venerdì 21 giugno 2013

Il 5 ottobre "Terzo Pellegrinaggio della Tradizione alla Madonna di Oropa".



Anche quest'anno la chiesa di Vocogno 
e la cappella dell'Ospedale di Domodossola (VB)
dove si celebra la Messa tradizionale
organizzano il Pellegrinaggio della Tradizione
alla Madonna di Oropa (BI)

SABATO 5 OTTOBRE 2013 

 Invitiamo tutti i fedeli, gruppi e singoli, legati alla Messa Tradizionale, a salire con noi al Santuario Eusebiano, per implorare la celeste benedizione, per intercessione della Regina Montis Oropae.


Sabato 5 ottobre 2013

ore 10.30 
SANTA MESSA SOLENNE
in Basilica Nuova

ore 15.30
S. ROSARIO
di fronte all'Immagine miracolosa
in Basilica Antica

 Per chi non desiderasse consumare il pranzo al sacco: Ristorante a € 18
E’ necessario prenotarsi entro il 22 settembre telefonando a:
349/2848054 oppure 348/2463990


www.radicatinellafede.blogspot.it

giovedì 20 giugno 2013

L'Italia muore

GRANDISSIMO DISCORSO DELLA DEPUTATA
ON. CARLA RUOCCO
 

 
 
Boni pastoris esse tondere pecus , non deglubere.
         È proprio del buon pastore tosare le pecore, non scorticarle.
(Gaio Svetonio Tranquillo)


 
da PensieriParole

San Giuseppe nel Novus Ordo



DECRETO
della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti

Mediante la cura paterna di Gesù, San Giuseppe di Nazareth, posto a capo della Famiglia del Signore, adempì copiosamente la missione ricevuta dalla grazia nell’economia della salvezza e, aderendo pienamente agli inizi dei misteri dell’umana salvezza, è divenuto modello esemplare di quella generosa umiltà che il cristianesimo solleva a grandi destini e testimone di quelle virtù comuni, umane e semplici, necessarie perché gli uomini siano onesti e autentici seguaci di Cristo. Per mezzo di esse quel Giusto, che si è preso amorevole cura della Madre di Dio e si è dedicato con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, è divenuto il custode dei più preziosi tesori di Dio Padre ed è stato incessantemente venerato nei secoli dal popolo di Dio quale sostegno di quel corpo mistico che è la Chiesa.

Nella Chiesa cattolica i fedeli hanno sempre manifestato ininterrotta devozione per San Giuseppe e ne hanno onorato solennemente e costantemente la memoria di Sposo castissimo della Madre di Dio e Patrono celeste di tutta la Chiesa, al punto che già il Beato Giovanni XXIII, durante il Sacrosanto Concilio Ecumenico Vaticano II, decretò che ne fosse aggiunto il nome nell’antichissimo Canone Romano. Il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha voluto accogliere e benevolmente approvare i devotissimi auspici giunti per iscritto da molteplici luoghi, che ora il Sommo Pontefice Francesco ha confermato, considerando la pienezza della comunione dei Santi che, un tempo pellegrini insieme a noi nel mondo, ci conducono a Cristo e a lui ci uniscono.

Pertanto, tenuto conto di ciò, questa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in virtù delle facoltà concesse dal Sommo Pontefice Francesco, di buon grado decreta che il nome di San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria, sia d’ora in avanti aggiunto nelle Preghiere eucaristiche II, III e IV della terza edizione tipica del Messale Romano, apposto dopo il nome della Beata Vergine Maria come segue: nella Preghiera eucaristica II: « ut cum beáta Dei Genetríce Vírgine María, beáto Ioseph, eius Sponso, beátis Apóstolis »; nella Preghiera eucaristica III: « cum beatíssima Vírgine, Dei Genetríce, María, cum beáto Ioseph, eius Sponso, cum beátis Apóstolis »; nella Preghiera eucaristica IV: « cum beáta Vírgine, Dei Genetríce, María, cum beáto Ioseph, eius Sponso, cum Apóstolis ».

Quanto ai testi redatti in lingua latina, si utilizzino le formule che da ora sono dichiarate tipiche. La Congregazione stessa si occuperà in seguito di provvedere alle traduzioni nelle lingue occidentali di maggior diffusione; quelle da redigere nelle altre lingue dovranno essere preparate, a norma del diritto, dalla relativa Conferenza dei Vescovi e confermate dalla Sede Apostolica tramite questo Dicastero.

Nonostante qualsiasi cosa in contrario.

Dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 1 maggio 2013, S. Giuseppe artigiano.

Antonio Card. Cañizares Llovera
Prefetto


+ Arthur Roche
Arcivescovo Segretario

ATTENZIONE: La Congregazione ha già provveduto a tradurre in forma ufficiale le formule da inserire nel messale anche in Italiano. Da oggi in poi i sacerdoti devono perciò ricordare di menzionare San Giuseppe a TUTTE LE MESSE:

FORMULE CHE SPETTANO A SAN GIUSEPPE IN LINGUA ITALIANA

Nella Preghiera eucaristica II:
«insieme con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san Giuseppe, suo sposo, con gli apostoli...»;
Nella Preghiera eucaristica III:
«con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san Giuseppe, suo sposo, con i tuoi santi apostoli....»;
Nella Preghiera eucaristica IV:
«con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con san Giuseppe, suo sposo, con gli apostoli...».

Testo preso da: San Giuseppe entra in tutte le preghiere eucaristiche romane: un messaggio del Papa sulla famiglia? http://www.cantualeantonianum.com/2013/06/san-giuseppe-entra-in-tutte-le.html#ixzz2WjmorHLp
http://www.cantualeantonianum.com

segni dei tempi?

"La luna darà un grande segno all'umanità, il segno della Mia vicinanza." (Messaggio a Luz de Maria, 30 Maggio 2013)
 
18 giugno 2013: LOURDES SOTT'ACQUA
 

 

giovedì 13 giugno 2013

ancora sul segreto di Fatima

Fatima: Quarto segreto. C'è chi sa.
  
di Marco Tosatti

Solideo Paolini, uno studioso marchigiano di Fatima, autore di saggi sull'argomento (l’ultimo dei quali è: “Non esiste. Perché distrutto?”) pubblica sul sito “Circolo cattolici per la tradizione” un articolo interessante, che riprendiamo in parte, rinviando chi è interessato all’originale. Ma il dettaglio che in questo articolo ci ha colpito è l’affermazione che esiste, anzi esistono, persone che conoscono l’esistenza e forse il testo della parte “mancante” del Terzo Segreto di Fatima. Ma leggete voi stessi:
“Un lettore di madrelingua portoghese mi ha “girato”, come studioso di Fatima, un testo manoscritto, presunto di suor Lucia, già presente su un sito e qui presentato come il cosiddetto “Quarto Segreto” di Fatima. Facendomene anche una traduzione.
Già dalla prima scorsa dubitai, e fortemente, di tale asserita autenticità del testo. Per più ragioni. Tuttavia, per maggior sicurezza lo feci avere anche a una persona che conosce il testo integrale del Segreto di Fatima, ovvero il cosiddetto Terzo e il cosiddetto Quarto. (E qui, cari lettori, metto le mani avanti: non mi chiedete chi è, perché evidentemente non posso dirlo. Qui in comunità lo sanno tutti chi è, ma in giro non è il caso. Piuttosto pregate perché queste persone – e il plurale non è un lapsus calami – che sanno, si decidano a parlare: questo è costruttivo! Soprattutto preghiamo per il Santo Padre: alla luce di Fatima, e dunque nella fiducia – pur critica, certamente, e non da oggi – che l’atto pio del 13 maggio ottenga dal Cielo qualche risposta, positiva e magari sorprendente; come fu, ad esempio, per la mezza consacrazione di S.S. Pio XII: che, pur incompleta, abbreviò i tempi della guerra e plausibilmente fece partire il processo che portò intanto alla redazione del Terzo Segreto. A proposito di Sua Santità papa Francesco: qualcuno mi ha chiesto se ne avrà letto la parte mancante. Il Suo interesse per la materia – già da complesso arcivescovo di Buenos Aires – e vari elementi di quel testo disseminati nelle numerose omelie – pur in maniera prevedibilmente edulcorata – mi fanno quasi pensare di sì).

Il mediatore, diciamo così (una persona serissima), che quando aveva visto il testo era anche lui fortemente non convinto, dopo la lettura di quella persona me ne riferì (con tenore notevolmente mutato) il seguente, testuale verdetto: «C’è del vero».
Probabilmente sarà un testo riscritto da qualcuno che conosce quello autentico, un pò come il famoso testo del Neues Europa giusto cinquant’anni fa. Un altro dei testi prossimi al Terzo Segreto (come scrivevo in "Non disprezzate le profezie"). Altro quella persona non gli ha detto. Forse – prendete con beneficio d’inventario quanto segue – gli è sembrato di poter identificare (dalla mimica?) tale “vero” soprattutto nella distruzione di Roma. Distruzione, attenti bene, profetizzata condizionatamente: se testardamente non cambia strada; e cui sembra alludere anche il testo ufficialmente pubblicato. Ce n’è quanto basta (e avanza) per attivarsi, uno per uno, a chiedere a chi di dovere la pubblicazione del famoso inedito!”.

 

martedì 11 giugno 2013

«Ostie bruciate, ma restano intatte»


Sri Lanka, profanata chiesa cattolica nell'Arcidiocesi del Card. Ranjith

Cresce l'intolleranza religiosa in Sri Lanka: un gruppo di ignoti ha attaccato la chiesa cattolica St. Francis Xavier ad Angulana, nell'arcidiocesi di Colombo. I vandali - riporta l'agenzia AsiaNews - hanno distrutto un'antica statua della Vergine, per poi accanirsi sul tabernacolo: lo hanno staccato dall'altare tentando di dare fuoco all'Eucaristia.

Il fatto è avvenuto il 5 giugno scorso intorno alle 10 di sera, ma al momento la polizia non ha ancora individuato i colpevoli.

Da diversi mesi in Sri Lanka avvengono attacchi contro le minoranze religiose, in particolare cristiana e islamica. In genere si tratta di aggressioni architettate da gruppi di estremisti buddisti (il Bodu Bala Sena o il Sinhala Ravaya), che lottano per proteggere la popolazione buddista e singalese (la maggioranza, ndr) e la sua religione. Simili attacchi sono una novità per il Paese, dove di rado avvengono attacchi di matrice religiosa.

Tra i fedeli dell'arcidiocesi c'è molto risentimento per quanto avvenuto. Secondo molti però, proprio durante l'attacco è avvenuto un fatto positivo, che ha rinfrancato il loro spirito e rinvigorito la loro fede. Sebbene il tabernacolo sia stato trovato del tutto imbevuto di cherosene - per gli agenti sono stati versati almeno 30 litri - le ostie consacrate non hanno preso fuoco e sono rimaste intatte. "Questo - raccontano alcuni fedeli ad AsiaNews - è un miracolo forte, attraverso il quale Gesù dà un messaggio alla nostra società e a chi compie simili attacchi: nessuno può distruggere Cristo e il suo amore. Perché egli è morto, ha rinunciato alla sua vita per noi e poi è risorto. Nessuno può fargli nulla".
 

venerdì 7 giugno 2013

Papa Francesco dell'Immacolata

di P. Stefano M. Manelli, fi

Sì, abbiamo un Papa francescano, dunque mariano. Non possiamo che rallegrarci, soprattutto noi, Francescani dell’Immacolata. Un papa gesuita, obbietterà qualcuno, non francescano. Un papa gesuita et francescano, rispondiamo. Gesuita di formazione, francescano d’ispirazione, mariano per generazione. In Maria, “l’uno e l’altro sono nati”, san Francesco e sant’Ignazio. Come i Francescani s’ispirano alla cavalleria medievale, così i Gesuiti s’ispirano alla milizia rinascimentale, e come i primi militano a servizio della Celeste Regina, anche i Gesuiti in questo non sono da meno e, con i francescani, fanno a gara nell’onorarla con alte lodi e con grandi opere. Lo dimostra il filo aureo della Causa Immaculatae che attraversa la plurisecolare storia del francescanesimo, condivisa ampiamente dai teologi e predicatori della Compagnia di Gesù.
Sua Santità Francesco è il primo Papa che, a memoria d’uomo, abbia recitato e fatto recitare pubblicamente l’Ave Maria, nel presentarsi al popolo subito dopo l’elezione al soglio petrino. Questo bel segno mariano, il giorno dell’elezione di papa Francesco I, prelude un pontificato tutto illuminato dalla presenza della Vergine Maria. Sull’esempio del beato Giovanni Paolo II. La marianità del novello Pontefice è stata poi confermata con la visita a Santa Maria Maggiore, annunciata il giorno dell’elezione, e puntualmente attuata di buon mattino, il giorno seguente. Un pontificato affidato alla Salus Populi Romani è un pontificato consacrato alla Salus Ecclesiae, di cui il Populus Romanus è la parte preminente, dotata dell’indefettibilità direttamente partecipata dal suo Capo, il Vescovo di Roma, il Papa della Chiesa universale.
Prime parole di Papa Francesco, con cui egli chiede le preghiere del Popolo di Dio, la sera stessa della sua elezione, il 13 marzo 2013:

«Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca».

È il primo atto di affidamento a Maria del novello Pontefice.
Alla fine di quello stesso primo discorso:

«Domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma».

Custodendo il capo, si custodisce il corpo; custodendo la capitale della Cristianità, si custodisce tutta la Cristianità. Per sineddoche, pars pro toto.
14 marzo, Santa Maria Maggiore. L’omelia termina così:

«Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso».

Lo Spirito Santo e la Madonna: Maria Sposa dello Spirito Santo, come insegnava san Francesco.
15 marzo, Udienza ai cardinali:

«Alla potente intercessione di Maria, nostra Madre, Madre della Chiesa, affido il mio ministero e il vostro ministero. Sotto il suo sguardo materno, ciascuno di noi possa camminare lieto e docile alla voce del suo Figlio divino, rafforzando l’unità, perseverando concordemente nella preghiera e testimoniando la genuina fede nella presenza continua del Signore».

È il secondo affidamento del Pontefice alla Vergine Maria.
17 marzo, angelus:

«Appena Vescovo, nell’anno 1992, è arrivata a Buenos Aires la Madonna di Fatima e si è fatta una grande Messa per gli ammalati […]. Invochiamo l’intercessione della Madonna che ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo»… «Che il Signore vi benedica, che la Madonna vi custodisca».
Ritorna il parallelismo: il Signore benedica-la Madonna custodisca. Primo accenno a Fatima.
Del secondo riferimento a Fatima ce ne dà notizia il Cardinale José Policarpo, Arcivescovo di Lisbona:

«Papa Francesco mi ha chiesto due volte che io consacri il suo nuovo ministero a Nostra Signora di Fatima. È un mandato che posso compiere nel silenzio e nella preghiera. Ma sarebbe bello che tutta la conferenza episcopale si associasse alla realizzazione di questa richiesta. Maria ci guidi nei nostri lavori e anche nel dare compimento a questo desiderio di Papa Francesco» . [Parole tratte da un articolo di Andrea Tornielli consultabile a questo link].

Questo conferma il valore “consacratorio”, programmatico e non puramente devozionale, della visita di Papa Francesco alla Salus Populi Romani, la mattina del 14 marzo. Conferma e prolunga lo “stile mariano” di Giovanni Paolo II, che della consacrazione alla Vergine Maria ha fatto il motto programmatico del suo pontificato “Totus tuus”. Conferma l’attualità del messaggio di Fatima, incentrato sulla divina promessa: «Avete visto l'inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato» (13 luglio 1917).

Se 13 è il numero di Fatima, allora questo è il papa di Fatima. 13 è il giorno dell’elezione e fa 13 anche la somma delle singole cifre che compongono data completa di quel giorno: 13-3-2013, ossia: 1+3+3+2+1+3 = 13. Numerologia e ghematrìa a parte, siamo convinti che un Papa, proprio perché è il Vicario di Cristo, non può non essere il figlio prediletto della Madre di Cristo, che a Fatima ha chiesto la devozione e la consacrazione al Suo Cuore Immacolato.

Benedetto XVI, riferendosi alle celebrazioni del centenario delle apparizioni di Fatima che si terranno nel 2017, parlava in seconda persona plurale, escludendo implicitamente se stesso:

«Tra sette anni ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora “venuta dal Cielo” […] Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità» (BENEDETTO XVI, Omelia, Spianata del Santuario di Nostra Signora di Fatima, 13-5-2010).

L’11 febbraio scorso abbiamo capito perché ha parlato così. Ha lasciato il posto a papa Francesco, il papa dell’Immacolata, il papa di Fatima. Il papa, speriamo, del Trionfo del Cuore Immacolato.
Ma perché questo si realizzi, è nostra convinzione che una nuova ondata di fervore mariano debba prima investire la Chiesa di Dio. E la ragione formale e teologale di questo nuovo incendio di devozione mariana sarà, ne siamo ancor più convinti, la Corredenzione di Maria.
La beata Madre Teresa di Calcutta scrisse, il 14 agosto 1993:

«Maria è la nostra Co-redentrice con Gesù. Ella ha dato a Gesù il suo corpo e ha sofferto con lui stando ai piedi della Croce. Maria è la Mediatrice di tutte le grazie. Ella ci ha dato Gesù e, come nostra Madre, ci ottiene tutte le sue grazie. Maria è la nostra Avvocata che prega Gesù per noi. Solo attraverso il Cuore di Maria noi arriviamo al Cuore Eucaristico di Gesù. La definizione papale di Maria Co-redentrice, Mediatrice e Avvocata porterà grandi grazie alla Chiesa. Tutto per Gesù, attraverso Maria. God bless you. M. Teresa, M. C.» . [MADRE TERESA DI CALCUTTA, Lettera di adesione per la Definizione papale di Maria Co-redentrice, Mediatrice, Avvocata, 14 agosto 1993, in: MIRAVALLE M., In continued dialogue with the Czestochowa Commission, in AA.VV., Mary at the foot of the Cross - III. Mater unitatis. Acts of the third International Symposium on marian coredemption. Downside Abbey, Stratton on the fosse, Bath, Somerset, England, 20-26 august 2002, Academy of the Immaculate, New Bedford (MA-USA) 2003, pp. 396-397].

Ci auguriamo di tutto cuore che questo papa, francescano e mariano, aprirà nuovamente il discorso sulla Corredenzione della Vergine Maria, dopo l’eclissamento esitante da parte di una certa “mariologia debole” che sembra abbia avuto il sopravvento in questi ultimi anni.
Anche nello stemma pontificio, scelto da papa Francesco, è presente la Vergine Maria, simboleggiata dalla stella, secondo l'antica tradizione araldica; mentre il fiore di nardo indica San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine santissima e a San Giuseppe, patrono della Chiesa universale.
Alla Santissima Vergine Maria, Corredentrice del genere umano, e a San Giuseppe, suo castissimo Sposo, affidiamo il pontificato di papa Francesco.

 
 

giovedì 6 giugno 2013

funerali di un prete: che differenza con certe recenti sceneggiate!

 

 

 
 
Funerali del Padre Dominique Lagneau, ddeceduto domenica 12 maggio2013 a Laus, celebrati nella chiesa di Sant'Andrea des Cordeliers à Gap, venerdì 17 maggio, da S.E. Mons. Bernard Fellay, superiore generale della FSSPX. La chiesa è stata generosamente messa a disposizione da S.E. Mons. Jean-Michel Di Falco, Vescovo di Gap e Embrun.

mercoledì 5 giugno 2013

l'ultima fatica della Prof.ssa Maria Guarini

LA QUESTIONE LITURGICA. Il Rito romano usus antiquior e il Novus Ordo Missae a 50 anni dal Concilio Vaticano II

 
Il testo, che reca la prefazione di Mons. Gherardini, analizza sul piano filosofico e teologico lo status quaestionis, in ambito liturgico, della crisi che ha investito la Chiesa postconciliare, sviluppando in termini essenziali alcuni dei punti fondamentali di un dibattito ancora aperto, da diffondere ed allargare, al fine di alimentare una ‘pastorale’ secondo la Tradizione che è vita e giovinezza della Chiesa.

Sono 63 dense pagine, in brossura, che hanno lo scopo di gettare il cuore oltre gli ostacoli e non cessare di testimoniare la Verità per la nostra generazione e per quelli che verranno...

Chi volesse, in attesa della distribuzione in libreria, può ordinarlo direttamente a maria.guarini@gmail.com e gli verranno indicati nella conferma i termini del pagamento.

 
Il costo (8 euro, comprese le spese di spedizione) serve per finanziare gli altri testi della collana Parva Itinera, in corso di preparazione e spererei numerose altre copie di questo, per proseguirne la distribuzione nell'ambito dei gruppi tradizionali e soprattutto ai Sacerdoti.

Sintesi del contenuto:Prefazione di Mons. Brunero Gherardini

Introduzione

Rito Romano usus antiquior e Novus Ordo Missae
- Elementi per inquadrare il contesto
- Cosa dice il Concilio Vaticano II e il Magistero successivo
- Funzione e ragion d’essere della Liturgia
- Trasformazione dell’Offertorio in berakah ebraica
- Comunione o sacrificio?
- Influssi che hanno distorto l’intento originale del Concilio
- Enfasi su una nuova concezione del “Mistero pasquale”
- Oltrepassamento della Mediator Dei da parte della Sacrosanctum Concilium
- È possibile armonizzare le innovazioni della Riforma alle nobili forme preesistenti?
- Una lingua sacra da preservare
- Ricchissima simbologia che parla al popolo e che va fatta conoscere al popolo
- C’è un confine tra “esperimenti liturgici” e “abusi liturgici”?
- Riforma della Riforma o “nuovo movimento liturgico” dal basso?
- Attenzione ai prevedibili rischi
- Conclusione

Confutazione di alcuni luoghi comuni

Addendum. Il post-concilio e l’“actuosa participatio”

 

giovedì 30 maggio 2013

"...nessuno piange, nessuno prega gridando a Dio"(Editoriale di "Radicati nella fede" del mese di giugno)



Così la Vergine è apparsa ai bambini di La Salette: seduta, in lacrime, con il volto tra le mani.
*****
Pubblichiamo l'Editoriale del numero di giugno  di "Radicati nella fede".
[Anno VI, n° 6 Giugno 2013]

NON PIANGE PIU' NESSUNO

Non piange più nessuno.
Se non ci sono più preti non piange quasi più nessuno. È questa la triste constatazione che ci tocca fare.
Assistiamo alla più grande crisi sacerdotale della storia della Chiesa, intere terre in Europa sono ormai senza sacerdote e tutto tace. Non sentirete nemmeno un vescovo gridare all'allarme, piangere con i suoi fedeli, domandare a tutti una grande preghiera per le vocazioni sacerdotali; intimare un digiuno e una grande supplica perché il Signore abbia pietà del suo popolo.
Sentirete, questo sì, vescovi e responsabili di curia descrivere i numeri di questo calo vertiginoso di presenza dei preti nella Chiesa, li sentirete elencare i dati pacatamente, troppo pacatamente, in modo distaccato, come se fosse una situazione da accettare così com'è, anzi la chance per una nuova Chiesa più di popolo.

Nella nostra terra italiana, terra di antica cristianità, assisteremo in questi prossimi anni alla scomparsa delle parrocchie, allo stravolgimento, impensabile fino a qualche anno fa, della struttura più semplice del Cattolicesimo, di quella trama di comunità parrocchiali dove la vita cristiana era naturale per tutti... ma l'assoluta maggioranza dei cattolici impegnati farà finta di niente, perché i pastori hanno già fatto così.
È un “cataclisma”, un “terremoto”... ma nessuno piange, si fa finta di niente.
Si fa finta di niente, perché bisogna che la favola della primavera del Concilio continui. Ci si sottrae a qualsiasi verifica storica, si nega l'evidenza di una crisi senza precedenti.

E si prepara un futuro che ci sembra poco cattolico.
Sì, perché si parla di “ristrutturare” l'assetto delle comunità cristiane, di fare spazio ai laici (come se in questi anni non ne avessero avuto a sufficienza), si inventa un nuovo genere di fedeli cristiani che diventeranno gli addetti delle parrocchie, che di fatto sostituiranno i preti. Fedeli laici “clericalizzati”, un nuovo genere di preti che terranno le chiese... e nell'attesa di una qualche messa predicheranno loro, come cristiani adulti, il Verbo di verità...

...ma nessuno piange, nessuno prega gridando a Dio.
Forse non gridano perché da anni qualcuno ha preparato questo terremoto nella Chiesa.
Hanno svilito il sacerdozio cattolico, trasformando i preti da uomini di Dio ad operatori sociali delle comunità. Hanno ridotto loro il breviario e la preghiera, gli hanno imposto un abito secolare per essere come tutti, gli hanno detto di aggiornarsi perché il mondo andava avanti... e gli hanno detto di non esagerare la propria importanza, ma di condividere il proprio compito con i fedeli, con tutti.
E come colpo di grazia gli hanno dato una messa che è diventata la prova generale del cataclisma nella Chiesa: non più preghiera profonda, non più adorazione di Dio presente, non più unione intima al sacrificio propiziatorio di Cristo in Croce, ma cena santa della comunità. Tutta incentrata sull'uomo e non su Dio, tutta un parlare estenuante per fare catechesi e comunità. Una messa che è tutto un andirivieni di laici sull'altare, prova generale di quell'andirivieni di signori e signore che saranno le nostre ex parrocchie senza prete.
E con la messa “mondana”, hanno inculcato la dottrina del sacerdozio universale dei fedeli... stravolgendone il significato. I battezzati sono un popolo sacerdotale in quanto devono offrire se stessi in sacrificio, in unione con Cristo crocifisso, offrire tutta la loro vita con Gesù. I fedeli devono santificarsi: questo è il sacerdozio universale dei battezzati. Ma i fedeli non partecipano al sacerdozio ordinato che è di altra natura, che conforma a Cristo sacerdote. E’ attraverso il sacramento dell’Ordine che Cristo si rende presente nella grazia dei sacramenti. Se non ci fossero più preti sarebbero finite sia la Chiesa che la grazia dei sacramenti.

Martin Lutero e il Protestantesimo fecero proprio così: distrussero il sacerdozio cattolico dicendo che tutti sono sacerdoti: sottolineando appunto il sacerdozio universale, il laicato.
Nella pratica della ristrutturazione delle parrocchie forse si finirà così: diverso sarebbe stato affrontare questa crisi con nel cuore e nella mente un'alta stima del sacramento dell'ordine, sapendo che il prete è uno dei doni più grandi per la Chiesa e per il popolo tutto; ma così non è: si affronterà questa crisi dopo anni di protestantizzazione e di relativizzazione del compito dei preti. Si affronterà questa crisi dopo anni di confusione totale nella vita del clero; dopo anni di disabitudine alla messa quotidiana e alla dottrina cattolica: così i fedeli faranno senza il prete, anzi già fanno senza. E quando un prete arriverà, non sapranno più che farsene, abituati a credere che il Signore li salva senza di loro e i loro sacramenti.
A noi sembra ingiusto far finta di niente.
Per questo chiediamo ai nostri fedeli di pregare con forza perché il Signore torni a concedere, come un tempo, tanti sacerdoti alla sua Chiesa.
Cari fedeli, in questo mese di giugno, che è il mese delle sacre ordinazioni, abbiamo il coraggio di chiedere, anche con le lacrime, questa grazia al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria.
E teniamo come dono preziosissimo la Messa di sempre, la Messa della tradizione, che sola saprà dare nuovi preti alla Chiesa di Dio.