domenica 24 aprile 2016

Intervista a S.E. mons. Athanasius Schneider


Intervista a S.E. mons. Athanasius Schneider, da Dániel Fülep del Centro John Henry Newman (Ungheria).

Traduzione a cura di Chiesa e postconcilio dal testo originariamente pubblicato su Rorate caeli.

Le affermazioni di mons. Schneider di fatto ci confermano nelle nostre posizioni e riflessioni sui vari argomenti trattati; abbiamo inserito nel testo alcuni nostri link di riferimento che vi fanno puntuale riscontro, insieme ai link ai principali documenti citati, per chi avesse interesse ad approfondire.

Anche se l'intervista è avvenuta il 6 marzo scorso, un mese prima della pubblicazione della Esortazione post-sinodale, abbiamo ritenuto dover anticipare, pubblicandolo qui, tratto dal testo integrale, il capitolo di apertura, che si riferisce alle due sessioni Sinodali in generale e che, per l'approccio alle questioni dibattute, già di per sé è rivelatore del pensiero di mons. Schneider sulla Esortazione stessa, per via dell'evidente riscontro rilevabile nell'analisi riguardante la Relatio finale.

Di seguito riprendiamo il successivo lungo e ampio excursus sull'intera realtà ecclesiale che tocca molti punti della crisi attuale.

A proposito del Concilio Vaticano II

Mr. Fülep: durante una conferenza teologica a Roma nel dicembre 2010 [qui] lei ha indicato la necessità di "un nuovo Sillabo"[1] nel quale l'autorità pontificia dovrebbe correggere le interpretazioni erronee dei documenti del Concilio Vaticano II.[2] Che cosa ne pensa oggi?

Mons. Schneider: penso che in questo periodo di confusione sia assolutamente necessario avere un Sillabo del genere. Per Sillabo si intende una lista, un elenco di pericoli, di affermazioni confuse, di cattive interpretazioni, ecc.; l'enumerazione degli errori più comuni e diffusi in ogni area come dogmi, morale e liturgia. D'altro canto occorre anche chiarire e positivamente fissare quegli stessi punti. Ce ne sarà sicuramente bisogno perché la Chiesa ha sempre dato chiarimenti molto precisi, specialmente nelle epoche di confusione.

Mr. Fülep: il nome dato al programma pontificale di Giovanni XXIII, nel suo discorso del 25 gennaio 1959, fu “aggiornamento”, e fu una delle parole chiave utilizzate durante il Concilio Vaticano II. Quale è la corretta interpretazione di tale termine?

Mons. Schneider: per papa Giovanni XXIII “aggiornamento” non significava il cambiare la verità, ma lo spiegarla in modi più profondi e pedagogici, così che i fedeli la accettassero e la comprendessero meglio. Il papa insistette che “aggiornamento” significava mantenere la fede nella sua interezza. Fu dopo il Concilio che quel termine fu radicalmente abusato per cambiare la fede. Il che non era nelle intenzioni di Giovanni XXIII.

Mr. Fülep: un altro termine frainteso è la “participatio actuosa” [nel blog qui].[3] Anche il clero lo ha inteso come il dover preferibilmente assegnare un compito a ogni fedele durante la liturgia. È come se questo termine si riferisse al trambusto del darsi da fare, o all'attivismo. Nessuno ha pensato che si trattasse di un'attività interna.

Mons. Schneider: il primo ad adoperare l'espressione “participatio actuosa” fu papa Pio X nel suo famoso motu proprio sulla musica sacra Tra le sollecitudini.[4] Il papa parla di “participatio actuosa” spiegando che i fedeli durante la Santa Messa devono essere consci delle sacre parole e dei sacri riti, partecipando consapevolmente anziché distrattamente. Il loro cuore e la loro bocca devono essere in accordo. Si può trovare questo stesso significato nel documento Sacrosantum Concilium del Concilio Vaticano II,[5] dove non si trova certo una gran reinterpretazione di quel termine. Il Sacrosanctum Concilium ci insegna che in pratica la participatio actuosa significa ascoltare, rispondere, cantare, inginocchiarsi, ed anche lo stare in silenzio. È stata la prima volta che il Magistero ha parlato del silenzio come una forma di participatio actuosa, per cui dobbiamo smontare alcuni miti sulla malintesa participatio. 

A proposito della crisi della Chiesa

Mr. Fülep: oggi dobbiamo riconoscere che c'è una profonda frattura all'interno della Chiesa. Il quadro è molto complesso, ma semplificando possiamo dire che c'è una dura lotta tra il modernismo e la tradizione. Come spiega sua Eccellenza questa dicotomia nella vita della Chiesa?

Mons. Schneider: sono già 50 anni che stiamo vivendo e subendo quella dicotomia, fin dal Concilio. Da un lato rileviamo segni positivi nella Chiesa; d'altro canto vediamo che certi sacerdoti e vescovi diffondono errori. Questa situazione è contraria alla natura della Chiesa. Gesù Cristo comandò agli Apostoli e ai loro successori di vigilare sul deposito della fede, cioè la fede cattolica, intatta, per la quale gli Apostoli furono disposti anche a dare la vita. Coloro che hanno autorità nella Chiesa devono agire contro tale situazione e correggerla.

Mr. Fülep: nell'analizzare la vita della Chiesa, ci rendiamo conto che stiamo vivendo in un'epoca fuori dall'ordinario. L'apostasia è generalizzata, pressoché dappertutto, e le eresie sono scatenate: modernismo, conciliarismo, arcaismo, ecc. Sfortunatamente vediamo segni di eresia anche tra i vescovi. Gli storici dicono che questa crisi ci ricorda l'epoca dell'arianesimo. Se questo paragone è esatto, che somiglianza c'è tra il periodo ariano e i nostri giorni?

Mons. Schneider: la crisi ariana del quarto secolo fu causa di una confusione generale in tutta la Chiesa. Le eresie - o ambiguità e mezze verità - riguardanti la divinità di Cristo furono all'epoca assai diffuse. Solo pochi vescovi restarono ad opporsi apertamente all'eresia e all'ambiguità rappresentata dai cosiddetti semi-ariani. In quei giorni solo il clero politicamente corretto veniva promosso all'episcopato o altri alti uffici ecclesiastici, poiché il governo dell'epoca sosteneva e promuoveva l'eresia, in modi simili a quelli del nostro tempo. Nel nostro tempo non viene negata qualche specifica dottrina di fede, ma c'è una confusione generale in quasi tutti gli aspetti della dottrina cattolica, della morale e della liturgia. Nei nostri giorni, inoltre, quanto alla difesa della fede cattolica molti vescovi sono silenziosi o intimoriti. Per cui la mia risposta è "sì", ci sono somiglianze.

Mr. Fülep: alcuni suggeriscono l'importanza di un nuovo dogma per definire il termine ‘tradizione’ e chiarire il rapporto fra tradizione e papato, concili, Magistero, ecc. Questo nuovo dogma potrebbe ad esempio difendere la tradizione contro il conciliarismo o qualche altra cattiva interpretazione del primato petrino. Cosa ne pensa?

Mons. Schneider: abbiamo il documento Dei Verbum[6] del Concilio Vaticano II sulla divina rivelazione, che contiene molte ottime affermazioni. Ci dice che quanto al Magistero, il Papa non è al di sopra della Parola di Dio o della Tradizione ma, in qualità di servo della Parola trasmessa oralmente e per iscritto (= tradizione), ne è al di sotto. Occorre anche insistere sul fatto che il papa, il papato, non è il proprietario della traduzione o della liturgia, ma le deve preservare, come un buon giardiniere. Penso che sia un bene approfondire la riflessione sulle relazioni che intercorrono fra il Magistero e la Tradizione.

Mr. Fülep: ai fedeli cattolici di oggi tocca fare esperienza della debolezza e delle disfunzioni del Magistero: senza esagerazione oso dire che nei media cattolici ufficiali si possono ascoltare, leggere o vedere errori madornali, ambiguità, e quel che è peggio, anche eresie, da preti di alto rango e tristemente anche da vescovi e alti dignitari ecclesiastici, quasi ogni giorno. Una percentuale significativa delle affermazioni ufficiali – anche le più alte – è confusa e contraddittoria, ed inganna molti fedeli. Cosa dovrebbero fare i fedeli cattolici in questi tempi difficili? Come possiamo restare nella fede in questa situazione? Quale è il nostro dovere?

Mons. Schneider: nella storia della Chiesa ci sono sempre stati momenti di crisi profonda, sia per la fede che per la morale. La crisi più profonda e pericolosa fu senza dubbio la crisi ariana nel quarto secolo. Fu un attacco mortale contro il mistero della Santissima Trinità. In quei tempi furono praticamente i semplici fedeli a salvare la fede cattolica. Nell'analizzare tale crisi, il beato John Henry Newman disse che fu la “ecclesia docta” (cioè i fedeli che ricevono l'insegnamento dal clero) anziché la “ecclesia docens” (cioè i responsabili del magistero ecclesiastico) a salvare l'integrità della fede cattolica nel quarto secolo. In tempi di grave crisi la Divina Provvidenza preferisce usare gli umili e i semplici per dimostrare l'indistruttibilità della Sua Chiesa. Sulla situazione interna della Chiesa si può anche considerare la seguente affermazione di san Paolo: “Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti” (1 Cor 1,27). Quando i semplici fedeli notano che i rappresentanti del clero, e perfino dell'alto clero, trascurano la fede cattolica e proclamano errori, dovrebbero pregare per la loro conversione, dovrebbero riparare gli sbagli del clero attraverso una coraggiosa testimonianza della fede. Certe volte i fedeli dovrebbero anche avvisare il clero e correggerlo, sempre rispettosamente, cioè seguendo il principio del “sentire cum ecclesia”, come ad esempio fecero santa Caterina da Siena e santa Brigida di Svezia. Nella Chiesa tutti costituiamo un unico corpo, il Corpo Mistico di Cristo. Quando la testa (il clero) è debole, il resto dei membri dovrebbe tentare di rafforzare l'intero corpo. In fin dei conti, la Chiesa è guidata dal suo Capo invisibile, che è Cristo, ed è animata dalla sua anima invisibile, che è lo Spirito Santo. Pertanto la Chiesa è indistruttibile.

Messaggio video confuso e ambiguo

Mr. Fülep: a gennaio papa Francesco ha rivelato la sua intenzione di preghiera per il dialogo interreligioso in un video-messaggio. [qui[7] Il Santo Padre ha detto di pregare affinché “il dialogo sincero fra donne e uomini di diverse religioni possa portare frutti di pace e di giustizia.” Nel video vediamo il papa argentino insieme a credenti di altre religioni, inclusi ebrei, musulmani e buddisti, che professano la propria fede e dichiarano insieme di credere nell'amore. Il Papa fa appello al dialogo interreligioso, notando che “molti si dichiarano credenti,” e perciò “questo dovrebbe portare al dialogo tra le religioni”. “Solo attraverso il dialogo”, sottolinea, “si potrà eliminare l'intolleranza e la discriminazione”. Nel notare che il dialogo interreligioso è “una condizione necessaria” per la pace nel mondo, il Papa dice: “Non dobbiamo smettere di pregare per essa né di collaborare con coloro che la pensano in modo diverso.” Ha anche espresso la sua speranza che la sua richiesta di preghiera si diffonda a tutti. “In questo ampio spettro di religioni”, conclude papa Francesco, “c'è solo una certezza che abbiamo per tutti: siamo tutti figli di Dio”, e afferma di aver fiducia nelle nostre preghiere. Nell'ultima inquadratura possiamo vedere Gesù Bambino fra il Buddha, la Menoràh e una corona di preghiera islamica. Se crediamo che Gesù Cristo è il Figlio Unigenito di Dio, e crediamo la Chiesa, la fede e il battesimo necessari alla salvezza,[8] e sappiamo che la figliolanza divina è il frutto della giustificazione, vedere questo video mette un certo imbarazzo…

Mons. Schneider: ovvio. Sfortunatamente, queste affermazioni del papa sono molto ambigue e confuse. C'è confusione perché sta mettendo sullo stesso piano il livello della natura, secondo cui siamo tutti creature di Dio, e il livello soprannaturale, secondo cui solo coloro che credono in Cristo e vengono battezzati sono figli di Dio. Solo coloro che credono in Cristo sono figli di Dio, che non sono nati nella carne. Questo lo ha dichiarato Dio stesso, nel Vangelo di Giovanni.[9] Quell'affermazione del Papa contraddice in qualche modo la stessa Parola di Dio. E, come scrisse san Paolo, è solo in Cristo[10] e attraverso lo Spirito Santo riversato nei nostri cuori che possiamo dire “Abbà, Padre”: cioè è assolutamente chiaro basandosi sulla Parola di Dio. Ovviamente, Cristo ha versato il Suo sangue per redimere tutti, ogni essere umano. Questa è redenzione oggettiva. E perciò ogni essere umano può diventare figlio di Dio se accetta personalmente Cristo nella fede e attraverso il battesimo. Per cui dobbiamo spiegare tali differenze in modo assolutamente chiaro.

Il Cammino Neocatecumenale
è una comunità Protestante-Ebraica

Mr. Fülep: mentre la tradizione viene perseguitata, ci sono certi nuovi movimenti moderni che vengono invece sostenuti parecchio. Uno di questi è la comunità di Kiko. Quale è la sua opinione sul Cammino Neocatecumenale?[11]

Mons. Schneider: si tratta di un fenomeno molto triste e complesso. Per dirla apertamente: è un cavallo di Troia nella Chiesa. Li conosco molto bene perché per loro sono stato delegato apostolico per parecchi anni in Kazakhstan, a Karagandà. Ed ho assistito alle loro Messe e ai loro incontri, e ho letto gli scritti di Kiko, il loro fondatore, per cui li conosco bene. Parlando apertamente, senza diplomazia, dico che il Neocatecumenato è una comunità Protestante-Ebraica[12] all'interno della Chiesa, che di cattolico ha solo la decorazione. L'aspetto più pericoloso riguarda l'Eucarestia, poiché l'Eucarestia è il cuore della Chiesa. Quando il cuore è in pessimo stato, l'intero corpo è in un pessimo stato. Per il Neocatecumenato, l'Eucarestia è principalmente un banchetto fraterno. Quest'attitudine è Protestante, tipicamente Luterana.[13] I neocatecumenali rigettano il concetto e l'insegnamento che l'Eucarestia sia un vero sacrificio. Addirittura affermano che l'insegnamento tradizionale, e il credere che l'Eucarestia sia un sacrificio, sarebbe qualcosa di non cristiano ma pagàno.[14] Questo è completamente assurdo, questo è tipicamente Luterano e Protestante. Durante le loro liturgie eucaristiche trattano il Santissimo Sacramento in una maniera talmente banale, che certe volte è orribile.[15] Si siedono mentre ricevono la Santa Comunione, e disperdono frammenti perché non se ne curano, e dopo la Comunione ballano anziché pregare e adorare Gesù in silenzio. È questo che è realmente mondano, pagàno, naturalistico.

Mr. Fülep: il problema potrebbe non essere solo pratico…

Mons. Schneider: il secondo pericolo è la loro ideologia. L'idea principale del Neocatecumenato, stando al loro fondatore Kiko Argüello, è la seguente: la Chiesa avrebbe avuto una vita ideale solo fino all'epoca di Costantino, nel quarto secolo - solo questa sarebbe stata la vera Chiesa. 
E con Costantino la Chiesa avrebbe cominciato a degenerare: degenerazione dottrinale, liturgica e morale.[16] E la Chiesa avrebbe raggiunto il peggio di questa degenerazione dottrinale e liturgica nei decreti del Concilio di Trento. In realtà è vero l'esatto contrario di tale opinione: il Concilio di Trento è stato uno dei più alti momenti della storia della Chiesa proprio a causa della chiarezza dottrinale e disciplinare. Secondo Kiko, l'epoca oscura della Chiesa sarebbe durata dal quarto secolo fino al Concilio Vaticano II. Sarebbe stato solo grazie al Vaticano II che la luce sarebbe giunta nella Chiesa. Questa è un'eresia perché vorrebbe insinuare che lo Spirito Santo avrebbe abbandonato la Chiesa. Ed è davvero settario e molto in linea con Martin Lutero, il quale disse che fino a lui stesso la Chiesa era nell'oscurità e che solo attraverso lui stesso la luce sarebbe tornata nella Chiesa. La posizione di Kiko è fondamentalmente uguale, solo che Kiko postula l'epoca oscura della Chiesa da Costantino al Vaticano II. Così i neocatecumenali fraintendono il Concilio Vaticano II. Dicono di essere apostoli del Vaticano II, per giustificare tutte le loro pratiche eretiche e gli insegnamenti eretici. Questo è un grave abuso.

Mr. Fülep: com'è possibile che questa comunità sia stata ufficialmente ammessa dalla Chiesa?

Mons. Schneider: questa è un'altra tragedia. Hanno costituito una potente lobby in Vaticano da almeno trent'anni. E c'è un altro inganno: in molti eventi ostentano ai vescovi parecchi frutti di conversione e molte vocazioni. Molti vescovi sono resi ciechi da tali "frutti", e non notano gli errori e non li esaminano. I neocatecumenali hanno famiglie con molti figli, ed hanno un alto livello morale nella vita familiare. Questo è certamente un buon risultato, ma c'è anche la pratica esagerata di imporre alle famiglie di avere quanti più figli è possibile. Questo non è salutare. Loro affermano di accettare la Humanae Vitae,[17] e questo è certamente un bene. Ma in fin dei conti è certamente un'illusione, perché ci sono anche moltissimi gruppi Protestanti nel mondo di oggi con un alto livello morale, che hanno anche un gran numero di figli, e che vanno a protestare contro l'ideologia gender e l'omosessualità, e che pure accettano la Humanae Vitae. Per me, perciò, non è un criterio decisivo di verità! Esistono un sacco di comunità Protestanti che convertono tanti peccatori, gente che viveva nei vizi come alcolismo e droga. Per cui i frutti di conversione non li ritengo un criterio decisivo e non inviterei questi buoni gruppi Protestanti a fare apostolato nella mia diocesi. Cosa che è invece l'illusione di tanti vescovi, che sono ammaliati dai cosiddetti frutti.

Mr. Fülep: quanto alla dottrina, quale è la pietra d'inciampo?

Mons. Schneider: è la dottrina sull'Eucarestia. È quella il cuore. È un errore guardare prima ai frutti e poi non preoccuparsi della dottrina e della liturgia. Sono sicuro che verrà il tempo in cui la Chiesa oggettivamente esaminerà questa organizzazione in profondità, senza la pressione delle lobby del Cammino Neocatecumenale, e i loro errori dottrinali e liturgici verranno davvero alla luce.


Cristo è il solo Redentore

Mr. Fülep: cinquant'anni fa veniva promulgata la dichiarazione Nostra aetate.[18] Nel suo quarto articolo presentava le relazioni fra la Chiesa Cattolica e gli Ebrei in un nuovo quadro teologico. Questo documento del Concilio è uno dei più problematici e controversi, fra le altre cose, a causa delle affermazioni sugli Ebrei. Ed ora, in occasione del cinquantenario, il cardinale Kurt Koch, per conto della Santa Sede, ha scritto un nuovo documento[19] in cui si legge che “la Chiesa cattolica non conduce né incoraggia alcuna missione istituzionale rivolta specificamente agli ebrei”.[20] Dunque non è più valido il mandato missionario[21] ricevuto da Gesù? [ne abbiamo parlato qui]

Mons. Schneider: è impossibile perché sarebbe totalmente contrario alla parola di Cristo. Gesù Cristo ha detto: “non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele” (Mt 15,24). E la Sua missione continua, Lui non l'ha abolita. Ha detto: "andate e fate discepole tutte le nazioni"[22] anziché "andate in tutte le nazioni con l'eccezione degli Ebrei". L'affermazione sopraindicata implica questo. Ma è assurdo. Questo è contro la volontà di Dio e contro l'intera storia e vita della Chiesa lungo duemila anni. La Chiesa ha sempre predicato a chiunque, indipendentemente dalla sua nazione e dalla sua religione. Cristo è l'unico Redentore. Oggi gli Ebrei rifiutano l'Alleanza con Dio. Esiste una sola Alleanza con Dio: l'Antica Alleanza era solo preparatoria e si è compiuta nella Nuova ed Eterna Alleanza. Questo è anche l'insegnamento del Concilio Vaticano II: “L'economia del Vecchio Testamento era soprattutto ordinata a preparare, ad annunziare profeticamente e a significare con diverse figure l'avvento di Cristo redentore... Dio dunque, il quale ha ispirato i libri dell'uno e dell'altro Testamento e ne è l'autore, ha sapientemente disposto che il Nuovo fosse nascosto nel Vecchio e il Vecchio fosse svelato nel Nuovo” (Dei Verbum, 15–16). Gli Ebrei hanno rifiutato questa Divina Alleanza, dal momento che Gesù aveva detto loro: “chi odia me, odia anche il Padre mio” (Gv 15,23). Queste parole di Gesù sono ancora valide per gli ebrei di oggi: “il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mc 13,31). E Gesù disse: chi non accetta me, non può andare al Padre.[23] Quando gli Ebrei di oggi rifiutano Cristo, rifiutano anche il Padre e la sua Alleanza, poiché infatti c'è solo un'Alleanza, non ce ne sono due: l'Antica si è conclusa nella Nuova Alleanza. Poiché c'è un solo Dio, non ci sono due dèi distinti: un dio dell'Antico Testamento e un dio del Nuovo Testamento. Gli Ebrei di oggi sono i discepoli talmudisti dei Farisei, che rifiutarono l'Alleanza con Dio nella Nuova ed Eterna Alleanza. Comunque, gli Ebrei giusti dell'Antico Testamento - i profeti, Abramo e Mosè - accettarono Cristo. Gesù ci ha detto questo, per cui occorre evidenziarlo.

Mr. Fülep: mentre Giovanni Paolo II - come la Nostra Aetate - chiama gli ebrei “fratelli maggiori”, Benedetto XVI ha usato l'espressione “padri nella fede”. Ma gli Ebrei dell'Antico Testamento e il Giudaismo Talmudico sono due cose alquanto differenti, esatto?

Mons. Schneider: sì, certo. Sfortunatamente le espressioni di questi due papi sono in qualche misura ambigue. Non sono chiare. Per cui quando queste parole sono intese a significare che gli Ebrei sono i nostri fratelli maggiori, noi dobbiamo precisare che solo gli Ebrei dell'Antico Testamento – i Profeti, Abramo e tutti i santi dell'Antico Testamento – sono i nostri fratelli maggiori. Questo è corretto perché avevano già accettato Cristo, non esplicitamente ma al livello delle prefigurazioni e dei simboli, ed Abramo anche esplicitamente, come Cristo stesso ci ha detto: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò” (Gv 8,56). Ma come possiamo dire lo stesso a proposito degli Ebrei di oggi del Talmud che rifiuta Cristo e che non hanno fede in Cristo e nella Santissima Trinità? Come possono essere i nostri fratelli maggiori se non hanno fede in Cristo? Che cosa si suppone che abbiano da insegnarmi? Io ho fede in Cristo e nella Santissima Trinità. Ma loro rigettano la Santissima Trinità, perciò non hanno fede. Pertanto non potranno mai essere miei fratelli maggiori nella fede.

Dialogo con l'Islam

Mr. Fülep: l'Islam è la religione più praticata nel Kazakhstan.[24] Tradizionalmente, i kazaki etnici sono musulmani sunniti. Quale è la sua esperienza riguardo al dialogo con loro? L'Islam viene detto essere simile al cristianesimo o all'ebraismo per il fatto di credere in un solo Dio, per cui il monoteismo viene visto come la base della conversazione. Ma è davvero così? È possibile avviare un dialogo teologico approfondito con loro? Davvero Allah è lo stesso della Santissima Trinità? C'è qualche altra base di dialogo teologico se l'islam odia la fede nell'Incarnazione? [nel blog qui - qui - qui]

Mons. Schneider: c'è una certa confusione anche quando si dice che gli Ebrei, i Musulmani e i Cristiani seguirebbero religioni monoteistiche. Ciò è alquanto caotico. Perché? Perché noi cristiani crediamo sempre non solo in un unico Dio, ma in un Dio uno e trino, Dio, la Santissima Trinità. Noi non crediamo solo in un Dio unico come ogni uomo può credere alla luce della ragione naturale. Gli Ebrei e i Musulmani credono in un unico Dio che è una sola persona. Questa è un'eresia, questo non è vero. Dio non è un'unica persona, ma è in tre Persone. Inoltre non hanno fede poiché credono che il Dio unico non richieda fede, solo la ragione naturale. C'è il dogma della fede che afferma che attraverso la sola illuminazione naturale della ragione naturale l'uomo può riconoscere che c'è Dio. Noi abbiamo una fede soprannaturale, e questa è una differenza sostanziale. Oggettivamente, Dio, che è conoscibile attraverso la ragione, è ovviamente la Santissima Trinità. Ma gli Ebrei e i Musulmani non accettano la Santissima Trinità. Perciò non possiamo pregare insieme perché la loro preghiera manifesta la loro convinzione che ci sarebbe un solo Dio in una sola Persona, mentre noi cristiani adoriamo sempre Dio in tre Persone. Sempre. Per cui non possiamo partecipare alla stessa preghiera: non sarebbe vera. Sarebbe una contraddizione e una menzogna.

Mr. Fülep: Questo significa che le due Giornate Mondiali della Preghiera per la Pace ad Assisi[25] hanno rappresentato una scandalosa contraddizione?

Mons. Schneider: sfortunatamente le Giornate Mondiali della Preghiera che sono state tenute ad Assisi contenevano e manifestavano una confusione a riguardo della differenza sostanziale tra la preghiera dei Cristiani, che è sempre diretta alla Santissima Trinità, e alla preghiera della gente che riconosce Dio come il Creatore e una Persona alla luce della ragione naturale e pregandoLo secondo la ragione naturale. L'espetto più atroce agli incontri di preghiera interreligiosi di Assisi è stata la partecipazione di rappresentanti di religioni politeistiche, che hanno eseguito il loro culto rivolgendosi a degli idoli, praticando perciò una vera idolatria, che secondo le Scritture è il più grande peccato.

"La migrazione è artificialmente
pianificata e programmata"

Mr. Fülep: cosa ne pensa a proposito della crisi europea delle migrazioni? Quale è l'attitudine del buon cattolico verso di essa?

Mons. Schneider: questa è pressoché una questione politica, e non è compito primario dei vescovi fare affermazioni politiche. Ma in qualità di privato cittadino, non da vescovo, direi che la cosiddetta "migrazione" è artificialmente pianificata e programmata: si potrebbe parlare di una specie di invasione. Alcuni poteri politici globali l'avevano preparata già anni fa, creando caos e guerre nel Medio Oriente, "aiutando" quei terroristi, anche non opponendovisi ufficialmente, e così – in qualche modo – hanno contribuito a questa crisi. Trasferire nel cuore dell'Europa una tale massa di persone, che sono prevalentemente musulmane e appartengono a culture molto diverse, è problematico. Per questo c'è un conflitto programmato in Europa, e la vita politica e civile ne viene destabilizzata. Questo dovrebbe essere evidente per tutti.

La Chiesa e la Russia

Mr. Fülep: vorrei chiederle qualcosa dell'ortodossia russa e della Russia. Lei conosce molto bene la chiesa ortodossa russa, la sua vita e la sua mentalità. L'anno prossimo sarà il centesimo anniversario di Fatima. Senza dubbio la Russia non è stata consacrata direttamente al Cuore Immacolato di Maria, ed è noto che non si è convertita a Dio.[26]

Mons. Schneider: beh, conosciamo il testo che Giovanni Paolo II pubblicò. Era in qualche modo una consacrazione della Russia, che però non era effettivamente esplicito. Nel testo parlava dei paesi e delle nazioni che hanno bisogno di questa consacrazione e che Maria voleva fossero consacrati a Lei. C'era un'allusione a Fatima, certo. Perciò direi che è stata una consacrazione indiretta della Russia. Ma penso che dovrebbe anche essere fatta in maniera esplicita, menzionando specificamente la Russia. Per cui spero che ciò venga fatto in futuro.

Mr. Fülep: la tradizione cattolica e la santa liturgia cattolica in usus antiquior potrebbero aiutare l'ecumenismo vero con l'ortodossia. Ma sfortunatamente gli ortodossi inorridiscono alla vista del rito latino moderno: dicono che siamo come i Protestanti. Questo è tragico se si pensa alla comune Tradizione Apostolica che si può trovare alla radice delle liturgie latina e greca. Come può promuovere ciò un dialogo efficace con le chiese orientali senza la tradizione cattolica?

Mons. Schneider: certo, è vero. Ho spesso avuto contatti con il clero ortodosso e mi è stato detto così. Questa maniera di celebrare verso il popolo, utilizzando donne come lettrici, per esempio, è simile al rito Protestante. Il sacerdote e i fedeli formano un cerchio chiuso, la celebrazione è come un meeting o una conferenza, ed anche gli aspetti informali durante la Messa sono contro la tradizione cattolica e apostolica che abbiamo in comune con le chiese ortodosse. Perciò è vero, ed io sono convinto che quando torneremo alla liturgia tradizionale o almeno celebreremo in maniera tradizionale il Novus Ordo Missae, ci avvicineremo di più ai nostri fratelli ortodossi, almeno al livello liturgico. Nel 2001 Giovanni Paolo II scrisse una lettera alla Congregazione per il Culto Divino, nella quale compare un inciso molto interessante, a proposito della particolarmente venerabile liturgia tradizionale romana, che ha somiglianze con le venerabili liturgie orientali.[27]

Mr. Fülep: papa Francesco e il capo della chiesa ortodossa russa Kirill, patriarca di Mosca e di tutte le Russie, si sono incontrati all'Avana, a Cuba, il 12 febbraio 2016, firmando una storica dichiarazione congiunta [qui - qui].[28] Il documento comprende 30 punti, di cui solo tre relativi a questioni teologiche, e tutti gli altri sulla pace nel mondo, problemi sociali, protezione della vita, matrimonio, protezione dell'ambiente e libertà religiosa. Quale è il significato di questo incontro?

Mons. Schneider: ha già un significato speciale il solo fatto che per la prima volta nella storia un Pontefice romano e un Patriarca russo si siano incontrati. Al livello umano e psicologico un tale incontro cancella mutue diffidenze e separazioni di parecchi secoli. Perciò in questo senso è stato un incontro importante. Le questioni teologiche, invece, sono state pressoché totalmente escluse. Le circostanze dell'incontro hanno avuto anche una chiara dimensione politica. Noi speriamo che la Divina Provvidenza sfrutti questo incontro per una futura unità nell'interezza della fede cattolica.


Dobbiamo pentirci dei nostri peccati

Mr. Fülep: papa Francesco ha aperto il Giubileo Straordinario della Misericordia,[29] un periodo di preghiera dalla scorsa festa dell'Immacolata Concezione (8 dicembre 2015) alla prossima Festa di Cristo Re (20 novembre 2016). Abbiamo ascoltato parecchie lezioni e meditazioni a proposito della misericordia. Come interpreta lei la misericordia di Dio?

Mons. Schneider: la misericordia di Dio è il Suo amore per noi. E la misericordia di Dio è stata rivelata a noi quando si è incarnato ed è divenuto uno di noi. È per l'ineffabile misericordia di Dio che ha deciso di essere uomo e ci ha redenti sulla croce. La misericordia di Dio sta nel fatto che è sempre pronto a perdonarci quando ci pentiamo sinceramente dei nostri peccati. Gesù stesso rispose a Pietro,[30] alla domanda “quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”, “non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”, cioè, ogni volta che tuo fratello sinceramente chiede perdono. Tutte le volte che chiediamo a Dio di perdonare i nostri peccati, non importa quanto grandi e orribili siano, Egli ci perdona a condizione che ne siamo sinceramente pentiti, cioè che siamo disposti ad evitarli in futuro. Ma sfortunatamente il gruppo del cardinal Kasper e quei chierici che ne supportano le teorie, fraintendono il concetto di misericordia e ne abusano, introducendo la possibilità che Dio perdonerebbe anche se non abbiamo la ferma intenzione di pentirci e di evitare futuri peccati. Il risultato è la completa distruzione del concetto di divina misericordia. Tale teoria suggerisce: puoi continuare a peccare, tanto Dio è misericordioso. Questa è una menzogna e per certi versi anche un crimine spirituale, perché stai spingendo i peccatori a continuare a peccare, e di conseguenza a perdersi e ad essere condannati per l'eternità.

Mr. Fülep: che connessione c'è fra la misericordia di Dio e la Santissima Eucarestia? Il Santissimo Sacramento è il principale segno della misericordia di Dio che si è donato a noi vere, realiter et substantialiter?[31]

Mons. Schneider: certamente. È così perché la Santissima Eucarestia è il sacramento della Croce di Cristo, il sacramento del Suo sacrificio, che è reso presente in ogni Santa Messa. L'atto della nostra redenzione, che il più grande atto della misericordia di Dio, diventa presente. Così l'Eucarestia è la dimostrazione e la proclamazione della viva misericordia di Dio per noi. L'Eucarestia contiene non solo il sacrificio di Cristo, ma anche la persona di Cristo stesso. Il Suo Corpo e il Suo Spirito sono realmente presenti e questa è la più sacra e santa realtà che abbiamo sulla Terra. Noi possiamo avvicinarci al Santo solo come il pubblico peccatore che disse: "Oh, mio Dio, io non sono degno, ma guariscimi, purificami!" Perciò l'Eucarestia è anche la dimostrazione della misericordia di Dio, che esige che dobbiamo anzitutto essere purificati e lavati dei nostri peccati. L'Eucarestia è la dimostrazione della misericordia di Dio, e richiede necessariamente il sacramento specifico della misericordia, che è il sacramento della Riconciliazione, cosicché l'anima possa essere purificata. L'ingresso nella misericordia avviene col sacramento della Riconciliazione: così si aprono le porte del Cuore di Gesù, quando durante l'assoluzione sacramentale fluisce dal Cuore di Gesù il Suo Sangue, che purifica il peccatore. La stessa Santa Messa contiene in sé la fonte di tutti gli altri sacramenti, e questa fonte è il sacrificio della Croce.

Lo Spirito Santo è più forte

Mr. Fülep: l'anno prossimo saranno dieci anni del motu proprio Summorum Pontificum.[32] Sua eccellenza ha osservato come questa legge del papa è stata seguìta nel mondo. Come giudicherebbe la situazione?

Mons. Schneider: certo, come risultato di quel motu proprio, la liturgia tradizionale ha cominciato lentamente ma decisamente a diffondersi. Un movimento del genere non può più essere fermato. È già molto forte anche nelle giovani generazioni: i giovani, i seminaristi, le giovani famiglie, che desiderano fare esperienza della bellezza della fede cattolica attraverso questa liturgia, e questo per me è un vero segno dell'opera dello Spirito Santo, perché si sta diffondendo così con lentezza e naturalezza, senza l'aiuto di strutture ufficiali della Chiesa, senza il sostegno della nomenklatura ecclesiale. Spesso questo movimento si trova davanti un'opposizione dai rappresentanti ufficiali della Chiesa. Ma al di là dell'ostruzionismo di parte della burocrazia ecclesiale, sta crescendo e diffondendosi, e questo per me è opera dello Spirito Santo. E lo Spirito Santo è più forte di certi vescovi e cardinali e di certe strutture ecclesiastiche ben consolidate.

"Lex credendi – lex orandi – lex vivendi"

Mr. Fülep: ci sono molti tradizionalisti che vedono solo la bellezza della liturgia, e non si preoccupano della dottrina. Formalismi, ritualismi e prefezionismi sono molto pericolosi perché questi errori mantengono separate la verità della dottrina, la vita e la liturgia. Come si possono evitare problemi del genere?

Mons. Schneider: un principio basilare della fede cattolica dice: “Lex credendi est lex orandi”. Cioè che la legge della fede - la verità della fede cattolica - va espressa nella legge della preghiera, nella pubblica liturgia della Chiesa.[33] I testi e i riti della liturgia devono riflettere l'integrità e la bellezza della fede cattolica e delle divine verità. Nell'amare la bellezza della liturgia, nella sua forma tradizionale, dovremmo sentirci toccati nell'anima e nel cuore ad amare di più la verità cattolica e a viverla nella nostra vita cristiana di tutti i giorni. Un vero cattolico deve amare anzitutto l'integrità della fede, e da questo amore segue l'integrità della liturgia, da cui anche l'amore per l'integrità morale. Per cui potremmo espandere quell'assioma tradizionale dicendo: "Lex credendi – lex orandi – lex vivendi". La cura e la difesa dell'integrità della fede cattolica va comunque tenuta in accordo col principio del "sentire cum ecclesia", cioè nel rispetto e nella carità.


"Non possumus!"

Mr. Fülep: durante il pontificato di Giovanni Paolo II, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti ha promulgato un'istruzione intitolata “Redemptionis Sacramentum” su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia.[34] Il documento prescrive che “se un comunicando, nelle regioni in cui la Conferenza dei Vescovi, con la conferma da parte della Sede Apostolica, lo abbia permesso, vuole ricevere il Sacramento sulla mano, gli sia distribuita la sacra ostia. Si badi, tuttavia, con particolare attenzione che il comunicando assuma subito l’ostia davanti al ministro, di modo che nessuno si allontani portando in mano le specie eucaristiche. Se c’è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli.”[35] Noi crediamo nella dottrina della Presenza Reale del Signore Gesù Cristo nella Santissima Eucarestia. Il dare il Santissimo Sacramento nelle mani comporta il rischio di disperderne piccoli frammenti e di profanare il Santissimo.[36] Dal libro scritto da Sua Eccellenza sappiamo che la pratica antica era del tutto differente dalla forma protestante attuale. Quando viene richiesto di dare la Santa Comunione "sulle mani", il "Non Possumus" è l'unica risposta adeguata per preti, diaconi e ministri straordinari?[37]

Mons. Schneider: sì, sono completamente d'accordo su questo e non ho altro da aggiungere perché è tutto così evidente. Prima di tutto abbiamo da difendere Nostro Signore. È un dato di fatto che quasi in ogni distribuzione della Santa Comunione sulle mani c'è il pericolo reale della dispersione di frammenti. Perciò non possiamo dare la Comunione sulle mani. È troppo pericoloso. Dobbiamo decidere se proteggere e difendere Nostro Signore. La legge della Chiesa è subordinata al bene della Chiesa. Ed in questo caso la lettera della legge – il permesso di dare la Comunione sulle mani – è causa di un gran danno spirituale al Santissimo nella Chiesa, cioè Nostro Signore nell'Eucarestia. Dare la Comunione sulle mani è pericoloso e danneggia la Chiesa. Perciò non possiamo seguire questa legge. In pratica è ovviamente difficile, perché in certi posti i fedeli sono già abituati a prendere la Santa Comunione con le mani. Tuttavia dovremmo spiegar loro tutto questo, con grande convinzione ed amore: di solito la maggioranza lo accetta. Perciò dobbiamo fare del nostro meglio per raggiungere tale scopo.

Mr. Fülep: che succede nel caso che i superiori non permettano a seminaristi, accoliti e ministri straordinari di ricevere la Comunione alla bocca?

Mons. Schneider: preferirei non dare la Comunione sulle mani. E se il superiore mi obbligasse a riceverla in quel modo, risponderei: "non posso". Dovrei avvisare il superiore che anch'io ho una coscienza.

Regnum Eucharisticum

Mr. Fülep: negli scorsi giorni Sua Eccellenza ha avuto l'opportunità di incontrare i maggiori esponenti dei cattolici tradizionali ungheresi e sacerdoti tradizionali ungheresi, sia nelle conferenze che nella Santa Messa. Abbiamo visitato il Parlamento e pregato di fronte alla Sacra Corona d'Ungheria e di fronte alla Sacra Destra di Santo Stefano I d'Ungheria. Quale è la sua impressione del Regnum Marianum?[38]

Mons. Schneider: è un bellissimo paese! Vedo tanti bei villaggi e chiese dappertutto! Questo viaggio mi ha mostrato che questo è un paese cattolico. E spero che gli ungheresi restino fedeli al Regnum Marianum cosicché il vostro paese possa essere davvero governato da Nostra Signora: il regno di Cristo è sempre realizzato attraverso Maria. Perciò, essendo un Regnum Marianum dovrebbe essere anche un Regnum Eucharisticum. Spero che in Ungheria crescano ancora l'amore, la riverenza e la difesa di Nostro Signore nell'Eucarestia.


Note - di Dániel Fülep

[1] Il Sillabo (Syllabus Errorum) è un documento promulgato dalla Santa Sede sotto Pio IX l'8 dicembre 1864, festa dell'Immacolata Concezione, insieme all'enciclica Quanta Cura (qui il PDF di entrambi i documenti). Il Sillabo elencava le posizioni erronee o ambigue, nel campo filosofico e politico, riguardo a determinati temi su cui si era già precedentemente espresso l'insegnamento della Chiesa. È importante perché è stato largamente interpretato come un attacco della Chiesa al modernismo, alla secolarizzazione e all'emancipazione politica.

[2] Catholic Culture (Catholic World News), 21 gennaio 2011.

[3] "Partecipazione attiva".

[4] Tra le sollecitudini (22 novembre 1903).

[5] La costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, è uno dei documenti del Concilio Vaticano II. Fu approvato dall'assemblea dei vescovi con 2147 voti a favore contro 4, e promulgata da Paolo VI il 4 dicembre 1963.

[6] La costituzione sulla divina Rivelazione Dei verbum fu promulgata nel Concilio Vaticano II da papa Paolo VI il 18 novembre 1965, in seguito all'approvazione dell'assemblea dei vescovi con 2344 voti contro 6. È uno dei principali documenti del Vaticano II.

[7] Qui il video[nel blog, qui]

[8] Cfr. Mc 16, 16.

[9] Cfr. Gv 3, 4-6.

[10] Cfr. “E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: "Abbà, Padre!".” (Rm 8,15).

[11] Il Cammino Neocatecumenale (talvolta detto "neocatecumenato") è un'organizzazione dedita alla formazione religiosa dei fedeli. È stato fondato a Madrid nel 1964 da Kiko Argüello and Carmen Hernández.

[12] Le comunità neocatecumenali mescolano nella liturgia della Chiesa elementi Protestanti ed Ebraici.

[13] Il movimento neocatecumenale per lungo tempo ha desiderato ricevere dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti l'approvazione dei propri abusi liturgici. Ma in seguito a consultazioni con la Congregazione, fu il Pontificio Consiglio per i Laici ad approvare prima lo Statuto e poi il Direttorio Catechetico e le pratiche non liturgiche. Il decreto del 20 gennaio 2012, infatti, non ha nulla a che vedere con le "innovazioni" liturgiche del Cammino Neocatecumenale, che dovrebbero essere immediatamente terminate perché sono contro le leggi universali della Chiesa e contro la pratica della Chiesa.

[14] Il Concilio di Trento (1545–1563) dichiarò come dogma di fede, in opposizione alla concezione Protestante, che il Sacrificio della Santa Messa comprende un elemento propiziatorio (Enchiridion Symbolorum Denzinger-Schönmetzer, nr. 1743, 1753, cioè la sess. XXII, in particolare il cap. II). Il sacrificio è stato ordinato da Cristo stesso. Non è semplicemente commemorazione, glorificazione e rendimento di grazie, ma un vero sacrificio propiziatorio per i vivi e per i defunti. Tuttavia il fatto che la Messa è un vero sacrificio non significa che deve essere ripetuto esattamente il sacrificio di Cristo: la Chiesa non trasforma il sacrificio di Cristo in un sacrificio umano pagano. Il sacrificio della Santa Messa non è la replica del sacrificio della Croce, ma è l'unico sacrificio di Cristo reso presente sotto i segni sacramentali. In questo senso è "commemorazione", in cui la realtà del sacramento stesso è presente (DS 1740). Cristo è lo stesso sacerdote nella Santa Messa così come sulla croce (DS 1743).

[15] La liturgia del Cammino Neocatecumenale non segue l'Ordinamento Generale del Messale Romano, né le altre norme liturgiche, ma contiene delle proprie "innovazioni". La pratica liturgica del Cammino è zeppa di abusi: infatti il Vaticano ha richiamato il movimento neocatecumenale su problemi quali le omelie dei laici durante la Messa, il ballo dei fedeli durante la liturgia, il fatto di star seduti durante la ricezione della Santa Comunione, il passarsi di mano in mano un enorme calice col sangue di Cristo... Le norme sulla musica sacra vengono totalmente ignorate. Un altro problema è che il Cammino separa i fedeli dalla parrocchia e dalla Chiesa: la Santa Messa domenicale, già piena di abusi, viene celebrata di sabato sera come "messa privata" della comunità neocatecumenale, tipicamente non in chiesa ma in un posto profano, come le salette comunitarie.

[16] Il 13 giugno 313 Costantino promulgò l'Editto di Milano che terminò le persecuzioni dei cristiani e riconobbe il cristianesimo come una religione lecita nell'impero romano. Nel 315 terminò anche l'uso delle esecuzioni mediante crocifissione, e garantì alla Chiesa tutti i privilegi di cui già godevano le religioni pagane. Nel 321 Costantino dichiarò festivo il giorno della domenica. In qualità di monarca assoluto, permise lo stabilirsi di una base istituzionale per la Chiesa in tutto l'impero a partire dal 324: la struttura istituzionale della Chiesa e il suo rafforzarsi nel campo sociale e politico, così come l'alleanza fra trono e altare, vennero considerati dai Protestanti come una vittoria del paganesimo.

[17] La Humanae vitae è un'enciclica di Paolo VI promulgata il 25 giugno 1968 in cui viene riaffermato l'insegnamento tradizionale della Chiesa Cattolica riguardo l'amore coniugale, la paternità responsabile e il rifiuto di pressoché tutte le forme di controllo delle nascite.

[18] La Nostra aetate è una dichiarazione del Concilio Vaticano II sulle relazioni della Chiesa sulle religioni non cristiane. Passata con una votazione di 2221 voti contro 88 nell'assemblea dei vescovi, fu promulgata il 28 ottobre 1965 da Paolo VI. La prima bozza, intitolata Decretum de Iudaeis (decreto sugli ebrei), era stata preparata dal cardinal Bea su incarico di papa Giovanni XXIII, già nel novembre 1961, dopo circa 14 mesi di lavoro. Tale bozza però è andata perduta, non essendo stata sottoposta al Concilio che fu aperto l'11 ottobre 1962.

[19] Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, "Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili" (Rm 11,29): riflessioni su questioni teologiche attinenti alle relazioni cattolico-ebraiche in occasione del 50° anniversario di Nostra Aetate (n.4) (10 dicembre 2015)

[20] Ibid., 40.

[21] “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".” (Mt 28, 19-20).

[22] Cfr. Mt 28,19.

[23] Cfr. “Gli disse Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Gv 14,6).

[24] Stando ai dati del Censimento 2009, il 70% della popolazione è islamica, il 26% si definisce cristiana, lo 0,1% buddisti, lo 0,2% altre religioni (per lo più ebrei), ed il 3% irreligiosi, mentre lo 0,5% ha scelto di non rispondere.

[25] Papa Giovanni Paolo II promosse la prima Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace ad Assisi, il 27 ottobre 1986. Si radunarono 160 leader religiosi passando la giornata insieme digiunando e pregando il proprio Dio o i propri dèi. Benedetto XVI, succeduto a Giovanni Paolo II, si recò ad Assisi il 27 ottobre 2011 per una Giornata di Riflessione, Dialogo e Preghiera per la Pace e la Giustizia nel Mondo, e commemorare l'incontro del 1986. In quest'occasione non ci fu alcun servizio di preghiera interdenominazionale poiché, secondo l'idea di Benedetto XVI, benché tali incontri siano buoni, non si può dare l'impressione – nemmeno esternamente, interpretabile da altri – che le differenze teologiche non contino.

[26] “La terza parte del segreto si riferisce alle parole di Nostra Signora: «Diversamente, [la Russia] diffonderà i suoi errori nel mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa; i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saranno annientate» (13 luglio 1917). … «Se le Mie richieste saranno ascoltate, la Russia si convertirà e vi sarà la pace; altrimenti, essa diffonderà i suoi errori in tutto il mondo, etc.”

[27] “La Sacra Liturgia, che la Costituzione Sacrosanctum Concilium qualifica come il culmine della vita ecclesiale, non può mai essere ridotta a semplice realtà estetica, né può essere considerata come uno strumento con finalità meramente pedagogiche o ecumeniche. La celebrazione dei santi misteri è innanzitutto azione di lode alla sovrana maestà di Dio, Uno e Trino, ed espressione voluta da Dio stesso. Con essa l'uomo, in modo personale e comunitario, si presenta dinanzi a Lui per rendergli grazie, consapevole che il suo essere non può trovare la sua pienezza senza lodarlo e compiere la sua volontà, nella costante ricerca del Regno che è già presente, ma che verrà definitivamente nel giorno della Parusia del Signore Gesù. La Liturgia e la vita sono realtà indissociabili. Una Liturgia che non avesse un riflesso nella vita diventerebbe vuota e certamente non gradita a Dio. La celebrazione liturgica è un atto della virtù di religione che, coerentemente con la sua natura, deve caratterizzarsi per un profondo senso del sacro. In essa l'uomo e la comunità devono essere consapevoli di trovarsi in modo speciale dinanzi a Colui che è tre volte santo e trascendente. Di conseguenza l'atteggiamento richiesto non può che essere permeato dalla riverenza e dal senso dello stupore che scaturisce dal sapersi alla presenza della maestà di Dio. Non voleva forse esprimere questo Dio nel comandare a Mosè di togliersi i sandali dinanzi al roveto ardente? Non nasceva forse da questa consapevolezza l'atteggiamento di Mosè e di Elia, che non osarono guardare Iddio facie ad faciem? Il Popolo di Dio ha bisogno di vedere nei sacerdoti e nei diaconi un comportamento pieno di riverenza e di dignità, capace di aiutarlo a penetrare le cose invisibili, anche senza tante parole e spiegazioni. Nel Messale Romano, detto di San Pio V, come in diverse Liturgie orientali, vi sono bellissime preghiere con le quali il sacerdote esprime il più profondo senso di umiltà e di riverenza di fronte ai santi misteri: esse rivelano la sostanza stessa di qualsiasi Liturgia.” (Giovanni Paolo II, 21 settembre 2001, Messaggio ai partecipanti all'assemblea plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti). Giovanni Paolo II ha fortemente puntualizzato che la traduzione fedele dei libri liturgici è di importanza fondamentale e ha anche incoraggiato a fare catechesi appropriate sulle devozioni popolari, che dovrebbero sempre portare i fedeli ad una migliore comprensione della Messa.

[28] Dichiarazione comune di Papa Francesco e del Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia. [nel blog, qui - qui]

[29] Giubileo straordinario della misericordia.

[30] Mt 18, 21–22.

[31] Veramente, realmente e sostanzialmente. Cf. DS 1637.

[32] La lettera apostolica Summorum Pontificum di Benedetto XVI è stata promulgata motu proprio (cioè di sua iniziativa) il 7 luglio 2007 ed è entrata in vigore il 14 settembre successivo. È accompagnata da una lettera ai vescovi in cui spiega le ragioni del Summorum Pontificum e le circostanze nelle quali i sacerdoti della Chiesa di rito latino possono celebrare la Messa secondo il “Messale promulgato dal beato Giovanni XXIII nel 1962” (una delle ultime edizioni del Messale Romano, conosciuto anche come Messa tradizionale in latino), ed amministrare la maggioranza dei sacramenti nella forma liturgica in uso prima delle riforme successive al Concilio Vaticano II. Con l'approvazione di papa Benedetto XVI, la Pontificia Commissione Ecclesia Dei ha promulgato il 30 aprile 2011 (festa di san Pio V) l'istruzione Universae Ecclesiae, per chiarire alcuni aspetti del Summorum Pontificum.

[33] Con queste espressioni Sua Eccellenza parafrasava il principio del “lex orandi, lex credendi”, cioè ‘la legge della preghiera è la legge del credere’, che risale ai tempi di sant'Agostino e intende che per conoscere ciò in cui la Chiesa crede occorre conoscere il modo in cui la Chiesa prega, perché il credere e il pregare non possono contraddirsi l'un l'altro. Sebbene il principio riguardi principalmente la liturgia, è applicabile anche ad altre preghiere ufficialmente approvate, per cui le preghiere ufficiali della Chiesa andrebbero considerate come fonti autentiche del dogma cattolico.

[34] L'istruzione Redemptionis Sacramentum, preparata dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti su mandato del sommo pontefice Giovanni Paolo II in collaborazione con la Congregazione per la Dottrina della Fede, è stata approvata dallo stesso Giovanni Paolo II nella solennità di san Giuseppe, 19 marzo 2004, che ha ordinato che venisse pubblicata e immediatamente osservata.

[35] Ibid., 92.

[36] Questa modalità è solo un indulto, cioè una concessione particolare. È importante notare che stando alle effettive norme liturgiche attuali, i fedeli dovrebbero ricevere la Comunione in ginocchio (cfr. Redemptionis Sacramentum, 90).

[37] Come dissero i martiri di Abitina: “Sine dominico non possumus” – non possiamo vivere senza celebrare il giorno del Signore.

[38] "Regnum Marianum" (il regno di Maria) è un antico nome cattolico dell'Ungheria. Tale nome viene dalla tradizione che il primo re d'Ungheria, santo Stefano, morendo senza eredi, offrì la Sacra Corona d'Ungheria alla Vergine Maria. Da allora la Vergine Maria è stata la vera Regina del regno cattolico d'Ungheria; il nome Regnum Marianum è stato spesso utilizzato per evidenziare la forte connessione tra l'Ungheria e la Chiesa Cattolica. 

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

venerdì 22 aprile 2016

la Chiesa sarà lasciata vedova, sarà lasciata in balìa del mondo...

Il Segreto delle Tre Fontane


Il Segreto Delle Tre Fontane
Saverio Gaeta ha scritto un interessante libro intitolato “Il veggente. Il segreto delle tre fontane” (Salani editore, Milano, 2016). L’Autore ha potuto consultare i Diari che Bruno Cornacchiola aveva scritto dal 1947 al 2001, anno della sua morte, custoditi presso l’associazione dei fedeli da lui fondata, e ne svela i contenuti nel suddetto libro.
Il 12 aprile 1947 Cornacchiola presso la località delle Tre fontane in Roma, ove San Paolo subì il martirio, ebbe una apparizione della Madonna contenente alcune rivelazioni. Esse (circa una sessantina) son continuate per tutta la sua vita e Cornacchiola stesso le ha trascritte nei suoi Diari.
In questo breve articolo riassumo quelle più attuali, che possono aiutarci a capire meglio il terribile periodo che stiamo attraversando.
Sono soltanto rivelazioni private. Cornacchiola stesso le ha sottomesse al giudizio dell’Autorità ecclesiastica, che già con Pio XII iniziò ad approvarle.

Gli incontri con Pio XII

Innanzitutto occorre sapere che il primo quaderno dei suoi Diari, contenente il resoconto della prima apparizione della Madonna, Bruno Cornacchiola lo consegnò a papa Pio XII la notte del 22 luglio del 1947 alla presenza di don Sfoggia, di padre Riccardo Lombardi e di padre Felice Maria Cappello, i quali avevano potuto leggere il messaggio del 12 aprile dietro autorizzazione del Papa. A questo incontro privato ne seguì uno pubblico e ufficiale il 9 dicembre del 1949 (Saverio Gaeta, op. cit., p. 62) in cui il Papa incoraggiò Cornacchiola a fare delle conferenze sulle apparizioni da lui avute.
Inoltre il 5 ottobre del 1947 Pio XII benedisse la statua della Madonna riproducente la Vergine apparsa a Cornacchiola e nel 1956 papa Pacelli consentì il culto pubblico, affidando ai francescani minori conventuali la custodia della grotta e della cappella adiacente (op. cit., p. 106).

Il contenuto dei messaggi

Il contenuto della prima apparizione non era stato reso noto e si trova negli archivi del Sant’Uffizio, ma Cornacchiola ne aveva fatto una fotocopia, depositata negli archivi della sua associazione, della quale il Gaeta (op. cit., p. 59) riporta i principali brani sinora inediti.
I Diari consultati da Salvatore Gaeta si trovano presso l’associazione “Schiere Arditi di Cristo Re Immortale” (SACRI) fondata da Cornacchiola. Gli “Arditi di Cristo” si occupano soprattutto di catechesi e non avevano letto i Diari di Cornacchiola, i quali contengono delle rivelazioni sorprendenti e inedite sino a che Saverio Gaeta le ha raccolte nel suo libro.
La prima (12 aprile 1947) si trova scritta a mano in un quaderno di una trentina di pagine. I punti più salienti sono i seguenti:
“I pastori del gregge non fanno il loro dovere. Troppo mondo è entrato nella loro anima per dare scandalo al gregge e sviarlo dalla via. […]. Prima che la Russia si converta e lasci la via dell’ateismo, si scatenerà una tremenda e grave persecuzione. Pregate, si può fermare. […]. Allontanatavi dalle false cose del mondo: vani spettacoli, stampe d’oscenità. […]. Satana è sciolto per un periodo di tempo e accenderà tra gli uomini il fuoco della protesta. Figli siate forti, resistete all’assalto infernale. […]. La Chiesa tutta subirà una tremenda prova, per pulire il carname che si è infiltrato tra i suoi ministri. […]. Sacerdoti e fedeli saranno messi in una svolta pericolosa nel mondo dei perduti, che si scaglierà con qualunque mezzo all’assalto: false ideologie e teologie. […]. Vi saranno giorni di dolori e di lutti. Dalla parte d’oriente un popolo forte, ma lontano da Dio, sferrerà un attacco tremendo, e spezzerà le cose più sacre e sante. […]. Il mondo entrerà in un’altra guerra, più spietata delle precedenti; maggiormente sarà colpita la Rocca eterna (Roma). L’ira di satana non è più mantenuta; lo Spirito di Dio si ritira dalla terra, la Chiesa sarà lasciata vedova, sarà lasciata in balìa del mondo. […]. La colpita maggiormente sarà la Chiesa di Cristo per nettarla dalle sozzure che vi sono dentro. […]. I sacerdoti saranno calpestati e trucidati, ecco la croce rotta vicino alla talare dello spogliamento esteriore sacerdotale” (Saverio Gaeta, op. cit., pp. 80-88).
L’apparizione del 21 febbraio 1948 recita:
“Questo dico ai miei figli sacerdoti: voi state diventando del mondo, spogliandovi del sacro per dissacrare e abbandonare il sacerdozio. […]. Il mondo ha sete di verità, ma voi non gli date più l’acqua che disseta” (op. cit., pp. 89-91).
Apparizione del 15 agosto 1949:
“Perché non vi allontanate dal peccato? Il quale vi condurrà nel più atroce degli smarrimenti. […]. Ciò accadrà specie a coloro che in questi tempi colmi di peccato vi nascondono i miei richiami, nel tempo moderno colmo di falsità” (op. cit., pp. 91-93).
Apparizione del 15 agosto 1958:
“Vi sarà un fortissimo terremoto, che scuoterà tutto il globo terrestre. Non andate in giro, né mettetevi a dormire se siete in peccato mortale, ma confessatevi e pentitevi di averlo fatto, e non fatelo più. […]. Il sole si oscurerà, le stelle cadranno, ma non intendete ciò soltanto nella parte materiale del pensiero: c’è la parte interpretativa e spirituale e saranno i soli dei superbi e le stelle degli orgogliosi che cadranno. […]. Fuori della Chiesa cattolica, apostolica e romana non c’è la salvezza. […]. Amare tutti non significa tenere un atteggiamento sentimentalista. […]. Non spogliatevi dell’abito sacerdotale: l’abito richiama, è un segno celeste” (op. cit., p. 93-95).
Ve ne sono altre ancora. Particolarmente interessante è la visione avuta il 24 febbraio 1968:
“Satana regna oramai in tutti i posti più alti di comando […]. Satana entrerà nei posti guida della Chiesa. […]. Le tentazioni saranno terribili, il mondo vivrà in una confusione tale che gli eletti stessi sosteranno nel dubbio! Non c’è scampo […] tutti vivranno momenti terribili di guerra, distruzione e di caos politico, religioso e culturale. Quanti errori e quante eresie serpeggiano in ogni nazione, in ogni convento. […]. Quello che occorre è l’apostolato individuale non l’apostolato monopolizzato. […]. Bisogna che si lavori tra le anime nell’apostolato individuale: chi conosce e sa fare, senza alcuna previa autorizzazione, deve lavorare” (op. cit., p. 73).
Il 2 febbraio 1960 la Madonna dice:
“Sangue e lacrime, Gesù sangue, io vostra Madre lacrime; si è perduto il senso esatto della verità” (op. cit., p. 78).
Il 16 aprile del 1987:
“Tu devi offrirti vittima per la conversione e la santificazione dei sacerdoti e religiosi, che hanno abbandonato la via della dottrina e della morale perdendo la forza della salvezza e per colpa loro molte anime vanno all’inferno” (op. cit., p. 102).
Il 12 aprile del 1980 (trentatreesimo anniversario dell’apparizione) migliaia di fedeli accorsi alle Tre Fontane poterono assistere dalle 17.50 alle 18.20 al miracolo del sole che si mise a volteggiare come era avvenuto a Fatima il 13 ottobre 1917 (op. cit., p. 119).
Il 1° febbraio 1986 Cornacchiola riceve un altro messaggio severo:
“Preparatevi figli miei: la mano non posso trattenerla più! L’ira della giustizia è sopra di voi ” (op. cit., p. 150).
A pagina 153 del suo libro Saverio Gaeta riporta una annotazione personale di Cornacchiola su un malinteso ecumenismo, che definisce “ecclesiasticamente scorretto”:
“Non posso farmi l’idea che tutte le religioni portano alla redenzione. Tutte le religioni, dicono oggi, danno la salvezza. Ma allora perché Gesù è venuto, se già esistevano tante religioni? Gesù dice: ‘Chi crede in Me sarà salvo’; non chi crede alla sua religione. Se anche i protestanti si salvano, perché la Vergine mi è venuta a chiamare e mi ha detto di rientrare nell’Ovile santo, quando poteva lasciarmi benissimo dov’ero, fra gli avventisti?”.
Il 9 gennaio 1986 Cornacchiola ha un’altra locuzione:
“Oggi gli uomini hanno messo tutte le religioni sullo stesso piano per cui tutte portano a Dio e tutti si salvano. […]. Allora si salvano anche coloro che non accettano Gesù?. […]. Contro la Chiesa satana non può far nulla perché è divina; ma contro le anime che vivono in essa può molto; anzi presenterà il male sotto la veste morale, religiosa, politica e sociale. […]. Chiamo tutti alla conversione, ma per giustizia devo lasciare la mano di mio Figlio: proprio perché si compia la giustizia ” (op. cit., p. 165-166).
Impressionante è la visione avuta il 7 aprile 1966:
“si vede la basilica di San Pietro che ha la faccia tutta rovinata, la guardiamo e piangiamo” (op. cit., p. 169). Il 1° agosto 1966: “Mi son trovato davanti alla chiesa detta della Scala Santa, nella piazza adiacente ove c’è l’obelisco. Vi era allestita come una sala con vescovi e cardinali. D’improvviso crolla sopra molti vescovi, cardinali e altri tutta la facciata della chiesa” (ivi).
Nel messaggio del 1° gennaio 1988 un particolare ammonimento è riservato ai sacerdoti:
“Voi state calpestando le mie pecore e le portate verso la perdizione. Perché non fate più conoscere la mia dottrina? Perché le mie pecorelle le portate dove sono erbe secche e cespugli mortali? […]. Io sono stato ucciso proprio perché la mia dottrina non era la loro (dei farisei) dottrina. Voi avete chiuso la vostra bocca e le orecchie del mio gregge. Avete chiusa la porta della mia Chiesa per non entrarvi voi e non farvi entrare il mio popolo” (op. cit., p. 171).
Nel 1982 la Madonna dà un ulteriore monito ai sacerdoti (che costerà a Cornacchiola tantissime grane):
“essi miseramente girano sicuri senza segni sacerdotali esterni: non solo vivono nel dubbio della fede, ma attirano altri a lasciare la fede […] si sono ubriacati del mondo e del falso modernismo” (op. cit., pp. 172-173).
Una delle visioni più toccanti è quella del 28 aprile 1986. Cornacchiola si trova in piazza San Pietro e la Madonna gli dice:
“anche se chi dà un ordine ti sembra che sbagli, tu sei tenuto ad obbedire, a meno che quest’ordine tocchi la fede, la morale e la carità. Allora no!” (op. cit., p. 174).
Il 12 novembre 1986 la Madonna gli mostra una scena terrificante:
“vedo molti sacerdoti con la loro talare e religiosi e religiose con il loro saio: tutti in fila e degli aguzzini che li spingono e trascinano uno alla volta su un palco di legno. Li facevano inginocchiare e chiedevano loro: ‘Getta l’abito’. Alla risposta ‘No!’ gli prendevano la testa e gliela mettevano su un ceppo e lì venivano decapitati dal boia che aveva una scure” (op. cit., p. 174-175).
Una delle visioni più attuali mi sembra quella del 18 luglio 1996:
“Specialmente tanti miei figli sacerdoti, e anche più in alto, facilmente cadono nella braccia di satana come foglie secche che cadono da un albero al soffio del vento” (op. cit., pp. 181-182).
Il 4 giugno 1964 la Madonna aveva dettato a Cornacchiola una richiesta per
“salvare l’umanità dal diluvio di fuoco” (op. cit., p. 183).
Il 1° gennaio 1988 il veggente riceve una rivelazione che dischiude le porte del futuro:
“Avete degli esempi, Sodoma e Gomorra: non si pentirono, non fecero penitenza e conoscete quello che la giustizia ha fatto di loro. […]. Se non vi convertirete ferro e fuoco scenderà sopra di voi. […]. Quello che voi chiamate pace non è altro che inganno perché manca la conversione e tutto si sta preparando per una satanica guerra” (op. cit., p. 187).
Un’altra apparizione attualissima è quella del 14 agosto 1999:
«La Vergine mi fa vedere religiosi e religiose, sacerdoti, vescovi, cardinali e mi dice: “Sono sordi e stolti! Vedono i segni che sono un richiamo, ma non riflettono sopra questa realtà. […]. Negano Dio uno e trino e si fanno orgogliosamente essi stessi dio”» (op. cit., p. 195).
Il 13 marzo del 2000 la Madonna gli dice:
“la salvezza non è riunire tutte le religioni per farne un ammasso di eresie e di errori, ma convertitevi per l’unità di amore e di fede” (op. cit., p. 204).
La notte del 31 dicembre 1984:
“Mi sento trasportare nel centro di Roma e precisamente a piazza Venezia. Lì c’è una folla radunata che gridava: ‘Vendetta!’. Scorreva molto sangue in tutto il mondo, tutto il mondo imbrattato di sangue. Improvvisamente tutta quella gente si mette a gridare: ‘Tutti a San Pietro!’ e continuavano a gridare: ‘Vendetta!’. Sul piazzale all’interno del colonnato c’erano il papa, i cardinali, i vescovi e i sacerdoti. Tutti piangevano. Meraviglia: erano scalzi e la Madonna che grida. ‘Fate penitenza!’ ” (op. cit., p. 207).
Il 21 luglio 1998:
“Ho sognato che musulmani circondavano le chiese e chiudevano le porte e dai tetti gettavano benzina e davano fuoco, con dentro i fedeli in preghiera e tutto andava a fuoco” (op. cit., p. 210).
All’alba del 10 febbraio 2000 un altro sogno angoscioso:
“Mi trovo a San Pietro […] una folla di barbari correva dentro la basilica uccidendo chiunque incontrava. […]. Tutti i sacerdoti presenti erano con l’abito talare, ai lati del sagrato i vescovi erano a sinistra i cardinali a destra e pregavano in ginocchio col viso a terra” (op. cit., p. 210).
11 marzo 1970
“che brutta notte ho passato. Un sogno mi ha tenuto in apprensione tutta la notte. Il Papa circondato da cardinali e vescovi che gridavano verso di lui dicendogli parole rivoluzionarie. […]. Il Papa viene preso e scaraventato dentro un pozzo” (op. cit., p. 217).
Quella del 21 settembre 1988 è la più interessante:
“Quello che ho sognato non si avveri mai, è troppo doloroso e spero che il Signore non permetta che il Papa neghi ogni verità di fede e si metta al posto di Dio. Quanto dolore ho provato nella notte, mi si paralizzavano le gambe e non potevo più muovermi, per quel dolore provato nel vedere la Chiesa ridotta ad un ammasso di rovine” (op. cit., p. 218).
Il 4 gennaio 1992:
“I cristiani si combattono perché non hanno più un capo che li guidi” (op. cit., p. 219).
Il 26 gennaio 1996:
“Questa notte ho visto la basilica di San Pietro andare a fuoco” (op. cit., p. 220).
Il 31 dicembre 1990 Maria gli confida:
“Falsi profeti, che cercano con tutti i mezzi di avvelenare le anime cambiando la dottrina di Gesù in dottrine sataniche; e toglieranno il Sacrificio della croce che si ripete sugli altari del mondo” (op. cit., p. 221).
Il 12 marzo 1983 la Madonna della Rivelazione dice a Cornacchiola:
“Il pericolo è alle porte, una guerra atomica, se non si fa come ho detto, è inevitabile. […]. Parlo a tutti, l’atomica è pronta, gli uomini senza coscienza minacciano di usarla e il pericolo è sempre più vicino di quanto non pensiate” (op. cit., p. 223).
Il 13 luglio 1998:
“Questa notte ho sofferto molto in sogno. C’era la guerra e gli stranieri invadevano l’Italia” (op. cit., p. 226).

Conclusione

Saverio Gaeta conclude:
“So bene che queste pagine potranno innescare contestazioni e polemiche, accuse di sensazionalismo e insinuazioni di ‘preconciliarismo’. Ma se le ispirazioni a Cornacchiola provenivano realmente dal Cielo, come personalmente ritengo, è certamente opportuno che vengano rese note al grande pubblico, sottraendole all’oscurità di qualche polveroso archivio della Santa Sede” (op. cit., p. 229).
~
d. Curzio Nitoglia

20/4/2016

tratto da: https://doncurzionitoglia.wordpress.com/2016/04/20/segreto-3-fontane/

lunedì 18 aprile 2016

nuova chiesa nuova morale


Intelligenti pauca 
Dal radiomessaggio di Pio XII in occasione della «Giornata della famiglia», domenica 23 marzo 1952 

[...] La «morale nuova» afferma che la Chiesa, anzi che fomentare la legge della umana libertà e dell’amore, e d’insistervi quale degna dinamica della vita morale, fa invece leva, quasi esclusivamente e con eccessiva rigidità, sulla fermezza e la intransigenza delle leggi morali cristiane, ricorrendo spesso a quei «siete obbligati», «non è lecito», che hanno troppo sapore di un’avvilente pedanteria.

Ora invece la Chiesa vuole — e lo mette in luce espressamente quando si tratta di formare le coscienze — che il cristiano venga introdotto nelle infinite ricchezze della fede e della grazia, in modo persuasivo, così da sentirsi inclinato a penetrarle profondamente.

La Chiesa però non può ritrarsi dall’ammonire i fedeli che queste ricchezze non possono essere acquistate e conservate se non a prezzo di precisi obblighi morali. Una diversa condotta finirebbe col far dimenticare un principio dominante, sul quale ha sempre insistito Gesù, suo Signore e Maestro. Egli infatti ha insegnato che per entrare nel regno dei cieli non basta dire «Signore, Signore», ma deve farsi la volontà del Padre celeste. Egli ha parlato della «porta stretta» e della «angusta via» che conduce alla vita, ed ha aggiunto: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrare e non vi riusciranno». Egli ha posto come pietra di paragone e segno distintivo dell’amore verso Se stesso, Cristo, l’osservanza dei comandamenti. Similmente al giovane ricco, che lo interroga, Egli dice: «Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti » e alla nuova domanda «Quali?» risponde: «Non uccidere! non commettere adulterio! non rubare! non fare testimonianza falsa! onora il padre e la madre! e ama il prossimo tuo come te stesso!». Egli ha messo come condizione a chi vuole imitarlo, di rinunziare a se stesso e di prendere ogni giorno la sua croce. Egli esige che l’uomo sia pronto a lasciare per Lui e per la sua causa quanto ha di più caro, come il padre, la madre, i propri figli, e fin l’ultimo bene, la propria vita. Poiché Egli soggiunge: «A voi dico, amici miei: non temete quei che uccidono il corpo, e dopo tanto non possono fare di più. Vi mostrerò io chi dovete temere: temete Colui, che, dopo tolta la vita, ha il potere di mandare all’inferno».

Così parlava Gesù Cristo, il divino Pedagogo, che sa certamente, meglio degli uomini, penetrare nelle anime e attrarle al suo amore con le infinite perfezioni del suo Cuore, «bonitate et amore plenum».

E l’Apostolo delle genti San Paolo ha forse predicato altrimenti? Col suo veemente accento di persuasione, svelando l’arcano fascino del mondo soprannaturale, egli ha dispiegato la grandezza e lo splendore della fede cristiana, le ricchezze, la potenza, la benedizione, la felicità in essa racchiuse, offrendole alle anime come degno oggetto della libertà del cristiano e meta irresistibile di puri slanci d’amore. Ma non è men vero che sono altrettanto suoi gli ammonimenti come questo: «Operate con timore e tremore la vostra salute», e che dalla medesima sua penna sono scaturiti alti precetti morali, destinati a tutti i fedeli, siano essi di comune intelligenza, ovvero anime di elevata sensibilità. Prendendo dunque come stretta norma le parole di Cristo e dell’Apostolo, non si dovrebbe forse dire che la Chiesa di oggi è inclinata piuttosto alla condiscendenza che alla severità? Di guisa che l’accusa di durezza opprimente, dalla «nuova morale » mossa contro la Chiesa, in realtà va a colpire in primo luogo la stessa adorabile Persona di Cristo. [...] -
 

venerdì 15 aprile 2016

I mondani vogliono farsi beffa della Legge eterna di Dio, ma Deus non irridetur!

 
Dopo l’editto voluttuoso di Bergoglio, finalizzato unicamente a provocare uno scisma, la pervicace contestazione di Gesù Cristo e del suo Vangelo (ormai non si sente più il nome di Gesù, per non parlare del volere di Dio: conta solo il volere degli uomini), attendiamoci un grande castigo con la speranza che almeno alla fine di tutto come è stato predetto, ciò che è putrido cadrà e non si rialzerà più...

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Carissimi lettori, noi seguaci di Gesù Cristo dobbiamo avere una visione soprannaturale della vita. Nulla capita per cieco caso, ma tutto ciò che avviene nel mondo è voluto, o perlomeno permesso, da Dio per nostro bene. Noi siamo tanto piccoli al cospetto della Santissima Trinità, pertanto non siamo in grado di comprendere gli arcani decreti divini. Dobbiamo solamente affidarci a Lui come fanno i neonati con le mamme.
 
Da un punto di vista spirituale la situazione del mondo è disastrosa a causa del dilagante secolarismo. Sembra di vivere ai tempi di Sodoma e Gomorra. Anche la situazione della Chiesa è drammatica a causa della confusione seminata dai modernisti. L'umanità sta andando verso l'abisso, basti pensare al fatto che molti abitanti della terra, anche tra i cristiani, non considerano più come peccaminosi certi atti umani contrari alla Legge naturale che il Signore ha scolpito nei nostri cuori. Pensiamo ad esempio all'aborto, ai rapporti prematrimoniali, agli atti impuri contro natura, ecc. Per salvare il mondo c'è bisogno di una “scossa”, di un qualcosa di grosso che faccia tremare tutto e svegliare le coscienze assopite. La Madonna ad Akita in Giappone (apparizioni riconosciute dalla competente autorità ecclesiastica), ha preannunciato un castigo epocale per il mondo intero. Dopodiché ci sarà il trionfo del suo Cuore Immacolato preannunciato a Fatima.
 
Quando a Padre Pio venne chiesto quando avverrà il trionfo del Cuore Immacolato, il santo frate cappuccino rispose che lo avrebbero visto i piccoli, cioè coloro che in quegli anni erano bambini. Da allora sono passati tanti anni, e ormai i fanciulli dell'epoca stanno diventando anziani. Pertanto, nel giro di qualche decennio finalmente avverrà il tanto auspicato trionfo della Madonna.
 
I materialisti stanno costruendo un mondo senza Dio, un mondo che fa orrore perché calpestando gli insegnamenti evangelici è diventato inumano. Ma “Deus non irridetur”, Dio non si lascia prendere in giro dal mondo, prima o poi il castigone verrà davvero. Anche nella Bibbia sono numerosi gli esempi di castighi esemplari inferti dal Signore, pensiamo ad esempio alla cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, al diluvio universale, all'incenerimento di Sodoma, Gomorra e le altre tre città in cui dilagava l'omosessualità, alla morte inferta ad Onan per aver fatto un atto impuro contro natura, alla cattura e deportazione del popolo di Israele a Babilonia, alla distruzione del Tempio di Gerusalemme e alla diaspora degli ebrei ad opera dei Romani, ecc.
 
Dio è infinitamente buono ma è anche infinitamente giusto, e quando i peccati dei popoli raggiungono un certo livello, scattano i castighi divini. Durante la prima guerra mondiale la Madonna a Fatima disse chiaramente che se l'umanità non si fosse convertita, il Signore avrebbe permesso che gli uomini scatenassero una guerra ancora più disastrosa (la seconda guerra mondiale) e che la Russia avrebbe diffuso nel mondo gli errori del comunismo. Se a quei tempi Dio castigò il mondo con una terribile guerra, chissà che cosa avverrà adesso che pochi arrivano vergini al matrimonio, gli aborti si sono moltiplicati in maniera esponenziale, dilaga la contraccezione (che è un peccato contro natura che grida vendetta al cospetto di Dio), milioni di bambini innocenti vengono assassinati con l'aborto, le famiglie vengono disgregate dalla piaga del divorzio, gli omosessuali si sposano e adottano i bambini orfani o sottratti dai tribunali alle famiglie povere, in televisione imperversano programmi immorali, tra i cristiani si diffondono le mode indecenti, ecc. Insomma, la situazione dell'umanità è disastrosa, ormai il “grande castigo” è inevitabile (lo diceva anche lo zelantissimo Don Giuseppe Tomaselli nell'opuscoletto intitolato “Il mondo di oggi sotto la schiavitù di Satana”). I mondani vogliono farsi beffa della Legge eterna di Dio, ma Deus non irridetur!

tratto da:  http://cordialiter.blogspot.it/2016/04/il-grande-castigo.html

un querculanus qualunque vale cento cardinali


«Salutare autocritica»
di P. G. Scalese 

Mi è stato sollecitato un intervento sull’esortazione apostolica Amoris laetitia. I lettori che mi seguono ab initio sanno che non mi piace molto commentare i documenti pontifici. Scrissi in altra occasione: «Le sentenze non si discutono, si applicano». In questa circostanza, pertanto, anziché entrare nel merito dell’esortazione, preferirei soffermarmi principalmente su alcuni aspetti procedurali, anche se sarà inevitabile fare dei riferimenti ai contenuti.

 

Il documento ci invita a essere umili e realisti e a fare una “salutare autocritica” (n. 36): credo che tale atteggiamento non debba essere rivolto solo verso la Chiesa del passato e la sua prassi pastorale, ma, per essere autentico, debba estendersi a 360° e quindi anche alla Chiesa odierna. Vorrei pertanto fare alcune domande, non con spirito polemico, ma come semplice invito alla riflessione.

 

1. È corretto tornare su questioni che erano state già affrontate in tempi relativamente recenti (il precedente Sinodo sulla famiglia risale al 1980), senza che nel frattempo la situazione fosse radicalmente mutata? È vero che in questi trentacinque anni ci sono state non poche novità, che non erano state allora affrontate (p. es., la fecondazione assistita, la maternità surrogata, la teoria del gender, le unioni omosessuali, la stepchild adoption, ecc.); ma è altrettanto vero che tali tematiche non sono state al centro dei lavori degli ultimi Sinodi e sono toccate solo in parte e di sfuggita nell’esortazione apostolica. L’attenzione sembrava rivolta esclusivamente su una questione che era stata già ampiamente dibattuta e definita: l’accesso ai sacramenti da parte dei divorziati risposati civilmente. La questione era stata autorevolmente risolta nell’esortazione apostolica Familiaris consortio (n. 84); il suo insegnamento era stato poi ripreso dal Catechismo della Chiesa cattolica (n. 1650) e ribadito dalla Lettera della Congregazione per la dottrina della fede del 14 settembre 1994 e dalla Dichiarazione del Pontificio Consiglio per i testi legislativi del 24 giugno 2000. Mi rendo perfettamente conto che Amoris laetitia sfugge a questa logica dottrinale-giuridica, per porsi su un piano squisitamente pastorale; chiedo solo: è corretto rimettere in discussione un insegnamento ormai praticamente definitivo?

 

2. È corretta la procedura seguita per affrontare questo tema? Prima il Concistoro straordinario nel febbraio 2014; poi l’assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi nell’ottobre dello stesso anno; successivamente, l’emanazione dei due motu proprio sulle cause di nullità matrimoniale nell’agosto 2015; quindi l’assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi nell’ottobre immediatamente successivo; infine l’esortazione apostolica post-sinodale appena pubblicata. Finora non si era mai vista una simile procedura: non era sufficiente un’unica assemblea sinodale, debitamente preparata? Era proprio necessario questo “martellamento” durato due anni? A qual fine? Senza contare poi le anomalie registrate lungo il cammino: la segretezza della relazione al Concistoro e del dibattito sinodale; la relazione post disceptationem del Sinodo 2014, che non rifletteva i risultati del dibattito; la relazione finale del medesimo Sinodo, che riprendeva tematiche che non erano state approvate dai Padri; la lettera riservata dei tredici cardinali all’inizio del Sinodo 2015, denunciata pubblicamente come “cospirazione”; ecc.: sono cose normali?

 

3. È corretto insinuare determinate soluzioni pastorali, che non erano state accolte dai Padri sinodali (e pertanto non potevano essere riprese nel testo dell’esortazione), nelle note del documento? È corretto mettere in discussione in un documento del magistero l’insegnamento di un documento precedente con la seguente formula: «molti … rilevano» (nota 329)? “Molti” chi? “Rilevano” a che titolo? Inoltre, quale tipo di adesione richiede la nota 351, che ammette una possibilità in aperto contrasto con con l’insegnamento e la prassi ininterrotta della Chiesa, basandosi su argomenti che erano stati già presi in considerazione e giudicati insufficienti a giustificare una deroga a quell’insegnamento e a quella prassi (cf la Lettera della Congregazione della Dottrina della fede del 14 settembre 1994, in particolare il n. 5: «Tale prassi [di non ammettere i divorziati risposati all’Eucaristia], presentata [da Familiaris consortio] come vincolante, non può essere modificata in base alle differenti situazioni»)?

 

4. Non ci si dovrebbe preoccupare, quando si pubblica un documento, di che cosa arriverà ai fedeli? In Evangelii gaudium si poneva, giustamente, il problema della comunicazione del messaggio evangelico (n. 41); in Amoris laetitia si ammonisce di «evitare il grave rischio di messaggi sbagliati» (n. 300). Il fatto che nei giorni successivi all’uscita dell’esortazione siano stati pubblicati commenti contrastanti fra loro non dovrebbe far riflettere? Non sarà che il linguaggio usato non fosse sufficientemente chiaro? È possibile che sullo stesso documento ci sia chi afferma che non cambia nulla e chi lo considera rivoluzionario? Se un’affermazione fosse chiara, non se ne dovrebbero poter dare contemporaneamente due interpretazioni opposte. La confusione provocata non dovrebbe essere un campanello d’allarme? In Amoris laetitia non si ignora il problema: «Comprendo coloro che preferiscono una pastorale piú rigida che non dia luogo ad alcuna confusione» (n. 308), ma poi, con Evangelii gaudium (n. 45), si risponde che è preferibile una Chiesa che «non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada». Si è tentati addirittura di pensare che la confusione venga intenzionalmente ricercata, perché in essa agirebbe lo Spirito e in essa Dio va ricercato. Personalmente preferisco credere, con San Paolo, che «Dio non è un Dio di disordine, ma di pace» (1 Cor 14:33).

 

5. È possibile che, via via che passano gli anni, le esortazioni apostoliche post-sinodali diventino sempre piú prolisse? È possibile che non si riesca a sintetizzare in poche proposizioni i risultati delle discussioni dei Padri? La concisione, in genere, si sposa bene con l’efficacia e l’incisività: quando ci si dilunga oltre il necessario per trasmettere un determinato messaggio, il piú delle volte significa che le idee non erano molto chiare. Senza contare che, elaborando documenti eccessivamente lunghi, si rischia di scoraggiare anche i piú volenterosi a intraprenderne la lettura e li si costringe ad accontentarsi dei sunti, solitamente parziali e di parte, che ne fanno i mezzi di informazione.

 

6. È proprio necessario che i documenti pontifici si trasformino in trattati di psicologia, pedagogia, teologia morale, pastorale, spiritualità? È questo il compito del magistero della Chiesa? Prima si afferma che «non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero» (n. 3) poi, di fatto, ci si pronuncia su ogni aspetto e si rischia addirittura di cadere in quella “casuistica insopportabile”, che pure, a parole, si dice di deprecare (n. 304). Al magistero spetta il compito di interpretare la parola di Dio (Dei Verbum, n. 10; Catechismo della Chiesa cattolica, n. 85), definire le verità della fede, custodire e interpretare la legge morale, non solo evangelica, ma anche naturale (Humanae vitae, n. 4). Il resto — la spiegazione, l’approfondimento, le applicazioni pratiche, ecc. — è sempre stato lasciato ai teologi, ai confessori, ai maestri di spirito, alla coscienza ben formata dei singoli fedeli. Un’esortazione apostolica, destinata a tutti i fedeli, non può, a mio parere, diventare un manuale per confessori.

 

7. È giusto insistere sull’astrattezza della dottrina (nn. 22; 36; 59; 201; 312), contrapponendola al discernimento e all’accompagnamento pastorale, quasi non ci fosse possibilità di convivenza fra le due realtà? Che la dottrina sia astratta, non mette conto di sottolinearlo: lo è per natura; come la prassi, di per sé, è pratica. Ma ciò non significa che nella vita umana non ci sia bisogno dell’una e dell’altra: la prassi deriva sempre da una teoria (basti pensare che in Amoris laetitia si ripete per ben due volte, ai nn. 3 e 261, un principio filosofico — e pertanto astratto — che era stato già enunciato in Evangelii gaudium ai nn. 222-225: «Il tempo è superiore allo spazio»). Ragion per cui è importante che la prassi, per essere buona (“ortoprassi”), sia ispirata da una dottrina vera (“ortodossia”); in caso contrario, una dottrina errata genererebbe inevitabilmente una prassi cattiva. Disprezzare la dottrina non giova a nulla, serve solo a privare la prassi del suo fondamento, della luce che dovrebbe guidarla. Non ci si accorge, inoltre, che il parlare della prassi non si identifica con la prassi stessa, ma costituisce solo una teoria della prassi? E la teoria della prassi è pur sempre una teoria, altrettanto astratta quanto la dottrina a cui si vuole contrapporre la prassi.

 

8. Descrivere la Chiesa del passato come una Chiesa esclusivamente interessata alla purezza della dottrina e indifferente ai problemi reali delle persone, non è forse una caricatura che non corrisponde in alcun modo alla realtà storica? Arrivare al punto di usare certe espressioni (n. 49: «Invece di offrire la forza risanatrice della grazia e la luce del Vangelo, alcuni vogliono “indottrinare” il Vangelo, trasformarlo in “pietre morte da scagliare contro gli altri”»; n. 305: «Un pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni “irregolari”, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone. È il caso dei cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa “per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite”») è non solo offensivo, ma falso e ingeneroso verso quanto la Chiesa ha fatto e continua a fare, pur fra mille contraddizioni e infedeltà, per la salvezza delle anime. Nella Chiesa il discernimento e l’accompagnamento pastorale (magari chiamati con nomi diversi e senza fare troppe teorizzazioni) ci sono sempre stati; solo che finora ciascuno faceva il suo mestiere: il magistero insegnava la dottrina, i teologi l’approfondivano, i confessori e i direttori spirituali l’applicavano ai singoli casi. Oggi invece sembrerebbe che nessuno riesca piú a distinguere la specificità del proprio ruolo.

 

9. Trasformare le esigenze della vita cristiana in “ideali” (nn. 34; 36; 38; 119; 157; 230; 292; 298; 303; 307; 308) non significa — davvero in questo caso — trasformare il cristianesimo in qualcosa di astratto, peggio, in una filosofia, se non addirittura in una ideologia? Non significa forse dimenticare che la parola di Dio è viva ed efficace (Eb 4:12), che la verità rivelata è una “verità che salva” (Dei Verbum, n. 7; Gaudium et spes, n. 28), che il vangelo «è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» (Rm 1:16), che «Dio non comanda l’impossibile; ma, quando comanda, ti ammonisce di fare quello che puoi e di chiedere quello che non puoi, e ti aiuta perché tu possa farlo» (Concilio di Trento, Decreto sulla giustificazione, c. 11; cf Agostino, De natura et gratia, 43, 50)?

 

10. Siamo sicuri che la “conversione pastorale” (Evangelii gaudium, n. 25), che si richiede alla Chiesa odierna, sia un bene per essa? Ho l’impressione che alla base di tale conversione ci sia un equivoco di fondo, già presente al momento dell’indizione del Concilio Vaticano II e giunto fino ai nostri giorni: pensare che non sia piú necessario che la Chiesa oggi si prenda cura della dottrina, essendo già essa sufficientemente chiara, conosciuta e accettata da tutti, e che ci si debba preoccupare solo della prassi pastorale. Ma siamo proprio sicuri che la dottrina sia oggi cosí chiara, che non necessiti di ulteriori approfondimenti e di essere difesa da interpretazioni erronee? Siamo proprio certi che tutti, oggi, conoscano la dottrina cristiana? Non basta rispondere a queste domande dicendo che c’è il Catechismo della Chiesa cattolica: primo, perché non è scontato che tutti lo conoscano; secondo, perché, quand’anche fosse conosciuto, non è detto che sia da tutti condiviso. Se è vero che «la misericordia non esclude la giustizia e la verità, ma anzitutto dobbiamo dire che la misericordia è la pienezza della giustizia e la manifestazione piú luminosa della verità di Dio» (Amoris laetitia, n. 311), è altrettanto vero che «non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo, è eminente forma di carità verso le anime» (Humanae vitae, n. 29; cf Familiaris consortio, n. 33; Reconciliatio et paenitentia, n. 34; Veritatis splendor, n. 95). E il servizio che il magistero deve offrire alla Chiesa è, innanzi tutto, il servizio della verità (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 890); proprio insegnando la verità che salva il magistero assume un atteggiamento pastorale e “misericordioso” verso le anime. Solo quando il magistero avrà adempiuto a questo suo compito primario, gli operatori pastorali potranno, a loro volta, formare le coscienze, fare opera di discernimento e accompagnare le anime nel loro cammino di vita cristiana. 

tratto da: http://querculanus.blogspot.it/2016/04/salutare-autocritica.html

giovedì 14 aprile 2016

a chi la gioia dell'amore a chi la palma del Martirio

 
miliziani cristiani di autodifesa in Siria invocano la protezione celeste
"Non è accettabile che mentre dei cristiani muoiono per la loro fedeltà a Gesù, in Occidente degli uomini di Chiesa discettino per ridurre al minimo le esigenze del Vangelo"
 card. Sarah, Prefetto del Culto Divino

mercoledì 13 aprile 2016

“Assolver non si può chi non si pente,/né pentere e volere [rimaner nel peccato] insieme puossi / per la contraddizion che nol consente” (Inferno, XXVII, 118-120).

Magisteri al confronto - scontro! A chi dare ragione quando si contraddicono?

 
 
Pio XII
Amoris laetitia
Ci si chiederà come la legge morale , che è universale , può bastare , e nello stesso tempo essere vincolante in un caso singolare, il quale nella sua situazione concreta è sempre unico e di “ una volta” . Lo può e lo fa , perché giustamente a causa della sua universalità la legge morale comprende necessariamente ed “intenzionalmente”  tutti i casi particolari , all’interno dei quali si verificano i suoi concetti. E in questi casi numerosissimi lo fa con una logica così concludente , che la stessa coscienza del semplice fedele vede immediatamente e con piena certezza la decisione da prendere ..
Ciò vale soprattutto per le obbligazioni negative della legge morale , di quelle che esigono un non fare, un lasciare stare. Ma non soltanto di quelle . Le obbligazioni fondamentali della legge cristiana per quanto superano quelle della legge naturale , si basano sull’essenza dell’ordine soprannaturale costituito dal Divino redentore. Dai rapporti essenziali fra l’uomo e Dio, fra l’uomo e l’uomo, fra i parenti, fra i genitori e i figli , dai rapporti essenziali di comunione nella famiglia, nello stato, nella Chiesa , risulta , fra le altre cose che l’odio a Dio, la blasfemia , l’idolatria, la defezione dalla vera fede , la negazione della vera fede , lo spergiuro , l’omicidio, la falsa testimonianza, la calunnia l 'adulterio e la fornicazione , l'abuso del matrimonio , il peccato solitario, il  furto e la rapina , la sottrazione di quanto è necessario per la vita , la frustrazione di salari equi , l’ accaparramento dei beni di prima necessità  e gli aumenti ingiustificati dei prezzi ,la  bancarotta fraudolenta , le manovre di speculazione sleali : tutto ciò è sempre gravemente interdetto dal legislatore divino. Non c’è da esaminare. Qualunque sia la situazione individuale, non c’è altro esito che obbedire.
Pio XII , discorso 18 Aprile 1952 . ( traduzione mia)
Originale:
https://w2.vatican.va/content/pius-xii/fr/speeches/1952/documents/hf_p-xii_spe_19520418_soyez-bienvenues.html
 
 
 
È meschino soffermarsi a considerare solo se l’agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perché questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedeltà a Dio nell’esistenza concreta di un essere umano. Prego caldamente che ricordiamo sempre ciò che insegna san Tommaso d’Aquino e che impariamo ad assimilarlo nel discernimento pastorale: «Sebbene nelle cose generali vi sia una certa necessità, quanto più si scende alle cose particolari, tanto più si trova indeterminazione. […] In campo pratico non è uguale per tutti la verità o norma pratica rispetto al particolare, ma soltanto rispetto a ciò che è generale; e anche presso quelli che accettano nei casi particolari una stessa norma pratica, questa non è ugualmente conosciuta da tutti. […] E tanto più aumenta l’indeterminazione quanto più si scende nel particolare».[347] È vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari. Nello stesso tempo occorre dire che, proprio per questa ragione, ciò che fa parte di un discernimento pratico davanti ad una situazione particolare non può essere elevato al livello di una norma. Questo non solo darebbe luogo a una casuistica insopportabile, ma metterebbe a rischio i valori che si devono custodire

sabato 9 aprile 2016

neo-farisei e neo-sadducei

 

Farisei e Sadducei del nostro tempo

 
 
(di Roberto de Mattei)

La critica ai “farisei” è ricorrente nelle parole di Papa Francesco. In numerosi discorsi, tra il 2013 e il 2015, egli ha parlato della «malattia dei farisei» (7 settembre 2013), «che rimproverano a Gesù di non rispettare il sabato» (1 aprile 2014), della «tentazione della sufficienza e del clericalismo, quel codificare la fede in regole e istruzioni, come facevano gli scribi, i farisei e i dottori della legge del tempo di Gesù» (19 settembre 2014).
Nell’Angelus del 30 agosto ha detto che, come per i farisei, «esiste anche per noi il pericolo di considerarci a posto o, peggio, migliori degli altri per il solo fatto di osservare delle regole, delle usanze, anche se non amiamo il prossimo, siamo duri di cuore, siamo superbi, orgogliosi».
L’8 novembre 2015 ha contrapposto l’atteggiamento degli Scribi, dei Farisei fondato sull’«esclusione» e quello di Gesù fondato sull’«inclusione». Il riferimento ai Farisei è evidente, infine, nel discorso con cui il Papa, lo scorso 24 ottobre, ha concluso il XIV Sinodo ordinario sulla famiglia. Chi altro sono infatti «i cuori chiusi che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa, o dietro le buone intenzioni, per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite» se non «i farisei, che facevano della religione un insieme infinito di comandamenti» (26 giugno 2014)? Fariseo sembra essere chiunque difenda, con cocciuto orgoglio, l’esistenza di comandamenti, leggi, regole della Chiesa assolute e inderogabili.
Ma chi erano veramente i Farisei? Quando Gesù iniziò la sua predicazione il mondo giudaico era diviso in varie correnti, di cui ci parlano i Vangeli e, tra gli storici, Flavio Giuseppe (37-100 d.C.) nelle sue opere Le Antichità giudaiche e La guerra giudaica. Le principali sette erano quelle dei Farisei e dei Sadducei. I Farisei osservavano fin nei dettagli le prescrizioni religiose, ma avevano perso lo spirito di verità. Essi erano uomini superbi, che falsavano le profezie relative al Messia e interpretavano la legge divina secondo le loro opinioni. I Sadducei insegnavano errori ancora più gravi, mettendo in dubbio l’immortalità dell’anima e rifiutando la maggior parte dei Libri sacri. Entrambi si disputavano il potere nel Sinedrio che, quando Gesù fu condannato, era guidato dai Sadducei.
I Sadducei sono citati una sola volta da Marco e tre da Matteo, mentre i Farisei compaiono ripetutamente nei Vangeli di Marco e Matteo. Il cap. 23 di san Matteo, in particolare, è una aperta accusa contro di loro: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle».
Commentando questo brano di Matteo, san Tommaso spiega che i Farisei non sono ripresi dal Signore perché pagavano le decime, «ma solo per il fatto che essi disprezzavano precetti più importanti cioè quelli di ordine spirituale. Però della pratica in sé egli sembra lodarli col dire “Queste cose andavano fatte” (Haec oportuit facere), sotto la legge, aggiunge il Crisostomo» (Summa Theologica, II-IIae, q. 87 ad 3). Sant’Agostino, riferendosi al Fariseo di cui parla san Luca (18, 10-14), dice che egli è condannato non per le sue opere, ma per essersi vantato della sua presunta santità (Lettera 121, 1, 3).
Lo stesso sant’Agostino, nella Lettera a Casulano, spiega che il Fariseo non fu condannato perché digiunava (Lc 18, 11 sgg.), ma «perché si esaltava, tronfio di orgoglio, sul pubblicano» (Lettera 36, 4, 7). Infatti, «il digiunare due volte la settimana è privo di meriti per una persona come il fariseo, mentre è un atto religioso per una persona umilmente fedele o fedelmente umile, sebbene il Vangelo non parla di condanna per il Fariseo, ma piuttosto di giustificazione per il pubblicano» (Lettera 36, 4, 7).
La definizione più sintetica dei Farisei ce la dà san Bonaventura: «Pharisaeus significat illos qui propter opera exteriora se reputant bonos; et ideo non habent lacrymas compunctionis» (De S. Maria Magdalena Sermo I, in Opera omnia, Ad Claras Aquas, Firenze 2001 vol. IX, col. 556b). «Farisei sono detti quelli che reputano buoni sé stessi per le loro opere esteriori e perciò non hanno lacrime di compunzione».
Gesù condanna i Farisei perché ne conosceva il cuore: essi erano peccatori, ma si consideravano santi. Il Signore volle insegnare ai suoi discepoli che non basta il compimento esteriore delle buone opere; ciò che rende buono un atto non è solo il suo oggetto, ma l’intenzione. Tuttavia, se è vero che non bastano le buone opere quando manca la buona intenzione, è altrettanto vero che non basta la buona intenzione, se mancano le buone opere.
Il partito dei Farisei, a cui appartenevano Gamaliele, Nicodemo, Giuseppe di Arimatea (Antichità giudaiche, 20.9.1) e lo stesso san Paolo (Atti 23, 6), era migliore di quello dei Sadducei, proprio perché, malgrado la loro ipocrisia, essi rispettavano le leggi, mentre i Sadducei, che annoveravano nelle loro fila i Sommi Sacerdoti Anna e Caifa (Antichità giudaiche, 18.35.95), le disprezzavano. I Farisei erano conservatori orgogliosi, i Sadducei progressisti increduli, ma entrambi erano accomunati dal rifiuto della missione divina di Gesù (Mt 3, 7-10).
Chi sono i Farisei e i Sadducei del nostro tempo? Possiamo dirlo con tranquilla certezza. Sono tutti coloro che prima, durante e dopo il Sinodo hanno cercato e cercheranno di modificare la prassi della Chiesa e, attraverso la prassi, la sua dottrina sulla famiglia e il matrimonio. Gesù proclamava l’indissolubilità del matrimonio, fondandola sulla restaurazione di quella legge naturale da cui i giudei si erano allontanati, e la rinforzava con l’elevazione del vincolo coniugale a Sacramento. Farisei e Sadducei rifiutavano questo insegnamento, negando la divina parola di Gesù, a cui sostituivano la propria opinione. Essi si richiamavano falsamente a Mosè, così come i novatori dei nostri giorni si richiamano a una pretesa tradizione dei primi secoli, falsando la storia e la dottrina della Chiesa.
Per questo un valoroso vescovo difensore della fede ortodossa, mons. Athanasius Schneider, parla di una «prassi neo-mosaica» che riaffiora: «I nuovi discepoli di Mosé ed i nuovi farisei durante le ultime due Assemblee del Sinodo (2014 e 2015) hanno nascosto il fatto d’aver negato nella prassi l’indissolubilità del matrimonio e di aver come sospeso il sesto Comandamento sulla base del “caso per caso”, sotto un apparente concetto di misericordia, usando espressioni come “via del discernimento”, “accompagnamento”, “orientamenti del Vescovo”, “dialogo col sacerdote”, “foro interno”, “un’integrazione più piena nella vita della Chiesa”, per indicare una possibile eliminazione dell’imputabilità per i casi di convivenza all’interno di unioni irregolari (cfr. Relazione Finale, nn. 84-86)».
I Sadducei sono gli innovatori che affermano apertamente il superamento della dottrina e della prassi della Chiesa, i Farisei, sono coloro che proclamano l’indissolubilità del matrimonio con le labbra, ma la negano ipocritamente nei fatti, proponendo la trasgressione “caso per caso” della legge morale. I veri seguaci di Gesù Cristo non appartengono né al partito dei neo-Farisei né a quello neo-Sadducei, entrambi modernisti, ma seguono la scuola di san Giovanni Battista, che predicava nel deserto spirituale del suo tempo.
Il Battista, quando stigmatizzava Farisei e Sadducei come «razza di vipere» (Mt 2, 7) e quando ammoniva Erode Antipa per il suo adulterio, non era duro di cuore, ma era mosso dall’amore per Dio e per le anime. Ipocriti e duri di cuore erano i consiglieri di Erode che pretendevano di conciliare la sua condizione di peccatore e impenitente con l’insegnamento della Scrittura . Erode uccise il Battista per soffocare la voce della verità, ma la voce del Precursore risuona ancora dopo venti secoli. Chi difende pubblicamente la buona dottrina, non segue l’esempio dei Farisei e dei Sadducei, ma quello di san Giovanni Battista e di Nostro Signore.