giovedì 27 gennaio 2011

Chi è, allora, che disobbedisce al Concilio ?

Pubblichiamo il testo di una conferenza tenuta dal compianto Michael Davies (1936-2004), nel 1982, a Londra, e riproposta nel numero di novembre 2010 della rivista della Latin Mass Society (Londra): Mass of Ages.
Michael Davies, insegnante inglese convertitosi al Cattolicesimo, fin da dopo la fine del Concilio Vaticano II si è distinto per la difesa della Tradizione liturgica e dottrinale della Santa Chiesa. È stato Presidente della Federazione Internazionale Una Voce dal 1995 al 2003 ed ha sviluppato una intensa attività apologetica con un gran numero di libri, di articoli e di conferenze.
La conferenza che qui presentiamo riassume una tematica che, a quasi 30 anni di distanza, conserva tutta la sua attualità. La traduzione in italiano è di un vecchio amico di Michael Davies, il Dott. Mario Seno, uno dei fondatori di Una Voce Italia che ha condotto per anni la buona battaglia per la salvaguardia della Liturgia Tradizionale.
La rivista Mass of Ages ha presentato così la pubblicazione della conferenza:
Non c’era da aspettarsi che Papa Benedetto avrebbe menzionato le “guerre di liturgia” durante la sua visita (del settembre 2010 in Gran Bretagna, ndr.).
In una famosa conferenza dei Cattolici Tradizionali al Porchester Hall di Londra nel 1982 si protestò energicamente contro la riluttanza dei membri della gerarchia “ad aprire generosamente i cuori e far posto per ogni cosa che la Fede stessa ammette” (Papa Benedetto XVI).
Questa riluttanza esiste ancora perfino dopo la pubblicazione del “Summorum Pontificum”.
Michael Davies (1936-2004) fece il seguente discorso in quella conferenza, che è ancora oggi d’attualità.


Cattolici leali e tuttavia emarginati


Vorrei rivolgere le mie osservazioni ai membri della Commissione Cattolica per la Giustizia Razziale e al suo Presidente, il vescovo ausiliare di Birmingham. Si può avere la commissione giusta e l’ausiliare sbagliato, o la commissione sbagliata e l’ausiliare giusto o entrambi possono essere sbagliati o, con un po’ di fortuna, entrambi possono essere giusti. Abbiamo così tante commissioni e così tanti vescovi ausiliari che la burocrazia della Chiesa cattolica deve essere l’unica industria in espansione nello stato britannico.

Rivolgo le mie osservazioni alla Commissione a proposito della sua dichiarazione che il Rastafarianismo è un’esperienza religiosa valida e che ai suoi fedeli dovrebbe essere dato accesso alle sedi cattoliche per adorare l’imperatore Hailè Selassiè e il defunto Duca di Gloucester, benché si sottintenda che il culto di quest’ultimo è limitato al grado di dulìa (onore o devozione dovuti propriamente ai santi).

Devo ammettere che la raccomandazione della Commissione mi ha causato l’inarcamento di un sopracciglio, probabilmente perché sono considerato un cattolico pre-conciliare. Io non sono aggiornato, riciclato, all’avanguardia, orientato alla collettività o con la mentalità ecumenica.

È naturalmente un po’ impertinente essere un cattolico pre-conciliare oggi. Benché ci fosse un tempo in cui alcuni cattolici pre-conciliari erano considerati piuttosto rispettabili : S. Pietro, S. Atanasio, S. Tommaso d’Aquino, S. John Fisher, S. Thomas More, S. Richard Gwyn, S. Teresa d’Avila, S. Bernadette, S. Pio X.

Dove sono i loro omologhi nella Chiesa post-conciliare ?

Come cattolico pre-conciliare avevo immaginato che Nostro Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio Incarnato, avesse fondato una Chiesa e solo una Chiesa, e avesse dato alla Sua Chiesa e soltanto alla Sua Chiesa, il mandato di predicare il Vangelo, di amministrare i Sacramenti e di offrire adorazione pubblica nel Suo nome. Avevo anche immaginato che fosse totalmente incompatibile con l’unicità e con il mandato divino della Chiesa, permettere a chiunque sia al di fuori della sua visibile unità di usare le sue sedi per l’adorazione dei propri culti erronei.

Ciò si applicherebbe anche ai cristiani non cattolici, la cui adorazione è almeno centrata sul vero Dio e sul Suo divino Figlio. Non avrei mai creduto che avremmo offerto le nostre sedi agli adepti di un culto grottesco, a una falsa religione se mai ce ne fu. Mi chiedo cosa hanno provato quelle devote famiglie cattoliche delle Indie Occidentali con i cuori infranti, poiché i loro figli sono stati circuiti e sono entrati in questa setta, quando sono venuti a conoscenza di quella dichiarazione.

Io spero che la Commissione Cattolica per la Giustizia Razziale e il suo Presidente episcopale siano gente in buona fede e siano perciò disposti a mettere una buona parola per un’altra minoranza incompresa, la cui esperienza religiosa è per loro - così spero – almeno altrettanto valida del Rastafarianismo, benché i suoi aderenti tendano a favorire la dolce fragranza dell’incenso piuttosto che l’odore della canapa indiana.

Parlo della Fede cattolica tradizionale e della Messa cattolica tradizionale del rito romano, la Messa nota a noi tutti come la Messa Tridentina. Non potrebbero il vescovo e la sua commissione trovare nei loro cuori la forza di ammettere che questa Messa costituisce “una valida esperienza religiosa” ?

Risalendo alle origini

Scrisse Padre Faber : “È la cosa più bella da questa parte del cielo. Proveniva dalla grande mente della Chiesa e ci innalzava oltre la terra e oltre noi stessi, avvolgendoci in una nube di mistica dolcezza, e le sublimità di una liturgia più che angelica ci purificavano e ci incantavano con fascino celestiale così che i nostri sensi medesimi sembravano trovare visione, ascolto, fragranza, gusto e tatto più di quanto si possa percepire.”

Quanti di noi possono testimoniarlo per esperienza propria !

Il termine “Messa tridentina” è, naturalmente, una denominazione impropria. Padre Adrian Fortescue, il più grande storico liturgico d’Inghilterra, scrisse: “La nostra Messa risale senza cambiamenti essenziali all’epoca quando Cesare governava il mondo e pensava di poter sradicare la Fede di Cristo e i nostri padri si riunivano prima dell’alba e cantavano un inno a Cristo come Dio… non c’è nella Cristianità un rito così venerabile come il nostro”.

Ma oggi quel rito venerabile è meno accettabile nelle sedi della Chiesa cattolica dell’adorazione dell’imperatore Hailè Selassiè.

S. Pio V non ha certamente inventato un nuovo rito della Messa. Si accontentò di codificare il messale romano vigente e di estenderne l’uso in tutte le diocesi di rito romano come baluardo contro l’eresia protestante. Le sue preghiere e i suoi rituali resero esplicite le dottrine del Sacrificio e della Presenza Reale secondo il principio lex orandi, lex credendi. La legge della preghiera è la legge della fede.

I laici cattolici hanno il diritto di rendere note le loro esigenze spirituali ai loro pastori, soprattutto al loro Supremo Pastore, il Santo Padre stesso. Certamente noi siamo autorizzati a dirgli che desideriamo esprimere la nostra fede con il rito della Messa che ha sorretto innumerevoli milioni di cattolici attraverso le nazioni e i secoli. Questa era la forma della Messa che i preti martiri d’Inghilterra e del Galles celebravano in segreto, spesso a costo delle loro vite. Era la forma della Messa che S. Francesco Saverio portò nelle Indie, che i missionari martiri del Canada portarono agli indiani a prezzo di sofferenze troppo terribili da descrivere.

È “la perla di grande valore” della Chiesa che avrebbe dovuto essere più inviolabile e più sacrosanta di qualsiasi altra cosa essa stessa possedesse. Se fosse stato proposto di distruggere la cattedrale di Chartres o la Basilica di San Pietro per rimpiazzarle con mostruosità in calcestruzzo più in linea con la “mentalità dell’uomo moderno”, non è difficile immaginare il moto di ribellione e di protesta che avrebbe pervaso tutto il mondo. Ma distruggere la Messa di S. Pio V, in verità “la cosa più bella da questa parte del cielo”, è un atto di vandalismo liturgico di tale dimensione di fronte al quale la distruzione di tutte le cattedrali d’Europa apparirebbe di poca importanza.

Ma, ci dicono, “lo ha ordinato il Concilio Vaticano Secondo”. Davvero ?

Il Concilio decretò che nulla nella Messa dovesse essere cambiato, a meno che non lo richiedesse veramente e con certezza il bene della Chiesa.

Bene, prendete in mano il vostro messale romano, guardate i cambiamenti che sono stati fatti e trovatene uno che il bene della Chiesa abbia richiesto veramente e con certezza. Trovatene uno che ci abbia reso dei cattolici migliori e più spirituali. Trovatene uno che abbia contribuito all’unità della Chiesa.

Avrebbe dovuto andarsene il “Judica me” ? Lo stupendo doppio Confiteor era una causa di atrofia spirituale ? La genuflessione al “Et incarnatus” nel Credo nuoceva alla causa dell’ortodossia dottrinale ? Quelle sublimi preghiere dell’Offertorio causavano la perdita di milioni di praticanti ? L’Ultimo Vangelo alienava la gioventù ?

Chi allora disobbedisce al Concilio ?

Il Concilio stabilì che tutti i riti esistenti fossero preservati e incoraggiati con grande cura.

Padre Joseph Gelineau, uno dei commissari liturgici responsabili dell’invenzione e dell’imposizione del nuovo rito, affermava con orgoglio che il rito romano era stato distrutto. Noi preserviamo e incoraggiamo qualche cosa distruggendola ? Certamente no !

Chi allora disobbedisce al Concilio ?

Il latino doveva rimanere la norma nel rito romano : è stato così ? Naturalmente no.

Il canto gregoriano doveva essere la norma nelle Messe cantate : è così ?

Domani passate per la vostra parrocchia, poi andate a vedere la parrocchia vicina, poi la prossima e poi la seguente ancora e vedrete quando mai il canto gregoriano è la norma.

Chi è, allora, che disobbedisce al Concilio ?

Il Concilio stabilì che i fedeli dovessero essere in grado di recitare o cantare assieme in latino le parti della Messa di loro pertinenza. Noi possiamo farlo, come si verificava quando noi cantavamo il Credo; ma che succede ai bambini nelle nostre scuole di oggi ? Anche loro dovrebbero essere in grado di farlo. È un loro diritto: un diritto acquisito con la nascita, ma essi ne sono stati privati.

Cercate sui documenti conciliari più diligentemente che potete, non troverete una parola sulla Messa rivolta al popolo, la Comunione sulla mano, i ministri laici della Comunione, la rimozione del tabernacolo dall’altare maggiore.

La rivoluzione che ci è stata imposta non ha proprio nulla a che fare con le riforme moderate proposte dal Concilio.

Il cardinale Heenan testimoniò che Papa Giovanni XXIII e i Padri conciliari non avevano alcuna idea di quello che gli esperti, che avevano redatto le bozze dei documenti, stavano progettando. Un vescovo americano affermò che i Padri conciliari vi avrebbero riso in faccia, se aveste detto loro quale sarebbe stata la riforma effettiva il giorno in cui votarono la Costituzione sulla Liturgia. Un prelato italiano disse che se ne avesse avuta la possibilità, sarebbe andato davanti a un notaio per ritirare il suo voto per la Costituzione sulla Liturgia, certificando che gli era stato ottenuto con un tranello.

“Beneficio pastorale”

Si potrebbe argomentare – e di fatto si è argomentato – che anche se questo non è ciò di cui ha dato mandato il Concilio, è stato comunque di grande beneficio pastorale.

Lo è stato davvero ?

In Olanda e in Francia la presenza alla Messa è diminuita di oltre il 60%, in Italia del 50%, negli Stati Uniti del 30% e in Inghilterra e nel Galles del 20%.

“Voi non potete provare che ciò è connesso con la riforma”, ci dicono i nostri esperti liturgici. Ma supponiamo che la presenza alla Messa fosse aumentata di più del 20% dall’epoca del Concilio: avrebbero detto allora che non era connessa con la riforma ? Naturalmente no !

Questo, tra l’altro, è sintomatico del pessimo stato odierno della Chiesa cattolica in Inghilterra e nel Galles. Lo stesso Papa Paolo VI avvertì che la Chiesa attraversa una fase di autodistruzione.

Aveva ragione. La Chiesa cattolica in Inghilterra e nel Galles, che era fiorente prima del Concilio, è ora stagnante e moribonda. Constatatelo voi stessi esaminando le statistiche dell’assistenza alla Messa, dei battesimi, delle ordinazioni, delle conversioni.

I cattolici tradizionali non stanno rigettando un rinnovamento liturgico fruttuoso.

Non c’è rinnovamento di sorta in questo Paese. È una fantasia della burocrazia.

Il recente sondaggio sui vescovi in tutto il mondo condotto dal Vaticano pretende di rivelare che praticamente nessuno desidera la Messa tridentina. Ma quando The Universe (giornale inglese, ndr.) consultò i suoi lettori per scoprire i loro sentimenti, ricevette un responso da primato in cui la maggioranza schiacciante optò per la Messa tradizionale in latino. Sondaggi d’opinione indipendenti condotti in Germania e negli Stati Uniti indicavano che il 64% e il 46% rispettivamente dei cattolici vorrebbero assistere alla Messa tridentina. Il rilevamento del Vaticano ha più o meno la stessa credibilità dell’occultamento del Watergate.

Un amico anglicano mi scrisse recentemente riguardo ad una Messa di Prima Comunione, cui assistette con la sua famiglia su invito di alcuni vicini cattolici. Ciò che ebbe luogo apparve come una discoteca per piccini piuttosto che un atto di adorazione. Il prete della parrocchia invitò ognuno a ricevere la Comunione: cattolici e protestanti allo stesso modo. I miei amici pensarono che, per essere cortesi, anch’essi avrebbero dovuto ricevere la Comunione, ma il loro bambino rifiutò. “Voi chiamate questa una funzione religiosa ?” disse, “io non prendo la Comunione qui”.

Potrei citare centinaia di esempi di simili abusi, che mi sono stati segnalati.

Nella sua lettera “Dominicae Cenae” del 24 febbraio 1980 Papa Giovanni Paolo II ci chiese scusa per tutti gli scandali e gli sconvolgimenti che abbiamo dovuto sopportare nella liturgia. Noi lo ringraziamo per le sue scuse. Ammiriamo la sua umiltà nel farlo: nessun Papa ha mai sentito il bisogno di presentare simili scuse in tutta la storia della Chiesa.

Vorremmo ricordargli le parole del suo predecessore Papa Benedetto XV, il quale scrisse :

“I Romani Pontefici non solo non hanno mai ripudiato quei sacri riti, la cui antichità dovrebbe garantire rispetto, finché essi mantengono l’obbedienza dovuta alla Santa Sede nell’unità della fede; essi hanno anche desiderato di vedere questi riti riverentemente conservati ed eseguiti comunque conformemente alle legittime disposizioni della Sede Apostolica, alla quale – sia chiaro – ogni rito deve obbedienza come al Sovrano Magistero”.

Così sia.

Io non sono secondo a nessuno nella mia devozione alla Santa Sede e sono sicuro che non c’è mai stata una riunione di cattolici più leale di quella presente oggi in questa sala. È certamente un caso fortuito che noi siamo proprio il tipo di cattolici che al Santo Padre non sarà concesso di incontrare durante la sua visita in questo Paese.

Il Cardinale Hume ha affermato che noi possiamo essere devoti figli e devote figlie della Chiesa e tuttavia praticare la contraccezione.

L’Arcivescovo Worlock sostiene che, se abbandoniamo i nostri consorti legittimamente sposati ed entriamo in un matrimonio invalido, saremmo comunque benvenuti alle balaustre dell’altare per la Santa Comunione.

Il vescovo ausiliare di Birmingham dice che ai Rastafariani dovrebbe essere permesso di usare le sedi cattoliche.

Bene, oggi sto per chiedervi di presentare un’istanza per la parità con tali individui. Perché i soli cattolici tradizionali devono essere i paria della Chiesa ?

Io mi appello a tutti quelli di voi che amano il sacro rito, la cui antichità dovrebbe garantire rispetto - un’esperienza religiosa veramente valida, “la cosa più bella da questa parte del cielo” – per sostenere la risoluzione che io vorrei proporre: Santo Padre, per il nostro beneficio spirituale e il bene di Santa Madre Chiesa, noi Vi preghiamo di togliere ogni restrizione per la celebrazione della Messa Tridentina.