sabato 26 marzo 2016

Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato ... Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande. ...

dalla pagina facebook di Antonio Socci:
 
BERGOGLIO E WOODY ALLEN
 
Pur di non parlare di islamismo, cioè dell'ideologia di morte che produce terroristi e stragi in tutto il mondo, papa Bergoglio oggi ha detto: "Dietro gli attentati terroristici di Bruxelles ci sono i fabbricatori, i trafficanti di armi".
E allora all'origine della strage dell'11 settembre ci sono i fabbricanti di aeroplani? E dietro all'Isis che nel febbraio 2015 ha tagliato la testa a 23 cristiani egiziani innocenti, c'è l'industria dell'acciaio che ...fabbrica le lame?
Si resta basiti davanti a tanta superficialità (che serve solo a non dire la verità): IL PROBLEMA E' L'IDEOLOGIA DELL'ODIO CHE ARMA I CUORI, NON I MEZZI MATERIALI CHE SI USANO! PERCHE' SI AMMAZZA ANCHE CON LE NUDE MANI O CON LEGGI CRIMINALI E SENTENZE DI TRIBUNALI CHE CONDANNANO A MORTE ASIA BIBI SOLO PERCHE' CRISTIANA!
Se non ci fosse da piangere, perché ci sono tante vittime innocenti, mi verrebbe da dire che Bergoglio per queste baggianate s'ispira a una celebre battuta di Woody Allen: "La psicoanalisi è un mito tenuto vivo dall'industria dei divani".
Più o meno lo stesso concetto e la stessa profondità di giudizio.
Ma la tragedia è che Bergoglio non fa il comico. Fa il Papa...
 
 
"Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato ... Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande" (Gv 19, 11) e questo calza benissimo per i cardinali che l'hanno eletto....

venerdì 25 marzo 2016

Anticipazioni del mondo che verrà dopo il Trionfo del Cuore Immacolato e la Conversione della Russia


 

 Il Patriarca di Mosca Kirill si è scagliato contro quella che ha definito l’“eresia dell’inchinarsi all’uomo” e della difesa dei suoi diritti, che esilia Dio dalla società. Il primate russo ortodosso ha parlato in questi termini durante la sua omelia nella liturgia del 21 marzo in occasione della festa del Trionfo dell’ortodossia, che si celebra la prima domenica di Quaresima.

Il patriarca ha denunciato che oggi il criterio universale di verità è diventato la persona e i suoi diritti ed “è iniziato un rivoluzionario esilio di Dio dalla vita dell’uomo e da quella della società”. A suo dire si tratta di un movimento che è partito dall’Europa occidentale e dall’America e che ora è arrivato anche in Russia.

“L’idea di una vita senza Dio si sta sviluppando su vasta scala in tutto il pianeta”, ha avvertito, spiegando che “in molti Paesi sviluppati si intraprendono sforzi per approvare con leggi il diritto della persona a qualsiasi scelta, compresa quella del peccato”. “Oggi - ha continuato, come riporta Interfax - parliamo di un’eresia globale dell’inchinarsi all’uomo, una nuova idolatria, che stacca Dio dalla vita umana. Una cosa di questo genere a livello globale non c’era mai stata”.

Kirill ha poi spiegato che proprio verso il contrasto di questa “eresia della contemporaneità, le cui conseguenze possono essere eventi apocalittici”, la Chiesa deve indirizzare “le sue forze, la sua parola e il suo pensiero”.
le affermazioni del Patriarca Kirill sono verissime, e suonano a condanna di chi nella chiesa conciliare tace queste verità o addirittura le nega.

 

martedì 22 marzo 2016

l'orrendo e occulto veleno dei pelagiani (quelli veri!)


 "Questo è l'occulto e orrendo veleno della vostra eresia: voi volete che la grazia del Cristo stia nel suo esempio e non nel suo dono, dicendo che gli uomini diventano giusti per l'imitazione di lui e non per la somministrazione da parte di lui dello Spirito Santo che li induca ad imitarlo e che egli ha diffuso nel modo più ricco sopra i suoi" (Sant'Agostino ai pelagiani)


Gregorio XVI
La buona volontà non salva nessuno,
solo la Verità salva.

 

In un'intervista del 9 marzo scorso, Mons. Bernard Tissier de Mallerais, vescovo ausiliario della Fraternità San Pio X, ritorna con fermezza sul video del Papa del 6 gennaio e manifesta la sua indignazione.

Monsignore, papa Francesco ha pubblicato un video per esprimere i suoi auguri e le sue intenzioni di preghiera. In questo video si vedono un musulmano, una buddista, un ebreo ed un sacerdote cattolico. Ognuno tiene tra le mani dei simboli della propria religione. Cosa deve dire un vescovo cattolico riguardo a tale video?

Un vescovo cattolico deve essere profondamente indignato del video di papa Francesco del 6 gennaio 2016. E’ inammissibile. Non sono tanto le parole di Francesco ad essere scandalose ma la forza delle immagini che ha egli stesso realizzato, scandalose nel senso vero e proprio, che inducono all’errore, all’eresia. Innanzitutto la falsa comunione nella fede in Dio, di quel prete cattolico, di quel rabbino, di quel mufti e di quella donna buddista, è espressa in immagini come se fosse il pensiero del papa.

Ora che comunione può esistere tra il vero ed unico Dio, Santissima Trinità, Dio fatto uomo, Dio Salvatore, ed i negatori della trinità delle Persone divine, dell’incarnazione di Dio Figlio, della Redenzione tramite la Sua Croce, dell’esistenza stessa di Dio? D’altronde il mufti afferma la sua fede nel “Dio, Allah”, contrassegnando bene la differenza, l’opposizione tra il suo Dio ed il vero Dio, quello dei cristiani. E la buddista dice soltanto “Confido in Budda”, perché Budda non è Dio e per lei non esiste un Dio. Questa falsa comunione quindi svanisce da sola. Ma essa lascia allo spettatore il convincimento nella possibilità di una riconciliazione di queste religioni. I simboli che ciascuno porta alla fine della scena: il prete cattolico un Bambino Gesù, il rabbino israelita la sua Menorah (il candeliere a sette bracci simboleggiante l’Antica Alleanza, che noi cristiani sappiamo revocata); il mufti musulmano: il suo rosario dei nomi di Allah; e la buddista: il suo Budda, per il loro accostamento sono una professione per immagini, da parte del papa, dell’indifferentismo religioso. E’ questa l’eresia già condannata nel 1832 da papa Gregorio XVI, secondo la quale “si potrebbe ottenere la salvezza eterna grazie ad una qualsivoglia professione religiosa”. Dunque abbiamo un papa che propaga un’eresia; io non giudico il suo peccato, io constato che propaga un’eresia.

Papa Francesco vi afferma: “Non dobbiamo smettere di pregare per questo e collaborare con chi la pensa diversamente”. Non è forse il senso che dobbiamo attribuire alla frase “pace agli uomini di buona volontà”, poiché molte presone possono essere di buona volontà senza essere cristiane?

Francesco ha detto esattamente: “Molti pensano in modo diverso, sentono in modo diverso, cercano Dio o trovano Dio in diverse modi”. Quindi, poco importa la realtà oggettiva di Dio, l’importante è il “feeling”, il sentimento di ciascuno riguardo a Dio o alla religione. Ogni uomo si crea un Dio di suo gusto. E papa Francesco non dà alcun giudizio su un tale relativismo, un tale modernismo. Noi abbiamo un papa che lascia che si propaghi la religione su misura di ciascuno. La definisce la “ricerca” della verità. Ma la Verità è una, è Nostro Signore Gesù Cristo, che solo dice: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Giov 14, 6). Solo il Verbo incarnato, l’unico Salvatore degli uomini, è la Verità. La buona volontà di quelli che ignorano ed errano non li salva. La buona volontà non salva nessuno, solo la Verità salva.

Cosa pensare di questa frase del papa: “In questa moltitudine, in questa ampia gamma di religioni, c’è una sola certezza per noi: siamo tutti figli di Dio”?

Per natura, a causa del peccato originale che contraggono tutti gli uomini fin dal loro concepimento nel seno della propria madre (eccetto la Vergine Maria), noi siamo tutti “figli d’ira” (Ef 2, 3); ed “è per l’eccessivo amore con cui Dio ci ha amati [noi cristiani], che ci ha dato la vita in Cristo” grazie al battesimo, e la dignità di figli di Dio. Soltanto i battezzati, in senso stretto, sono “figli di Dio” e “partecipi della natura divina” (2 Pt 1,4), ornati dalla grazia santificante, capaci di dire a Dio, grazie allo Spirito d’adozione di figli, “Abba, Padre” (Rm 8, 15). Affermando precisamente degli adepti di tutte le religioni che “noi siamo tutti figli di Dio”, Francesco afferma più di un equivoco, afferma un errore, e propaga in ogni caso un’eresia.
Quindi abbiamo un papa che propaga un’eresia, di nuovo. Io non dico “eretico”, ma fautore di eresia.

Il papa conclude dicendo “Confido in voi per diffondere la mia intenzione di questo mese: ‘Che il dialogo sincero tra gli uomini e le donne di diverse religioni produca frutti di pace e di giustizia’. Confido nella vostra preghiera”. Non è un augurio del tutto lodevole? La pace non è un preambolo per un’evangelizzazione serena?

I frutti di pace e di giustizia sono i frutti soltanto di Nostro Signore Gesù Cristo, della sua croce, del suo regno. Al di fuori di lui, Principe della pace, non possono esserci che guerre ed ingiustizie. Solo l’ordine sociale cristiano è fonte di pace, della pace interiore delle nazioni e della pace internazionale. Perciò bisogna innanzitutto evangelizzare, per poter civilizzare e pacificare. Papa Pio XI aveva questo bel motto: “La pace di Cristo nel Regno di Cristo”. E’ quello che papa Francesco dovrebbe affermare e far vivere. Al di fuori di questo, i suoi auguri non sono che parole al vento.

Il suo discorso esprime un disaccordo profondo – se non una vera e propria opposizione – con il papa. Non è lei ad essere troppo severo?

Non sono io, né alcuno dei miei confratelli membri della Fraternità San Pio X, né alcun membro della famiglia cattolica, è Nostro Signore Gesù Cristo, che rimprovera le sue infedeltà ed i suoi scandali a colui che oggi è il suo Vicario, il successore di Pietro. Ciò che Gesù diceva a Pietro pregando affinché la sua fede non vacillasse, Gesù lo dice ancor oggi a Francesco: “Ma tu, una volta che sarai convertito, conferma i tuoi fratelli!” (Lc 22, 32). Confermali nella fede! Che papa Francesco voglia mettersi d’accordo con il suo divin Maestro, e noi lo seguiremo.

 

(medias-presse.info)

lunedì 14 marzo 2016

Qui giace l’uomo che si credeva un dio

 



Nel 2017 ci sara' la "purificazione" del mondo? Teresa Neumann è considerata da molti come una grande mistica del XX secolo. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la gente esultava dalla gioia, e Teresa Neumann disse: "E' giustificata la gioia, perché l’incubo é finito.. ma la grande piaga si aprirà nel 1999 e sanguinerà per diciotto anni: sarà questo il tempo di Caino"  [1999-2017]. Ecco altre sue visioni profetiche su questo  drammatico periodo di apostasia galoppante: "Ho visto rovesciare sulla terra ceste piene di serpenti, che strisciavano sulle città e sulle campagne, distruggendo tutto. E quando l’opera di distruzione è stata compiuta ho visto scendere sulla terra degli angeli, sotto forma di uomini". "Il mondo intero sarà affidato a bestie orrende". 

"L’ignoranza, il disprezzo per la cultura, la violenza, il lassismo, il materialismo, saranno i piedi dello scranno sul quale siederà il serpente dei serpenti. Vedrete allora l’asino dettare legge al leone. Vedrete gli allievi insultare i loro insegnanti; vedrete la cultura bruciare sulla pubblica piazza, in nome della cultura. Troppi leoni avranno il cuore dell’asino, e si lasceranno trarre in inganno. Ho visto il mondo affidato a bestie orrende, con la testa d’asino e il corpo da serpente. Ho visto l’orrenda strage degli uomini di pietà e degli uomini d’intelletto. Quando poi l’epidemia avrà contaminato ogni casolare, si renderà necessaria una purificazione generale. L’acqua dovrà lavare ogni granello di sabbia che copre la terra. Ho visto san Bernardo e tanti altri spiriti eletti ritornare sulla terra, per istruire le genti. E le genti, finalmente, sapranno fare tesoro dell’insegnamento. E l’armonia del tutto si fonderà nella verità e nell’amore". 

"Ho visto scendere dal cielo un’enorme quantità di foglie secche. E su ogni foglia c’era una scintilla di fuoco. Un uomo che mi stava vicino, gridò a gran voce: scostatevi, perché piove la pestilenza stellare. Molti cercarono di fuggire, ma vennero ugualmente raggiunti dalle foglie secche. E quando una di queste si posava sulla pelle, si formava una macchia nera, e dalla macchia nera usciva uno zampillo di sangue". 

"Ho visto sulla strada, molta gente che respirava a fatica, mentre nel cielo si stavano addensando nubi gialle. Ho visto uomini salire sugli alberi per cercare un po’ d’aria. Ho visto uomini tagliarsi la gola, nella disperazione e nella speranza di succhiare un po’ d’aria". 

"Ho visto un cimitero nel quale venivano sepolti i sogni dell’uomo. E ogni sogno aveva una lapide. E su ogni lapide c’era un epitaffio...  Su una pietra era scritto: ‘Qui giace il sogno dell’uomo, di correre più veloce del vento’. Altrove, ho visto scritto: ‘Qui giace il sogno dell’uomo di prolungare all’infinito la sua vita’. C’era poi la grande tomba, che racchiudeva il grande sogno. E l’epitaffio diceva: -Qui giace l’uomo che si credeva un dio- ". 

"Quando la purificazione sarà completata, riprenderà la vita. Ma l’uomo nuovo indosserà un abito nuovo: l’abito dell’umiltà e della fede".
 
 
 

domenica 13 marzo 2016

Per cambiare la Chiesa bisognava cambiare la Messa...


 

UNO SCHELETRO DI MESSA PER UNA CHIESA SCHELETRICA

Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 8 - Agosto 2015

 
 Attendevano una nuova Chiesa, per questo si sono messi a cambiare la messa.
   Volevano una chiesa con nuovi dogmi e nuova morale, allora hanno dovuto ritoccare la messa cattolica, così tanto da renderla uno scheletro di se stessa.
   E a messa scheletrica, corrisponde uno scheletro di Chiesa, fatta di una dogmatica e una morale scheletriche.
  Lo dicevamo il mese scorso: la nuova liturgia ha preteso di saltare due millenni di storia cristiana, con l'illusione di ricollegarsi ad un mitico inizio del cristianesimo. Hanno detto, i signori della riforma post-conciliare, che occorreva semplificare, per far emergere la nobile essenzialità del rito cattolico. Hanno ritenuto sostanzialmente negativo tutto il lavoro di secoli e secoli che la Chiesa aveva fatto, per rendere sempre più limpido ed educativo il rito cattolico. Hanno tolto e tolto, considerando quasi tutto aggiunta negativa, e ne è venuto fuori uno scheletro di messa. Una messa piena di vuoti e di non-detto, vuoti e non-detto riempiti dalla fantasia del celebrante e dei fedeli. E le fantasie si sono moltiplicate quante sono le chiese del mondo, perché si sa che non si può vivere di uno scheletro: gli uomini lo rimpolpano lo scheletro, ma la carne e il sangue che gli danno non sono quelli di Dio, ma quelli normalmente della dittatura della mentalità comune. Così, a seconda delle stagioni, abbiamo avuto le messe socialiste, le messe impegnate, le messe intimiste, le messe allegre, le messe verbose, le messe catechistiche, le messe di guarigione, le messe carismatiche, le messe missionarie, le messe veloci e cosi via... insomma, la messa la costruisci tu, perché corrisponda a te e al tuo cristianesimo.
   La messa così impoverita non ha nutrito più, e ci si è dovuti volgere alle varie ideologie del momento per rimpolparla. Togliendo molto di Dio, la messa la si è dovuta riempire molto dell'uomo, per ritenerla ancora utile: una tragedia, la perdita del cuore cattolico, cioè la redenzione operata da Cristo Crocifisso.
  E la tragedia si propaga a tutto l'organismo cattolico: la messa nuova, scheletrica, piena di vuoti, è diventata così tanto ambigua da produrre un cristianesimo scheletrico, dal dogma e dalla morale scheletriche; un cristianesimo ambiguo.
  I sacerdoti, ridotti a celebrare uno scheletro di messa, non sono stati più nutriti e difesi dalla messa stessa, così che a loro volta non hanno nutrito e difeso il popolo.
   Dicevamo di un Cristianesimo dal dogma scheletrico: cosa è rimasto, nella maggioranza dei cristiani di oggi, del dogma cattolico che sorge dalla Divina Rivelazione? Quasi nulla. Forse resta che esiste Dio, e che alla fine ci salverà: non c'è che dire, di tutta la Rivelazione, di tutto il dogma, di tutto il catechismo non resta quasi nulla, nel vissuto della maggioranza dei cristiani; ma allora, perché Dio si è rivelato, perché ha parlato nell'Antico e nel Nuovo Testamento, perché ha portato a compimento la Rivelazione in Gesù Cristo? Certamente non lo ha fatto per vedersi “semplificare” orrendamente nel cristianesimo moderno.
  Qualcuno dirà che dimentichiamo la ricchezza biblica della riforma liturgica! Certo, di Bibbia se ne è letta tanta, ma ha vinto la messa scheletrica anche sulla Bibbia, tanto è vero che mai i cristiani sono stati tanto ignoranti come oggi nella Storia Sacra e nella Sacra Scrittura. Hanno letto sì la Bibbia in ogni occasione, ma sono stati formati come mentalità dall'ideologia di turno, che rimpolpava la messa scheletrica.
  Dicevamo di un Cristianesimo dalla morale scheletrica: cosa resta, nella maggioranza dei cristiani di oggi, della ricchezza morale cattolica? Sanno forse che Dio è amore, che dobbiamo volerci bene, e poco più: non c'è che dire, resta un po' poco. Della Morale Cattolica, della legge e della grazia, non si sa quasi più nulla. Ecco perché siamo terribilmente indifesi di fronte alla dilagante immoralità e di fronte, soprattutto, all’ideologia dell'immoralità, che vuole ammettere tutto sotto la scusa del voler bene. Assisteremo al compimento dell’apostasia: saranno varate le leggi più immorali con il silenzio dei cattolici, con il plauso di alcuni, e con la falsa prudenza dei pastori, che taceranno in nome della libertà e del rispetto umano. Più che morale scheletrica, è la sua morte vera e propria.
  Tutto è cominciato con la scarnificazione della messa, svuotandola delle sue difese dogmatiche nelle parole e nei gesti.
  E la rinascita inizierà con il ritorno alla vera e totale Messa cattolica.
  I riformatori post-conciliari volevano un nuovo cristianesimo più libero, più umanamente accattivante, per far questo hanno privato la messa delle sue difese, e non hanno voluto difendere il Cristianesimo di Dio.
  Forse Paolo VI non aveva previsto questa tragedia, forse si era illuso di fermare la semplificazione e l'ammodernamento al solo linguaggio, forse... ma il linguaggio è contenuto; e i vuoti di linguaggio sono vuoti di contenuto, che il mondo si premura di riempire come vuole.
  Forse Paolo VI non aveva immaginato tanto, ma è certo che oggi un Papa non potrà più fermare la deriva, senza accettare il martirio. Sì, dovrà accettare il martirio, perché se tenterà veramente di porre rimedio, sarà attaccato dal mondo e da quel mondo che si è infiltrato nella casa di Dio. Ma se non accetterà il martirio, rischierà di non fare il Papa.

di Don Alberto Secci (Editoriale di Radicati nellaFede, agosto 2015)

sabato 12 marzo 2016

Mario Palmaro, testimone e profeta: "che cosa deve ancora accadere in questa Chiesa perché i cattolici si alzino, una buona volta, in piedi, si alzino in piedi e si mettano a gridare dai tetti tutta la loro indignazione?"

IL NOSTRO PROBLEMA NON È MATTEO RENZI, È LA CHIESA». LA VOCE SCOMODA DI MARIO PALMARO, DUE ANNI DOPO
«Il nostro problema non è Matteo Renzi, è la Chiesa». La voce scomoda di Mario Palmaro, due anni dopo
A due anni dalla morte pubblichiamo uno dei suoi ultimi interventi pubblici, la lettera che scrisse l'8 gennaio 2014 alla «Bussola Quotidiana». Considerazioni che due anni dopo non solo non hanno perso di attualità, ma sono la riprova della lucidità che rese Mario un punto di riferimento per molti e una spina nel fianco per molti altri.   
Caro direttore, 
ho letto il tuo editoriale del 3 gennaio – “Renzi, se questo è il nuovo che avanza” – e non posso che condividere la tua analisi sulla figura del nuovo segretario del Pd, sulla sua furbizia disinvolta, sul suo trasformismo, sulle contraddizioni inevitabili tra il suo dirsi cattolico e il promuovere cose che contrastano non solo con il catechismo ma con la legge naturale. Aggiungo i miei complimenti per quello che fai da tempo con la Bussola su questa frontiera dell’offensiva omosessualista e non voglio rimproverarti nulla.

Però avverto la necessità di scrivere a te e ai lettori ciò che penso. In tutta sincerità: ma il nostro problema è davvero Matteo Renzi? Cioè: noi davvero potevamo aspettarci che uno diventa segretario del Partito democratico, e poi si mette a difendere la famiglia naturale, la vita nascente, a combattere la fecondazione artificiale  e l’aborto, a contrastare l’eutanasia? Ma, scusate lo avete presente l’elettorato del Pd, cattolici da consiglio pastorale, suore e parroci compresi? Secondo voi, quell’elettorato che cosa vuole da Renzi? Ma è ovvio: i matrimoni gay e le adozioni lesbicamente democratiche. Ma, scusate, avete mai ascoltato in pausa pranzo l’impiegato medio che vota a sinistra? Secondo voi, vuole la difesa del matrimonio naturale o vuole le case popolari per i nostri fratelli omosessuali, così orribilmente discriminati? Smettiamola di credere che il problema siano Niki Vendola o i comunisti estremisti brutti e cattivi, e che l’importante è essere moderati: qui i punti di riferimento dell’uomo medio sono Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, le coop e Gino Strada, Enzo Bianchi ed Eugenio Scalfari. Renzi mette dentro nel suo frullatore questi ingredienti essenziali del suo elettorato, miscelandoli con dosi omeopatiche di don Ciotti e don Gallo, e il risultato è il beverone perfetto che tiene insieme la parrocchietta democratica e l’Arcigay. Aspettarsi qualche cosa di diverso da lui sarebbe stupido.

Lo scandalo, scusate, è un altro. Di fronte a Renzi che fa il Segretario del Pd e strizza l’occhio ai gay, lo scandalo è ascoltare gli esponenti del Nuovo Centro Destra che dicono: “Le unioni civili non sono delle priorità del governo”. Capite bene? Non è che l’NCD salta come una molla e intima: noi queste unioni non le voteremo mai. No: dice che non sono una priorità. Uno incontra Hitler che dice: voglio costruire le camere a gas, e che cosa gli risponde: “Adolf, ma questa non  è una priorità”. Facciamole, facciamole pure, ma con calma. Ho visto al Tg1 il cattolico ministro Lupi che spiegava la faccenda. Volto imbarazzatissimo, l’occhio terrorizzato di uno che pensa (ma posso sbagliarmi): mannaggia, mi tocca parlare di principi non negoziabili e di gay, adesso mi faranno fare la stessa fine di Pietro Barilla, mi toccherà lasciare il mio ministero così strategico e così importante, con il quale posso fare tanto bene al mio Paese. E al mio movimento. Ed eccolo rifugiarsi, Lupi come tutti gli altri cuor di leone del partito di Angiolino e della Roccella, nella famosa faccenda delle priorità: no, le unioni civili non sono una priorità. Palla in calcio d’angolo, poi dopo vediamo. Ovviamente poi c’è il peggio: allo stesso Tg1 c'era Scelta Civica che intimava: dobbiamo difendere i diritti delle persone omosessuali. Scelta civica… credo si tratti di quello stesso partito che fu costruito a furor di Todi 1 e Todi 2, e che i vescovi italiani avevano eretto a nuovo baluardo dei valori non negoziabili dietro la cattolicissima leadership di Mario Monti. Poi c’è il peggio del peggio, e nello stesso Tg c’era una tizia di Forza Italia che trionfante annunciava che loro avrebbero miscelarlo le loro proposte sui diritti dei gay con quelle di Renzi. Ho udito qualche rudimentale rullo di tamburo contro le unioni civili dalle parti della Lega di Salvini, flebilmente da Fratelli d’Italia. Punto.

No, caro direttore, il mio problema non è Matteo Renzi. Il mio problema è la Chiesa cattolica. Il problema è che in questa vicenda, in questo scatenamento planetario della lobby gay, la Chiesa tace. Tace dal Papa fino all’ultimo cappellano di periferia. E se parla, il giorno dopo Padre Lombardi deve rettificare, precisare, chiarire, distinguere. Prego astenersi dal rispolverare lettere e dichiarazioni fatte dal Cardinale Mario Jorge Bergoglio dieci anni fa: se io oggi scopro mio figlio che si droga, cosa gli dico: “vai a rileggerti la dichiarazione congiunta fatta da me e da tua madre sei anni fa in cui ti dicevamo di non drogarti”? O lo prendo di petto e cerco di scuoterlo, qui e ora, meglio che posso?

Caro direttore, in questa battaglia, dov’è la conferenza episcopale, dove son i vescovi? Silenzio assordante. Anzi, no:  monsignor Domenico Mogavero - niente meno che canonista, vescovo di Mazara del Vallo ed ex sottosegretario della Cei – ha parlato, eccome se ha parlato: “La legge non può ignorare centinaia di migliaia di conviventi: senza creare omologazioni tra coppie di fatto e famiglie, è giusto che anche in Italia vengano riconosciute le unioni di fatto”. Per Mogavero, “lo Stato può e deve tutelare il patto che due conviventi hanno stretto fra loro. Contrasta con la misericordia cristiana e con i diritti universali – osserva – il fatto che i conviventi per la legge non esistano. Oggi, se uno dei due viene ricoverato in ospedale, all’altro viene negato persino di prestare assistenza o di ricevere informazioni mediche, come se si trattasse di una persona estranea”. Conclude il vescovo: “Mi pare legittimo riconoscere diritti come la reversibilità della pensione o il subentro nell’affitto, in virtù della centralità della persona. E’ insostenibile – sottolinea Mogavero – che per la legge il convivente sia un signor Nessuno”. E per la Chiesa, sul cui tema è stata già invitata a riflettere da papa Francesco, in vista del Sinodo straordinario sulla famiglia, “senza equipararle alle coppie sposate, non ci sono ostacoli alle unioni civili”. Amen.

Capisci, caro direttore? Fra poco prenderanno mio figlio di sette anni e a scuola lo metteranno a giocare con i preservativi e i suoi genitali, e la Chiesa di che cosa mi parla? Dei barconi che affondano a Lampedusa, di Gesù che era un profugo, di un oscuro gesuita del ‘600 appena beatificato. No, il mio problema non è Matteo Renzi. Caro direttore, dov’è in questa battaglia l’arcivescovo di Milano Angelo Scola? Fra poco ci impediranno di dire e di scrivere che l’omosessualità è contro natura, e Scola mi parla del meticciato e della necessità di comprendere e valorizzare la cultura Rom. È sempre l’arcivescovo di Milano che qualche settimana fa ha invitato nel nostro duomo l’arcivescovo di Vienna Schoenborn: siccome in Austria la Chiesa sta scomparendo, gli hanno chiesto di venire a spiegare ai preti della nostra diocesi come si ottiene tale risultato, qual è il segreto. Del tipo: questo allenatore ha portato la sua squadra alla retrocessione, noi lo mettiamo in cattedra a Coverciano. E guarda la coincidenza, fra le altre cose: Schoenborn – che veste il saio che fu di San Domenco e di Tommaso d’Aquino – è venuto a spiegare ai preti ambrosiani che lui è personalmente intervenuto per proteggere la nomina in un consiglio parrocchiale di due conviventi omosessuali. Li ha incontrati e, dice Shoenborn, “ho visto due giovani puri, anche se la loro convivenza non è ciò che l’ordine della creazione ha previsto”. Ecco, caro direttore, questa è la purezza secondo un principe della Chiesa all’alba del 2014. E il mio problema dovrebbe essere Matteo Renzi e il Pd? Prenderanno mio figlio di sette anni e gli faranno il lavaggio del cervello per fargli intendere che l’omosessualità è normale, e intanto il mio arcivescovo invita in duomo un vescovo che mi insegna che due gay conviventi sono esempi di purezza?

E vado a finire. Matteo Renzi che promuove le unioni civili è il prodotto fisiologico di un Papa che mentre viaggia in aereo si fa intervistare dai giornalisti e dichiara: “Chi sono io per giudicare” eccetera eccetera. Ovviamente, lo so anche io che non c’è perfetta identità fra le due questioni, che il Papa é contrario a queste cose e che certamente ne soffre, e che è animato da buone intenzioni. Però i fatti sono fatti. A fronte di quella frasetta epocale in bocca a un papa – “chi sono per giudicare” – ovviamente si possono scrivere vagonate di articoli correttivi e riparatori, cosa che le truppe infaticabili di normalisti hanno fatto e stanno facendo da mesi per spiegare che va tutto ben madama la marchesa. Ma tu ed io sappiamo bene, e lo sa chiunque conosca i meccanismi della comunicazione, che quel “chi sono io per giudicare” è una pietra tombale su qualunque combattimento politico e giuridico nel campo del riconoscimento dei diritti degli omosessuali. Se fossimo nel rugby, ti direi che ha guadagnato in pochi secondi più metri a favore della lobby gay quella frasetta di Papa Francesco, che in decenni di lavoro tutto il movimento omosessualista mondiale. Ti dico anche che vescovi come Mogavero, all’ombra di quella frasetta sul “chi sono io per giudicare” possono costruire impunemente castelli di dissoluzione, e a noi tocca solo tacere.

Intendiamoci: sarebbe da stolti imputare al Papa o alla Chiesa la colpa che gli stati di tutto il mondo stiano normalizzando l’omosessualità: questa marea montante è inarrestabile, non si può fermarla. La ragione è semplice: Londra e Parigi, New York e Roma, Bruxelles e Berlino sono diventate una gigantesca Sodoma e Gomorra. Il punto però è se questo noi lo vogliamo dire e lo vogliamo contrastare e lo vogliamo denunciare, oppure se vogliamo fare i furbi e nasconderci dietro il “chi sono io per giudicare”. Il punto è se anche Sodoma e Gomorra planetari debbano essere trattati con il linguaggio della misericordia e della comprensione. Ma allora, mi chiedo, perché non riservare la stessa misericordia anche ai trafficanti di armi chimiche, agli schiavisti, agli speculatori finanziari? Sono poveri peccatori anche loro? O no? O devo chiedere a Schoenborn di incontrarli a pranzo e di valutare la loro purezza? Caro direttore, la situazione ormai è chiarissima: qualsiasi politico cattolico o intellettuale o giornalista che anche volesse combattere sulla frontiera omosessualista, si troverà infilzato nella schiena dalla mistica della misericordia e del perdono. Siamo tutti totalmente delegittimati, e qualsiasi vescovo, prete, teologo, direttore di settimanale diocesano, politico cattolico-democratico può chiuderci la bocca con quel “chi sono io per giudicare”. Verrebbe impallinato da un Mogavero qualsiasi come un fagiano da allevamento in una battuta di caccia.

Caro direttore, il nostro problema non è Matteo Renzi. Il nostro, il mio problema è che l’altro giorno il Santo Padre ha detto che il Vangelo “non si annuncia a colpi di  bastonate dottrinali, ma con dolcezza.” Anche qui, prego astenersi normalisti e perditempo: lo so anche io che effettivamente il Vangelo si annuncia così -  a parte il fatto che Giovanni il Battista aveva metodi suoi piuttosto bruschi, e nostro Signore lo definisce “il più grande fra i nati di donna” – ma tu sai benissimo che con quella frasetta siamo, tu ed io, tutti infilzati come baccalà. Tu ed io che ci siamo battuti e ci battiamo contro l’aborto legale, contro il divorzio, contro la fivet, contro l’eutanasia, contro le unioni gay, e contro i politici furbi come Matteo Renzi che quella roba la promuovono e la diffondono. Ecco, tu ed io siamo, irrimediabilmente, dei randellatori di dottrina, della gente senza carità, degli eticisti, degli “iteologi” dice qualche giornalista di cielle. E fenomeni come La Bussola e come Il Timone sono esemplari anacronistici di questa mancanza di carità, di questo rigore morale impresentabile. E non basteranno gli sforzi quotidiani e titanici dei normalisti per sottrarre queste testate alla delegittimazione da parte del cattolicesimo ufficiale, perché tutti gli esercizi di equilibrismo e di tenuta dei piedi in due staffe si concludono sempre, prima o poi, con un tragico volo nel vuoto.

Penso anche che il problema – scusa il fatto personale - non siano Gnocchi e Palmaro, brutti sporchi e cattivi, che sul Foglio hanno scritto quello che hanno scritto: io lo riscriverei una, dieci, cento mille volte, perché purtroppo tutto si sta compiendo nel modo peggiore, molto peggiore di quanto noi stessi potessimo prefigurare.

Ecco, caro direttore, perché il mio problema, e il problema tuo, dei cattolici e della gente semplice, non è Matteo Renzi. Il problema è nostra Madre la Chiesa, che ha deciso di mollarci nella giungla del Vietnam: gli elicotteri sono ripartiti e noi siamo rimasti giù, a farci infilzare uno dopo l’altro dai vietcong relativisti. Per me, non mi lamento, per le ragioni che sai. E poi perché preferisco mille volte essere rimasto qui, ad aspettare i vietcong, piuttosto che salire su quegli elicotteri. Magari con la promessa in contropartita di uno strapuntino in qualche consulta clericale tipo Scienza e Vita, o con l’illusione di tessere la tela dentro il palazzo del potere ufficiale insieme a tutti gli altri movimenti ecclesiali. O con la pazza idea – scritta nero su bianco – che, sì, Gnocchi e Palmaro magari c’hanno ragione ma non dovevano dirlo, perché certe verità non vanno dette, anzi vanno addirittura negate pubblicamente per confondere il nemico.

No, io non mi lamento per me. Mi rimane però il problema di quel mio figlio di sette anni e di altri tre già più grandi, ai quali io non voglio e non posso dare come risposta i barconi che affondano a Lampedusa, i gay esempio di purezza del cardinale Schoenborn, il meticciato e l’elogio della cultura rom del cardinale Scola, il disprezzo per le randellate dottrinali secondo Papa Francesco, Mogavero che fa l’elogio delle unioni civili. A questi figli non posso contare la favola che il problema si chiama Matteo Renzi. Che per lui, fra l’altro, bastano dieci minuti ben fatti di Crozza.

Caro direttore, caro Riccardo, perché mai ti scrivo tutte queste cose? Perché questa notte non ci ho dormito. E perché io voglio capire – e lo chiedo ai lettori della Bussola - che cosa deve ancora accadere in questa Chiesa perché i cattolici si alzino, una buona volta, in piedi. Si alzino in piedi e si mettano a gridare dai tetti tutta la loro indignazione. Attenzione: io mi rivolgo ai singoli cattolici. Non alle associazioni, alle conventicole, ai movimenti, alle sette che da anni stanno cercando di amministrare conto terzi i cervelli dei fedeli, dettando la linea agli adepti. Che mi sembrano messi tutti sotto tutela come dei minus habens, eterodiretti da figure più o meno carismatiche e più o meno affidabili. No, no: qui io faccio appello alle coscienze dei singoli, al loro cuore, alla loro fede, alla loro virilità. Prima che sia troppo tardi.

Questo ti dovevo, carissimo Riccardo. Questo dovevo a tutti quelli che mi conoscono e hanno ancora un po’ di stima per me e per quello che ho rappresentato, chiedendoti scusa per aver abusato della pazienza tua e dei lettori.

Mario Palmaro

venerdì 11 marzo 2016

Nella Chiesa ortodossa il criterio finale è sempre la coscienza dogmatica vigilante del pleroma della Chiesa che nel passato ha convalidato o considerato come "brigantaggi" addirittura dei concili ecumenici.

Tutti i nodi vengono al pettine ...
Il modo di concepire la Chiesa nella Patristica antica è molto ben definito: la Chiesa di Cristo è una (vedi il Credo Niceno-Costantinopolitano), nonostante siano da sempre esistite comunità cristiane in non comunione tra loro. I Padri hanno un pensiero netto e tranciante: al di fuori dell’unica Chiesa di Dio non c’è la Chiesa e neppure la salvezza voluta da Dio attraverso Cristo.
Nei secoli questo pensiero si è pian piano addolcito, considerando che le persone che nascono in una comunità ecclesiale non unita con “l’unica Chiesa di Cristo” non possono essere definite estranee ad una certa opera di Cristo stesso. In questo modo si ha cercato di mantenere lo spirito antico, spirito di precisione alla lettera dei Padri, con le condizioni dei tempi o le situazioni che non suggerivano un’impostazione troppo rigida.

Alla vigilia del concilio Vaticano II, nel mondo cattolico, si ereditava questo concetto tradizionale, in ultima analisi patristico, di Chiesa: la Chiesa è una e chi vuole partecipare a quest’unità deve unirsi ad essa e abbandonare quanto ostacola tale unione.
Poi tutti sanno come, attraverso vari documenti e nuovi orientamenti, si è pervenuti ad un altro concetto, concetto che ultimamente è cambiato ancora per divenire di fatto il seguente: ogni Chiesa partecipa a qualcosa della verità di Cristo, l’unione delle varie verità, quindi delle diverse Chiese tra loro, ricostituisce l’unica verità perduta. Mi sembra che alcuni sostenitori di tale idea tendano a pervenire ad un certo agnosticismo pratico, dal momento che, alla fine, la pienezza della verità non è mai da nessuna parte.

Il mondo ortodosso ha conservato fino ad oggi il concetto tradizionale e patristico di Chiesa per cui un conto è la Cristianità, che può essere divisa da chi ha credenze eterodosse, un conto è la Chiesa che, partecipando da sempre e intimamente al mistero di Cristo, non ha mai cessato di essere Una.

In questi mesi si sta preparando il Concilio panortodosso che riunirà patriarchi e vescovi ortodossi. È stato reso noto già qualche testo (vedi qui in traduzione francese) da discutere e approvare. Esso ha generato – come d’altronde immaginavo – forti critiche. Alcuni centri teologici del Patriarcato ecumenico sono noti per le loro posizioni molto avanzate all’interno dell’Ortodossia. In parole povere, essi seguono e cercano di proporre, a distanza di alcuni decenni, l’evoluzione avvenuta nel mondo cattolico. Il loro problema (per fortuna!) è che non essendoci un’autorità centrale in grado d’imporre la sua volontà, l’introduzione d’idee che si oppongono nettamente alla tradizione antica, non sarà affatto facile (*).

Sono così già avvenute diverse proteste da parte di teologi e da parte di membri della Chiesa ortodossa bulgara. La miccia, diciamo così, è stata accesa da un teologo greco, Dimitrios Tselengidis, professore di dogmatica alla Facoltà di teologia dell’università Aristotele di Salonicco.
Questo teologo osserva giustamente che non si può giustapporre la teologia patristica sulla Chiesa con alcune concezioni ecumeniche presenti, a meno di non rovinare la Chiesa stessa “la legittimazione del sincretismo ecumenistico cristiano attraverso la decisione di un concilio panortodosso sarebbe catastrofica per la Chiesa”, egli dice.
Tra l’altro aggiunge:
[Nel documento preparatorio al concilio panortodosso] è scritto che, la Chiesa ortodossa con la sua partecipazione al movimento ecumenico, “ha per obbiettivo di spianare la via che conduce all’unità”. Qui si pone una domanda: sapendo che l’unità della Chiesa è un fatto riconosciuto, che tipo di unità delle Chiese è ricercata nel contesto del movimento ecumenico? Questo forse non significa il ritorno dei cristiani occidentali alla Chiesa una e unica? Un tal significato, comunque, non traspare né nella lettera, né nello spirito dell’intero testo. Al contrario, in realtà, è data l’impressione che esiste una divisione stabilita nella Chiesa e che le prospettive dei dialoghi hanno per scopo l’unità di una Chiesa lacerata.
Bene inteso: non è fine di questo blog dichiarare a voce alta che l’Unica Chiesa è nel Cattolicesimo o nell’Ortodossia. Qui mi fermo prima e constato che nella letteratura dei santi Padri c’è un concetto ben preciso, in gran parte abbandonato in Occidente: la Chiesa è sempre stata una!
Questo concetto oramai viene messo in dubbio perfino in certe parti del mondo ortodosso e il documento in preparazione al concilio panortodosso è lo specchio di questo dato di fatto che io stesso ho lungamente verificato in alcuni esponenti ortodossi in Italia che parlano abitualmente di “Chiesa indivisa del primo millennio...”.

L’Ortodossia seguirà, dunque, i passi del mondo cattolico, oramai quasi indifferente dinnanzi agli stessi temi teologici, reputati “anticaglie” di un mondo passato? 
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(*) La mancanza di un "papa" che impone autoritativamente la sua volontà su tutta la Chiesa, sembra voler essere sostituita dalla volontà di un Concilio al quale tutta l'Ortodossia dovrebbe sottomettersi. Con questo grimaldello si cerca di introdurre novità inedite
Tuttavia, sia il teologo greco sia molti esponenti della Chiesa bulgara ricordano che non è il Sinodo in se stesso o l'autorità in se stessa a fare la verità se quest'ultima non riflette la tradizione ininterrotta della Chiesa. Nella Chiesa ortodossa il criterio finale è sempre la coscienza dogmatica vigilante del pleroma della Chiesa che nel passato ha convalidato o considerato come "brigantaggi" addirittura dei concili ecumenici. Il sistema conciliare in se stesso non assicura la giustezza della fede ortodossa. Se questo criterio fosse stato conservato anche nel mondo cattolico, invece di essere sostituito dal clericalismo impositivo, non ci sarebbero stati molti problemi... 
 

mercoledì 9 marzo 2016

Mons. Athanasius Schneider, intrepido testimone della Fede

Riportiamo, nella traduzione a cura di Chiesa e post-concilio,  il testo integrale dell'intervista rilasciata da Mons. Athanasius Schneider nel corso del suo recente viaggio in Inghilterra

Guardate l'anello del vescovo Schneider: l'Immacolata...
cliccate sulle immagini  per ingrandire
Daniel Blackman, One Peter Five 3 MARZO 2016 - Nel corso della sua visita di una settimana in Inghilterra, Athanasius Schneider, il ben noto e molto rispettato vescovo ausiliare di Astana, Kazakhstan, ha rilasciato un' intervista dai toni molto netti, nella quale ha affrontato molti argomenti. Il Vescovo Schneider ha affrontato con me, in esclusiva, questioni controverse, tra cui l'evangelizzazione degli ebrei e dei musulmani; il recente commento del Papa su virus Zika e contraccezione; la Massoneria all'interno della gerarchia ecclesiastica; le ragioni per cui non permette che la paura possa fargli smettere di insegnare tutte le verità della fede cattolica.
Il viaggio del vescovo Schneider, organizzato dal fondatore ed editore del giornale irlandese Catholic voice, Anthony Murphy, comprendeva diverse Sante Messe, ritiri del clero e colloqui presso il Santuario di S. Agostino a Ramsgate, presso i fiorenti santuari affidati all'Istituto di Cristo re Sommo Sacerdote a New Brighton e presso la Fraternità San Pietro a Warrington. Il vescovo ha anche fatto tappa presso l'Oratorio di Oxford. Il testo che segue è tratto dalla trascrizione dell'intervista.


Daniel Blackman : Lei è già venuto più volte in Inghilterra. Cosa le piace, venendo qui, e cos'è che distingue i cattolici che qui incontra? 

Vescovo Athanasius Schneider: È meraviglioso incontrare i giovani sacerdoti, ed i laici, compresi i giovani. È incoraggiante per me. Penso che essi continuano a trasmettere le nobili tradizioni dei cattolici inglesi note in tutto il mondo. Sono stati perseguitati, e hanno dato la loro vita per la fede cattolica. 
Quindi penso che la situazione attuale della Chiesa, con questa profonda crisi, viene assunta da buoni cattolici, laici e sacerdoti, specialmente qui in Inghilterra, come in quei tempi di martiri, confessori e anche sacerdoti, è incoraggiante notare quanti cattolici inglesi rimangano fedeli alla loro nobile eredità cattolica.

DB: mi può parlare della sua vita di preghiera? Quali sono le sue devozioni particolari?
AS: Fin dalla mia giovinezza ho avuto una profonda devozione alla Santa Eucaristia, specialmente all'adorazione eucaristica. La pratico ogni giorno, se posso. La ritengo essenziale per la vita di un prete cattolico. Naturalmente, c'è la Santa Messa di ogni giorno che è l'evento più grande, la preparo molto bene, e poi recito il Breviario. Ogni sacerdote, se possibile, dovrebbe sforzarsi di far l'adorazione ogni giorno. Rimanere in presenza di Nostro Signore eucaristico, avere questo dialogo intimo con lui è una necessità. Amo farlo. 

CONVERSIONE DEGLI EBREI

DB: Nella Chiesa c'è una lunga storia di ebrei convertiti alla fede - Alphonse Ratisbonne, S. Edith Stein, Eugenio Zolli, rabbino capo di Roma durante la seconda guerra mondiale, e più di recente l'ex rabbino ortodosso Jean-Marie Eli Satbon. Eppure un recente documento della Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo afferma che non c'è più alcuna missione formale per convertire gli ebrei (par. 40-49). È vero? Si tratta di una correzione dell'insegnamento e della pratica precedente? [vedi, nel blog - e anche]

AS: È veramente erroneo. Ciò contraddice le parole di nostro Signore che ha detto, "Andate e ammaestrate tutte le nazioni" - non ha detto "tutte le genti tranne il popolo ebraico", ha detto tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Gesù ha detto: se non credete non avrete la vita. Ha detto questo anche agli ebrei, e continua a dirlo agli ebrei di oggi. Anche loro devono essere obbedienti all'alleanza con Dio che Gesù ha istituito. È per questo che gli Apostoli hanno predicato agli ebrei nella sinagoga.
Per 2000 anni la Chiesa ha sempre pregato per la conversione degli ebrei. È un atto di misericordia e di amore. La Chiesa invita e incoraggia gli ebrei a venire a Cristo. Molti ebrei si sono convertiti, alcuni di loro sono anche diventati santi. Alphonse Ratisbonne fondò una congregazione religiosa per evangelizzare il popolo ebraico. Questo vale sempre anche per me, e nessun documento della Chiesa può invalidarlo perché contraddirebbe le parole di Nostro Signore, smentirebbe gli apostoli, e tutte le parole permanenti e immutabili della Chiesa per oltre 2000 anni.


DB: questo documento viene dall'interno della Chiesa, un organo ufficiale del Vaticano, come è possibile? [vedi, nel blog]
AS: È ben triste. Questo documento non ha valore infallibile né intende esserlo, non è espressione autentica del Magistero. Nella storia della Chiesa si sono dati documenti pastorali che avevano natura temporanea e contenevano errori, e questo documento contiene degli errori. Ciò che non è infallibile può rivelarsi erroneo. Ribadisco che la Chiesa ha sempre insegnato unicamente le affermazioni pronunciate ex cathedra o espresse dal Magistero universale - ciò che il papa e i vescovi hanno insegnato a lungo nei secoli. Il documento citato contiene per contro una nuova dottrina, una opinione, una teoria.

DB: Le Conferenze episcopali di Inghilterra e Galles e di Germania hanno chiesto che la preghiera per gli ebrei del tradizionale rito del Venerdì Santo sia cambiata per allinearla con l'attuale pratica inter-religiosa con gli ebrei. Si tratta di una buona cosa? C'è qualcosa che non va nella preghiera corrente? [vedi, nel blog]
AS: Non so cosa vogliano, ma dobbiamo guardare in faccia la realtà. È contro la carità e l'amore per gli ebrei. Se li amo, voglio che conoscano e amino Gesù e possano essere lavati dal preziosissimo sangue di Gesù, e che conoscano la Santissima Trinità. Perciò devo pregare per la loro conversione. Mi oppongo: i vescovi tedeschi e inglesi, non rappresentano la totalità dell'episcopato. Ci sono certamente - ne conosco - dei vescovi, che non sono d'accordo con questa posizione. Non credo che questa opinione sia corretta, è invasiva. È insinuata da una nomenclatura amministrativa che pretende di rappresentare tutti i vescovi di una nazione. Questo metodo di funzionamento delle Conferenze Episcopali è molto problematico di per sé, è contro la struttura divina della Chiesa. [vedi, nel blog: insidie della collegialità - e anche: Conciliarità, sinodalità. Come cambia la Chiesa?]

RAPPORTI CON I MUSULMANI

DB: Vive in un paese in cui il 70% della popolazione è musulmano. Qual è la sua esperienza di vivere in un paese a maggioranza musulmana? C'è cooperazione o conflitto? I musulmani si convertono al cattolicesimo?

AS: Grazie a Dio c'è pace e armonia, la gente è molto tollerante, e non c'è ostilità. Non c'è estremismo nella mentalità e nella cultura della gente e il governo sostiene attivamente il dialogo inter-religioso. Sono molto vigili per evitare gli estremismi, fino all'espulsione dal Paese.
Il governo organizza incontri per condividere i valori comuni della società, non c'è nulla di teologico in questi incontri, solo un contributo al miglioramento della vita sociale, che considero molto positivo. Ad esempio, l'ideologia del gender attualmente imposta su scala globale con metodi dittatoriali, grazie a Dio, non trova spazio perché i mussulmani hanno la stessa opinione sul tema. Siamo uniti nel condannare ogni progetto sul gender e nel prevenire ogni influenza negativa contro la famiglia.

DB: la Chiesa cattolica ha una missione nei confronti dei musulmani? 

AS: Sì, anche questa è la nostra missione, che siano redenti da Cristo e Lo conoscano, e così è nei confronti degli ebrei. Ma è ovviamente difficile evangelizzare i musulmani nei paesi islamici. È molto pericoloso. Ma almeno, in questi paesi, possiamo dare la nostra testimonianza e la nostra presenza. Ho esperienza di persone della comunità musulmana, che iniziano a cercare Cristo e a chiedersi quale sia la verità; così, nei miei contatti personali, sono stato testimone di conversioni. Dal momento che abbiamo libertà d'opinione e di azione, perché in Europa non siamo ancora in paesi a maggioranza islamica - sottolineo non ancora, perché le cose possono cambiare -, possiamo e dobbiamo usare metodi missionari nei confronti dei nostri vicini islamici, non il proselitismo, che non è moralmente corretto, ma l'evangelizzazione.

ISIS E IL PIANO DI SOVVERSIONE DELL'EUROPA

DB: l'Europa ha subito numerosi attacchi terroristici islamici - Parigi, serie preoccupazioni in Belgio, e anche in Medio Oriente, in parte dell'Africa, in Pakistan e altrove. Perché accade questo?

AS: Beh, non so esattamente come si sia formato l'ISIS, ma comprendiamo facilmente che sarebbe impossibile all'ISIS disporre di tante armi se non fosse finanziato e sostenuto da qualche potere forte. Il commercio delle armi è di tale portata che non sarebbe possibile senza che un Stato potente fornisca, forse attraverso intermediari, i finanziamenti e le armi di cui ha bisogno.
Un altro punto che vorrei sottolineare è che la comunità internazionale - gli Stati Uniti, la NATO - è dotata di strumenti sufficienti per distruggere l'ISIS, avrebbe potuto farlo fin dall'inizio. Ha servizi segreti eccellenti che già conoscevano l'ascesa dell'ISIS, ma non hanno fatto niente. L'UE, la NATO, gli Stati Uniti, non hanno fatto nulla, eppure sapevano. Essi non hanno ostacolato l'ISIS. Essi hanno un potere immenso, e tuttavia hanno permesso la formazione del fenomeno terroristico ISIS. 

DB: Sa perché? 

AS: Non conosco le loro intenzioni, le intenzioni dei potenti di questo mondo, degli stati occidentali. Non so perché non l'hanno bloccato. Possiamo dire che l'hanno indirettamente sostenuto. Essi potrebbero avere obiettivi politici o l'intenzione di orchestrare l'invasione dell'Europa da parte di ingenti masse di musulmani, per provocare la destabilizzazione, fin nel cuore dell'Europa, non soltanto nel Medio Oriente. Una così grande presenza di persone di un'altra cultura, con una visione più radicale dell'Islam, nel corso del tempo provocherà conflitti e tensioni con la popolazione locale. E sarà causa di instabilità e confusione generale. Qualche potente forse vuole usare tale instabilità in un disegno più ampio.

I MASSONI NELLA CHIESA

DB: La Chiesa ha una lunga storia di secoli di denuncia della Massoneria. Tuttavia, il nuovo Codice di diritto canonico ha eliminato ogni riferimento alla massoneria, e non si vedono più documenti né prese di posizione da parte di leader della Chiesa su questo. Ciò può dare l'impressione che la Massoneria non sia più un pericolo. Le logge massoniche hanno persino accolto con favore Papa Francesco. 

AS: La Massoneria in sé è intrinsecamente incompatibile con il cristiano o con la fede cattolica, è intrinsecamente incompatibile perché la natura della Massoneria è anticristiana. Nega Cristo e nega le verità oggettive, promuove il relativismo, che è contrario alla verità, al Vangelo. Si favoriscono in tal modo gli errori dottrinali della filosofia massonica. Questo è in contrasto con la fede cristiana e cattolica.
La Massoneria ha anche un aspetto esoterico, che non è cristiano. Ha cerimonie e riti di carattere esoterico, cosa che i massoni ammettono apertamente, e queste cerimonie sono contrarie alla fede. I loro simboli e rituali mostrano che sono contro le verità divine contenute nel Vangelo. Queste cose dimostrano che la Massoneria è un'altra religione, ripeto: la Massoneria è un'altra religione, è una religione contro Cristo.
Anche quando i massoni fanno opere di bene, filantropia e via dicendo, questi aspetti pericolosi rimangono. La loro filantropia non è una giustificazione perché noi possiamo accettare la Massoneria, magari a causa del loro buon lavoro filantropico. Io non approverò mai le loro dottrine e i loro rituali, che sono contro le verità divine del vangelo. La Chiesa non potrà mai accettarli. La Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1983 sulla Massoneria è ancora valida. Secondo la Dichiarazione, diventare massone è un peccato mortale - nemmeno Papa Francesco ha cambiato questa norma. Questo insegnamento è ancora valido e ufficiale.


DB: Siti e pubblicazioni massoniche parlano regolarmente e favorevolmente di Papa Francesco. Come si spiega questa accoglienza favorevole di Papa Francesco?

AS : Beh, dovrebbero dircelo concretamente. Non si capisce cosa intendano con le loro dichiarazioni, non è chiaro quali siano le loro intenzioni.


DB: Nel 2013, sul volo di ritorno da Rio de Janeiro, Papa Francesco ha fatto riferimento ad una lobby massonica. Di recente, il cardinale Ravasi, sul quotidiano italiano Il Sole 24 Ore, ha richiamato ad un nuovo dialogo e a una condivisione di valori con la Massoneria. La Massoneria ha vinto all'interno della Chiesa?

AS : Ovviamente sappiamo che la Massoneria è uno dei poteri che ha più influenza a tutti i livelli della società umana. Ciò è chiaro e manifesto. In linea di principio, è abbastanza logica la tendenza di infiltrarsi nell'organizzazione del suo nemico da parte di chi è un supporto, un leader nell'influente organizzazione anticristiana. È quindi logico che nel corso dei secoli, i massoni abbiano tentato e probabilmente siano riusciti ad infiltrarsi nella Chiesa a vari livelli; per me, questo è chiaro.
È difficile identificare un massone e dimostrarne concretamente l'affiliazione. È difficile e pericoloso, perché si può accusare la persona sbagliata: ciò è dovuto al carattere segreto ed esoterico della massoneria. Il modo di parlare di un rappresentante della Chiesa, di un sacerdote, di un vescovo o di un cardinale può far supporre che egli abbia dei contatti con la massoneria. Udiamo spesso dei rappresentanti della Chiesa parlare come massoni e utilizzare termini e concetti tipicamente massonici ogni volta che aprono bocca. Potrebbe trattarsi di membri della massoneria, ma è necessario provarlo. Eppure è vero che molti parlano come massoni e ne hanno lo spirito; magari non si tratterà di membri formali della massoneria, ma alcuni vescovi e cardinali parlano chiaramente con uno spirito massonico. Sottolineo il fatto che ciò non significa che essi siano membri formali della massoneria.

LUCI E OMBRE DELL'INCONTRO CON IL PATRIARCA ORTODOSSO

DB: Papa Francesco ha appena incontrato il patriarca ortodosso della Russia. Cosa pensa dell'incontro? Realizzerà l'unità con Roma, o porterà a una Chiesa sinodale che permette la Santa Comunione ai divorziati risposati?

AS: In primo luogo, l'incontro è un motivo di gioia di per sé, il fatto stesso che abbia avuto luogo, perché gli ortodossi sono una chiesa forte con belle e autentiche tradizioni, le immagini, la devozione alla Madonna, gli angeli, liturgie belle ed autentiche, una Santa Messa ben celebrata, la penitenza, il digiuno, le tradizioni monastiche; ha conservato molti valori cattolici autentici. 
Credo che l'incontro sia stato politicamente condizionato, si è svolto in tutta fretta, è stato dettato soprattutto da motivazioni politiche. E non credo che questo incontro influirà nel senso che la Chiesa diventi più sinodale, o che ci siano facilitazioni per ricevere la Santa Comunione per le coppie di divorziati risposati, come consentito nella Chiesa ortodossa.
Condivido le forti dichiarazioni del papa e del patriarca sulla famiglia, contro l'ideologia del gender e contro la persecuzione dei cristiani, ma ciò che non condivido, è l'affermazione sugli Uniati: è un'ingiustizia, perché in passato gli Uniati volevano essere uniti al Papa, fin dal Concilio di Firenze nel 15° secolo. È un movimento positivo, che ha portato molti frutti - santi, martiri, non possiamo dire che fosse un errore.
Analogamente, la dichiarazione sul proselitismo è un'accusa contro la Chiesa cattolica. Io vivo in una regione ortodossa e la Chiesa non fa proselitismo. Questa dichiarazione è stata ingiusta. Quindi penso che la Santa Sede ha ceduto alla pressione del patriarca. Sembra che gli ortodossi abbiano dettato alcune cose da accettare, ed è contro la verità e contro la giustizia, un tale dialogo non è un vero e proprio dialogo ecumenico. Il dialogo deve essere fraterno e ugualitario a livello umano; tutti questi compromessi che minano la verità e la giustizia, non daranno i frutti di una vera unità.

LA CHIESA ATTACCATA DALL'INTERNO: VIRUS ZIKA, «DIVORZIO CATTOLICO», CONTRACCEZIONE...

DB: Papa Francesco ha concesso una nuova intervista sull'aereo al ritorno da Cuba. Ha fatto un commento sul virus Zika e sull'uso della contraccezione. Ha citato il caso delle religiose del Congo, e il discernimento. Padre Lombardi SJ ha chiarito il commento del Papa. I vescovi delle Filippine hanno pubblicamente chiesto una revisione dell'insegnamento della Chiesa in questo campo. È davvero un dibattito che la Chiesa deve affrontare, o si tratta di manovre da parte di persone che, dentro e fuori la Chiesa, vogliono che la dottrina sulla contraccezione sia cambiata?

AS: È parte di un piano, chiaramente, per cambiare le verità della Chiesa sulla morale, e anche in tema di contraccezione. Si tratta di un piano, di una grande pressione, e di un programma nel campo della contraccezione. Nella Chiesa del nostro tempo esiste il pericolo di una ammissione di fatto del divorzio e della ricezione della Santa Comunione: è una negazione della indissolubilità del matrimonio basata sulla prassi.

DB: Si riferisce al processo di nullità riformato?


AS: Sì, il processo riformato di nullità del matrimonio, a mio avviso, contiene anche un rischio di banalizzazione e superficialità nel processo stesso; esso contiene in sé, nelle nuove regole, una minaccia di attacco contro la sacralità e l'indissolubilità del matrimonio. Trattare di una cosa santa in maniera superficiale e frettolosa, in modo banale, è irresponsabile. In teoria, oggi, le nuove norme sono in contrasto con la prassi perenne della Chiesa, perché nel processo c'è sempre stata la presunzione di validità del matrimonio, si è sempre data per scontata, al fine di difendere la santità del matrimonio. Per contro, le nuove norme presumono l'invalidità del matrimonio fin dall'inizio. Si tratta di un pericoloso cambiamento di mentalità.
È un attacco da parte dello spirito di questo mondo, ed è la stessa cosa con la contraccezione. Le verità della Chiesa sono immutabili e tali rimarranno. Papa Paolo VI nell'Humanae vitae e Papa Giovanni Paolo II nella Veritatis splendor e nella Familiaris Consortio hanno insegnato che la contraccezione di per sé è sempre intrinsecamente un male. Non ci sono circostanze o eccezioni che giustificano un atto intrinsecamente cattivo. I Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II lo hanno confermato.

"NON HO PAURA"

DB: Lei si esprime in modo esplicito su molte questioni importanti, dando ai fedeli un insegnamento chiaro e veramente cattolico. Non teme gli attacchi che potrà ricevere? Le sembra di essere pronto a diventare un bersaglio - i vescovi possono essere spostati, gli attacchi dei media vengono lanciati, le reputazioni distrutte.

AS: Non ho timori o dubbi su eventuali trasferimenti o attacchi perché il senso della mia vita e ogni mia ambizione, consistono nelle verità di Cristo e nell'essere fedele a Dio, e nell'essere riconosciuto da Dio, non dai vescovi, dai media, e nemmeno dal Papa: con la mia coscienza e con i miei voti nel battesimo e nella consacrazione episcopale, ho promesso a Cristo di custodire la verità pura e integra, e persino di essere pronto a dare la vita per essa. Questo è il mio desiderio e il mio obiettivo, non mi interessa ciò che dice la gente. È assurdo temere l'opinione umana perché domani cambia. Devo temere solo ciò che Dio pensa. Le persone passano in fretta, il pensiero di Dio rimane, mi preoccupo innanzitutto di essere gradito a Dio.
Sono un vescovo ausiliare di una diocesi, sono felice, e quando il Papa mi trasferirà, accetterò e obbedirò, e in ogni luogo porterò con me il desiderio di difendere la verità.


DB: la carità è la più grande delle virtù. Qual è l'atto di carità, spirituale e corporale, più necessario da praticare per i cristiani di oggi?

AS: In primo luogo, nella gerarchia dei valori, ciò che è più importante è ciò che è eterno e immortale: l'anima, i valori eterni e la vita eterna. Ecco perché gli atti di carità diretti a trasmettere la vita eterna al mio prossimo e a trasmettere le verità eterne, per aiutarlo a salvare la sua anima, questi sono gli atti più necessari. Ovviamente esiste poi il dovere immediato di aiutare una persona in difficoltà, che ha fame e così via, aiutare è un atto naturale, deve essere fatto. Ma come cattolici non pensiamo unicamente a fornire cibo e vestiario, dobbiamo anche dare la luce della fede, non bisogna dimenticarlo. Ama Dio prima di tutto, e ama il tuo prossimo come te stesso.
Dio ci chiede di amarlo con tutta la nostra mente, le nostre forze e il nostro cuore; questo Egli ha riservato per sé. Gesù ci ha insegnato ad amare gli altri come noi stessi, e ad amare gli altri come Lui ci ha amati. Quindi dobbiamo amare con l'amore di Cristo. Egli è venuto per salvare le nostre anime, non prima o solo i nostri corpi, e per donarci la Sua verità divina. Ha versato il suo sangue per la salvezza delle nostre anime. Quindi dobbiamo amarci gli uni gli altri come Cristo ci ama. Il nostro primo compito è quello di amare Dio, e preferire Dio e la sua verità nella nostra vita temporale, pronti ad essere martiri per Cristo e ad amare gli altri come noi stessi e come Cristo ci ha amati - sacrificandoci per il bene degli altri.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]