"Se volete parlare di poveri, qui dentro io solo posso parlare, perchè sono stato 25 anni nella nera miseria in una galera comunista. Ma ai poveri, che hanno già poco pane, volete ancora togliere le espressioni dell'arte, della musica, della bellezza? Anche quello? Non sapete che ne hanno più bisogno di quelli che stanno bene?"(Cardinale Josip Slipyj Patriarca della Chiesa Cattolica Ucraina, discorso al Sinodo dei vescovi del 1971).
mercoledì 26 novembre 2014
altri cardinali e altri sinodi
"Se volete parlare di poveri, qui dentro io solo posso parlare, perchè sono stato 25 anni nella nera miseria in una galera comunista. Ma ai poveri, che hanno già poco pane, volete ancora togliere le espressioni dell'arte, della musica, della bellezza? Anche quello? Non sapete che ne hanno più bisogno di quelli che stanno bene?"(Cardinale Josip Slipyj Patriarca della Chiesa Cattolica Ucraina, discorso al Sinodo dei vescovi del 1971).
martedì 18 novembre 2014
Quando sono scosse le fondamenta...
UNA LUCE NELLA NOTTE
Quando sono scosse le
fondamenta, il giusto che cosa può fare? (Sal 12 [11], 3).
Oggi sono proprio le
fondamenta della verità cristiana e le esigenze imprescindibili che ne derivano
ad essere non solo scosse, ma in via di demolizione. Non sono soltanto questioni
– di per sé già gravissime – come l’indissolubilità e la natura stessa del
matrimonio ad essere in gioco, ma la distinzione basilare tra grazia e peccato,
tra santità ed empietà, tra giustizia e iniquità. Di fronte all’avanzare di
questa barbarie intellettuale e alla conseguente barbarie morale, non è
soltanto la civiltà cristiana ad essere in pericolo, ma la stessa civiltà umana
che ne è il sostrato: Gratia non tollit naturam, sed perficit… Se, infatti, peccati tra i più gravi che
esistano sono ammessi come opzioni del tutto lecite, perché altri non
dovrebbero esserlo? Se la materia di un atto diventa indifferente per rilevarne
l’intrinseca bontà o malizia e, nel secondo caso, riconoscerne la gravità,
quale discernimento morale è più possibile?
Quanto sta succedendo
– cosa purtroppo ormai più che evidente – è dovuto anche al fatto che una parte
della gerarchia cattolica, anche ai più alti livelli, ha tradito Cristo per
vendersi al mondo e a chi lo governa, cioè a Satana. In nome di una lotta
puramente ideologica e apparente contro l’idolo del denaro, non si fa che
incensare l’idolo dell’uomo e della sua riuscita temporale, trasmettendo
un’idea di Dio come semplice funzione di essa. Questo, d’altronde, è il
risultato diretto delle opinioni eterodosse di quella pseudo-teologia tedesca –
che di propriamente teologico non ha più nulla nemmeno nel metodo – che, con il
convincente sostegno del fiume di soldi estorti ai fedeli con l’iniqua tassa
per il culto (Kirchensteuer) e dirottati verso l’America Latina sotto la voce
«Aiuti allo sviluppo», è stata sdoganata in quelle regioni con l’intento di
un’esecranda liberación… dalla fede cattolica e dalla sua dottrina morale.
Se ci è ormai
insopportabile vivere in questa società regredita nella barbarie (ma in una barbarie
tecnocratica ben peggiore di quella antica), è ancor più duro appartenere a
questa Chiesa che si è in parte pervertita. È un vero e proprio martirio
bianco, un interminabile martirio della coscienza. La Chiesa di Cristo,
d’altronde, è una e non la si può abbandonare. Ma questa notte
oscura, che pur dura già – nonostante schiarite passeggere – da ben mezzo
secolo, sembra non avere fine… «Perché hai abbattuto la sua cinta, così che
ogni viandante la vendemmia, la devasta il cinghiale del bosco e se ne pasce
l’animale selvatico?» (Sal 80 [79], 13-14). Amando con tutto l’essere il
Signore e la sua vigna diletta, possiamo rimanere indifferenti di
fronte a tale catastrofica sorte?
In realtà, nonostante
sembri dormire a poppa della barca (cf. Mc 4, 38), in questa notte Gesù
è presente e all’opera. È Lui stesso che non solo l’ha permessa per distinguere
chi Gli appartiene veramente, ma anche la rischiara suscitandovi focolai di
speranza: sono tante persone che, singole o associate, resistono con la propria
fedeltà, sostenuta dalla Sua grazia, allo sbandamento generale. È così che,
grazie a Lui e anche per merito loro, per certi aspetti «la notte è chiara come
il giorno» (Sal 139 [138], 12). È anche grazie a questa luce che possiamo
continuare ad avanzare sulla linea retta del nostro cammino senza minimamente
defletterne e a proclamare la verità senza mai venir meno, nonostante l’odio
che essa suscita in chi ha preferito il mondo e le sue menzogne.
Come ci insegna
sant’Antonio di Padova nei suoi Sermoni, «la verità genera odio; per
questo alcuni, per non incorrere nell’odio degli ascoltatori, velano la bocca
con il manto del silenzio. Se predicassero la verità, come la verità stessa
esige e la divina Scrittura apertamente impone, essi incorrerebbero nell’odio
delle persone mondane, che finirebbero per estrometterli dai loro ambienti. Ma
siccome camminano secondo la mentalità dei mondani, temono di scandalizzarli,
mentre non si deve mai venir meno alla verità, neppure a costo di scandalo».
Noi facciamo semplicemente il nostro dovere di cristiani, fedeli figli della
Chiesa cattolica. Abbiamo dunque tutte le ragioni per essere nella pace e nella
gioia.
«Una luce si è levata
per il giusto, gioia per i retti di cuore. Rallegratevi, giusti, nel Signore,
rendete grazie al suo santo nome» (Sal 97 [96], 11-12).
Don Giorgio Ghio
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giovedì 13 novembre 2014
Consacrare la Russia per "affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità"
Fatima: perché la Russia
Un corrispondente osserva: nel primo Novecento c’erano tante brutte situazioni nel mondo; perché, dunque, tanta attenzione della Madonna di Fatima sulla Russia?
Rispondo: perché la Russia era allora (ed è oggi) decisiva per la guerra o la pace nel mondo intero.
Che sia stata decisiva per la guerra (a causa del patto nazicomunista ai danni della Polonia) tutti lo sanno. Pochi, invece, capiscono che essa era ed è decisiva per la pace. Questo, invece, l’aveva capito Pio XII, il quale nell’atto (imperfetto) della consacrazione della Russia indicò espressamente il motivo di quella consacrazione, che è la straordinaria devozione del popolo russo verso la Madre di Dio.
Quando la Madonna chiese a Fatima la consacrazione della Russia al suo cuore non intendeva certo che le fosse consacrata l’elite rivoluzionaria del comunismo disumano e sanguinario, bensì si riferiva ai cuori ben disposti della Russia, i quali sarebbero stati inondati di grazia divina benefica per l’intero popolo tradizionalmente devoto,
Questa tradizionale devozione è ben accertata: essa fece inginocchiare Ivan il terribile che constatò la protezione della Madonna a fronte dei Mongoli; essa fece inginocchiare il generale Kutuzov, che implorava il celeste intervento a fronte dell’invasione altrettanto barbara ed empia dei francesi di Napoleone; ancora oggi essa suggerisce a Putin di chinarsi per baciare, alla vista di tutto il mondo, l’Icona Mariana preservata da Stalin a fronte dell’invasione nazista.
E questa devozione Mariana è ancora ben viva in Russia se è vero che Putin si reca non raramente nel Centro Religioso di Valdai per pronunciare lì, dove Maria Santissima è onoratissima, discorsi che suonano come richiami alla fraternità e alla pace dei popoli.
E tutto ciò fa intravedere che la rinascita religiosa del popolo russo può essere decisiva per la pace mondiale, assai più della Nato.
Ennio Innocenti
O Maria Vergine potente
Tu aiuto meraviglioso dei cristiani,
Tu terribile come esercito schierato a battaglia,
Tu solo hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo,
Tu nelle angustie, nelle lotte,
nelle strettezze difendici dal nemico
e nell'ora della morte accoglici in paradiso.
Amen.
Invochiamo la Madonna perché voglia risollevare con la sua Materna intercessione le sorti della Santa Chiesa travagliata, disgregata dal caos dottrinale, morale, pastorale e liturgico, e oppressa dalla cappa di piombo del regime modernista. A questo proposito facciamo memoria ancora una volta delle parole pronunciare da Papa Benedetto XVI a Fatima il 13 maggio 2010:
“Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa. Qui rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi: «Dov’è Abele, tuo fratello? […] La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!» (Gen 4, 9)”.
“Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora «venuta dal Cielo», come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana. (…) Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità.”
mercoledì 12 novembre 2014
amoveatur et non promoveatur
La rimozione di un grande Cardinale
Il Papa, in quanto supremo pastore della Chiesa
universale, ha il pieno diritto di rimuovere dalla sua carica un vescovo o un cardinale,
anche insigne. Celebre fu il caso del cardinale Louis Billot (1846-1931), uno
dei maggiori teologi del Novecento, che il 13 settembre 1927 rimise il berretto
cardinalizio nelle mani di Pio XI, con il quale era entrato in contrasto sul
caso dell’Action Française, e finì la sua vita, quale semplice gesuita,
nella casa del suo ordine a Galloro.
Un altro caso eclatante è quello del cardinale Josef
Mindszenty, che fu rimosso da Paolo VI dalla carica di arcivescovo di Esztergom
e Primate di Ungheria, per la sua opposizione alla ostpolitk vaticana. Molti vescovi inoltre, negli ultimi anni, sono stati
destituiti per essere stati coinvolti in scandali finanziari o morali. Ma se
nessuno può negare al Sovrano Pontefice il diritto di dimettere qualsiasi prelato,
per le ragioni che ritenga più opportune, nessuno può togliere ai fedeli il
diritto che essi hanno, come esseri razionali, prima ancora che come
battezzati, di interrogarsi sulle ragioni di queste destituzioni, soprattutto
se esse non siano esplicitamente dichiarate.
Questo spiega lo sgomento di molti cattolici di fronte
alla notizia, formalmente comunicata dalla Sala Stampa vaticana l’8 novembre,
del trasferimento del cardinale Raymond Leo Burke dalla sua carica di prefetto
della Suprema Segnatura Apostolica a Patrono dell’Ordine di Malta. Quando infatti, come in questo caso, lo spostamento
concerne un cardinale ancora relativamente giovane (66 anni) e avviene da una
posto della massima importanza ad un altro puramente onorifico, senza neppure
rispettare il pur discutibile principio promoveatur ut amoveatur, ci si
trova evidentemente di fronte ad una punizione pubblica. Ma in questo caso è
lecito chiedersi quali sono le accuse mosse contro il prelato in questione.
Il cardinale Burke, infatti, ha svolto in modo
encomiabile il ruolo di Prefetto della Suprema Segnatura Apostolica ed è
stimato da tutti come un eminente canonista e un uomo di profonda vita
interiore, ed è stato recentemente definito da
Benedetto XVI come «un grande cardinale». Di cosa è colpevole?
Gli osservatori vaticani delle più diverse tendenze
hanno risposto a questa domanda con chiarezza. Il cardinale Burke sarebbe
reo di essere «troppo conservatore» e in disaccordo con Papa
Francesco. Dopo la sciagurata relazione del cardinale Kasper al Concistoro
straordinario del 20 febbraio 2014, il cardinale americano ha promosso la
pubblicazione di un libro in cui cinque autorevoli porporati e altri studiosi
esprimono le loro rispettose riserve verso la nuova linea vaticana, aperta
all’ipotesi della concessione della comunione ai divorziati risposati e al
riconoscimento delle unioni di fatto.
Le preoccupazioni dei cardinali sono state confermate
dal Sinodo di ottobre, in cui le tesi più arrischiate, sul piano
dell’ortodossia, sono state addirittura raccolte nella sintesi dei lavori che
ha preceduto la relazione finale.
L’unica ragione plausibile è che il Papa abbia offerto su di un piatto la testa
del card. Burke al cardinale Kasper e, per lui, al cardinale Karl Lehmann, ex
presidente della Conferenza episcopale tedesca. È noto a tutti, infatti, almeno
in Germania, che chi ancora tira le fila del dissenso tedesco contro Roma è
proprio Lehmann, antico discepolo di Karl Rahner. Il padre Ralph Wiltgen, nel
suo libro Il Reno si getta nel Tevere, ha messo in luce il ruolo di
Rahner nel Concilio Vaticano II, a partire dal momento in cui le conferenze
episcopali svolsero un ruolo determinante.
Le conferenze episcopali erano dominate infatti dai
loro periti teologici e poiché tra esse, la più potente era quella tedesca,
decisivo fu il ruolo del suo principale teologo, il gesuita Karl Rahner. Padre Wiltgen lo riassume efficacemente, descrivendo
la forza della lobby progressista raccolta in quella che egli chiama l’«Alleanza
europea». «Poiché la posizione dei vescovi di lingua tedesca era
regolarmente fatta propria dall’Alleanza europea e dato che la posizione
dell’Alleanza era a sua volta generalmente adottata dal Concilio, bastava che
un solo teologo facesse adottare le proprie idee dai vescovi di lingua tedesca perché
il Concilio le facesse sue. Questo teologo esisteva: era il padre Karl Rahner
della Compagnia di Gesù».
Cinquant’anni dopo il Vaticano II, l’ombra di Rahner
aleggia ancora sulla Chiesa cattolica,
esprimendosi ad esempio nelle posizioni pro-omosessuali di alcuni suoi
discepoli più giovani di Lehmann e Kasper, come il cardinale arcivescovo di
Monaco Reinhard Marx e l’arcivescovo di Chieti Bruno Forte.
Papa Francesco si è espresso contro le due tendenze
del progressismo e del tradizionalismo, senza peraltro chiarire che cosa
comprendano queste due etichette. Ma
se a parole egli si distanzia dai due poli che oggi si affrontano nella Chiesa,
nei fatti ogni comprensione è riservata al “progressismo”, mentre la scure si
abbatte su quello che egli definisce “tradizionalismo”. La destituzione del
card. Burke ha un significato esemplare analogo alla distruzione in atto dei
Francescani dell’Immacolata.
Molti osservatori hanno attribuito al cardinale Braz
de Aviz il progetto di dissoluzione dell’Istituto, ma oggi è a tutti evidente
che papa Francesco condivide pienamente quella decisione. Non si tratta della questione della Messa
tradizionale, che né il cardinale Burke né i Francescani dell’Immacolata
celebrano regolarmente, ma del loro atteggiamento di inconformità alla politica
ecclesiastica oggi dominante.
D’altra parte il Papa ha lungamente intrattenuto i
rappresentanti dei cosiddetti “Movimenti popolari”, di orientamento
ultramarxista, che si sono riuniti a Roma, dal 27 al 29 ottobre, ed ha
nominato nello scorso luglio, consultore del Pontificio Consiglio per la
Cultura un sacerdote apertamente eterodosso quale il padre Pablo d’Ors. C’è da chiedersi quali saranno le conseguenze di
questa politica, tenendo presente due princìpi: quello filosofico
dell’eterogenesi dei fini, per il quale certe azioni producono effetti contrari
alle intenzioni, e quello teologico dell’azione della Provvidenza nella storia
per cui, secondo le parole di san Paolo, «omnia cooperantur in bonum».
(Rom. 8,28). Tutto nei disegni di Dio coopera al bene.
Il caso Burke e il caso Francescani dell’Immacolata
come, su un piano diverso, il caso della Fraternità San Pio X, sono solo le
spie di un malessere diffuso che fa veramente apparire la Chiesa come una barca
alla deriva. Ma se anche la Fraternità San Pio X non esistesse, i
Francescani dell’Immacolata fossero dissolti o “rieducati” e il cardinale Burke
ridotto al silenzio, la crisi della Chiesa non cesserebbe di essere grave. Il
Signore ha promesso che la Barca di Pietro non affonderà mai non grazie
all’abilità del timoniere, ma per la Divina assistenza alla Chiesa, che vive si
può dire tra le tempeste, senza mai lasciarsi sommergere dalle onde (Mt
8, 23-27; Mc 4, 35-41; Lc 8, 22-25).
I cattolici fedeli non sono scoraggiati: serrano le
fila, volgono gli occhi al Magistero continuo e immutabile della Chiesa, che
coincide con la Tradizione, cercano forza nei Sacramenti, continuano a pregare
e ad agire, nella convinzione che nella storia della
Chiesa, come nella vita degli uomini, il Signore interviene solo quando tutto
sembra perduto. Ciò che ci viene chiesto non è una rassegnata inazione, ma una
lotta fiduciosa nella certezza della vittoria.
E nei confronti del cardinale Burke, anche in vista
delle nuove prove che certamente lo attendono, ci sentiamo di ripetere le
parole che il prof. Plinio Corrêa de Oliveira rivolse il 10 febbraio 1974 al
cardinale Mindszenty, quando «le
mani più sacre della terra scossero la colonna e la gettarono al suolo spezzata.
Se l’arcivescovo è caduto perdendo la sua diocesi, la figura morale del buon
pastore che dà la vita per il suo gregge è cresciuta fino alle stelle».
lunedì 10 novembre 2014
San Basilio il Grande (329-378 d. C.)
San Basilio il Grande dichiarò un giorno: «un solo peccato è oggi severamente punito: il rispetto attento delle tradizioni dei nostri padri. Per questo motivo i buoni sono scacciati dal loro posto e portati nel deserto» (Ep. 243)".
sabato 8 novembre 2014
presto tracimerà ....
“Una persecuzione vera? È così. L’ira del mondo oggi non si alza dinanzi alla parola Chiesa, sta quieta anche dinanzi all’idea che uno si definisca cattolico, o dinanzi alla figura del Papa dipinto come autorità morale. Anzi c’è un ossequio formale, addirittura sincero. L’odio si scatena – a mala pena contenuto, ma presto tracimerà – dinanzi a cattolici che si pongono per tali, cattolici che si muovono nella semplicità della Tradizione” (da “Un evento. Ecco perché ci odiano”, di Don Luigi Giussani, Edit-Il Sabato, Roma 1993, p. 104).
Ma Dio aveva altri progetti....
Ma Dio aveva altri progetti
"Vidi anche il rapporto tra i due
papi... Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa
chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano
nella città (di Roma). Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande
oscurità... Allora la visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità
cattoliche erano oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà.
Vidi molte chiese che venivano chiuse, dappertutto grandi sofferenze, guerre e
spargimento di sangue. Una plebaglia selvaggia e ignorante si dava ad azioni
violente. Ma tutto ciò non durò a lungo".
(13 maggio 1820)
"Vidi ancora una
volta che la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta
segreta [la massoneria], mentre le bufere la stavano danneggiando. Ma vidi
anche che l’aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il
loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine ascendere sulla Chiesa e stendere
il suo manto su di essa. Vidi un Papa che era mite e al tempo stesso molto
fermo... Vidi un grande rinnovamento e la Chiesa che si librava in alto nel
cielo".
"Vidi una strana
chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c’erano angeli a vigilare
sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse
dall’alto... C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una
chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa
eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo...". (12 settembre 1820)
"Ho visto di nuovo
la strana grande chiesa che veniva costruita là (a Roma). Non c’era niente di
santo in essa.
Ho visto questo proprio
come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli,
santi ed altri cristiani. Ma là tutto il lavoro veniva fatto meccanicamente.
Tutto veniva fatto secondo la ragione umana... Ho visto ogni genere di persone,
cose, dottrine ed opinioni.
C’era qualcosa di
orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò,
ed essi sembravano avere
molto successo. Io non vedevo un solo angelo o un santo che aiutasse nel
lavoro. Ma sullo sfondo, in lontananza, vidi la sede di un popolo crudele
armato di lance, e vidi una figura che rideva, che disse: "Costruitela
pure quanto più solida potete; tanto noi la butteremo a terra"". (12
settembre 1820)
La Messa era breve. Il
Vangelo di San Giovanni non veniva letto alla fine.
(12 luglio 1820)
"Vedo il Santo
Padre in grande angoscia. Egli vive in un palazzo diverso da quello di prima e
vi ammette solo un numero limitato di amici a lui vicini. Temo che il Santo
Padre soffrirà molte altre prove prima di morire. Vedo che la falsa chiesa
delle tenebre sta facendo progressi, e vedo la tremenda influenza che essa ha
sulla gente. Il Santo Padre e la Chiesa sono veramente in una così grande
afflizione che bisognerebbe implorare Dio giorno e notte". (10 agosto
1820)
"Poi vidi
un'apparizione della Madre di Dio, che disse che la tribolazione sarebbe stata
molto grande. Aggiunse che queste persone devono pregare ferventemente...
Devono pregare soprattutto perché la chiesa delle tenebre abbandoni Roma".
(25 agosto 1820)
"Vidi la Chiesa di
San Pietro: era stata distrutta ad eccezione del Santuario e dell’Altare
principale. San Michele venne giù nella chiesa, vestito della sua armatura, e
fece una pausa, minacciando con la spada un certo numero di indegni pastori che
volevano entrare. Quella parte della Chiesa che era stata distrutta venne
prontamente recintata… così che l’ufficio divino potesse essere celebrato come
si deve. Allora, da ogni parte del mondo vennero sacerdoti e laici che
ricostruirono i muri di pietra, poiché i distruttori non erano stati capaci di
spostare le pesanti pietre di fondazione". (10 settembre 1820)
"Vidi cose deplorevoli:
stavano giocando d’azzardo, bevendo e parlando in chiesa; stavano anche
corteggiando le donne. Ogni sorta di abomini venivano perpetrati là. I
sacerdoti permettevano tutto e dicevano la Messa con molta irriverenza. Vidi
che pochi di loro erano ancora pii, e solo pochi avevano una sana visione delle
cose. Vidi anche degli ebrei che si trovavano sotto il portico della chiesa.
Tutte queste cose mi diedero tanta tristezza". (27 settembre 1820)
"La Chiesa si trova
in grande pericolo. Dobbiamo pregare affinché il Papa non lasci Roma; ne
risulterebbero innumerevoli mali se lo facesse. Ora stanno pretendendo qualcosa
da lui. La dottrina protestante e quella dei greci scismatici devono
diffondersi dappertutto. Ora vedo che in questo luogo la Chiesa viene minata in
maniera così astuta che rimangono a mala pena un centinaio di sacerdoti che non
siano stati ingannati. Tutti loro lavorano alla distruzione, persino il clero.
Si avvicina una grande devastazione". (1 ottobre 1820)
"Poi vidi che tutto
ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il
sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa
decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine
seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera
di distruzione [difatti ora sono tantissimi i cattolici che diventano
protestanti o che si lasciano influenzare dalle sette evangeliche, compresi
molti sacerdoti].
In quei giorni, la Fede
cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e
in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre". (1820)
"Vedo molti
ecclesiastici che sono stati scomunicati e che non sembrano curarsene, e
tantomeno sembrano averne coscienza. Eppure, essi vengono scomunicati quando
cooperano (sic) con imprese, entrano in associazioni e abbracciano opinioni su
cui è stato lanciato un anatema [la massomeria ecclesiastica]. Si può vedere
come Dio ratifichi i decreti, gli ordini e le interdizioni emanate dal Capo
della Chiesa e li mantenga in vigore anche se gli uomini non mostrano interesse
per essi, li rifiutano o se ne burlano". (1820-1821)
"Ho avuto un’altra
visione della grande tribolazione. Mi sembrava che si pretendesse dal clero una
concessione che non poteva essere accordata. Vidi molti sacerdoti anziani,
specialmente uno, che piangevano amaramente. Anche alcuni più giovani stavano
piangendo. Ma altri, e i tiepidi erano fra questi, facevano senza alcuna
obiezione ciò che gli veniva chiesto. Era come se la gente si stesse dividendo
in due fazioni". (12 aprile 1820)
"Vidi che molti
pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa.
Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano
essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici,
cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa...
Ma Dio aveva altri progetti". (22 aprile 1823)
giovedì 6 novembre 2014
la "Relatio post disceptationem "? "una macchia nera che ha macchiato l'onore della Sede Apostolica" (Mons. Schneider)
Riprendo da Chiesa e post Concilio parte della lunga intervista a Mons. Athanasius Schneider pubblicata da Rorate Caeli [qui]. Parole, chiare, forti ed inequivoche.
Eccellenza, qual è la sua opinione sul Sinodo? Qual è il suo messaggio alle famiglie?La Chiesa e il mondo hanno urgente bisogno di testimoni intrepidi e candidi della verità tutta intera del comandamento e della volontà di Dio, di tutta la verità delle parole di Cristo sul matrimonio. I moderni farisei e scribi clericali, i vescovi e cardinali che gettano i grani di incenso agli idoli dell' ideologia neo-pagana del genere e del concubinato, non convinceranno nessuno a credere in Cristo o ad essere pronti ad offrire la propria vita per Cristo - ha detto Athanasius Schneider Vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Santa Maria ad Astana, in Kazakistan in un'intervista ad Izabella Parowicz di Polonia Cattolica.
Durante il Sinodo ci sono stati momenti di manipolazione manifesta da parte di alcuni chierici che detengono posizioni chiave nella struttura editoriale e di gestione del Sinodo. La relazione intermedia (Relatio post disceptationem) era chiaramente un testo prefabbricato senza alcun riferimento alle effettive dichiarazioni dei padri sinodali. Nelle sezioni su omosessualità, sessualità e "divorziati risposati" con la loro ammissione ai sacramenti il testo rappresenta una ideologia neo-pagana radicale. Questa è la prima volta nella storia della Chiesa che un testo eterodosso del genere è stato effettivamente pubblicato come documento di una riunione ufficiale dei vescovi cattolici, sotto la guida di un papa, anche se il testo aveva solo un carattere preliminare.
Grazie a Dio e alla preghiera dei fedeli di tutto il mondo, un consistente numero di padri sinodali ha risolutamente respinto tale documento-base; esso riflette la corrente morale egemone del nostro tempo, corrotta e pagana, che viene imposta a livello globale per mezzo della pressione politica e attraverso i quasi onnipotenti mass media ufficiali, che sono fedeli ai principi del partito mondiale sulla ideologia del genere. Tale documento sinodale, anche se solo preliminare, è un vero peccato e dà la misura di quanto lo spirito anticristiano del mondo è già penetrato a livelli così importanti della vita della Chiesa. Questo documento rimarrà per le generazioni future e per gli storici una macchia nera che ha macchiato l'onore della Sede Apostolica. Fortunatamente il Messaggio dei Padri sinodali è un vero e proprio documento cattolico che delinea la verità divina sulla famiglia senza tacere sulle radici più profonde dei problemi, vale a dire circa la realtà del peccato. Dà vero coraggio e consolazione alle famiglie cattoliche. Alcune citazioni: "Pensiamo dell'onere imposto dalla vita nella sofferenza data da un bambino con bisogni speciali, da una grave malattia, dal deterioramento della vecchiaia, o dalla morte di una persona cara. Ammiriamo la fedeltà di tante famiglie che sopportano queste prove con coraggio, fede e amore. Lo vedono non come un peso inflitto loro, ma come qualcosa in cui si danno, vedendo il Cristo sofferente nella debolezza della carne. ... L'amore coniugale, che è unico e indissolubile, resiste nonostante le molte difficoltà. Si tratta di uno dei più belli di tutti i miracoli e il più comune. Questo amore si diffonde attraverso la fertilità e la generatività, che riguarda non solo la procreazione dei figli, ma anche il dono per loro della vita divina nel battesimo, nella catechesi, nell'educazione . ... La presenza della famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe nella loro modesta casa aleggia su di voi ".
[...]
Più avanti, nel corso dell'intervista, mons Schneider non nasconde la gravità della situazione, che torna a paragonare alla crisi ariana. Mi ha colpito la sua affermazione che allora la fede è stata salvata dal popolo (la chiesa docta-discente, piuttosto che da quella docente) insieme a Atanasio e pochi sacerdoti in comunità sparse... Così risponde all'intervistatrice:
"In questo momento straordinariamente difficile Cristo purifica la nostra fede cattolica, in modo che attraverso questo processo la Chiesa splenderà più luminosa per essere veramente luce e sale per l' insipido mondo neo-pagano grazie alla fedeltà e la fede pura e semplice in primo luogo dei fedeli, dei più piccoli nella Chiesa, della "ecclesia docta" (la chiesa che apprende), che ai nostri giorni rafforzerà la "docens Ecclesia» (la Chiesa docente, vale a dire il Magistero), in maniera simile a come accadde nella grande crisi della fede nel IV secolo come il beato John Henry Newman ha dichiarato:
"In questo momento straordinariamente difficile Cristo purifica la nostra fede cattolica, in modo che attraverso questo processo la Chiesa splenderà più luminosa per essere veramente luce e sale per l' insipido mondo neo-pagano grazie alla fedeltà e la fede pura e semplice in primo luogo dei fedeli, dei più piccoli nella Chiesa, della "ecclesia docta" (la chiesa che apprende), che ai nostri giorni rafforzerà la "docens Ecclesia» (la Chiesa docente, vale a dire il Magistero), in maniera simile a come accadde nella grande crisi della fede nel IV secolo come il beato John Henry Newman ha dichiarato:
«Questo è un fatto molto notevole: ma c'è una morale in esso. Forse è stato permesso, al fine di imprimere alla Chiesa durante la persecuzione la grande lezione evangelica, il cui vero punto di forza non è costituito dal saggio e potente, ma dall'oscuro, l'ignorante e il debole. Il Paganesimo è stato rovesciato soprattutto dai fedeli; fu il popolo fedele, sotto la guida di Atanasio e dei vescovi egiziani, e in alcuni luoghi sostenuto dai propri Vescovi o sacerdoti, che ha resistito alle peggiori eresie che sono state espulse dal territorio sacro. ... in quel tempo di immensa confusione il dogma divino della Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo fu proclamato, imposto, mantenuto e (umanamente parlando) preservato molto più dalla Ecclesia docta che dalla Ecclesia docens; che gran parte dell'Episcopato fu infedele al suo mandato, mentre il popolo rimase fedele al suo battesimo; che a volte il Papa, a volte i Patriarchi, Metropoliti o Vescovi, a volte gli stessi Concili dichiararono ciò che non avrebbero dovuto o fecero cose che oscuravano o compromettevano la verità rivelata. Mentre, al contrario, il popolo cristiano, guidato dalla Provvidenza, fu la forza ecclesiale che sorresse Atanasio, Eusebio di Vercelli ed altri grandi solitari che non avrebbero resistito senza il loro sostegno. In un certo senso si può dire che vi fu una "sospensione temporanea" delle funzioni della Ecclesia docens. La maggior parte dell'Episcopato aveva mancato nel confessare la vera Fede». (Ariani del IV secolo, pp. 446, 466).
venerdì 31 ottobre 2014
Il falso profetismo del clero mondano - Editoriale di "Radicati nella fede", Novembre 2014.
IL FALSO PROFETISMO
DEL CLERO MONDANO
Editoriale di "Radicati nella fede"
Novembre 2014
Scoppia la guerra in qualche parte del
mondo e il clero, alto o basso che sia, esprime solidarietà con le
vittime e le popolazioni colpite. C'è un'alluvione o un terremoto,
ed esprime vicinanza nella preghiera, aggiungendo un'invettiva contro
le autorità civili che non hanno saputo prevenire il disastro o sono
state insufficienti nei soccorsi. Siamo in crisi economica e questo
clero insegna agli economisti cosa bisogna fare per affrontarla,
propinando allo stato o agli industriali la propria ricetta
ricordando i diritti dei lavoratori.
Ci siamo ormai abituati a questi
immancabili e scontati bollettini ecclesiastici sulla situazione,
partoriti nelle altrettanto immancabili riunioni delle conferenze
ecclesiastiche.
Ma tutto questo è compito davvero del
sacerdozio cattolico? E se lo è in qualche misura, è tutto qui il
suo compito?
Dopo aver tanto parlato di Chiesa
profetica, manca la profezia, quella vera, quella cattolica secondo
Dio. Manca il richiamo del ritorno a Dio.
No, questo richiamo non lo sentirete
più! Non sentirete più quelle parole che tornavano fedelmente in
ogni tempo e stagione della vita cristiana e specialmente nei momenti
difficili e di dolore: “Cari fratelli, questa sofferenza, questa
calamità, questa crisi ci richiamano a tornare a Dio, perché non ci
capiti qualcosa di peggio!”.
Mai dai pulpiti di oggi si è alzata
una voce chiara. Mai si è ricordato che nel dolore Dio ci parla, non
soltanto della sua tenerezza, ma anche della nostra conversione.
“Fratelli, è perché abbiamo abbandonato il Signore che tutto
questo ci viene addosso; facciamo penitenza e torniamo all'osservanza
dei comandamenti.”
Qualcuno dirà che qui si fa
terrorismo spirituale; che anche il giusto soffre, che la Croce non è
sempre conseguenza del peccato personale. È vero.
Sì è vero, ma il giusto chiamato
alla Croce pesante, lo è in riparazione del peccato di tutto il
popolo, e quindi non toglie nulla, anzi conferma la verità che le
calamità hanno un legame col peccato.
Un testo del grande domenicano P.
Calmel (1914-1975) è molto eloquente al riguardo. Scritto nel 1968
(“le pretre et la révolution, 1914-1968”, Itineraire n. 127,
novembre 1968, p. 37), denuncia la variazione operata dal clero
mondano nello sguardo cristiano sulla storia umana. Un clero
mondano che già nella prima metà del '900 passava ad un falso
profetismo, ad una falsa lettura della realtà:
“Il clero mondano fece
soprattutto delle variazioni sulla pace perpetua, il disarmo e la
promozione sociale”, vantava i soldati morti al fronte (si era
alla fine della I guerra mondiale) per “l'emancipazione umana
secondo la dichiarazione dei diritti dell'uomo” - Invece di
parlare di Dio al mondo sofferente per la guerra, lavorava come i
socialisti perché i morti della grande guerra fossero utili alla
promozione umana; al posto della salvezza eterna questo clero si
preoccupava dei diritti dell'uomo!
Ma riprendiamo P. Calmel: “...i
preti con il gusto del mondo sono arrivati progressivamente a voler
fondere il messianismo soprannaturale del Regno che non è di questo
mondo con il messianismo rivoluzionario della massoneria o del
comunismo. Questi preti sono entrati nel gioco di Cesare che, dopo la
rivoluzione del 1789, aspira più che mai a sostituirsi a Dio,
eliminando il peccato originale e le sue conseguenze...”.
Terribile! È la scomparsa della vita soprannaturale, del Regno che
non è di questo mondo, della vita eterna. Questi preti con il gusto
del mondo sono diventati i sacerdoti del Naturalismo, della religione
che non parla più del peccato e della grazia. Sono preoccupati dei
diritti dell'uomo, ma non che gli uomini si salvino dall'Inferno e
possano giungere, dopo una vita cristianamente vissuta, in Paradiso.
È scomparso il Regno di Dio per fare spazio al regno dell'O.N.U. Sempre Calmel: “I preti con il gusto della rivoluzione insegnano
con crescente insistenza da più di vent'anni che la pace di Cristo
si confonde con la politica secondo l'O.N.U., e si riassume in essa”.
“Il prete con il gusto del mondo, il prete “mondano” (…) si è
trasformato fino a divenire l'uomo del messianismo terreno (…), si
fa complice del Cesare moderno.”
Qualcuno dirà che oggi nella Chiesa
si è meno propensi al sociale e alle tentazioni della lettura
marxista della storia; che questo pericolo fu quello dei preti degli
anni '70, tentati dal dialogo coi marxisti. Sì, in un certo senso è
vero, il comunismo è crollato, ci si è “imborghesiti” un po'
tutti. Ma alla rivoluzione anni '70, quella della solidarietà con
gli operai, si è sostituita la rivoluzione borghese, quella della
solidarietà con le lotte per i diritti individuali: i diritti alle
coppie di fatto, dell'omosessualità, dei divorziati risposati che
vogliono la comunione; della libera contraccezione, della libera
adozione... e chi più ne ha più ne metta. Si tratta sempre qui
della medesima Rivoluzione dettata dal laicismo massonico, che
sia di destra o di sinistra poco importa, ...sempre sotto la
bandiera dei diritti dell'uomo. Del problema di Dio e della salvezza
eterna nemmeno l'ombra!
“Più di un milione e mezzo di
giovani cristiani di Francia doneranno la loro vita dal 1914 al 1918,
e i preti secondo il mondo, testimoni ebeti di questa ecatombe senza
precedenti, non avranno la capacità di cogliere il significato, di
comprendere che, se non facciamo ritorno a Dio, delle ondate ancora
peggiori ci attendono...”
“Se non facciamo ritorno a Dio”
...non lo diranno mai questi preti mondani, non lo diranno mai perché
hanno sposato le vecchie rivoluzioni socialiste o le nuove
rivoluzioni borghesi e liberali.
E quanti preti, discepoli di questi
“testimoni ebeti” hanno fatto carriera, fino a giungere ai gradi
alti della gerarchia. Tutti questi li senti parlare: di fronte ai
dolori, alle calamità, alle guerre, agli omicidi ...non ricordano
mai che occorre tornare a Dio. Esprimono solidarietà, noiosamente e
vuotamente ...e il mondo fa finta di ascoltare questi appelli che
rispondono al solito copione già scritto.
L'unico stupore sarebbe possibile per
la Verità, l'unica Verità.
Se un prete, anche del più umile
borgo del mondo, si alzasse a dire “Fratelli, se non torniamo a
Dio, ci capiterà di peggio”, allora il mondo potrebbe fare davvero
silenzio e pensare.
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