martedì 2 febbraio 2016

Dov’è il «popolo di Dio» che chiede alla Chiesa di Cristo di concorrere alla restaurazione dei diritti di Dio?


Riportiamo a mo’ di introduzione alla riflessione di Danilio Quinto il commento di un lettore su Chiesa e postconcilio: “Le tecniche sovversive della Rivoluzione comprendono anche quella del carciofo: una foglia dopo l'altra. Gli apologeti del nichilismo, i distruttori della realtà alzano la posta, propongono una tesi ancora più estrema per far accettare il loro obiettivo minimo, per poi ripartire. Utilizzando, per ogni passaggio, quella strategia ben descritta nella "Finestra di Overton".
Il loro obbiettivo è oggi quello di conseguire almeno la legittimazione delle unioni sodomitiche. Se poi passano anche le miserabili "adozioni" di bambini da parte dei sodomiti (quod Deus avertat! Un bambino che cresce in una coppia di pederasti!) e l'abominio degli "uteri in affitto", ancora meglio. E i "moderati" ci cascano (Dio li stramaledica sempre, i "moderati", i "tiepidi", coloro che tra bene e male stanno al centro). Ecco il risultato: i centristi di Area Popolare e UDC, in cambio anche di qualche poltrona, sono ora favorevoli al solito compromesso al ribasso: sì alle unioni omosessuali ma no alle adozioni. Per ora. La Chiesa, o la parte più mediatica di essa, è d'accordo. Ma il sentimento della stragrande maggioranza dei manifestanti al Circo Massimo era ben altro: l'omosessualità è peccato gravissimo, contro natura e che "grida vendetta davanti a Dio", ogni "unione" tra omosessuali è contraria al diritto naturale e a quello dei popoli, e come tale inaccettabile, e no anche, ma non solo, all'adozione e all' "utero in affitto". I "centristi" che hanno fatto passerella tra l'immensa folla erano e sono ipocriti e in mala fede: hanno sfilato sotto una bandiera che avevano già deciso di tradire".
 

 
Dov’e il «popolo di Dio»?

di Danilo Quinto.


Mi dispiace profondamente per le singole persone e per le tante famiglie che con sacrificio si sono recate a Roma per il Family Day, pensando di partecipare ad un momento di Verità. Nutro per loro rispetto e ho ammirato la loro pazienza nel tollerare gli interventi degli organizzatori. Banali, penosi, a volte imbarazzanti. Degni del mentore di quest’evento, Francisco "Kiko" José Gómez Argüello Wirtz, leader carismatico del Cammino Neocatecumenale - l”itinerario di formazione cattolica”, come lo definì Giovanni Paolo II - che la Chiesa di tempi diversi da quelli conciliari si sarebbe guardata bene dall’assecondare, dal proteggere e dall’incensare. Le parole usate avrebbero potuto essere rivolte senza alcun problema anche ai membri delle organizzazioni omosessuali. Anzi, la prossima volta, vi invito a convocare un’unica manifestazione, con i rappresentanti delle organizzazioni LGBTQ. Volete, da cattolici, stare in pace con tutti? Non avete compreso nulla del Cristianesimo.

Si è detto che si è riunito il «popolo di Dio». Una mistificazione, in quest’Italia scristianizzata.

 

Dov’e il «popolo di Dio», se si ritrova con decine e decine di parlamentari cosiddetti cattolici – che al pari dei democristiani di quarant’anni fa, Presidente della Repubblica e Ministri, che firmarono la legge sull’introduzione dell’aborto – sono capaci oggi di partecipare a tutte le Marce e a tutti gli appuntamenti pubblici che ribadiscano la difesa della vita e della famiglia, ma a non usare gli infiniti strumenti, parlamentari ed extraparlamentari, ai quali possono accedere, per impedire che una legge legittimi l'unione omosessuale e il matrimonio omosessuale? Capaci, come molti di loro sono, di consolidare le loro carriere politiche, in stretto rapporto con buona parte della gerarchia ecclesiastica e magari di firmare appelli pubblici perché la Radio di Pannella e Bonino – rappresentanti principali di quell’ideologia dominante e da pensiero unico che sta all’origine del matrimonio omosessuale – riceva dallo Stato 10 milioni di euro all’anno per le sue trasmissioni. Da domani mattina, i parlamentari cattolici – «accolti con calore», come ha detto il portavoce del Family Day – invece di dimettersi, si muoveranno, anche su vostro mandato, oltre che su quello della CEI, per trovare ogni compromesso possibile e per perseguire il male minore, come da sempre hanno fatto.

Dov’e il «popolo di Dio» che fa sentire la sua voce, alta, chiara, netta, con ogni mezzo, contro le empietà che hanno preso corpo e si sono formate nella coscienza collettiva e si sono tradotte in leggi - è inutile elencarle, si conoscono – che intendono «creare» un mondo ad uso e consumo dell’uomo, dove questi può affermare tutte le sue pretese e tutti i suoi desideri di libertà, di fraternità e di uguaglianza, i suoi «diritti», civili o umani, in totale contrapposizione alla morale naturale e, quindi, alla legge di Dio?

Dov’e il «popolo di Dio», che non pretende che gli organizzatori del Family Day affrontino nei loro interventi il centro del problema posto dal ddl Cirinnà: lo sdoganamento definitivo dell’omosessualità e la legalizzazione della sodomia? Così, un cattolico difende i bambini: insegnando loro il bene e il male. Non li difende dicendo che hanno diritto ad avere una mamma e un papà, senza dire una parola sull’obiettivo principale. L’adozione dei bambini e la pratica dell’utero in affitto sono una conseguenza di quest’obiettivo, che si traduce nel riconoscimento delle unioni civili. Perché una legge che riconosca le unioni civili tra persone dello stesso sesso senza prevedere le adozioni sarebbero inevitabilmente corretta dalle sentenze della magistratura. Si è nemici di Cristo se non si dice che la pratica dell’omosessualità è un peccato mortale. La Verità – ce l’ha insegnato Cristo – si deve dire tutta intera, altrimenti non è Verità. E’ una menzogna. Un cattolico non può dire «Non siamo in guerra contro nessuno. Ad ogni persona umana va il rispetto per la sua dignità». Il cattolico è in guerra contro coloro che si comportano da nemici di Dio, contro il peccato nei confronti di Dio. Altrimenti non è cattolico.

Dov’è il «popolo di Dio» che discerne nei confronti di chi dice «chi sono io per giudicare?», perché non si deve giudicare la persona, ma il comportamento peccaminoso lo si deve riconoscere; di chi afferma che la «Chiesa non fa proselitismo», perché Cristo ha detto di ammaestrare tutte le genti, di convertirle ai comandamenti della legge che Egli ha portato a compimento; di chi sostiene «Non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione», avallando quindi l’esistenza di «altre unioni»; di chi non usa le parole «peccato» e «pentimento» e parla di una Misericordia di Dio, che non trova alcuna spiegazione se non è accompagnata, dal punto di vista razionale e della Fede, dalla Giustizia di Dio; di chi proclama che «L'equiparazione in corso tra matrimonio e unioni civili - con l'introduzione di un'alternativa alla famiglia - è stata affrontata all'interno della più ampia preoccupazione per la mutazione culturale che attraversa l'Occidente», perché alla scristianizzazione dell’Occidente una volta cristiano hanno concorso in modo determinante le guide tiepide degli ultimi cinquant’anni; di chi, all’interno della Chiesa, parla di «diritti» delle persone omosessuali; di chi convoca manifestazioni in cui sono presenti pagani e appartenenti ad altre religioni, nemici di Dio (cattolico) in quanto tali e con i quali si possono condividere solo i piani della Felicità Università su questa terra, per poi trovare, alla fine dei tempi, la dannazione eterna.

Dov’è il «popolo di Dio» che si batte con coraggio, senza tiepidezza, anche con virilità, per combattere il Nemico di Dio, che ora sembra abbia guadagnato tutto il campo, perché non ha trovato avversari?

Dov’è il «popolo di Dio» che compie una delle sette opere di Misericordia spirituale: quella di ammonire i peccatori?

Dov’è il «popolo di Dio» che segue l’esempio di Cristo, del Verbo, Uno e Trino, che venendo ad abitare in mezzo agli uomini immersi nel peccato, non ha scelto di essere deriso, oltraggiato, percosso, massacrato e messo in Croce, per dare un messaggio di Felicità terrena e di Pace Universale – come quello che danno le organizzazioni massoniche – ma la certezza che battendosi, su questa Terra, per quella Croce, per la Libertà tutta intera e per la Verità tutta intera, si guadagna la salvezza eterna e non quella terrena, che è cenere e non vale niente?

Dov’è il «popolo di Dio» che non chiede alla Chiesa di Cristo di concorrere alla restaurazione dei diritti di Dio? Una Chiesa che, a partire dal suo interno, fin dalla formazione dei sacerdoti nei seminari e nella Santa Messa, si è riformata con il «novus ordo», che è servito solo per costruire ponti con i protestanti. Cristo è stato considerato al servizio dell’uomo e così la Sua Chiesa. Nelle intenzioni dei suoi «architetti», questo «disegno» relativista e modernista – di chiara origine massonica e diabolica, per il quale in tanti hanno lavorato a lungo – doveva avere una ricaduta sulla totalità della realtà umana. L’ha avuta. Oggi, questo «disegno» corrisponde all’ideologia dominante. Si è fatto «pensiero unico». Se si non si respira il Mistero della Presenza nel Sacrificio incruento della Persona Dogma, si edulcorata la Sua presenza anche dal «centro della scena» pubblica, negando il Suo «ruolo» di «Signore dell’intero Mondo», di Re dell’Universo, di Principio di tutte le cose del Cielo e della Terra.

Dov’è il «popolo di Dio»?

Si formerà quando Dio stesso lo vorrà. Quando spazzerà via tutte le ipocrisie, gli inganni, le mezze verità, le falsità. Quando separerà i buoni dai cattivi. La divisione che viviamo su questa terra – che ha origine dal peccato dei nostri progenitori – è quella tra due amori, come scrive Sant’Agostino nel De Civitate Dei: «Di questi due amori l'uno è puro, l'altro impuro; l'uno sociale, l'altro privato; l'uno sollecito nel servire al bene comune in vista della città celeste, l'altro pronto a subordinare anche il bene comune al proprio potere in vista di una dominazione arrogante; l'uno è sottomesso a Dio, l'altro è nemico di Dio; tranquillo l'uno, turbolento l'altro; pacifico l'uno, l'altro litigioso; amichevole l'uno, l'altro invidioso; l'uno che vuole per il prossimo ciò che vuole per sé, l'altro che vuole sottomettere il prossimo a se stesso; l'uno che governa il prossimo per l'utilità del prossimo, l'altro per il proprio interesse. Questi due amori si manifestarono dapprima tra gli angeli: l'uno nei buoni, l'altro nei cattivi, e segnarono la distinzione tra le due città fondate nel genere umano sotto l'ammirabile ed ineffabile provvidenza di Dio, che governa ed ordina tutto ciò che è creato da lui: e cioè la città dei giusti l'una, la città dei cattivi l'altra. Inoltre, mentre queste due città sono mescolate in un certo senso nel tempo, si svolge la vita presente finché non saranno separate nell'ultimo giudizio: l'una per raggiungere la vita eterna in compagnia con gli angeli buoni sotto il proprio re, l'altra per essere mandata nel fuoco eterno con il suo re in compagnia degli angeli cattivi».

Danilo Quinto - http://daniloquinto.tumblr.com/ 

 

facce blu



 Memorabile conclusione (non letta, e non si sa perché) del discorso di Costanza Mirano al Family Day
 
Ci dicono che siamo in ritardo, che dobbiamo far presto ad approvare questa legge per metterci alla pari. Ma alla pari con chi? Quali sono i paesi che stanno avanti? Quelli che vogliono che a nessun bambino down sia permesso di vivere? Quelli che vogliono l’eutanasia per i bambini malati e i vecchi improduttivi? L’aborto sempre, anche al sesto mese? Quelli stanno avanti nel declino di questa Europa in cui si nasce sempre di meno e ci si suicida sempre di più? Noi siamo l’Italia e fermeremo questa ondata che sta sconfiggendo l’umanità. A noi che fondavamo il diritto quando i barbari ancora si tingevano la faccia, non ce ne importa niente se “ce lo chiede l’Europa”. Ce lo chieda pure, ma noi diciamo no.

Fermiamo questa legge che chiama diritti i desideri, fermiamo questa legge che chiama civili pratiche barbare come l’utero in affitto, fermiamo questa legge che non vuole il vero bene delle persone omosessuali (e tanti sono qui con noi), e metteremo un fronte nel cuore dell’Europa. Fermeremo la sconfitta dell’umanità nella culla della civiltà occidentale.
Costanza Mirano
 
Roma 30 gennaio 2016; un popolo si leva in piedi per dire No alla menzogna e alla dissoluzione

domenica 31 gennaio 2016

Poveri della Tradizione, non borghesi della Tradizione - Editoriale di "Radicati nella fede", Febbraio 2016.


POVERI DELLA TRADIZIONE, 
NON BORGHESI DELLA TRADIZIONE.

Pubblichiamo l'editoriale del numero di Febbraio 2016


POVERI DELLA TRADIZIONE, 
NON BORGHESI DELLA TRADIZIONE
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno IX n° 2 - Febbraio 2016

  Sapete bene quante volte, su questo foglio di collegamento, abbiamo messo in guardia contro i pericoli del modernismo. Quante volte abbiamo reagito contro la maldestra modernizzazione della Chiesa, che sta ormai compiendosi nella più acuta crisi che la Chiesa abbia mai conosciuto nella sua storia.

  Abbiamo reagito, ne sentiamo tutto il dovere; abbiamo detto di “no”; abbiamo detto di non accettare questo stravolgimento della vita cristiana che si amplifica sotto i nostri occhi.

  È bene, però, ricordare che non abbiamo fatto solo questo, e che non abbiamo fatto innanzitutto questo: ci siamo prima preoccupati di assicurare tra noi una vita stabilmente cristiana.

  Sì, perché “essere contro” non equivale a fare il cristianesimo. È un'illusione mortale quella di pensare che essere contro qualcosa equivalga automaticamente a costruirne l'alternativa.

  Sarebbe per noi un gravissimo inganno quello di pensare che basti reagire al modernismo teologico, al pastoralismo ingannevole del post-concilio, alla mania di mettere al passo con le ultime mode del mondo la vita cristiana, per vedere sorgere un Cattolicesimo sano, secondo Tradizione.

  Il père Emmanuel Andrè, di cui tanto riferiamo sul nostro bollettino e che costituisce certamente uno dei più fulgidi esempi sacerdotali nella Chiesa dei tempi moderni, disse ai suoi monaci, difronte al dilagante Naturalismo: “Siate uomini di Dio, siate uomini di reazione”.

  Verissimo! Per essere di Dio, occorre reagire contro il male dilagante. Occorre dire di “no” all'errore che è in te, e al veleno che circola nel mondo.
  Ma non basta dire di no, occorre essere di Dio: “Siate uomini di Dio...”. La reazione, quella sana, nasce solo dall' “essere di Dio”. Occorre preoccuparsi dunque di fare il cristianesimo; l'interesse dev'essere concentrato sul vivere una vita autenticamente cristiana, sul lavorare perché molti abbiano i mezzi e la possibilità di “essere di Dio”.

  Ci sono alcuni, in certo mondo tradizionalista o conservatore, che sono permanentemente in reazione, in perenne accusa, rischiando di esaurire i propri sforzi nello scovare il male attorno a loro.
  E quando reagiscono contro i cristiani ammodernati, sembrano attendere il cattolicesimo vero dai “modernisti” stessi, pretendendo da loro una conversione che forse attenderanno invano.

  No! Occorre fare il cristianesimo, questo attende Dio da noi; per questo ci da la sua grazia.

  Un grande benedettino, il Card. Schuster, difronte alla grave crisi di qualche monastero, consigliava di non perdere tempo nel tentare la sua riforma, ma di fondarne a fianco un altro, dove regnassero l'osservanza della Regola di San Benedetto e uno spirito autenticamente monastico: nel momento più forte della crisi, questi nuovi monasteri osservanti sarebbero stati l'anima della rinascita cristiana e monastica.

  Così anche per noi: occorre impiantare una vita veramente cristiana dove viviamo, attorno alla Messa tradizionale, fonte di inaudite grazie. Occorre fare il cristianesimo senza perdere nemmeno un minuto, là dove sacerdoti di retta intenzione tornano ad assicurare la Tradizione, nei sacramenti e nella dottrina. I preti, almeno quelli che hanno capito, hanno il dovere di garantire la Tradizione, e i fedeli di riconoscerla e di muoversi!

  Ci resta da ricordare però un fatto non secondario: per fare il cristianesimo occorre “dare la vita”.
Dare la vita, è questa l'obbedienza vera che Dio attende da noi.
  Dare la vita, cioè tutto, perché se Dio non può chiederci tutto, vuol dire che per noi non è.

  Questo dare tutto, va vissuto in una coscienza limpida, unita ad una concretezza estrema, operativa.
  L'impiantare il cristianesimo inizia dalla grazia, cioè dall'altare del Signore: è dalla messa cattolica, dal sacrificio di Cristo, che tutto ha vita, dottrina, preghiera, opere, carità, cultura...
  Per assicurare il culto e la vita cattolica, secondo tradizione, occorre dare la vita: siamo disposti a questo, o ci basta essere contro?
  Se, improvvisamente, fosse data piena libertà all'esperienza della Tradizione, se nella Chiesa ci fosse data questa libertà totale, sorgerebbero questi luoghi di grazia intorno all'altare grazie a noi? Oppure, questo miracolo di libertà per la Tradizione ci troverebbe ancora impegnati ad assicurarci le nostre libertà, i nostri umori alterni? Un siffatto miracolo non ci coglierebbe forse preoccupati di garantirci ancora il nostro “tempo libero”, come fa il resto del mondo?

  Solo perché ogni Domenica, e sottolineiamo ogni, ci sia la messa cantata, occorre che molti diano la vita! Il prete che la celebra, l'organista che accompagna il canto, la schola che sostiene la lode del popolo, i fedeli che stabilmente si riferiscono a quella chiesa.

  Vedete, la nuova liturgia, miseramente ridotta, di fatto ha garantito, favorendole, le “libertà” e il disimpegno dei fedeli. Sembra nata per intrattenere e non per fare il cristianesimo.

  Per fare il cristianesimo occorre non essere liberali, ma uomini impegnati con Dio, consegnanti tutto a Dio: solo i poveri, quelli veri, lo capiscono, non i “borghesi” della tradizione.

  Poveri sono quelli che non sperano la salvezza da sé, dal proprio giudizio e azione. Poveri sono quelli che si consegnano a Dio, disposti a dare tutto perché la Chiesa Cattolica continui ad esserci.

  Borghesi sono, invece, quelli impegnati a salvare i propri spazi di libertà. Sono liberali nell'anima; vogliono amare Dio, ma non consegnando tutto: loro si illudono e la Chiesa scompare.

  Che questa Quaresima ci insegni la vera obbedienza al Signore.

www.radicatinellafede.blogspot.it

sabato 30 gennaio 2016

l’umanità che volge le spalle a Dio viene semplicemente cancellata


LA RELIGIONE SOTTO ATTACCO

    Profondamente credente Blondet ha accettato di condividere con i lettori alcune sue opinioni sul tema della religione: non vedo alcun futuro per questa società finirà in qualche orribile guerra mondiale o deflagrazione globale 

 



di Ceoldo e Blondet

 

In un mio precedente articolo ho cercato di affrontare assieme al filosofo italiano Diego Fusaro il tema della Religione sotto attacco, prendendo spunto dal risultato di una recente ricerca pubblicata dalla rivista Current Biology secondo la quale i bambini atei sarebbero più altruisti di quelli credenti. Mi è sembrata una conclusione assurda ma in linea con altre affermazioni contro la Chiesa ed ogni Religione in particolare. Ritorno qui sull’argomento perché se le risposte di Fusaro riflettevano il punto di vista di un filosofo allievo indipendente di Marx e Gramsci (come lo stesso Fusaro si definisce) è altresì interessante cercare risposte anche in altre direzioni.  

Maurizio Blondet, noto giornalista italiano, è stato fra i primi in Italia a non credere alla versione ufficiale sull’attentato alle Torri Gemelle, individuando la causa in un colpo di stato interno alla società americana. Cattolico, profondamente credente, Blondet ha accettato di condividere con i lettori alcune sue opinioni sul tema della religione.

Maurizio Blondet, secondo lei perché qualcuno ha sentito il bisogno di analizzare una caratteristica dell’animo umano come l’altruismo in un’ottica di “credenti Vs. atei”?

Non so se capisco bene la domanda. Fra l’altro, non sono così sicuro che l’altruismo sia “una caratteristica dell’animo umano”, ossia un dato naturale. L’uomo non nasce buono, come predicava Rousseau.  L’ “altruismo” e le altre virtù, sociali e spirituali, devono essere sviluppate, educate,  con l’educazione.  In questo senso vale l’ottica “credenti contro atei”: chi non  crede in Dio, perché dovrebbe essere “altruista”? Conviene molto di più  l’egoismo. Dostojevski diceva: “Se Dio non c’è, tutto è possibile fare all’uomo”. Infatti le società secolarizzate sono anche quelle dove l’egoismo domina nelle anime e l’altruismo (anche sotto forma di socialità) scompare: il capitalismo globale terminale è il regno delle massime ingiustizie: guerre, furti, sfruttamento dei poveri.

Ma che senso ha dividere i bambini in atei e credenti?

La fede non è “per adulti”. I fanciulli anzi capiscono meglio che cosa è e cosa implica. Non è a caso che Cristo dica: “queste cose, nascoste ai sapienti, sono note ai bambini”. Fino all’eroismo:  si vedano i santi-bambini che “si sono offerti” per la salvezza delle anime dei miscredenti da Fatima in poi.

La Chiesa Cattolica, ma anche quella Ortodossa di Grecia, ha subito attacchi eccezionalmente virulenti di solito diretti contro una, vera o presunta, egoistica opulenza ecclesiale. Le faccio quindi una domanda vecchia come il nostro mondo: Chiesa ricca o povera?

La Chiesa ricca  c’è  stata soprattutto in passato: sa quanto è costato il colonnato del Bernini, quanto i papi han pagato Michelangelo e Raffaello? Ciò avveniva in tempi in cui la Chiesa era una potenza mondiale, divideva il mondo fra Spagna e Portogallo, arrivavano ambasciatori, offerte dal mondo fedele.  Questa Chiesa ha attratto ai suoi vertici gerarchici personalità affamate di potere e   godimento  – è logico, dove ci sono i soldi: papa Borgia, coi suoi scandalosi vizi, ha dato il pretesto alla rivolta di Lutero ed allo scisma fatale d’Occidente. La Cappella Sistina ispira tutto, tranne religiosità: lo capì Dostojevski quando  la visitò  e scrisse che al Cristo di Michelangelo mancava solo la sciabola per essere  “un soldato tedesco”.  Ebbene: nonostante ciò, ci furono allora i più grandi santi, miracolosi.  Un papa può essere privatamente indegno, ricco, assetato di potere ma quel che conta è la sua “presenza” assiale, di successore di Pietro,  tramite e canale di grazia. Certo è meglio se è una  degna o santa persona. Ma allora  la fede del popolo tollerava di più ciò che oggi (forse giustamente) non tollera: vescovi carrieristi per un posto in Vaticano, per quattro soldi, per un amante gay, vescovi opportunisti verso il mondo per una comparsata in televisione. Precisamente questi dicono di essere “per i poveri”, oggi  vanno alle “periferie del mondo” per farsi vedere dal papa. Il male è più profondo del dilemma semplicista e demagogico  “chiesa povera – chiesa ricca”.

I cristiani, i cattolici in particolare, sembra stiano chiedendo il permesso del mondo per praticare la loro fede, timorosi di non sembrare abbastanza al passo di tempi sempre più liberali e disinibiti. E’ un errore?

Ovviamente  molti hanno un complesso d’inferiorità verso la “Modernità”: sono evoluzionisti, scientisti, modernisti.  Ma questo  atteggiamento è stato provocato, precisamente, dal Concilio e dai suoi vescovi ed esperti.  Prima, col Sillabo  di Pio IX, la Chiesa aveva dichiarato guerra alla modernità. Era orgogliosamente anti-progressista, antimoderna e perciò conservava intatti i  dogmi e i riti. La liturgia in latino diceva questo, anche a non credente: noi siamo qui, immutati da duemila anni. Avvolti nella bellezza  del romanico,  delle vetrate  gotiche  e del gregoriano, perché conserviamo ciò che è eterno:   il giorno in cui avrai voglia di immutabile certezza, tu ci troverai, la Chiesa-madre che ti porterà in alto. Non sa quanti inglesi e americani colti si avvicinarono a quella Chiesa proprio per a sua “antichità”, per la sua liturgia. Tutto questo è stato buttato via da vescovi e cardinali  con la scusa d “andare incontro all’uomo moderno”.

Si potrebbe dire che è nata una Chiesa “troppo moderna”, cagione dei suoi stessi mali attuali perché stranamente inerme di fronte al dio pagano del mercato?

Il Concilio fu concepito – lo ha ammesso recentemente Ratzinger – per seppellire il Sillabo, “dichiarazione di guerra alla modernità”. La Chiesa non era tanto inerme di fronte al mercato, ma – allora – di fronte al comunismo, all’uomo sulla Luna, all’evoluzionismo da rotocalco. Verso il comunismo, perché credevano che sarebbe durato millenni e che, in fondo, era  un cristianesimo che si realizzava nel sociale (l’uguaglianza, tutti poveri) senza  bisogno della trascendenza. C’erano prelati per la “teologia della liberazione”: marxismo pur tinto di cattolicesimo. Una moda travolgente, oggi è quasi impossibile capirlo – il sovietismo è crollato dopo 70 anni, da sé . In poche parole,  il Concilio fu una crisi di fede: della gerarchia, più che del popolo. Appena  il Concilio fu proclamato, se ne andarono 50 mila preti e suore,  la  partecipazione alla Messa domenicale si dimezzò  di colpo. Don Giussani ha detto: “E’ l’umanità che ha abbandonato la Chiesa, o è la Chiesa che ha abbandonato l’umanità?”.

Che cosa rimane della fede, cristiana ma non solo, in un mondo che ha chiuso i propri confini grazie alla tecnologia, ai trasporti, ad una industria capace di inventare sempre nuovi bisogni oltre che di soddisfare quelli che già esistono?

La Fede cristiana è la Presenza Reale di Cristo, corpo, sangue anima e divinità, nel Pane consacrato. Questo rimane.  Anche se tutta l’umanità le voltasse le spalle (è stato predetto da Gesù) è lei che si danna. Il mondo allarga i propri confini? Guardi meglio: il “progresso” tecnico e scientifico, l’economia, la socialità senza Dio, sta rivelando sempre più il grugno feroce e oppressivo, è a un capolinea, non ha più da offrire che eutanasia ed aborto facilitato. La gente si fa sedurre perché  il Sistema toglie i diritti ad un salario giusto, però gli “concede” le nozze fra sodomiti e il telefonino da 600 euro.  Gli sottrae l’Amore e gli dà la pornografia.  Ma tutte le speranze nell’aldiquà sono, ad un occhio esercitato al Bello, dozzinali, mortuarie, volgari, vuote.  Per  questo il Sistema ha diseducato le masse alla Bellezza, perché non possa fare il confronto.

Vi è forse una regia, occulta ma diffusa, dietro tutti gli attacchi che subisce attualmente la Religione, cristiana o musulmana?

Gli attori del male, i protagonisti sulla scena del mondo, sono ovviamente dei burattini. Il Regista sta fuori dal mondo, anche se è chiamato Princeps huius Mundi.

Come vede il futuro tra venti o trenta anni? Quali soluzioni si sente di proporre per arginare la deriva materialista nella quale stiamo affogando?

Non vedo alcun futuro di questa società. Non è immaginabile che possa ancora esistere fra 20 o 30 anni.  E’ la generazione che s’è scritta la propria condanna,  per aver inseguito un falso bene e finirà in qualche orribile guerra mondiale, deflagrazione globale. Siccome l’uomo è stato creato per Dio,  l’umanità che volge le spalle a Dio viene semplicemente cancellata – perché occupare la Terra?  E’ già accaduto molte volte e di queste umanità la cancellazione è stata così totale, che non hanno potuto tramandarci la loro storia, ma solo qualche traccia nel mito: Atlantide, il Diluvio, le razze imperfette del mito pre-colombiano.  “Solo un Dio ormai può salvarci”.

  

di Maurizio Blondet - Costantino Ceoldo 

Sponda Sud 

  

Fonte: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=53115 del 25/01/16 in redazione il 28 Gennaio 2016

 

venerdì 29 gennaio 2016

gridate con centomila lingue....


domenica 24 gennaio 2016

diritti o desideri?

Pieter Bruegel il Vecchio, la Caduta degli Angeli Ribelli, 1526/1530-1569
"Per corrompere un individuo basta insegnargli a chiamare diritti i suoi desideri personali e abusi i diritti degli altri"
 
Nicolás Gómez Dávila

mercoledì 20 gennaio 2016

lunedì 11 gennaio 2016

"A nessuno dunque è lecito dire: io credo in Dio, e ciò è sufficiente per la mia religione" (Pio XI)



 
 
E anzitutto, Venerabili Fratelli, abbiate cura che la fede in Dio, primo e insostituibile fondamento di ogni religione, rimanga pura e integra nelle regioni tedesche. Non si può considerare come credente in Dio colui che usa il nome di Dio retoricamente, ma solo colui che unisce a questa venerata parola una vera e degna nozione di Dio.Chi, con indeterminatezza panteistica, identifica Dio con l’universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio, non appartiene ai veri credenti….
 La fede in Dio non si manterrà, a lungo andare, pura e incontaminata, se non si appoggerà nella fede in Gesù Cristo. «Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui a cui il Figlio lo vuole rivelare ». «Questa è la vita eterna; che essi riconoscano te, unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo ». . La parola del Salvatore non lascia posto a scappatoie di simil genere: « Chi rinnega il Figlio non ha neanche il Padre; chi riconosce il Figlio ha anche il Padre ».


PIO XI: Mit brennender sorge

venerdì 8 gennaio 2016

davanti a Dio


IL CARD. Burke ai vescovi
del compromesso:
il giudizio sarà davanti a Dio, non alla CONFERENZA EPISCOPALE

«Nel 2004 avevo chiesto ai politici cattolici di porre le loro azioni pubbliche coerentemente con la legge morale insegnata dalla Chiesa, altrimenti non sarebbe stato più possibile per loro ricevere la santa comunione. Poiché è uno scandalo violare pubblicamente la legge morale e dopo accedere alla comunione. Nel 2004, quando fui trasferito dalla diocesi di La Crosse  a quella di St. Luois, i giornali ripresero questa affermazione da me fatta. Poco dopo,  nell’incontro estivo della conferenza episcopale degli Stati Uniti, che si tenne a Denver, ci fu una viva discussione su questa pratica disciplinare della Chiesa. Alcuni dei miei confratelli affermarono che non era necessario punire i politici il cui operato politico fosse disordinato. Per me non si trattava di punizione, ma semplicemente di constatare che alcuni non erano disposti a ricevere la comunione. Un vescovo allora mi disse: «Monsignore, voi non potete dire queste cose, perché la conferenza dei vescovi non si è ancora pronunciata a proposito». Gli risposi che la conferenza dei vescovi non può sostituire la missione del vescovo nella propria diocesi, che è quella di governare il proprio gregge e di annunziare la fede. E aggiunsi: «Monsignore, nel giudizio finale, comparirò davanti al Signore, non davanti alla conferenza episcopale!».

Guillaume d’Alancon, Entretien avec le cardinal Burke. Un cardinal au coeur de l’Eglise, Artege, pp. 71-72
 

mercoledì 30 dicembre 2015

L'Indulgenza non è una tregua - Editoriale di "Radicati nella fede", Gennaio 2016



L'INDULGENZA NON E' UNA TREGUA

Pubblichiamo l'editoriale del numero di Gennaio 2016


L'INDULGENZA NON E' UNA TREGUA
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno IX n° 1 - Gennaio 2016

  Perché la Chiesa ha fatto gli Anni Santi, perché ha pensato ai Giubilei con le loro indulgenze plenarie? Semplicemente perché gli uomini devono tornare a Dio, allontanandosi dal peccato che causa loro la morte eterna. Non c'è altra ragione, non ce n'è proprio un'altra!

  Si assiste a una strana insistenza sulla misericordia di Dio, che suona straniera, molto straniera ad orecchie cattoliche. Si sente parlare del Signore che perdona sempre, ma questa insistenza non è mai preceduta e accompagnata dal ricordo della gravità del peccato, con le sue mortali conseguenze.

  È la solita storia: si prendono verità cattoliche, le si isolano da tutto il resto, trasformandole così in qualcosa d'altro. È la tecnica per fondare una nuova Chiesa, la chiesa dell'umanità che non è più la Chiesa di Cristo.

  E tutto questo ha qualcosa di illogico, di non ragionevole: perché mai il Signore ti accoglierebbe con misericordia, se non perché tu hai bisogno di essere strappato dal peccato e dalla morte?

  Ma no! oggi va di moda, e proprio nella Chiesa, parlare della bontà accogliente di Dio, senza richiamare la gravità del peccato, di ogni peccato. Anzi, chi ancora nella Chiesa si attarda a denunciare il male e la sua gravità, viene visto come nemico della misericordia di Dio, da eliminare come falso apostolo, affinché la bellezza della “nuova chiesa” possa finalmente risplendere.

  Quanti disastri morali si compiranno in questo Anno Santo, se non si tornerà alla Misericordia vera, quella di Cristo, che accogliendoti in pianto per i tuoi peccati, ti perdona e ti dice “d'ora in poi non peccare più”.

  La misericordia di Dio, quella di Cristo, non può mai essere disgiunta dalla condanna ferma del peccato, di ogni peccato. Anzi, è proprio insegnando la gravità del peccato che la Chiesa ha sempre aperto i cuori alla vera misericordia di Dio.

  Il beato Cardinal Newman ha parole impressionanti proprio sulla necessità della condanna severa del peccato. Parlando del compito dottrinale della Chiesa così si esprime:

  “Anzitutto, la dottrina del maestro infallibile deve iniziare da una vibrata protesta contro lo stato attuale dell'umanità. L'uomo si è ribellato al suo Creatore. Questa ribellione ha provocato l'intervento divino; e la denunzia della ribellione dev'essere il primo atto del messaggio accreditato da Dio” (Apologia pro vita sua, cap. V).

  Non c'è che dire, il grande Cardinal Newman, spacciato troppe volte per anticipatore della confusione conciliare, su questo è chiaro: la ribellione dell'uomo a Dio va denunciata, e questa denuncia sta all'inizio del parlare della Chiesa, viene prima di tutto, con essa incomincia tutto!

  Ma continuiamo con Newman:
  “La Chiesa deve denunciare la ribellione come il più grave di tutti i mali possibili. Non può scendere a patti; se vuole essere fedele al suo Maestro, deve bandirla e anatemizzarla” (ibid.)

  Altro che la confusione che ci circonda e ci sommerge! Altro che questa confusione seguita al sinodo sulla famiglia, che ben ha preparato la confusione del giubileo.

 La mancanza della denuncia del peccato è di fatto un scendere a patti col peccato; così è percepita dai più. È colta come una tregua, come una rinuncia della Chiesa alla lotta contro il male e il demonio. È colta come un cambiamento di morale, come un depennare alcuni comandamenti dal decalogo, per far tregua con il mondo che non vuole cambiare.

  Sì, si rischia di intendere l'Anno Santo, con la sua misericordia “larga”, come una grande tregua al peccato, che prelude alla nascita di una nuova chiesa pacificata col mondo moderno, che di cambiare non ne ha proprio voglia: che illusione mortale!

  Illusione mortale, quella di pensare di conquistare il mondo con un perdono che non richiede il dolore del peccato e il proponimento di non commetterlo più! Illusione mortale, quella di pensare di riempire le chiese non chiedendo più niente alle anime. Illusione mortale, quella di pensare di spalancare le porte a tutti senza chiedere nulla: entreranno forse in molti, ma occuperanno una chiesa debole, che si trasformerà in loro; e dopo averla resa simile alla loro casa confusa da cui provenivano, la rigetteranno per l'ennesima volta come una chiesa inutile.

  Ma sì!: cosa se ne fanno gli uomini di una chiesa che benedice senza avere più la voglia di convertire? Cosa se ne faranno di una chiesa che ha rinunciato alla grande opera di Cristo, quella di salvare le anime, suscitando e consacrando con la Grazia la loro vera conversione? Cosa se ne faranno di una chiesa che, infedele al suo maestro, si vergogna di ripetere le sue parole sante: “Va, i tuoi peccati sono perdonati, e d'ora in poi non peccare più, perché non ti capiti qualcosa di peggio” ?

  Ma ascoltiamo ancora il grande Henry Newman:
  “La Chiesa cattolica pensa sia meglio che cadano il sole e la luna dal cielo, che la terra neghi il raccolto e tutti i suoi milioni di abitanti muoiano di fame nella più dura afflizione per quanto riguarda i patimenti temporali, piuttosto che una sola anima, non diciamo si perda, ma commetta un solo peccato veniale, dica una sola bugia volontaria o rubi senza motivo un solo misero centesimo” (ibid).

 È ancora così la nostra coscienza cattolica? È inteso ancora così il compito della Chiesa?

  Carissimi, il compito della Chiesa non può cambiare, perché Cristo non cambia. Non fidiamoci dei falsi maestri che scambiano il perdono, l'indulgenza plenaria, con una “tregua” dal sapore troppo umano che sa di diabolico.

  La Chiesa è stata posta come baluardo per la salvezza delle anime dal male, dall'abisso del peccato.

  “All'intensità del male che si è impossessato del genere umano, è stato contrapposto un potere capace di fronteggiarlo; e il primo atto di questo potere istituito da Dio è ovviamente una sfida al nemico. Questo preambolo dà un senso alla posizione della Chiesa nel mondo, e dà una chiave per interpretare tutto il suo insegnamento e la sua condotta attraverso i secoli.” (ibid).

  Ecco perché una Chiesa che intende la misericordia come “tregua” è un puro non senso, è la distruzione della Chiesa stessa. Una Chiesa così ridotta non avrà più una posizione nel mondo... anzi, non l'ha già più.

  Preghiamo il Signore e la Vergine Maria, perché ci concedano pastori secondo il cuore di Dio, che non temano di fronteggiare il peccato, di porsi come sfida al nemico.

  E a noi tutti dia l'intelligenza per riconoscere pastori così.