domenica 12 marzo 2017

: ‘Quello che abbiamo pubblicato non è l’intero Segreto’.

Fatima. Un’altra conferma dell’asserzione di padre Dollinger sul card. Ratzinger e il Terzo Segreto

 
Nel maggio del 2016, ‘OnePeterFive’ ricevette una pubblica smentita dalla Sala Stampa vaticana per quanto riguarda una storia che avevamo pubblicato, a proposito della parte apparentemente ancora mancante del Terzo Segreto di Fatima. Il 15 maggio 2016, il dr. Ingo Dollinger, un santo sacerdote, amico di lunga data dell’allora cardinal Joseph Ratzinger, ci aveva confermato che questi –  poco dopo la pubblicazione del testo del Terzo Segreto di Fatima, avvenuta il 26 giugno del 2000 – gli aveva confessato che una parte di quel Segreto non era ancora stata pubblicata.
Tuttavia, nel comunicato stampa del Vaticano del 21 maggio 2016, lo stesso Papa Benedetto XVI è stato citato per aver detto “di non aver mai parlato col prof. Dollinger circa Fatima” e, in secondo luogo, che “la pubblicazione del Terzo Segreto di Fatima è completa.” Subito dopo questa negazione e questa affermazione aggiuntiva, il dr. Dollinger ha insistito ancora una volta nel confermare la sua testimonianza. Sulla scia di questo sviluppo un po’ inquietante, abbiamo ulteriormente indagato sulla vita virtuosa e sulla testimonianza del dr. Dollinger – che è stato anche uno stretto collaboratore di Padre Pio –, e abbiamo inoltre pubblicato una breve storia della sua vita, al fine di dare più credito, ed anche un certezza morale, alla sua storia.
È con molta gratitudine, quindi, che siamo in grado di riferire oggi che Giuseppe Nardi, redattore del sito cattolico tedesco Katholisches.info, ha trovato una fonte personale aggiuntiva, che ora conferma la nostra precedente versione dei fatti, vale a dire che il cardinal Ratzinger aveva detto al dr. Dollinger che c’è ancora una parte mancante del Terzo Segreto di Fátima, non ancora pubblicata ufficialmente.
Giuseppe Nardi è stato in grado di incontrare in Austria, e poi di intervistare, un caro amico del medesimo dr. Dollinger da molti anni: Gottfried Kiniger. Kiniger è un cappellaio e vive nel piccolo, grazioso borgo di Sillian, nel Tirolo orientale austriaco. Ora è anche lui sulla ottantina, ed è stato nella sua vita molto attivo politicamente, essendo stato favorevole alla causa monarchica e al Movimento Pan-europeo (Paneuropa Bewegung) di Otto d’Asburgo, dimostrandosi inoltre sempre un pubblico difensore della Chiesa Cattolica. Come egli ha detto a Giuseppe Nardi, ha regolarmente frequentato il dr. Dollinger, almeno due volte l’anno, dopo il loro primo incontro avvenuto nel 1990 a Salisburgo, in Austria. Solo in questi ultimi anni, a causa della loro età avanzata, questi due amici non hanno più potuto incontrarsi di persona. Nel tempo in cui padre Dollinger ha vissuto a Wigratzbad, in Germania, fin dal suo ritiro nel 2004, i due amici si sono spesso dati appuntamento in questo paese, dove attualmente ha la propria sede anche il seminario della Fraternità di San Pietro.
Come Nardi riferisce ora, gli capitò di incontrare Gottfried Kiniger per la prima volta il 21 dicembre 2016, quando per caso e del tutto informalmente menzionò la storia di Dollinger, così come essa era stata pubblicamente discussa, in modo più dettagliato, dopo il 21 maggio 2016. Kiniger, che non utilizza Internet, non aveva ancora sentito parlare di questa storia. Nardi continua, dicendo:
“Dopo aver sentito parlare della negazione [21 maggio 2016] proveniente da Roma, Kiniger divenne molto turbato. Non poteva credere che Benedetto XVI potesse essere colui che aveva fatto una simile affermazione, perché ciò che Hickson [cioè l’autore della ricostruzione di ‘OnePeterFive’, nonché del presente articolo] aveva riferito è quello che Dollinger gli aveva detto già nel 2000. Per questo motivo, ha avuto luogo un secondo colloquio, durante il quale la versione di Kiniger è stata registrata.
Questa seconda conversazione registrata è avvenuta circa tre settimane più tardi, il 17 gennaio 2017. Kiniger ha ora dato la sua approvazione di tutto il cuore per la pubblicazione della sua personale testimonianza sul caso Dollinger. Di seguito, presenteremo proprio il rapporto di Nardi e la registrazione tecnica delle parole di Kiniger:
“Non ricordo la data esatta,” dice Kiniger, “ma si era ancora nel corso dell’anno 2000, sono sicuro di questo. Ricordo ancora la conferenza stampa [sulla pubblicazione del Terzo Segreto di Fátima] a Roma, come è stata poi mostrata in televisione. In autunno, come d’abitudine, ho visitato ancora una volta Dollinger, col quale siamo amici da molti anni. In quella occasione, mi ha detto di aver incontrato il cardinal Ratzinger – allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede –, poco dopo la conferenza stampa [giugno 2000]. Egli ha anche concelebrata con lui, cosa che Dollinger di solito non fa, ma Ratzinger lo aveva invitato a farlo. Dopo la celebrazione [del Santo Sacrificio della Messa], Dollinger ha parlato con il Cardinale e ha sollevato il tema di Fátima e del Terzo Segreto. Ratzinger gli ha detto: ‘Quello che abbiamo pubblicato non è l’intero Segreto’. [‘Was wir veröffentlicht haben, ist nicht das ganze Geheimnis’]. Nella sacrestia erano presenti anche altri sacerdoti – tra cui alcuni alti prelati –, ai quali il Cardinale si rivolgeva in modo intermittente. Ma ben presto ritornò da Dollinger e gli disse: ‘Siamo stati incaricati di fare così.’ [‘Es ist uns so aufgetragen worden.’] Dollinger mi ha ripetuto questa stessa frase una seconda volta: ‘Siamo stati incaricati di fare così.’ Egli [Dollinger] ha interpretato queste parole, in questo modo: e cioè che Giovanni Paolo II ha voluto e ordinato questa linea di condotta. In questa riunione, quando Dollinger mi ha detto tutte queste cose, c’erano anche altre persone, tra le quali il mio amico.
Negli anni seguenti, Dollinger ha parlato di questo episodio diverse altre volte, nel corso delle nostre riunioni. Nella maggior parte del tempo, erano presenti anche molte altre persone. Non era un segreto, non c’era nulla che lui volesse tenere segreto. Questo è ciò che il Cardinale gli ha detto, questo è quello che ha riportato ad altri. A volte, ci sono stati anche dei sacerdoti e dei seminaristi, seduti con noi a tavola, provenienti dal seminario della Fraternità di San Pietro a Wigratzbad. Non conosco i loro nomi. In ogni caso, numerose persone hanno sentito questa storia nel corso degli anni. Io personalmente ne posso dare testimonianza sin dall’autunno del 2000, quando Dollinger me ne parlò per la prima volta. Non c’è per me alcun dubbio che il professor Dollinger, del quale ho piena fiducia, abbia riportato la vicenda in modo veritiero. Quale sarebbe stata la ragione perché lui si inventasse una tale conversazione e un tale contenuto – e a così breve tempo dalla conferenza stampa, al momento – e poi anche che lo dicesse liberamente e apertamente a tutti quelli che lo volevano ascoltare? Che Benedetto XVI neghi tutto ciò improvvisamente, dopo 16 anni, è difficile per me da credere. Ciò mi sembra davvero poco credibile. Non conosco la ragione per la quale Roma fa tutto ciò. Non riesco a spiegarmelo. Sembra come se qualcuno voglia mettere il coperchio su Fátima per chiudere il caso. Ma questo non funziona. Tuttavia, io non so perché Roma ha agito con queste modalità.”
 
Possano questo ulteriore testimone e la sua attestazione dare ulteriore, leale sostegno all’onesto rapporto del dr. Ingo Dollinger. Possano ora questi due amici passare alla storia per aver contribuito a far emergere la verità piena su Fátima, e in particolare riguardo al Terzo Segreto. Che infine Roma autorizzi anche la pubblicazione dell’intero Terzo Segreto di Fátima, di cui si ha un impellente bisogno, a beneficio dei fedeli e di tutti gli altri, in questo nostro tempo di disordine e di fiducia intimamente spezzata.
(Traduzione dall’Inglese: Pino Miscione)

tratto da:http://telegra.ph/F%C3%A1tima-Unaltra-conferma-dellasserzione-di-padre-Dollinger-sul-card-Ratzinger-e-il-Terzo-Segreto-03-12


sabato 11 marzo 2017

quale carità abbiamo avuto verso i nostri padri?


IL TRADIMENTO DEI PADRI

di Aurelio Porfiri
 
 

 “Si parla di carità verso il prossimo, ma quale carità abbiamo avuto verso i nostri padri? Era tutto sbagliato, tutto era da rifare. Ci siamo sentiti impegnati a distruggere tutto, a riformare ogni cosa: la teologia, la liturgia, la morale, la pietà, il governo della Chiesa. Nulla è rimasto in piedi. Il rinnovamento è soltanto la desolazione di una fine. Ma questo sarebbe ancora poco se non volessero parlare ancora in nome del Cristianesimo e del Cristo. Perché non liberarsi della menzogna per dire finalmente che Dio ha mentito al Cristo o Cristo ha mentito agli uomini? Per la via che abbiamo intrapreso non si giungerà che a distruggere la fede” (L’Attesa, pag. 116).

Ci sono vari motivi per cui mi può piacere Divo Barsotti. Come detto, spesso la sua scrittura è aspra, qualche volta turbinosa, non di rado ripetitiva. Ma ecco che da questo magma sorgono dolorose stalagmiti di verità, appuntite e pungenti come poche possono esserlo. La citazione qui sopra è senz’altro una di queste. Sarebbe una citazione non solo da commentare lungamente, ma da leggere ogni mattino al risveglio, perché ci da una chiave di interpretazione efficace come poche della devastazione che stiamo vivendo, devastazione che per alcuni è un progresso. Parliamo molto di carità ai nostri giorni, di misericordia a tutti i costi e senza limiti e domande, ma cosa dire della carità verso i nostri padri? Cosa dire di quella carità verso la nostra tradizione, i nostri usi, le nostre radici? Dobbiamo tradire tutto in nome di cosa? Il rinnovamento, così come è venuto a compiersi, “è soltanto la desolazione di una fine”. Non ci si accorge che con la scusa di rinnovare si è distrutto tutto, si è buttato giù tutto quanto in nome di che cosa…del vuoto di senso che si è venuto a creare. Barsotti cita i vari campi in cui questo rinnovamento folle ha prodotto effetti nefasti, tra questi ovviamente la liturgia.

Mi fa impressione vedere come coloro che oggi difendono il Concilio per quello che è veramente, sembrano quasi lefevbriani, quasi incalliti tradizionalisti. Le cose sono andate oramai così oltre che tornare indietro è, per me, quasi impossibile. E come dice Barsotti, questo sarebbe poco se chi ha perpetrato tutto ciò non pretendesse di parlare a nome di Cristo. La via intrapresa è quella della distruzione della fede, ma questo lo vediamo davanti ai nostri occhi: “come cantare i canti del Signore in terra straniera?” (137, 4). Quanto drammatico è quando la terra straniera è divenuta quella che un giorno era la casa comune. Come è difficile vivere in essa malgrado la sofferenza che questo ci procura, spesso la sensazione di rigetto. Si vive come in esilio in casa propria e questa è una sensazione strana.


 

martedì 7 marzo 2017

coloro "che l'anima col corpo morta fanno"




Suo cimitero da questa parte hanno
con Epicuro tutti suoi seguaci,
che l'anima col corpo morta fanno (Inf. X, 13)

Secondo tal Paolo Martinelli, vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi di Milano, la dottrina cristiana insegnerebbe che l'anima è mortale (bit.ly/2mJElwH). 

"Ora, il seminatore di zizzania, l’antico nemico del genere umano [cf. Mt 13,25], ha osato seminare e moltiplicare nel campo del Signore alcuni errori estremamente perniciosi, che i fedeli hanno sempre respinto, soprattutto sulla natura dell’anima razionale, secondo cui essa sarebbe mortale o unica in tutti gli uomini. Poiché alcuni, che si dedicano alla filosofia con leggerezza, sostengono che questa proposizione è vera, almeno secondo la filosofia, desiderando prendere gli opportuni provvedimenti contro questo flagello, con il consenso di questo santo concilio, condanniamo e riproviamo tutti quelli che affermano che l’anima intellettiva è mortale o che è unica in tutti gli uomini, o quelli che avanzano dei dubbi a questo proposito: essa infatti, non solo è veramente, per sé ed essenzialmente, la forma del corpo umano, come si legge in un canone del nostro predecessore papa Clemente V, di felice memoria, pubblicato nel concilio generale di Vienne [DS 902], ma è anche immortale, e, data la moltitudine dei corpi nei quali è infusa individualmente, essa può essere, deve essere ed è moltiplicata.
Poiché il vero non può contraddire il vero, definiamo falsa ogni asserzione contraria alla verità della fede illuminata dall’alto [cf. DS 3017] e proibiamo rigorosamente di insegnare una diversa dottrina. Stabiliamo che tutti i seguaci di tali errori sono da evitarsi e da punirsi come seminatori di dannosissime eresie, come odiosi e abominevoli eretici e infedeli e gente che cerca di scalzare la fede cattolica." 

(Concilio Lateranense V, Sessione VIII, 19 dic. 1513: Bolla "Apostolici regiminis")

martedì 28 febbraio 2017

Prima il Cristianesimo: l'autorità e il potere - Editoriale di "Radicati nella fede", Marzo 2017.


Pubblichiamo l'editoriale di Marzo 2017

PRIMA IL CRISTIANESIMO: 
L'AUTORITA' E IL POTERE.


PRIMA IL CRISTIANESIMO: L'AUTORITA' E IL POTERE.
Editoriale di "Radicati nella fede" - Anno X n° 3 - Marzo 2017


 Un Cristianesimo debole, che ha dimenticato la Rivelazione Divina nella sua interezza, o che parla di Rivelazione in maniera generale ma non crede più fermamente nei contenuti puntuali della rivelazione, finisce con l'essere attento solo all'aspetto di potere presente nella Chiesa.

 Una Chiesa che dice a parole che Dio si è rivelato, ma, nello stesso tempo, pensa di fatto che Dio sia ancora così nascosto, da puntare tutto solo sulla ricerca umana; da pensare che Dio debba essere rincorso in una estenuante ricerca dell'uomo, poi deve appoggiarsi completamente sull'uomo, e per non esplodere nella completa confusione e anarchia, deve fondarsi sul potere. E questo potere ha la funzione di regolamentare questa ricerca umana, con il quasi esclusivo criterio di fermare, arginare, stigmatizzare chi - obbedendo cattolicamente al contenuto della rivelazione - pensa che si debba obbedire a Dio che ha parlato e non cercarlo come se non si fosse rivelato.

 È il potere interno a una neo-chiesa che, caduta nel puro naturalismo, punta tutta sull'uomo in ricerca ed è strutturalmente nemica della Rivelazione Divina.

 Questo neo-potere della neo-chiesa non ha autorità.

 Sì, perché il potere non è esattamente l'autorità.

 L'autorità è serva della verità, il potere è servo di se stesso.

 L'autorità è di Dio da cui tutto deriva, ed è partecipata da Dio a coloro che sono posti a custodire l'opera di Dio, naturale e soprannaturale.

 Padre e madre sono autorità per i figli; Dio ha suggellato nel quarto comandamento questo rapporto autorevole; ha legato all'onore dato al padre e alla madre la benedizione o la maledizione; ma anche quest'autorità, così naturale, viene da Dio che ha fatto la vita e non potrà mai essere esercitata sui figli in contrasto con la legge di Dio: se tuo padre e tua madre ti comandassero qualcosa contro la legge di Dio, contro la sua rivelazione, tu obbedirai a Dio e non al comando ingiusto e falso dei tuoi genitori.

 Deriva da Dio anche l'autorità dei reggitori del mondo. Re e Capi di Stato hanno un'autorità voluta da Dio, anche quando non sono cristiani, ma pagani o atei. San Pietro raccomanda questo riconoscimento di autorità: “State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come ai suoi inviati per punire i malfattori e premiare i buoni. Perché questa è la volontà di Dio...” (1 Pt 2,13 e ss.).

 Questa è la dottrina cattolica, quella non inventata dagli uomini ma frutto della rivelazione divina: Dio creatore e governatore del mondo, ha disposto che l'umano consorzio, composto di essere ragionevoli e sociali, avesse un ordinamento fondamentale idoneo a loro; e tale “ordinamento di Dio” consiste radicalmente nell'autorità e nella fratellanza. (…) (Il potere di queste autorità) non deriva da qualche loro privilegio e superiorità naturale, ma proviene da Dio, vero ed unico padrone di tutto e di tutti, il quale per il bene della società ha posto il principio di autorità. - Onde chi resiste a questa, resiste all'ordinamento di Dio (Umberto Benigni, Storia sociale della Chiesa, ed. 2016, vol. I, pg. 58).

 Ma va aggiunto subito che quest'autorità non può essere esercitata contro Dio e la sua volontà: Siccome tutta la base dell'autorità e del suo potere sociale sta nell'ordinamento divino, quell'autorità che comanda cose contrarie alla legge del Signore, perde la propria base; ed il suo comando è nullo. Donde consegue che, nel bivio di disobbedire a Dio o agli uomini, non vi può essere dubbio di scelta (Umberto Benigni, Storia Sociale della Chiesa, ed. 2016, vol. I, pg. 59).

 Se questo riferimento a Dio è essenziale per le autorità naturali, cosa si dovrà dire di quelle che sono preposte alla vita della Chiesa, che è vita soprannaturale, vita di grazia? L'autorità nella Chiesa e il potere che ne è emanazione sono totalmente relative all'opera di Dio, alla salvezza delle anime. Staccare in qualche modo, nella Chiesa, l'autorità da Dio è pura assurdità, questo lo capiscono tutti!

 Ma c'è un modo discreto e tremendo di staccare l'autorità ecclesiastica dal suo fondamento che è Dio, ed è quello di non dare contenuto preciso alla rivelazione.

 Le autorità civili si sono separate da Dio dichiarando lo stato aconfessionale, agnostico o ateo; si sono separate da Dio inventando la loro autonomia nel libera Chiesa in libero Stato; e fondandosi su se stesse, e non su Dio, sono diventate troppe volte incivili.
 Le autorità ecclesiastiche, invece, si sono emancipate da Dio relativizzando la rivelazione: ciò che Dio ha detto è stato storicizzato, reinterpretato, riformulato, ammodernato e alla fine relativizzato. Tutto ciò ha dato il via libera ad una autorità che pensa di fare un cristianesimo nuovo in ogni stagione del mondo, senza vincoli con il deposito della fede. La conseguenza è che questa autorità diventa dispotica, perché resta la sola capace di giudicare se tu sei cattolico o no. Non è più la Rivelazione che ti giudica attraverso l'autorità, ma è l'autorità sola, vedova di una rivelazione relativizzata.

 Questa operazione alla fine distruggerà l'autorità, anzi lo sta già facendo da tempo.
 Gli uomini prima rigetteranno un'autorità senza riferimenti vincolanti, che cambia le verità a piacimento; poi abbandonerà una chiesa terribilmente vuota, senza contenuto divino.

 Solo nell'autorità della Rivelazione, nell'interezza delle fonti – Scrittura e Tradizione – si può salvare l'autorità della Chiesa e nella Chiesa.

 Ecco perché il richiamo alla Tradizione non è mai contro l'autorità, ma fonda l'autorità, la salva.
  Senza la Scrittura e la Tradizione non c'è autorità possibile.

  L'insistenza sull'autorità sganciata dalla Tradizione, ma legata all'innovazione ha posto mano all'opera anarchica nella Chiesa. L'autorità per l’aggiornamento e non per la custodia del deposito divino è la cosa più assurda che sia mai capitata nella storia della Chiesa.

 I nemici lo sapevano: la massoneria, il comunismo ecc... hanno sempre fatto l'occhiolino ai teologi modernisti e li hanno utilizzati per annullare la Chiesa.
 I preti, la maggior parte, non l'hanno capito... così come i clericali: a furia di sottolineare l'autorità piuttosto che la verità, hanno dimenticato quest'ultima per strada.

 I semplici lo intuirono e continuarono in un cristianesimo umile, lasciando blaterare le nuove guide ecclesiastiche.
 Per questo crediamo fermamente che il migliore servizio alla Chiesa sia la fedeltà alla Messa di sempre, sintesi della Rivelazione, unica salvaguardia possibile dell'autorità nella Chiesa e nella società.

 I semplici l'hanno capito; un giorno, dopo l'ubriacatura, anche l'autorità ci ringrazierà.


mercoledì 22 febbraio 2017

una Messa senza Consacrazione?



Un documento “ecumenico” che tocca la dottrina sulla validità della Santa Messa

Il documento sull’anafora di Addai e Mari


Sì Sì No No n. 1 (15 Gennaio 2002 - Anno XXVIII)

Il fatto

Il 26 ottobre 2001 L’Osservator Romano ha pubblicato il documento del “Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani” che detta gli “Orientamenti per l’ammissione all’Eucarestia fra la Chiesa Caldea [cattolica] e la Chiesa Assira [nestoriana e scismatica] dell’Oriente”.

Il documento intende rispondere ad una richiesta motivata dal fatto che “numerosi fedeli caldei e assiri si trovano in una situazione di necessità pastorale per quanto riguarda l’amministrazione dei sacramenti”. «La principale questione per la Chiesa cattolica nei riguardi dell’accoglimento della richiesta – continua il documento – si riferiva al problema [sic] della validità dell’Eucarestia celebrata con l’anafora [canone] di Addai e Mari, una delle tre anafore tradizionalmente in uso nella Chiesa assira dell’Oriente».

“Problema”, questo, non da poco, dato che, come ci informa lo stesso documento, “l’anafora di Addai e Mari [detta anche «degli Apostoli»] è singolare in quanto, da tempo immemorabile, essa è adoperata senza il racconto dell’Istituzione”, presente, invece, nelle altre due anafore nestoriane.


lunedì 20 febbraio 2017

Addai e Mari o dell'abolizione del Sacrificio


Il lavorìo carsico per una messa "ecumenica"
Nell'opera in corso di riforma della Curia romana prende sempre più corpo l'idea che i dicasteri continuano ad esistere nominalmente, ma in pratica la loro autorità viene sempre più sminuita. Se la Congregazione per la Dottrina della Fede è stata di fatto esautorata, non essendo stata autorizzata a pronunciar parola sulle divisioni in atto a motivo dell’interpretazione di Amoris Laetitia (il Cardinale Gerhard L. Müller non fu nemmeno invitato alla presentazione del documento, vista la preferenza accordata ai cardinali C. Schönborn e Lorenzo Baldisseri), la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti non gode di miglior prestigio.

Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria dell'Inghilterra e del Galles

Consacrazione a Maria dell'Inghilterra e del Galles a Westminster e concomitante rito protestante di celebrazione della Framassoneria a Canterbury

L'inizio dell'anno in cui ricorre il centenario delle apparizioni della Santissima Vergine Maria a Fatima è significativamente emblematico. Sabato 18 febbraio nell'abbazia di Westminster il cardinale Connors ha riconsacrato l'Inghilterra e il Galles al Cuore Immacolato di Maria. https://www.ewtn.co.uk/…/high-turnout-at-westminster-cathed… Con gran concorso di popolo la statua della Madonna pellegrina dell'Apostolato mondiale di Fatima è giunta nella cattedrale londinese per essere incoronata con una corona confezionata da coloro che hanno realizzato quella che adorna la statua di Fatima il 13 di ogni mese. Una prima consacrazione dei due popoli britannici avvenne il 16 luglio 1948, al termine della guerra, con un pellegrinaggio proveniente da 14 punti dell'Inghilterra e del Galles, per riparare il male commesso prima e durante il conflitto mondiale. Il liberalsocialismo post-bellico ha causato un numero di vittime, ancora più innocenti dei soldati britannici, decisamente maggiore. La nuova strage degli innocenti continua senza tregua, così come il disfacimento del volto dell'antica civiltà britannica in un declinare che sembra senza fine. E' in questo quadro da scenario bellico che si inquadra la rinnovata consacrazione a Maria.

sabato 18 febbraio 2017

crisi autoinflittasi


La crisi attuale della Chiesa cattolica: domande e risposte

Esiste davvero, oggi, una crisi nella Chiesa?
A meno di chiudersi gli occhi, non si può non riconoscere che la Chiesa cattolica soffre oggi di una grave crisi. Negli anni '60, in occasione del Concilio Vaticano II, si sperava in una nuova primavera della Chiesa, ma è successo il contrario. Migliaia di sacerdoti hanno abbandonato il proprio sacerdozio, migliaia di religiosi e religiose sono tornati alla vita secolare. In Europa ed in America del Nord le vocazioni si fanno rare e ormai non si contano più i seminari, i conventi e le case religiose che hanno dovuto chiudere. […]
Si conosce il numero dei sacerdoti che hanno abbandonato il sacerdozio negli anni '60?
Nella totalità della Chiesa cattolica, negli anni compresi tra il 1962 ed il 1972, sono stati ridotti allo stato laicale 21.320 sacerdoti ed in questo numero non sono compresi quelli che hanno omesso di chiedere una riduzione ufficiale alla stato laicale. Tra il 1967 ed il 1974, tra trenta e quarantamila sacerdoti avrebbero abbandonato la vocazione. A paragone di questi dati catastrofici, quelli relativi alla Riforma protestante del XVI secolo paiono ben poca cosa.

martedì 14 febbraio 2017

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sabato 11 febbraio 2017

Priscilliano 2.0


 
Il Concilio di Braga (561 d. C.) contro l'eresia di Priscilliano: " Se qualcuno sostiene che ai cristiani è permesso di avere molte mogli, e che avere molte mogli non è vietato da alcuna legge divina … Anatema su di lui! … Se qualcuno sostiene che nel sacrificio della messa si commette un atto blasfemo verso il sacrificio di Gesù Cristo morto sulla croce … Anatema su di lui! … Se qualcuno sostiene che è impossibile osservare i comandamenti di Dio, anche per chi è in stato di Grazia … Anatema su di lui! … Se qualcuno sostiene che Dio nutre odio per il bambino che nasce e lo punisce per aver commesso il peccato di Adamo … Anatema su di lui! … Se qualcuno, solo perché giudica immonde le carni che Dio ha dato all'uomo per nutrirsi, e non perché desideri mortificare il suo corpo, si astiene dal mangiarne … Anatema su di lui! "