venerdì 6 agosto 2010

pronti a riparare con volontaria espiazione

ATTO DI RIPARAZIONE AL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ


Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblìo, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi prostrati dinanzi ai tuoi altari intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amantissimo tuo Cuore.

Ricordando però che noi pure altre volte ci macchiammo di tanta indegnità e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia, pronti a riparare con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che errando lontano dalla via della salute, o ricusano di seguire Te come pastore e guida ostinandosi nella loro infedeltà, o calpestando le promesse del Battesimo hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge.

E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l’immodestia e le brutture della vita e dell’abbigliamento, le tante insidie tese dalla corruttela alle anime innocenti, la profanazione dei giorni festivi, le ingiurie esecrande scagliate contro Te e i tuoi Santi, gli insulti lanciati contro il tuo Vicario e l’ordine sacerdotale, le negligenze e gli orribili sacrilegi ond’è profanato lo stesso Sacramento dell’amore divino, e infine le colpe pubbliche delle nazioni che osteggiano i diritti e il magistero della Chiesa da Te fondata.

Oh! potessimo noi lavare col nostro sangue questi affronti! Intanto, come riparazione dell’onore divino conculcato, noi Ti presentiamo — accompagnandola con le espiazioni della Vergine Tua Madre, di tutti i Santi e delle anime pie — quella soddisfazione che Tu stesso un giorno offristi sulla croce al Padre e che ogni giorno rinnovi sugli altari: promettendo con tutto il cuore di voler riparare, per quanto sarà in noi e con l’aiuto della tua grazia, i peccati commessi da noi e dagli altri e l’indifferenza verso sì grande amore con la fermezza della fede, l’innocenza della vita, l’osservanza perfetta della legge evangelica specialmente della carità, e d’impedire inoltre con tutte le nostre forze le ingiurie contro di Te, e di attrarre quanti più potremo al tuo sèguito. Accogli, Te ne preghiamo, o benignissimo Gesù, per intercessione della Beata Vergine Maria Riparatrice, questo volontario ossequio di riparazione, e conservaci fedelissimi nella tua ubbidienza e nel tuo servizio fino alla morte col gran dono della perseveranza, mercé il quale possiamo tutti un giorno pervenire a quella patria, dove Tu col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

PIUS PP. XI

mercoledì 4 agosto 2010

grazie, Susanna!

La Tamaro va dove la porta il cuore: "I nostri tempi hanno bisogno estremo di santità"

Se la Chiesa non ha più padri

di Susanna Tamaro

Poche settimane fa il Papa ha istituito un nuovo organismo, nella forma di «Pontificio Consiglio», con il compito di promuovere una rinnovata evangelizzazione nei Paesi che stanno vivendo una «progressiva secolarizzazione» e una sorta di «eclissi del senso di Dio». Da cosa, da chi dipende questa «grave crisi del senso della fede cristiana e dell’appartenenza alla Chiesa» di cui parla Benedetto XVI e a cui questo nuovo dicastero vorrebbe porre rimedio?
Da anni mi trovo a vivere in una posizione di confine. Non ho avuto, in famiglia, un’educazione cattolica, anzi, provengo da un ambiente ateo, anticlericale e massone ma avendo una natura inquieta, nel corso della mia vita, ho fatto un lungo cammino spirituale che mi ha riavvicinato al Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e di Gesù Cristo. Non è stato un cammino lineare né sempre luminoso, la via interiore, infatti, è un continuo confronto con il male. Se la mia fede esiste — e resiste — è perché continuo a studiare, a leggere, a interrogarmi e ad accettare anche giorni in cui mi sembra di non credere.
Negli ultimi dieci anni molte altre persone della mia generazione hanno intrapreso un percorso simile, lasciandosi alle spalle ideologie politiche, new age e vari movimenti orientali per tornare alla fede del Vangelo ma, nella maggior parte dei casi, questi figli prodighi non hanno trovato nessun padre ad attenderli. Così, dopo un periodo di grande trasporto, non trovando interlocutori né accoglienza, si sono nuovamente allontanati.
La Chiesa infatti — nonostante i molti dibattiti tra laici e credenti — continua a essere autoreferenziale, a respingere chi è in ricerca e a diffidare profondamente di chi ha fatto un percorso spirituale diverso. Come mi disse un giorno un prete irritato — al quale stavo spiegando il sentito e tardivo riavvicinamento alla fede di un’amica di cui avrebbe dopo poco celebrato il funerale — «gli ultimi mesi non contano niente, bisogna stare da sempre nella Chiesa», dimostrando così un’ammirevole pienezza evangelica. Malgrado tutti i discorsi sull’apertura, sulla nuova evangelizzazione, la Chiesa continua a essere una struttura solo apparentemente accogliente, accoglie giustamente i poveri, si prodiga con generosità per alleviare le sofferenze degli ultimi, ma spesso, in questa bulimia di buone azioni, si dimentica delle inquietudini delle persone normali. Mancano i padri e le madri spirituali, persone credibili, che abbiano fatto un cammino, che conoscano la complessità e la contraddittorietà della vita e che, con umiltà e pazienza, sappiano accompagnare le persone lungo questa strada, senza giudicare e senza chiedere risultati. Nel padre o nella madre spirituale non c’è niente di nuovo, bensì qualcosa di straordinariamente antico: la sete di un’anima che incontra un’altra anima in grado di aiutarla a cercare l’acqua. Non occorrono nuovi «input», nuovi dicasteri, nuove sfide, nuovi raduni oceanici.
Occorre soltanto ricordarsi che nell’uomo esiste una parte di mistero e che questa parte va nutrita.
La natura umana è sempre uguale e, per crescere interiormente, richiede le stesse cose oggi come ai tempi dei padri del deserto. Se così non fosse, non si spiegherebbe il fascino che ancora ha, ad esempio, San Francesco che da più di ottocento anni continua a parlare e a commuoverci con le sue parole e la sua vita. San Francesco infatti era un Santo. E cosa vuol dire Santo? Essere una persona integra, totale, una persona che non ha doppiezze, fraintendimenti, che conosce solo il «sì sì, no no» di evangelica memoria.
Sono così la maggior parte delle persone di Chiesa che ci vengono incontro, che parlano dai pulpiti delle parrocchie, in televisione, sui giornali? Hanno sguardi luminosi? Le loro bocche parlano davvero della pienezza del cuore? Sono forze di santità? E se lo sono, perché non arrivano, perché le loro parole lasciano per lo più indifferenti, se non irritati?
Perché non faccio altro che incontrare persone buone, rette, etiche, che si sono allontanate per sempre dalla Chiesa dopo esperienze deteriori con i suoi rappresentanti? Dove «deteriore» non è solo il caso estremo del pedofilo, ma anche quello più semplice del sordido, dell’ignavo, del gretto, comunque del doppio?
Perché, nel cattolicesimo, è concessa questa doppiezza? La bocca si riempie di parole alte, ma la vita, spesso, non le manifesta. La coerenza non sembra essere richiesta. Eppure, dove la coerenza c’è, dove c’è testimonianza della pienezza della vita di fede, le chiese sono piene, i nuovi eremiti sparsi sull’Appennino hanno il problema di gestire il flusso delle persone che ininterrottamente va da loro. Già, perché questi sono tempi di grande inquietudine e di grande ricerca. L’uomo in cammino non si accontenta più di formule, di luoghi comuni, di convenzioni sociali, è molto più esigente, cerca risposte vere e profonde alle domande che ha dentro. Questa sete di verità e bellezza non può venire soddisfatta dalla mediocrità delle vite e delle testimonianze né da una liturgia che ha abbandonato il sacro diventando sempre più simile a una sorta di intrattenimento televisivo.
Se una nuova evangelizzazione ci deve essere, dovrebbe dunque riguardare prima di tutti gli uomini e le donne della Chiesa, responsabili purtroppo — in molti, troppi casi — dell’allontanamento dalla fede di tante persone di valore. Forse è il momento di capire che non è la quantità dei sacerdoti, ma è la qualità a fare la differenza. E la qualità non dipende dalla preparazione teologica, dai convegni, dai master accumulati, ma alla purezza dell’anima che si arrende alla Grazia. Un’anima arresa è un’anima che converte, che disseta. Un’anima che traffica, organizza, o si assopisce sui suoi privilegi, è un’anima che allontana.
Viene il sospetto che questo nuovo dicastero rischi di diventare soltanto l’ennesimo coperchio messo sulla pentola, per non guardare quello che bolle dentro. Nuove cariche, nuovi poteri, nuovi segretari, nuovi bilanci. C’è davvero bisogno, è questo che avvicinerà la gente? O c’è bisogno piuttosto di una grande cura di umiltà? Cancellare i moralismi, i pregiudizi, la pigrizia, la sete di potere e tutta quella zavorra che nulla ha a che vedere con la fede e appesantisce e rende tanto ostile il cattolicesimo agli uomini contemporanei. I nostri tempi hanno bisogno estremo di santità, come ha detto il Papa di recente all’anno sacerdotale, perché davanti alla cosificazione dell’uomo, è l’unica condizione che lo riporta alla straordinaria grandezza per cui è nato. Santità non è un’inerme arrendevolezza, ma è una forza di pienezza, un essere dell’uomo nella totalità compiuta dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti, capace così di compiere ogni suo atto nella luce dell’amore.

dal Corriere della Sera del 2 agosto 2010


arte e fede in Liguria

Pubblichiamo le belle immagini della  Messa tradizionale a Rapallo


dal sito http://www-maranatha-it.blogspot.com/

martedì 3 agosto 2010

l'antico ordine

Il vero ordine legittimo

Il controrivoluzionario ha consapevolezza del bene costituito dall’Antico Regime, nelle sue forme e soprattutto nei suoi elementi strutturali. La Rivoluzione talora non abbatte l’antico regime sic et simpliciter, ma lo svuota delle sue realtà strutturali, cioè tradizionali, e spesso lo lascia sopravvivere a coprire con le sue forme istituzionali una sostanziale democrazia rivoluzionaria, in evoluzione verso la democrazia totalitaria. L’aristocrazia viene ridicolizzata e vanificata allontanandola dalle sue funzioni, (assolutismo regale) i corpi intermedi abbattuti e al suddito si sostituisce il cittadino Il controrivoluzionario ha nostalgia sopattutto di un regime intrinsecamente legittimo ovvero conforme al vero ordine politico naturale,perche' la Rivoluzione mira alla distruzione di un potere o di un ordine legittimo con l’intenzione di sostituirli con altri radicalmente opposti. Di piu’ la Rivoluzione mira al cuore dell’uomo, per cancellare in lui l’immagine e la somiglianza con Dio; affinché egli smarrisca il suo fine eterno. E' ben noto concetto espresso dal Pontefice Pio XII, che dalla forma conferita alla società dipende anche, in qualche misura, la salvezza delle anime. Il vero ordine legittimo sul piano metafisico è la civiltà cristiana. Sul piano storico quest’ordine legittimo si e’ ralizzato nella Cristianità medioevale, condizionata certamente dalle circostanze storiche, pero’ ai sudditi e al Re era ugualmente chiaro che ogni autorita’ viene da Dio.

I governi, instauratisi illegittimamente sul modello di quelli sorti in conseguenza, diretta o indiretta, della rivoluzione detta francese, rimossero completamente il tema della legittimità dell’esercizio del potere, riducendo il diritto alla mera legalità, e tutto il diritto si tese a ridurlo forzosamente al diritto positivo.

Oggi la costituzione appare come il criterio unico di legittimità del diritto. Come poi la costituzione, che è un documento giuridico positivo, emanato in un determinato momento storico, possa costituire realmente tale criterio di legittimità, è assai oscuro.

Il fine del giusto ordine temporale e’ il bene comune. La legittimità di origine del potere pertanto non è un fine in se stesso; non è decisivo, invero, che il regime politico sia monarchico, secondo la legittima linea dinastica, o sia repubblicano, secondo la legittima investitura delle magistrature da parte del popolo; ciò che conta è che le legittime autorità politiche esercitino il loro potere come un servizio verso il bene comune. Esso va inteso, secondo la definizione della Costituzione conciliare Gaudium et spes, 26, ripresa nel Catechismo al punto 1906: «l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente”. Questo bene, che costituisce il fine per cui opera l’autorità civile legittima, si attua grazie alla pratica della giustizia. La novità dell’idea cristiana di giustizia rispetto all’idea classica, e’ la nozione di creazione , ciò che a ciascuno è dovuto è il suo proprio atto di essere” (il suum) che spetta a ciascuno prima e indipendentemente da ogni atto deliberativo dell’uomo, e gli spetta per dono irrevocabile di Dio, dono non negoziabile. Quindi il dovere di religione di ciascuno verso Dio è il fondamento di ogni diritto. Ecco perché la dottrina cristiana ha sempre dato la priorità al concetto di dovere rispetto a quello di diritto: perché ogni diritto nasce dal riconoscimento del dovere verso Dio, che ha creato l’uomo e gli ha donato l’atto partecipato di essere, ecco che sul piano razionale nella società cristiana vi  è la pienezza della giustizia.

Si può comprendere ora, per quale motivo la civiltà cristiana, in cui diviene effettiva la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, è l’unico ordine veramente legittimo. L'ordine a cui tende ogni controrivoluzionario
 
 
P.S.   Il vero "cataclisma cosmico" si ha non come si ritiene comunemente con la decapitazione di un Re, Luigi XVI, che aveva già avuto dei precedenti, ma simbolicamente il 3 ottobre 1793, quando il deputato del Basso Reno alla Convenzione, Philippe Ruehl, infrange a Reims la Sacra Ampolla con cui venivano consacrati i Re di Francia.

Ad un'Autorità legittima (verticale) viene sostituito un potere profano (orizzontale) che vanamente e con tutto l'impianto ideologico delle finzioni ( per es. il "contratto sociale", che nessuno ha mai firmato) e goffamente cerca di autogiustificarsi.

Interessante sottolineare che fatta fuori la legittimità trascendente dell'Autorità, si è conseguementemente tolto ogni limite e laccio al potere ("il potere dell'uomo sull'uomo"), che infatti è diventato totalitario da subito (con tutte le tecniche di pulizia etnica introdotte per esempio in Vandea).

Il potere dell'uomo nella società ordinata cioè cristiana ha per limite la legge naturale che è la Legge del Padre, e merito di una parte della stessa Teologia medievale da questo punto di vista è l'aver teorizzato il tirannicidio come azione ordinata e legittima  (da un commento allo stesso post)

domenica 1 agosto 2010

Perdono d'Assisi: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!" (San Francesco).


Indulgenza plenaria del perdono di Assisi

L'indulgenza Plenaria del Perdono di Assisi. Una notte dell'anno del Signore 1216 Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola presso Assisi, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l'altare il Cristo e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore! Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: "Santissimo Padre, benché io sia misero peccatore ti prego che a tutti quanti pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, gli conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe". "Quello che tu chiedi, o Frate Francesco, è grande - gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio Vicario in terra, da parte mia, questa indalgenza". E Francesco si presentò subito dal Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: "Per quanti anni vuoi questa indulgenza?". Francesco scattando rispose: "Padre Santo, non domando anni ma anime". E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo richiamò: "Come non vuoi nessun documento?". E Francesco: "Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l'opera sua: io non ho bisogno dl alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo d notaio e gli Angeli i testimoni". E qualche giorno più tardi insieme ai Vescovi dell'Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!".

Condizioni per l’acquisto dell’indulgenza plenaria

il 2 Agosto di ogni anno (dalle ore 12.00 del 1° Agosto alle 24.00 del 2 Agosto) oppure la domenica stabilita dal Vescovo si acquista l'indulgenza plenaria (In virtù dei meriti di Cristo sono rimesse le pene temporali che dovremmo scontare in Purgatorio) facendo:

1. Visita, entro il tempo prescritto, a una basilica minore, la chiesa cattedrale, o una chiesa parrochiale e recita del: Padre nostro Credo

2. Confessione sacramentale;

3. Comunione eucaristica;

4. Preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. (almeno un Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre o altre preghiere a scelta);

5. Disposizione d'animo che escluda ogni affetto al peccato anche veniale

venerdì 30 luglio 2010

il concilio e il latino

Mons. Koch: Sacrosanctum Concilium
significa Messa ad orientem e in latino

Stralcio di un'intervista concessa dal nuovo Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'unità dei cristiani, Monsignor Kurt Koch, a Gaudium Press.

Questi due punti di vista [della Chiesa come Popolo di Dio e come mistero] influenzano anche la propria posizione sulla liturgia. Come deve essere intesa la liturgia di oggi?

Mons. Koch: Tutte quelle cose che alcune persone dicono che era il nuovo dopo il Concilio Vaticano II non furono un tema della Costituzione sulla Liturgia [Sacrosanctum Concilium]. Per esempio, la celebrazione dell'Eucaristia davanti ai fedeli non è mai stato oggetto di Tradizione. La Tradizione ha sempre inteso celebrare ad orientem perché questa era la posizione della risurrezione. Nella Basilica di San Pietro, la celebrazione ha avuto luogo di fronte al popolo per lungo tempo perché quella era la direzione verso l'Oriente. La seconda cosa era la lingua volgare. Il Concilio auspica che il latino resti la lingua liturgica"

 http://rorate-caeli.blogspot.com/2010/07/archbishop-koch-sacrosanctum-concilium.html

e in un'altra intervista sempre Mons. Koch fu ancor più espilicito:
"Il Concilio non ha abolito il latino nella liturgia. Al contrario, enfatizza che nel rito romano, salvi casi eccezionali, l’uso della lingua latina deve essere mantenuto. Chi tra i vocianti difensori del concilio desidera "accettare senza restrizioni" ciò?..Il Concilio ha dichiarato che la Chiesa considera il canto gregoriano come la "musica propria del rito romano" e che perciò deve avere "posto principale". In quante parrocchie questo è applicato "senza restrizioni ".." 

http://blog.messainlatino.it/2009/06/il-vescovo-di-basilea-ai-difensori-del.html

giovedì 29 luglio 2010

il papa e il card. Newman contro il liberalismo

La lotta al relativismo di BenedettoXVI è la stessa di Newman cento anni fa
di Paolo Rodari
 
Tutto è pronto a Cofton Park, periferia di Birmingham, per la beatificazione del cardinale John Henry Newman. Il 19 settembre il Papa, rompendo la regola da lui istituita che vuole che le beatificazioni siano celebrate da un rappresentante vaticano nella diocesi interessata, sarà sul luogo dove il cardinale anglicano, poi convertitosi al cattolicesimo, fondò l’Oratorio e concluse la sua vita. Ratzinger tiene molto a esserci.

In fondo il motivo del viaggio in Inghilterra e Scozia risiede qui. E poi, come dice Don Ian Ker, professore di teologia all’Università di Oxford e autore di “John Henry Newman: a biography”, “sono stati molti i Papi che hanno desiderato canonizzare Newman perché lo considerano una persona che ha dato il benvenuto alla modernizzazione ma rimanendo fedele all’autorità della chiesa”. Benedetto XVI ha dato un’importante accelerazione al processo di beatificazione. Certo, il miracolo attribuito a Newman grazie al quale Jack Sullivan ha superato una grave malattia alla spina dorsale ha accorciato i tempi. Ma è indubbio che la causa debba molto al Papa, alla sua spinta affinché la Fabbrica dei Santi giungesse al più presto a una conclusione.

Perché questo legame tra Ratzinger e Newman? Cosa spinse, già nel 1990, Ratzinger a definire Newman “grande dottore della chiesa”? Di risposte se ne possono dare tante. Una la dà Roderick Strange, rettore del Pontificio collegio Beda di Roma, istituto per la formazione delle vocazioni adulte di area inglese, da anni studioso di Newman. Nel suo ultimo lavoro uscito da poco in Italia, “John Henry Newman. Una biografia spirituale” (Lindau), Strange parla di un momento preciso nel quale si è reso evidente il debito di Ratzinger verso Newman. E’ il 18 aprile del 2005. Ratzinger, il giorno prima del conclave che poi l’avrebbe eletto, predica davanti al collegio dei cardinali. Qui cattura l’attenzione di tutti utilizzando l’immagine della chiesa come una barca scossa dalle onde create da correnti ideologiche, “dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo a un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via”. Dice Strange: “All’epoca fu considerato estremamente pessimista, in particolare nella conclusione: ‘Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie’. L’espressione ‘dittatura del relativismo’ può sembrare severa, eppure si collega al ‘mondo semplicemente non religioso’ di Newman. E non necessariamente il legame è una coincidenza”.

Il relativismo è per Benedetto XVI una minaccia. Perché quando la verità viene abbandonata si abbandona anche la libertà. E si scivola verso il totalitarismo. Ratzinger ne parla il 18 aprile del 2005. Ma già anni prima aveva esposto il tema. Quando? Ancora nel 1990, durante la conferenza per il centenario della morte di Newman.

Dice Strange: “In quell’occasione Ratzinger fece riferimento al legame tra verità e coscienza personale. Parlò di quando, da giovane seminarista poco tempo dopo la fine della Seconda guerra mondiale, fu introdotto al pensiero di Newman e proseguì sottolineando quanto fosse stato importante per lui il suo insegnamento sulla coscienza. Newman insegnava che la coscienza doveva essere nutrita come ‘un modo di obbedienza alla verità oggettiva’. E l’intera vita di Newman testimonia tale convinzione. Le prime esperienze di vita del futuro Pontefice erano state tuttavia molto diverse. ‘Avevamo sperimentato – disse Ratzinger – la pretesa di un partito totalitario che si riteneva il compimento della storia e che negava la coscienza dell’individuo. Uno dei suoi leader (Hermann Goering) aveva detto: ‘Non ho coscienza. La mia coscienza è Adolf Hitler’. Ecco lo slittamento nel totalitarismo. Quando la verità viene trascurata, quando non vi è uno standard oggettivo a cui fare appello, non creiamo spazio per facile tolleranza. La libertà viene lasciata senza difesa, alla mercé di chi è al potere. Il giovane Ratzinger provò quanto Newman aveva predetto: le conseguenze di quando la religione rivelata non viene riconosciuta come vera, oggettiva, ma viene considerata qualcosa di privato da cui la gente possa scegliere per sé qualsiasi cosa voglia”.

Newman venne creato cardinale nel 1879 da Leone XIII. Anch’egli stimava Newman, “il mio cardinale” lo chiamava. L’Osservatore Romano il 14 maggio, la vigilia del concistoro, pubblicò in prima pagina il discorso pronunciato da Newman dopo la consegna del Biglietto di nomina. Newman andò al cuore del problema che sentiva essere capitale. Disse: “Il liberalismo religioso è la dottrina secondo la quale non esiste nessuna verità positiva in campo religioso, ma che qualsiasi credo è buono come qualunque altro; e questa è la dottrina che, di giorno in giorno, acquista consistenza e vigore. Questa posizione è incompatibile con ogni riconoscimento di una religione come vera”. Scrive Inos Biffi sull’Osservatore del 20 maggio 2009: “E’ difficile non riconoscere la rovinosa attualità di questo liberalismo religioso, che preoccupava Newman nel 1879”. E preoccupa oggi Ratzinger.

da "il Foglio" di mercoledì 28 luglio 2010

mercoledì 28 luglio 2010

perdere l'anima

San Tommaso Moro a chi lo aveva tradito dietro la promessa del ducato di Cornovaglia disse:

«E' già un pessimo affare perdere la propria anima per il mondo intero, figuriamoci per la Cornovaglia» ...

... e per tutto ciò che alla Cornovaglia possa sostituirsi

lex credendi, lex credendi!


I paradossi postconciliari

Nell'elenco dei fatti più inspiegabili, più sfacciati perpetrati nei confronti dei dogmi del Santo Magistero della Chiesa Cattolica va annoverato, con estremo vigore, quello che fu l'allora invito alla partecipazione attiva nella Commissione Consilium per la redazione della nuova messa, dei sei consulenti pastori protestanti, Ronald Jasper, Massey Shepherd, Raymond George, Friedrich Kunneth, Eugene Brandt e Max Thurian in rappresentanza degli anglicani, del Consiglio Ecumenico delle Chiese, dei luterani e della comunità calvinista di Taizé. La cosa ha per un cattolico erudito dell'incredibile. Com'è possibile che in un compito tanto delicato, in quel preteso rinnovamento del fulcro del culto Cattolico, fra l'altro rinnovamento assolutamente non necessario, venissero chiamati come consulenti attivi proprio coloro che fino a poco tempo prima erano definiti come eretici perchè perennemente ostili agli insegnamenti ...

... della Chiesa di Cristo? Coloro che, come insegna la Chiesa Cattolica non possono essere nella Comunione dei Santi insieme a Nostro Signore? 127. Chi sono gli eretici? Gli eretici sono i battezzati che si ostinano a non credere qualche verità rivelata dà Dio e insegnata dalla Chiesa, per esempio, i protestanti. 124. Chi è fuori della comunione dei santi? E' fuori della comunione dei santi chi é fuori della Chiesa, ossia i dannati, gl'infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati.

Alla luce di questa lapalissiana evidenza, se si intendeva autominare seriamente la credibilità della Chiesa Cattolica e di oscurare gli insegnamenti diinnumerevoli Papi Santi, tutti fermi nella medesima Verità di sempre, allora va detto che, con questo grave atto, si riuscì pienamente nell'intento. Difatti dopo il concilio almeno ottantamila sacerdoti esterefatti da certi capovolgimenti dottrinali lasciarono disgustati la talare.

Ufficialmente definiti solo osservatori i sei, come conferma il Vescovo William Baum (nominato Cardinale nel 1976 da Paolo VI) ebbero invece un ruolo molto più pragmatico: «Essi non si trovavano lì solo come osservatori, ma anche come consulenti che parteciparono attivamente al rinnovamento liturgico. Non avrebbe rappresentato molto se si fossero limitati ad ascoltare; essi vi contribuirono pienamente».

Il NOM ne è la prova evidente: una messa moderna protestantizzata, svuotata di contenuti e del tutto simile alla messa protestante di luterana memoria.
Lutero non nascose mai il suo accanito livore per la Messa- Sacrificio- Cattolica e per il Vicario di Cristo:

“Il papa è il diavolo; se io potessi uccidere il diavolo perché non dovrei farlo?”-“Quando la messa sarà stata rovesciata, io sono convinto che avremo rovesciato con essa tutto il papismo.
Il papismo, infatti, poggia sulla messa come su di una roccia, tutto intero, con i suoi monasteri, vescovadi, collegi, altari, ministeri e dottrine, in una parola, con tutta la sua pancia.
Tutto ciò crollerà necessariamente quando sarà crollata la loro messa sacrilega e abominevole. Io dichiaro che tutti i bordelli, gli omicidi, i furti, gli assassinii e gli adulterii sono meno malvagi di quella abominazione che è la messa papista».
E allora alla luce di queste insane parole e dell'insegnamento del Santo Magistero sull'eresia come pronunciarsi, come definire le "acute" scelte della Chiesa di allora?

Con tutto l'amore che possiamo avere verso coloro che si sono allontanati improvvidamente da Santa Madre Chiesa va detto che è altamente insano mutare ciò che Dio ha disposto per il Suo Corpo Mistico.
La via di salvezza è una sola: Extra Ecclesiam Nulla Salus.

Allora auspichiamo un immediato ritorno alla bellezza e alla Veracità della Chiesa di Cristo nell'immutabile Depositum Fidei e nella tradizione. Preghiamo con fede.

Giorgio Mastropasqua

martedì 27 luglio 2010

oggi come allora

Lettera di Mons. Lefebvre al Papa 
Pubblichiamo una lettera di Mons. Lefebvre al Papa, letta da lui stesso ai seminaristi nella conferenza spirituale ad Ecȏne del 25 maggio 1983. Essa conserva tutta la sua attualità ed esprime le ragioni profonde della battaglia della Fraternità Sacerdotale San Pio X per la fede.

Santo Padre,

oggi stesso il giornale parigino Le Figaro, titola in prima pagina a caratteri cubitali: Il Papa denuncia l’oppressione delle coscienze nel suo messaggio Urbi et Orbi del 4 aprile 1983. Certamente è in ragione di quella oppressione delle coscienze, esercitata in maniera inconcepibile all’interno della Chiesa, che voi prevedete un decreto per autorizzare l’antico rito romano della Messa. Non è infatti una oppressione iniqua il togliere ai sacerdoti il rito della loro Messa di ordinazione e costringerli, sotto pena di sospensione, ad adottare un nuovo rito alla cui istituzione hanno partecipato sei pastori protestanti?

E’ ai piedi del Crocifisso che vi rispondo, santo Padre, unito a tutti i vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli che hanno subito un vero martirio morale per l’imposizione forzata di questa riforma liturgica. Quante lacrime, quanto dolore, quante morti premature di cui sono responsabili coloro che hanno indebitamente imposto questi cambiamenti operati unicamente in nome di un ecumenismo aberrante. Per questo la mia risposta concernente il paragrafo del nuovo Ordo Missae è negativa.

Gli autori stessi della riforma hanno affermato che il suo scopo era “ecumenico”. Cioè destinato a sopprimere, senza toccare alla dottrina, ciò che dispiace ai nostri “fratelli separati”. Ma è evidente che ciò che dispiace ai nostri “fratelli separati” è la dottrina della Messa cattolica. Per dar loro soddisfazione si ha istituito una messa equivoca, ambigua, in cui la dottrina cattolica è stata evacuata. Come allora poter pensare che questa diminuzione delle fede sia stata ispirata dallo Spirito Santo? La definizione stessa della Messa, anche quella poi corretta dell’articolo 7 dell’Istituzione, mostra con evidenza questa diminuzione e anche falsificazione della dottrina. L’uso di questa messa ecumenica fa acquisire una mentalità protestante, indifferentista, che mette tutte le religioni sullo stesso piano, come lo fa la dichiarazione sulla libertà religiosa avente per base dottrinale i diritti dell’uomo, la dignità umana male intesa, condannata da San Pio X nella sua lettera sul Sillon.

Le conseguenze di questo spirito, diffuso all’interno della Chiesa sono deplorevoli e rovinano la vitalità spirituale della Chiesa. In coscienza noi non possiamo che allontanare i sacerdoti ed i fedeli dall’uso di questo nuovo Ordo Missae, se desideriamo che la fede cattolica integrale rimanga ancora viva. Quanto al primo paragrafo che concerne il concilio, accetto volentieri di firmarlo nel senso che la Tradizione è il criterio di interpretazione dei documenti, (ciò che è d’altra parte il senso della nota del concilio riguardo all’interpretazione dei testi), poiché è evidente che la Tradizione non è compatibile con la dichiarazione sulla libertà religiosa, secondo gli esperi stessi come i reverendi padri Congar e Meuret.

Così noi non vediamo altre soluzioni a questo problema che primo: sia accordata la libertà di celebrare secondo il rito antico in maniera conforme all’edizione dei libri liturgici di Papa Giovasnni XXIII. Secondo: la riforma del nuovo Ordo Missae per rendergli una espressione manifesta dei dogmi cattolici della realtà dell’atto sacrificale, della presenza reale per una adorazione più manifesta, della distinzione chiara del sacerdozio del prete e di quello dei fedeli e della realtà propiziatoria del sacrificio. Terzo: una riforma delle affermazioni o espressioni del concilio che sono contrarie al magistero officiale della Chiesa specialmente nella dichiarazione sulla libertà religiosa, nella dichiarazione sulla Chiesa e il mondo, nel decreto sulle religioni non cristiane ecc.

E’ vitale per la Chiesa affermare, tramite il sacrificio della Messa che vi è salvezza unicamente per il sacrificio di Nostro Signore, solo Salvatore, solo Sacerdote, solo Re. La religione cattolica è la sola vera le altre religioni sono false e trascinano le anime nell’errore e al peccato. Solo la religione cattolica è stata fondata da Nostro Signore Gesù Cristo quindi non ci si può salvare che per essa. Da ciò si deduce la necessità per tutte le anime di un battesimo valido e fruttuoso che le renda membra del Corpo Mistico di Nostro Signore. Da ciò proviene l’urgenza della Regalità Sociale di Nostro Signore iscritta nelle costituzioni per proteggere le anime cattoliche contro i pericoli dell’errore e del vizio e favorire le conversioni per la salvezza delle anime.

Ora queste verità sono ormai implicitamente negate o contraddette dal concilio Vaticano II, con la più grande soddisfazione dei nemici della Chiesa. E’ urgente, Santo Padre, rimettere in onore queste verità poiché sono la sostanza stessa e la ragion d’essere della Chiesa, la ragion d’essere del sacerdozio, dell’episcopato, del successore di Pietro. Santo Padre, non ho che un desiderio che ha animato tutta la mia vita ed è quello di lavorare per la salvezza delle anime nella più perfetta sottomissione al successore di Pietro, secondo la fede cattolica che mi è stata insegnata nella mia infanzia e a Roma, nella città eterna. Mi è quindi impossibile firmare qualunque cosa porti pregiudizio a questa fede. Come è il caso per il falso ecumenismo e la falsa libertà religiosa. Voglio vivere e morire nella fede cattolica, pegno della vita beata ed eterna.

Che sua Santità si degni di credere ai miei sentimenti rispettosi e filiali.