sabato 30 gennaio 2016

l’umanità che volge le spalle a Dio viene semplicemente cancellata


LA RELIGIONE SOTTO ATTACCO

    Profondamente credente Blondet ha accettato di condividere con i lettori alcune sue opinioni sul tema della religione: non vedo alcun futuro per questa società finirà in qualche orribile guerra mondiale o deflagrazione globale 

 



di Ceoldo e Blondet

 

In un mio precedente articolo ho cercato di affrontare assieme al filosofo italiano Diego Fusaro il tema della Religione sotto attacco, prendendo spunto dal risultato di una recente ricerca pubblicata dalla rivista Current Biology secondo la quale i bambini atei sarebbero più altruisti di quelli credenti. Mi è sembrata una conclusione assurda ma in linea con altre affermazioni contro la Chiesa ed ogni Religione in particolare. Ritorno qui sull’argomento perché se le risposte di Fusaro riflettevano il punto di vista di un filosofo allievo indipendente di Marx e Gramsci (come lo stesso Fusaro si definisce) è altresì interessante cercare risposte anche in altre direzioni.  

Maurizio Blondet, noto giornalista italiano, è stato fra i primi in Italia a non credere alla versione ufficiale sull’attentato alle Torri Gemelle, individuando la causa in un colpo di stato interno alla società americana. Cattolico, profondamente credente, Blondet ha accettato di condividere con i lettori alcune sue opinioni sul tema della religione.

Maurizio Blondet, secondo lei perché qualcuno ha sentito il bisogno di analizzare una caratteristica dell’animo umano come l’altruismo in un’ottica di “credenti Vs. atei”?

Non so se capisco bene la domanda. Fra l’altro, non sono così sicuro che l’altruismo sia “una caratteristica dell’animo umano”, ossia un dato naturale. L’uomo non nasce buono, come predicava Rousseau.  L’ “altruismo” e le altre virtù, sociali e spirituali, devono essere sviluppate, educate,  con l’educazione.  In questo senso vale l’ottica “credenti contro atei”: chi non  crede in Dio, perché dovrebbe essere “altruista”? Conviene molto di più  l’egoismo. Dostojevski diceva: “Se Dio non c’è, tutto è possibile fare all’uomo”. Infatti le società secolarizzate sono anche quelle dove l’egoismo domina nelle anime e l’altruismo (anche sotto forma di socialità) scompare: il capitalismo globale terminale è il regno delle massime ingiustizie: guerre, furti, sfruttamento dei poveri.

Ma che senso ha dividere i bambini in atei e credenti?

La fede non è “per adulti”. I fanciulli anzi capiscono meglio che cosa è e cosa implica. Non è a caso che Cristo dica: “queste cose, nascoste ai sapienti, sono note ai bambini”. Fino all’eroismo:  si vedano i santi-bambini che “si sono offerti” per la salvezza delle anime dei miscredenti da Fatima in poi.

La Chiesa Cattolica, ma anche quella Ortodossa di Grecia, ha subito attacchi eccezionalmente virulenti di solito diretti contro una, vera o presunta, egoistica opulenza ecclesiale. Le faccio quindi una domanda vecchia come il nostro mondo: Chiesa ricca o povera?

La Chiesa ricca  c’è  stata soprattutto in passato: sa quanto è costato il colonnato del Bernini, quanto i papi han pagato Michelangelo e Raffaello? Ciò avveniva in tempi in cui la Chiesa era una potenza mondiale, divideva il mondo fra Spagna e Portogallo, arrivavano ambasciatori, offerte dal mondo fedele.  Questa Chiesa ha attratto ai suoi vertici gerarchici personalità affamate di potere e   godimento  – è logico, dove ci sono i soldi: papa Borgia, coi suoi scandalosi vizi, ha dato il pretesto alla rivolta di Lutero ed allo scisma fatale d’Occidente. La Cappella Sistina ispira tutto, tranne religiosità: lo capì Dostojevski quando  la visitò  e scrisse che al Cristo di Michelangelo mancava solo la sciabola per essere  “un soldato tedesco”.  Ebbene: nonostante ciò, ci furono allora i più grandi santi, miracolosi.  Un papa può essere privatamente indegno, ricco, assetato di potere ma quel che conta è la sua “presenza” assiale, di successore di Pietro,  tramite e canale di grazia. Certo è meglio se è una  degna o santa persona. Ma allora  la fede del popolo tollerava di più ciò che oggi (forse giustamente) non tollera: vescovi carrieristi per un posto in Vaticano, per quattro soldi, per un amante gay, vescovi opportunisti verso il mondo per una comparsata in televisione. Precisamente questi dicono di essere “per i poveri”, oggi  vanno alle “periferie del mondo” per farsi vedere dal papa. Il male è più profondo del dilemma semplicista e demagogico  “chiesa povera – chiesa ricca”.

I cristiani, i cattolici in particolare, sembra stiano chiedendo il permesso del mondo per praticare la loro fede, timorosi di non sembrare abbastanza al passo di tempi sempre più liberali e disinibiti. E’ un errore?

Ovviamente  molti hanno un complesso d’inferiorità verso la “Modernità”: sono evoluzionisti, scientisti, modernisti.  Ma questo  atteggiamento è stato provocato, precisamente, dal Concilio e dai suoi vescovi ed esperti.  Prima, col Sillabo  di Pio IX, la Chiesa aveva dichiarato guerra alla modernità. Era orgogliosamente anti-progressista, antimoderna e perciò conservava intatti i  dogmi e i riti. La liturgia in latino diceva questo, anche a non credente: noi siamo qui, immutati da duemila anni. Avvolti nella bellezza  del romanico,  delle vetrate  gotiche  e del gregoriano, perché conserviamo ciò che è eterno:   il giorno in cui avrai voglia di immutabile certezza, tu ci troverai, la Chiesa-madre che ti porterà in alto. Non sa quanti inglesi e americani colti si avvicinarono a quella Chiesa proprio per a sua “antichità”, per la sua liturgia. Tutto questo è stato buttato via da vescovi e cardinali  con la scusa d “andare incontro all’uomo moderno”.

Si potrebbe dire che è nata una Chiesa “troppo moderna”, cagione dei suoi stessi mali attuali perché stranamente inerme di fronte al dio pagano del mercato?

Il Concilio fu concepito – lo ha ammesso recentemente Ratzinger – per seppellire il Sillabo, “dichiarazione di guerra alla modernità”. La Chiesa non era tanto inerme di fronte al mercato, ma – allora – di fronte al comunismo, all’uomo sulla Luna, all’evoluzionismo da rotocalco. Verso il comunismo, perché credevano che sarebbe durato millenni e che, in fondo, era  un cristianesimo che si realizzava nel sociale (l’uguaglianza, tutti poveri) senza  bisogno della trascendenza. C’erano prelati per la “teologia della liberazione”: marxismo pur tinto di cattolicesimo. Una moda travolgente, oggi è quasi impossibile capirlo – il sovietismo è crollato dopo 70 anni, da sé . In poche parole,  il Concilio fu una crisi di fede: della gerarchia, più che del popolo. Appena  il Concilio fu proclamato, se ne andarono 50 mila preti e suore,  la  partecipazione alla Messa domenicale si dimezzò  di colpo. Don Giussani ha detto: “E’ l’umanità che ha abbandonato la Chiesa, o è la Chiesa che ha abbandonato l’umanità?”.

Che cosa rimane della fede, cristiana ma non solo, in un mondo che ha chiuso i propri confini grazie alla tecnologia, ai trasporti, ad una industria capace di inventare sempre nuovi bisogni oltre che di soddisfare quelli che già esistono?

La Fede cristiana è la Presenza Reale di Cristo, corpo, sangue anima e divinità, nel Pane consacrato. Questo rimane.  Anche se tutta l’umanità le voltasse le spalle (è stato predetto da Gesù) è lei che si danna. Il mondo allarga i propri confini? Guardi meglio: il “progresso” tecnico e scientifico, l’economia, la socialità senza Dio, sta rivelando sempre più il grugno feroce e oppressivo, è a un capolinea, non ha più da offrire che eutanasia ed aborto facilitato. La gente si fa sedurre perché  il Sistema toglie i diritti ad un salario giusto, però gli “concede” le nozze fra sodomiti e il telefonino da 600 euro.  Gli sottrae l’Amore e gli dà la pornografia.  Ma tutte le speranze nell’aldiquà sono, ad un occhio esercitato al Bello, dozzinali, mortuarie, volgari, vuote.  Per  questo il Sistema ha diseducato le masse alla Bellezza, perché non possa fare il confronto.

Vi è forse una regia, occulta ma diffusa, dietro tutti gli attacchi che subisce attualmente la Religione, cristiana o musulmana?

Gli attori del male, i protagonisti sulla scena del mondo, sono ovviamente dei burattini. Il Regista sta fuori dal mondo, anche se è chiamato Princeps huius Mundi.

Come vede il futuro tra venti o trenta anni? Quali soluzioni si sente di proporre per arginare la deriva materialista nella quale stiamo affogando?

Non vedo alcun futuro di questa società. Non è immaginabile che possa ancora esistere fra 20 o 30 anni.  E’ la generazione che s’è scritta la propria condanna,  per aver inseguito un falso bene e finirà in qualche orribile guerra mondiale, deflagrazione globale. Siccome l’uomo è stato creato per Dio,  l’umanità che volge le spalle a Dio viene semplicemente cancellata – perché occupare la Terra?  E’ già accaduto molte volte e di queste umanità la cancellazione è stata così totale, che non hanno potuto tramandarci la loro storia, ma solo qualche traccia nel mito: Atlantide, il Diluvio, le razze imperfette del mito pre-colombiano.  “Solo un Dio ormai può salvarci”.

  

di Maurizio Blondet - Costantino Ceoldo 

Sponda Sud 

  

Fonte: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=53115 del 25/01/16 in redazione il 28 Gennaio 2016

 

venerdì 29 gennaio 2016

gridate con centomila lingue....


domenica 24 gennaio 2016

diritti o desideri?

Pieter Bruegel il Vecchio, la Caduta degli Angeli Ribelli, 1526/1530-1569
"Per corrompere un individuo basta insegnargli a chiamare diritti i suoi desideri personali e abusi i diritti degli altri"
 
Nicolás Gómez Dávila

mercoledì 20 gennaio 2016

lunedì 11 gennaio 2016

"A nessuno dunque è lecito dire: io credo in Dio, e ciò è sufficiente per la mia religione" (Pio XI)



 
 
E anzitutto, Venerabili Fratelli, abbiate cura che la fede in Dio, primo e insostituibile fondamento di ogni religione, rimanga pura e integra nelle regioni tedesche. Non si può considerare come credente in Dio colui che usa il nome di Dio retoricamente, ma solo colui che unisce a questa venerata parola una vera e degna nozione di Dio.Chi, con indeterminatezza panteistica, identifica Dio con l’universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio, non appartiene ai veri credenti….
 La fede in Dio non si manterrà, a lungo andare, pura e incontaminata, se non si appoggerà nella fede in Gesù Cristo. «Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui a cui il Figlio lo vuole rivelare ». «Questa è la vita eterna; che essi riconoscano te, unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo ». . La parola del Salvatore non lascia posto a scappatoie di simil genere: « Chi rinnega il Figlio non ha neanche il Padre; chi riconosce il Figlio ha anche il Padre ».


PIO XI: Mit brennender sorge

venerdì 8 gennaio 2016

davanti a Dio


IL CARD. Burke ai vescovi
del compromesso:
il giudizio sarà davanti a Dio, non alla CONFERENZA EPISCOPALE

«Nel 2004 avevo chiesto ai politici cattolici di porre le loro azioni pubbliche coerentemente con la legge morale insegnata dalla Chiesa, altrimenti non sarebbe stato più possibile per loro ricevere la santa comunione. Poiché è uno scandalo violare pubblicamente la legge morale e dopo accedere alla comunione. Nel 2004, quando fui trasferito dalla diocesi di La Crosse  a quella di St. Luois, i giornali ripresero questa affermazione da me fatta. Poco dopo,  nell’incontro estivo della conferenza episcopale degli Stati Uniti, che si tenne a Denver, ci fu una viva discussione su questa pratica disciplinare della Chiesa. Alcuni dei miei confratelli affermarono che non era necessario punire i politici il cui operato politico fosse disordinato. Per me non si trattava di punizione, ma semplicemente di constatare che alcuni non erano disposti a ricevere la comunione. Un vescovo allora mi disse: «Monsignore, voi non potete dire queste cose, perché la conferenza dei vescovi non si è ancora pronunciata a proposito». Gli risposi che la conferenza dei vescovi non può sostituire la missione del vescovo nella propria diocesi, che è quella di governare il proprio gregge e di annunziare la fede. E aggiunsi: «Monsignore, nel giudizio finale, comparirò davanti al Signore, non davanti alla conferenza episcopale!».

Guillaume d’Alancon, Entretien avec le cardinal Burke. Un cardinal au coeur de l’Eglise, Artege, pp. 71-72
 

mercoledì 30 dicembre 2015

L'Indulgenza non è una tregua - Editoriale di "Radicati nella fede", Gennaio 2016



L'INDULGENZA NON E' UNA TREGUA

Pubblichiamo l'editoriale del numero di Gennaio 2016


L'INDULGENZA NON E' UNA TREGUA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno IX n° 1 - Gennaio 2016

  Perché la Chiesa ha fatto gli Anni Santi, perché ha pensato ai Giubilei con le loro indulgenze plenarie? Semplicemente perché gli uomini devono tornare a Dio, allontanandosi dal peccato che causa loro la morte eterna. Non c'è altra ragione, non ce n'è proprio un'altra!

  Si assiste a una strana insistenza sulla misericordia di Dio, che suona straniera, molto straniera ad orecchie cattoliche. Si sente parlare del Signore che perdona sempre, ma questa insistenza non è mai preceduta e accompagnata dal ricordo della gravità del peccato, con le sue mortali conseguenze.

  È la solita storia: si prendono verità cattoliche, le si isolano da tutto il resto, trasformandole così in qualcosa d'altro. È la tecnica per fondare una nuova Chiesa, la chiesa dell'umanità che non è più la Chiesa di Cristo.

  E tutto questo ha qualcosa di illogico, di non ragionevole: perché mai il Signore ti accoglierebbe con misericordia, se non perché tu hai bisogno di essere strappato dal peccato e dalla morte?

  Ma no! oggi va di moda, e proprio nella Chiesa, parlare della bontà accogliente di Dio, senza richiamare la gravità del peccato, di ogni peccato. Anzi, chi ancora nella Chiesa si attarda a denunciare il male e la sua gravità, viene visto come nemico della misericordia di Dio, da eliminare come falso apostolo, affinché la bellezza della “nuova chiesa” possa finalmente risplendere.

  Quanti disastri morali si compiranno in questo Anno Santo, se non si tornerà alla Misericordia vera, quella di Cristo, che accogliendoti in pianto per i tuoi peccati, ti perdona e ti dice “d'ora in poi non peccare più”.

  La misericordia di Dio, quella di Cristo, non può mai essere disgiunta dalla condanna ferma del peccato, di ogni peccato. Anzi, è proprio insegnando la gravità del peccato che la Chiesa ha sempre aperto i cuori alla vera misericordia di Dio.

  Il beato Cardinal Newman ha parole impressionanti proprio sulla necessità della condanna severa del peccato. Parlando del compito dottrinale della Chiesa così si esprime:

  “Anzitutto, la dottrina del maestro infallibile deve iniziare da una vibrata protesta contro lo stato attuale dell'umanità. L'uomo si è ribellato al suo Creatore. Questa ribellione ha provocato l'intervento divino; e la denunzia della ribellione dev'essere il primo atto del messaggio accreditato da Dio” (Apologia pro vita sua, cap. V).

  Non c'è che dire, il grande Cardinal Newman, spacciato troppe volte per anticipatore della confusione conciliare, su questo è chiaro: la ribellione dell'uomo a Dio va denunciata, e questa denuncia sta all'inizio del parlare della Chiesa, viene prima di tutto, con essa incomincia tutto!

  Ma continuiamo con Newman:
  “La Chiesa deve denunciare la ribellione come il più grave di tutti i mali possibili. Non può scendere a patti; se vuole essere fedele al suo Maestro, deve bandirla e anatemizzarla” (ibid.)

  Altro che la confusione che ci circonda e ci sommerge! Altro che questa confusione seguita al sinodo sulla famiglia, che ben ha preparato la confusione del giubileo.

 La mancanza della denuncia del peccato è di fatto un scendere a patti col peccato; così è percepita dai più. È colta come una tregua, come una rinuncia della Chiesa alla lotta contro il male e il demonio. È colta come un cambiamento di morale, come un depennare alcuni comandamenti dal decalogo, per far tregua con il mondo che non vuole cambiare.

  Sì, si rischia di intendere l'Anno Santo, con la sua misericordia “larga”, come una grande tregua al peccato, che prelude alla nascita di una nuova chiesa pacificata col mondo moderno, che di cambiare non ne ha proprio voglia: che illusione mortale!

  Illusione mortale, quella di pensare di conquistare il mondo con un perdono che non richiede il dolore del peccato e il proponimento di non commetterlo più! Illusione mortale, quella di pensare di riempire le chiese non chiedendo più niente alle anime. Illusione mortale, quella di pensare di spalancare le porte a tutti senza chiedere nulla: entreranno forse in molti, ma occuperanno una chiesa debole, che si trasformerà in loro; e dopo averla resa simile alla loro casa confusa da cui provenivano, la rigetteranno per l'ennesima volta come una chiesa inutile.

  Ma sì!: cosa se ne fanno gli uomini di una chiesa che benedice senza avere più la voglia di convertire? Cosa se ne faranno di una chiesa che ha rinunciato alla grande opera di Cristo, quella di salvare le anime, suscitando e consacrando con la Grazia la loro vera conversione? Cosa se ne faranno di una chiesa che, infedele al suo maestro, si vergogna di ripetere le sue parole sante: “Va, i tuoi peccati sono perdonati, e d'ora in poi non peccare più, perché non ti capiti qualcosa di peggio” ?

  Ma ascoltiamo ancora il grande Henry Newman:
  “La Chiesa cattolica pensa sia meglio che cadano il sole e la luna dal cielo, che la terra neghi il raccolto e tutti i suoi milioni di abitanti muoiano di fame nella più dura afflizione per quanto riguarda i patimenti temporali, piuttosto che una sola anima, non diciamo si perda, ma commetta un solo peccato veniale, dica una sola bugia volontaria o rubi senza motivo un solo misero centesimo” (ibid).

 È ancora così la nostra coscienza cattolica? È inteso ancora così il compito della Chiesa?

  Carissimi, il compito della Chiesa non può cambiare, perché Cristo non cambia. Non fidiamoci dei falsi maestri che scambiano il perdono, l'indulgenza plenaria, con una “tregua” dal sapore troppo umano che sa di diabolico.

  La Chiesa è stata posta come baluardo per la salvezza delle anime dal male, dall'abisso del peccato.

  “All'intensità del male che si è impossessato del genere umano, è stato contrapposto un potere capace di fronteggiarlo; e il primo atto di questo potere istituito da Dio è ovviamente una sfida al nemico. Questo preambolo dà un senso alla posizione della Chiesa nel mondo, e dà una chiave per interpretare tutto il suo insegnamento e la sua condotta attraverso i secoli.(ibid).

  Ecco perché una Chiesa che intende la misericordia come “tregua” è un puro non senso, è la distruzione della Chiesa stessa. Una Chiesa così ridotta non avrà più una posizione nel mondo... anzi, non l'ha già più.

  Preghiamo il Signore e la Vergine Maria, perché ci concedano pastori secondo il cuore di Dio, che non temano di fronteggiare il peccato, di porsi come sfida al nemico.

  E a noi tutti dia l'intelligenza per riconoscere pastori così.

mercoledì 23 dicembre 2015

per quanto piccolo sia


domenica 13 dicembre 2015

Alla fin fine che male c’è? c'è ...c'è....


 “[…] MAI DUNQUE SUCCEDA CHE VENIAMO A DIRVI: "Vivete come vi pare! State tranquilli! Dio non condannerà nessuno: basta che conserviate la fede cristiana. Egli vi ha redenti, ha sparso per voi il sangue: quindi non vi dannerà. Che se vi viene la voglia d’andarvi a deliziare con gli spettacoli, andateci pure! Alla fin fine che male c’è? E queste feste che si celebrano nell’intera città, con grande tripudio di gente che banchetta e - come essa crede - si esilara, mentre in realtà si rovina, alle mense pubbliche... andateci pure, celebratele tranquilli: tanto la misericordia di Dio è senza limiti e tutto lascerà correre! Coronatevi di rose prima che marciscano (Cf. Sap 2, 8)! E anche dentro la casa del vostro Dio, quando ve ne venisse la voglia, banchettate pure! Rimpinzatevi di cibi e bevande insieme con i vostri amici. Queste creature, infatti, ci sono state date proprio affinché ne godiate. O che Dio le avrebbe mai date agli empi e ai pagani, negandole poi a voi?.

Se vi facessimo di questi discorsi, forse raduneremmo attorno a noi folle più numerose; e, se pur ci fossero alcuni che si accorgessero come nel nostro parlare diciamo delle cose inesatte, ci inimicheremmo questi pochi, ma guadagneremmo il favore della stragrande maggioranza. Tuttavia, comportandoci in questa maniera, vi annunzieremmo non le parole di Dio o di Cristo, ma le nostre parole; e saremmo pastori che pascono se stessi, non le pecore.

[…] Pecore viziate si trovano infatti per ogni dove, mentre sono pochissime le pecore sane e grasse, cioè nutrite del solido cibo della verità e capaci, per dono di Dio, di cibarsi in buoni pascoli. Ora i cattivi pastori non risparmiano nemmeno queste. Non basta loro trascurare le prime, cioè le malate, le deboli, le fuorviate, le sperdute; per quanto sta in loro, essi ammazzano anche le forti e le grasse. Eppure esse vivono: vivono per un dono della misericordia di Dio, ma, per quel che dipende dai pastori cattivi, essi le uccidono. In che modo, mi chiederai, le uccidono? Vivendo male, dando cattivo esempio. […] Come giudicare allora quei pastori che, per timore di dispiacere a chi li ascolta, non solo non premuniscono i fedeli contro le tentazioni che li sovrastano ma anche promettono una felicità temporale che Dio in nessun modo ha promessa allo stesso mondo?”

 Sant'Agostino - Sermone n. 46.