venerdì 9 agosto 2013

un’alba, e non un tramonto

L'Immacolata trionferà

 
 
mirabile intervento di Maurizio Blondet su sito:
 
 
ne riportiamo la conclusione invitando alla lettura

"tutte le volte che, sforzandomi, riesco ad intuire anche un millesimo di quel che viveva nella Messa padre Pio, cesso di appassionarmi alle polemiche, anche giustissime, che travagliano questa Chiesa oscurata e in crisi. Mi pare che il fumo di Satana, per quanto invada e puzzi e sia denso, è dopotutto solo fumo. Senza che noi ce ne accorgiamo, svanirà e forse sta già svanendo. E forse proprio la persecuzione dei Francescani dell’Immacolata è un’alba, e non un tramonto".
 
 

giovedì 8 agosto 2013

le lacrime di questo bimbo commuovono e danno speranza

"Non essere triste, verrà presto anche il tuo giorno!"

 
Una bella foto, e un tenero momento ecclesiale, tratto da Americatho by Le Forum Catholique:

Il 4 agosto scorso, nel Santuario di Nostra Signora di Guadalupe, fatto costruire dal cardinal Burke, nel Wisconsin, quando era vescovo di La Crosse, è stato giorno di prime comunioni. La foto mostra una famiglia cattolica: il papà, la mamma con l'ultima nata, un ragazzino vestito a festa che senza dubbio ha ricevuto la prima comunione e il suo fratellino minore - che si chiama Louis - che piange tutte le sue lacrime nella casula del card. Burke, per non aver potuto ricevere la comunione.
Il cardinale lo ha consolato dicendogli: "Non essere triste, verrà presto anche il tuo giorno!"
 
 
 
 
 

martedì 6 agosto 2013

35 anni fa moriva Paolo VI. Chi l'ha ricordato?

Noi lo vogliamo ricordare e insieme a Lui ricordare il grave ammonimento dato a tutta la Chiesa dallo stesso Papa quando il 29 Giugno 1972 nella festa dei Santi Pietro e Paolo, disse di avere la sensazione che “da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio” (Insegnamenti [1972], 707).
Quando gli fu chiesto del “fumo di Satana“, il cardinale Noè dichiarò: Papa Montini per Satana intendeva classificare tutti quei sacerdoti o vescovi e cardinali che non rendevano culto a Signore mal celebrando la Santa Messa causa di una errata interpretazione e applicazione del Concilio Vaticano II. Parlò di fumo di Satana perché sosteneva che quei preti che della Santa Messa facevano paglia in nome della creatività, in realità errano posseduti dalla vanagloria e dalla superbia del Maligno. Dunque, il fumo di Satana altro non era che la mentalità che voleva stravolgere i canoni tradizionali e liturgici della cerimonia Eucaristica”.


sabato 3 agosto 2013

Per cancellare di colpo tante immagini deprimenti del circo ecclesiale contemporaneo

 
 

“Il portiere della storia non guarda le loro ragioni, ma guarda i loro visi. Per cancellare di colpo tante immagini deprimenti bastano dieci visi di monaci perduti in fondo  ad un monastero o  quella contadina spagnola che intravidi un giorno  nel più fitto segreto di una chiesetta di Toledo con le braccia allargate in un gesto sovrano, eretta come una regina, mentre pregava in ginocchio. Ma bisogna dunque frugare nei monasteri e nelle cappelle castigliane per raccogliere i riflessi morenti di un fuoco che deve incendiare il mondo?”.

Leon Bloy
 
 

venerdì 2 agosto 2013

pissidi moderne in quel ... di Rio






 
 
 
Il Signore un giorno chiederà conto degli innumerevoli sacrilegi compiuti da milioni di fedeli, migliaia di sacerdoti, centinaia di Vescovi, decine di Cardinali e forse anche da qualche Papa.

martedì 30 luglio 2013

“Cercavo avidamente di conoscere il dogma, questa Roccia...”: è questo che l'autorità deve servire nella Chiesa, e per far questo non deve “fluttuare in mezzo alle opinioni”.



Editoriale di "Radicati nella fede" del mese di agosto 
[Anno VI, agosto 2013, n° 8]

 Non se ne può veramente più. Ad ogni cambio di Papa, ad ogni cambio di Vescovo, si scatena tutta una corsa per prevedere le mosse del nuovo pontefice o del nuovo prelato. Si scatena tutta una corsa per classificarli tra i conservatori o i progressisti, cogliendo tra le loro parole quella sfumatura che farebbe intuire la loro linea. E tra coloro che così fanno, che sono i più, c'è poi una corsa ad adeguarsi meschinamente, per poter essere annoverati tra coloro che piacciono al nuovo Papa o al nuovo Vescovo. È la corsa della corte, dei “cicisbei” di corte, che devono adeguarsi ai gusti del principe. Perdonateci questo linguaggio un po' duro, non vi sembri irriverente verso l'autorità, non vuole esserlo. È solo per parlare chiaro di fronte a questo adeguarsi umano, troppo umano, verso chi comanda; un adeguarsi che non fa alcun onore all'Autorità nella Chiesa.



 Siamo in un clima asfissiante, fomentato dai giornalisti, che il più delle volte non capiscono nulla della Chiesa e del suo mistero.



 Ma i giornalisti soffiano su un fuoco non acceso da loro: è la crisi del Dogma che ha innescato l'incendio. In una Chiesa non più preoccupata di custodire le verità di fede, che non mutano, non più preoccupata a perpetuare l'insegnamento di sempre, per consegnarlo alla generazione successiva, ci si mette nella condizione di dover rivoluzionare tutto ad ogni cambio di Papa e di Vescovo... per piacere loro.



 Ve la immaginate nei diciannove secoli passati di storia della Chiesa questa frenesia di adattamento? Forse che ad ogni cambio di Papa o di Vescovo i cattolici, preti e fedeli, si domandavano se era ancora valido che Cristo sia l'unico redentore? O che il Battesimo è necessario alla salvezza? O che fuori della Chiesa non ci sia salvezza? Ve lo immaginate nel passato un riformare continuamente i riti della Messa secondo i gusti dell'autorità? Certo che no! I Papi passavano, più o meno bravi, più o meno capaci, più o meno coraggiosi, più o meno santi, ma tutti custodivano semplicemente il deposito della fede, che Cristo ha loro affidato con tutta la Chiesa; e i fedeli non attendevano nulla di nuovo su questo: attendevano anzi che il Papa li difendesse di fronte ad ogni pericoloso cambiamento ereticale.



 Così i Vescovi di tutti i secoli, affrontavano il tratto di mare della storia preoccupati di custodire e favorire la fede e la vita cristiana del loro gregge. Tutto qui.


 Oggi no, il clima è cambiato: il Modernismo terribile ha intaccato le verità di fede, le ha svuotate, le ha sottoposte a continui nuovi significati, per cui non c'è più nulla di certo... se non adattarsi ai gusti di chi comanda: che tristezza! Questa non è la Chiesa.



 Una grande artista francese, convertitasi e diventata monaca benedettina all'inizio del '900, madre Geneviève Gallois, così si esprimeva sulla crisi modernista, parlando della sua vocazione religiosa:



 Cercavo avidamente di conoscere il dogma, questa Roccia, questo Acciaio infrangibile, questo Assoluto, sul quale mi sedevo con uno stupore meravigliato, perché non si piegava e  non portava con esso, la necessità di cercare altre cose. La verità era là, inflessibile e totale: due cose che non avevo mai incontrato nelle opinioni fluttuanti nelle quali fluttuavo.



 Erano i tempi del Modernismo, del Sillonismo, del Femminismo, dell'Altruismo, del miglioramento del Proletariato, ecc... Sotto il pretesto della fraternità si faceva (e si fa ancora) una insalata di tutte le religioni, torturando il dogma per adattarlo a tutte le opinioni.



 In ognuna di queste divagazioni vi è una particella di verità, ma una particella staccata dal suo contesto e snaturata; la Verità così cucinata è più perniciosa dell'errore evidente. Il Padre Besse (il benedettino che la guidò nella conversione, ndr) mi diceva: “Il Modernismo ha adottato la terminologia del cattolicesimo svuotandola della sua sostanza”.



 La Religione non diventava che una sociologia, una morale umana, tendente a stabilire in questo mondo il migliore Modus vivendi possibile. Dio non sarebbe così che il distributore delle nostre comodità e l'esecutore delle nostre concezioni. È mettere la religione con i piedi in alto e la faccia a terra. Rimettiamola nella sua posizione normale: il viso alzato verso Dio che è il nostro unico scopo.” (Realité unique et éternelle, ed. Du cloitre 1980, pp.37-38)



 Definizione più sintetica e precisa della crisi Modernista, che spaventosamente perdura nella Chiesa, non si può avere.



 Cercavo avidamente di conoscere il dogma, questa Roccia...”: è questo che l'autorità deve servire nella Chiesa, e per far questo non deve “fluttuare in mezzo alle opinioni”.



 Se non c'è questo sguardo mistico sulla verità rivelata, questo sguardo che è il solo cattolico, si finisce schiavi dei flutti menzonieri delle opinioni, condannati a scrutare quali novità porterà l'autorità di turno. Se non c'è il dogma, se non c'è la stabilità della fede nelle verità rivelate, la vita cristiana assomiglia alla vita di una corte che si adatta al principe per piacergli: ed è la tragedia, ed è il ridicolo. Carissimi, viviamo una vita stabilmente poggiata sulla roccia, sull'acciaio infrangile della rivelazione, domandando all'Autorità della Chiesa che semplicemente ce la custodisca.

lunedì 29 luglio 2013

il partito della sciabola


“Non occorre che un acciarino per bruciare una fattoria. Occorrono degli anni per costruirla. Ci vogliono mesi e mesi, c’è voluto lavoro e ancora lavoro per far crescere una messe. E non ci vuole che un acciarino per dar fuoco a una messe. Ci vogliono anni e anni per far crescere un uomo, c’è voluto pane e ancora pane per nutrirlo, e lavoro e lavori di ogni genere. E basta un colpo per uccidere un uomo. Un colpo di sciabola e la cosa è fatta. Per fare un buon cristiano occorre che l’aratro abbia lavorato venti anni. Per disfare un cristiano occorre che la sciabola lavori un minuto. 
E’ nel genere dell’aratro lavorare vent’anni. E’ nel genere della sciabola lavorare un minuto; e di fare di più: di essere la più forte. Di farla finita. Allora noi altri saremo sempre i meno forti. Andremo sempre meno veloci. Noi siamo il partito di quelli che costruiscono. Loro sono il partito di quelli che demoliscono. Noi siamo il partito dell’aratro. Loro sono il partito della sciabola”.


Da Charles Péguy, Il mistero della carità di Giovanna d’Arco

sabato 27 luglio 2013

misericordia io voglio...

Misericordia

"In cosa consiste la misericordia umana? Soprattutto nel prestare attenzione alle miserie dei poveri. E in cosa consiste la misericordia divina? Senza alcun dubbio nel concedere il perdono dei peccati...
E' Dio in questo mondo che soffre di freddo e di fame nei poveri, come dice lui stesso (Mt 25,40)... Che tipo di persone siamo, noi che vogliamo ricevere quando Dio dà e, quando chiede, non vogliamo dare? Quando il povero ha fame, è Cristo che è nel bisogno, come dice lui stesso: “Avevo fame e non mi avete dato da magiare” (V. 42). Non disprezzare dunque la miseria dei poveri, se vuoi sperare con fiducia il perdono dei peccati... Ciò che lui riceve in terra, lo rende in cielo.
Vi domando, fratelli, cosa volete, cosa cercate quando venite in chiesa? Cosa, se non la misericordia? Date quella della terra e riceverete quella del cielo. Il povero ti chiede e tu chiedi a Dio: lui chiede un pezzo di pane e tu la vita eterna... Ecco perché, quando venite in chiesa, fate l'elemosina ai poveri secondo le vostre possibilità".

                                         San Cesario di Arles, monaco e vescovo, Discorso 25; SC 243

giovedì 25 luglio 2013

1000 anni fa nasceva l'autore della Salve Regina


 

Storia di un santo deforme 

con un’anima splendida


Il 18 luglio 1013 nasceva Ermanno di Reichenau, il monaco “contratto” che non poteva stare comodo neanche sdraiato. Le cure dei confratelli e la grande fede ne fecero un uomo «veramente vivo»

«Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a Te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime..». È la preghiera che ancora si canta nelle chiese, alla fine, quando restano i vecchi a trascinare le vocali come a trattenere chi già corre a riaccendere il telefonino. Chi l’ha scritta, quasi mille anni fa, sapeva che cos’è una valle di lacrime. La Salve Regina fu infatti, quasi sicuramente, composta da Ermanno di Reichenau, meglio conosciuto come Ermanno lo storpio. Lo chiamavano anche “il contratto”. I documenti che ne danno notizia parlano di un uomo deforme, con gli arti come attorcigliati a impedirgli non solo di camminare normalmente ma anche di trovare pace disteso o seduto nella sedia costruita apposta per lui. Ermanno, che nella vita non è mai stato comodo se non, probabilmente, quando è sopraggiunta la morte, fu monaco e fine studioso. La preghiera alla Madonna entrata nella storia liturgica della Chiesa è solo uno degli aspetti del suo studio e della sua fede poderosamente intrecciati. Poi ci sono le cronache della storia del mondo, lo studio delle costellazioni, la costruzione di astrolabi. Ancora oggi chi cerca notizie su di lui nelle biblioteche trova i trattati scritti nelle notti insonni nell’abbazia di Reichenau, in un’isoletta nel lago di Costanza. A essere in grado di scrivere ci arrivò probabilmente dopo un lungo allenamento per addomesticare le mani a rispondere alla mente. Nacque il 18 luglio del 1013, esattamente mille anni fa, ed era uno dei 15 figli di Eltrude e Goffredo conte di Althausen di Svevia.

Fu il gesuita inglese Cyril Martindale ad appassionarsi alla sua storia dopo il ritrovamento nella biblioteca di Oxford di un volume in latino che ne riferiva la vita. Quelle pagine, racconta Martindale in un volume molto amato da don Luigi Giussani (Santi, Jaca Book) non parlavano di un handicappato abbandonato, ma di un piccolo affidato alle amorevoli cure dei monaci e diventato presto un compagno prezioso per i religiosi. Misteriosamente in Ermanno la malattia non genera cinismo bensì un’umanità ricca, rigogliosa, coinvolgente. Così la biografia parla di un uomo «piacevole, amichevole, conversevole; sempre ridente; tollerante; gaio; sforzandosi in ogni occasione di essere galantuomo con tutti». Quello che doveva essere un peso diventa presto l’orgoglio del monastero e la sua fama arriva fino all’imperatore Enrico III e a papa Leone IX, che visitarono Reichenau rispettivamente nel 1048 e nel 1049.

Vincere il dolore e la pigrizia non è semplice. Ermanno stesso lo fa capire nell’introduzione a uno dei suoi volumi più complicati, quello in cui spiega come si costruiscono gli astrolabi, marchingegni antenati degli orologi, utilizzati per localizzare o calcolare la posizione del Sole, della Luna, dei pianeti e delle stelle, ma anche per determinare l’ora conoscendo la longitudine. «Ermanno – scrive –, l’infimo dei poveretti di Cristo e dei filosofi dilettanti, il seguace più lento di un ciuco, anzi, di una lumaca è stato indotto dalle preghiere di molti amici a scrivere questo trattato scientifico». Tra gli amici c’è Bertoldo, incaricato di aiutarlo nelle incombenze quotidiane e testimone dei momenti cruciali della sua vita. È a lui che Ermanno affida i suoi pensieri nei giorni della pleurite che lo condurrà alla morte. E l’amico si commuove e si tura le orecchie quando il piccolo monaco, già assaporando la pace della liberazione dal corpo, si dice stanco di vivere.

«La Vita, come la scrisse Bertoldo – osserva Martindale –, è così piena di vita pulsante, Ermanno ne esce veramente vivo! Non perché sapesse scrivere sulla teoria della musica e della matematica, né perché seppe compilare minuziose cronache storiche e leggere tante lingue diverse, ma per il suo coraggio, la bellezza dell’anima sua, la sua serenità nel dolore, la sua prontezza a scherzare e a fare a botta e risposta, la dolcezza dei suoi modi che lo resero “amato da tutti”. (…) Ermanno ci dà la prova che il dolore non significa infelicità, né il piacere la felicità».

Laura Borselli, Luglio 15, 2013
Fonte: Tempi.it


martedì 23 luglio 2013

dove dobbiamo andare per ascoltare di nuovo queste cose?


Grazie Padre Seraphim!



"Noi ortodossi facciamo così: tornate anche voi cattolici a fare così
e saremo di nuovo un grande famiglia"