venerdì 14 febbraio 2014

a Radio Maria continua la caccia alle streghe


Padre Livio rimuove il Prof. Roberto de Mattei da Radio Maria

Il 13 febbraio Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, ha chiuso la rubrica “Radici Cristiane” che il prof. Roberto de Mattei conduceva dal 17 febbraio 2010, ogni terzo mercoledì del mese a Radio Maria. La ragione del provvedimento è l’articolo dello stesso de Mattei 2013-2014. Motus in fine velocior apparso su “Corrispondenza Romana” del 12 febbraio. Riportiamo di seguito lo scambio di corrispondenza tra padre Livio e Roberto de Mattei.
 
13 febbraio 2014 – Padre Livio Fanzaga al prof. Roberto de Mattei
Caro Prof. Roberto De Mattei,
ho letto il suo recente articolo “ Motus in fine velocior” e ho notato come si stia sempre più accentuando la sua posizione critica nei confronti del Pontificato di Papa Francesco.  Ne sono molto dispiaciuto e avrei desiderato che Lei mettesse la sua grande preparazione culturale al servizio del Successore di Pietro.
Lei comprende, caro Professore, che la sua posizione è incompatibile con la presenza a Radio Maria la quale prevede, nei suoi  Principi guida,  l’adesione non solo al Magistero della Chiesa, ma anche il sostegno all’azione pastorale del   Sommo Pontefice.
Con rincrescimento e per dovere di coscienza, devo sospendere la sua trasmissione mensile, mentre la ringrazio, anche a nome degli ascoltatori, per  l’impegno profuso, a titolo di volontariato,  alla ricerca delle radici cristiane dell’Europa.
Caro Professore, se il suo atteggiamento verso l’attuale Pontificato dovesse cambiare e divenire più positivo,  non ci sarebbe nessuna difficoltà che Lei possa riprendere la sua trasmissione.
Cordialmente
Padre Livio Fanzaga  (Direttore)
 
13 febbraio 2014 – Roberto de Mattei a padre Livio Fanzaga
Caro padre Livio,
Con una e-mail del 13 febbraio Lei mi comunica di aver deciso di sospendere la trasmissione “Radici Cristiane” a Radio Maria perché si starebbe “sempre più accentuando” la mia “posizione critica nei confronti del Pontificato di Papa Francesco” . “La sua posizione – mi scrive – è incompatibile con la presenza a Radio Maria la quale prevede, nei suoi  Principi guida,  l’adesione non solo al Magistero della Chiesa, ma anche il sostegno all’azione pastorale del   Sommo Pontefice“.
Innanzitutto la ringrazio per l’invito che Lei mi fece, quattro anni fa, a condurre la trasmissione “Radici Cristiane” a Radio Maria. Da allora allo scorso 15 gennaio, ogni terzo mercoledì del mese, ho cercato di svolgere al meglio il compito che mi aveva affidato, sviluppando temi di carattere storico, apologetico, spirituale e morale in difesa della Chiesa e della Civiltà cristiana. La ringrazio anche per avermi pubblicamente difeso quando a causa di alcune trasmissioni fui violentemente attaccato dalla stampa laicista. Tutta la mia attività e il mio apostolato  è stato e rimane al servizio della Chiesa e del Romano Pontefice, al quale ho dedicato il mio ultimo volume Vicario di Cristo. Il Papato tra normalità e eccezione. La devozione al Papato costituisce una parte essenziale della mia vita spirituale.
            La dottrina cattolica ci insegna però che il Papa è infallibile solo a determinate condizioni e che può commettere errori, nel campo ad esempio, della politica ecclesiastica, delle scelte strategiche, dell’azione pastorale e perfino del magistero ordinario. In questo caso non è un peccato, ma un dovere di coscienza per un cattolico rimarcarlo, purché lo faccia con tutto il rispetto e l’amore che si deve al  Sommo Pontefice. Così fecero i santi, che devono essere il nostro modello di vita.
            La Chiesa lascia questa libertà di critica ai suoi figli e non pecca chi, con la dovuta riverenza, sottolinea le mancanze delle gerarchie ecclesiastiche. Pecca invece chi tace, per viltà o conformismo. Il dramma della Chiesa di oggi sta proprio nella paura dei sacerdoti e dei vescovi, che costituiscono la pars electa della Chiesa, di denunciare la terribile crisi in atto, di risalire alle cause, di proporre rimedi.
            Ho riletto l’articolo che costituisce la ragione del mio allontanamento e non mi sembra che ci sia nulla di irriguardoso nei confronti del regnante Pontefice, ma solo alcune considerazioni di carattere storico più che teologico, mosse da puro amore della Verità. Non ho inoltre esposto le mie preoccupazioni sulla attuale situazione della Chiesa nella mia trasmissione mensile di  Radio Maria, ma su un’agenzia di informazioni da me diretta.
            Caro padre Livio, rientra nella sua piena libertà il congedarmi dalla sua emittente, ma sarebbe stato meglio che Lo avesse fatto senza motivazioni, piuttosto che addurre ragioni così deboli e, se mi permette, infondate. Lei non esce bene da questa vicenda e sinceramente me ne dispiace. Il moto degli eventi si fa sempre più veloce e prima o poi il vortice coinvolgerà anche Lei e Radio Maria, costringendola ad assumere, in un senso o nell’altro, posizioni che Lei si illude possano essere schivate. Vengono momenti  però in cui bisogna schierarsi. Per quanto mi riguarda continuerò ad esercitare la mia libertà di cristiano per difendere la fede che ho ricevuto con il mio battesimo e che costituisce il mio bene più caro. Che lo Spirito Santo mi aiuti a non cedere mai ad alcuna pressione o lusinga, a non cessare mai di dire la verità e a dirla tanto più forte quanto più grande è il silenzio di chi dovrebbe esserne voce.
Con devoto ossequio
Roberto de Mattei
 
14 febbraio 2014 – padre Livio Fanzaga a Roberto de Mattei
Caro Professore,
la ringrazio per la sua pacata risposta. Il suo articolo mi è stato segnalato con preoccupazione da qualche ascoltatore che la segue. Certe decisioni si prendono con sofferenza. E’ mia ferma convinzione che la Chiesa,  possa uscire dal travaglio odierno seguendo la Madonna e il Papa. Come ci insegna Benedetto XVI, è più che mai l’ora della preghiera.
Con stima Padre Livio

 

P. S. La chiosa finale: “Come ci insegna Benedetto XVI” è comunque esilarante, sembra quasi un lapsus freudiano(=oh come vorrei che fosse ancora Papa lui, così mi risparmierei queste figuracce!)

giovedì 13 febbraio 2014

Socci si prepara per lo scoop di tutti i tempi


 
FORSE NON E’ CANONICAMENTE VALIDA LA “RINUNCIA” DI PAPA BENEDETTO

di Antonio Socci

 Il “ritiro” di Benedetto XVI – un anno dopo – si tinge di giallo. Perché emergono “dettagli” che impongono di interrogarsi seriamente sulla sua effettiva validità canonica.

Parto da ciò di cui io stesso sono stato testimone personale. Nell’estate del 2011 ricevo da fonte certa la notizia: Benedetto XVI ha deciso di dimettersi e lo farà dopo aver compiuto gli 85 anni, cioè dall’aprile 2012.

Scrissi tutto su queste colonne il 25 settembre 2011. Fui seppellito da una valanga di risposte sprezzanti sia dall’entourage vaticano che dai vaticanisti. Arrivati alla primavera 2012 qualcuno dei vaticanisti fece ripetutamente notare che la mia previsione non si era realizzata.

Io risposi che si era in pieno nella tempesta di Vatileaks e per quella ragione il Papa non si era ancora dimesso. Infatti l’11 febbraio 2013, appena chiuso il caso Valileaks, Benedetto XVI comunica il suo clamoroso ritiro (si era sempre nel suo 85° anno).

Tuttavia ancora ieri i rosiconi di “Vatican Insider” scrivevano:  “Nel corso degli anni, sui giornali italiani, Antonio Socci e Giuliano Ferrara parlarono, con motivazioni diverse, dell’ipotesi che Joseph Ratzinger si dimettesse. Nessuno, a ogni modo, seppe prevedere la tempistica”.

A parte il fatto che la mia era una notizia, mentre l’articolo di Ferrara, uscito mesi dopo, era una sua riflessione culturale, nel mio articolo la tempistica era molto ben definita.

 

LA CONFERMA DI BERTONE

 

Inoltre ieri il cardinale Bertone, con una intervista al “Giornale”, ha rivelato: “Il Papa aveva maturato la decisione da tempo, me ne parlò già a metà del 2012”.

Poi decise di ritardare un po’ la comunicazione per le tante tempeste che erano in corso. Ma la decisione era stata presa per l’aprile 2012. Proprio come avevo scritto.

A questo punto mi sono chiesto come facevano quelle mie fonti a sapere con certezza tutto questo già nell’estate del 2011, due anni prima? Chi e perché era in grado di conoscere una cosa simile?

O qualche persona molto vicina al Papa, oppure qualche gruppo di persone che l’aveva con lui “patteggiata” e ottenuta. Ebbene, nell’estate 2011 le persone vicine al Papa non lo sapevano. Dunque ci sono state forze che hanno voluto e premuto per quella decisione fino a “strappargli” una data?

 

COMPLOTTO ?

 

Non credo che sia un’esagerazione complottista perché, oltre ai fortissimi attacchi esterni, che hanno connotato il suo pontificato, Benedetto XVI è stato avversato in modo durissimo fin dall’inizio all’interno del mondo ecclesiastico: è evidente dal documento con cui un gruppo di cardinali anonimi, subito dopo il Conclave del 2005, ha infranto il giuramento sul Vangelo diffondendo un presunto Diario delle votazioni che delegittimava Ratzinger e in pratica gli lanciava il segnale di mollare. Prefigurando subdolamente dei fatti che poi si sono davvero realizzati.

Quella delegittimazione pubblica di un papa appena eletto, da parte di cardinali spergiuri, nascosti dietro l’anonimato, non ha eguali nella storia moderna della Chiesa.

E’ possibile pensare che da lì si sia dipanata tutta una strategia ostile che evidentemente puntava proprio alle dimissioni del Papa. Nel libro “Attacco a Ratzinger”, del 2010, Andrea Tornielli e Paolo Rodari, riportano la dichiarazione di un importante cardinale che, dopo il Conclave del 2005, disse di papa Benedetto: “due o tre anni, non durerà più di due o tre anni” (e “lo faceva accompagnando le parole con un gesto delle mani, come per minimizzare”).

 

INQUIETANTE APPUNTO

 

Va ricordato anche l’inquietante “appunto” consegnato a Benedetto XVI il 30 dicembre 2011 dal cardinale Dario Castrillòn  Hoyos, nel quale si riferivano le cose che un altro cardinale, Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, nel novembre 2011, avrebbe detto ad alcune persone in colloqui avuti a Pechino.

Il Cardinale Romeo, secondo l’estensore del rapporto, avrebbe “aspramente criticato papa Benedetto XVI”. Infine “sicuro di sé, come se lo sapesse con precisione il Cardinale Romeo ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri dodici mesi da vivere. Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi”.

Tale documento uscì poi sulla stampa nel febbraio 2012  e fece scalpore, ma fu subito dimenticato, anche dai media (sempre superficiali). Declassato a chiacchiera di qualche svagato che aveva frainteso tutto, immaginando attentati e cose simili.

Di certo quel rapporto aveva aspetti strani, ma alla luce di ciò che è davvero accaduto nei dodici mesi successivi, si può dire che era proprio casuale che fosse prevista con certezza l’uscita di scena di Ratzinger?

Di sicuro, con tutto questo oscuro subbuglio di Curia, appaiono poco credibili oggi dichiarazioni come quella fatta a caldo, al momento delle dimissioni del papa, dal cardinale Sodano: “Un fulmine a ciel sereno”.

Sodano – che era Segretario di Stato nel 2005 e fu sostituito da Benedetto XVI nel 2006 – è poi colui che, come decano del Sacro Collegio, ha gestito il nuovo Conclave del 2013. E resta l’uomo forte della Curia.

 

IL GIALLO

 

La vicenda delle dimissioni di papa Benedetto è sempre più misteriosa. E pure imbarazzante. Non a caso, per l’anniversario del ritiro, si sono lette cose surreali, come la dichiarazione del cardinale Cottier che ad “Avvenire” ha detto: “Con molta lucidità egli ha misurato le proprie forze e il lavoro da fare. E ha deciso che non si può forzare la Provvidenza”.

Restare al suo posto sarebbe stato “forzare la Provvidenza”? E in quale bignami della teologia sarebbe scritta una simile castroneria, offensiva per papa Benedetto e pure per la Provvidenza, che non è ritenuta in grado di guidare le vite umane? Forse che il Conclave del 2005 andò contro la Provvidenza?

Eccoci dunque davanti alla domanda cruciale: quella sulla “rinuncia” di Benedetto XVI. L’11 febbraio 2013 egli l’annunciò solennemente “ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà”.

Non è ammissibile dubitare delle sue parole, quindi il suo fu un gesto libero. Tuttavia per ottenere una decisione in tal senso si può premere in molti modi. Non necessariamente con un’imposizione diretta.

C’è chi ha avanzato l’ipotesi che il Papa abbia sentito ventilare eventi catastrofici per la Chiesa che, in cuor suo, riteneva di poter scongiurare facendosi da parte. In questo caso avrebbe preso liberamente la sua decisione, ma quanto sarebbe valido il suo ritiro?

Il problema della validità canonica delle sue dimissioni è enorme. L’invalidità infatti – secondo alcuni canonisti – non riguarda solo il caso di costrizione, ma è da discutere anche in altri casi.

 

SEGNALI SIGNIFICATIVI

 

Per esempio ci si può domandare se il Pontefice in cuor suo ha messo nella decisione il concorso della volontà, cioè se si è ritirato – oltreché esteriormente – anche interiormente.

Sembra una questione aleatoria, ma nelle cose di Dio il cuore, che Lui solo vede, è determinante.

Infatti perfino per i sacramenti è necessario questo requisito. Nella consacrazione dell’eucaristia ci vuole materia, forma e intenzione: se manca anche solo uno di questi elementi il sacramento è invalido.

Per esempio se manca l’intenzione interiore del sacerdote di consacrare, se egli formula le parole, ma non ha l’intenzione di consacrare, la consacrazione non è valida.

Benedetto XVI si è ritirato anche interiormente?

Oltre al linguaggio delle parole c’è quello dei gesti. Quello che vediamo è che ha scelto di continuare a stare “nel recinto di Pietro”, di vestire in abito bianco, di definirsi “papa emerito” e di continuare a chiamarsi Benedetto XVI (si firma così).

Inoltre ha rifiutato il cambiamento del suo stemma che lo riportava a cardinale, tenendo ancora quello con le chiavi di Pietro.  Il Vaticano ha fatto sapere che Benedetto “preferisce non adottare un emblema araldico espressivo della nuova situazione creatasi con la sua rinuncia al Ministero Petrino”.

Sappiamo che nella Chiesa c’è anche il “magistero tacito” . Forse questo è il caso. E di certo Benedetto è in accordo con Francesco. Un bel mistero.

P.S. Voglio sottolineare, riportandolo, il bellissimo e significativo tweet di ieri di papa Francesco: “Oggi vi invito a pregare per SUA SANTITA’ BENEDETTO XVI, un uomo di grande coraggio e umiltà”.

 Tratto da “Libero”, 12 febbraio 2014


 

 

martedì 11 febbraio 2014

"meditare, pregare ed agire. La città è già in rovina e i soldati nemici sono alle porte. Chi ama la Chiesa la difenda, per affrettare il trionfo del Cuore Immacolato di Maria" (Roberto de Mattei)

2013-2014: Motus in fine velocior
di Roberto de Mattei

 
L’11 febbraio 2013 è una data ormai entrata nella storia. Quel giorno Benedetto XVI comunicò la sua decisione di rinunciare al pontificato ad un’assemblea di cardinali attoniti. L’annunzio fu accolto “come un fulmine a ciel sereno”, secondo le parole rivolte al Papa dal cardinale decano Angelo Sodano e l’immagine di un fulmine che lo stesso giorno colpì la Basilica di San Pietro fece il giro del mondo.
L’abdicazione avvenne il 28 febbraio, ma prima Benedetto XVI comunicò di voler restare in Vaticano come Papa emerito, fatto mai avvenuto e ancora più sorprendente della rinuncia al pontificato. Nel mese trascorso tra l’annuncio dell’abdicazione e il conclave apertosi il 12  marzo, fu preparata l’elezione del nuovo Pontefice, anche se apparve al mondo come inaspettata. Più che l’identità dell’eletto, l’argentino Jorge Mario Bergoglio, stupì l’inedito nome da lui scelto, Francesco, quasi a voler rappresentare un unicum, e colpì il suo primo discorso, in cui dopo un colloquiale “buonasera”, si presentò come “vescovo di Roma”, titolo che spetta al Papa, ma solo dopo quelli di Vicario di Cristo e di successore di Pietro, che ne costituiscono il presupposto.
La fotografia dei due Papi che pregavano assieme, il 23 marzo a Castelgandolfo, offrendo l’immagine di una inedita “diarchia” pontificia,  aumentò la confusione di quei giorni. Ma si era solo all’inizio. Venne l’intervista sull’aereo di ritorno da Rio de Janeiro, il 28 luglio 2013, con le parole “chi sono io per giudicare!” destinate ad essere utilizzate per giustificare ogni trasgressione. Seguirono le interviste di Papa Francesco al direttore della “Civiltà Cattolica”, in  settembre e  quella al fondatore del quotidiano “La Repubblica”, in ottobre, che ebbero un impatto mediatico superiore alla sua prima enciclica Lumen fidei. Si disse che non erano atti di magistero, ma tutto ciò che da allora sta accadendo nella Chiesa, deriva soprattutto da quelle interviste che ebbero carattere magisteriale di fatto se non di principio.
Lo scontro tra il cardinale Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Fede, e il cardinale arcivescovo di Tegucigalpa Oscar Rodriguez Maradiaga, coordinatore dei consiglieri per le riforme di Papa Francesco,  ha portato al culmine la confusione. La dottrina tradizionale, secondo Maradiaga, non è sufficiente ad offrire « risposte per il mondo di oggi». Essa verrà mantenuta, ma ci sono «sfide pastorali» adatte ai tempi alle quali non si può rispondere «con l’autoritarismo e il moralismo» perché questa «non è nuova evangelizzazione».
Alle dichiarazioni del card. Maradiaga hanno fatto seguito i risultati del sondaggio sulla pastorale familiare promosso dal Papa per il Sinodo dei Vescovi del 5-19 ottobre. Il Sir (Servizio di informazione religiosa) ha diffuso una sintesi  delle prime risposte arrivare dal Centro-Europa. Per i vescovi belgi, svizzeri, lussemburghesi e tedeschi, la fede cattolica è troppo rigida e non corrisponde alle esigenze dei fedeli. La Chiesa dovrebbe accettare le convivenze prematrimoniali, riconoscere matrimoni omosessuali e unioni di fatto, ammettere il controllo delle nascite e la contraccezione, benedire le seconde nozze dei divorziati e permettere loro di ricevere i sacramenti.        Se questa è la strada che si vuole percorrere, è il momento di dire che si tratta di una strada verso lo scisma e l’eresia, perché si negherebbe la fede divina e naturale che nei suoi comandamenti non solo afferma l’indissolubilità del matrimonio, ma proibisce gli atti sessuali al di fuori di esso, tanto più se commessi contro natura. La Chiesa accoglie tutti coloro che si pentono dei propri errori e peccati e si propongono di uscire dalla situazione di disordine morale in cui si trovano, ma non può legittimare, in alcun modo, lo status di peccatore. A nulla varrebbe affermare che il mutamento riguarderebbe solo la prassi pastorale e non la dottrina. Se tra la dottrina e la prassi manca la corrispondenza, vuol dire che è la prassi a farsi dottrina, come peraltro sta purtroppo accadendo dal Concilio Vaticano II in poi.
La Chiesa deve dare risposte nuove e “al passo con i tempi”? Ben diversamente si comportarono i grandi riformatori nella storia della Chiesa, come  san Pier Damiani e san Gregorio Magno che, nell’XI secolo, avrebbero dovuto legittimare la simonia e il nicolaismo dei preti, per non rendere la Chiesa estranea alla realtà del loro tempo, ed invece denunciarono queste piaghe con parole di fuoco, avviando la riforma dei costumi e la restaurazione della retta dottrina.
E’ lo spirito intransigente e senza compromesso dei santi ad essere oggi drammaticamente assente. Urgerebbe una acies ordinata, un’armata schierata a battaglia che impugnando le armi del Vangelo annunci una parola di vita al mondo moderno che muore, invece di abbracciarne il cadavere. I gesuiti offrirono, tra il Concilio di Trento e la Rivoluzione francese, questo nucleo di combattenti alla Chiesa. Oggi soffrono la decadenza di tutti gli ordini religiosi e se tra questi uno ne appare ricco di promesse, viene inspiegabilmente soppresso. Il caso dei Francescani dell’Immacolata, esploso a partire da luglio, ha portato alla luce una evidente contraddizione tra i continui richiami di Papa Francesco alla misericordia e il bastone  assegnato al commissario Fidenzio Volpi per annichilire uno dei pochi istituti religiosi oggi fiorenti.
Il paradosso non si ferma qui. Mai come nel primo anno di pontificato di Papa Francesco, la Chiesa ha rinunciato ad uno dei suoi divini attributi, quello della giustizia, per presentarsi al mondo misericordiosa e benedicente, ma mai come quest’anno la Chiesa è stata oggetto di violenti attacchi da parte del mondo verso cui stende la mano.
Il matrimonio omosessuale, rivendicato da tutte le grandi organizzazioni internazionali e da quasi tutti i governi occidentali, contraddice frontalmente non solo la fede della Chiesa, ma la stessa legge naturale e divina che è iscritta nel cuore di ogni uomo. Le grandi mobilitazioni di massa, avvenute soprattutto in Francia con le Manif pour tous, cos’altro sono se non la reazione della coscienza di un popolo ad una legislazione iniqua e contro-natura? Ma le lobby immoraliste non si accontentano di questo. Ciò che a loro preme non è l’affermazione dei presunti diritti omosessuali, quanto la negazione dei diritti umani dei cristiani. Christianos esse non licet: il grido blasfemo che fu di Nerone e di Voltaire, riecheggia oggi nel mondo, mentre Jorge Mario Bergoglio è eletto dalle riviste mondane uomo dell’anno.
Gli avvenimenti si susseguono sempre più rapidamente. La sentenza latina motus in fine velocior è comunemente usata per indicare lo scorrere più veloce del tempo al termine di un periodo storico. La moltiplicazione degli eventi abbrevia infatti il corso del tempo, che in sé non esiste al di fuori delle cose che fluiscono. Il tempo, dice Aristotele è la misura del movimento (Fisica, IV, 219 b). Più precisamente lo definiamo come la durata delle cose mutevoli. Dio è eterno proprio perché è immutabile: ogni movimento ha in lui la sua causa, ma nulla in Lui muta. Più ci si allontana da Dio, più cresce il caos, prodotto dal mutamento.
L’11 febbraio ha segnato l’inizio di un’accelerazione del tempo, che è la conseguenza di un movimento che si sta facendo vertiginoso. Viviamo un’ora storica che non è  necessariamente la fine dei tempi, ma è certamente il tramonto di una civiltà e la fine di un’epoca nella vita della Chiesa. Se al chiudersi di quest’epoca  il clero e il laicato cattolico non assumeranno fino in fondo le loro responsabilità, si avvererà inevitabilmente il destino che la veggente di Fatima ha visto svelarsi davanti ai propri occhi:
« Vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio ».
La drammatica visione del 13 maggio dovrebbe essere più che sufficiente per spingerci a meditare, pregare ed agire. La città è già in rovina e i soldati nemici sono alle porte. Chi ama la Chiesa la difenda, per affrettare il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

lunedì 10 febbraio 2014

"Poveri peccatori"!


Omelia per la Festa
di Nostra Signora di Lourdes

Cari amici,

eccoci giunti all’undici febbraio, giorno dedicato alla Madonna di Lourdes! Voi sapete che l’undici febbraio, in ragione del messaggio sulla santificazione della sofferenza  offertoci dalle apparizioni del 1858, è stato proclamato dalla Chiesa giornata mondiale dei malati. Il rischio in tutto questo è che le apparizioni di Lourdes abbiano qualcosa da dirci solo quando saremo in sedia a rotelle o giù di lì. Certo qualcuno risponderà dicendo che, bene o male, tutti ci ammaleremo o tutti quantomeno abbiamo avuto o avremo a che fare con  le malattie dei nostri cari. Ma le apparizioni di Lourdes hanno un messaggio ben più vasto di questo, pur nobile e profondo, della santificazione della sofferenza. Io vorrei soffermarmi oggi su due aspetti:

 
1   1)      Le apparizioni di Lourdes sono una conferma di quanto aveva definito il Papa Pio IX quattro anni prima nel 1854, ossia la definizione dell’Immacolato concepimento di Maria. Diceva a tale proposito il Cardinale Siri : “Il cielo non si è mai mosso per venire a confermare quanto detto dai grandi uomini ( …) ma il cielo si è mosso per venire a confermare la parola del Papa …”. Traiamo la morale per noi: non banalizziamo la parola del papa, non cataloghiamo le parole del papa in quel fiume di parole che invade le nostre quotidiane esistenze; non trattiamo con sufficienza le parole del pontefice quasi dovesse chiedere il permesso su ciò che deve dire ai vari opinionisti del giorno o ai diversi sondaggi di opinione. Oggi Lourdes, con questa solenne conferma dall’alto all’insegnamento del papa , vuole dirci : “Attenzione! Le parole del papa – quando parla da papa, dunque da Vicario di Cristo, da Maestro della Fede, non sono mai banali o oziose, hanno un collegamento con i piani superiori …!

"  2)      Il secondo insegnamento che ci viene da Lourdes è quello della penitenza! Il tema della  penitenza è strettamente legato a quello del peccato. L’altro giorno in autobus pensando a Lourdes mi son ricordato che in francese la secondo parte dell’Ave Maria ha un aggiunta che non c’è nel testo italiano: poveri. Si , si dice infatti : “Santa Maria Madre di Dio , prega per noi poveri peccatori..”. A qualcuno potrà forse non piacere ma io lo trovo molto interessante. In quale statistica o rapporto della Caritas, dei sindacati , degli istituti di demoscopia o di assistenza sociale, comparirà questa forma di povertà: il peccato e i peccatori? A chi interessa sollevare da questa miseria questi poveri che siamo poi tutti, perché questa forma di povertà, a differenza dell’altra, riguarda tutti? Io vedo file alla Caritas di poveri, veri o presunti, ma non vedo nessuno a quella originale sede della Caritas che è il confessionale , dove quella miseria può essere sollevata, anzi annullata,  “non per i nostri meriti ma per la ricchezza del Suo perdono “ (cfr. Canone Romano). Nel film Bernardette, del 1943, mi hanno sempre colpito le parole del  dottor Dozous , medico di Lourdes, che era rimasto impressionato dalla risposta data da Santa Bernardette alla domanda su chi fosse un peccatore. “ Un peccatore, aveva risposto la Santa, è chi ama il peccato”. Il dottore era rimasto stupito che avesse detto chi ama il peccato e non chi fa il peccato. Cosa voleva dire? Sgombriamo subito il campo da un equivoco : chi fa il peccato è un peccatore , ma chi lo ama lo è in un grado inquietante. Ma cosa vuol dire amare il peccato? Azzardo una risposta : ama il peccato chi afferma che il peccato non è più tale, a tal punto da non aver bisogno di misericordia e perdono. Di più, ama il peccato chi contraddicendo Dio lo eleva a virtù, e non faccio esempi per carità … le apparizioni di Lourdes invece col loro invito alla penitenza, a riconoscerci “poveri peccatori” senza ma e senza se ci indicano un’altra strada quella del perdono, che ci fa andare oltre ogni limite. Scrive a tale proposito Monsignor Luigi Negri: “Gli errori non sono obiezioni mai. Nella Chiesa l'unica realtà che può fermare è teorizzare l'errore; per il peccato infatti la Chiesa possiede una parola solo : il perdono”.

Cari amici, approfittiamo di questa giornata, per  pregare per noi peccatori, nessuno escluso perché possiamo sperimentare l’amore di Gesù, l’onnipotenza che perdona. E tu , Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra prega per noi poveri peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte! Amen

lunedì 3 febbraio 2014

coloratissima? .....

" Grande festa per l'arrivo di don Bosco in san Vittore. I ragazzi hanno accolto con canti, aeroplanini di carta e una grande e coloratissima festa l'arrivo delle reliquie di don Bosco nella chiesa di san Vittore a Varese" ( Testo "ufficiale" allegato al video di Youtube ) 
 

 
DON BOSCO RITORNA!

L'urna sul tram....

domenica 2 febbraio 2014

uccellacci, uccelini e .... fessure per fessi

 

fessure per il fumo di satana

Ecco come funziona:
  1. un peccato qualsiasi diventa "assai diffuso"
  2. i progressisti scalciano per "depenalizzarlo"
  3. i moderati invocano soluzioni "pastorali" per i "casi particolari"
  4. magari si fa anche circolare la voce che gli "antichi cristiani" erano più pastorali di noi
  5. i vescovi si "consultano" freneticamente elevando un sacco di fumosi "distinguo"
  6. infine - a furor di popolo o addirittura a furor di vescovi - una nuova "fessura" viene trionfalmente aperta per far entrare meglio "il fumo di satana" nel tempio di Dio 
Stavolta si parla della "comunione ai divorziati":


Alcune caratteristiche tipiche di questo caso recente:
  • un Papa ammette che metà dei matrimoni sarebbero invalidi (ma non era meglio tacere e agire?)
  • non si invoca più la dottrina ma ci si lamenta della scarsità di Sacrae Rotae (burocratizzazione della fede)
  • si invoglia mezzo mondo cattolico ad protestare il proprio "caso particolare" (esiste forse qualcuno che crede che il suo è un "caso normale"?)
  • infine: chi osa ricordare che il matrimonio è indissolubile, è un "rigorista", un "novaziano", un autodefinito "puro", un "pelagiano", uno che disprezza i "primi cristiani", magari addirittura un così detto "cripto-lefebvriano"...
Insomma, quando si apre una nuova falla sulla barca di Pietro, i "rigoristi" sono quelli che vorrebberlo tapparla (riproponendo l'essenziale della fede) e i "pastorali" sono quelli che vogliono allargarla (legiferando quanti ettolitri al giorno possono entrare in barca, ma senza aver modo di misurare).

Le vere armi della Chiesa Cattolica sono i sacramenti, il dogma, l'autorità.

Non prendiamoci in giro con i soliti discorsetti politically correct:  lo sappiamo tutti che "pastorale" oggi significa rinunciare a far valere l'autorità, significa annacquare il dogma, significa sprecare i sacramenti.

Non prendiamoci per il culo: lo sappiamo tutti che "misericordia" oggi significa negare le parole di Gesù Cristo: «va' e non peccare più».
 
 
tratto da: http://letturine.blogspot.it/2014/01/fessure-per-il-fumo-di-satana.html

giovedì 30 gennaio 2014

"Vuoi la Tradizione? Falla!"


"VUOI LA TRADIZIONE? FALLA!"
 Editoriale di "Radicati nella fede"


STABILITAS LOCI
[Editoriale di "Radicati nella fede" - febbraio 2014]

  Se c'è un rischio grande, oggi, è quello di credere di vivere le cose perché le si pensa o perché le si vede. Sì, oggi è questa la grande illusione, l'illusione del “virtuale”. Non vogliamo parlare solo di internet, anche di questo, ma non solo di questo.

  C'è nel mondo tradizionale chi, navigando sul web, fa il pieno di informazioni sulla vita della Tradizione, partecipa a tutti i più infuocati dibattiti o intervenendo o lasciandosi agitare, e pensa così di vivere la Chiesa secondo la tradizione. C'è poi un altro genere di “virtuali”, fatto da quelli che, amando viaggiare, vanno in cerca dei luoghi più significativi, dove poter vivere qualche intensa esperienza, che faccia loro gustare un pezzetto della Chiesa di sempre: un giorno sono in un convento, l'altro in un priorato, l'altro ancora in una chiesa dove si canta bene la messa. Nell'approssimarsi di una festa dicono: “Dove andiamo a viverla questa volta, dove sarà meglio?”.

  Entrambe queste posizioni sono ingannevoli e a lungo andare non costruiscono niente, lasciano a mani vuote, non cambiano la vita. Sono entrambe ingannate dal “virtuale” che non diventa mai “carne e sangue”. È un vagabondare pericoloso, che non ti cambia, che sposta fuori di te il problema.

  Potremmo applicare a questo genere di persone il giudizio severo che San Benedetto, padre del monachesimo occidentale, esprimeva sui monaci vaganti:

  “C'è infine una quarta categoria di monaci, che sono detti girovaghi, perché per tutta la vita  passano da un paese all'altro, restando tre o quattro giorni come ospiti nei vari monasteri... 
 ...sempre vagabondi e instabili, schiavi delle proprie voglie ...
 Lasciamoli quindi da parte ...”

  Perché questa sferzante severità da parte del Patriarca del monachesimo? Perché questi monaci, così vagando, non si pongono sotto l'obbedienza di nessuno e sfuggono al primo compito del cristiano, la propria conversione.

  I monaci benedettini fanno due voti: quello di stabilità (nel monastero) e quello della conversione dei costumi, conversione della vita. Ma è evidente che i due voti sono collegati strettamente: come fa il monaco a convertire la sua vita, se stabilmente non si mette sotto un'obbedienza santa, se non segue chi può guidarlo al cambiamento della sua vita? E come fa ad obbedire se non è stabile, se il riferimento della sua vita non è stabile?

  Questo è vero anche per ciascuno di noi, non solo per il monaco. È vero per ogni cristiano. Tanto più per il cristiano che giustamente vuole seguire il Cristianesimo “non modificato”, cioè la Tradizione.

  Per questo, e lo abbiamo già detto, dobbiamo riconoscere un luogo di messa tradizionale, dove accanto alla celebrazione della messa ci sia anche la sana dottrina, e farlo diventare il luogo della nostra stabilità. Solo così sarà edificata la nostra vita, sotto un'obbedienza reale che ci converte.

  Anche nel caso che questo luogo sia molto distante, e quindi impossibile recarvisi tutte le settimane, sarà sempre possibile un riferimento spirituale intenso che ci permetterà un reale seguire. Uno non potrà forse andarci tutte le settimane, ma programmerà il suo esserci nei momenti più intensi dell'anno. Molte volte la difficoltà della distanza invece di essere un inciampo, se aumenta il desiderio, è una grazia: tu che sei distante puoi capire meglio quanta grazia ci sia in quel luogo, che tu non puoi sempre raggiungere.

  Ad altri, più fortunati per vicinanza, sarà invece sempre possibile una fedeltà scrupolosa, alle messe e agli incontri dottrinali, fedeltà che, sola, nel tempo produce grandi frutti.

  La vita cristiana consiste nel seguire Cristo, ma questo seguire passa attraverso quel prolungamento dell'Incarnazione di Nostro Signore che si chiama Chiesa. E nella Chiesa si incarna in volti precisi: quel sacerdote, quel fedele più zelante ecc...

  Non ha proprio senso il vagabondare spirituale, è sterile e se volete ridicolo: vai in un luogo, vuoi vederci una bella Messa cantata, va bene! ma lo sai che, perché ci sia quella Messa cantata, dei fedeli hanno rinunciato alla loro “libertà”, per essere lì tutte le domeniche a cantarla? ...e altri hanno assicurato il servizio all'altare, tutte le domeniche? ...e un prete è lì stabilmente per celebrarla?
 Se tutti questi avessero vagabondato negli anni, per cercare “esperienze” spiritualmente interessanti, tu non avresti trovato un bel nulla. Riflettici su questo.

  Sì, è chiesta a molti una conversione in questo senso, una decisione per la vita: vuoi la Tradizione? Falla!... secondo l'autorità che il Signore ti ha dato. Sei prete? Inizia a celebrare la messa di sempre. Sei laico? Recati stabilmente dove un sacerdote, sano per dottrina, ha assicurato la messa della Tradizione, e sii fedele a quella chiesa, perché la tua fedeltà edifichi altri e converta il tuo cuore.

  Non c'è alternativa a questa stabilità.

  Avete mai provato a domandarvi: ma se per un miracolo della Provvidenza, il Papa concedesse libertà totale all'esperienza della Tradizione, sapremmo far frutto di questa libertà? Ci metteremmo, sotto la grazia di Dio, a fare il Cristianesimo secondo la Tradizione? O troveremmo delle scuse per vivere ancora nella recriminazione?

  Volere che la Chiesa torni alla sua Tradizione, lamentandosi o rimpiangendo, fa buttare il tempo, fa buttare la vita... e la vita passa veloce.


"ardare a cercarli!" ecco come......

Nessuna misericordia

per i Francescani dell’Immacolata

 di Cristina Siccardi
 
 Questo è «il tempo della misericordia», la Chiesa «deve andare a curare i feriti», deve «trovare una misericordia per tutti… ma non solo aspettarli: andare a cercarli! Questa è la misericordia» (Papa Francesco, Conversazione in aereo, 28 luglio 2013). Questo è «il tempo della misericordia» per dei poveri davvero poveri, che hanno fatto della povertà la loro scelta di vita per essere più simili a Cristo: i Francescani dell’Immacolata.
Tuttavia il silenzio del Papa nei loro confronti è assordante e di ciò le persone se ne avvedono, anche se non ispira, per il momento, i titoli delle prime pagine dei quotidiani. In migliaia e migliaia ormai si conosce la loro limpida storia, che parla da sé: legittimamente vivono la Chiesa (senza distrazioni mondane) e legittimamente hanno iniziato a celebrare in Vetus Ordo (liberalizzato e lodato da Benedetto XVI).
Questo abbracciare la Fede in maniera determinante ed esclusiva ha creato due forze contrapposte: da una parte ha attirato moltissime vocazioni (sia nel ramo maschile che in quello femminile), andando a nutrire le anime di una grande quantità di fedeli, e dall’altra ha creato turbative, invidie e gelosie, soprattutto nel clero.
Afferma Papa Francesco che la vicinanza della Chiesa è essenziale, «perché la Chiesa è madre, e non conosciamo una madre per corrispondenza. (…). Quando la Chiesa, impegnata con mille cose, trascura questa vicinanza, trascura ciò e comunica solo con i documenti, è come una madre che comunica con suo figlio con le lettere» (Intervista alla Tv Brasiliana “O Globo”, 28 luglio 2013).
Nella Chiesa si stanno evidentemente usando due pesi e due misure: la Chiesa è madre per alcuni e per altri – che vivono nella mitezza e nella purezza di cuore – comunica con “lettere” di diffidenza, astio, alterigia e prepotenza, come ha ampiamente dimostrato padre Fidenzio Volpi fin dall’inizio dell’infausto commissariamento dell’Ordine (11 luglio 2013).
I documenti che egli ha prodotto, uniti alle malignità diffuse dallo sparuto gruppo dei Francescani dell’Immacolata, insoddisfatti delle direttive dei loro Superiori, e alle parole e alle azioni prive di carità di Padre Alfonso Bruno F.I. nei confronti dei suoi confratelli, sono la schiacciante prova di quella che può considerarsi a buon diritto una delle più gravi persecuzioni spirituali e morali perpetrate in seno alla Chiesa. «Forse abbiamo ridotto il nostro parlare del mistero ad una spiegazione razionale; nella gente, invece, il mistero entra dal cuore»; «A volte, perdiamo coloro che non ci capiscono perché abbiamo disimparato la semplicità, importando dal di fuori anche una razionalità aliena alla nostra gente. Senza la grammatica della semplicità» la missione della Chiesa «è destinata al fallimento».
Forse la Chiesa è apparsa «troppo lontana», «forse troppo fredda … forse troppo autoreferenziale, forse prigioniera dei propri rigidi linguaggi» (Discorso all’Episcopato brasiliano, 27 luglio 2013). È a conoscenza il Papa che i Francescani dell’Immacolata sono vicinissimi alla gente? Le anime accorrono quando la Fede è vissuta nella povertà di orgoglio e di superbia. «Gesù diede calore al cuore dei discepoli di Emmaus. Vorrei che ci domandassimo tutti, oggi: siamo ancora una Chiesa capace di riscaldare il cuore?» (Ibidem). I Francescani dell’Immacolata sono riusciti a riscaldare i cuori… e Padre Volpi ha vibrato la sua scure su di loro.
Questa vicenda (ripercorsa nel libro Un caso che fa discutere. I Francescani dell’Immacolata, appena pubblicato da Fede & Cultura) resta aperta come una profonda piaga e lo resterà, anche dopo che sarà eseguita la sentenza che alcuni hanno già scritto prima del processo. La destituzione e la dispersione, anche geografica, di coloro che detenevano le redini dell’Ordine sono state avviate e, ormai, quasi concluse, per porre nei posti di comando i frati rivoluzionari.
Per corazzare il decreto dell’ 11 luglio scorso, il Cardinale João Braz de Aviz della Congregazione per i Religiosi, si è munito di un’approvazione specifica del Pontefice (ricordiamo che l’approvazione specifica è riservata ai documenti dottrinali o disciplinari destinati alla Chiesa universale), togliendo in tal modo ai Francescani dell’Immacolata ogni possibilità di ricorso al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, dove, forse, si sarebbe potuto presumere un atteggiamento maggiormente equanime, avendo tale Tribunale come Prefetto il Cardinale Raymond Leo Burke.
D’altro canto, irrituale è stata la stessa visita apostolica, svolta da Monsignor Vito Angelo Todisco, che, vista la sua esperienza giovanile nei Francescani dell’Immacolata e la sua amicizia con i frati ribelli, non si sarebbe neppure dovuto nominare e che, comunque, se nominato si sarebbe dovuto astenere. Tale mancanza di correttezza e di sensibilità, sia giuridica che etica, è stata uno dei primi campanelli d’allarme che sarebbero dovuti risuonare nella mente di tutti i protagonisti non offuscati dall’ideologia modernista del potere. Con un solo questionario, studiato minuziosamente per ottenere un risultato già deciso in partenza (senza visite dirette nelle case e né interrogatori, almeno ai Superiori delle case stesse), si è consumata una vera e propria farsa, dal sapore tragico, macchinata scientificamente.
Il comportamento di padre Volpi è in antitesi con gli appelli alla misericordia e alla tenerezza di Papa Francesco; rimuovendo padre Volpi (come hanno richiesto 8000 persone firmando la petizione promossa da Corrispondenza Romana) e cancellando il suo iniquo operato, il Sommo Pontefice compirebbe un atto di giustizia parzialmente riparatoria, in quanto le ferite ed i danni all’immagine della Chiesa, provocati da tali iniqui comportamenti, permarranno per lungo tempo. Non basta chiudere i conventi per tacitare le anime e le coscienze. Tale sistema è stato spesso adottato da padre Volpi, il quale, di fronte all’incapacità di dirimere le situazioni, preferisce abbattere e sopprimere: si pensi che, quando era Superiore provinciale dei Cappuccini, chiuse ben venti case nel Nord Italia ed oggi ha chiuso tre conventi dei Francescani dell’Immacolata nella sola diocesi di Albenga-Imperia. Fuori dalla verità e dalla giustizia non possono esistere misericordia e carità, ma solo il crudele arbitrio del potere, in qualunque modo lo si voglia ammantare. 
 

lunedì 27 gennaio 2014

dilaga nella Chiesa il vezzo di sollevare domande senza fornire risposte....

Un Gabbiano (simbolo di Sant'Ambrogio) e un Corvo (simbolo di San Benedetto) attaccano la Colomba della Pace
A tal proposito san Tommaso d’Aquino si espresse così: “Ebbene costoro sono falsi profeti , o falsi dottori, in quanto sollevare un dubbio e non risolverlo è lo stesso che concederlo” (Sermone “Attendite a falsis  prophetis”).
Oggi c’è chi, nella Chiesa, alle parole di Gesù riportate nel Vangelo preferisce il famoso questionario relativo al Sinodo, che è stato mandato a tutte le diocesi del mondo e viene presentato da taluno come un sondaggio, come se la Verità rivelata dovesse essere sostituita dalle più diverse opinioni.
 
(Tratto da articolo di A. Socci, pubblicato su "Libero" di Domenica 26 gennaio 2014)