Alcuni potrebbero rispondere che il divorzio è talmente frequente oggi che lo scandalo non esiste più … secondo questo ragionamento , potremo dunque ammettere i divorziati risposati alla Santa Comunione . Per questi zelanti sostenitori di uno strano progresso nessuno ne sarebbe scioccato! Questo modo di ragionare si basa su una cattiva comprensione della nozione stessa di scandalo. Quest’ultimo non è uno choc psicologico , ma un ‘azione che trascina in modo deliberato altri a peccare . In nesssun caso un peccatore deve tentare né spingere altri a peccare . La tentazione è un effetto dello stesso peccato . Ora , la molteplicità dei divorzi e delle successive seconde nozze sono peccati che provocano situazioni sociali o istituzioni contrarie alla divina bontà ( Robert Sarah , Dio o niente , p. 327)
mercoledì 16 settembre 2015
venerdì 11 settembre 2015
favor nullitatis
Una ferita al matrimonio cristiano
del prof. Roberto de Mattei
I due Motu proprio di Papa Francesco Mitis iudex Domins Iesus per la Chiesa latina e Mitis et misericors Jesu per le Chiese orientali, resi noti l’8 settembre 2015, infliggono una grave ferita al matrimonio cristiano.
L’indissolubilità del matrimonio è legge divina e immodificabile di Gesù Cristo. La Chiesa non può “annullare”, nel senso di sciogliere, un matrimonio. Essa può, con una dichiarazione di nullità, verificarne l’inesistenza, dovuta alla mancanza di quei requisiti che ne assicurano la validità. Ciò significa che in un processo canonico la priorità della Chiesa non è l’interesse dei coniugi nell’ottenere la dichiarazione di nullità, ma la verità sulla validità del vincolo matrimoniale.
Pio XII ci ricorda a questo proposito che «nel processo matrimoniale il fine unico è un giudizio conforme alla verità e al diritto, concernente nel processo di nullità la asserita non esistenza del vincolo coniugale» (Allocuzione alla Rota Romana, 2 ottobre 1944). Il fedele può imbrogliare la Chiesa per ottenere la nullità, per esempio attraverso l’uso di testimonianze false, ma la Chiesa non può raggirare Dio e ha il dovere di un accertamento della verità limpido e rigoroso.
Nel processo canonico deve essere difeso prima di tutto il supremo interesse di un’istituzione divina qual è il matrimonio. Il riconoscimento e la protezione di questa realtà sono formulati in ambito giuridico con la sintetica espressione favor matrimonii, ovvero la presunzione, fino a prova contraria, della validità del matrimonio. Giovanni Paolo II ha ben spiegato che l’indissolubilità è presentata dal Magistero come la legge ordinaria di ogni matrimonio celebrato, proprio perché ne è presupposta la validità, a prescindere dal successo della vita coniugale e dalla possibilità, in taluni casi, della dichiarazione di nullità (Discorso alla Rota Romana, 21 gennaio 2000).
Quando l’illuminismo cercò di colpire a morte il matrimonio cristiano, Papa Benedetto XIV, con il decreto Dei miseratione del 3 novembre 1741, ordinò che in ogni diocesi venisse nominato un defensor vinculi e introdusse, per ottenere la dichiarazione di nullità, il principio della necessaria conformità delle sentenze in due gradi di giudizio. Il principio della doppia sentenza conforme fu consacrato dal Codice di Diritto canonico del 1917 ed è stato recepito nella codificazione promulgata da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983. Nei Motu proprio di Papa Francesco l’ottica è ribaltata. L’interesse dei coniugi ha il primato su quello del matrimonio. È lo stesso documento ad affermarlo, riassumendo in questi punti i criteri fondamentali della riforma: abolizione della doppia sentenza conforme, sostituita da una sola sentenza in favore della nullità esecutiva; attribuzione di una potestà monocratica al vescovo, qualificato come giudice unico; introduzione di un processo breve, e di fatto incontrollabile, con la sostanziale esautorazione del ruolo della Sacra Rota.
Come altro interpretare, ad esempio, l’abolizione della doppia sentenza? Quali sono i gravi motivi per i quali, dopo 270 anni, questo principio viene abrogato? Il cardinale Burke ha ricordato come esiste in proposito una catastrofica esperienza. Negli Stati Uniti, dal luglio 1971 al novembre 1983, entrarono in vigore le cosiddette Provisional Norms (1) che eliminarono di fatto l’obbligatorietà della doppia sentenza conforme. Il risultato fu che la Conferenza Episcopale non negò una sola richiesta di dispensa tra le centinaia di migliaia ricevute e nella percezione comune il processo iniziò ad essere chiamato “il divorzio cattolico” (Permanere nella Verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica, Cantagalli, Siena 2014, pp. 222-223).
Più grave ancora è l’attribuzione al vescovo diocesano della facoltà, come giudice unico, di istruire discrezionalmente un processo breve e arrivare alla sentenza. Il vescovo può esercitare personalmente la sua potestà giurisdizionale o delegarla ad una commissione, non necessariamente composta da giuristi. Una commissione formata a sua immagine che seguirà naturalmente le sue indicazioni pastorali, come già avviene con i “centri diocesani di ascolto”, fino ad oggi privi di competenza giuridica. Il combinato tra il can. 1683 e l’articolo 14 sulle regole procedurali ha sotto questo aspetto una portata esplosiva. Sulle decisioni peseranno inevitabilmente considerazioni di natura sociologica: i divorziati risposati avranno, per ragioni di “misericordia”, una corsia preferenziale. «La Chiesa della misericordia – osserva Giuliano Ferrara – si è messa a correre» (“Il Foglio”, 9 settembre 2015). Si corre su una strada non amministrativa, ma “giudiziaria”, in cui di giudiziario resta ben poco.
In alcune diocesi i vescovi cercheranno di assicurare la serietà della procedura, ma è facile immaginare che in molte altre diocesi, per esempio del Centro-Europa, la dichiarazione di nullità diventerà una pura formalità. Nel 1993 Oskar Saier, arcivescovo di Friburgo im Br. Karl Lehman, vescovo di Mainz, e Walter Kasper, vescovo di Rottenburg-Stuttgart, produssero un documento a favore di coloro che erano certi in coscienza della nullità del loro matrimonio ma non avevano gli elementi per provarlo in tribunale (Vescovi dell’Oberrhein, Accompagnamento pastorale dei divorziati, “Il Regno Documenti”, 38 (1993), pp. 613-622).
La Congregazione per la Dottrina della Fede rispose con la Lettera Annus Internationalis Familiae del 14 settembre 1994, affermando che questa via non era percorribile, perché il matrimonio è una realtà pubblica: «non riconoscere questo essenziale aspetto significherebbe negare di fatto che il matrimonio esiste come realtà della Chiesa, vale a dire, come sacramento». Ma la proposta è stata ripresa recentemente dall’ufficio pastorale della Diocesi di Friburgo (Orientamenti per la pastorale dei divorziati, “Il Regno Documenti”, 58 (2013), pp. 631-639), secondo cui i divorziati risposati, in seguito alla “nullità di coscienza” del precedente matrimonio, potranno ricevere i sacramenti e ottenere incarichi all’interno dei consigli parrocchiali.
Al favor matrimonii si sostituisce il favor nullitatis, che viene a costituire l’elemento primario del diritto, mentre l’indissolubilità è ridotta a un “ideale” impraticabile. L’affermazione teorica dell’indissolubilità del matrimonio si accompagna infatti, nella prassi, al diritto alla dichiarazione della nullità di ogni vincolo fallito. Basterà, in coscienza, ritenere invalido il proprio matrimonio per farlo riconoscere come nullo dalla Chiesa. È lo stesso principio per cui alcuni teologi considerano “morto” un matrimonio in cui a detta di entrambi, o di uno dei coniugi, “è morto l’amore”.
Benedetto XVI, il 29 gennaio 2010, ha ammonito il Tribunale della Sacra Rota Romana a non indulgere nell’annullamento dei matrimoni per «accondiscendenza ai desideri e alle aspettative delle parti, oppure ai condizionamenti dell’ambiente sociale». Ma nelle diocesi del Centro-Europa la dichiarazione di nullità diventerà un atto di pura formalità, come avvenne negli Stati Uniti all’epoca delle Provisional Norms. Per la nota legge, secondo cui «la moneta cattiva scaccia quella buona», nel caos che si verrà a determinare, il “divorzio breve” è destinato a prevalere sul matrimonio indissolubile.
È da più di un anno che si parla di scisma latente nella Chiesa, ma ora a dirlo è il card. Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la Fede, che in un suo discorso a Ratisbona ha evocato il rischio di una scissione nella Chiesa, invitando a essere molto vigili e non dimenticare la lezione dello scisma protestante che incendiò l’Europa cinque secoli fa.
Alla vigilia del Sinodo sulla famiglia di ottobre, la riforma di Papa Francesco non spegne nessun incendio, ma lo alimenta e spiana la strada ad altre disastrose innovazioni. Il silenzio non è più possibile. (Roberto de Mattei)
Fonte: Corrispondenza Romana
(1) Paolo VI, Motu Proprio Causa Matrimoniales
giovedì 10 settembre 2015
questa è una mela....

Il più grande teologo di tutti i tempi, San Tommaso
d’Aquino, all’inizio delle lezioni mostrava ai suoi allievi una mela dicendo:
«Questa è una mela. Chi non è d’accordo, può andar via». Il “Doctor Communis”
voleva far capire che non è il pensiero a determinare l’essere, ma è l’essere
che determina il pensiero. La superbia infatti fa ritenere che il nostro
pensare sia il fondamento dell’essere, mentre invece l’umiltà ci porta ad
osservare e argomentare l’essere delle cose, soprattutto in quelle divine.
L’essere determina il pensiero, non viceversa. Chi non
è d’accordo, può andar via.
La Chiesa cattolica è la Chiesa di Cristo. Chi non è
d’accordo, può andar via.
La Chiesa è gerarchica per divina costituzione. Chi
non è d’accordo, può andar via.
La Chiesa non è una ONG filantropica, ma il Corpo
mistico di Cristo. Chi non è d’accordo, può andar via.
La missione della Chiesa non è adattare il Vangelo
alla mentalità corrente, ma convertire le mentalità di tutte le epoche al
Vangelo. Chi non è d’accordo, può andar via.
La missione della Chiesa non è rendere la vita di
quaggiù più facile, ma strappare anime al Diavolo affinché possano avere la
vita di lassù. Chi non è d’accordo, può andar via.
L’inferno esiste e non è vuoto. Chi non è d’accordo,
può andar via.
La sodomia e l’aborto sono peccati che gridano
vendetta al Cielo. Chi non è d’accordo, può andar via.
Il matrimonio è indissolubile. Chi non è d’accordo,
può andar via.
Chi ha una relazione coniugale con un/a divorziato/a,
commette adulterio. Chi non è d’accordo, può andar via.
Il sesso al di fuori del matrimonio è peccaminoso. Chi
non è d’accordo, può andar via.
La contraccezione non è mai moralmente lecita. Chi non
è d’accordo, può andar via.
Il marxismo è intrinsecamente perverso. Chi non è
d’accordo, può andar via.
Non si può dare a Cesare ciò che è Dio. Chi non è
d’accordo, può andar via.
Senza pentimento, non c’è remissione dei peccati. Chi
non è d’accordo, può andar via.
Solamente i peccatori pentiti e riconciliati possono
cibarsi dell’Eucarestia. Chi non è d’accordo, può andar via.
Solo gli uomini – meglio se celibi – possono essere
consacrati sacerdoti. Chi non è d’accordo, può andar via.
La Carità procede dalla Verità. Chi non è d’accordo,
può andar via.
Non esiste il dialogo fra le religioni, ma con le
persone di altre religioni. Chi non è d’accordo, può andar via.
I sacramenti sono per gli uomini, ma non sono degli
uomini. Chi non è d’accordo, può andar via.
Il cristiano è in questo mondo, ma non è di
questo mondo. Chi non è d’accordo, può andar via.
Per essere discepoli di Gesù, bisogna accettare la
Croce. Chi non è d’accordo, può andar via.
Il fine non giustifica i mezzi. Non si può commettere
il male neppure a fin di bene. Chi non è d’accordo, può andar via.
La coscienza – rettamente formata – obbedisce alle
leggi di Dio, non si mette a legiferare secondo desideri e capricci
dell’individuo.
I sacerdoti hanno la missione di convertire i
peccatori, non di integrarli. Chi non è d’accordo, può andar via.
Nessuno dei Dieci Comandamenti può essere soggetto a
“referendum abrogativo”. Chi non è d’accordo, può andar via.
Il papa e i vescovi sono custodi del depositum
fidei, non padroni: non possono aggiungere o togliere neppure una virgola
di ciò che hanno ricevuto e che devono trasmettere. Chi non è d’accordo, può
andar via.
Passeranno il cielo e la terra, falsi profeti e
cattivi maestri, ma non passeranno le parole del Signore. Chi non è d’accordo,
può andar via.
Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre. Chi non è
d’accordo, può andar via.
IPSE DIXIT
«Oggi celebriamo la memoria di San Tommaso d’Aquino,
dottore della Chiesa. La sua dedizione allo studio, favorisca in voi, cari
giovani, l’impegno dell’intelligenza e della volontà al servizio del Vangelo;
la sua fede aiuti voi, cari ammalati, a rivolgervi al Signore anche nella
prova; e la sua mitezza indichi a voi, cari sposi novelli, lo stile dei
rapporti tra i coniugi all’interno della famiglia» (Papa Francesco, Udienza
generale del 28 gennaio 2015).
mercoledì 9 settembre 2015
la religione cattolica in una completa decadenza
“Poi vidi che tutto ciò che riguardava il protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione. In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre” (B. Anna K. Emmerick 1820)
giovedì 3 settembre 2015
Notre charge apostolique (San Pio X)
La concezione secolarizzata della democrazia
Lettera agli Arcivescovi e ai Vescovi francesi
[1] La nostra carica apostolica ci rende doveroso vigilare sulla purezza della fede e sull'integrità della disciplina cattolica, preservare i fedeli dai pericoli dell'errore e del male, soprattutto quando l'errore e il male sono loro presentati con un linguaggio trascinante, che velando l'incertezza delle idee e l'equivocità dell'espressione con l'ardore del sentimento e con l'altisonanza delle parole, può infiammare i cuori per cause seducenti, ma funeste. Tali sono state un tempo le dottrine dei sedicenti filosofi del secolo diciottesimo, quelle della Rivoluzione e del liberalismo, tante volte condannate; tali sono, ancor oggi, le teorie del Sillon, che, sotto le loro apparenze brillanti e generose, mancano troppo spesso di chiarezza, di logica e di verità, e, da questo punto di vista, non derivano dal genio cattolico e francese.
domenica 30 agosto 2015
LA MESSA DELL'ASSEMBLEA CULLA L'AGNOSTICISMO - Editoriale di "Radicati nella fede", Settembre 2015.
LA MESSA DELL'ASSEMBLEA
CULLA L'AGNOSTICISMO
Pubblichiamo l'editoriale del numero di Settembre 2015
di "Radicati nella fede"
LA MESSA DELL'ASSEMBLEA CULLA L'AGNOSTICISMO
Editoriale "Radicati nella fede" - Anno VIII n° 9 - Settembre 2015
Ciò che non c'è più nella Messa,
scompare inevitabilmente anche dalla vita cristiana. È solo
questione di tempo, e nemmeno molto.
Così è stato con l'ultima riforma
liturgica: i “vuoti” del rito sono diventati “vuoti” del
nuovo cristianesimo.
Ne vorremmo sottolineare uno tra
tutti: la scomparsa del submissa voce per il prete, che corrisponde
all’assenza del silenzio per i fedeli. Ci sembra questo uno dei
punti che più evidentemente indicano un cambiamento radicale nel
rito cattolico. D'altronde è questo che soprattutto appare come
scandaloso, per i fedeli che oggi si imbattono nella Messa
tradizionale: le lunghe parti in cui il sacerdote, specialmente nel
canone, pronunciando le parole sottovoce, non fa sentire alcunché ai
fedeli, obbligandoli al silenzio.
Più volte abbiamo constatato che è
questo a far problema, più dell'uso del latino.
mercoledì 26 agosto 2015
la grande eresia
La Grande Eresia Secondo Marcel De Corte
Marcel De Corte (1905-1994) professore di filosofia all’Università di Liegi in Belgio, di cui divenne Rettore, ha scritto numerose opere di filosofia aristotelico/tomistica tra cui: La doctrine de l’intelligence chez Aristote (Parigi, Vrin, 1934), Le Commentaire de Jean Philopon sur le IIIme Livre du ‘Traité de l’Ame’ (Parigi, Droz, 1934), Aristote et Plotin (Parigi, Desclée, 1935); ed altre di filosofia politica, tra le quali spiccano: Incarnation de l’homme (Parigi, de Médicis, 1942, tr. it., Brescia, 1949), Philosophie des moeurs contemporaines (Bruxelles, Ed. Universitaires, 1944), Essai sur la fin d’une civilisation (Bruxelles, Ed. Universitaires, 1949), L’homme contre lui-meme (Parigi, NEL, 1962, tr. it., Torino, Borla, 1976), La grand hérésie (Parigi, 1969, tr. it., Roma, Volpe, 1970; ristampa Effedieffe, Proceno di Viterbo, 2014), L’intelligence en péril de mort (Parigi, Club de la Culture française, 1969, tr. it., Roma, Volpe, 1974), De la Justice (Jarzé, Dominique Martin Morin, 1973), De la Prudence (Jarzé, DMM, 1974), De la Force (Jarzé, DMM, 1980), De la Témperance (Jarzé, DMM, 1982).
Nel presente articolo cerco di condensare il contenuto del suo ottimo libro La grande eresia (Roma, Giovanni Volpe, 1970; ristampato da Effedieffe, Proceno di Viterbo, 2014) e di porgerlo al lettore con l’integrazione di altri studi sul medesimo argomento, invitando i lettori allo studio del libro medesimo ristampato recentemente da Efedieffe.
Nel presente articolo cerco di condensare il contenuto del suo ottimo libro La grande eresia (Roma, Giovanni Volpe, 1970; ristampato da Effedieffe, Proceno di Viterbo, 2014) e di porgerlo al lettore con l’integrazione di altri studi sul medesimo argomento, invitando i lettori allo studio del libro medesimo ristampato recentemente da Efedieffe.
venerdì 21 agosto 2015
segni della divina chiamata
dal blog: http://cordialiter.blogspot.it/2015/08/segni-della-vocazione-al-sacerdozio.html
Segni della vocazione al sacerdozio
Diversi ragazzi mi hanno chiesto quali sono i
segni della vocazione sacerdotale. Visto che questo argomento interessa molti
lettori, per poter dare una risposta soddisfacente, ho consultato il testo
"Esortazioni al clero", pubblicato nel 1943 dalla casa editrice Civiltà
Cattolica, e scritto da Padre Ottavio Marchetti, sacerdote della Compagnia di
Gesù. Ecco una sintesi schematica. Affinché una vocazione sacerdotale sia
considerata autentica sono necessarie quattro caratteristiche: doni di natura,
doni di grazia, libera volontà, retta intenzione.
Doni di natura:
- dono della salute (che consenta di svolgere
efficacemente il ministero sacerdotale);
- dono del buon carattere;
- dono dell'intelligenza.
Doni di grazia:
- pratica delle virtù acquisite: pietà,
castità, disinteresse, zelo, spirito di disciplina ed ubbidienza.
Libera volontà:
- tendere al sacerdozio senza costrizioni da
parte di qualcuno.
Retta intenzione:
- tendere al sacerdozio cattolico unicamente
per consacrarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, avendo una soda
pietà, una provata purezza di vita, e una scienza sufficiente.
Chi ha tutte queste caratteristiche mostra di
avere segni della chiamata di Dio allo stato sacerdotale.
giovedì 20 agosto 2015
"il nuovo cattolicesimo dell'aggiornamento ad ogni costo o sarà sessuale, o niente" (Marcel de Corte)
per i modernisti....
....“conviene quindi edificare una « nuova morale », che tenga
conto delle mirabili scoperte della scienza e restituisca alla sessualità i
suoi titoli di nobiltà. Verniciando di scienza il sesso, d'ora innanzi
permesso, raccomandato, anzi comandato, esibirlo dappertutto. Basta coi tabù!
In alto i sessi!
A questo, appunto, si dedicano pubblicamente, nella Chiesa,
gruppi di preti sempre più folti. Ben lontani dall'accorgersi che la decadenza
dei costumi è sempre parallela al declinare delle credenze, e dal consacrarsi
con zelo alla restaurazione della fede e all'emendamento della condotta dei
singoli, codesti disgraziati si accaniscono ad « integrare » — cosi dicono — «
le ricchezze della sessualità » nel cristianesimo.
In altri termini, il nuovo cattolicesimo dell'aggiornamento ad ogni costo o sarà sessuale, o niente .
È una buffonata — direte voi. È, ahimé, il segno che il frutto è
bacato! Quando una religione, il cui ufficio e di elevare l'anima verso Dio,
cade nell'apologia del sesso, si può dire che e colpita al cuore. Essa chiama
su coloro che l'avviliscono il fuoco della Provvidenza offesa”
Marcel de Corte, La Grande Eresia, Roma 1970, p. 128-129
martedì 18 agosto 2015
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