sabato 18 febbraio 2017

crisi autoinflittasi


La crisi attuale della Chiesa cattolica: domande e risposte

Esiste davvero, oggi, una crisi nella Chiesa?
A meno di chiudersi gli occhi, non si può non riconoscere che la Chiesa cattolica soffre oggi di una grave crisi. Negli anni '60, in occasione del Concilio Vaticano II, si sperava in una nuova primavera della Chiesa, ma è successo il contrario. Migliaia di sacerdoti hanno abbandonato il proprio sacerdozio, migliaia di religiosi e religiose sono tornati alla vita secolare. In Europa ed in America del Nord le vocazioni si fanno rare e ormai non si contano più i seminari, i conventi e le case religiose che hanno dovuto chiudere. […]
Si conosce il numero dei sacerdoti che hanno abbandonato il sacerdozio negli anni '60?
Nella totalità della Chiesa cattolica, negli anni compresi tra il 1962 ed il 1972, sono stati ridotti allo stato laicale 21.320 sacerdoti ed in questo numero non sono compresi quelli che hanno omesso di chiedere una riduzione ufficiale alla stato laicale. Tra il 1967 ed il 1974, tra trenta e quarantamila sacerdoti avrebbero abbandonato la vocazione. A paragone di questi dati catastrofici, quelli relativi alla Riforma protestante del XVI secolo paiono ben poca cosa.

martedì 14 febbraio 2017

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sabato 11 febbraio 2017

Priscilliano 2.0


 
Il Concilio di Braga (561 d. C.) contro l'eresia di Priscilliano: " Se qualcuno sostiene che ai cristiani è permesso di avere molte mogli, e che avere molte mogli non è vietato da alcuna legge divina … Anatema su di lui! … Se qualcuno sostiene che nel sacrificio della messa si commette un atto blasfemo verso il sacrificio di Gesù Cristo morto sulla croce … Anatema su di lui! … Se qualcuno sostiene che è impossibile osservare i comandamenti di Dio, anche per chi è in stato di Grazia … Anatema su di lui! … Se qualcuno sostiene che Dio nutre odio per il bambino che nasce e lo punisce per aver commesso il peccato di Adamo … Anatema su di lui! … Se qualcuno, solo perché giudica immonde le carni che Dio ha dato all'uomo per nutrirsi, e non perché desideri mortificare il suo corpo, si astiene dal mangiarne … Anatema su di lui! "

martedì 31 gennaio 2017

La reazione e la recriminazione - Editoriale di "Radicati nella fede", Febbraio 2017.


Pubblichiamo l'editoriale di Febbraio 2017

LA REAZIONE E LA RECRIMINAZIONE


LA REAZIONE E LA RECRIMINAZIONE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 2 - Febbraio 2017

 Gli anni passano, e passano veloci e chi vive di recriminazioni resta senza nulla in mano.

 Questo è vero per ogni cosa della nostra vita umana, ma è vero e forse ancora di più per la vita di fede, per la vita soprannaturale, la vita di grazia.

 Non è vero per un motivo moralistico, perché recriminare non è bene, non è bello; ma è vero per un motivo strutturale, cioè morale: la vita di grazia non può stare con la recriminazione, con il continuo lamento.

 Con questo non vogliamo dire che non si debba reagire al male e alla crisi: questo foglio di collegamento è nato come reazione anche; per essere uomini di Dio occorre essere anche uomini di reazione, occorre reagire; ma la reazione, quella vera, è di natura diversa dalla recriminazione.

 La reazione parte dal positivo di una vita che si pone; la reazione difende un positivo che c'è già.
 La recriminazione, che non è reazione, parte dalla rabbia di chi aspetta da altri la soluzione dei propri problemi. La recriminazione parte da un vuoto terribile.

 Anche tra noi, nel mondo della Tradizione per intenderci, passa questa linea di demarcazione tra reazione e recriminazione.

 Chi, in questi anni, ha fatto la Tradizione, vive in pace e continua a fare un gran bene alla propria anima e alla Chiesa tutta.
 Chi, invece, in questo lavoro non è mai partito, per timidità, per prudenza umana  o peggio per calcolo meschinamente umano, oggi vive di rabbia, colpevolizzando il sistema per i propri passi non fatti.

 Invece occorre avere una posizione morale veramente equilibrata, cioè cattolica.

 Ed è equilibrata, cioè vera, la posizione morale che non dimentica nessuno dei fattori in gioco nell'azione umana. Se dimentichi un fattore, diventi di fatto eretico, perché l'eresia è di per sé uno squilibrio, una sottolineatura indebita.

 La vita cristiana è vita soprannaturale, è vita di grazia, ma la grazia non annulla la tua libertà, anzi chiede che la tua libertà si metta in gioco: tu devi corrispondere alla grazia di Dio dentro un'azione reale, e non solo cerebrale. In una parola semplice, la grazia di Dio ti dà la capacità di operare il bene, tu poi devi operare il bene che Dio ti dà la possibilità di riconoscere e operare.
 Negare uno dei due fattori sarebbe squilibrare il disegno di Dio, sarebbe uscire dalla realtà.

 Non siamo Protestanti, sottolineando la grazia di Dio e basta: fanno così quei tradizionali che guardano al valore della Tradizione, e questo è giusto, ma che poi, fermandosi alla pura contemplazione, non agiscono di conseguenza. Non operano scelte concrete, che sono costose, perché la Tradizione diventi una vita reale per loro.

 Eh sì! perché se è vero che nella vita personale non si puo' sottolineare unicamente la Grazia di Dio che salva, dimenticando che da parte nostra deve corrispondere alla Grazia un’azione positiva reale – non ci si salva senza le opere, come ci ricorda san Giacomo nella sua lettera e come ribadisce tutta la Rivelazione e la Tradizione della Chiesa contro la pretesa protestante del sola gratia - se è vero  questo per la vita personale, lo è altrettanto per la vita della Chiesa tutta, nel suo aspetto pubblico e sociale; e questo è vero anche per il ritorno della Chiesa alla sua salvifica Tradizione: che senso avrebbe essere giustamente anti-protestanti e poi attendere che la riforma anti-modernista della Chiesa piova dal cielo senza che tu abbia fatto nulla? E il fare non consiste in un recriminare o in un parlare della Tradizione, ma consiste nel porre opere concrete perché la Tradizione viva: prima tra tutte nel celebrare nel vetus ordo e nell’assistere alla Messa di sempre.

 Non siamo nemmeno Liberali, pensando che la grazia possa agire in noi senza limitare le nostre libertà personali (nei liberali le libertà personali prevalgono sempre sulle scelte definitive): che senso avrebbe, anche qui, volere la Tradizione nella Chiesa e non decidersi nell’operare concretamente a favore di essa al fine di restare liberi nei movimenti personali? Quanti “tradizionalisti” rischiano di fare così!

 Siamo cattolici: ci salviamo se corrispondiamo alla grazia, concretamente, se facciamo il bene, non se lo guardiamo da lontano.

 Così siamo Tradizionali, cioè Cattolici secondo l'assioma di Pio X, se facciamo la Tradizione concretamente, fino in fondo, espletando tutte le possibilità concrete che ci sono date, fino al sacrificio di noi stessi; non  lo siamo, invece, se ci limitiamo a commentare da lontano la situazione disastrosa della Chiesa, anche se lo facciamo secondo idee tradizionali.

 La fede senza le opere è morta, sempre, anche nella Tradizione... sia questo il richiamo che segni il nostro passo.

giovedì 12 gennaio 2017

Timor Domini Initium Sapientiae

Cardinal Raimond Leo Burke: Non temo di perdere la porpora,
ma il giudizio di Dio
 
Nella nostra traduzione, il testo integrale dell'intervista di Michael Matt al Cardinal Raymond Leo Burke apparsa nella versione cartacea di The Remnant il 25 dicembre scorso e l'altro ieri in quella on line.
Dopo le recenti affermazioni con le quali il Card. Müller escludeva pericoli per la dottrina e la fede, le accuse di ogni genere e le minacce del decano della Rota Romana sul rischio di destituzione dei 4 cardinali dei dubia, il Cardinale ha confermato e meglio esplicitato precedenti dichiarazioni, dimostrando di essere sostenuto da una vera e salda fede e conseguente coerenza e fortezza di Pastore fedele al suo mandato. Ci sono molti spunti e approfondimenti da sviluppare dalle dichiarazioni che seguono, anche sul Concilio. Non li trascureremo. Il cardinale peraltro parla in modo sempre più chiaro seppur comprensibilmente prudente e giustamente rispettoso. Gli assicuriamo tutta la nostra preghiera e il nostro sostegno. 
Inserisco una prima notazione preliminare, di getto. Il cardinale, in un'altra intervista, si riferisce alla nota apostrofe con cui ad Antiochia Paolo chiese a Pietro il motivo per cui egli costringeva «i Gentili a far come i Giudei» (Gal 2,17). E quella era una domanda, una semplice domanda (anche se non nasconde un velato rimprovero), fatta «dal minimo degli Apostoli» (1 Cor 15,9) al proprio Capo, così come è quella dei 4 cardinali. In ogni caso Burke, riferendosi all’episodio di Antiochia allude alla formulazione dei «Dubia» ma non alla «correzione formale» che, se è correttiva, non può certo porsi con modalità interrogative, ma assertive, categoriche, e adeguatamente conclusive.
Richiamiamo, per gli approfondimenti, l'archivio degli articoli sull'AL.

MJM: Vorrei affrontare l’argomento che è il piatto forte del giorno, vale a dire la controversia che gira intorno all’esortazione post-sinodale di Papa Francesco, l’Amoris Laetitia (AL). Il documento – specialmente il paragrafo 305 – è stato definito da vari sacerdoti e teologi (per esempio, su EWTN e in altri siti) “pericoloso”, “assai sconcertante”, “molto problematico”, “un grande sbaglio”, “una contraddizione diretta della Familiaris Consortio di Papa Giovanni Paolo II”, e così via. Innanzitutto, Eminenza, quanta autorità possiede l’AL? Stiamo parlando semplicemente di qualcosa di scandaloso o vi sono paragrafi in odore di eresia?

Cardinal Burke: Innanzitutto, come ho dichiarato sin dal principio, la stessa forma dell’Amoris Laetitia – e quelle che sono in realtà solo le parole del papa contenute nel documento – indica che non si tratta di un esercizio del magistero papale. E il modo in cui è necessario leggere il documento, come nel caso di tutti gli altri, è alla luce dell’insegnamento e della pratica costanti della Chiesa. Quindi, le dichiarazioni dell’AL che sono conformi all’insegnamento e alla pratica costanti della Chiesa sono sicuramente valide. Ma vi sono alcune affermazioni che come minimo possono generare confusione e che devono essere chiarite: è per questo che quattro di noi cardinali abbiamo presentato, in conformità con la prassi tradizionale della Chiesa, cinque domande al Santo Padre sui fondamenti della vita morale e sull’insegnamento costante della Chiesa al riguardo. E una volta presentati i dubia e formulate queste domande, è chiaro che riteniamo che, qualora non venga fornita alcuna risposta, sorgerà un gran pericolo e si prolungherà la confusione che regna nella Chiesa, che sta inducendo nell’errore le anime su temi che hanno a che vedere con la loro stessa salvezza. Pertanto è sicuro che senza una risposta chiarificatrice a queste domande esiste la possibilità del sorgere di uno scandalo. Per quanto riguarda la questione dell’eresia, bisogna prestare molta attenzione nel distinguere tra eresia materiale ed eresia formale. In altre parole, per quanto riguarda l’eresia materiale: vi sono realmente nel testo dichiarazioni materialmente eretiche? Sono contrarie alla fede cattolica? Per quanto riguarda l’eresia formale: chi l’ha scritto – in questo caso la persona del papa – aveva intenzione di proclamare insegnamenti eretici? Nemmeno io credo che si tratti di questo secondo caso. Per quanto riguarda invece il primo caso, il linguaggio del testo è molto confuso ed è difficile stabilire con certezza se le affermazioni confuse siano materialmente eretiche. Però devono essere chiarite, e rifiutare di fare chiarezza su di esse potrebbe indurre i fedeli nell’errore, in un pensiero radicale su temi molto seri.
MJM: Se non cambierà nulla e se non arriverà alcuna chiarificazione, e dato che stiamo parlando dell’insegnamento della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio – matrimonio che è già tanto minacciato, con una percentuale sempre crescente di divorzi e adesso persino dal matrimonio gay –, che effetto prevede che avranno le applicazioni dell’AL, specialmente dei paragrafi 305 e 351, non solo sulla Chiesa ma sul mondo intero?

Cardinal Burke: Vi sarebbero conseguenze devastanti. Recentemente ho letto un editoriale di Ross Douthat sul New York Times che commentava l’applicazione dell’AL nella diocesi di San Diego. Il giornalista ha affermato correttamente che se tale interpretazione dell’AL fosse giusta e accettabile l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio avrebbe cessato di esistere. E ovviamente non possiamo pensare che sia così, poiché stiamo parlando della legge che Dio ha inscritto nei cuori umani sin dalla loro creazione; si tratta di quell’ordine e di quella legge che Cristo ha confermato nel Suo insegnamento nel modo più chiaro possibile, come viene narrato nel capitolo 19 del Vangelo secondo Matteo, in cui Egli gli conferisce lo status di sacramento cristiano. Si deve quindi rispondere ai dubia. Si deve rispondere alle domande in conformità con la tradizione della Chiesa, affinché la Chiesa stessa possa portare avanti la sua missione per la salvezza del mondo. Se la Chiesa dovesse semplicemente accettare il modo di pensare della cultura attuale sul matrimonio, tradirebbe se stessa e tradirebbe il suo Signore e Maestro, e ciò non possiamo assolutamente permetterlo.

MJM: In una lettera privata del 5 settembre ai vescovi di Buenos Aires, Papa Francesco ha scritto: “Non vi sono altre interpretazioni dell’Amoris Laetitia”, ossia “altre” rispetto a quella che sostiene che in certi casi i cattolici divorziati e risposati possano essere ammessi alla Santa Comunione. Francesco è molto trasparente su questo punto, Eminenza. Crede quindi possibile di poter immaginare uno scenario futuro in cui Lei scopra all’improvviso che Le era sfuggito qualcosa e che i quattro cardinali avevano frainteso l’AL, e in cui Lei debba ammettere di aver avuto torto? Voglio dire, nel caso in cui sia impossibile che uno scenario del genere si presenti, a che servono i dubia? Non conoscete già le risposte alle vostre cinque domande?

Cardinal Burke: È ovvio che le conosciamo. Ma il fatto importante è che il pastore della Chiesa universale, nel suo ministero di guardiano e promotore delle verità della fede, manifesti con chiarezza che sì, risponde a queste domande nello stesso modo in cui la Chiesa risponde ad esse. E che quindi quanto ha scritto in quella lettera rappresenta esclusivamente la sua comprensione personale della questione, ma che non può essere considerata un esercizio del magistero papale. È doloroso trovarsi in questa situazione, ma dobbiamo continuare a insistere affinché venga fatta chiarezza in merito.

MJM: Eminenza, in quest’epoca di dialogo, lo stesso Papa Francesco ha esortato a una “discussione aperta di varie questioni dottrinali” e ha affermato che il pensiero di pastori e teologi, nel caso in cui essi siano fedeli, onesti, realisti e creativi, “aiuterebbe davvero a fare maggiore chiarezza”. Cosa si può inferire quindi da questa decisione di non dialogare con voi nella vostra ricerca di chiarezza su questi punti di fondamentale importanza della teologia morale?

Cardinal Burke: Per parlare chiaro, la gente ha accusato noi quattro cardinali di mancare di rispetto al ministero papale o di avere un atteggiamento ostile nei confronti del papa. Non è affatto così. Siamo cardinali. Abbiamo una responsabilità molto seria, quella di assisterlo: è per questa ragione che presentiamo alla sua attenzione queste domande che riguardano un documento che reca la sua firma. E non potremmo agire diversamente; la Chiesa non può agire diversamente. Quindi, la questione dev’essere chiarita con certezza. Sollevando i dubia abbiamo dato inizio a un dialogo. Quando siamo stati informati del fatto che non ci sarebbe stata alcuna risposta ci siamo resi conto che il dialogo doveva essere presentato all’intera Chiesa perché troppi fedeli – troppi sacerdoti e vescovi – stanno manifestando una gran confusione in merito, e perché stanno sorgendo troppe divisioni in varie parti della Chiesa, tra vescovi e sacerdoti e fedeli laici, sugli insegnamenti fondamentali della fede. Ebbene, questa è opera del diavolo. Lo Spirito Santo genera unità e la conversione quotidiana della vita al Cristo che ci aiuta a vincere i nostri peccati e a vivere in conformità con la verità. Pertanto questa divisione deve essere affrontata e ricomposta. Non le sembra?

MJM: Assolutamente sì. E ovviamente, a tutti noi laici che guardiamo al futuro con fede, sembra che questo sia il vostro compito, il vostro dovere di fronte a Dio.

Cardinal Burke: Difatti, alcune persone mi hanno chiesto: “Ma perché avete pubblicato questi dubia? È il papa. Vi sarebbe dovuto bastare”. Ma no, non è sufficiente perché ovunque io vada – e ultimamente sto viaggiando molto – la gente mi dice: “Ma che succede a voi cardinali? Ci sono delle questioni molto serie che rimangono aperte e rimanete in silenzio. Non dite nulla”. E ha ragione. Se rimanessimo in silenzio indurremmo davvero i fedeli a credere che tutto vada bene. Ma non va bene per niente.

MJM: Recentemente la situazione ha raggiunto una tensione tale che si è prospettata persino la possibilità che Lei possa perdere il Suo rango cardinalizio. Crede che si possa arrivare a questo?

Cardinal Burke: Non ci penso nemmeno. Voglio dire: certo, è possibile. Nella storia della Chiesa è già successo che un cardinale abbia perso il suo titolo. Ma adesso non ci penso, perché so qual è il mio dovere e non posso farmi distrarre da questo tipo di pensieri, non posso preoccuparmi se mi si perseguiterà in qualche modo per via del fatto che difendo la verità. Una persona mi ha chiesto: “Non ha paura di insistere su questi temi?”. E io ho risposto che ciò di cui ho paura è di comparire di fronte a Nostro Signore, il Giorno del Giudizio, e di doverGli dire: “No, non Ti ho difeso quando Ti attaccavano, quando la verità che Tu hai insegnato veniva tradita”. Pertanto, non ci penso affatto.

MJM: Ebbene, Eminenza, io prego affinché quanto Lei ha appena espresso diventi un atteggiamento contagioso nella vita della Chiesa e ai suoi più alti livelli. Ma Lei sa di godere di un supporto notevole. Difatti, esprimendo il loro appoggio a Lei e agli altri tre cardinali, poche settimane fa un certo numero di pastori, accademici e professori di alto profilo, tanto qui come in Europa, hanno firmato una lettera di sostegno in cui sottolineavano il fatto che, come risultato della confusione generale e della disunione provocata dalla promulgazione dell’AL, la Chiesa universale sta entrando ormai in un “momento gravemente critico della sua storia” che, a loro avviso, presenta delle somiglianze allarmanti con la grande crisi ariana del quarto secolo. Sono curioso di sapere se Lei è d’accordo. Pensa che questa situazione è di una tale gravità da poter diventare qualcosa di paragonabile alla crisi ariana?

Cardinal Burke: Ebbene sì, e sarà tanto più probabile quanto più a lungo continuerà a diffondersi la confusione su verità fondamentali della fede. Nel caso della crisi ariana, la questione girava intorno alle due nature nell’unica persona di Nostro Signore Gesù Cristo. Ma anche in questo caso abbiamo a che fare con una verità fondamentale, in realtà con due verità fondamentali: quella della natura del Santo Matrimonio e quella relativa alla Santa Eucaristia. E se questa confusione non cesserà di esistere ci troveremo in una situazione in cui all’interno della Chiesa una gran quantità di persone non crederanno più nella fede cattolica, come poté verificare per esempio Sant’Ambrogio quando divenne vescovo di Milano. Per cui lei vedrà che si tratta di una questione molto seria, e non penso che la gente esageri quando fa questo paragone (quello con l’arianesimo). Non lo penso affatto.

MJM: Nella sua lettera di sostegno ai quattro cardinali, il Vescovo Athanasius Schneider – che su questo punto sembra essere il suo copilota, per così dire, appoggiandoLa grazie a Dio – parla di una “reazione intollerante ai vostri dubia” e fa notare che i quattro cardinali sono stati castigati come se fossero “irragionevoli, ingenui, scismatici, eretici e persino comparabili agli eretici ariani”. Ciò La avrà ovviamente ferita a livello personale, Eminenza. Ma cos’è andato storto nella Chiesa tanto da far sì che una semplice richiesta di chiarezza su un tema di morale e dottrina susciti una reazione così viscerale da parte dei membri della gerarchia?

Cardinal Burke: Le dirò cos’è che è andato storto secondo me: un modo di pensare alquanto mondano è penetrato nella vita della Chiesa. La Chiesa si è divisa in partiti politici invece di perseguire l’unità di tutti i cattolici in Cristo. E questo modo di pensare mondano induce certe persone a sfogarsi in questo tipo di attacchi ad hominem sregolati e ridicoli. I dubia sono stati formulati in modo estremamente rispettoso; sono delle domande assai sincere e meritano delle risposte sincere. In queste reazioni esagerate io vedo un segno del fatto che le persone che non vogliono rispondere correttamente ai nostri dubia si rendano conto in realtà di non trovarsi su un terreno solido. Non possono rispondere correttamente ai dubia e così cercano di screditare la persona che ha sollevato queste questioni. Si tratta di una reazione umana molto vecchia ma mondana e secolare. Non deve aver posto nella Chiesa.

MJM: E quindi cosa succederà, Sua Eminenza? Se Papa Francesco rifiuterà di rispondere ai vostri dubia, quale sarà il prossimo passo da farsi? Lei ha menzionato la possibilità di far loro assumere lo status di una correzione formale. Ma cosa implica ciò esattamente?

Cardinal Burke: Non sarebbe qualcosa di molto differente dai dubia. In altre parole, la verità che sembra essere messa in questione dall’AL verrebbe semplicemente riaffermata sulla linea di quanto la Chiesa ha sempre insegnato, praticato e annunciato nel suo insegnamento ufficiale. E in questo modo tali errori sarebbero corretti. Le sembra chiaro?

MJM: Assolutamente sì. Vado un po’ fuori tema, ma quando mi trovavo a Roma per riportare notizie sul Sinodo lo scorso anno, ho notato che emergeva costantemente un tema: l’idea dell’accompagnamento, la ‘Chiesa dell’accompagnamento’, come se la Santa Madre Chiesa non avesse saputo accompagnare i peccatori in passato. Ciò mi ha generato confusione, ma le cose sembrano essersi spinte oltre: il Cardinal Peter Turkson, per esempio, ci ha garantito durante la conferenza stampa vaticana che nel prossimo Sinodo questa ‘Chiesa dell’accompagnamento’ affronterà le cosiddette ‘unioni gay’. Lei prevede dei cambiamenti anche nel modo in cui questo pontificato ‘accompagna’ le persone implicate in unioni omosessuali? È possibile che il prossimo anno, di questi tempi, potremmo star qui discutendo di dubia su un’esortazione post-sinodale che sembrerà approvare la condotta omosessuale?

Cardinal Burke: Questo concetto di accompagnamento non ha certamente alcun significato teologico o dottrinale. E sicuramente non giustifica il fatto che vengano messe in questione le verità morali, specialmente per quanto riguarda azioni che sono sempre e comunque cattive. E se l’accompagnamento viene compreso in tal modo, Lei ha ragione: ciò potrebbe portarci a ogni tipo di dibattiti estremamente pericolosi che indurrebbero alla confusione più totale. Ma penso che questo falso concetto di accompagnamento, avendo già manifestato i suoi effetti dannosi nel contesto del dibattito su quanti si trovano in unioni matrimoniali irregolari, ci porterà o a chiarire ulteriormente cosa vuol dire esattamente accompagnamento o ad abbandonare definitivamente questa nozione. Tutto ciò ha le sue radici nel rapporto tra fede e cultura. Siamo chiamati dalla nostra fede a confrontarci con la cultura, ma quel che dobbiamo fare è confrontarci con la cultura alla luce delle verità della fede e fare in modo che si trasformi, ossia che si conformi sempre di più alla verità che Dio ha inscritto nella natura stessa e in particolare nel cuore dell’uomo. Ma se il concetto di confronto con la cultura non è illuminato teologicamente e non viene compreso correttamente, comincia a sembrare che la Chiesa stia correndo sempre di più dietro la cultura. In altre parole, che stia cercando di imitarla. Ora, se la cultura fosse perfettamente cristiana, ciò non sarebbe corretto ma la fede non sarebbe pregiudicata. Ma viviamo in una cultura che è nemica della vita, della famiglia, della religione: pertanto, dare l’impressione che la Chiesa appoggi una tale cultura è semplicemente una follia.

MJM: Sì, sembra proprio così. Voglio dire, il Santo Padre ha ammonito i sacerdoti invitandoli a non trasformare il confessionale in una “sala delle torture”; eppure sembrerebbe che la cultura – che è attualmente così Cristofoba, se così si può dire – non abbia mai avuto più bisogno di ascoltare la voce della Madre Chiesa in un modo correttivo rispetto a quanto non ne ha bisogno oggi… forse non di accompagnamento, ma quel che voglio dire è: l’atto di cercare di correggere e aiutare il peccatore non è forse il miglior modo di accompagnarlo?

Cardinal Burke: È proprio così! Tutto ciò con estrema carità. Non ci avviciniamo alla gente puntandole il dito contro, gridandole o agendo in modo isterico. La nostra fede ci rende sereni, ma allo stesso tempo ci rende anche fermi e retti. Per questo ci confrontiamo con la cultura con la verità della legge morale e con la verità che Cristo Stesso insegna. E in realtà ciò è proprio quanto la cultura desidera realmente. La cultura non può avere alcun rispetto nei confronti di una Chiesa che affermi: “Ma sì, va tutto bene” e che la appoggi. Questa cultura si aspetta di essere affrontata dalla Chiesa con delle sfide. Spesso mi sento di utilizzare il paragone della relazione che esiste tra genitori e figli. Quando i figli si comportano male, hanno bisogni di essere corretti e guidati. Se i genitori non fanno altro che viziarli e dire: “Ma sì, siete proprio bravi, va tutto bene”, i figli crescono in un modo estremamente disordinato e sviluppano gravi problemi. E per questo motivo non rispettano più i loro genitori.

MJM [ridacchiando]: Eminenza, Le posso dire che sono padre di sette figli e che non li ‘accompagno’ molto. Voglio loro bene e li correggo quando è necessario, ma ‘accompagnarli’? Cosa significa?

Cardinal Burke: Esatto. Anche come insegnante ho spesso corretto studenti che mi hanno gridato: “La odio”. Vede, ho conosciuto genitori che mi hanno raccontato che i loro figli sbattono la porta gridando: “Vi odio”. Ma alla fin fine io penso che i giovani siano grati delle correzioni che ricevono. La gratitudine può non essere un fatto immediato, ma la cosa importante è che abbiamo di fronte a noi l’eternità, il bene eterno dei nostri figli e anche il destino eterno della cultura, e pertanto possiamo attuare di conseguenza.

MJM: Giusto. Sa, Eminenza, nell’ultimo decennio i cattolici ne hanno passate tante: dai vari scandali sacerdotali all’abdicazione di Papa Benedetto e ora a questo pontificato ben poco convenzionale di Papa Francesco. E adesso anche questo evento. So che abbiamo ancora poco tempo a disposizione, ma vorrei chiederLe: qual è il consiglio che Si sente di dare ai fedeli laici cattolici nel caso in cui Papa Francesco continui ad astenersi dal dare una risposta ai vostri dubia?

Cardinal Burke: Il mio consiglio è questo, ed è ispirato dalla verità, dalla realtà del fatto che Cristo è vivo per noi nella Chiesa, nell’insegnamento di quest’ultima, nei suoi sacramenti, nella sua vita di preghiera e di devozione e nella sua disciplina: continuate a rafforzarvi nella conoscenza della fede e nella conoscenza di Cristo che è vivo per noi all’interno della Chiesa. Studiate il Catechismo della Chiesa Cattolica e altre espressioni dell’insegnamento costante della Chiesa: per esempio, l’esortazione apostolica Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II. E poi continuate a approfondire la vostra partecipazione alla Sacra Liturgia, la vostra vita di preghiera in casa e la vostra vita devota. E allo stesso tempo, sforzatevi di conformare sempre di più le vostre vite alle verità della nostra fede, seguendo l’insegnamento morale della Chiesa e l’insegnamento della legge morale. Oggi, dopo la preghiera dopo la Comunione, abbiamo pregato, nella forma ordinaria, di diventare delle torce che diano il benvenuto a Cristo per mezzo delle nostre preghiere e della nostra testimonianza della Sua verità, ed è di questo che ci dobbiamo preoccupare. E se faremo questo ci sentiremo incoraggiati e non ci lasceremo abbattere da queste grandi difficoltà che stiamo patendo.

MJM: Eminenza, sono nato nel 1966, quindi sono sostanzialmente un figlio del Concilio Vaticano II, e mi sembra che tutta la mia vita sia stato un cammino di diminuzione graduale della Tradizione Sacra, che è stata rimpiazzata continuamente da novità. Mi riferisco alla Comunione data nelle mani o alle chierichette o all’annullamento facile di matrimoni e via dicendo. Papa Francesco si definisce una persona che agisce in fedele accordo col vero spirito del Secondo Concilio Vaticano Ecumenico. E mi chiedo: Lei non nutre la preoccupazione che quanto stiamo osservando attualmente sia di fatto il seguito di una sorta di continuità con quello spirito del Vaticano II che ha a che vedere più con un nuovo orientamento generale della Chiesa che con Francesco in particolare?

Cardinal Burke: È una preoccupazione legittima. E ogni volta che odo quell’espressione – lo ‘spirito del Vaticano II’ – mi allarmo immediatamente, perché è fuori di dubbio, è stato dimostrato ed è più che dimostrabile che quanto è successo all’interno della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II, ciò che ha invocato il Concilio Vaticano II stesso per giustificarsi, non aveva nulla a che fare con quanto i padri conciliari hanno insegnato. Lo abbiamo visto nella devastazione della Sacra Liturgia e in altri ambiti. Pertanto ritengo che quel che dobbiamo fare è ritornare all’insegnamento costante della Chiesa così com’è espresso non solo nel Concilio Vaticano II ma in tutti i concili ecumenici e in tutti gli insegnamenti autentici della Chiesa nel corso dei secoli. Solo quando i cattolici saranno ben ferrati negli insegnamenti della fede saranno pronti a dare quella testimonianza di cui oggi c’è bisogno e ad essere membri forti della Chiesa, a mantenere la Chiesa forte. Patiamo ormai da decenni di catechesi povere o dell’assenza totale di catechesi, e stiamo pagando dazio per questo. Ma possediamo gli strumenti per affrontare questa situazione e dobbiamo utilizzarli. E oggi scorgo molti segni di persone che vogliono conoscere realmente la loro fede a approfondire la sua conoscenza. Queste persone vogliono che la Sacra Liturgia sia realmente quello che dev’essere: un incontro col Cielo in tutta la sua bellezza. Queste persone hanno anche un grande interesse nell’imparare come condurre una vita morale e buona.

MJM: Un’ultima domanda, Eminenza, se vuole essere così cortese da dirmi una cosa che mi sarebbe di grande aiuto. Siamo membri della stampa cattolica, e molti di noi sostengono Lei e gli altri tre cardinali. Ma vogliamo anche essere parte della soluzione. Non vogliamo essere parte del problema. Cosa desidera da parte nostra durante lo sviluppo della vicenda connessa ai dubia? C’è qualcosa che Lei preferirebbe che non dicessimo? In altre parole: qual è il modo più efficace di aiutarLa nella posizione in cui si trova?

Cardinal Burke: Penso che la cosa migliore che potete fare per aiutarmi – e un gran numero di voi l’ha già fatto – è semplicemente riportare la verità, ma in modo sereno, per mantenere il rispetto assoluto per la Chiesa in tutti i suoi aspetti, incluso il ministero petrino, che è essenziale nella vita della Chiesa. Ma allo stesso tempo dire la verità chiaramente e in modo caritatevole. Se lo farete, così come molti di voi hanno già fatto, ciò sarà di grande aiuto. Non dobbiamo contribuire alla divisione assumendo atteggiamenti aggressivi e sboccati, che contribuirebbero solo a dividere la gente e a far sì che quanti non comprendono cosa stia succedendo si sentano scandalizzati. Questo è quel che vogliamo evitare. Ma penso che se esprimete le verità della nostra fede in modo sereno e caritatevole, ciò aiuterà tutti, compresi quanti ancora non comprendono la portata della difficoltà che stiamo affrontando.

MJM: Eminenza, La ringrazio di cuore per aver dedicato il Suo tempo a rispondere a queste domande. Penso che sappia molto bene che noi tutti preghiamo per Lei e che Le siamo profondamente grati per la posizione che ha preso. E se c’è qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, che possiamo fare per aiutarLa, La preghiamo di farcelo sapere. E non dubiti del nostro sostegno e delle nostre preghiere mentre continuerà ad agire.

Cardinal Burke: Grazie. Continuate a pregare per me: ve ne sono veramente grato. E sono stato molto contento di parlare con Lei oggi.

 [Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]
 

sabato 31 dicembre 2016

Cambiata la Messa, possono ben cambiare tutto il resto. - Editoriale di "Radicati nella fede", Gennaio 2017.



Pubblichiamo l'editoriale di Gennaio 2017

DI COSA VI STUPITE? 
HANNO CAMBIATO PRIMA LA MESSA.


DI COSA VI STUPITE? 
HANNO CAMBIATO PRIMA LA MESSA.
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 1 - Gennaio 2017

  Iniziamo un nuovo anno, come sempre carico di attese.
  Insieme ad attese è però anche carico di timori, visto il mare incostante di confusione dentro il quale siamo ormai immersi.

  Confusione perché quasi più nulla è stabile nel mondo e, ed è infinitamente peggio per noi, nella Chiesa.

  Un tempo la confusione del mondo si infrangeva difronte alla stabilità, rocciosa, della Chiesa di Dio. E gli uomini, che per costruire hanno bisogno di una roccia sicura, dentro la Chiesa ritrovavano quella compostezza stabile che dava loro la sicurezza necessaria per affrontare la lotta nel tempo.

  I tempi possono essere insicuri e confusi; le anime possono attraversare momenti di incertezza nella lotta che dentro di loro passa tra grazia e peccato; ma la Chiesa no! La Chiesa che ti parla di Dio e che ti dà Dio, deve essere la Madre che nel turbine del tempo sta ferma, porto sicuro nel travaglio della vita.

  E che ne sarà delle anime impegnate nella lotta dentro il tempo, se non avranno più questo porto sicuro? Che ne sarà di loro se, per fuggire dalla confusione del peccato, troveranno una Chiesa perennemente in cantiere, impegnata a cambiare e modificare continuamente tutto dentro una irrequieta ansia di novità?
  Una casa in cantiere non è una dimora abitabile, non è vivibile: le anime ci passano per un po', se ne partono e non vi ritornano più.

  È proprio quello che si vive nella Chiesa di oggi: morale fluttuante, disciplina incerta, amministrazione dei sacramenti pasticciata, liturgia raffazzonata, autorità assente... una vita ecclesiale piena di “dipende”, “bisogna vedere”, “occorre adattarsi”, “va interpretato”, “non bisogna esagerare”, ecc... non c'è che dire, il contrario di una casa piena di composta pace in Dio.

  Molti se ne stanno accorgendo che questa situazione non è normale, non è cattolica!
  Molti se ne stanno accorgendo; incominciano a dirlo, con il rischio però di non andare fino in fondo.

  Fanno tenerezza tutti quei “conservatori devoti” che si sono allarmati per la confusione del dopo Amoris Laetitia, delle incertezze intorno alla disciplina del matrimonio cristiano, ma non si stupirono prima della Messa nuova.

  Fanno tenerezza, e anche un po' rabbia, tutti quelli che vorrebbero un ritorno della Chiesa alla sua nobile stabilità, ma non hanno mai affrontato compiutamente il problema della riforma liturgica.

  Sì, questi conservatori devoti fanno tenerezza e rabbia insieme perché, non arrivando al dunque nel loro grido di allarme, contribuiscono alla fine ad alimentare la confusione che già abbonda nella Chiesa.
  Ci viene da dire loro, con cuore,: “Ma di cosa vi stupite, se hanno prima cambiato la Messa?”

  Quale confusa rivoluzione sarà impossibile nella Chiesa, da parte di coloro che non ebbero scrupolo a rivoluzionare la Messa?
  Quale aspetto della vita cristiana potrà restare fermo, se non è rimasta tale la Messa di Cristo e della Chiesa?

  Lungo i secoli si introdussero di tanto in tanto delle aggiunte al rito della Messa cattolica, certo! Il testo dell’offertorio è ad esempio medievale, il gloria non fu agli inizi... ma tutti i “cambiamenti” non cambiavano nulla: semplicemente chiarivano la Messa che c'era già, la liberavano da possibili ambiguità di interpretazioni del tempo, ne approfondivano la coscienza nel celebrante e nei fedeli.

  In una parola, le aggiunte non aggiungevano nulla nella sostanza, e i lievi cambiamenti non cambiavano nulla.

  Non così con l'ultima riforma post-conciliare: ha operato una rivoluzione che ha modificato le coscienze. Chi la accetta, deve poi accettare che la vita della Chiesa si concepisca al di là della Rivelazione, in un perenne cambiamento senza fine e limiti. La Rivoluzione è progressiva, è solo questione di tempo.

  Non scandalizzatevi della confusione, preoccupatevi della Messa!

  All'inizio di un nuovo anno ribadiamo la nostra fedeltà alla roccia della Messa di sempre, unica pace per ogni fedele.
  Sì, alla Messa di sempre, che non fu mai cambiata né rivoluzionata, ma esplicitata e purificata dalle aggiunte estranee. Sì, alla Messa di sempre, anche se l'ultima generazione di liturgisti ride di questo termine. Ridono per non affrontare il problema, per non studiarlo fino in fondo, per non uscire dalla “corte” degli esperti che contribuiscono alla menzogna, quella di una Chiesa che può fare ciò che vuole di ciò che ha di più prezioso da Cristo, “Fate questo in memoria di me”.

  Unica pace la Messa di sempre; unica pace per ogni fedele che voglia davvero essere di Cristo.

domenica 25 dicembre 2016

Buon Natale!

 
"secol si rinnova;
torna giustizia e primo tempo umano,
e progenie scende da ciel nova"
(Purg. XXII)
 

 

mercoledì 21 dicembre 2016

"erat lux vera, quæ illuminat omnem hominem"


San Bonaventura e i prodigi della notte di Natale

 

San Bonaventura è una delle figure più alte della Chiesa nell’epoca medioevale.

Nato nel 1217 a Bagnoregio (VT), entrò nel 1243 nell’ordine francescano, per conto del quale insegnò come maestro di teologia all’Università di Parigi. Nel 1257 il capitolo generale dei frati minori, riunito a Roma, lo elesse ministro generale, e come tale nel 1260 fu uno degli artefici delle prime costituzioni generali dell’ordine. Nel 1273 venne nominato cardinale e vescovo di Albano da Papa Gregorio X, che lo fece partecipare al Concilio ecumenico di Lione; ma proprio alla fine del Concilio, nel 1274, Bonaventura morì.

Canonizzato nel 1492, nel 1588 fu proclamato Dottore della Chiesa, e ricevette il titolo di Doctor Seraphicus per la luminosità della sua dottrina e per l’ardore del suo insegnamento. Oltre a scrivere numerose opere, il santo predicò celebri sermoni, fra i quali il Sermone XXI De nativitate Domini, pronunciato nella chiesa di Santa Maria della Porziuncola, che illustrava alcuni fatti miracolosi accaduti nel momento del Santo Natale.

Ne presentiamo qui sotto una traduzione dal testo originale latino.

«Questi, secondo diverse testimonianze, sono i miracoli manifestatisi al popolo peccatore il giorno della Natività di Cristo.

Primo – Una stella splendente apparve nel cielo verso Oriente, e dentro di essa si vedeva la figura di un bellissimo bambino sul cui capo rifulgeva una croce, per manifestare la nascita di Colui che veniva a illuminare il mondo con la sua dottrina, la sua vita e la sua morte.

Secondo – In Roma, a mezzo giorno, apparve sopra il Campidoglio un cerchio dorato attorno al sole – che fu visto dall’Imperatore e dalla Sibilla raffigurante al centro una Vergine bellissima che portava un Bambino, volendo così rivelare che Colui che stava nascendo era il Re del mondo che si manifestava come lo «splendore della gloria del Padre e la figura della sua stessa sostanza» (Ebrei 1,3).

Vedendo questo segnale, il prudente Imperatore (Augusto) offrì incenso al Bambino, e da allora rifiutò di essere chiamato dio.

Terzo – In Roma venne distrutto il “tempio della Pace”, sul quale, quando era stato costruito, i demoni si domandavano per quanto tempo sarebbe durato. Il vaticinio fu: «fino al momento in cui una vergine concepirà». Questo segnale rivelò che stava nascendo Colui che avrebbe distrutto gli edifici e le opere della vanità.

Quarto – Una fonte di olio di oliva sgorgò improvvisamente a Roma e fluì abbondantemente, per molto tempo, fino al Tevere, per dimostrare che stava nascendo la Fonte della pietà e della misericordia.

Quinto – Nella notte della Natività, le vigne di Engadda, che producevano balsamo e aromi, si coprirono di foglie e produssero nettare, per significare che stava nascendo Colui che avrebbe fatto fiorire, rinnovare, fruttificare spiritualmente e attirare con il suo profumo il mondo intero.

Sesto – Circa trentamila ribelli furono uccisi per ordine dell’Imperatore, per manifestare la nascita di Colui che avrebbe conquistato alla sua Fede il mondo intero e avrebbe precipitato i ribelli nell’inferno.

Settimo – Tutti i sodomiti, uomini e donne, morirono su tutta la terra, secondo quanto ricordò San Gerolamo commentando il salmo:«È nata una luce per il giusto», per evidenziare che Colui che stava nascendo veniva a riformare la natura e a promuovere la castità.

Ottavo – Nella Giudea un animale parlò, e lo stesso fecero anche due buoi, affinché si comprendesse che stava nascendo Colui che avrebbe trasformato gli uomini bestiali in esseri razionali.

Nono – Nel momento in cui la Vergine partorì, tutti gli idoli dell’Egitto caddero in frantumi, realizzando il segno che il profeta Geremia aveva dato agli egiziani quando viveva tra loro, affinché si intendesse che stava nascendo Colui che era il vero Dio, l’unico che doveva essere adorato assieme al Padre e allo Spirito Santo.

Decimo – Nel momento in cui nacque il Bambino Gesù, e venne deposto nella mangiatoia, un bue e un asino si inginocchiarono e, come se fossero dotati di ragione, Lo adorarono, affinché si capisse che era nato Colui che chiamava al suo culto i giudei e i pagani.

Undicesimo -–Tutto il mondo godette della pace e si trovò nell’ordine, affinché fosse palese che stava nascendo Colui che avrebbe amato e promosso la pace universale e impresso il sigillo sui propri eletti per sempre.

Dodicesimo – In Oriente apparvero tre stelle che in breve si trasformarono in un unico astro, affinché fosse a tutti manifesto che stava per essere rivelata l’unità e trinità di Dio, e anche che la Divinità, l’Anima e il Corpo si sarebbero congiunti in una sola Persona.

Per tutti questi motivi la nostra anima deve benedire Dio e venerarlo, per averci liberato e per avere manifestato la sua maestà, con così grandi miracoli, a noi poveri peccatori».

 

San Bonaventura: I prodigi della notte di Natale was last modified: dicembre 23rd, 2014 by redazione

tratto da: http://www.corrispondenzaromana.it/san-bonaventura-i-prodigi-della-notte-di-natale/

 

domenica 11 dicembre 2016

errata corrige in Amoris laetitia

AMORIS CONFUSIO. DUE GRANDI STUDIOSI LAICI CHIEDONO AL PAPA DI RINNEGARE OTTO ERRORI.


Marco Tosatti
Dopo i cinque “Dubia”, adesso arrivano gli otto “Errori” . Altri due illustri studiosi cattolici hanno chiesto al Pontefice di esprimersi, e bloccare quello che definiscono un “abuso” dell’Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica emanata dopo i due Sinodi sulla famiglia. E’ un’ulteriore presa di posizione di personalità di riguardo del mondo cattolico, dopo la Supplica Filiale, la lettera di decine di teologi, sacerdoti e vescovi, la richiesta di chiarire i “Dubia” avanzata dai quattro cardinali e la recente lettera di venti esponenti cattolici.
E’ evidente, con buona pace dei superzelanti chiusi a riccio intorno al Pontefice, che il problema dell’Amoris Laetitia non è liquidabile con qualche definizione di rigidità, o di conservatorismo farisaico; ma è una questione che lacera coscienza e logica di molti fedeli cattolici senza etichette particolari.
In una lettera indirizzata al Pontefice e “a tutti i vescovi in comunione con lui, e al resto dei fedeli cristiani”, John Finnis e Germain Grisez (nella foto) lamentano che la cattiva interpretazione popolare di Amoris Laetitia è usata “per appoggiare errori contro la fede cattolica”.
Così chiedono al Pontefice di ripudiare questi errori, e chiedono a “tuti i vescovi di unirsi a questa richiesta e di emanare le loro proprie condanne di queste posizioni erronee che identifichiamo”.
La lettera è stata pubblicata dal sito “First Things”.
Ecco la lista degli otto errori:
  • Che i preti possano assolvere dal peccato anche quando non c’è intenzione di correggersi
  • Che le persone possano essere troppo deboli per obbedire ai comandi di Dio
  • Che non c’è una legge morale a cui non possano esserci eccezioni
  • Che le leggi morali sono ideali, e non è realistico attendersi che vengano adempiute
  • Che in alcune circostanze è meglio violare una legge morale
  • Che l’attività sessuale è sbagliata solo se uno è sfruttato o ferito
  • Che un matrimonio valido può essere sciolto
  • Che non ci sia nessuno condannato all’Inferno
Finnis è un professore emerito di filosofia a Oxford. Grisez un teologo morale che ha insegnato per molti anni a St. Mary. Entrambi sono fra i più stimati pensatori cattolici.

sabato 10 dicembre 2016

i cardinali neri e la fedeltà a Cristo


La grandezza non negoziabile  
del matrimonio cristiano

Riportiamo il testo della conferenza tenuta il 5 dicembre 2016 a Roma, presso la Fondazione Lepanto, da mons. Atanasio Schneider.
Quando Nostro Signore Gesù Cristo ha predicato le verità eterne due mila anni fa, la cultura o lo spirito regnante di quel tempo Gli erano radicalmente contrari. In concreto lo erano il sincretismo religioso, lo gnosticismo delle élite intellettuali e il permissivismo morale delle masse, specialmente riguardo all’istituto del matrimonio. “Egli era nel mondo, eppure il mondo non lo riconobbe” (Giov. 1, 10).
La gran parte del popolo d’Israele, ed in particolare i sommi sacerdoti, gli scribi e i farisei hanno rigettato il Magistero della rivelazione Divina di Cristo e persino la proclamazione dell’assoluta indissolubilità del matrimonio: “Venne fra la Sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Giov. 1, 11). L’intera missione del Figlio di Dio sulla terra consisteva nel rivelare la verità: “Per questo sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità” (Giov. 18, 37).