lunedì 9 dicembre 2013

ma che cosa avranno mai fatto, quei poveri frati? Petizione per chiedere la dimissioni di Padre Volpi

Un gruppo di associazioni e di siti cattolici ha iniziato una raccolta di firme per chiedere le dimissioni di Padre Fidenzio Volpi dal suo incarico di commissario dei Francescani dell’Immacolata. Tutti coloro che vogliono aderire a quest’appello possono farlo cliccando qui. Anche una Fides aderisce all'iniziativa.
 
 
Chiediamo le dimissioni di Padre Fidenzio Volpi dal suo incarico di commissario politico dei Francescani dell’Immacolata. Nello spazio di cinque mesi padre Volpi ha sfasciato l’istituto provocando caos e sofferenze al suo interno, scandalo tra i fedeli, critiche sulla stampa, disagio e perplessità nel mondo ecclesiastico. Poco importa sapere se padre Volpi sia l’artefice o l’esecutore del piano di distruzione. Quel che è certo è che se il piano non verrà fermato le conseguenze saranno disastrose ed è per evitare che a disastro si aggiunga disastro che padre Volpi deve essere dimesso.
Dopo il decreto di commissariamento, dello scorso 11 luglio, padre Volpi, con l’aiuto di un manipolo di scatenati subcommissari, tra i quali il padre Alfonso Bruno e il prof. Mario Castellano, ha iniziato ad abbattere la sua scure sull’istituto. Ha vietato la celebrazione della santa Messa e della liturgia delle ore nella forma straordinaria prevista dal Motu proprio Summorum pontificum; ha deposto l’intero governo generale dell’ordine, a cominciare dal fondatore padre Stefano Maria Manelli, che si trova agli arresti domiciliari senza conoscerne le ragioni; ha esautorato e trasferito uno dopo l’altro i più fedeli collaboratori di padre Manelli, tutte personalità di rilievo intellettuale e morale, attribuendo le loro cariche a Frati dissidenti, spesso incolti e privi di esperienza di governo; ha minacciato e punito i Frati che avevano rivolto una petizione alla Santa Sede e rifiutavano di ritrattarla; infine, con un diktat datato 8 dicembre 2013 ha chiuso il seminario, ha sospeso le ordinazioni sacerdotali e diaconali; ha colpito di interdetto le pubblicazioni dell’editrice Casa Mariana, proibendo di diffonderle nelle chiese e santuari affidati ai religiosi; ha esteso la sua guerra personale ai terziari e ai laici che sostengono l’istituto, sospendendo tutte le attività della MIM (Missione Immacolata Mediatrice) e del TOFI (Terz’Ordine Francescano dell’Immacolata); ha minacciato di commissariamento le suore Francescane dell’Immacolata e a tolto a loro e alle Clarisse dell’Immacolata l’assistenza spirituale dei Frati; infine pretende imporre a tutti i Frati un giuramento modernista di fedeltà al Novus Ordo Missae e al Concilio Vaticano II (per vedere la lettera clicca qui).
Padre Volpi accusa chi lo critica di essere contro il Papa, ma questo regime tirannico, oltre ad essere sconosciuto alla storia della Chiesa, non è in diretto contrasto con papa Francesco, che ha raccomandato di evitare ogni autoritarismo e di usare misericordia e tenerezza verso amici e nemici? Un vaticanista oggettivo, Marco Tosatti, lo ha notato, chiedendosi su lastampa.it del 4 dicembre «ma che cosa avranno mai fatto, quei poveri religiosi? Speculato, abusato di minori, condotto una vita immorale? Nulla di tutto questo». La verità è che padre Volpi, per iniziativa propria, o per conto di terzi, vuole normalizzare i Francescani dell’Immacolata, rendendoli simili agli altri ordini religiosi alla deriva. Per ottenerlo è necessario trasformare la loro dottrina spirituale e morale, distruggerne la disciplina interna, stroncare la riconquista della liturgia tradizionale, aprirsi alla corruzione del mondo, come hanno fatto, con risultati catastrofici, lui e il suo ordine cappuccino.
Paolo VI nella Esortazione apostolica rivolta ai religiosi, Evangelica testificatio, del 29 giugno 1971, ricorda che ai superiori si deve obbedire, «fatta eccezione per un ordine che fosse manifestamente contrario alle leggi di Dio o alle costituzioni dell’istituto, o che implicasse un male grave e certo – nel qual caso infatti l’obbligo di obbedire non esiste». Se padre Volpi non sarà dimesso, si aprirà inevitabilmente un conflitto di coscienza nei religiosi e nelle religiose che vorranno mantenere il carisma dei Francescani dell’Immacolata e la fedeltà alla Tradizione della Chiesa
 
Roberto de Mattei
 
 
 
sempre da Corrispondenza Romana:

Commento alla lettera di p. Fidenzio Volpi

(su La Stampa del 06-12-2013) La questione dei Francescani dell’Immacolata sta suscitando sempre maggiori interrogativi. Amici giornalisti ed ecclesiastici di rilievo, a Roma e fuori,  seguendo quanto sta accadendo, anche attraverso il nuovo sito, ci hanno comunicato di essere sempre più sbalorditi. Ci sono arrivate anche una serie di notizie, da fonti molto credibili, di cui stiamo vagliando la pubblicabilità.
Intanto, non possiamo non pubblicare questo commento, inviatoci da Ruggero, la cui chiarezza contrasta enormemente con lo stile aggressivo e prepotente dei padri Alfonso Bruno e Fidenzio Volpi.
L’articolo contiene molte contraddizioni e capziosità. Parla di “un’azione disinformativa a danno dei lettori, ma non si sa a cosa, in particolare, si riferisce. Quello che è certo è che disinformazione è stata fatta soprattutto dalla “Presentazione della Visita apostolica” (vedi www.immacolata.com ) di p. Volpi, e dei suoi stretti collaboratori, nella quale “Presentazione” non si dà la percentuale dei frati che hanno chiesto il Commissariamento, non si dice che sono una netta minoranza dei frati votanti, una piccola minoranza rispetto a tutti i professi solenni, e ancor più esigua minoranza rispetto a tutti i frati dell’istituto. Non si dice che la maggior parte dei votanti è stata sfavorevole al commissariamento. Tutte verità incontrovertibili, che emergono da un esame attento dei dati, ma sfuggono al lettore meno occhiuto e meno avvezzo al calcolo percentuale. Al contrario, gli unici dati che appaiono accanto alla voce “Commissariamento” sono:  74% (stile di governo); 77 % (Liturgia); 73 % (formazione); 85 % (suore); senza dire che si tratta percentuali non sul numero totale dei votanti, ma sul numero di quei votanti secondo cui esistono dei problemi nell’istituto (dal 52% al 64%).  Al che, primo ictu oculi, molti lettori hanno pensato che il commissariamento è stato voluto dalla maggioranza dei frati. Cosa assolutamente falsa. Questa sì è disinformazione, e non mancano articoli che puntualmente lo fanno notare. Ma da parte di p. Volpi e compagni, nessuna precisazione, nessun chiarimento, tutto è stato rivelato nel modo più chiaro e trasparente che si possa immaginare…
Quella lettera di P. Volpi parla di «abusi e irregolarità» denunziate alla Congregazione. A distanza di 4 mesi dal commissariamento, ancora non è stato detto in dettaglio quali siano tali abusi e tali irregolarità. Si ripetono frasi generiche del tipo: “Accanto ad aspetti positivi ed incoraggianti sono emerse nell’Istituto non poche difficoltà inerenti la coesione interna, le attività apostoliche, la formazione iniziale e permanente dei frati, lo stile di governo e l’amministrazione dei beni temporali”; ma dice bene il dott. Marco Tosatti: “credo che questo genere di problemi non sia poco diffuso in tutte le congregazioni religiose, per non parlare di diocesi” (Ancora sui Francescani dell’Immacolata, www.san-pietro-e-dintorni). Non giustificano, dunque, questo provvedimento così drastico. Quanto ad abusi: commissariare un istituto, esautorare ipso facto l’intero governo generale, senza prima dare la possibilità di dire una sola parola di difesa dalle accuse, anzi, senza nemmeno conoscerle in dettaglio, questo ci sembra un abuso più grave di tutti quelli di cui, veri o falsi che siano, l’ex governo dei Francescani dell’Immacolata è stato accusato.
Si parla della Visita apostolica cui è seguita la decisione del Commissariamento. Ora tale Visita apostolica non ha compiuto il suo mandato, espressamente indicato nel decreto della Congregazione, di visitare le varie comunità. Il Visitatore ha sistematicamente rifiutato ogni visita alle comunità, anche le più vicine, nonostante i ripetuti inviti. Si è avvalso di un questionario inviato solo ai professi solenni, da cui è emerso che una cinquantina su oltre 200, chiedevano il commissariamento dell’istituto. La grande maggioranza, se anche riconosceva l’esistenza di qualche problema interno, ha ritenuto che il commissariamento non fosse il modo adeguato per risolvere tali problemi. Invece, soprattutto sulla base di questo questionario, si è deciso il commissariamento. Si citano “vescovi, parroci e chierici, religiosi, ex religiosi/e nonché laici legati o meno all’Istituto” che avrebbero suffragato tale decisione. Ma, d’altra parte, si potrebbero citare vari cardinali di Santa Romana Chiesa che non la condividono affatto, oltre che innumerevoli Vescovi, parroci, religiosi e laici.
Il Commissario dice “Pur essendomi sforzato di agire con spirito fraterno, ricercando la più ampia collaborazione dei religiosi e senza mai ricorrere ad alcun provvedimento disciplinare”.
Facciamo solo l’esempio del padre guardiano della casa generalizia di via Boccea, Roma, primo caso di una lunga serie: in uno stesso giorno, senza preavviso, viene comunicata all’interessato e annunciata alla comunità la sua deposizione ipso facto da Guardiano della casa Generalizia di via Boccea (funzione che svolgeva da solo un anno), il suo trasferimento a Fatima entro di 15 giorni, con conseguente rimozione dalla sua funzione di Preside del Seminario e di docente di filosofia e di teologia. Tre settimane prima era stato esautorato dalla funzione di Procuratore Generale dell’Istituto. A Fatima si trova a tutt’oggi, suddito, in una comunità di due persone, ma ancora non è stato comunicato la causa e lo scopo di tale provvedimento, che non può esser certo considerato un premio (anche se da un punto di vista soprannaturale lo è). Forse ha meritato questo “premio” perché ha sempre manifestato al Commissario la propria fedeltà ai Padri Fondatori? Il sospetto è più che fondato, perché la stessa sorte, con gli stessi tempi e modi, è capitata per tutti i più stretti e fedeli collaboratori del Padre Fondatore: P. Settimio M. Manelli, p. Paolo Siano, p. Serafino M. Lanzetta, p. Berardo Moso, p. Angelo Lozzer, p. Francesco M. Budani… e altri. Sempre con lo stesso metodo: senza perché, senza una finalità costruttiva, solo per demolire la struttura portante dell’istituto per sostituirla con un’altra fedele non più ai Fondatori, ma al Commissario che si presenta come il Rifondatore dell’Istituto e l’interprete infallibile del suo carisma. E’ questo lo “spirito fraterno” di p. Volpi? E’ questo il modo di cercare collaborazione?
Quanto allo spirito vendicativo. Da tenere presente che p. Volpi non ha mai accettato il fatto che p. Manelli non fosse presente alle riunioni della CISM, di cui lo stesso p. Volpi è segretario, e che non pagasse la tassa annuale; tutte cose che p. Manelli non faceva, semplicemente perché non sono obbligatorie. Il comportamento repressivo di p. Volpi nei confronti di p. Manelli, non suona forse come il “togliersi un sassolino dalla scarpa”? E’ questo il bene dell’Istituto? Quanti seminaristi sono stati contenti della rimozione di p. Settimio come loro Rettore? Sostanzialmente nessuno. Lo stesso dicasi per la rimozione di p. Berardo quale Maestro dei novizi. Venerato da tutti come modello di frate esemplare, è stato allontanato da un momento all’altro, senza sapere perché. Lo stesso per p. Donato e p. Angelo Lozzer quali responsabili degli aspiranti-postulanti. Quale dialogo c’è stato prima di prendere queste decisioni? Queste rimozioni sono avvenute con grave danno dei giovani in formazione, privati dei loro maestri e insegnanti a corso inoltrato. Questo è creare unità nella famiglia religiosa? Da notare che il decreto di commissariamento non contiene la condanna di nessuno. Perché allora si procede come se il p. Fondatore fosse stato condannato, non si sa da quale tribunale, né per quali accuse, e con lui tutti i suoi più stretti collaboratori?
P. Fidenzio Volpi si appella “alla più Alta autorità della Chiesa” per legittimare il suo operato. Ma altra la “più Alta Autorità” che ha che ha approvato il commissariamento, altra è l’Autorità che lo ha decretato, altro è l’autoritarismo con cui p. Fidenzio si sta comportando, con grave danno dell’Istituto. Perché p. Fidenzio non permette a nessuno dei molti frati francescani dell’Immacolata che l’hanno chiesto, ormai da quattro mesi, di celebrare in comunità o privatamente la santa Messa e la liturgia delle ore nella forma straordinaria prevista dal Motu proprio Summorum pontificum? Quale crimine hanno commesso per essere privati di un diritto che Benedetto XVI ha dato a tutti i sacerdoti della Chiesa Cattolica di rito latino? Perché ha sospeso tutte le riunioni del Terz’Ordine FI e di gruppi MIM? Perché ha imposto di non collaborare più con la casa editrice dei Francescani dell’Immacolata, né di dirigere le riviste, né di diffondere le sue pubblicazioni? Sta agendo per creare l’unità, o per distruggerla del tutto? A fronte di tutte queste distruzioni, cosa sta costruendo?
Se p. Manelli è stato deposto per il suo stile di governo giudicato da alcuni troppo autoritario, tanto più dovrebbe esser deposto p. Volpi per il vero autoritarismo che i frati per la prima volta stanno sperimentando sotto il suo governo “di terrore”, e che mai hanno visto nel loro Padre Fondatore.
Si dice che «nel gennaio del 2012 p. Manelli si era sottratto al dialogo costruttivo con i religiosi che lamentavano una deriva cripto-lefebvriana e sicuramente tradizionalista». In realtà p. Manelli non è stato presente a quel dialogo perché convalescente di una grave malattia. E’ stato però rappresentato dal suo Consiglio Generale, e da altri confratelli responsabili della formazione. Ebbene, chi ha mancato alla ragionevolezza nel dialogo sono stati proprio i 5 contestatori, i quali hanno imposto il ritorno simpliciter allo “status quo ante”, senza possibilità di trovare una via media di compromesso, la quale è stata proposta anche in forma scritta dal consiglio generale, con l’approvazione del p. Manelli. In questa proposta, tra l’altro era previsto che in ogni comunità in cui fosse in uso il Vetus ordo, si facesse un capitolo di comunità e si decidesse, in base all’esperienza fatta, se fosse il caso di confermarlo o toglierlo, tutto o in parte. Si concedeva l’uso comune della forma ordinaria per le ordinazioni e professioni, eccetto il caso in cui i candidati richiedessero la forma straordinaria; si concedeva che nelle riunioni dei frati si adottasse comunemente la forma ordinaria, eccetto il caso in cui la gran parte si accordasse per la straordinaria… Ma tutto questo non bastava: si voleva togliere del tutto il Vetus ordo dalle nostre comunità e concedere al massimo, ob torto collo, una sola messa straordinaria alla settimana. Questo, soprattutto in seminario, significava annullare i frutti dell’esperienza  fatta, e mortificare le aspettative di tanti giovani. Quando poi due confratelli contestatori, sempre nel gennaio 2012, sono andati a trovare p. Stefano, egli li ha accolti e ha parlato con loro, ma di fronte al loro diktat, di annullare l’esperienza del Vetus ordo, e di ritornare allo stato del 2007, perché il Motu proprio non ci riguarda – così dicevano! – essendo stato promulgato solo per i lefebvriani e tradizionalisti (sic!), p. Stefano ha ribadito la sua posizione: per il bene dell’istituto, l’esperienza del Vetus Ordo doveva continuare, visto che il Papa lo permetteva, e i frutti erano incoraggianti. Se questa è la deriva lefebvriana e tradizionalista, allora non si è capita la natura e lo spirito del motu proprio Summorum Pontificum, né dell’istruzione Universae Ecclesiae.
Circa i beni “mobili e immobili” dell’Istituto, che p. Stefano avrebbe consegnato ai famigliari e figli spirituali bisogna dire che i Francescani non hanno mai posseduto nulla, e tanto meno p. Stefano, perché secondo la loro legislazione, fanno il voto di povertà in privato e in comune (Regola, Traccia, Costituzioni FFI). Questa è la povertà “affettiva ed effettiva” voluta da san Francesco e da san Massimiliano: “perché la proprietà? L’uso basta”.  Se, dunque, p. Stefano non possedeva i beni dell’istituto, come poteva darli a famigliari e figli spirituali? Se, invece, i beni in uso ai Francescani dell’Immacolata sono gestiti dal punto di vista amministrativo e giuridico da Terziari Francescani dell’Immacolata, come di fatto lo sono, questo è un vanto e non un biasimo per un istituto religioso francescano che, come disse Paolo VI, si contraddistingue per lo zelo nei confronti della serafica povertà.
Quanto ai trasferimenti che dovrebbero essere accettati con gioia e obbedienza soprannaturale, portando ad esempio i militari e gli impiegati dello stato: mi si porti un caso contemporaneo, in Italia, in cui un ufficiale dell’esercito, o un funzionario dello Stato, senza processo, senza condanna, senza possibilità di appello, viene in un solo giorno privato del suo grado, rimosso dall’incarico e trasferito  sine die “all’altro capo della terra”. E poi gli si dice che non è un provvedimento disciplinare. Se nella Chiesa esiste un diritto, sarebbe una grave mancanza non appellarsi ad esso quando l’obbedienza ricevuta va contro la propria coscienza, e soprattutto quando s’inserisce in un piano di globale di snaturamento dell’intero istituto.
Quanto alla sospensione delle attività della MIM per evitare che ogni riunione “si trasformi in occasione di dileggio pubblico contro il Papa, contro di me e contro altri frati”, si tenga presente che le uniche parole che valgono, e alle quali tutti i terziari e laici della MIM si attengono, e sempre si atterranno, sono quelle di p. Stefano: “Obbediamo al Santo Padre, per ricevere grazie più grandi”. P. Stefano, e quelli che lo seguono, obbediscono al Santo Padre Francesco, ma p. Volpi obbedisce al Magistero del santo Padre Benedetto, quando contro il diritto da lui concesso, senza motivazione, da 4 mesi impedisce ai frati FI di celebrare la liturgia secondo la forma straordinaria? Non si dica che questo l’ha voluto papa Francesco, perché egli non è contro papa Benedetto. Papa Francesco ha voluto che i francescani dell’Immacolata interessati alla celebrazione secondo il Vetus ordo chiedessero e ottenessero il permesso all’autorità competente, che  ora è p. Volpi. Perché, dopo 4 mesi dalle molte richieste, continua ancora il divieto, senza dare alcuna risposta?
Dulcis in fundo: i trasferimenti, soprattutto dei formatori, sono motivati dal fatto che essi “hanno fatto qualcosa di meno buono e meno bello”. Se fosse solo questo il motivo, allora tutti dovrebbero essere continuamente rimossi e trasferiti. “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”. La realtà è un’altra: il meno buono e il meno bello è semplicemente il “più tradizionale”, nella liturgia come nella teologia e nella spiritualità. E’ questo che non piace a p. Volpi e all’ala più progressista dell’istituto. E’ questo che vogliono cancellare dall’istituto, dimenticando che siamo nati da due Fondatori che sin dall’inizio hanno cercato un legame più forte con l’intera tradizione francescana. Lo stile celebrativo, la dottrina morale, spirituale, ascetica, la disciplina interna delle comunità, tutto era da sempre improntato alla Tradizione della Santità Serafica, e così continua ad essere ancor oggi nei nostri Fondatori e in coloro che li seguono. E’ questo che p. Volpi vuole cancellare dall’istituto, rifondandolo a modo suo, per insegnare anche ai Francescani dell’Immacolata il segreto per chiudere in pochi anni (o pochi mesi) postulandato, noviziato e seminario: aggiornarsi e aprirsi al mondo, come ha fatto lui e i confratelli come lui, che non finiscono più di chiudere chiese e conventi in tutto il mondo, con buona pace di San Pio che si rivolta nella tomba.