconoscimento legale dell’unione omosessuale è stato introdotto non dall’alto, ma dal basso, per via di referendum popolare; ma l’Irlanda è anche uno dei Paesi di più antica e radicata tradizione cattolica, dove è ancora relativamente forte l’influenza del clero su una parte della popolazione.
Non è una novità che il “sì” alle nozze gay fosse appoggiato da tutti i partiti, di destra, di centro e di sinistra; non stupisce che tutti i media abbiano sostenuto la campagna LGTB, né che vi sia stato un massiccio intervento finanziario straniero a favore di questa campagna; è scontato il fatto che, avendo votato il 60 % della popolazione, solo il 37,5 % dei cittadini abbiano espresso il loro sì e che il governo abbia mischiato abilmente le carte, introducendo nel gennaio 2015 una legge che consente l’adozione omosessuale, prima del riconoscimento dello pseudo-matrimonio gay. Ciò che desta il maggiore scandalo sono i silenzi, le omissioni e le complicità dei sacerdoti e vescovi irlandesi nel corso della campagna elettorale.
Un esempio basti per tutti. Prima delle elezioni, l’arcivescovo di Dublino Diamund Martin ha dichiarato che egli avrebbe votato contro il matrimonio omosessuale ma non avrebbe detto ai cattolici come votare (LifeSiteNews.com, 21 maggio). Dopo il voto ha dichiarato alla televisione nazionale irlandese che «non si può negare l’evidenza» e che la Chiesa in Irlanda «deve fare i conti con la realtà». Quanto è accaduto ha aggiunto mons. Martin, «non è soltanto l’esito di una campagna per il sì o per il no, ma attesta un fenomeno molto più profondo», per cui «è necessario anche rivedere la pastorale giovanile: il referendum è stato vinto con il voto dei giovani e il 90 per cento dei giovani che hanno votato sì ha frequentato scuole cattoliche» (www.corriere.it/esteri/. 15_maggio).
Questa posizione riflette, in generale e tranne poche eccezioni, quella del clero irlandese, che ha adottato la linea che in Italia auspica il segretario generale della CEI mons. Nunzio Galantino: evitare ad ogni costo polemiche e scontri: «non si tratta di fare a chi grida di più, i “pasdaran” delle due parti si escludono da sé» (“Corriere della Sera”, 24 maggio). Il che significa, accantoniamo la predicazione del Vangelo e dei valori della fede e della Tradizione cattolica, per cercare un punto di incontro e di compromesso con gli avversari.
Eppure il 19 marzo 2010, nella sua Lettera ai cattolici di Irlanda, Benedetto XVI aveva invitato il clero e il popolo irlandese a ritornare «agli ideali di santità, di carità e di sapienza trascendente», «che nel passato resero grande l’Europa e che ancora oggi possono rifondarla» (n. 3) e a «trarre ispirazione dalle ricchezze di una grande tradizione religiosa e culturale» (n. 12), che non è tramontata, anche se ad essa si è opposto «un rapidissimo cambiamento sociale, che spesso ha colpito con effetti avversi la tradizionale adesione del popolo all’insegnamento e ai valori cattolici» (n.4).
Nella Lettera ai cattolici di Irlanda, Benedetto XVI afferma che negli anni Sessanta, fu «determinante» «la tendenza da parte di sacerdoti e di religiosi, di adottare modi di pensiero e di giudizio delle realtà secolari senza sufficiente riferimento al Vangelo». Questa tendenza è la medesima che riscontriamo oggi. Essa è stata la causa di un processo di degradazione morale che dagli anni del Concilio Vaticano II ha travolto come una valanga costumi e istituzioni cattoliche. Se oggi gli irlandesi, pur restando in maggioranza cattolici, abbandonano la fede, la ragione non è solo la perdita di prestigio e di consensi della Chiesa in seguito agli scandali sugli abusi sessuali.
La vera causa è la resa culturale e morale al mondo da parte dei loro pastori, che accettano questa degradazione come un’evidenza sociologica, senza porsi il problema delle proprie responsabilità. In questo senso il loro comportamento è stato empio, privo di pietà, offensivo nei confronti della religione, anche se non formalmente eretico. Ma ogni cattolico che ha votato sì, e dunque la maggioranza dei cattolici irlandesi che si sono recati alle urne, si è macchiata di apostasia. L’apostasia di un popolo la cui costituzione si apre ancora con un’invocazione alla Santissima Trinità.
L’apostasia è un peccato più grave dell’empietà, perché comporta un esplicito rinnegamento della fede e della morale cattolica, ma la responsabilità più pesante per questo peccato pubblico risiede nei pastori che con il loro comportamento l’hanno incoraggiato o tollerato. Le conseguenze del referendum irlandese saranno ora devastanti. Quarantotto ore dopo il voto si sono riuniti a Roma, sotto la guida del cardinale Reinhard Marx, i principali esponenti delle conferenze episcopali tedesca, svizzera e francese per pianificare la loro azione in vista del prossimo Sinodo. Secondo il giornalista presente ai lavori, «matrimonio e divorzio», «sessualità come espressione dell’amore» sono i temi di cui si è discusso (“La Repubblica”, 26 maggio 2015).
La linea è quella tracciata dal cardinale Kasper: la secolarizzazione è un processo irreversibile al quale bisogna adattare la realtà pastorale. E per l’arcivescovo Bruno Forte, lo stesso che nello scorso Sinodo chiedeva «la codificazione dei diritti omosessuali», e che è stato confermato dal Papa segretario speciale del Sinodo sulla famiglia, «si tratta di un processo culturale di secolarizzazione spinta nel quale l’Europa è pienamente coinvolta» (“Corriere della sera”, 25 maggio 2015).
C’è una questione finale che non si può eludere: il silenzio sepolcrale sull’Irlanda di papa Francesco. Durante la messa per l’apertura dell’Assemblea Caritas, il 12 maggio scorso, il Papa ha tuonato contro «i potenti della terra», ricordando loro che «Dio li chiamerà a giudizio un giorno, e si manifesterà se davvero hanno cercato di provvedere il cibo per Lui in ogni persona e se hanno operato perché l’ambiente non sia distrutto, ma possa produrre questo cibo».
Il 21 novembre 2014, commentando il brano del Vangelo in cui Gesù caccia i mercanti dal Tempio, il Papa lanciò il suo anatema, contro una Chiesa che pensa solo a fare affari e che fa «peccato di scandalo». Francesco inveisce spesso contro la corruzione, il traffico di armi e di schiavi, la vanità del potere e del denaro. Riferendosi l’11 giugno 2014 ai politici corrotti, a coloro che sfruttano il «lavoro schiavo», e ai «mercanti di morte», il Papa ammonì «che il timore di Dio faccia loro comprendere che un giorno tutto finisce e che dovranno rendere conto a Dio». Il «timore di Dio» apre il cuore degli uomini «alla bontà, alla misericordia, alle carezza» di Dio, ma «è anche un allarme di fronte alla pertinacia nel peccato».
Ma l’iscrizione nelle leggi del vizio contro natura, non è incomparabilmente più grave dei peccati che così frequentemente ricorda il Papa? Perché nei giorni precedenti al voto il Santo Padre non ha lanciato un appello vigoroso e accorato agli irlandesi ricordando loro che la violazione della legge divina e naturale è un peccato sociale di cui il popolo e i suoi pastori dovranno un giorno rendere conto a Dio? Con questo silenzio, non si è fatto anch’egli complice di questo scandalo?

venerdì 22 maggio 2015

idee chiare e distinte

Card. Robert Sarah:
“Se si considera l’Eucarestia come un pasto da condividere, da cui nessuno può essere escluso, allora si perde il senso del Mistero”
“Se si pensa che anche nel rito del Battesimo non si menziona più la parola ‘fede’, quando ai genitori viene domandato cosa si chiede per il bambino alla Chiesa di Dio, si comprende l’entità del problema …. I bambini fanno disegni e non imparano nulla, non vanno a messa….”
 “E’ sbagliato per la Chiesa usare il vocabolario delle Nazioni Unite. Noi abbiamo un nostro vocabolario.”
“Il problema non è che ci sono pochi preti, quanto capire se quei preti sono davvero sacerdoti di Cristo…”.
 

sabato 16 maggio 2015

misericordia ad alte dosi


 
"La Chiesa post-conciliare ha applicato sempre più la misericordia, fino all’abolizione pratica della dogmatica, tanto che è diventato impossibile distinguere se le asserzioni dei Mancuso siano eretiche oppure no. Per queste correnti, occorre preparare la terza Chiesa: quella dello Spirito, il nostro vero e definitivo liberatore da ogni norma, costrizione morale, che farà di noi i figli di Dio come Cristo stesso. Ciò che per la vecchia Chiesa è il Nemico e il Seduttore, la nuova Chiesa saluterà come il Liberatore"
Introduzione all'Articolo di Maurizio Blondet che trovare qui 

lunedì 11 maggio 2015

manifesto per la rinascita cristiana (si faccia circolare)


HO SOGNATO. MA ERO SVEGLIO
 


§  Ho sognato un mondo dove l’Europa era tornata ad essere la tribuna dalla quale brillava su tutti i popoli la luce della Cristianità e della civiltà umana;

§  Ho sognato per questo che non esisteva più l’Unione Europea, moloch per tutti gli europei e a sua volta serva di forze mondialiste e dissolutrici;

§  Ho sognato che al suo posto v’era una libera confederazione degli Stati europei, a loro volta costituiti non sul centralismo burocratico e fiscale ma su una confederazione delle realtà etniche e politiche territoriali;

§  Anzi, visto che stavo sognando, ho sognato “pesante”, e ho sognato che era risorto il Sacro Romano Impero, come unione libera degli Stati e delle regioni e delle realtà territoriali e cittadine d’Europa uniti sotto lo scettro della dinastia cattolica discendente di Carlo Magno;

§  Ho sognato poi che non v’era più la Banca Centrale Europea, né alcuno dei potentati bancari che oggi con lo strumento della finanza internazionale soffocano la libertà delle persone, l’autonomia dei governi, l’economia delle famiglie e impongono la dissoluzione politica, economica e morale;

§  Ho sognato che al loro posto v’era un’economia senza finanza, senza debito pubblico, fondata sulla reale ricchezza delle popolazioni a sua volta fondata sull’onesto lavoro delle famiglie;

§  Ho sognato che questa economia si reggeva su una moneta reale, di cui le popolazioni sono proprietarie e non debitrici, fondata sulla ricchezza effettiva e pertanto libera dal peso fittizio del debito pubblico;

§  Ho sognato quindi che era scomparso l’euro, e che al suo posto v’erano monete locali producenti risparmio reale alle famiglie e quindi garanti di libertà e benessere;

§  Ho sognato che il peso fiscale si aggirasse intorno al 10-12%, come era nella società cristiana;

§  Ho sognato che le famiglie avevano facilitazioni enormi nell’avviare attività commerciali fondate sull’incredibile abilità degli italiani nell’eccellere in tutti i lavori d’ingegno;

§  Ho sognato che in tal maniera, unitamente al ripristino del fondamentale ruolo femminile nella famiglia, era praticamente scomparsa la disoccupazione.

§  Ho sognato che era scomparsa, sprofondata agli inferi, la Repubblica Italiana fondata sul lavoro che non c’è e sulla corruzione generale e sulla burocrazia che opprime tutti;

§  Ho sognato che al suo posto v’era una libera confederazione di Stati territoriali, unita commercialmente in una lega doganale e politicamente nell’appartenenza al Sacro Romano Impero, seppur nella specificità della italianità;

§  Ho sognato che l’Italia apparteneva agli italiani, i quali avevano riscoperto l’immensa bellezza e grandezza della loro civiltà tradizionale e l’orgoglio di appartenere al popolo che più di ogni altro ha donato all’intera umanità in termini di fede, civiltà, cultura e progresso.

§  Ho sognato che non v’era più immigrazione clandestina con la relativa delinquenza;

§  Ho sognato che i pochi immigrati accettati vivevano pacificamente del loro onesto lavoro, rispettosi degli italiani e grati di essere accolti in una terra libera e fortunata;

§  Ho sognato che i delinquenti, di qualsiasi razza, venivano giustamente puniti e che gli italiani potevano sentirsi sicuri in casa propria;

§  Ho sognato che i governi locali non erano tenuti da cialtroni eletti da cialtroni, ma da élites dello spirito e della cultura, fedeli alla tradizione religiosa e civile degli italiani;

§  Ho sognato la costituzione di nuovi ceti dirigenti, non scelti da concorsi truccati o elezioni cialtronesche, ma affermatisi per elezione morale, intellettiva, spirituale, pratica.

§  Ho sognato che era scomparsa la magistratura ideologizzata e che i giudici, scelti fra un’élites dello spirito e della onestà, rispondevano dei loro errori.

§  Ho sognato una società libera da razionalisti, illuministi, positivisti, freudisti, comunisti, socialisti, nazisti, liberali, democristiani, massoni, femministe, radicali, sessantottini, centri sociali e tutto l’innumerevole esercito di cialtroni e delinquenti che ha distrutto il Paese più bello e sano del mondo e il popolo più civile della storia e con esso l’intera Europa.

§  Ho sognato che in Italia, come nell’Europa imperiale, la vita era sacra dal concepimento alla morte naturale, e che pertanto l’aborto, come l’eutanasia erano considerati e puniti come omicidi;

§  Ho sognato una società senza manipolazione genetica di alcun genere;

§  Ho sognato che le famiglie numerose e/indigenti erano aiutate da politiche fiscali idonee;

§  Ho sognato una società totalmente liberata dalla droga, dalla pornografia, dalla mostruosa immoralità in cui stiamo giorno dopo giorno precipitando, dalla follia della teoria del gender, dall’omosessualismo inteso come ideologia di guerra alla famiglia e al diritto naturale, dal pedofilismo e dalle altre aberrazioni che si stanno affermando oggi;

§  Ho sognato che l’ordine morale era tornato nella nostra società: il matrimonio era tra uomo e donna sposati sacramentalmente;

§  Ho sognato che i bambini venivano affidati solo a coppie sposate di cui sopra;

§  Ho sognato i bambini cresciuti nella purezza dei costumi, nella spensieratezza di una vita semplice e naturale, nella responsabilità della serietà della vita, nel sacrificio del lavoro onesto come nella gioia della sua bellezza;

§  Ho sognato che le ragazze erano educate nei valori della purezza, della famiglia monogamica, alla sacralità del ruolo femminile sull’imitazione della Madre di Dio;

§  Ho sognato uomini responsabili capaci di essere fedeli e amorevoli mariti, ma anche capaci di avere l’autorità morale per tornare ad essere tanti pater familias;

§  Ho sognato il mondo di un tempo, il mondo dell’armonia della civiltà cristiana europea, l’armonia fra le generazioni, nella famiglia, nella società, che non è utopia, perché è esistito, e se è esistito, può esistere di nuovo;

§  Ho sognato una scuola non più massificatrice di ignoranza collettiva e indottrinamento ideologico, ma fonte di istruzione di base per tutti, ma fin da subito selettiva delle menti migliori e più disposte al sacrificio dello studio e del lavoro;

§  Ho sognato una scuola al servizio dell’ordine morale e naturale come Dio lo ha voluto;

§  Ho sognato un’università per élites culturali, fonte non di disoccupazione e cialtroneria ma di professionisti seri in ogni ambito del sapere e fonte di cultura al servizio della verità e della giustizia e di scienza sottomessa alle leggi della natura come Dio le ha costituite.

§  Ho sognato un mondo ordinato: con re cattolici, con un’aristocrazia fondata sul servizio e sul senso del dovere e sacrificio, su una borghesia lavorativa onesta e solidale, su un popolo lavoratore e dignitoso, sulla riscoperta del lavoro della terra e delle tradizioni popolari come ricchezza primaria della nostra civiltà.

§  Ho sognato tutti i media (tv, giornali, editori, internet, ecc.) ispirati al bene civile e sottomessi alla legge di Dio.

§  Ho sognato il mondo della fede cattolica, della civiltà cristiana, della millenaria eredità civile, culturale e artistica del nostro popolo.

§  Ho sognato infine la Chiesa senza eretici, traditori, pedofili, ladri, carrieristi, omosessuali, corrotti, ballerini, canterini, preti di frontiera e cialtroni di varia natura.

§  Ho sognato la Chiesa devota a Cristo e al Vangelo, preoccupata della fedeltà alla Verità e al magistero universale, povera nei suoi uomini ma ricca come istituzione, perché non esiste nulla di più inutile, anzi, deleterio, di una Chiesa povera con i suoi uomini ricchi.

§  Ho sognato una Chiesa capace di convertire gli atei, i suoi stessi nemici, i peccatori, e i miliardi di uomini che vivono nell’errore di professare le altre religioni, memore del mandato del suo Fondatore;

§  Ho sognato una Chiesa che sappia conservare lo splendore del proprio culto, la tradizione liturgica millenaria e la dignità del proprio ruolo nel mondo, essendo però anche capace di parlare a questo mondo e di effettivamente andare fra i poveri come fra i ricchi, fra gli ammalati come fra i sani, fra i peccatori come fra i giusti, che sappia arrivare a chiunque sia nel bisogno spirituale, morale, fisico, portando solo Gesù Cristo e non i richiami di questo mondo;

§  Ho sognato una Chiesa nuovamente artefice di santità, purezza di costumi e fede, giustizia, civiltà, bellezza e arte;

§  Ho sognato un clero fedele e forte nella Verità e nella carità di Cristo.

§  Ho sognato un Papa che non ha paura del mondo, che non si preoccupa di piacere al mondo, ma teme solo il giudizio Dio e ama solo la Verità incarnata, memore del suo ruolo e pienamente cosciente della sua responsabilità. Ho sognato un Gregorio Magno, un Gregorio VII, un Pio V, un Innocenzo XI, un Pio IX, un Pio X, adatto ai nostri giorni.

§  Ho sognato la Rivoluzione Francese e tutto ciò che l’ha prodotta e tutto ciò che ne è conseguito e ne consegue sprofondare agli inferi nella maledizione generale di Dio e degli uomini.

Ho sognato il paradiso in terra, perché ho sognato il mondo dei doveri, il mondo del Decalogo dettato da Dio per la salvezza degli eletti e ho rinnegato il mondo dei diritti, il mondo delle dichiarazioni universali ispirate dal demonio per la dannazione degli stolti.

Questo conduce all’anticristo. Quello al trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

Io ho sognato, ma era sveglio. E mi sono schierato.

 di Massimo Viglione
 
 
tratto da: http://www.civiltacristiana.com/ho-sognato-ma-ero-sveglio/